Barriera corallina

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Biodiversità
Sono visibili le biocostruzioni coralline che costituiscono lo scheletro della barreira corallina, attorno le quali si sviluppano abbondanti forme di vita

La barriera corallina è una formazione tipica dei mari e oceani tropicali.
È composta da formazioni rocciose sottomarine biogeniche costituite e accresciute dalla sedimentazione degli scheletri calcarei dei coralli, animali polipoidi facenti parte della classe antozoa, phylum Cnidaria.

Questo tipo di ambiente è unico in quanto le barriere hanno creato delle isole e delle lagune in mari profondi, modificando sia il fondo sia le coste (ricoperte di sabbia finissima, frutto dell'erosione marina sui coralli e dell'azione di alcuni pesci che si cibano dei polipi).

Nell'immaginario collettivo e non solo, le barrire coralline rappresentano un mondo sommerso variopinto e altamente ricco in biodiversità. Le caratteristiche uniche dell'habitat che si crea a ridosso dei reefs (altro modo, anglosassone, per riferirsi alle barriere) sono dovute alla presenza dei coralli stessi che offrono riparo e protezione a migliaia di specie di pesci, crostacei, molluschi ed echinodermi.

Indice

[modifica] La Grande Barriera Corallina

Per approfondire, vedi la voce Grande barriera corallina.

In Australia, al largo delle coste del Queensland, si snoda la più grande barriera corallina del mondo: 2900 barriere collegate tra loro, 900 isole, 345mila chilometri quadrati, oltre 2200 km di lunghezza. Vivono qui 1500 specie di pesci.

[modifica] Pericoli per l'ecosistema

Grande Barriera Corallina Australiana dall'elicottero

Le barriere sono minacciate, direttamente o indirettamente, dall'attività umana. Pesca a strascico e ancore possono danneggiarle significativamente, mentre l'uso indiscriminato (fortunatamente bandito anni fa) del veleno per stordire i pesci e il commercio in acquariofilia ha causato in alcune zone una morìa a macchia di leopardo dei polipi che si trovavano nella zona.

È recente l'allarme degli scienziati riguardo alle barriere coralline presenti nell'Oceano Indiano: qui più di ogni altra parte si registra un aumento delle temperature specialmente nelle aree interessate dal fenomeno di El Niño come le isole Seychelles, presso le quali si è osservata nel 1998, in concomitanza al fenomeno meteorologico, la perdita del 90% dei coralli [senza fonte].
Previsione pessimistica, realistica, è quella di alcuni scienziati dell'Università Australiana del Queensland: prevedono la morte della Grande Barriera Corallina entro 50 anni, a causa dell'innalzamento delle temperature medie dell'acqua (previsti incrementi da 2 a 6 °C).

[modifica] Barriere coralline nel passato geologico

Per tutta la storia della Terra, poche migliaia di anni dopo il primo sviluppo di scheletri o gusci mineralizzati, e quindi solidi, da parte di organismi marini, si sono quasi sempre costituite delle biocostruzioni tipo barriere coralline oggi rinvenibili fossilizzate nei sedimenti che si depositavano negli antichi mari, sempre in condizioni di acque calde temperate, senza apporti di sedimenti terrigeni.

I periodi di massimo sviluppo di queste costruzioni sono stati nel Cambriano medio (513-501 Ma), Devoniano (416-359 Ma) e Carbonifero (359-299 Ma), principalmente ad opera dei tetracoralli che si estinsero alla fine del Permiano, Cretaceo superiore (100-65 Ma) e Neogene (23 Ma - attuale), ad opera degli Scleractinia.

Non tutte le barriere coralline nel passato sono state formate da coralli: nel Cambriano (542-513 Ma) furono prodotte da di alghe calcaree e archaeocyatha (piccoli animali con forma conica, probabilmente affini ai poriferi) e alla fine del Cretaceo (100 - 65 mA), anche quando esistevano barriere formate da un gruppo di molluschi bivalvi chiamate rudiste in cui una delle due valve costituiva la principale struttura conica e l'altra, molto più piccola fungeva, da opercolo.


[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

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