Raffaele Rubattino

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Piazza Caricamento (Genova)
statua a Raffaele Rubattino; scultore Augusto Rivalta

Raffaele Rubattino (Genova, 10 ottobre 1810Genova, 2 novembre 1881) è stato un imprenditore e armatore italiano.

È stato un capitano d'industria ed uno dei padri storici dell'armamento navale commerciale italiano che prese le mosse dal porto di Genova[1].

A Rubattino è dedicata una statua in bronzo a piazza Caricamento, nel quartiere di Sottoripa, accanto a Palazzo San Giorgio. L'autore della statua è lo scultore Augusto Rivalta che realizzò l'effigie nel 1889. Sempre nel suo nome, nel 1894 fu fondata a Genova la Società Ginnica "Raffaele Rubattino".

A Raffaele Rubattino è stata dedicata una nave della flotta Tirrenia, la Raffaele Rubattino in servizio dal 2000 sulla rotta Napoli - Palermo e dal 3 maggio 2012 sulla rotta Civitavecchia - Olbia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Raffaele Rubattino nasce a Genova 10 ottobre 1810. La famiglia appartiene alle borghesia mercantile; la madre era una Gavino; inoltre la famiglia era imparentata con Bianca Rebizzo. Raffaele mostra una iniziale inclinazione per la filosofia. Presto una serie di sventure familiari modifica la sua vita. Muoiono in poco tempo genitori e sorella; Raffaele si dedica al mondo degli affari, ma mantiene le giovanili amicizie con persone impegnate nelle vicende del Risorgimento.

Era legato da una stretta amicizia soprattutto con Jacopo Ruffini. Esteriormente però non manifesta un'appariscente attività politica, benché abbia aspirazioni progressiste.

L'attività imprenditoriale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1833 fonda un'impresa per la vettura corriera tra Genova e Milano; a questa si associano i parenti G.B. Gavino e Lazzaro Rebizzo. Si dedica quindi al settore assicurativo e nel 1837 fonda la Compagnia Lombarda di Assicurazione Marittima.

Ancora nel campo dei trasporti nel 1841 istituisce un pubblico servizio per congiungere Sampierdarena a Ponte Pila, intuendo la necessità di più veloci collegamenti tra Genova e il nascente polo industriale di Sampierdarena.

L'attività armatoriale[modifica | modifica sorgente]

Sull'esempio di quanto avevano fatto a Trieste i fondatori del Lloyd, passa dalle attività nel campo dell'assicurazione marittima alla costituzione di una società di navigazione a vapore che prende il nome da lui. Nel 1838 fondò questa prima società di navigazione, il cui nome è De Luchi-Rubattino. Essa un anno dopo inizia i collegamenti tra il capoluogo ligure, il porto francese di Marsiglia, e quelli italiani di Livorno e Napoli. Il primo piroscafo della società viene patriotticamente chiamato Dante.

Tre anni dopo l'inizio dell'attività, nel 1841, poteva disporre di quattro navi a vapore (pironaviglio), tra cui gli innovativi Polluce e Castore, che ponevano la società fra le prime operanti sul mar Mediterraneo. Supera nel 1841 la sventura della perdita del piroscafo Polluce, affondato a causa della collisione (probabilmente un arrembaggio per rubarne il ricco carico[2]) con un vapore di una compagnia napoletana.

A fine 1844 la società cambia nome: diviene la Società per la navigazione de' battelli a vapore sul Mediterraneo. La flotta viene incrementata, e nel 1846 ha sei unità. Nel 1851 la compagnia iniziò a collegare regolarmente Genova e la Sardegna. Da questa attività scaturì negli anni seguenti un accordo (1881) con l'armatore siciliano Vincenzo Florio per la fondazione della Navigazione Generale Italiana (da cui deriverà in tempi moderni la società Italia di Navigazione del gruppo Finmare).

Nel 1854 ideò l'istituzione di una linea di navigazione che congiungesse Genova e il Marocco. Rubattino fu uno dei primi armatori italiani ad intuire l'importanza di rotte commerciali verso il Medioriente. Rubattino tenta di espandersi anche fuori dal Mediterraneo. Partecipa alla Società di Navigazione Transatlantica costituita nel 1852, che però non offre positivi risultati.

In altri ambiti industriali, ha un occhio per la crescente importanza dell'industria pesante e diventa azionista delle officine Ansaldo di Sampierdarena. Pochi mesi prima della sua morte, la sua compagnia nel 1881 diventa, per la fusione con la Società Florio di Palermo, la Navigazione Generale Italiana, poi trasformatasi nella Società Italia

La figura patriottica[modifica | modifica sorgente]

Rubattino fu anche un fervente patriota dell'unità d'Italia. Fu amico personale di Cavour, di Nino Bixio col quale condivide l'estensione delle attività marittime italiane sui mari; con Giuseppe Biancheri, Paolo Boselli.

Fornì prima a Carlo Pisacane e poi a Giuseppe Garibaldi le navi per le spedizioni nel Mezzogiorno d'Italia, fra cui la storica spedizione dei Mille. In questo caso il suo apporto alla causa volle rimanere segreto almeno in apparenza, per non indebolire la sua attività industriale. Pertanto nel caso di Pisacane con il piroscafo Cagliari come in quello della spedizione dei Mille di Garibaldi con il Piemonte e il Lombardo, si finse un furto di nave. Da qui le accuse di essersi mosso per esclusivi interessi personali anziché per idealismo.

I piroscafi Piemonte e Lombardo, di sua proprietà, che rappresentavano l'innovazione nella navigazione, con il passaggio dalla vela al piroscafo a vapore, furono acquisiti attraverso la mediazione di un dipendente della compagnia, Giovanni Battista Fauché. In seguito, a Unità Italiana realizzata, il garibaldino e genero di Garibaldi Stefano Canzio rivestì un incarico presso la Società Generale Italiana di Navigazione.

Legata all'attività marittima, fu la realizzazione da parte di Rubattino della prima base coloniale italiana. Per fornire uno scalo per i rifornimenti di carbone per le sue navi, nel 1869 acquistò la baia di Assab.

Il contributo all'espansione coloniale[modifica | modifica sorgente]

Dopo l'apertura del canale di Suez (avvenuta nel 1869), Rubattino ampliò ulteriormente i suoi interessi commerciali, estendendoli fino all'Abissinia.

Attraverso il missionario-esploratore Giuseppe Sapeto la sua compagnia acquistò nel 1869 la Baia di Assab in Eritrea, che successivamente fu ceduta al Governo italiano, ormai avviato verso l'espansione coloniale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Raffaele Rubattino: documenti, foto e citazioni nell’Enciclopedia Treccani
  2. ^ Wanda Lattes, Leggende, gioielli e truffe. L' ultimo mistero del tesoro del Polluce, «Corriere della Sera» 27 maggio 2007, 25

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bibliografia su Genova.
  • A.Codignola, Rubattino, Ed.Licinio Cappelli, Bologna 1938

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]