Canale di Suez

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Coordinate: 30°42′18″N 32°20′39″E / 30.705, 32.34417

Foto del Canale di Suez ripresa dall'orbita terrestre. Fonte: NASA.
Foto del Canale di Suez ripresa dall'orbita terrestre. Fonte: NASA.

Il Canale di Suez, arabo:قناة السويس, Qanāt al-Suways, è un canale artificiale navigabile situato in Egitto, ad ovest della penisola del Sinai, tra Porto Said (Bûr Sa'îd) sul Mar Mediterraneo e Suez (al-Suways) sul Mar Rosso. Il canale consiste di due tratte, a nord e a sud del Grande Lago Amaro.

Il canale permette il trasporto su acqua dall'Europa all'Asia, senza circumnavigare l'Africa sulla rotta del Capo di Buona Speranza, come si è fatto fino all'apertura del canale (1869). Prima della costruzione del canale, alcuni trasporti venivano effettuati sulla rotta del canale (non ancora esistente) scaricando le navi e trasportando le merci via terra dal Mediterraneo al Mar Rosso (o viceversa), dove venivano reimbarcate.

Indice

[modifica] Caratteristiche

Sezione del canale
Sezione del canale

Il canale navigabile è lungo 163 km e non ha chiuse perché non c'è nessun dislivello tra i mari collegati.

La profondità originaria era di 8 metri, essa però venne aumentata a mano a mano, proporzionalmente all’aumentato pescaggio delle navi: attualmente il canale permette il passaggio di navi fino a 15 m di pescaggio ed è previsto di aumentare questo valore fino a 22 m entro il 2010 per consentire il passaggio alle superpetroliere.

La larghezza media era di 52 metri, e di 44 metri a 11 metri di pescaggio. Fu poi notevolmente ampliato, in modo da poter accogliere petroliere da 260 mila tonnellate a pieno carico e da 370 mila scariche. Le nuove misure sono le seguenti: larghezza alla superficie da 300 a 365 metri; a 11 metri di pescaggio 190 metri; sul fondo 107 metri; pescaggio massimo 17 metri.

[modifica] Transito

Il transito delle navi è organizzato in tre convogli alternati al giorno (nord -> sud - - sud -> nord - - nord -> sud), che si incrociano al Grande Lago Amaro e al by-pass di al-Balla. Le navi si susseguono ad una distanza di circa un miglio marino, e la velocità è di circa nove nodi. Il transito dura in media circa 15 ore.

Ogni nave imbarca alla partenza uno o due piloti, che sono responsabili del rispetto dell'ordine dei convogli e della puntualità dei passaggi ai vari semafori, o posti di segnalazione, presenti ogni 10 km circa; a Ismailia si ha un cambio di pilota. Per ovviare a qualsiasi avaria, partecipano ai convogli dei rimorchiatori locali e le navi devono imbarcare un elettricista. Anche le barche a vela devono imbarcare personale specializzato locale. Inoltre ogni imbarcazione deve avere un proiettore (noleggiabile), per ovviare alla bassa visibilità in caso di tempeste di sabbia.

[modifica] Collegamenti tra le rive

Ponte della Pace Mubarak
Ponte della Pace Mubarak

La traversata del canale è tradizionalmente affidata a traghetti. In anni più recenti si sono realizzati attraversamenti fissi. Da nord a sud:

  • A El Qantara dal 1999 c'è un ponte fisso stradale conosciuto con il nome di Ponte della Pace Mubarak o Ponte dell'amicizia Egiziano-Giapponese. L'altezza massima delle navi compatibile con il ponte è 68 metri.
  • Nel 2001 è stato completato il ponte ferroviario di al-Ferdan a 20 km a nord di Ismailia: il più lungo ponte girevole del mondo (340 metri). Il ponte precedente è stato distrutto nel 1967 durante la guerra Arabo-Israeliana.
  • Condotte sotterranee d'acqua per il Sinai, 57 km a nord di Suez
  • A sud del Grande Lago Amaro c'è il tunnel intitolato ad Ahmad Hamdi, lungo 5 km e inaugurato nel 1983. A causa di problemi di infiltrazioni, fra il 1992 ed il 1995 è stato costruito un nuovo tunnel all'interno del precedente.
  • Linea ad alta tensione, completata nel 1999

[modifica] Storia

[modifica] Antichità

Carte del canale dei Faraoni. Tratteggiato il livello del Mar Rosso all'epoca di Sesostris III.
Carte del canale dei Faraoni. Tratteggiato il livello del Mar Rosso all'epoca di Sesostris III.

Durante la XII dinastia, il faraone Sesostris III (1878 a.C. - 1839 a.C.) fece probabilmente scavare un canale in in direzione est-ovest per unire il Mar Rosso al delta del Nilo, a fini commerciali. Ci sono prove della sua esistenza almeno nel XII secolo a.C. sotto il regno di Ramses II[1]. In seguito fu abbandonato e, secondo le Storie del greco Erodoto[2], intorno al 600 a.C. il faraone Nekao II intraprese lavori di ripristino, senza però terminarli.

Il canale fu terminato dal re Dario I, il conquistatore persiano dell'Egitto. Dario commemorò la sua opera su diverse steli di granito disposte sulle rive del Nilo, fra cui quella di Kabret, a 200 km da Pie. L'iscrizione di Dario dice[3]:

« Il re Dario ha detto: io sono persiano. Oltre alla Persia, ho conquistato l'Egitto. Ordinai di scavare questo canale dal fiume chiamato Nilo che scorre in Egitto al mare che inizia in Persia. Quando questo canale fu scavato come io avevo ordinato, navi sono andate dall'Egitto fino alla Persia, come io avevo voluto. »

Il canale fu restaurato dal faraone ellenistico Tolomeo II nel 250 a.C.. Nel corso dei successivi 1000 anni fu più volte modificato, distrutto e ricostruito, fino al definitivo abbandono nell'VIII secolo sotto il califfo abbaside Al-Mansur.

[modifica] Era moderna

La costruzione del canale
La costruzione del canale
Lo stato dei lavori nel maggio 1862
Lo stato dei lavori nel maggio 1862

Già nel 1504 alcuni mercanti veneziani proposero ai sultani mamelucchi regnanti in Egitto di collegare il Mar Rosso con il Mediterraneo tagliando il canale di Suez. E di questa possibilità si parlò, in ambiente ottomano, per tutto il corso del Cinquecento, in particolar modo nel 1568 con il gran visir Mehmed Pascià.

Nel 1799, durante la spedizione in Egitto, il generale francese Napoleone Bonaparte contemplò l'idea di costruire un canale, ma un rilievo preliminare concluse erroneamente che il dislivello fra i due mari era di 10 metri, il che avrebbe reso necessario un sistema di chiuse. Nel 1833 un primo progetto di canale fu presentato al viceré d'Egitto Mehmet Ali da Prosper Enfantin, ingegnere ed economista francese, nonché seguace di Saint-Simon. Nonostante il disinteresse egiziano, i saint-simoniani costituirono nel 1846 una Société d'étude pour le canal de Suez, che rilevò con grande precisione la topografia della zona del canale, dimostrando che la differenza d'altitudine tra le superfici dei due mari era trascurabile. Questo fu un risultato molto importante perché, rendendo superflue le chiuse, consentiva un costo di costruzione assai più ridotto. Ridotto il rischio di costruzione, rimaneva il rischio di esercizio: il canale imponeva la navigazione a vapore (o comunque a motore), ma solo il 5% delle navi del 1860 ne era equipaggiato.

Il progetto definitivo fu redatto da Luigi Negrelli, un ingegnere trentino, nato a Fiera di Primiero, allora dominio dell'Impero d'Austria. Nel 1854 Ferdinand de Lesseps, diplomatico francese in Egitto dal 1830, ottenne una concessione da Said Pasha, viceré d'Egitto, al fine di costituire una società che costruisse un canale marittimo aperto a navi di ogni nazione e lo gestisse, affittando la terra per 99 anni. Il canale fu infine costruito tra il 25 aprile 1859 e il 1869 da una compagnia francese (Compagnie Universelle du Canal Maritime de Suez, costituita il 15 dicembre 1858) diretta da Ferdinand de Lesseps, con macchinari appositamente concepiti per l'opera. Si stima che un milione e mezzo di egiziani lavorarono al canale, e che 125.000 di essi morirono, principalmente a causa del colera.

Il canale, costato il doppio delle stime originali, era di proprietà del governo egiziano (44%) e della Francia (attraverso più di 20.000 azionisti), mentre altre grandi potenze si mostrarono molto scettiche sulla redditività dell'opera. La prima nave attraversò il canale il 17 febbraio 1867, ma il canale venne inaugurato il 17 novembre 1869 alla presenza dell'Imperatrice Eugenia de Montijo con una cerimonia sfarzosa: Giuseppe Verdi scrisse la famosa opera Aida per questa cerimonia.

Una delle prime traversate, nel XIX secolo
Una delle prime traversate, nel XIX secolo
Il Canale di Suez in un disegno del 1881
Il Canale di Suez in un disegno del 1881

Il canale ebbe un effetto immediato e fondamentale sui commerci mondiali e giocò un ruolo importante nello sviluppare la navigazione a vapore e nell'aumentare la penetrazione europea in Africa, specie orientale, che venne ben presto spartita tra le potenze europee. Il successo del canale incoraggiò i francesi ad imbarcarsi nella costruzione del Canale di Panamá, impresa che però non riuscirono a completare.

Nel 1875 il debito estero dell'Egitto costrinse Ismail Pasha, successore di Said, a vendere per 4 milioni di sterline la quota del suo paese al Regno Unito, che così si assicurava il controllo della rotta delle Indie. Nel 1882, durante una guerra civile, le truppe britanniche vennero dislocate per proteggere il canale (invitata dai britannici a prendere parte all'azione l'Italia rifiutò), controllando di fatto la nazione fino al 1952, al posto dell'Impero Ottomano. de Lesseps diresse la compagnia fino alla morte, alla fine del 1894.

Il 29 ottobre 1888, la convenzione di Costantinopoli confermò la neutralità del canale (sotto protezione britannica), dichiarato « libero e aperto, in tempo di guerra come in tempo di pace, a qualsiasi nave civile o militare, senza distinzione di bandiera ».

[modifica] Età contemporanea

Il valore delle azioni della compagnia si moltiplicò più volte; esse facevano parte del portafoglio delle famiglie borghesi, soprattutto in Francia e nel Regno Unito.

Secondo il Trattato anglo-egiziano del 1936, che statuì la piena indipendenza dell'Egitto e la fine del regime delle capitolazioni (privilegi di giurisdizione degli europei), il Regno Unito ottenne di mantenere il controllo militare del canale di Suez. Tuttavia nel 1951 il nuovo governo nazionalista (Wafd) dell'Egitto ripudiò il trattato e nel 1954, appena giunto al potere Nasser, il Regno Unito accettò di ritirare le truppe nell'arco di due anni.

Subito dopo, l'Egitto ottenne 40 milioni di dollari in aiuti allo sviluppo economico da parte di Regno Unito e Stati Uniti. Nel 1955 questi ultimi promisero 56 milioni di dollari per finanziare la costruzione della diga di Assuan. Ma nel settembre di quell'anno Nasser firmò un accordo di forniture belliche con la Cecoslovacchia, segnalando così il suo avvicinamento all'Unione Sovietica. Di conseguenza (si era allora in piena guerra fredda), gli occidentali ritirarono le loro promesse finanziarie nel luglio 1956.

In seguito a ciò, per garantire la realizzazione della diga, il 26 luglio 1956, Nasser nazionalizzò la compagnia del canale, approfittandone per denunciare la presenza coloniale britannica in Medio Oriente e per sostenere i nazionalisti anti-francesi nella guerra d'Algeria. Ai primi di ottobre le Nazioni Unite confermarono la legittimità della decisione egiziana di nazionalizzare il canale, a condizione che fosse garantito il tradizionale diritto al libero passaggio

Il 29 ottobre 1956 il Regno Unito, la Francia e Israele (di cui l'Egitto non riconosceva l'esistenza e alle cui navi aveva chiuso il canale) si lanciarono in una operazione militare, che durò una settimana e fu fermata dagli ultimatum degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica (vedi Crisi del Canale di Suez). Anche le Nazioni Unite condannarono la spedizione militare in una risoluzione. Come risultato di questo conflitto, il canale rimase chiuso fino all'aprile 1957.

Dopo la Guerra dei sei giorni, nel giugno 1967, il canale rimase chiuso fino al 5 giugno 1975. Una Forza di pace ONU staziona nella penisola del Sinai fin dal 1974. La situazione si è normalizzata dopo il Trattato di pace tra Egitto e Israele (1979), che in cambio del riconoscimento di Israele ha restituito all'Egitto la penisola del Sinai e il pieno controllo del canale.

Il canale è percorso da decine di migliaia di navi all'anno[4] che sono responsabili dell'8% del trasporto merci mondiale. Con il continuo aumento dei traffici, il canale è divenuto la terza fonte di valuta dell'Egitto[5]. Un incidente o blocco del canale genererebbero perdite nell'ordine di sette milioni di dollari al giorno[6].

[modifica] Note

  1. ^ [1] e Lexicorient sul canale di Suez
  2. ^ Herodotus ii.158
  3. ^ Livius.org
  4. ^ 17.224 nel 2003, 18.193 nel 2005, secondo l'Ente del Canale di Suez
  5. ^ 3,3 miliardi di dollari nel 2005
  6. ^ BlogFinance

[modifica] Bibliografia

  • Agence Worms per le dimensioni delle navi e il modo di funzionamento
  • Nathalie Montel, Le Chantier du canal de Suez (1859-1869). Une histoire des pratiques techniques, Paris, Presses de l'École nationale des Ponts et Chaussées.
  • Rules of navigation Arab republic of Egypt Suez canal authority Edition de 1995.

[modifica] Voci correlate

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