Eugenia de Montijo

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Eugenia de Montijo
L'imperatrice Eugenia in abito di corte (1862).Dipinto di Franz Xaver Winterhalter (dettaglio).
L'imperatrice Eugenia in abito di corte (1862).
Dipinto di Franz Xaver Winterhalter (dettaglio).
Imperatrice dei Francesi
Stemma
In carica 30 gennaio 1853 – 4 settembre 1870
Predecessore Maria Amalia di Borbone-Napoli come Regina dei Francesi
Successore Impero sostituito dalla Terza Repubblica francese
Nome completo María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick
Trattamento Maestà imperiale
Altri titoli Contessa di Teba
Contessa di Montijo
Contessa di Ablitas
Marchesa di Ardales
Marchesa di Moya
Nascita Granada, Spagna, 5 maggio 1826
Morte Madrid, Spagna, 11 luglio 1920
Luogo di sepoltura Abbazia di San Michele, Farnborough
Casa reale Bonaparte
Padre Cipriano de Palafox y Portocarrero de Guzmán
Madre María Manuela Kirkpatrick
Consorte Napoleone III di Francia
Figli Napoleone Eugenio Luigi Bonaparte
Firma Empress Eugénie Signature.jpg

María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick, nota come Eugenia de Montijo (Granada, 5 maggio 1826Madrid, 11 luglio 1920), diciannovesima contessa di Teba e decima contessa di Montijo, fu imperatrice dei Francesi dal 1853 al 1870 in virtù del suo matrimonio con Napoleone III; fu l'ultima sovrana di Francia.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Contessa di Teba e di Montijo[modifica | modifica sorgente]

Eugenia nacque a Granada, durante un terremoto, il 5 maggio 1826, quinto anniversario della morte di Napoleone Bonaparte. Suo padre era Don Cipriano de Palafox y Portocarrero de Guzmán, un Grande di Spagna di tendenze filofrancesi, che combatté nelle armate napoleoniche e che vide la caduta del Primo Impero. Sua madre María Manuela Kirkpatrick era di estrazione borghese, figlia di William Kirkpatrick, uno scozzese che commerciava vini a Malaga, e nipote di Mathieu de Lesseps.

La futura imperatrice Eugenia con sua sorella Paca.

Sua sorella maggiore, María Francisca de Sales, soprannominata Paca (1825-1860), ereditò gran parte dei beni della famiglia e divenne la dodicesima duchessa di Peñaranda e nona contessa di Montijo, titolo in seguito ceduto a Eugenia. Nel 1844 Paca convolò a nozze con il duca d'Alba, uno dei migliori partiti europei. Sino al suo matrimonio nel 1853, Eugenia usò sia il titolo di contessa di Teba, ereditato dopo la morte del padre, sia quello di contessa di Montijo, mentre la maggior parte degli altri titoli di famiglia passarono attraverso sua sorella alla casa d'Alba. Quando Eugenia rinunciò ai suoi titoli, questi passarono ai Fitz-James, duchi di Alba e Berwick.

Eugénie, come sarebbe stata nota in Francia, ebbe un'educazione variegata: nell'infanzia ebbe come insegnanti Prosper Mérimée e Stendhal, amici di sua madre. Fu poi educata a Parigi, dapprima nel convento del Sacro Cuore, dove ricevette la tipica educazione tradizionale impartita alla grande aristocrazia; poi frequentò il Gymnase Normale, Civile et Orthosomatique, una scuola progressista e in contrasto con i metodi del Sacro Cuore. Infine, studiò anche in un collegio di Clifton, vicino a Bristol.

Quando Luigi Napoleone divenne presidente della Seconda repubblica, la contessa di Teba cominciò ad apparire, con la madre, ai balli dati all'Eliseo dal principe-presidente, divenuto imperatore come Napoleone III nel 1852.

I consiglieri di Napoleone III volevano un matrimonio regale con l'erede di una grande dinastia, per ammantare di legittimità l'impero del parvenu (come veniva chiamato all'estero il sovrano). Fu proposta Adelaide di Hohenlohe-Langenburg, nipote adolescente della regina Vittoria, la quale era contraria ma non si opponeva con fermezza. Nel frattempo ai ministri era sempre più evidente l'innamoramento di Napoleone III nei confronti dell'affascinante contessa spagnola, descritta da Victor Hugo come una «bella ragazza dal crine dorato, dall'occhio turchino, dai bei lineamenti, dal naso di una purezza di forma rimarchevole; dal profilo seducente, dal collo di cigno, dalle spalle di avorio più candide del marmo di Pafo; dalla figura elegante e proporzionata che si disegnava mirabilmente».

Imperatrice dei Francesi[modifica | modifica sorgente]

L'imperatrice Eugenia fotografata nel 1856 da Gustave Le Gray.

Quando l'idea del matrimonio, dopo alcune incertezze, venne scartata (non è chiaro se dalla stessa Anna o dalla regina Vittoria), Napoleone III informò subito Eugenia, offrendole il trono e la corona. I ministri si opposero a queste nozze svantaggiose, ma Napoleone III persistette nella sua decisione e il 22 gennaio 1853 annunciò ufficialmente il fidanzamento: «Ho preferito una donna che amo e rispetto all'unione con una sconosciuta che avrebbe portato vantaggi non scevri di sacrifici. Mettendo indipendenza, cuore e felicità al di sopra del pregiudizio dinastico o del calcolo ambizioso, io non sarò meno forte per il fatto d'essere più libero». Il 23 gennaio Eugenia si trasferì all'Eliseo e una settimana più tardi, il 30 gennaio, le nozze furono celebrate in pompa magna nella cattedrale di Notre-Dame.

Dal matrimonio nacque - il 16 marzo 1856 - un unico figlio, Napoleone Eugenio Luigi, principe imperiale, detto Loulou in privato.

Con la sua bellezza, il suo fascino e la sua eleganza Eugenia contribuì al successo del regime imperiale. Ebbe un'amicizia stretta con la principessa Pauline von Metternich, moglie dell'ambasciatore austriaco a Parigi, che giocò un ruolo importante nella vita culturale e sociale della corte.

Eugenia nelle vesti della regina Maria Antonietta, ritratta da Winterhalter.

Eugenia, come Maria Antonietta nel secolo precedente, influenzò la moda: quando nel 1855 iniziò ad indossare le crinoline, tutta l'Europa seguì il suo esempio e quando alla fine degli anni sessanta le abbandonò, su consiglio del suo stilista, Charles Worth, le donne la seguirono nuovamente. L'aristocratica eleganza di Eugenia, lo splendore dei suoi vestiti e la ricchezza dei suoi gioielli sono ben documentati in innumerevoli dipinti, soprattutto realizzati dal suo ritrattista personale, Franz Xaver Winterhalter. L'interesse di Eugenia per la vita di Maria Antonietta ebbe conseguenze sulle mode e sull'arte del tempo: l'imperatrice infatti, oltre a indossare abiti ispirati al XVIII secolo, prediligeva arredamento e mobilio in stile neoclassico, caratteristico del regno di Luigi XVI.

Per la sua educazione e per la sua intelligenza, spesso il marito la consultava sulle importanti questioni di Stato, ed ebbe la reggenza durante le assenze di Napoleone, nel 1859, 1865 e 1870. Da cattolica e conservatrice, l'influente Imperatrice contrastava tutte le tendenze liberali della politica di Napoleone III.

Osteggiò, per devozione al papa, la politica filo-italiana di Napoleone III, tanto più che la prima fase dell'alleanza francese con i piemontesi era nata sotto l'egida della relazione dell'Imperatore con la Contessa di Castiglione. Tanta era l'avversione dell'Imperatrice a queste relazioni piemontesi, che fece organizzare un primo attentato - simulato - per tentare di distogliere il coniuge dalla vicenda.

Il 14 gennaio 1858, alle 8 e mezza di sera, in rue Lepelletier, nei pressi del teatro dell'Opéra National de Paris, fu coinvolta nell'attentato ordito dal patriota italiano Felice Orsini contro il marito. Tre bombe lanciate da Orsini, Giovanni Andrea Pieri e da Carlo Di Rudio contro il corteo imperiale, lasciarono illesi Napoleone III e l'imperatrice Eugenia, ma causarono otto morti e ben 156 feriti tra la folla assiepata ai bordi della strada.

Le idee conservatrici le causarono l'astio di molti e fu violentemente attaccata da un'intensa attività anti-propagandistica, proprio come era accaduto alla medesima Maria Antonietta.

Esilio[modifica | modifica sorgente]

La vita a Camden Place[modifica | modifica sorgente]

La famiglia imperiale in esilio a Camden Place, 1872.

Quando il Secondo impero crollò a seguito della sconfitta subita dalla Francia nella Guerra franco-prussiana (1870-1871), l'Imperatrice e suo marito trovarono rifugio in Inghilterra e si stabilirono a Chislehurst, nel Kent. L'ultima sovrana di Francia, con l'aiuto del suo dentista americano il dott. Evans, fuggì da Parigi prima che fosse proclamata la repubblica o si verificasse qualsiasi tentativo rivoluzionario, memore di quello che era accaduto a Maria Antonietta meno di cento anni prima. Come infatti, all'epoca nelle strade di Parigi si urlava "a morte l'austriaca", in quei giorni i francesi presero a gridare "a morte la spagnola".

L'imperatrice Eugenia sbarcò in Inghilterra l'8 settembre e a Hastings si ricongiunse col figlio. Da quel momento iniziò una fitta corrispondenza col marito, prigioniero politico nel castello di Wilhelmshöhe, a Kassel, e con gli altri sovrani d'Europa, cercando inutilmente appoggio in prospettiva di una pace favorevole alla Francia.[1] Lo stesso Bismarck si mise in contatto con l'imperatrice, da lui riconosciuta come unica detentrice del potere politico francese, per avviare trattative di pace favorevoli alla dinastia, ma non alla Francia. Eugenia rifiutò di farsi coinvolgere in qualsiasi iniziativa che potesse pregiudicare la libertà d'azione del governo repubblicano di difesa nazionale.[2] Tuttavia, consapevole che la Prussia avrebbe preteso cessioni territoriali, si appellò direttamente a Guglielmo I, che le rispose in merito: «La Germania deve avere la certezza che la prossima guerra la troverà ben pronta a respingere l'attacco che possiamo aspettarci non appena la Francia si sarà ripresa o avrà trovato degli alleati. È unicamente questa triste considerazione - e non il desiderio di ingrandire il mio paese il cui territorio è già abbastanza vasto - che mi costringe a insistere su cessioni territoriali che non hanno altro scopo che quello di far arretrate il punto di partenza degli eserciti francesi che, in futuro, verranno ad attaccarci».[3] Questa lettera sarebbe stata in seguito importantissima per i trattati di pace della Prima guerra mondiale.

Dopo la capitolazione di Metz (27 ottobre 1870), l'imperatrice si recò in visita dal marito a Wilhelmshöhe, rimanendovi quattro giorni. Il 28 gennaio 1871 fu proclamato l'armistizio che pose fine all'assedio di Parigi e si formò il nuovo governo ufficiale, presieduto da Adolphe Thiers, con cui Bismarck accettò di trattare. La pace fu firmata il 10 maggio a Francoforte sul Meno e come previsto ci furono ingenti cessioni territoriali: l'Alsazia e la Lorena divennero tedesche.

L'imperatrice Eugenia a lutto, 1873.

L'imperatore fu dichiarato libero e il 20 marzo 1871 sbarcò a Dover. I sovrani esiliati e il figlio vissero insieme da quel momento a Camden Place, una residenza a Chislehurst (nel Kent), che Eugenia aveva affittato già dal settembre dell'anno prima. In Inghilterra la coppia imperiale ritrovò la perduta serenità coniugale e condusse una vita da ricchi borghesi: Napoleone III vendette le sue proprietà in Italia e il ricavato fu investito con successo dall'imperatrice. Eugenia si dimostrò un'ottima amministratrice e i suoi investimenti e la vendita dei suoi gioielli privati garantirono alla famiglia la stabilità economica.[4] Il Principe Imperiale venne mandato a studiare prima al King's College di Londra, poi all'Accademia militare di Woolwich, dove si dimostrò un ottimo studente. Nel novembre 1872 il disturbo alla vescica dell'imperatore iniziò a peggiorare sensibilmente e la regina Vittoria gli inviò i suoi migliori medici. Acconsentì a farsi operare. Il 2 gennaio avvenne il primo intervento che asportò solo una parte del grande calcolo che lo faceva soffrire. Seguirono altre operazioni e sembrava che stesse meglio, ma il 9 gennaio 1873 morì. Fu sepolto a Saint Mary, la chiesetta cattolica di Chislehurst.

Secondo il testamento di Napoleone III, l'imperatrice divenne il capo del partito bonapartista ed erede universale dei suoi beni fino alla maggiore età del figlio. Il 16 marzo 1874 il Principe Imperiale divenne maggiorenne e ricevette il sostegno dei bonapartisti rinvigoritisi in Francia.[5] Dall'estate di quell'anno la sovrana iniziò nuovamente a viaggiare e scelse come meta delle sue vacanze il castello di Arenenberg, sul lago di Costanza, un tempo appartenuto a sua suocera Ortensia di Beauharnais. La regina Vittoria, già amica di Eugenia quando era sul trono, prese a cuore il giovane principe e gli esiliati francesi divennero quasi parte della famiglia reale inglese. Fu allora che si iniziò a parlare di un possibile matrimonio tra Luigi e la figlia minore della regina, la principessa Beatrice. Tuttavia, non è rimasta nessuna prova in merito a cosa progettassero effettivamente le due madri per i figli.[6]

L'imperatrice, affinché il figlio ampliasse la sua cultura, decise di coinvolgerlo in un lungo viaggio in Italia. Tra il 1876 e il 1877 Luigi visitò le principali città italiane, mentre Eugenia prese dimora fissa a Firenze, a Villa Oppenheim, vicino al giardino di Boboli. A Milano fu omaggiata da una visita del principe Umberto e della principessa Margherita di Savoia, mentre a Palazzo Pitti fu ricevuta da Vittorio Emanuele II. La visita non fu un successo perché Eugenia rimase ammutolita di fronte alla scrivania del re dove erano presenti foto di tutti gli Hohenzollern e nessuna di suo marito. Quando Vittorio Emanuele le chiese se fosse stupita di ciò che vedeva, Eugenia gli rispose: «Mi stupisco di ciò che non vedo».[7] A Roma il Principe Imperiale rese omaggio a Pio IX, suo padrino, mentre l'imperatrice preferì non vedere il Papa ma gli amici e i parenti. Finito il soggiorno in Italia, Luigi tornò in Inghilterra, mentre Eugenia si recò in Spagna a trovare la madre, ormai cieca. Visitò anche suo cognato a Palacio de Liria. Nel 1878, invece, il Principe Imperiale visitò i paesi scandinavi, mentre l'imperatrice andò ad Ems.

L'imperatrice Eugenia e suo figlio. Dipinto di James Tissot, 1878.

All'inizio del 1879 Luigi decise di andare a combattere sotto la bandiera inglese in Sudafrica, nella guerra contro gli Zulù. Seppur contraria, l'imperatrice riuscì a ottenere i permessi necessari dalla regina Vittoria. Il 27 febbraio 1879 Eugenia disse addio a suo figlio: non lo avrebbe mai più rivisto. L'imperatrice passò i mesi successivi in solitudine e in ansia, aspettando costantemente le lettere del figlio e stando «alla mercé del telegrafo».[8] Il 1º giugno 1879 il Principe Imperiale morì in un agguato degli Zulù.

L'imperatrice Eugenia ricevette la notizia solo il 20 giugno. Fu distrutta dal dolore e in quel momento delicato ricevette le visite di moltissimi suoi amici, compresa la regina Vittoria. Il 25 scrisse alla madre: «Oggi ho il coraggio di dirti che vivo ancora, giacché il dolore non uccide».[9] Il feretro del Principe Imperiale arrivò a Chislehurst l'11 luglio e l'imperatrice vi rimase appoggiata tutta la notte, finché la mattina dopo non venne a sollevarla una sua dama, la duchessa di Morny.[10] Quel giorno ci furono i funerali, alla presenza di tutti i bonapartisti e della famiglia reale inglese.

Seguirono per la sovrana lunghi mesi d'apatia, in cui rifiutò di rispondere alle accuse che le venivano mosse dalla Francia, dove si diceva che avesse mandato volontariamente suo figlio a morire.[11] Pochi mesi dopo la morte di Luigi le giunse la notizia che la madre era morente: Eugenia ottenne dal governo francese il permesso di passare dalla Francia per raggiungere la Spagna, ma arrivò tardi. Doña Manuela si era già spenta, il 22 novembre 1879. La madre era l'unica con cui si era sfogata in quel terribile periodo: «Il mio dolore è selvaggio, inquieto, irascibile: non sono affatto rassegnata e non voglio sentir parlare di rassegnazione più che di consolazione. Non voglio essere consolata, voglio essere lasciata in pace».[12] Nel marzo del 1880 Eugenia partì alla volta del Sud Africa per recarsi nel luogo dove era stato ucciso suo figlio. Dagli Zulù ebbe la desiderata conferma che era morto da eroe, combattendo faccia a faccia col nemico.[13] Eugenia passò la notte del 1º giugno da sola sulla croce di cemento eretta sul luogo dell'agguato. In seguito disse di aver avuto l'impressione che il figlio le fosse stato accanto e che l'avesse invogliata a tornare a casa. A un suo amico scrisse: «Nessuno può colmare l'immenso vuoto apertosi nella mia esistenza...».[14]

Le amicizie e i viaggi[modifica | modifica sorgente]

L'imperatrice Eugenia, 1880.

Dopo il viaggio nello Zululand l'imperatrice Eugenia decise di trasferirsi e comprò Farnborough Hill, una grande casa a Farnborough (Hampshire), insieme a molti terreni su cui fu costruita l'Abbazia di San Michele, il mausoleo di Napoleone III e del Principe imperiale. Vi si trasferì nel 1883, mentre la traslazione delle salme dei suoi cari avvenne nel 1888.

Una delle persone che aiutò maggiormente Eugenia ad uscire dal suo dolore fu la regina Vittoria. Anche lei era stata scossa da molti lutti e poteva comprendere i sentimenti dell'imperatrice francese. La loro amicizia diventò sempre più stretta e passarono insieme molte estati a Osborne House e al castello di Balmoral; Vittoria ed Eugenia trovarono l'una nell'altra delle sincere amiche e i loro rapporti furono interrotti solo dalla morte della regina, avvenuta nel gennaio 1901. In quell'occasione Edoardo VII scrisse ad Eugenia: «Sapevo che Vostra Maestà avrebbe preso vivamente parte al nostro profondo dolore. La nostra cara madre vi era molto affezionata».[15]

L'affetto della regina Vittoria per l'imperatrice esiliata fu comune anche ai suoi figli e nipoti: non solo le era affezionato Edoardo VII, ma anche la regina Alessandra, che aveva l'abitudine di andare a Farnborough anche senza farsi annunciare. L'imperatrice Vittoria di Germania l'aveva ammirata sin dall'adolescenza e poco dopo la morte di suo marito andò a trovarla a Farnbourogh, donandole gli abiti della sua non avvenuta incoronazione per farne dei paramenti per l'abbazia. Ogni qual volta le fu possibile, andò a trovare l'imperatrice francese in Inghilterra. Durante l'ultima malattia di Vittoria, Eugenia le offrì ospitalità nella sua casa a Cap Martin. La sovrana tedesca morì nell'agosto del 1901, pochi mesi dopo la madre. Di tutti i principi inglesi, però, la più assidua frequentatrice di Farnbourogh Hill fu la principessa Beatrice, la cui unica figlia fu chiamata Vittoria Eugenia e fu tenuta a battesimo dall'imperatrice (Vittoria Eugenia divenne in seguito regina di Spagna).

Dalla fine degli anni ottanta l'imperatrice passò la sua vita spostandosi fra tre punti focali: Farnborough Hill, il Sud della Francia e il mare. Non sopportando i rigidi inverni inglesi, Eugenia decise di comprare uno yacht, il Thisle, con cui intraprese numerosi viaggi nel Mediterraneo, visitando molti paesi (tra cui l'Italia, la Grecia, l'Egitto, la Turchia). Nel 1891 all'hotel di Cap Martin, vicino a Mentone, incontrò l'imperatrice Elisabetta d'Austria, in costante fuga da Vienna, soprattutto dopo il suicidio del figlio. Le due imperatrici, conosciutesi in ben altre circostanze, furono avvicinate dalla vecchiaia e dalle sofferenze e divennero confidenti.[16] Nel 1892 fu completata la costruzione della Villa Cyrnos, a Cap Martin, una residenza in stile neoclassico che dava sul mare. Eugenia vi passò molto tempo sia con la regina Vittoria sia con Elisabetta (tant'è che Cap Martin fu soprannominato le Cap des Impératrices). Elisabetta morì nel 1898 assassinata a Ginevra dall'anarchico italiano Luigi Lucheni: Francesco Giuseppe, grato ad Eugenia per la compagnia che aveva fatto alla moglie, le inviò l'ombrellino e il ventaglio che Elisabetta aveva con sé al momento dell'attentato.[17] Nel 1906 Francesco Giuseppe invitò l'imperatrice a Bad Ischl e passarono insieme tre giorni, durante i quali l'imperatore indossò come unica decorazione la Legion d'onore; Eugenia a sua volta, per omaggiarlo, indossò una tiara d'ambra nera (non aveva più portato gioielli dalla morte del marito).

L'imperatrice Eugenia, l'imperatrice Elisabetta d'Austria e Francesco Giuseppe a Cap Martin.

L'imperatrice amava circondarsi di giovani brillanti e fu sempre attratta dalle novità: aiutò Guglielmo Marconi e gli prestò il Thisle per i suoi esperimenti. Quando nel 1901 ci fu la prima comunicazione senza fili transoceanica, il primo messaggio fu diretto a Edoardo VII, il secondo all'imperatrice Eugenia.[18] Nel 1909 Eugenia assistette ad Aldershot ai voli acrobatici dell'aviatore William Cody; espresse il desiderio di conoscerlo e ci sono diverse foto dell'imperatrice e del pilota che le spiega il funzionamento di un aeroplano. Eugenia fornì Farnborough di tutte le ultime novità tecnologiche: nel 1907 fece installare l'elettricità e il telefono. Comprò anche una macchina, una Renault, che usò per i suoi spostamenti intorno alla città.[19] Ormai ultrasettantenne imparò anche ad andare in bicicletta.[16]

L'imperatrice, come già ai tempi del Secondo Impero, continuò a sostenere la posizione della donna nella società. Nel 1891 accolse a Farnborough Ethel Smyth, una compositrice e attivista per i diritti delle donne, che divenne una sua protetta. Eugenia approvò il movimento delle suffragette, sebbene non condividesse le manifestazioni violente, e invitò a casa sua Emmeline Pankhurst e le sue figlie.[20] Nel 1899 a Villa Cyrnos iniziò il lungo ed affettuoso rapporto con Lucien Daudet: figlio di Alphonse Daudet, il giovanotto era noto nei salotti parigini per la sua bellezza e la sua relazione sentimentale con Marcel Proust. L'imperatrice Eugenia ne fece il suo protetto, invogliandolo a dedicarsi alla scrittura. Daudet fu per l'imperatrice quasi un figlio adottivo:[21] lo chiamava per nome (cosa che non faceva con quasi nessun altro) oppure mon cher enfant. Nel 1910 Daudet decise di scrivere un libro sull'imperatrice. Eugenia inizialmente gli negò il permesso, come aveva sempre fatto con tutti quelli che glielo avevano chiesto. Lucien, tuttavia, riuscì a convincerla promettendole che non avrebbe parlato di storia ma della sua personalità, delle sue idee e dei suoi gusti: «un ritratto scritto». Il libro fu pubblicato a Parigi all'inizio del 1912 col titolo L'Impératrice Eugénie ed è una delle opere fondamentali scritte sull'imperatrice Eugenia come donna.[22] Eugenia conobbe anche Jean Cocteau (presentatole da Daudet) che ha lasciato un vivido ricordo dell'imperatrice nei suoi Souvenirs.

L'imperatrice non perse mai di vista gli svolgimenti politici europei, fu sempre una gran lettrice di quotidiani e invitava spesso gli ambasciatori stranieri nelle sue residenze. Seguì con apprensione la Guerra ispano-americana nel 1898, arrivando a rompere una promessa fatta alla regina Vittoria (cioè di non parlare mai con lei di politica) e chiedendole di intercedere a favore della reggente Maria Cristina.[23] Nell'affare Dreyfus l'imperatrice fu fin da principio pro-Dreyfus a differenza di molti intellettuali del suo ambiente, come ad esempio il bizantinista Gustave Schlumberger. Convinto della colpevolezza di Dreyfus, costui interrompeva chiunque parlasse a favore dell'ufficiale ebreo, ma ascoltò senza contraddirla la difesa pro-Deyfus che l'imperatrice fece all'Hotel Continental, a Parigi.[24]

La Grande Guerra e la morte[modifica | modifica sorgente]

L'imperatrice Eugenia visita un soldato ferito a Farnborough Hill, 1914.

Alla notizia dell'ultimatum dell'Austria alla Serbia, l'imperatrice Eugenia si preparò ad affrontare la futura guerra con risolutezza. Scoppiata la guerra, offrì la Villa Cyrnos alle autorità francesi perché ne facessero un ospedale, ma l'offerta fu rifiutata.[25] Allora decise di trasformare la stessa Farnborough Hill in un ospedale militare, aiutando l'Intesa da semplice privata cittadina inglese. Un'ala della casa divenne dunque un ricovero per gli ufficiali feriti. La direzione generale fu ricoperta prima da Lady Haig - moglie del generale Douglas Haig, che forniva all'imperatrice costanti informazioni sugli eventi bellici - poi da Miss Vesey, intima di Eugenia. Il capo chirurgo e direttore medico fu invece il Dottor Attenborough.

La stessa imperatrice fu curata nel suo ospedale nel 1916 quando scivolò dall'ampio scalone della casa. A un'infermiera che l'aiutò a risalire le scale e che si preoccupava che soffrisse troppo salendole, l'imperatrice disse: «Mia cara, è stato molto più doloroso scenderle».[26] Eugenia si dedicò con passione al suo ospedale, preoccupandosi di acquistare sempre le ultime macchine mediche disponibili sul mercato. Lei stessa, per quello che le permetteva l'età, si occupava dei pazienti, andandoli a trovare e conversando con loro. Quando le giungevano cattive notizie, non si faceva vedere all'ospedale: «Non è bene che mi vedano preoccupata e triste. I malati hanno bisogno d'essere tenuti su di morale, e non d'essere depressi».[27]

Anche il Thisle, il suo yacht personale, fu da lei donato alla marina militare inglese perché potesse disporne come preferiva. Quando gli zeppelin tedeschi attaccavano la base militare di Aldershot, vicina a Farnborough, l'imperatrice svegliava in piena notte la sua dama Antonia d'Attainville per andare a vederli, anche quando pioveva. Alle proteste delle preoccupate Mme d'Attainville e Miss Vesey, l'imperatrice una volta rispose: «Bah! Non è certo alla mia età che si può cominciare ad aver paura».[28]

L'imperatrice Eugenia poco prima della sua morte, 1920.

L'imperatrice riuscì ad essere d'aiuto alla Francia in una questione molto spinosa. Il 5 giugno 1917 i deputati del Governo francese iniziarono a discutere della possibilità di riottenere indietro l'Alsazia e la Lorena grazie ai futuri trattati di pace. Il Dottor Hugenschmidt, medico di Georges Clemenceau, era a conoscenza che l'imperatrice Eugenia conservava la lettera scrittale nel 1871 dal kaiser Guglielmo I, in cui questi dichiarava che l'annessione di quei territori era stata determinata da fattori politici e bellici (e non per spirito nazionale e di popolo).[29] Hugenschmidt, per ordine di Clemenceau, si recò a Farnborough Hill a chiedere la lettera all'imperatrice, che non fece alcuna obiezione a consegnargliela. La lettera fu letta in una riunione solenne alla Sorbona davanti a tutti i rappresentanti alleati e sarebbe stata fondamentale ai trattati di pace per reclamare l'Alsazia e la Lorena sulla base del principio di autodeterminazione dei popoli. In seguito Clemenceau inviò una lettera di ringranziamento all'imperatrice Eugenia.

Alla notizia della fine della guerra l'imperatrice Eugenia esclamò: «Grazie a Dio la carneficina è finita!».[30] Ormai unica superstite dell'epoca dei grandi imperi, rimase inorridità dallo smembramento dell'Impero austro-ungarico e dalla fine dell'Impero russo. Sebbene l'imperatrice fosse stata rasserenata dalla riconquista dell'Alsazia-Lorena, il Trattato di Versailles (1919) l'agghiacciò. Al colonnello inglese Verner, suo amico, disse: «Che avete fatto? Questa non è una pace, qui ci sono i semi di future guerre. Vedo in ogni articolo di questa pace un piccolo uovo, un nucleo di ulteriori guerre... Voi sapete quel che dico sempre a proposito della necessità di imporre tutte le condizioni possibili. Ma gli Alleati stanno imponendo condizioni impossibili. Non contenti, si accingono a distruggere la marina mercantile tedesca, il suo commercio, tutto! La Germania come potrà mai guadagnare i soldi necessari a tener fede ai suoi giusti impegni? Pazzia! Follia pura!».[31]

Nel marzo 1919 il principe del Galles e suo fratello (i futuri Edoardo VIII e Giorgio VI) si recarono a trovarla a Farnborough Hill per insignirla, a nome del re, del titolo di Dama Gran Croce dell'Ordine dell'Impero Britannico. L'imperatrice, commossa da questo gesto che rappresentava la stima che ancora i reali inglesi provavano per lei, scrisse a Giorgio V: «Sire, ringrazio Vostra Maestà per la G.B.E di cui sono stata insignita [...] Devo questo onore più alla gentilezza di Vostra Maestà che ai miei meriti personali, ed apprezzo moltissimo questo segno d'amicizia. L'incantevole giovane principe che me l'ha offerta ha raddoppiato questa mia gioia».[32] Fu costretta a dettare questa lettera, perché ormai la cataratta non le permetteva quasi più di vedere e nessuno degli specialisti da lei consultati era stato fiducioso in un possibile intervento.

La tomba dell'imperatrice Eugenia.

Nel dicembre 1919 partì per Cap Martin, da cui mancava ormai da molti anni. Si fermò a Parigi e all'Hotel Continental rivide il suo caro Lucien Daudet: dallo scoppio della guerra non si erano più visti, sebbene fossero rimasti in rapporto epistolare e l'imperatrice avesse inviato a Lucien del denaro per aiutare la sua vita al fronte. L'imperatrice si confidò col suo giovane amico: «Volevo fare questo viaggio in aeroplano, sapete, ma la gente avrebbe detto semplicemente che ero una vecchia pazza».[33] Il viaggio dell'imperatrice continuò a Cap Martin, Gibilterra, Algesiras, Jerez. A Siviglia ricevette la visita del re e della regina di Spagna, sua figlioccia. Si stabilì poi a Madrid, al Palacio di Liria, dove ricevette le visite di molti suoi connazionali che desideravano vedere «la più grande spagnola del loro tempo».[34] Il Dottor Barraquer (di Barcellona) accettò di operarla alla cataratta: l'operazione fu un successo e l'imperatrice tornò allegra e vivace. Era sua intenzione tornare a Farnborough a metà luglio, ma il 10 luglio si sentì male durante la colazione e fu messa a letto. Aveva preso un'infreddatura che le fu fatale alla sua età. Di notte ricevette l'estrema unzione e alle otto del mattino dell'11 luglio 1920 si spense nel letto di sua sorella Paca. Aveva novantaquattro anni.

Le esequie si svolsero il 20 luglio in forma ufficiale all'Abbazia di San Michele alla presenza di Giorgio V e della regina Mary, di Alfonso XIII di Spagna e della regina Vittoria Eugenia, di Manuele II del Portogallo e di sua madre la regina Amelia d'Orléans. La bara era coperta dalla bandiera del Regno Unito e la cerimonia fu officiata dall'arcivescovo di Westminster; alla fine si rinunciò a sparare le ventuno salve di cannone dovute a un sovrano a causa delle proteste del governo francese.[35] La bara di granito con la semplice scritta EUGÉNIE si trova tuttora sull'altare della cripta dell'abbazia.

L'imperatrice lasciò in eredità le sue proprietà spagnole al duca d'Alba, nipote di sua sorella Paca, la sua casa di Farnborough con la sua collezione passò all'erede del figlio, il principe Napoleone Vittorio Bonaparte, mentre Villa Cyrnos alla sorella di lui, la principessa Maria Letizia Bonaparte. I fondi liquidi furono divisi in tre parti per Napoleone Vittorio, il duca d'Alba e María, duchessa di Tamamès (l'unica figlia di Paca ancora in vita). Lasciò anche diversi lasciti per i suoi numerosi amici e servitori; 100.000 franchi furono devoluti al comitato di ricostruzione della cattedrale di Reims, a cui lasciò anche il talismano di Carlo Magno.[36]

All'imperatrice fu dedicato, nel 1857, il grande asteroide 45 Eugenia e il suo satellite, scoperto nel 1998, fu chiamato Le Petit-Prince (il piccolo principe) in onore di suo figlio.

Titoli[modifica | modifica sorgente]

Eugenia in un altro ritratto di Winterhalter, del 1861.
  • 5 maggio 1826 - 15 marzo 1839: Doña María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick (dalla sua nascita alla morte del padre)
  • 15 marzo 1839 - 30 gennaio 1953: Sua Eccellenza Doña María Eugenia Ignacia Augustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick, diciannovesima contessa di Teba (dalla morte del padre al suo matrimonio)
  • 30 gennaio 1953 - 4 settembre 1870: Sua Maestà Imperiale l'imperatrice dei francesi
  • 4 settembre 1870 - 11 luglio 1920: Sua Maestà Imperiale l'imperatrice Eugenia di Francia

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa - nastrino per uniforme ordinaria Dama Nobile dell'Ordine della regina Maria Luisa
Fascia di Dama dell'Ordine di Carlo III - nastrino per uniforme ordinaria Fascia di Dama dell'Ordine di Carlo III
Dama di Gran Croce dell'Ordine dell'Impero Britannico - nastrino per uniforme ordinaria Dama di Gran Croce dell'Ordine dell'Impero Britannico
— Farnborough, marzo 1919
Rosa d'Oro della cristianità - nastrino per uniforme ordinaria Rosa d'Oro della cristianità
— 1856

Eugenia de Montijo nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Film[modifica | modifica sorgente]

Documentari[modifica | modifica sorgente]

  • Eugénie - La dernière impératrice, trentatreesimo episodio del programma Secrets d'histoire, andato in onda il 4 agosto 2010 su France 2.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Kurtz, p. 339.
  2. ^ Kurtz, p. 340.
  3. ^ Kurtz, pp. 340-341.
  4. ^ Kurzt, pp. 354-355
  5. ^ Kurtz, p. 365.
  6. ^ Kurtz, p. 377.
  7. ^ Kurtz, p. 378
  8. ^ Kurtz, p. 388.
  9. ^ Kurtz, p. 401.
  10. ^ Aubry, p. 71.
  11. ^ Aubry, p. 73.
  12. ^ Kurtz, p. 409.
  13. ^ Kurtz, p. 411.
  14. ^ Kurtz, p. 412.
  15. ^ Kurtz, p. 448.
  16. ^ a b Seward, p. 270.
  17. ^ Kurtz, p. 456.
  18. ^ Smith, p. 334.
  19. ^ Ridley, p. 630.
  20. ^ Smith, p. 326.
  21. ^ Seward, p. 273.
  22. ^ Kurtz, pp. 444-445
  23. ^ Kurtz, p. 434.
  24. ^ Kurzt, pp. 436-437.
  25. ^ Aubry, p. 107.
  26. ^ Kurtz, p. 462.
  27. ^ Kurtz, p. 463.
  28. ^ Kurtz, p. 467.
  29. ^ Seward, p. 276
  30. ^ Kurzt, p. 468.
  31. ^ Kurtz, pp. 468-469.
  32. ^ Kurtz, p. 471.
  33. ^ Seward, pp. 276-277.
  34. ^ Kurtz, p. 473.
  35. ^ Seward, p. 278.
  36. ^ Un gioiello che contiene al suo interno dei pezzetti di legno, ritenuti reliquie della Vera Croce.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Octave Aubry, Les dernières années de l'impératrice Eugénie, Paris, Flammarion, 1933.
  • Franco Cardini, Napoleone III, Palermo, Sellerio Editore, 2010.
  • Maria Galli, L'ultima donna dei Cesari: l'imperatrice Eugenia, Milano, Fratelli Cristofari, S.D.
  • Harold Kurtz, L'imperatrice Eugenia, Milano, Dall'Oglio, 1972. ISBN 8877182970
  • Robert Sencourt, L'imperatrice Eugenia, Milano, Fratelli Treves Editori, 1932.
  • Desmond Seward, Eugénie. The Empress and her Empire, The History Press, 2004. ISBN 0750929790
  • William Smith, Eugénie, Impératrice des Français, Paris, Bartillat, 1998. ISBN 2841001520

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Imperatrice dei francesi Successore
Maria Amalia di Borbone-Napoli come Regina dei francesi 30 gennaio 1853 - 4 settembre 1870 Terza Repubblica francese

Controllo di autorità VIAF: 39510739 LCCN: n79071077