Mamelucchi

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Un mamelucco ottomano nel 1810

I Mamelucchi arabo: مملوك, mamlūk,[1] furono schiavi al servizio dei califfi abbasidi e impiegati nell'amministrazione e nell'esercito. Con il califfo al-Mu'tasim essi furono addestrati all'uso delle armi e, dopo di allora, furono usati da tutte le dinastie nate dopo la disintegrazione di fatto del potere califfale: dai Tulunidi e dagli Ikhshididi in Egitto e in Siria, fino agli Ayyubidi e agli Ottomani. I più famosi fra tutti furono quelli che s'imposero alla guida dell'Egitto e della Siria fra il XIII e il XVI secolo, restando al servizio dei loro vincitori ottomani fino all'affermazione in Egitto del wālī Mehmet Ali, più noto col nome arabo di Muhammad ˁAlī, i cui discendenti diventeranno khedivè d'Egitto.

[modifica] Storia

I primi mamelucchi operarono al servizio dei califfi abbasidi a Baghdad nel IX secolo. Gli Abbasidi comprarono questi schiavi che provenivano dalle popolazioni non-musulmane delle aree transoxiane dell'Asia Centrale ex-sovietica: (Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakhstan, ecc), come pure dell'Europa orientale e delle steppe euroasiatiche, attorno a Volgograd o del Caucaso.
Il ricorso a soldati non-musulmani serviva in primo luogo ad aggirare il divieto che impediva ai musulmani di combattere altri musulmani ma i califfi desideravano anche disporre di uomini che non avessero alcun legame con le strutture di potere, che fossero proni ai comandi dei loro superiori e che, all'occorrenza, potessero essere soppressi senza troppe conseguenze legali.

Di tutti i mamelucchi, i più famosi furono quelli che riuscirono a prendere il potere in Egitto al termine del periodo ayyubide. Si trattava di circa 1250 tra turchi e, in misura minore, Georgiani, Circassi, alcuni russi, slavi, greci e addirittura mongoli Oirati.

Fin da piccoli costoro entravano in scuole (tibàq) dove venivano impartiti loro un puntuale addestramento alle arti belliche e alla ferrea disciplina da parte di istruttori, spesso eunuchi, ai quali i Mamelucchi restavano poi sempre legati da sentimenti di rispetto cameratesco.
Al termine di lunghi anni di addestramento teorico e pratico, i Mamelucchi acquistavano la libertà ed entravano al servizio dei più potenti signori egiziani e siriani che, a loro tempo, erano stati anch'essi Mamelucchi. Costoro, grazie ai posti occupati nell'amministrazione civile e militare dell'Egitto e della Siria, si formavano un loro privato esercito di nuovi Mamelucchi con il quale cementavano un rapporto rigidamente gerarchico ma anche di intenso cameratismo, sottolineato da ottime paghe, prebende e privilegi di ogni genere. Grazie a ciò si creava una forza militare che sarebbe servita a scalare il potere all'interno del sultanato quando il Sultano, per qualsiasi motivo (anche per complotti), veniva a morire.

Particolare del bacino, detto "di San Luigi" (Egitto o Siria, fine XIII-inizi XIV secolo)

Alla sua morte infatti, malgrado egli stesso fosse stato a suo tempo mamelucco e a capo di un personale esercito, il potere era occupato da quei suoi collaboratori mamelucchi che, di fatto, riuscivano ad imporsi grazie ai loro uomini. In tal modo le qualità e le doti militari erano sempre coltivate e considerate virtù somme e strutturalmente legittimanti. Particolarità del sistema era quindi l'assenza teorica di nepotismo, dal momento che condizione per diventare Sultano era un'originaria condizione servile. Ciò impediva al figlio d'un Sultano di ereditare la carica paterna, dal momento che questi era ancora schiavo al momento della sua paternità. Il piccolo nasceva dunque libero, in ossequio al principio generale dettato dal diritto islamico che non si può nascere schiavi ma solo diventarlo. In realtà il sistema conobbe una vistosa eccezione quando il Sultano Qalawun riuscì a garantire ai suoi discendenti l'assunzione della carica sultanale, ma il sistema recuperò infine (ma dopo circa un secolo) la sua primitiva configurazione strutturale.

I Mamelucchi costituirono a lungo la più efficiente forza di cavalieri del mondo islamico, in grado di infliggere l'unica sconfitta alle armate mongole di Hülegü nel corso della battaglia di ʿAyn Jālūt il 3 settembre 1260, ma furono restii ad accettare l'uso delle armi da fuoco. Questo loro pregiudizio portò il Sultano Qānṣūḥ al-Ghūrī alla sconfitta nel 1516 di Marj Dābiq e nel 1517 alla clamorosa sconfitta dell'ultimo Sultano al-Ashraf Ṭūmān Bey da parte degli Ottomani del Sultano Selim I nel corso della battaglia di Raydāniyya, che provocò la morte di 50-60.000 circassi.

I Mamelucchi ebbero tuttavia la possibilità di continuare a gestire l'Egitto e la Siria per conto dei nuovi signori ottomani grazie al fatto che non pochi Mamelucchi avevano preferito entrare al servizio di Selim I prima dell'urto finale. Gli Ottomani si limitavano a nominare un governatore (pascià), con un mandato in genere di un solo anno, facendolo assistere da 7 reggimenti di Giannizzeri (ojàq) e da speciali corpi di cavalleria e di guardie personali.
Col tempo il potere mamelucco (l'età dei Bey) tornò ad essere sostanziale, anche se non formale, ma finì rovinosamente al momento dell'arrivo in Egitto dei Francesi di Napoleone Bonaparte e del successivo invio, nel 1805, di Muhammad ˁAli Pāshā, da parte del Sultano ottomano al fine di riportare sotto il proprio controllo l'Egitto.
Muhammad ˁAli Pāshā operò invece per suo personale tornaconto ed avviò una dinastia che finì solo nel 1952 quando un colpo di Stato militare abbatté re Fārūq I e proclamò la repubblica.

[modifica] Note

  1. ^ Plurale mamālīk (arabo مماليك).

[modifica] Bibliografia

  • Linda S. Northrup, "The Barī Mamlūk sultanate, 1250-1390", in: Carl F. Petry (ed.), Cambridge History of Egypt, 2 voll., Cambridge University Press, Vol. I: Islamic Egypt 640-1517, 1988.
  • Jean-Claude Garcin, "The regime of the Circassian Mamlūks", in: Carl F. Petry (ed.), Cambridge History of Egypt, 2 voll., Cambridge University Press, Vol. I: Islamic Egypt 640-1517, 1988.

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