Mongoli
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I Mongoli sono il popolo storicamente abitante della Mongolia, paese situato nell'Asia Orientale.
Indice |
[modifica] Aspetto fisico
Il gruppo mongolo è caratterizzato da pelle giallastra a volte un po' scura, capelli neri e molto spessi e forti (la calvizie è praticamente sconosciuta, la canizie si manifesta rarissimamente prima dei 55 anni), barba non presente prima dei 25 anni di età e non raggiungente lunghezze superiori a 14 cm in genere, peli solo su ascelle e genitali e spesso anche qui ritardati o radi.[1]
La statura non è alta (circa 168 cm in media per gli uomini e 160 cm per le donne), ma la corporatura è robusta, resistente alle fatiche, al forte caldo e forte freddo.
[modifica] I Mongoli prima di Gengis Khan
I Mongoli erano noti ai Cinesi fin dalla dinastia Tang con il nome di Meng-ku. Negli annali Chin i Mongoli cominciano a venire ricordati come una minaccia.
Fu Kabul Khan del clan dei Borjigin (Kiut-borjigin:dagli-occhi-grigi) a creare il grande stato mongolo assoggettando al suo governo tutte le tribù mongole; tale stato all'inizio fu vassallo della dinastia Chin (Sung settentrionali), ma in seguito gli fece guerra.
Sotto il regno del khan successivo, Kutula, i Mongoli attaccarono nuovamente la Cina (1143), ma dopo alcuni successi iniziali scoppiarono dissidi interni in seno ai Mongoli e infine furono sconfitti da una coalizione di Cinesi e Tartari nel 1161. Conseguentemente la sovranità dei Chin fu restaurata su tutta la regione fino alle tribù occidentali dei Keraiti.
[modifica] Gengis Khan
| Per approfondire, vedi la voce Gengis Khan. |
Il padre di Gengis, Yesugei Bagatur (l'eroe) del clan Kiyat-Borjigin, tentò di restaurare il potere dei Mongoli, ma fu avvelenato dai Tartari prima di riuscire a farsi eleggere Khan. L'unificazione delle tribù mongole riuscirà al figlio di Yesugei, Temugin (il fabbro) che diviene Khan con il nome di Gengis Khan (il Khan Oceano).
Nomadi e temibili guerrieri, i Mongoli nel 1200, guidati da Gengis Khan, invasero e devastarono gli stati dell'Asia centrale, gran parte del Medio Oriente, dell'India e della Siberia, la Cina, i principati della Russia, l'Europa orientale. Gli storici stimano che le invasioni dei Mongoli provocarono diverse decine di milioni di morti. È generalmente accettato che l'estinzione degli iranici in Asia Centrale e in Siberia sia principalmente avvenuta in questo periodo. Le popolazioni cinesi a nord del fiume giallo, facenti parte della dinastia Sung settentrionale, si ridussero da 46 milioni a soli 4,5 milioni [2]. Inoltre le devastazioni che l'invasione mongola provocò decretarono il tracollo e la duratura crisi del mondo arabo, dell'Asia centrale e dei principati russi.
Alla morte di Ogodai, successore e secondogenito di Gengis Khan, l'impero che i Mongoli avevano fondato si frammentò in varie parti:
- l'impero Ilkanide della Persia;
- il Gran Khanato in Cina;
- l'Impero dei Kipchaki o Khanato dell'Orda d'Oro in Russia;
- il Khanato di Chagatai in Asia centrale;
- la Mongolia.
La parte più orientale subì l'influenza del Buddhismo e dalla metà del XIV secolo si ridusse notevolmente a causa della ribellione della Cina, che costrinse i Mongoli a rientrare nelle steppe; la parte più occidentale invece risentì di una forte islamizzazione e vide svanire molte caratteristiche della cultura mongola. In seguito i Mongoli furono stretti nella morsa dell'espansionismo russo e di quello cinese.
[modifica] Letteratura sui Mongoli
Giovanni da Pian del Carpine e Guglielmo di Rubruck descrivono i loro viaggi fino alla corte del Gran Khan. Dal Milione di Marco Polo si traggono utili informazioni circa la situazione geopolitica ed etnologica dell'Asia centrale e della Cina, dei tempi di Kublai Khan, nipote di Gengis Khan.
[modifica] Note
| Gruppi etnici in Cina | ||
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