Uzbekistan

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Uzbekistan
Uzbekistan – Bandiera Uzbekistan - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Uzbekistan - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica dell'Uzbekistan
Nome ufficiale O‘zbekiston Respublikasi / Республика Узбекистан
Lingue ufficiali Uzbeco[1]
Capitale Taškent  (2.148.000 ab. /  )
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale
Presidente Islom Karimov
Primo Ministro Šavkat Mirziëev
Indipendenza Dall'U.R.S.S.,
1º settembre 1991 (dichiarata),
8 dicembre 1991 (riconosciuta),
25 dicembre 1991 (completata)
Ingresso nell'ONU 2 marzo 1992
Superficie
Totale 447.400 km² (55º)
 % delle acque 4,9 %
Popolazione
Totale 27.444.702 ab. (2012) (46º)
Densità 63 ab./km²
Tasso di crescita 0,94% (2012)[2]
Geografia
Continente Asia
Confini Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Turkmenistan
Fuso orario UTC +5
Economia
Valuta Som usbeco
PIL (nominale) 51 115[3] milioni di $ (2012) (76º)
PIL pro capite (nominale) 1 736 $ (2012) (136º)
PIL (PPA) 103 761 milioni di $ (2012) (70º)
PIL pro capite (PPA) 3 523 $ (2012) (134º)
ISU (2011) 0,641 (medio) (115º)
Fecondità 2,5 (2010)[4]
Consumo energetico 1985 kWh/ab. anno
Varie
Codici ISO 3166 UZ, UZB, 860
TLD .uz
Prefisso tel. +998
Sigla autom. UZ
Inno nazionale Inno Nazionale della Repubblica dell'Uzbekistan
Festa nazionale 1º settembre
Uzbekistan - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente bandiera RSS Uzbeka
(URSS URSS)
 

Coordinate: 41°40′N 64°04′E / 41.666667°N 64.066667°E41.666667; 64.066667

L’Uzbekistan, ufficialmente Repubblica dell'Uzbekistan, è uno stato dell'Asia centrale, già parte dell'Unione Sovietica. Confina a Nord e ad Ovest con il Kazakistan, a Est con il Kirghizistan ed il Tagikistan, a Sud con l'Afghanistan ed il Turkmenistan; è doppiamente senza sbocchi sul mare. La lingua ufficiale è l'uzbeco.[1]

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Geografia dell'Uzbekistan.
Il delta dell'Amu Darya nel lago d'Aral

Esteso per 1500 km da Nord-Ovest a Sud-Est, con una larghezza media che non supera i 300 km, l'Uzbekistan si allunga dalle falde occidentali del massiccio dell'Alaj (a est), che inquadrano la valle del Fergana (una fossa di sprofondamento), sino alle rive del vastissimo lago d'Aral (a ovest), residuo di un antico mare, a soli 53 m di altitudine. Nel territorio si distinguono due zone geomorfologiche e climatiche.

L'ovest è dominato dalla steppa arida del Kyzylkum (300.000 km², in parte nel Kazakistan), che arriva sino all'Aral. L'Amu Darya, che segna per un lungo tratto il confine con il Turkmenistan, divide questa zona semidesertica, ricca di giacimenti di gas naturale, dall'altopiano desertico del Karakumy (in territorio turkmeno) e dal deserto dell'Ustjurt, che si estende a Ovest dell'Aral sino al Caspio. Le pianure che circondano il Lago d'Aral appartengono alla Repubblica Autonoma dei Karakalpak. In tutta la regione occidentale il clima è continentale secco, con temperature minime in gennaio di -29 °C e massime estive di +45 °C; le precipitazioni sono inferiori a 100 mm annui.

Nell'est, i bacini fluviali del Zeravšan, dell'Amu Darya e del Syr Darya sono separati dalle estreme propaggini dei Tian Šan, dell'Alaj e del Pamir, catene montuose giovani e fortemente sismiche. Tra le catene dell'Alatau e dell'Alaj si estende la già menzionata pianura del Fergana, bacino tettonico lungo 300 km e largo 100, bagnato dal Syrdar'ja e dai suoi affluenti, in cui si concentra una parte rilevante della popolazione. La frontiera con il Tagikistan taglia queste catene e le valli che le separano in modo assai complesso: la valle del Fergana, per esempio, è separata dalla capitale Taškent da territorio tagico. Il controllo dei corsi d'acqua, essenziale per la vita economica, crea rivalità tra i due Paesi. Nelle valli fluviali e sulle pendici montuose la continentalità del clima si attenua e aumentano le precipitazioni (da 300 mm annui nelle pianure a più di 1000 sui rilievi).

Il 4,6% del territorio è costituito da aree protette.

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi città dell'Uzbekistan, Suddivisioni dell'Uzbekistan, Regioni dell'Uzbekistan e Distretti dell'Uzbekistan.

L'Uzbekistan è diviso in dodici regioni (viloyatlar, al singolare: viloyat), una repubblica autonoma (Karakalpakstan), e una città indipendente (Taškent).

In dettaglio le regioni sono:

Storia[modifica | modifica sorgente]

I territori dell'attuale Uzbekistan furono compresi nelle satrapie di Sogdiana e Corasmia dell'impero Achemenide, fino alla conquista di Alessandro Magno. Successivamente la regione entrò a far parte degli stati Partico e Sasanide. Nel Medioevo emerge per la prima volta l'elemento turco con la potenza qaraqanide (IX-XII secolo), che si rafforzerà dall'XI secolo a spese del regno persiano dei Samanidi. Questa verrà poi soppiantata dai Mongoli all'inizio del XIII secolo, che fonderanno il regno centroasiatico del Chagatay, peraltro rapidamente turchizzandosi nella lingua e nei costumi. Successivamente, con l'emergere della figura di Tamerlano che si riproponeva di rinnovare i fasti e le conquiste di Gengis Khan, Samarcanda diverrà uno dei grandi centri della civiltà timuride e dell'Asia Centrale musulmana. Dal XVI secolo, con la dinastia di origine mongola degli Shaybanidi il paese comincia a chiamarsi Uzbekistan e nella seconda metà del secolo la capitale viene spostata a Bukhara. Emergono successivamente due formazioni destinate a durare tra alterne vicende fino alla metà del XIX secolo: il Khanato di Khiva e il Khanato di Bukhara, spesso in conflitto tra loro, e dal Settecento si formerà, più a est, il Khanato di Kokand. La regione fu per tutta l'epoca dell'Impero Safavide (XVI secolo - metà del XVIII secolo) al centro di conflitti sia con i sovrani persiani che, più tardi, con la nascente potenza russa. Nel XIX secolo, l'impero russo cominciò la sua espansione nell'Asia centrale; ma a differenza di altri territori turchi centroasiatici (Kazakistan, Kirghizistan), Khiva e Bukhara non vennero subito annesse, bensì divennero emirati vassalli della Corona Zarista.

Sullo sfondo è il periodo del "Grande gioco", ovvero del confronto geopolitico e militare tra Impero russo e Impero Britannico, che si fa solitamente iniziare nel 1813 e finire con la convenzione anglo-russa del 1907. All'inizio del XIX secolo circa 2000 miglia separavano l'India britannica e le regioni periferiche della Russia zarista. Gran parte di quelle terre non era neanche tracciata sulle mappe. Dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 seguì una seconda fase dei rapporti con la Russia, con la creazione, dopo varie complesse vicende, della Repubblica bolscevica di Bukhara. In seguito, malgrado alcune prime resistenze ai bolscevichi, l'Uzbekistan entrò a far parte dell'Unione Sovietica.

Il 1º settembre 1991 l'Uzbekistan, seppur riluttante, dichiarò l'indipendenza. Mentre gli stati baltici guidarono la battaglia per l'indipendenza, quelli dell'Asia centrale ne ebbero timore. "Le forze indipendentiste che spingevano per la separazione dall'Unione (Sovietica) erano molto deboli in Asia centrale. Dopo il tentativo di colpo di stato dell'agosto 1991, tutte le nazioni dell'Asia centrale ritennero che l'Unione fosse qualcosa da preservare", scrisse Michael McFaul nella sua "Russia's Unfinished Revolution"[senza fonte].

Il 13 maggio 2005, violente dimostrazioni di protesta scoppiarono nella città di Andijan, nella regione di Ferghana, in seguito alle azioni di antiterrorismo del governo, che portarono all'arresto di 23 cittadini accusati di essere integralisti islamici. In seguito ai torbidi i soldati spararono sulla folla uccidendo almeno nove persone. I dimostranti per ritorsione presero in ostaggio 30 persone. Nello stesso giorno a Taškent, un sospetto kamikaze venne colpito ed ucciso all'esterno dell'Ambasciata d'Israele. La repressione del presidente Islam Karimov, poi estesa, si ritiene che abbia provocato anche altre vittime, non conteggiate negli elenchi ufficiali. In seguito alla repressione si ritiene che comunque i capi più importanti della rivolta "islamista" siano fuggiti ed abbiano trovato rifugio in Afghanistan, è stata segnalata la loro presenza nella regione del Vaziristan pakistano.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Uzbechi.
Crescita demografica dal 1992 al 2003

L'Uzbekistan è lo stato più popoloso dell'Asia centrale. I suoi 27 milioni di abitanti, concentrati nel Sud e nell'Est del paese, costituiscono infatti circa la metà della popolazione totale dell'area. L'Uzbekistan, al tempo dell'Unione Sovietica, era una delle repubbliche più povere; gran parte della popolazione era occupata nella coltivazione del cotone in piccole comunità rurali. Ancora oggi, buona parte degli abitanti vive nelle campagne e dipende dall'attività agricola per la propria sussistenza.

Il sistema educativo ha consentito di avere una percentuale di alfabetizzazione della popolazione del 97%, e la maggior parte delle persone (di entrambi i sessi) ha un livello di istruzione di almeno 11 anni. In realtà, a causa di ristretti vincoli economici ed altri problemi dovuti al collasso dell'Unione Sovietica, i testi ed il materiale scolastico in generale, i metodi di insegnamento, i curricula e le istituzioni scolastiche sono antiquati, inappropriati e trascurati; in aggiunta, la percentuale di persone iscritte in età scolare si sta abbassando. Benché il governo sia in apprensione per questo fenomeno, il budget rimane limitato. Allo stesso modo, nel campo della sanità, sono diminuite le risorse dedicate alla salute, riducendo la qualità, l'accessibilità e l'efficienza del servizio sanitario e collocando il paese al 161º posto al mondo per aspettativa di vita con una vita media attesa alla nascita di 64,94 anni.

Etnie[modifica | modifica sorgente]

Gli uzbechi costituiscono il gruppo etnico principale. Vi sono poi russi (5,5%), tagiki (10%), coreani (4,7%), kazaki (3%), caracalpachi (2,5%) e tatari (1,5%). Esistono alcune famiglie di Italiani deportati da Stalin dalla Crimea.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

L'usbeco (una lingua turca orientale) è la lingua ufficiale[1] della maggioranza della popolazione, e viene ufficialmente scritta dal 1991 con l'alfabeto latino (in precedenza, durante il periodo sovietico, era usato l'alfabeto cirillico). Tra le lingue parlate dalle minoranze è importante il tagico (una variante orientale del neopersiano), diffuso ancora a Bukhara e a Samarcanda e collegato alla prestigiosa tradizione della letteratura persiana. Il russo è usato per la comunicazione fra le varie etnie e per gran parte delle attività commerciali e governative.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Religione[modifica | modifica sorgente]

Gli abitanti sono per l'88% musulmani sunniti, seguono i cristiani ortodossi (9%) e altre minoranze musulmane aderenti allo sciismo.

Nel paese fu costruito il primo tempio della fede Baha'i, religione nata in Iran nell'800. Tale tempio, edificato durante il regno dello zar Nicola II, fu requisito dai sovietici e demolito negli anni sessanta.[senza fonte]

Mausoleo a Taškent

Letterature dell'Uzbekistan[modifica | modifica sorgente]

Storicamente la corte iranica di Bukhara fu il primo grande centro di diffusione della letteratura persiana sin dal X secolo. Il territorio dell'attuale Uzbekistan cominciò a venire gradualmente turchizzato a partire dall'epoca qarakhanide (X-XII secolo), e l'elemento iranico vi divenne demograficamente minoritario dall'epoca mongola. Tra le prime grandi figure è quella del mistico sufi e poeta Ahmad Yasawi (morto nel 1166), cui è attribuito un canzoniere di quartine mistico-moraleggianti e che è pure all'origine della omonima confraternita mistica dei "Yasawi". Altra notevole figura è quella del lirico Khwarizmi (XIV secolo) autore di un notevole poema: il Libro dell'amore (mohabbat-name). Ma la cultura letteraria fu sempre monopolizzata dal persiano almeno fino al periodo timuride, ossia l'epoca inaugurata dall'emergere di Tamerlano a cavallo tra il Trecento e il Quattrocento. Nel XV secolo si afferma con il grande poeta e poligrafo bilingue (persiano e turco) Ali Sher Nava'i (morto nel 1501 a Herat) la prima orgogliosa rivendicazione della piena dignità letteraria del turco dell'Asia Centrale (turco chagatay): a questo scrittore, autore di poemi e canzonieri, è dovuto infatti un celebre trattatello che mette a confronto pregi e difetti delle due lingue. A Babur (morto nel 1530), sovrano salito al trono nel 1494 e pronipote di Tamerlano, si deve un famoso diario, il Babur-name, in cui le impressioni e esperienze personali si alternano alla narrazione delle imprese di conquista, soprattutto quelle relative alla campagna d'India che getterà le basi dell'Impero Moghul. Dopo di allora il bilinguismo tra gli scrittori turchi dell'Asia Centrale rimane comunque diffuso. A partire dall'Ottocento avviene una progressiva familiarizzazione con la cultura europea, mediata dalla Russia zarista che assoggetta progressivamente il territorio uzbeko alla propria sovranità. In epoca sovietica, quando avverrà il passaggio dall'alfabeto arabo all'alfabeto cirillico, si andrà progressivamente affermando la supremazia di una letteratura in turco uzbeko; ma la consistente minoranza persofona tagica continuerà a mantenere accesa la fiaccola della tradizione letteraria persiana. A livello estetico e tematico, la letteratura uzbeka di epoca sovietica si andrà ampiamente sintonizzando con i dettami del "realismo socialista" e delle "forme nazionali" dell'arte; molti scrittori comporranno anche in russo. Con la recentemente riacquistata indipendenza, dopo la caduta dell'URSS, si sono messe in moto altre complesse dinamiche di distanziamento dalla cultura russa e di contemporaneo rinsaldamento del legame con la tradizione islamica da un lato, e con il patrimonio folklorico-culturale panturco dall'altro. Uno dei primi cambiamenti fu la reintroduzione nel 1991 dell'alfabeto latino, vietato da Stalin nel 1940. Il passaggio all'indipendenza non ha invece significato maggior libertà di espressione artistica come prova emblematicamente il caso dello scrittore Hamid Ismailov autore del romanzo satirico The Railway (2006), messo al bando dalle autorità.

Arte[modifica | modifica sorgente]

L'arte preislamica del territorio uzbeko va inquadrata nella storia dell'arte delle grandi formazioni storico-culturali succedutesi nell'area: achemenide, greco-battriana, partica, sasanide. L'arte uzbeka contemporanea si inserisce nella grande tradizione dell'arte islamica cui, dal XIX secolo, si sono via via aggiunti gli influssi di correnti occidentali soprattutto attraverso la mediazione della cultura russa zarista e, più tardi, sovietica (realismo socialista, "forme nazionali" di arte ecc.).

Le tre madrase nella piazza del Registan a Samarcanda

Politica[modifica | modifica sorgente]

Il Paese è guidato dalla figura carismatica di Islom (Islam) Karimov, formatosi nelle strutture burocratiche ex sovietiche e artefice dell'indipendenza nazionale. Egli ha strutturato un regime fortemente personalistico trasformando radicalmente le vecchie strutture sovietiche e recuperando gli antichi costumi uzbechi ereditati in particolare dagli antichi Khanato di Chiva ed Emirato di Buchara. Si sono così prepotentemente riaffermati i concetti di clan e di tribù, che oggi sono alla base della vita sociale uzbeka. Da segnalare anche il recupero di antiche tradizioni e costumi risalenti ai tempi d'oro di Samarcanda, specialmente in occasione degli eventi più importanti della vita (nascite, matrimoni, funerali). Karimov ha assai puntato sul recupero di questi costumi, in opposizione da un lato ai costumi russi d'importazione, dall'altro ai costumi islamici a loro volta prepotentemente in rinascita. Gli stessi oppositori di Karimov si sono organizzati in clan ed in certe zone del Paese hanno ottenuto notevoli poteri amministrativi dal Governo centrale. Karimov ha basato gran parte della sua propaganda nazionale sulla lotta all'islamismo terrorista, ciò che gli ha permesso anche in politica estera di avere un certo successo sia nei rapporti con la Russia, sia in quelli con gli Stati Uniti, cui ha concesso numerose basi militari nel suo territorio.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia dell'Uzbekistan è dominata da due realtà. La prima è la massiccia irrigazione artificiale e la fertilizzazione delle regioni aride e semiaride, necessarie per mantenere la produzione del cotone grezzo, la sua principale coltura (l'Uzbekistan è il secondo produttore mondiale dopo gli Stati Uniti d'America), come risultato dei grossi sforzi intrapresi nel settore dell'economia e dell'ecologia. La seconda (presente anche nelle altre repubbliche centroasiatiche) è il crollo del vecchio sistema commerciale sovietico che ha trasformato il paese, incentivando la produzione di una grande quantità di materie prime piuttosto che di prodotti finiti, nonostante l'esistenza di industrie nei dintorni di Tashkent, Samarcanda, Bukhara e nella valle di Fergana. L'Uzbekistan, privo di sbocchi sul mare, deve affrontare notevoli difficoltà per far arrivare i propri prodotti sui mercati delle valute forti.

L'Uzbekistan si è assunto il difficile compito di limitare la propria dipendenza dal mercato del cotone e di riportare il fertile suolo alla produzione agricola non monocolturale.

Altre importanti colture sono la frutta e il riso, specialmente nella valle del Fergana, che è anche il principale centro di bachicoltura e di sericultura (Marghilan e Andijan). L'allevamento di animali predomina nelle aride regioni occidentali, soprattutto nella regione di Bukhara, dove viene allevata la pecora Karakul con la sua lana vellutata dai molti colori.

L'Uzbekistan è all'ottavo posto nel mondo per la produzione di oro. La miniera di Muruntau nel deserto di Kyzylkum è ritenuta la più grande miniera d'oro a cielo aperto del mondo[5][6]. Altre risorse naturali sono carbone, gas naturale, petrolio, uranio e metalli non ferrosi e rari. Circa il 3% del paese è costituito da foreste e il legname viene importato. La maggior parte dell'elettricità proviene da centrali termiche, per lo più alimentate a carbone, e il restante 15% da centrali idroelettriche.

Il governo ha investito in nuove infrastrutture, attirando investimenti esteri su larga scala, soprattutto nel settore tessile e automobilistico, e si sta impegnando a rendere il paese indipendente per quanto riguarda elettricità, cibo, petrolio e gas. I principali prodotti di esportazione sono naturalmente il cotone grezzo (più del 40% del valore di tutta la produzione agricola) il filo, i tessuti e l'abbigliamento di cotone, oltre ai metalli non ferrosi. Più dei quattro quinti del commercio usbeco si svolge ancora con i paesi della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI).

La crisi dell'economia asiatica e russa del 1998 ha indotto il governo a eliminare le restrizioni su quella che era ancora un'economia prevalentemente chiusa e, come conseguenza, è riapparso il mercato nero delle valute forti. Non c'è stato alcun tentativo di decollettivizzare l'agricoltura o l'industria e sono stati fatti solo passi molto timidi verso la deregolamentazione. La terra è ancora nelle mani dello stato, anche se è possibile affittare dei campi. La politica del governo, intesa a sostituire gradualmente i lavoratori russi con manodopera centroasiatica, ha provocato una fuga di cervelli all'estero, dove tra l'altro lavora una quota imponente di uomini compresi nella fascia d'età fra i 18 e i 40 anni che, con le loro rimesse, costituiscono una voce importante di introiti di valuta pregiata, in un paese in cui i dati ufficiali d'inflazione forniscono percentuali che si aggirano intorno al 14%, mentre quelli ufficiosi la raddoppiano quasi.

L'economia è fortemente protetta da esorbitanti barriere doganali. Il sum (1 dollaro = 1952 sum al cambio ufficiale, 2700 sum al cambio non ufficiale) non è convertibile, ad esclusione dei progetti approvati dal governo. Tali restrizioni contro l'esportazione di valuta forte (cioè contro l'esportazione dei profitti) scoraggiano gli investimenti stranieri e la maggior parte di coloro che hanno investito si trova fortemente indebitata.

Stando alle cifre del 2012 della Banca Mondiale, l'Uzbekistan è un Paese con un reddito, a parità di potere d'acquisto (PPA) annuo di 3.523 dollari[3] (circa 300 al mese), nella capitale il PIL pro-capite (PPA) è di circa 6.000 dollari annui. Il salario medio a Tashkent è di circa 150 dollari al mese per le figure comuni e di circa 3-500 dollari per quelle qualificate (ingegneri, avvocati, informatici), nelle campagne di circa 150-200 dollari e l'economia al di fuori delle principali città è in parte basata sul baratto essendo moltissime le famiglie che hanno animali da cortile, mucche ed orti e spesso trovano più conveniente scambiare questi prodotti con altri a disposizione dei vicini piuttosto che venderli al mercato locale. Ricordiamo che il costo della vita è sensibilmente più basso in confronto a quello europeo ad eccezione dei prodotti d'importazione che essendo soggetti a dazi pesantissimi possono costare anche il 200% in più rispetto ai mercati occidentali.

Tombe dello Shah-e Zindah

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

In Uzbekistan sia la rete stradale che le infrstrutture portuali lungo il fiume Amu Darya risultano arretrate e penalizzate da una scarsa manutenzione. All'inizio del XXI secolo importanti investimenti sono stati dedicati sia al trasporto aereo che a quello ferroviario.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Uzbekistan.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c Uzbekistan in The World Factbook, Central Intelligence Agency.
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ a b Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  5. ^ (EN) Mindat.org Muruntau Mine, Muruntau ore field, Zarafshan, Central Kyzylkum Region, Kyzylkum Desert, Uzbekistan
  6. ^ (EN) Mining weekly Muruntau mine, Uzbekistan

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • A. Bombaci, La letteratura turca, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1969.
  • G. Scarcia, Storia della letteratura turca, Fratelli Fabbri, Milano 1971.
  • S. Naglia, Uzbekistan: un viaggio, postfazione di G. Messori, Noubs, Chieti, 2005.
  • AA.VV., Imperi delle steppe. Da Attila a Ungern Khan, prefazione di F. Cardini, centro studi "Vox Populi", Pergine 2008.
  • L. Lucignano Il sogno di Marat. In fuga dal Turkmenistan, Cavinato Editore International 2013, ISBN 978-88-89986-43-1

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