Letteratura persiana

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La letteratura persiana, o meglio neo-persiana, nasce a partire dall'incontro/confronto con la cultura linguistica e letteraria degli Arabi conquistatori, che abbatterono l'Impero sasanide a metà del secolo VII.
Questo evento traumatico portò a grandi trasformazioni sia nella lingua (introduzione dell'alfabeto arabo) che nella letteratura (introduzione di generi e metri poetici arabi). La letteratura precedente in pahlavi, o medio-persiano, continuerà essenzialmente come espressione degli ambienti zoroastriani fino al X secolo e oltre. Ma l'arabo soppianterà il medio-persiano come lingua delle scienze religiose, naturali e filosofiche.
Già alla fine dell'VIII secolo tuttavia abbiamo i primi documenti di una lingua neo-persiana, ampiamente arabizzata nel lessico e scritta in alfabeto arabo modificato, che lentamente diviene anche lingua letteraria, soprattutto a partire dalla prima grande scuola dei poeti della corte samanide di Bukhara (X secolo). A quell'epoca in territori iranici si può dire che gli intellettuali usassero l'arabo per trattare argomenti scientifici e religiosi e il neo-persiano per la poesia e la storiografia. Dal periodo selgiuchide in poi la letteratura neo-persiana si diffonde dalla culla centro-asiatica al resto dei territori iranici occidentali e, in seguito, grazie anche all'immenso prestigio acquistato dai suoi autori, innumerevoli cultori di questa letteratura si troveranno in un'area vastissima, dalla Istanbul ottomana sino alla Delhi dei Moghul.

Lingua persiana[modifica | modifica wikitesto]

  1. fase antica: antico persiano delle iscrizioni, scritto in caratteri di tipo cuneiforme, e avestico dell'Avesta
  2. fase media: medio persiano, 300 a.C.-900 d.C., distinto in pahlavi partico o pahlavik, e pahlavi sasanide o parsik, scritto con alfabeti di derivazione aramaica
  3. fase recente: neopersiano o pārsi: dal sec.IX ad oggi, con lessico largamente arabizzato e scritto con l'alfabeto arabo modificato

Il neopersiano è lingua ufficiale in Iran (farsi), Afghanistan (dari) e Tagikistan (tajiki, scritto in caratteri cirillici). Esso appartiene alla famiglia delle lingue iraniche, sottogruppo delle lingue indo-europee, insieme al pashtu (l'altra lingua ufficiale dell'Afghanistan), il curdo (parlato nelle regioni curde di Iraq, Iran, Turchia, Siria e territori caucasici dell'ex-Unione Sovietica, scritto in vari alfabeti), il baluchi (parlato nel Baluchistan, regione che si estende dall'Iran del sud-est al Pakistan meridionale fino alla frontiera afghana), l'osseto, lingua ufficiale dell'Ossezia del Nord inserita nella Federazione Russa, e della Repubblica dell'Ossezia del Sud, recentemente autoproclamatasi Stato indipendente. Come lingua letteraria ha conosciuto una vastissima fortuna anche fuori dei territori persofoni, divenendo sin dal tardo medioevo occidentale lingua colta o seconda lingua di scrittori turchi dall'Asia Centrale (alle corti di Herat, Bukhara, Samarcanda) fino alla Istanbul ottomana e, più a est, in India, ove è stata ampiamente coltivata dall'XI sec. in poi sino all'epoca dei Moghul di Delhi e oltre. Inoltre è stato per secoli fino al tardo medioevo la lingua franca dei mercanti che operavano in Asia Centrale e sulle rotte commerciali tra la Cina e il Mediterraneo.

Grammatiche dizionari e libri di testo[modifica | modifica wikitesto]

Grammatiche[modifica | modifica wikitesto]

Grammatiche del medio-persiano[modifica | modifica wikitesto]

  • W.B. Hennig, Il Medioiranico, a cura di Ela Filippone, Dip. di Studi Asiatici-Università di Napoli "L'Orientale", Napoli 1996

Grammatiche del neopersiano[modifica | modifica wikitesto]

  • A. D Martino, Grammatica persiana, Hoepli, Milano 1911 (rist. anast. Ed. Cisalpino-Goliardica, Milano 1983)
  • E. Rossi, Grammatica di persiano moderno, Roma, Istituto per l'Oriente, 1947 (con preziosa appendice sulla metrica persiana)
  • A.K.S. Lambton, Persian grammar, Cambridge, Cambridge University Press, 1966
  • A. Coletti, Grammatica della lingua persiana, Roma, Nuova Cultura, 2007
  • G. M. D'Erme, Grammatica del neopersiano, Napoli, Istituto Universitario Orientale, 1979
  • A. M. Piemontese, Grammatica persiana in nuce, Pisa-Roma, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali, 2004

Libri di testo[modifica | modifica wikitesto]

  • F. Mardani, Parlo Persiano. Manuale di conversazione con pronuncia figurata, Milano, Vallardi, 2003
  • J. Mace, Modern Persian, New York, Teach Yourself Books, 1976

Dizionari[modifica | modifica wikitesto]

  • S. Haim, New Persian-English Dictionary, Tehran, Ketabforushi Beroukhim, 1975, 2 voll.(edizioni recenti anche in volume unico)
  • F. Steingass, A comprehensive Persian-English Dictionary, Londra-New York, Routledge, 1988
  • A. Coletti-H. Coletti Gruenbaum, Dizionario Persiano-Italiano, Roma, Centro Culturale Italo-Iraniano, 1978.

Letteratura neopersiana[modifica | modifica wikitesto]

Poesia dalle origini alla fine del periodo classico[modifica | modifica wikitesto]

La letteratura neopersiana, scritta in alfabeto arabo, ha il suo primo centro nel X secolo presso la corte dei Samanidi di Bukhara in Transoxiana (odierno Uzbekistan), cui succedettero all'inizio dell'XI secolo i Ghaznavidi. Qui si distinse una prima pleiade di poeti panegiristi: Rudaki nato nelle vicinanze di Samarcanda (m. 941), Asjadi di Marv (m. 1031), Farrokhi del Sistan (m. 1038), 'Onsori di Balkh (m. 1049 ca.), Manuchehri di Damghan (m. 1041); alla medesima corte operarono poeti epici quali Daqiqi (m. 980, v. infra) e soprattutto il grande Ferdowsi, o Firdusi, di Ṭūs (m. 1026 ca.), l'autore dell’epos nazionale iranico: lo Shāh-nāme (Libro dei Re), un poema di oltre 50.000 versi, tradotto in italiano da Italo Pizzi a fine Ottocento. L'unità di base della poesia persiana è il distico (beyt) diviso in due emistichi (mesra' ); i metri sono spesso di derivazione araba. I generi più coltivati dai poeti classici sono:

  • La quartina (robaʿi). La quartina è componimento breve, formato da due versi o meglio quattro emistichi a rima: aaba (ma anche: aaaa, abba). Di carattere spesso gnomico-sentenzioso, o talora quasi filosofico, nel genere eccelse ʿOmar Khayyām (m. 1126 ca.), poeta cantore del vino e del carpe diem reso noto in Occidente dalle traduzioni di Edward FitzGerald e Nicholas della seconda metà dell'Ottocento, avvicinabile per certi aspetti alla sensibilità dell'autore del Qohelet. Da ricordare le quartine religiose di tono mistico del santo sufi Abu Sa'id (m. 1048), di Baba Taher (XI secolo) e di Baba Afzal (XIII secolo); più originale è la quartina di tono realistico della poetessa Mehsati di Ganja (XII secolo), la prima figura femminile di qualche consistenza delle lettere persiane.
  • L'ode panegiristica (qaside). La qaside, di origine araba, è una sorta di ode panegiristica monorimica (schema della rima: aa, ba, ca, da...), che poteva avere da poche decine a centinaia di versi. Nella qaside tipica a un preludio (detto nasib) lirico, in cui si descrive in modo alquanto stilizzato un giardino primaverile e i suoi vari elementi (rami, fiori, uccelli ecc.), segue un verso di passaggio (gorizgah) che abilmente introduce la lode (madīḥ) finale del mecenate o patrono dell'autore. In questo genere, dopo i poeti samanidi (v. supra), si distinsero: Qatran di Tabriz (m. 1072), Amir Mo'ezzi (m. 1147) panegirista dei sovrani selgiuchidi Malekshah e Sanjar, Mas'ud-e Sa'd-e Salman di Lahore (m. 1131), Azraqi di Herat (m. 1132 ca.), Adib Saber di Termez (m. 1147), Rashidoddin Vatvat (m. 1182) panegirista dei sovrani del Khwārezm, Zahir Faryabi (m. 1201), Anvari di Abivard (m. 1191) il panegirista favorito di Sanjar e Khaqani di Shirvan (m. 1191 ca.), questi ultimi due annoverati come il vertice del genere. La qaside conosce anche destinazioni diverse dall'encomio al patrono di turno, si pensi ad esempio alla qaside religiosa di un Naser-e Khosrow (v. infra, poi ulteriormente sviluppata da Sana'i di Ghazna, Farid al-Din 'Attar e il citato Khaqani); o alla qaside allegorica, come ad es. il Mush o qorbe (Il gatto e il topo) di tono eroicomico, del poeta satirico 'Obeyd Zakani di Shiraz (m. 1371 ca.), che sottilmente dipingeva nel gatto tiranno dei topi un crudele e bigotto regnante di Shiraz. La qaside scritta in onore di un qualche augusto defunto (di solito un nobile patrono, un sovrano, oppure un religioso, un imam ecc.) si chiama marthiye (elegia).
  • Il frammento (qet'e), di pochi versi, concepibile come un brano di qaside, privata però del verso iniziale a rima interna (tipo: aa) detto matla'; è spesso usata come tipico componimento d'occasione per una varietà di scopi, ad esempio in ringraziamento, in rimprovero, in lode o in morte di qualcuno, ma anche come veicolo di poesia di tono scherzoso o schiettamente pornografico, come si vede in Suzani di Nasaf (m. 1174), ma anche in certi frammenti composti da Sa‘di (v. infra) e numerosi altri poeti (i versi di contenuto osceno, detti comunemente hazliyyat o motayebat, sono peraltro composti anche in tutte le altre forme illustrate in questa sezione). Il frammento di un solo verso è detto fard.
  • Il ghazal. Il ghazal, un componimento monorimico breve (da 5 a 15 distici, schema della rima: aa, ba, ca, da...) di carattere lirico, è un po' l'equivalente del nostro sonetto, quanto a lunghezza, ma pure della nostra Canzone medioevale, quanto a contenuto; nell'ultimo verso di norma il poeta inserisce a mo' di firma il proprio pseudonimo poetico. In esso tipicamente il poeta si atteggia a "amante" ('asheq) di un innominata e pressoché ineffabile persona amica, dalle sfuggenti fattezze, in cui si son voluti riconoscere personaggi disparati, i più frequenti e tradizionali dei quali sono il principe-patrono e la Divinità. Il genere, creato dal citato Sana'i (v. infra), fu perfezionato in direzione mistica da poeti quali Farid al-Din 'Attar, Sa'di di Shiraz (v. infra) e Gialal al-Din Rumi (v. infra), autore di un celebre canzoniere il Divan-e Shams-e Tabriz; fu quindi ulteriormente sviluppato da Khwaju di Kerman (m. 1352) e da Salman di Save (m. 1376), e trovò la sua perfezione in Hafez di Shiraz (m. 1390). Quest'ultimo, considerato il "Petrarca" dei Persiani e diffusamente imitato, fu pure enormemente ammirato, seppur in traduzione, da Goethe, che dal suo "Canzoniere" (Divān) trasse ispirazione per il proprio West-östlicher Diwan, e dal "padre" della nascente letteratura nordamericana, Ralph Waldo Emerson. Ḥāfeẓ ha lasciato un Divān (Canzoniere) di circa 500 ghazal in cui si combinano toni diversi, di solito ma non sempre esattamente definiti erotici e mistici, e temi che spaziano da un supposto edonismo al panegirismo. Più giusto è affermare che i temi dominanti di questo poeta vanno visti nell'esperienza gnostica (e non mistica), nell'affascinante avventura del conoscere, di cui la persona amata si fa poetica sostituta, e nell'asserzione della libertà come attributo ineliminabile dei processi cognitivi. Il genere fu ulteriormente coltivato, ma ormai a livelli inevitabilmente inferiori seppur sempre apprezzabilissimi, da Kamal di Khojand (m. 1406) in Transoxiana e da Jami (v. infra) a Herat.
  • La poesia strofica. Il genere si realizza in varie forme, ad esempio con la mosammat, che tradizionalmente si ritiene sia stata creata dal citato Manuchehri, di varia foggia e lunghezza: morabbaʿ (ovvero un "quartetto" di quattro emistichi con rima: aaaa, bbba, ccca...), mokhammas ("quintetto" di emistichi con rima: aaaaa, bbbba, cccca...), mosaddas ("sestetto" di emistichi con rima: aaaaaa, bbbbba, ccccca...); e ancora: la tarji'- e band (strofe con rima del tipo-qasida, unite da un verso ritornello: aa, ba, ca... xx; ee, fe, ge... xx e così via); la tarkib-e band (come la precedente, ma i versi che uniscono le strofe non sono un ritornello, bensì diversi l'uno dall'altro anche se rimano internamente: ...xx...yy...zz ecc.).
  • Il mathnavi. Il mathnavì, è un poema lungo (dalle centinaia di versi fino alle decine di migliaia) in distici a rime baciate (aa, bb, cc...), di vario argomento: epico, romanzesco, mistico, satirico, didattico ecc. Ebbe tra i suoi massimi cultori: i poeti epici Daqiqi (m. 980 ca.), autore di un Libro dei Re solo parzialmente sopravvissuto, il citato Ferdowsi (v. sopra) e Asadi(m. 1073 ca.), autore di un Garshasp-name dedicato alla mitica figura di un sovrano iranico delle origini; i poeti romanzeschi Gorgani (m. 1080 ca.), autore di Vis o Ramin, che presenta notevoli affinità con il romanzo medievale di Tristano e Isotta, Nezami di Ganja (m. 1204), autore di una celeberrima Khamse (quintetto di poemi, v. infra) e Khwaju di Kerman (m. 1352), autore pure lui di un quintetto tra cui particolarmente noto è il romanzesco Humay va Humayun; i poeti didattici: Naser-e Khosrow (m. 1088) autore di un Rowshana'i-name (Il libro della luce) compendio di dottrine gnostiche ismailiteggianti, il Golshan-e raz di Shabestari (m. 1320 ca.) compendio di dottrine sufi. Tra i numerosissimi poeti mistici si ricordano: Sana'i di Ghazna (m. 1141), autore di una monumentale Hadiqa al-Haqiqa (il Giardino della Verità) e di un settetto di poemi più brevi, tra cui spicca il famoso Sayr al-'Ibad ilà l-Ma'ad (Viaggio dei servi nel regno del ritorno) che sembra una Divina Commedia in miniatura; Farid al-Din 'Attar di Nishapur (m. 1230 ca.), autore di svariati poemi allegorici di tono mistico, tra cui un Elahi-nama (Il libro divino), un Mosibat-nama (Il libro della sventura) e soprattutto un celeberrimo Mantiq al-Tayr (Il verbo degli uccelli,[1] che fra l'altro fu messo in scena da Peter Brook (La conférence des oiseaux, Parigi 1976); Sa'di di Shiraz (m. 1291), autore di un Bustan (Il giardino) e di un ancor più noto Golestan (Il roseto) in prosa mista a versi; Owhadi di Maraghe (m. 1338), autore di un Jam-e Jam (La coppa di Jamshid) e il suo maestro e quasi omonimo Owhadoddin di Kerman (m. 1298), autore di un Misbah al-arwāh (La nicchia delle luci), altro poema paragonato spesso alla Divina Commedia in cui si descrive un viaggio mistico nell'Aldilà; Gialal al-Din Rumi di Balkh (m. 1273, meglio noto in territori iranici come Molavi o Mowlana), autore quest'ultimo di un monumentale Mathnavi-ye Ma'navi (Poema spirituale) considerato una sorta di "Corano persiano" e il vertice della poesia mistica persiana; 'Eraqi di Hamadan (m. 1289) autore di un 'Oshshaq-name (Il libro degli amanti). Dal XV sec. il mathnavi allegorico creato da ʿAṭṭār (v. supra), s'impone sempre più nel gusto degli ambienti cortigiani e religiosi a partire dal Dastur-e 'Oshshaq (Grammatica degli amanti) di Fattahi di Nishapur (m. 1449) e si sviluppa ulteriormente con lo Hal-name (Libro dell'estasi) di 'Arefi di Herat (m. 1449), lo Shah o gada (Il re e il mendicante) di Helali di Asterabad (m. 1529), il Sham' o Parvane (La candela e la falena) di Ahli di Shiraz (m. 1536). Il citato Khaqani è autore di un originalissimo mathnavi, il Tuhfat al-ʿIraqayn (Il dono dei due Iraq) in cui narra in versi del suo pellegrinaggio alla Mecca. Il predetto Nezami di Ganja si esercitò un po' in tutti i generi di mathnavi su nominati e ne compose una notissima Khamse (quintetto) formata dai seguenti poemi: Makhzan al-asrār (L'emporio dei segreti), compendio di mistiche dottrine, i romanzeschi Khosrow e Shirin e Leyla e Majnun dedicati a due famose coppie di amanti, e gli epici Haft Peykar (Le sette effigi) dedicato alla figura del sovrano sasanide Vahram V, re-cacciatore e grande amatore, e l'Eskandar-name ("Il libro di Alessandro", in due parti), sulla saga orientale di Alessandro il Macedone, largamente dipendente dal Romanzo di Alessandro dello Pseudo-Callistene e da un episodio coranico (sura XVIII:83 e segg., ove il personaggio è identificato dagli esegeti con un profeta bicorne, ovvero dhū l-qarnayn), oltre che dall'omonima sezione del Libro dei re del citato Ferdowsi. Il quintetto di Nezami fu presto imitato da numerosi poeti persiani tra i quali, oltre al predetto Khwaju di Kerman, il prolifico Amir Khosrow di Delhi (m. 1325) operante in India dove poetò anche in lingue locali, Hatefi (m. 1521) attivo a Herat che sostituì il poema dedicato a Alessandro con un Timur-name dedicato al Tamerlano; ma Nizami fu pure imitato da poeti turchi come Ali Shir Nava'i operante a Herat (XV sec.) che poetò in persiano e in turco chagatay; inoltre il celebre quintetto nizamiano fornì materia d'ispirazione pressoché inesauribile ai miniaturisti dei secoli seguenti. Il periodo classico si chiude con il versatile Jāmī (m. 1492), che operò alla corte dei Timuridi di Herat, e si esercitò un po' in tutti generi sopra citati componendo a sua volta un "Settetto" di mathanavi.

A questa suddivisione per generi, si potrebbe aggiungere una descrizione degli “scopi” (aqraz) della poesia, che sembra rispondere a criteri tassonomici autoctoni e più tradizionali (fonte: Zayn al-ʿAbidin Muʾtaman, Sheʿr wa adab-i farsi, Jahan Book, Tehran 1986, p. 8): 1. madh (panegirico) 2. resa o marsiye (elegia, lamentazione) 3. vasf (descrizione, fisica di persone o paesaggi) 4. tasavvof (mistica) 5. sheʿr-e akhlaqi (poesia morale) 6. sheʿr -e falsafi (poesia filosofica) 7. she‘r-e rava’i (poesia narrativa) 8. ghazal (lirica amorosa) 9. khamriyye (poesia bacchica) 10. monazere (tenzone o contrasto) 11. hasb-e hal (poesia autobiografica) 12. hamase va mofakhere (epica e vanto) 13. shakvà (lagnanza) 14. eʿteraz (apologia) 15. heja va hazl va motayebe (satira, facezia, scherzo) 16. loghz va moʾamma (emigmi e indovinelli).

Prosa dalle origini alla fine del periodo classico[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi della prosa persiana sono rappresentati da traduzioni dall’arabo di opere religiose, come ad esempio il Tafsīr o esegesi del Corano, di traduttore anonimo e il Taʾrīh al-Mulūk wa al-Anbiyāʾ (Cronaca dei re e dei profeti, alquanto rielaborata dal traduttore Balʿami, X sec.), i cui originali erano entrambi opere del persiano Tabari (m. 923) che scriveva però in arabo. A queste si possono aggiungere altre opere scientifiche di astronomia, di farmacologia o di geografia come le ʿAjāʾib al-Buldān (Le meraviglie dei paesi) di Abū l-Moʾayyad di Balkh (X sec.), e di storia come l’anonimo Taʾrikh-e Sistan (Storia del Sistan) scritta a metà del XI sec. In seguito si sviluppano vari generi:

  • La storiografia. Opere di epoca ghaznavide: il Ta’rikh-e Ghaznaviyan (Storia dei Ghaznavidi) di Beyhaqi (m. 1077), lo Zayn al-Akhbar (L’ornamento delle notizie, una storia della Persia sin dalle mitiche origini) di Abu Saʿīd Gardīzī scritta intorno al 1050; in epoca selgiuchide: il Taʾrikh-e Beyhaq (Storia di Beyhaq) di Ebn Fondoq (m. 1170), il Taʾrikh-e Yamini di Zafar Jarfadqani (tradotta nel 1206 da un originale arabo di ‘Utbi), il Rahat al-Sudur ("Il sollievo dei petti", una storia dei Selgiuchidi, preziosa fra l’altro per le numerose citazioni di versi) scritta tra il 1202 e 1204 da 'Ali Ravandi; in epoca mongola: la Tajziyat al-Amsar (Analisi dei paesi) di Vassaf (composta tra il 1300 e il 1312), il Taʾrikh-e Jahan-goshay ("Storia del conquistatore del mondo", cioè di Gengis Khan) di Joveyni (m. 1283), il Jamiʿ al-Tawārīkh (Raccolta delle storie) di Rashid-al-Din Hamadani (m.1318), gli ultimi due essendo stati segretari e governatori o ministri di principi mongoli, e rappresentando forse il vertice della storiografia persiana classica, il Taʾrikh-e gozide (Storia scelta) di Mostowfi (m. 1349); della stessa epoca sono anche opere di storiografi operanti in India che scrivono in persiano: le Ṭabaqāt-e Nāṣeri ("Genealogie di Nāṣer", ovvero di Naseroddin, sultano di Delhi) di Juzjani (noto anche come Menhaj-e Seraj) composte intorno al 1260, il Taʾrikh-e Firuzshah ("Storia di re Firuz", sultano di Delhi m. 1357) di Ẕiyāʾ al-Dīn Baranī (XIV sec.), il Taʾrikh-e Alaʾi (Storia del sultano Alaʾoddin Khalgi) del citato Amir Khosrow di Delhi (m. 1325); di epoca timuride: lo Zafar-name (Libro della vittoria) biografia del Tamerlano di Shami composto tra il 1401 e il 1404, rifatto poi da Sharaffoddin 'Ali Yazdi nel 1424; il Majmaʿ al-Tawārīkh (Raccolta delle storie) di Hafez-e Abru (m. 1430) in quattro volumi che vanno dalla creazione del mondo all’epoca dell’autore, il Matlaʾ al-Saʿdayn (Il sorgere dei due pianeti fortunati) di 'Abdorrazaq di Samarcanda (m. 1482), fonte di prim'ordine per il secolo timuride; il Rawżat al-Ṣafā (Il giardino della purità) di Mirkhwand di Bukhara (m. 1498), altra storia del mondo dagli inizi sino al regno del timuride Hosseyn Bayqara (v. infra), signore di Herat.
  • La trattatistica politico-moralistica. Tra le opere si possono ricordare: il Qābūs-nāme del principe Kaika'us b. Iskandar (m. 1085), uno “specchio per principi” scritto per il figlio e quasi un codice della civiltà persiana medievale, il Siyāsat-nāme (Il libro della politica) del grande visir selgiuchide Nizam al-Mulk (m. 1082) forse il massimo teorico dell’arte politica in terre musulmane, l'Akhlaq-e Nāṣeri (L’etica di Nāṣer, dal nome di un mecenate) di Nasir al-Din al-Tusi (m. 1274) celebre moralista (ma anche astronomo e mistico, v. infra), il Golestan (Roseto) del citato Saʿdi di Shiraz (m. 1291), in prosa mista a versi, forse l’opera più letta, amata e citata dell’intera letteratura persiana, l’Akhlaq al-Ashraf (L’etica dei notabili) opera satirica di 'Obeyd Zakani (m. 1371) che fustiga amabilmente i corrotti costumi della corte di Shiraz, le opere - dedicate a mecenati citati nel titolo - Akhlaq-e Jalali di Davvani (m. 1502) e Akhlaq-e Mohseni, del grande poligrafo vissuto alla corte di Herat Va'ez Kashefi (m. 1504), il Baharestan del citato Jami (m. 1492), che riprende il modello del Golestan di Sa‘di.
  • La retorica. Tra le opere si ricordano: il Tarjuman al-Balagha (L’interprete dell’eloquenza) di 'Umar al-Raduyani (m. 1114), Hada’iq al-Sihr (I giardini della magia) del retore e poeta Rashid al-Din Vatvat, (m. 1182), Chahar maqale (I quattro discorsi, dedicati alle professioni del segretario, del poeta, del medico e dell’astrologo) di Nezami 'Aruzi di Samarcanda (m. 1174), infine al-Muʿjam fī ma’ayir ashʿar al-ʿajam di Shams-e Qeys (XIII sec.).
  • La trattatistica scientifica-filosofica. Si possono ricordare: il Danesh-name (Libro della sapienza) una enciclopedia scientifica del grande Ibn Sina ovvero Avicenna (m. 1037) che scrisse prevalentemente in arabo, il Kimiya-e Sa‘adat (L’alchimia dell felicità), riassunto in persiano di una summa teologica in arabo del celebre teologo Abu Hamid al-Ghazali (m. 1111), il Zij-e Ilkhani, un almanacco astronomico del citato Nasir al-Din al-Tusi, il Nowruz-name (Il libro del Nowruz, il capodanno persiano) del citato poeta e astronomo-matematico ʿOmar Ḫayyām.
  • La trattatistica religiosa. Si può ricordare: il Ketab-e goshayesh o rahayesh (Il libro dello scioglimento e della liberazione) del citato poeta, nonché filosofo e missionario ismailita Naser-e Khosrow (m. 1088), il Kashf al-Mahjub (La rivelazione del recondito) di Hojviri (m. 1073, operante alla corte di Lahore) una summa del sapere mistico del tempo, il Sad meydan (Le cento pianure spirituali) del santo sufi Ansari di Herat (m. 1088) che descrive il cammino spirituale del mistico viandante, il Fīhi mā fīhi (C’è quel che c’è) del citato poeta mistico Jalal al-din Rumi, il Mirsad al-ʿIbād (La specola dei devoti) del religioso e mistico Najmoddin Razi Daye (XIII sec.) che si segnala anche per l’abbondanza delle citazioni poetiche, le Awsaf al-ashrāf (Descrizioni dei nobili) un trattato di sufismo del citato Naseroddin Tusi, il Sawanih al-‘Ushshaq (I casi degli amanti) di Ahmad Ghazali (XII sec.), fratello minore del teologo sopra citato e autore con quest’ opera del più noto trattato sull’eros mistico del medioevo persiano, i racconti mistico-visionari del filosofo e gnostico Sohravardi (m. 1191) celebre teorico e caposcuola di una "sapienza illuminativa" (ḥikmat al-ishrāq) o "orientale", i Lama'at (Bagliori) del citato ʿEraqi di Hamadan, che sarà acutamente commentato da Jami. Da ricordare inoltre la vasta letteratura del commento (tafsir) al Corano, normalmente scritta in arabo, che conobbe però anche opere tradotte o riassunte in persiano.
  • Il diario di viaggio, un genere creato con il Safar-name (Libro di viaggio) del citato missionario ismailita Naser-e Khosrow che ebbe modo di peregrinare tra l’Asia Centrale e l’Egitto dei Fatimidi.
  • Il romanzo popolare, ben rappresentato dalla saga di Samak-e ʿayyar (Samak il brigante) raccolta e fissata intorno al 1190 da tale Faramorz, che sistemò una ricca tradizione orale precedente.
  • La favolistica. Qui si può ricordare: il Marzban-name, un rifacimento della raccolta indiana del Kalila e Dimna, di Sa'doddin Varavini (XIII sec.) riccamente ornata di versi arabi e persiani, Jawami‘ al-hikayat wa lawami‘ al-riwayat (Le collane degli aneddoti e gli splendori dei racconti) di 'Owfi di Bukhara (XII-XIII sec., operante alla corte di Lahore) il più ampio e noto repertorio persiano medievale di storie e aneddoti, Anvār-e Soheyli (I bagliori di Canopo) altro rifacimento dell’indiano Kalila e Dimna del citato poligrafo Va'ez Kashefi; a questi si può aggiungere il Sendbad-name (Libro di Sindbad) di Zahiri (XII sec.) un’opera, forse di origini indiane, costruita con la tecnica della storia-cornice e che si collega a un ben noto ciclo medievale con notevoli appendici europee (Storia dei sette savi, Gli inganni delle donne ecc.).
  • La prosa d’arte. Da ricordare: le Maqamat-e Hamidi di Hamidoddin (m. 1164), largamente ispirate a modelli arabi.
  • Le biografie di santi, tra cui sono da ricordare: Asrār al-tawḥid (I segreti dell'Unicità Divina) di Ebn-e Monavvar (XII sec.), biografia del santo e poeta sufi Abu Sa’id, la Tadhkirat al-Awliya’ (Il memoriale dei santi), raccolta di biografie di celebri sufi del citato poeta mistico Faridoddin 'Attar di Nishapur, il Nafahat al-‘Uns (Sospiri di Intimità), pure opera di agiografia sufi del citato Jami.
  • Le antologie e biografie poetiche, tra cui da ricordare: il Lubab al-albāb (L’essenza dei cuori) del citato ‘Owfi di Bukhara, la Tadhkīrat al-Shuʿarāʾ (Memoria dei poeti) di Dowlatshah di Samarcanda, composta verso il 1490, le Majālis al-ʿUshshaq (Le sedute degli amanti), biografie panegiricizzate di poeti del citato principe e mecenate timuride Hosseyn Bayqara di Herat.
  • La prosa scherzosa, di tono satirico, esemplarmente rappresentata dalla raccolta di aneddoti ameni e barzellette spesso esplicitamente pornografiche Resale-ye delgosha (Dissertazione letifica) del citato 'Obeyd Zakani di Shiraz, che prende di mira gli ambienti corrotti e le ipocrisie della nobiltà cortigiana e soprattutto del clero di Shiraz

Letteratura neopersiana dei periodi successivi[modifica | modifica wikitesto]

  • In epoca safavide si sviluppa un'ampia letteratura religiosa ispirata ai temi dello sciismo. In particolare vengono composti mathnavi epici che narrano le imprese degli imam sciiti sin da ʿAli e Ḥosseyn; si sviluppa inoltre il genere delle lamentazioni sciite, a partire dal modello fornito da un celebre componimento, il Rowżat al-Shuhadāʾ (Il giardino dei martiri) del citato Hosseyn Va'ez Kashefi (m. 1504), che troverà poi il suo più rinomato rappresentante in Mohtasham di Kashan (m 1588), panegirista di Shah Tahmasp e autore di un celebrato poemetto strofico, una elegia in onore degli imam sciiti martirizzati, detto Haft-band, composta da dodici strofe di sette versi ciascuna. Nella prosa si sviluppa il genere delle biografie dei dottori sciiti, a partire dalle Majālis al-Muʾminīn ("Le assemblee dei credenti", 1582) di Nurallah b. Sharif di Shustar; si può ancora ricordare l' originale autobiografia del sovrano safavide Shah Tahmasp e il brillante Badayi' al-waqayiʿ (Racconti meravigliosi) un centone di notizie storiche, letterarie e di costume di Vasefi di Herat (m. 1550 ca.), definito un "Benvenuto Cellini centrasiatico". In questo stesso periodo si afferma nella lirica il cosiddetto "stile indiano" con poeti quale Feghani di Shiraz (m. 1519) tradizionalmente considerato l'iniziatore, 'Orfi (m. 1590) e Feyzi (m. 1595), entrambi vissuti in India alla corte di Akbar; si tratta di uno stile caratterizzato da una imagerie alquanto ricercata e cerebrale, che toccherà i suoi vertici in Sa'eb di Tabriz (1601-1677) e in Bidel (m. a Dehli 1721), autore quest'ultimo - poeta, mistico e filosofo - particolarmente amato in terre indiane e iranico-orientali (Afghanistan, Tajikistan). Da ricordare, in epoca ormai post-safavide, è anche lo splendido poemetto strofico (tarji'-e band) sul tema dell'unità divina di Hatef di Isfahan (m. 1783), scritto in un linguaggio erotico-mistico che risente però l'influsso del nuovo stile.
  • In epoca qajar, grazie ai contatti sempre più frequenti con la cultura europea, soprattutto francese e russa, si sviluppano nuovi generi come la commedia (con l'iniziatore Mirza Aqa Tabrizi autore di tre commedie scritte prima del 1870) e il romanzo: Siyahat-name-ye Ebrahim Beyg (Diario di viaggio di E.B.) di Zeyn ol-'Abedin di Maraghe m. 1912, Masālik al-muhsinīn (Le vie dei virtuosi) di Najjarzade Talebof, m. 1910, che rivelano un intento satirico o di critica sociale. Ha grande sviluppo inoltre il diario o resoconto di viaggio, anche a seguito delle sempre più numerose missioni in Europa di diplomatici e nobili persiani (ben noti sono i diari del sovrano qajar Naseroddin Shah). Al contempo si comincia a trascrivere i canovacci di una antica forma di dramma sacro, la ta'ziye, che metteva in scena il dramma della battaglia e morte dell'Imam Ḥosseyn (Ḥusayn) a Kerbela (680 d.C.) e altri episodi della leggenda sciita delle origini, e verranno anche allestiti appositi teatri. Continua il genere delle biografie dei dottori, tra cui sono da menzionare le Qiṣaṣ al-ʿulamāʾ (Storie dei dottori) di Mohammad b. Soleyman Tonakaboni (m. 1873) con le biografie di 153 ulema e giureconsulti sciiti. Nella lirica, ove dominano la figura di Qa'ani di Shiraz (m. 1854) poeta laureato di Mohammad Shah, e, in India, quella di Ghalib (m. 1869 a Delhi), si ha un vistoso ritorno al classicismo.
  • In epoca contemporanea, a partire dagli anni 20 del Novecento ha luogo un radicale rinnovamento della lirica, che abbandona i generi e i metri classici a favore di forme più libere con Nima Yushij (m. 1960) e si apre, anche per l'influenza della Rivoluzione Russa, ai temi sociali e politici; si adegua almeno nei contenuti anche un custode del classicismo come il poeta laureato Mirza Taqi Khan Bahar (m. 1951), autore di 30000 versi e di un notevole manuale di Sabk-shenasi (stilistica), nonché fondatore dell'influente giornale letterario Nowbahar (La primavera). Si elevano anche originali voci poetiche femminili come quelle di Parvin E'tesami (m. 1941) e soprattutto di Forough Farrokhzad (m. 1967) e di Simin Behbahani tuttora vivente. Tra le voci maschili emergono quelle di Ahmad Shamlu m. 2000 e di Sohrab Sepehri m. 1980, forse i poeti più amati dalle giovani generazioni dell'Iran odierno. La prosa, in parte per l'influsso della scrittura giornalistica, stilisticamente si semplifica e si rinnova con 'Ali Akbar Dehkhoda (m. 1956), animatore del giornale critico-satirico Sur-e Esrafil, e con la novella realistica introdotta da Seyyed Mohammad 'Ali Jamalzade (m. 1997) e sviluppata da Sadeq Chubak (m. 1998, pregevole autore anche di teatro) e altri; inoltre accoglie suggestioni provenienti anche da altre correnti di pensiero europee come il simbolismo o l'esistenzialismo, percepibili ad esempio nei racconti e romanzi di Sadeq Hedayat (La civetta cieca), morto suicida a Parigi nel 1951. Grande sviluppo ha pure la letteratura per l'infanzia, e fama universale otterrà la fiaba di sapore iniziatico Il pesciolino nero di Samad Behrangi (m. 1968), in cui è facilmente ravvisabile un piano di lettura simbolico-politico. La letteratura persiana continua, sia pure con minor slancio, a venire coltivata anche in terre indiane, ad esempio dal celebre Muhammad Iqbal (m. 1939), poeta e padre della patria del futuro Pakistan, autore di un mathnavi, il Javed-name (Il poema eterno), liberamente e originalmente ispirato a Dante e Goethe. La letteratura più recente si arricchisce dell'apporto di numerosi scrittori esuli per motivi politici, a partire dall'epoca della deposta dinastia Pahlavi. Un po' ovunque, in Iran come nella diaspora iraniana in Europa e in America, si segnalano oggigiorno voci di autori e autrici che mettono sempre più in primo piano i temi caldi della differenza (religiosa, politica e di genere) e dei diritti umani, e che talora scrivono anche in lingue europee.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Letteralmente La logica degli uccelli).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere pionieristiche di orientalisti dell' 800[modifica | modifica wikitesto]

  • J. von Hammer-Purgstall, Geschichte der schoenen Redekuenste Persiens, Wien 1818
  • I. Pizzi, Storia della poesia persiana, 2 voll., Torino 1894

Opere di riferimento sulla letteratura persiana[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura medio-persiana[modifica | modifica wikitesto]

  • C. G. Cereti, La letteratura Pahlavi, Mimesis, Milano 2001

Letteratura neopersiana[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Berthels, Ocerk persidskoj literatury, Leningrado 1928
  • E.G. Browne, A Literary History of Persia, 4 voll., Cambridge 1951-53 (più volte ristampato)
  • Jan Rypka, A History of Iranian Literature, Reidel Publishing Company, London 1968
  • A.J. Arberry, Classical Persian Literature, London 1958
  • A. Pagliaro-A. Bausani, La letteratura persiana, Sansoni-Accademia, Firenze-Milano 1968
  • A. M. Piemontese, Storia della letteratura persiana, 2 voll., Fratelli Fabbri, Milano 1970
  • N. L. Tornesello (a cura), La letteratura persiana contemporanea tra novazione e tradizione, numero monografico di Oriente Moderno, I (2003)
  • D. Meneghini, Letteratura persiana in epoca selgiuchide (429-615 / 1037-1218), Cafoscarina, Venezia 2004
  • C. Saccone, Storia tematica della letteratura persiana classica vol. I: Viaggi e visioni di re sufi profeti, Luni, Milano-Trento 1999; vol.II: Il maestro sufi e la bella cristiana. Poetica della perversione nella Persia medievale, Carocci, Roma 2005; vol. III: Il re dei belli, il re del mondo. Teologia del potere e della bellezza nella poesia persiana medievale, Aracne, Roma 2014
  • J.C. Buergel, Il discorso è nave, il significato un mare. Saggi sull'amore e il viaggio nella poesia persiana medievale, a cura di C. Saccone, Carocci, Roma 2006
  • A. Vanzan, Figlie di Shahrazad. Scrittrici iraniane dal XIX sec. a oggi, Bruno Mondadori, Milano 2009

Traduzioni italiane di classici persiani[modifica | modifica wikitesto]

Traduzioni dall'antico e mediopersiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Zoroastro, L'Avesta, a cura di I. Pizzi, Milano 1914 (reprint recente s.l. e s.d.)
  • G. Messina, Libro apocalittico persiano. Ayatkar-i Zamaskip, Biblica et Orientalia 9, Roma 1939
  • Testi religiosi zoroastriani, a cura di A. Bausani, Ed. Paoline, Catania 1962
  • Vendidad, a cura di F. A. Cannizzaro, Mimesis, Milano 1990
  • Inni di Zarathushtra, a cura di M. Meli, Mondadori, Milano 1996
  • R.C. Zaehner (cur.), Il Libro del Consiglio di Zarathusthtra e altri testi. Compendio delle teorie zoroastriane, Ubaldini, Roma 1976
  • Epica e romanzo nel Medioevo persiano. Due racconti tradotti per la prima volta dal Pahlavi, a cura di A. Pagliaro, Sansoni, Firenze 1954
  • La novella degli scacchi e della tavola reale. Testo pahlavi, traduzione e commento, a cura di A. Panaino, Mimesis, Milano 1999
  • Avesta, a cura di A. Alberti, UTET, Torino 2004

Traduzioni dal neopersiano[modifica | modifica wikitesto]

  • Ansari di Herat, Le cento pianure dello Spirito, a cura di C. Saccone, EMP, Padova 2012
  • R. Bargigli, I poeti della pleiade ghaznavide (Farrokhi, 'Onsori, Manuchehri), Milano, Ed Ariele, 1995
  • Mahsati Ganjavi, La luna e le perle, a cura di R. Bargigli e D. Meneghini, Milano, Ed. Ariele, 1999
  • Firdusi, Il libro dei re, a cura di F. Gabrieli, UTET, Torino 1969 (antologia in versi)
  • Firdusi, Il libro dei re, a cura di G. Agrati e M. L. Magini, Milano, Mondadori, 1989 (antologia in prosa)
  • Firdusi, Il libro dei re, a cura di I. Pizzi, 8 voll., Torino, UTET, 1886-88
  • Firdusi, Il libro dei re, a cura di M. F. Mascheroni, 3 voll, Roma, Semar, 2003
  • Anonimo, Kuk il montanaro. Poema persiano, a cura di V. Rugarli, Bologna, Zanichelli, 1891 (rist. anast. 1990)
  • Anonimo, Rustem e Berzu, a cura di V. Rugarli, Bologna, Zanichelli, 1892
  • Avicenna, Opera poetica, a cura di A. Bausani, Roma, 1956
  • Naser-e Khosrow, Il libro della luce, a cura di C. Saccone, in "Studia Patavina. Rivista di scienze religiose", 1990/3
  • Naser-e Khosrow, Il viaggio, a cura di A. Magi, in "Quaderni dell'Ist. Cult. della Rep. Isl. d'Iran in Italia", 2(1991)
  • Naser-e Khosrow, Il libro dello scioglimento e della liberazione, a cura di P. Filippani Ronconi, Napoli, 1959
  • Nezami 'Aruzi di Samarkanda, I quattro discorsi, a cura di G. Vercellin, Venezia, Ed. Univ. di Venezia, 1977
  • Nizam al-Mulk, L'arte della politica, a cura di M. Pistoso, Milano-Trento, Luni, 1999
  • Ahmad Ghazali, Delle occasioni amorose, a cura di C. Saccone, Roma, Carocci, 2007
  • Omar Khayyam, Quartine, a cura di A. Bausani, Torino, Einaudi, 1956
  • Omar Khayyam, Quartine, a cura di F. Gabrieli, Roma, Newton Compton, 1973
  • Baba Taher, Quartine, a cura di G. Rebecchi, Roma, Ed. dell'Ist. Cult. della Rep. Isl. d'Iran, 1988
  • Kay Ka'us, Libro dei consigli, a cura di R. Zipoli, Milano, Adelphi, 1981
  • Sana'i di Ghazna, Viaggio nel regno del ritorno, a cura di C. Saccone, Parma, Pratiche, 1993 (Milano-Trento, Luni, 1998)
  • Sohravardi, L'arcangelo purpureo, a cura di S. Foti, Roma, Carocci, 2000
  • R. Zipoli, I Carmina Priapea di Suzani, in "Annali di Ca' Foscari, XXXIV (1995) 3, pp. 205–256
  • Farid ad-din 'Attar, Il verbo degli uccelli, a cura di C. Saccone, SE, 1986 (Milano, Oscar Mondadori 1999)
  • Farid ad-din 'Attar, Il poema celeste, a cura di M. T. Granata, Milano, BUR-Rizzoli, 1990
  • Farid ad-din 'Attar, L'usignuolo e la rosa, a cura di C. Saccone, Roma, Carocci, 2003
  • Farid ad-din 'Attar, Parole di sufi, a cura di L. Pirinoli, con uno scritto di C. Saccone, Milano, SE, 2011 (prima ed. Boringhieri 1964)
  • Farid ad-din 'Attar. Il libro del cammino, a cura di S. Zanardo, Milano, Ariele, 2012
  • Nezami, Le sette principesse, a cura di A. Bausani, Milano, Rizzoli 1982 (Rizzoli-BUR, 1996)
  • Nezami, Majnun e Leyla, a cura di G. Calasso, Milano, Adelphi, 1985
  • Nezami, Il libro della fortuna di Alessandro, a cura di C. Saccone, Milano, BUR-Rizzoli, 1997
  • Sa'di, Il roseto, a cura di C. M. Guzzetti, Cinisello Balsamo, San Paolo, 1991
  • Sa'di, L'argento di un povero cuore. 101 ghazal, a cura di S. Manoukian, Roma, Ist. Cult. della Rep. Isl. d'Iran, 1991
  • Sa'di, Il roseto, a cura di P. Filippani Ronconi, Torino, Boringhieri, 1965
  • Sa'di, Il roseto, a cura di R. Bargigli, Roma, Istituto per l'Oriente, 1979 (nuova ediz. a cura dell'Istituto di Cultura della Repubblica Islamica d'Iran, Roma)
  • Rumi, Poesia mistiche, a cura di A. Bausani, Milano, BUR-Rizzoli 1980
  • Rumi, Canto d'amore per Dio, a cura di M. T. Cerrato, Torino, Gribaudi, 1990
  • Rumi, Mathnawi, a cura di G. Mandel, 6 voll., Milano, Bompiani, 2005
  • Rumi, L'essenza del Reale. Fi-hi ma fi-hi, a cura di S. Foti, Torino, Ed. Psiche, 1995
  • Amir Khusraw di Delhi, Le otto novelle del paradiso, a cura di A. M. Piemontese, Soveria Mannelli, Ed. Rubbettino, 1996
  • Amir Khusraw di Delhi, Lo specchio alessandrino, a cura di A. M. Piemontese, Soveria Mannelli, Rubbettino, 1999
  • Hafez, Il libro del Coppiere, a cura di C. Saccone, Milano-Trento, Luni, 1998 (Roma, Carocci, 2003)
  • Hafez, Vino, efebi e apostasia, a cura di C. Saccone, Carocci, Roma 2011
  • Hafez, Canzoni d'amore e di taverna, a cura di C. Saccone, Carocci, Roma 2011
  • Hafez, Canzoniere, a cura di G. M. D'Erme, 3 voll., Napoli, Università di Napoli "L'Orientale", 2004-08
  • Hafez, Canzoniere, a cura di S. Pellò e G. Scarcia, Torino, Ariele, 2005
  • 'Obeyd Zakani, Dissertazione letifica, a cura di G. M. D'Erme, Roma, Carocci, 2005
  • Sultan Walad, La parola segreta (Walad-name), a cura di D. Mortazavi e E. de Vitray-Meyerovitch, Torino, Ed. Psiche, 1993 (ritr. dal francese)
  • Sa'd al-din Mahmud Shabestari, Il giardino dei misteri (Golshan-e raz), a cura di G. Trusso Tintore, Mimesis, Milano 2010
  • Ata-Malik Juvaini, Gengis Khan, a cura di G. Scarcia, Milano, Oscar Mondadori, 1991
  • Ghiyasoddin 'Ali di Yazd, Le gesta di Tamerlano. a cura di M. Bernardini, Mondadori, Milano 2009
  • F. Cimmino (a cura), Dal poema persiano di Jusuf e Zuleicha di M. A. Giami, Napoli, 1899
  • Jami, Frammenti di Luce (Liwa'ih), a cura di S. Foti, Psiche, Torino 1988
  • Jami, Giuseppe e Zoleykha, a cura di A. Dal Bianco, Milano Ariele, 2012
  • Golbadan Begum, La storia di Humayun, a cura di A. Vanzan, Milano, Ariele, 2000
  • Mirkhond, La Bibbia vista dall'Islam (Rowzat os-Safa), Milano-Trento, Luni, 1996
  • Hatefi, I sette scenari, a cura di M. Bernardini, Napoli, Istituto Universitario Orientale di Napoli, Series Minor, 1995
  • Bidel, Canzoniere dell'alba, a cura di R. Zipoli e G. Scarcia, Milano, Ed. Ariele, 1997
  • A. Vanzan (a cura), Fiabe Persiane. Storie di bazar e caravanserragli, a cura di A. Vanzan, Firenze, Giunti, 2003
  • A. Vanzan (a cura), Lo specchio e la rosa. Antologia di poetesse sufi, Genova, Ed. S. Marco dei Giustiniani, 2003
  • S. Livoti e F. Hejazi (a cura), Antiche fiabe persiane, Milano, Arcana, 1987
  • O. Machaeva-M. Pistoso (a cura), Fiabe di Samarcanda, Milano, Arcana, 1994
  • Mah Titi Kolah Titi, trad. di Zeinab Heidary-Firooz, Bologna, Serendipità Editrice, 2008 (edizione bilingue illustrata)

Traduzioni di autori contemporanei[modifica | modifica wikitesto]

  • Muhammad Iqbal, Il poema celeste, a cura di A. Bausani, Bari, Leonardo da Vinci, 1965
  • Mirza Aqa Tabrizi, Tre commedie, a cura di G. Scarcia, Roma, Istituto per l'Oriente, 1967
  • Fereidun M. Esfandiary, Giorno di sacrificio, Milano, Frassinelli, 1967 (poi Milano, Euroclub, 1977)
  • Parvin Soleimani, Ricordo del sole. Novelle iraniane, a cura di P. Orsatti, Verona, Essedue, 1984
  • Sadeq Hedayat, La civetta cieca, Milano, Feltrinelli, 1960 (poi Milano, ES, 1993)
  • Sadeq Hedayat, Tre gocce di sangue, Milano, Feltrinelli, 1979
  • Sadeq Hedayat, La civetta cieca. Tre gocce di sangue, Milano, Feltrinelli, 2006
  • Said Bahaudin Majrouh, Il viandante di mezzanotte, Milano-Trento, Luni Ed., 1995
  • Said Bahaudin Majrouh, Il riso degli amanti, Milano-Trento, Luni Ed., 1996
  • Nahid Tabatabai, La veste strappata, a cura di A. Vanzan, Torino, Il Leone Verde, 2003
  • Abbas Kiarostami, Un lupo in agguato, a cura di R. Zipoli, Torino, Einaudi, 2003
  • Abbas Kiarostami, Con il vento, a cura di R. Zipoli, Milano, Il castoro, 2001
  • Abbas Kiarostami, Il vento e la foglia, a cura di F. Mardani, Firenze, Le lettere, 2014
  • Granaz Moussavi, Canto di una donna senza permesso, a cura di G. Ansaldo, Pasian di Prato (UD), Campanotto Ed., 2012
  • Forugh Farrokhzad, La strage dei fiori, a cura di D. Ingenito, Napoli, Orientexpress, 2008
  • Forugh Farrokhzad, È solo la voce che resta. Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano, a cura di F. Mardani, presentazione di C. Saccone, Aliberti Editore, Reggio Emilia 2009
  • Shahrnush Parsipur, Donne senza uomini, a cura di A. Vanzan, Milano, Tranchida, 2004
  • Shahrnush Parsipur, Tuba e il senso della notte, Milano, Tranchida, 2000
  • Anita Amirrezvani, Il sangue dei fiori, Milano, Mondadori, 2008
  • Simin Behbahani, Un'antologia della poesia di S.Behbahani, a cura di Zeinab Heidary-Firooz, in "Quaderni di Meykhane" II (2012) http://meykhane.altervista.org/pagina-912683.html
  • Shirin Ebadi, Il mio Iran, Milano, Sperling e Kupfer, 2006
  • Shirin Ebadi, La gabbia d'oro, Milano, Rizzoli, 2008
  • Afshin Molavi, Pellegrinaggi persiani, Milano, Saggiatore, 2005
  • Gholamhossein Saedi, La casa accanto al bosco, a cura di F. Bertotti, Torino, Lindau, 2003
  • Siba Shakib, Afghanistan, dove Dio viene solo per piangere, Milano, Piemme, 2004
  • Siba Shakib, La bambina che non esisteva, Milano, Piemme, 2008
  • F. Bertotti, I minareti e il cielo. Racconti persiani del 900, Palermo, Sellerio, 1989
  • A. Vanzan (cur.), Parole svelate. Racconti di donne persiane, Padova, Imprimitur, 1998
  • Samad Behrangi, Il pesciolino nero, a cura di M. Casari, Roma, Donzelli, 2008
  • Goli Taraghi, Tre donne. Racconti dall'Iran, a cura di A. Vanzan, Ed. Lavoro, Roma 2009
  • Fariba Vafi, Come un uccello in volo, trad. di H. Nazemi e B. M. Filippini, Ponte33, 2010
  • Parinush Saniee, Quello che mi spetta, Garzanti, Milano 2010
  • Mostafa Mastur, Osso di maiale e mani di lebbroso, trad. di B. M. Filippini, Ponte33, 2011
  • Nahid Tabatabai, A quarant'anni, trad. di C. Z. Rafatnejad, Ponte33, 2011
  • Sohrab Sepehri, Sino al fiore del nulla. 99 poesie, a cura di N. Norozi, presentazione di C. Saccone, Centro Essad Bey, Padova 2012 (ebook Amazon - Kindle Edition)
  • Ayené, Il sentiero dell'edera, a cura di C. Saccone, Centro Essad Bey, Padova 2013 (ebook Amazon - Kindle Edition)
  • Soheila Beski, Particelle, trad. di M. Vitalone, Ponte33, 2013

Scrittori iraniani della diaspora (che pubblicano anche in lingue europee) e altri autori tradotti in varie lingue[modifica | modifica wikitesto]

  • Moniru Ravanipur, Satan's stones, Austin, University of Texas Press, 1996
  • Bahiyyih Nakhjavani, La donna che leggeva troppo, Milano, Rizzoli, 2007
  • Bahiyyih Nakhjavani, I viaggiatori dell'alba, Milano, Rizzoli, 2008 (prima ed. Firenze, Le Lettere, 2001 con il titolo La bisaccia)
  • Azar Nafisi, Leggere Lolita a Teheran, Milano, Adelphi, 2004
  • Azar Nafisi, Le cose che non ho detto, Milano, Adelphi, Milano 2009
  • Hamid Ziarati, Salam maman, Torino, Einaudi, 2006
  • Hamid Ziarati, Il meccanico delle rose, Torino, Einaudi, 2009
  • Hamid Ziarati, Quasi due, Torino, Einaudi, 2012
  • Bijan Zarmandili, La grande casa di Monirrieh, Milano, Feltrinelli, 2004
  • Bijan Zarmandili, L'estate è crudele, Milano, Feltrinelli, 2007
  • Bijan Zarmandili, Il cuore del nemico, Roma, Cooper, 2009
  • Bijan Zarmandili, I demoni del deserto, Roma, Nottetempo, 2011
  • Bijan Zarmandili, Viene a trovarmi Simone Signoret, Roma, Nottetempo, 2013
  • Chahdortt Djavann, La muta, Bompiani, Milano 2009
  • Zoya Pirzad, Die Lichter loesche ich, Frankfurt am Main, Insel, 2006
  • Zoya Pirzad, On s'y fera, Parigi, Zulma, 2007
  • Zoya Pirzad, Un jour avant Pâques, Parigi, Zulma, 2008
  • Dalia Sofer, La città delle rose, Milano, Piemme, 2008
  • Zarah Gharamani, Le porte chiuse di Teheran, Milano, Sperling e Kupfer, 2008
  • Marina Nemat, Prigioniera di Teheran, Milano, Cairo Editore, 2007
  • Marina Nemat, Dopo Teheran. Storia di una rinascita, Cairo Ed., Milano 2010
  • Roxana Saberi, Prigioniera in Iran, Newton Compton, Roma 2010
  • Kader Abdolah, Il messaggero, Iperborea, Milano 2010
  • Kader Abdolah, Il viaggio delle bottiglie vuote, Iperborea, Milano 2001
  • Kader Abdolah, La casa della moschea, Iperborea, Milano 2008
  • Nahal Tajaddod, Passaporto all’iraniana, Torino, Einaudi, 2008
  • Marsha Mehran, Caffè Babilonia, Neri Pozza, Vicenza 2005
  • Marsha Mehran, Pane e acqua di rose, Neri Pozza, Vicenza 2008
  • Camelia Entekhabifard, Camelia, Punto d'Incontro, Vicenza 2007
  • Laleh Khadivi, L'età degli orfani, Rizzoli, Milano 2009
  • Sara Yalda, Il paese delle stelle nascoste, Piemme, Milano 2009
  • Gina B. Nahai, Sogni di pioggia, Mondadori, Milano 2008
  • Azadeh Moaveni, Viaggio di nozze a Teheran, Newton Compton, Roma 2009
  • Azadeh Moaveni. Lipstick jihad, Pisani, Roma 2006
  • Shahriar Mandanipour, Censura. Una storia d'amore iraniana, Rizzoli, Milano 2009
  • Said Sayrafiezadeh, Quando verrà la rivoluzione avremo tutti lo skateboard, Nottetempo, Roma 2009
  • Elizabeth Eslami, Il mio matrimonio combinato, Newton Compton, Roma 2010
  • Mahmoud Doulatabadi, Il colonnello, a cura di A. Vanzan, Cargo, Napoli 2011
  • Sahar Delijani, L'albero dei fiori viola, Rizzoli, Milano 2013

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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