Fondo monetario internazionale

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Coordinate: 38°53′56″N 77°02′33″W / 38.898889°N 77.0425°W38.898889; -77.0425

Fondo monetario internazionale
(EN) International Monetary Fund
Fondo monetario internazionale
Bandiera del FMI
Abbreviazione FMI
Tipo organizzazione economica internazionale
Fondazione 14 dicembre 1950
Sede centrale Stati Uniti Washington
Area di azione 188 Paesi
Direttore operativo Francia Christine Lagarde
Lingue ufficiali inglese, francese, spagnolo, arabo, cinese, russo, giapponese
Sito web

Il Fondo monetario internazionale (International Monetary Fund, di solito abbreviato in FMI in italiano e in IMF in inglese) è un'organizzazione composta dai governi nazionali di 188 Paesi e insieme al gruppo della Banca Mondiale fa parte delle organizzazioni internazionali dette di Bretton Woods, dal nome della località in cui si tenne la conferenza che ne sancì la creazione. L'FMI è stato formalmente istituito il 27 dicembre 1945, quando i primi 29 stati firmarono l'accordo istitutivo e l'organizzazione nacque nel maggio del 1945. Attualmente gli Stati membri sono 188.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Fondo monetario internazionale fu istituito come parte degli accordi di scambio fatti nel 1944 durante la conferenza di Bretton Woods.[1] Durante la grande depressione molti paesi rapidamente innalzarono barriere verso il commercio di prodotti stranieri, nel tentativo di proteggere le proprie economie in difficoltà. Questo comportò la svalutazione delle monete nazionali e un declino del commercio mondiale.[2] Tale rottura della cooperazione monetaria internazionale fece sentire la necessità di una supervisione. Le rappresentanze dei 45 governi che si incontrarono nel Mount Washington Hotel nella zona di Bretton Woods, New Hampshire, negli Stati Uniti, si accordarono per una cooperazione economica internazionale. I paesi partecipanti erano coinvolti nella ricostruzione dell'Europa e dell'economia mondiale dopo la seconda guerra mondiale.

Durante la conferenza di Bretton Woods c'erano 2 visioni diverse sul ruolo che il FMI doveva assumere come istituzione economica globale[3]:

  • L'economista britannico John Maynard Keynes immaginava che il FMI dovesse essere un fondo di cooperazione al quale gli stati membri potevano accedere per mantenere attive le proprie economie e l'impiego durante le crisi periodiche. Questo punto di vista era suggerito dall'azione che aveva intrapreso il governo degli Stati Uniti durante il New Deal in risposta alla grande recessione del 1930.
  • Il delegato americano Harry Dexter White immaginava un FMI che agisse più come una banca, facendo in modo che gli stati che venivano finanziati dovessero restituire il loro debito nel tempo.

Il punto di vista degli Stati uniti di America prevalse e impostò le basi su cui sono state gestite le crisi economiche dalla seconda guerra mondiale ad oggi.[4]

Le differenze fra il progetto britannico esposto da John Maynard Keynes e quello statunitense rappresentato da Harry Dexter White riflettono una fondamentale divergenza di interessi. Il Regno Unito era preoccupato della forte disoccupazione presente negli anni Venti e Trenta e dal forte indebitamento dovuto a massicce importazioni dei paesi del blocco della sterlina durante la guerra, gli Stati Uniti invece, potevano vantare grossi crediti e gran parte delle riserve auree.[5]

Fini statutari del FMI[modifica | modifica wikitesto]

Nell'articolo 1 dell'Accordo Istitutivo gli scopi del FMI sono così definiti:

  • promuovere la cooperazione monetaria internazionale;
  • facilitare l'espansione del commercio internazionale;
  • promuovere la stabilità e l'ordine dei rapporti di cambio evitando svalutazioni competitive;
  • dare fiducia agli Stati membri rendendo disponibili con adeguate garanzie le risorse del Fondo per affrontare difficoltà della bilancia dei pagamenti;
  • in relazione con i fini di cui sopra abbreviare la durata e ridurre la misura degli squilibri delle bilance dei pagamenti degli Stati membri.

In particolare il FMI dovrebbe regolare la convivenza economica e favorire i paesi in via di sviluppo.

Struttura del Fondo[modifica | modifica wikitesto]

Gli organi principali del FMI sono il "Consiglio dei governatori" (Board of Governors) a composizione plenaria, il "Consiglio esecutivo" (Executive Board), composto dai 24 direttori esecutivi (Executive Directors) e il direttore operativo (Managing Director).

Il Consiglio dei governatori si riunisce di norma una volta l'anno e le sue funzioni sono in gran parte delegate al Consiglio esecutivo, che siede permanentemente.

Dei membri del consiglio esecutivo 5 sono permanenti e appartengono ai 5 Stati che detengono la quota maggiore (Stati Uniti, Giappone, Germania, Francia e Regno Unito) mentre gli altri sono eletti dal Consiglio dei governatori sulla base di un sistema di raggruppamenti di nazioni (non necessariamente su base regionale).

Il direttore operativo viene eletto dal Consiglio esecutivo e lo presiede.

Il FMI dispone di un capitale messo a disposizione dai suoi membri e il voto all'interno dei suoi organi è ponderato a seconda della quota detenuta. Questo fa sì che, considerato che per prendere le decisioni più importanti sono necessarie maggioranze molto alte (i 2/3 o i 3/4 dei voti), gli Stati Uniti e il gruppo dei principali Paesi dell'Unione Europea si trovano di fatto ad avere un potere di veto, presi singolarmente (nel caso della maggioranza dei 3/4) o insieme (maggioranza dei 2/3).

Ripartizione delle quote e dei voti[modifica | modifica wikitesto]

Quote, membri e governatori (Prima dei cambiamenti nel luglio 2011)
Stato membro del FMI Quota: milioni di DPS Quota: (%) Governatore Sostituto Governatore Numero di voti Percentuale di voto
Stati Uniti Stati Uniti d'America 42,122.4 17.69[6] Timothy Geithner Ben Bernanke 421,964 16.77
Giappone Giappone 15,628.5 6.57 Yoshihiko Noda Masaaki Shirakawa 157,025 6.24
Germania Germania 14,565.5 6.13 Jens Weidmann Wolfgang Schäuble 146,395 5.82
Francia Francia 10,738.5 4.52 François Baroin Christian Noyer 108,125 4.30
Regno Unito Regno Unito 10,738.5 4.52 George Osborne Sir Mervyn King 108,125 4.30
Cina Cina 9,525.9 4.01 Zhou Xiaochuan Yi Gang 95,999 3.82
Italia Italia 7,055.5 3.24 Ignazio Visco Salvatore Rossi 95,996 3.81
Arabia Saudita Arabia Saudita 6,985.5 2.94 Ibrahim A. Al-Assaf Hamad Al-Sayari 70,595 2.81
Canada Canada 6,369.2 2.68 Jim Flaherty Mark Carney 64,432 2.56
Russia Russia 5,945.4 2.50 Aleksei Kudrin Sergey Ignatyev 60,194 2.39
India India 5,821.5 2.45 Pranab Mukherjee Duvvuri Subbarao 58,955 2.34
Paesi Bassi Paesi Bassi 5,162.4 2.17 Nout Wellink Laura B.J. van Geest 52,364 2.08
Belgio Belgio 4,605.2 1.94 Guy Quaden Jean-Pierre Arnoldi 46,792 1.86
Brasile Brasile 4,250.5 1.79 Guido Mantega Alexandre Tombini 43,245 1.72
Spagna Spagna 4,023.4 1.69 Elena Salgado Miguel Fernández Ordóñez 40,974 1.63
Messico Messico 3,625.7 1.52 Agustín Carstens Guillermo Ortiz 36,997 1.47
Svizzera Svizzera 3,458.5 1.45 Jean-Pierre Roth Eveline Widmer-Schlumpf 35,325 1.40
Corea del Sud Corea del Sud 3,366.4 1.42 Okyu Kwon Seong Tae Lee 34,404 1.37
Australia Australia 3,236.4 1.36 Wayne Swan Martin Parkinson 33,104 1.32
Venezuela Venezuela 2,659.1 1.12 Gastón Parra Luzardo Rodrigo Cabeza Morales 27,331 1.09
altri 166 stati 62,593.8 28.79 ---- ---- 667,438 30.05

I Direttori Operativi del FMI[modifica | modifica wikitesto]

Nome Nazionalità Inizio carica Fine carica
Camille Gutt Belgio Belgio 6 maggio 1946 5 maggio 1951
Ivar Rooth Svezia Svezia 3 agosto 1951 3 ottobre 1956
Per Jacobsson Svezia Svezia 21 novembre 1956 5 maggio 1963
Pierre-Paul Schweitzer Francia Francia 1º settembre 1963 31 agosto 1973
Johannes Witteveen Paesi Bassi Paesi Bassi 1º settembre 1973 16 giugno 1978
Jacques de Larosière Francia Francia 17 giugno 1978 15 gennaio 1987
Michel Camdessus Francia Francia 16 gennaio 1987 14 febbraio 2000
Horst Köhler Germania Germania 1º maggio 2000 4 marzo 2004
Rodrigo Rato Spagna Spagna 7 giugno 2004 31 ottobre 2007
Dominique Strauss-Kahn Francia Francia 1º novembre 2007 18 maggio 2011
Christine Lagarde[7] Francia Francia 5 luglio 2011 In carica

Evoluzione e politica attuale[modifica | modifica wikitesto]

Le istituzioni di Bretton Woods erano state pensate per creare un sistema di coordinamento e controllo delle politiche economiche degli Stati a livello internazionale che evitasse il ripetersi di disastrose crisi economiche come quella del 1929. In particolare il Fondo monetario doveva occuparsi di economia monetaria e la Banca Mondiale di ricostruzione e sviluppo.

Nella pratica il sistema progettato a Bretton Woods, che si basava su rapporti di cambio fissi tra le valute, tutte agganciate al dollaro il quale a sua volta era agganciato all'oro, crollò con la sospensione del gold exchange standard (vale a dire la convertibilità del dollaro in oro) da parte di Richard Nixon nel 1971.[8]

Questo ha portato a un ripensamento del ruolo del FMI, che oggi si occupa per lo più di concedere prestiti agli Stati membri in caso di squilibrio della bilancia dei pagamenti. Il FMI si occupa anche della ristrutturazione del debito estero dei paesi del cosiddetto Terzo Mondo. Il FMI impone di solito a questi Paesi dei "piani di aggiustamento strutturale" come condizioni per ottenere prestiti o condizioni più favorevoli per il rimborso del debito che costituiscono l'aspetto più controverso della sua attività. Questi piani sono infatti modellati su una visione neoliberista dell'economia e sulla convinzione che il libero mercato sia la soluzione migliore per lo sviluppo economico di questi paesi.[9]Dopotutto, la battaglia ideologica in campo economico ha visto una netta vittoria e supremazia della politica neoliberista nella storia, poiché l'alternativa ideologica, che ben si adegua alle prerogative di carattere comunista e statalista, è risultata retrograda e inefficace. Tra i punti principali essi di solito comprendono la svalutazione della moneta nazionale, la riduzione del deficit di bilancio da conseguire con forti tagli alle spese pubbliche e aumento delle imposte (e quindi privatizzazioni massicce), l'eliminazione di qualsiasi forma di controllo dei prezzi.

Maggiori prestiti erogati dal FMI[modifica | modifica wikitesto]

Critiche[modifica | modifica wikitesto]

Il Fondo monetario internazionale è fortemente criticato dal movimento no-global e da alcuni illustri intellettuali quali il premio Nobel Joseph Stiglitz, il premio Nobel Amartya Sen, Noam Chomsky e Jean-Paul Fitoussi. I critici accusano il Fondo Monetario di essere un'istituzione manovrata dai poteri economici e politici del cosiddetto Nord del mondo e di peggiorare le condizioni dei paesi poveri anziché adoperarsi per l'interesse generale.

Inoltre il sistema di voto (che chiaramente privilegia i Paesi "occidentali") è considerato da molti iniquo e non democratico. Il FMI è accusato di prendere le sue decisioni in maniera poco trasparente e d'imporle ai governi democraticamente eletti che si trovano così a perdere la sovranità sulle loro politiche economiche.

L'opinione di Joseph Stiglitz[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo libro La globalizzazione e i suoi oppositori (Globalization and Its Discontents)[9], uscito nel 2002, e in una serie di interviste ed articoli, Joseph Stiglitz, dimessosi da poco dalla vicepresidenza della Banca Mondiale, accusa il Fondo monetario di aver imposto a tutti i Paesi una "ricetta" standardizzata, basata su una teoria economica semplicistica, che ha aggravato le difficoltà economiche anziché alleviarle.

Stiglitz fornisce una serie dettagliata di esempi, come la crisi finanziaria asiatica e la transizione dall'economia pianificata al capitalismo in Russia e nei paesi ex-comunisti dell'Europa orientale: i prestiti del F.M.I. in questi paesi, secondo Stiglitz, sono serviti a rimborsare i creditori occidentali, anziché aiutare le loro economie. Inoltre il F.M.I. ha appoggiato nei Paesi ex-comunisti coloro che si pronunciavano per una privatizzazione rapida, che in assenza delle istituzioni necessarie ha danneggiato i cittadini e rimpinguato le tasche di politici corrotti e uomini d'affari disonesti. Stiglitz osserva che i risultati migliori in materia di transizione sono stati conseguiti proprio da quei paesi, come la Polonia e la Cina, che non hanno seguito le indicazioni del F.M.I., mentre in Asia il modello economico che ha permesso una massiccia crescita dell'economia di molti paesi si basa su un forte intervento statale, anziché sulle privatizzazioni.

Stiglitz sottolinea inoltre i legami di molti dirigenti del F.M.I. con i grandi gruppi finanziari americani e il loro atteggiamento arrogante nei confronti degli uomini politici e delle élite del Terzo Mondo, paragonandoli ai colonialisti di fine XIX secolo, convinti che la loro dominazione fosse l'unica opportunità di progresso per i popoli "selvaggi".

Negli anni ottanta il Fondo monetario internazionale (assieme alla Banca Mondiale) ha cercato di promuovere l'industrializzazione nell'Africa sub-sahariana, talvolta ottenendo buoni risultati ma spesso fallendo. Infatti in Senegal le politiche neoliberiste di eliminazione dei protezionismi doganali hanno contribuito alla scomparsa di interi settori industriali[10]

Le critiche nei confronti del F.M.I. hanno trovato un ulteriore argomento quando nel 2001 l'Argentina (Paese che i tecnici del F.M.I. consideravano "l'allievo modello") è andata incontro ad una terribile crisi economica. Il F.M.I. è stato accusato di avervi contribuito con le sue indicazioni o quantomeno di non aver fatto nulla per impedirla.[9][11]

L'opinione di Amartya Sen[modifica | modifica wikitesto]

Critiche al FMI sono mosse anche dal premio Nobel per l'economia Amartya Sen che, in un'intervista rilasciata a Massimiliano Melilli dell'Unità[12], dice in proposito:

  • Massimiliano Melilli: «Professore, il potere della "sacra Trinità" – Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale e Organizzazione mondiale del commercio (WTO) – fonda la sua egemonia su politiche economiche esclusiviste. Quali strumenti possiedono i Paesi del Sud del mondo per ottenere finalmente riconoscimento e legittimazione?»
  • Amartya Sen: «Non vi è dubbio che queste istituzioni siano ormai da cambiare. Per più motivi e perché rappresentano, seppure con pesi diversi, lo stesso potere. L'architettura economica mondiale va riformata in tempi brevi, con equità e giustizia. L'attuale situazione è preoccupante ma lascia anche ben sperare per il futuro. Da un lato, Fondo monetario internazionale e Organizzazione mondiale per il commercio poggiano la loro attività, a più livelli, sulla posizione del Paese più forte, gli Stati Uniti. Dall'altro, noto che, nonostante la ferrea architettura che governa l'economia globale, la Banca Mondiale, gradualmente, sta passando da posizioni rigide a posizioni meno rigide. Noto un atteggiamento mutato, d'attenzione, rispetto a tutti i temi messi in campo dai movimenti new-global. È un segnale importante, da non sottovalutare, anche nell'ottica dei Paesi del Sud del mondo. Del resto, se il mio amico James Wolfensohn, presidente della Banca Mondiale, ha dichiarato che considera prioritaria l'eliminazione della povertà in Africa, beh, evidentemente, qualcosa è cambiato nelle vecchie relazioni politiche ed economiche. Le faccio un esempio che mi riguarda personalmente. Lo stesso presidente della Banca Mondiale, di recente, mi ha chiesto di aiutare, come intellettuale, il nuovo presidente operaio del Brasile, Lula da Silva, pur conoscendo l'amicizia che da anni mi lega in Brasile a Cardoso, un grande scienziato. Penso che le idee di Lula siano importanti non solo per il Brasile e l'America Latina ma per tutto il mondo.»

L'opinione di Noam Chomsky[modifica | modifica wikitesto]

Nel suo libro Anno 501 la conquista continua Noam Chomsky[13] critica aspramente il FMI con argomenti simili a quelli di Stiglitz, riportiamo qui a titolo di esempio un passo del libro: «Secondo questo schema, la costruzione di un nuovo sistema mondiale è coordinata dal gruppo dei 7 [paesi più industrializzati, N.d.C.], dal Fondo monetario internazionale, dalla Banca Mondiale e dal "Gatt" (General Agreement on Tariffs and Trade), da ricordare anche la valutazione della Banca Mondiale secondo la quale il 31% delle esportazioni manifatturiere del Sud sono soggette a barriere non tariffarie contro il 18% di quelle del Nord, o la relazione del 1992 dello Human Development Program dell'Onu, che riesamina il divario crescente tra ricchi e poveri (attualmente, l'83% della ricchezza mondiale è nelle mani del miliardo di uomini più benestante, mentre il miliardo dei più indigenti, alla base della scala, ne possiede solamente l'1,4%); il raddoppio di tale divario dal 1960 è attribuito alle direttive del Fondo monetario internazionale e della Banca Mondiale, ed al fatto che ben 20 su 24 paesi industrializzati sono più protezionisti oggi di quanto lo fossero un decennio fa, compresi gli Usa che celebrarono la rivoluzione reaganiana raddoppiando in proporzione il numero dei prodotti importati sottoposti a misure restrittive.»

Sempre nello stesso libro Chomsky riporta la seguente osservazione fatta dall'Economist: «Il risultato finale di decenni di prestiti per lo sviluppo è che i paesi poveri hanno recentemente trasferito più di 21 miliardi di dollari all'anno nei forzieri dei ricchi - osserva l' Economist riassumendo questo triste scenario.»

Opinioni di altri intellettuali[modifica | modifica wikitesto]

Critiche al Fondo monetario internazionale sono mosse anche dall'economista Francese Jean-Paul Fitoussi.[14]

Le difese del FMI[modifica | modifica wikitesto]

Il fondo monetario più volte si è difeso da queste accuse, per esempio è possibile trovare qualche dettaglio nella puntata della trasmissione televisiva di Rai 3, Report: Un debito senza fondo, andata in onda l'8 dicembre 1999[15] della quale segue uno stralcio:

  • Paolo Barnard: «E infatti questa è l'accusa: che il Fondo monetario internazionale sia uno strumento nelle mani dei suoi membri più forti, in particolare di uno, gli Stati Uniti d'America.»
  • Anthony Boote del Fondo monetario internazionale, Washington: «Il Fondo monetario internazionale rappresenta tutte le nazioni-membro, non solo i governi occidentali. Inoltre è assurdo attribuire a noi i malanni di paesi che erano poveri ben prima della crisi del debito. All'opposto il gruppo dei governi ricchi del Fondo monetario ha ridotto il debito delle nazioni più povere proprio per non strangolarne le economie.»
  • Paolo Barnard: «Ci risulta invece che dall''85 a oggi il loro debito sia raddoppiato e si dice che vi abbiano già restituito nove dollari per ogni dollaro preso in prestito.»
  • Anthony Boot: «Storicamente questo è falso. La realtà è che le nazioni più povere hanno ricevuto tre o quattro volte di più in crediti di quanto non abbiano mai restituito ai paesi occidentali. Non dovete confondere il debito originario con il debito che è stato ripagato. Quest'ultimo è solo una piccola parte del totale e, lo ripeto, noi al Fondo monetario facciamo di tutto per aiutarli.»

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Nathan Jensen, Crisis, Conditions, and Capital: The Effect of the International Monetary Fund on Foreign Direct Investment in Journal of Conflict Resolution, 2004, pp. 194–210.
  2. ^ (EN) Cooperation and Reconstruction (1944-71). URL consultato il 18 marzo 2012.
  3. ^ [1] IMF History and Structural Adjustment Conditions, UC Atlas of Global Inequality in Economic Crises ultimo accesso 18 marzo 2012
  4. ^ F. Cesarano, Gli accordi di Bretton Woods, Bari, Laterza.
  5. ^ Barry Eichengreen, Hegemonic Stability Theories of the International Monetary System, in: R.N. Cooper, B. Eichengreen, C.R. Henning, G. Holtham, e R.D. Putnam, The Brookings Institution, Washington (D.C.). 1989.
  6. ^ IMF Members' Quotas and Voting Power, and IMF Board of Governors
  7. ^ FMI -Press Release n. 11/259 del 28 giugno 2011
  8. ^ Si differenza dal gold standard, dove ogni moneta era direttamente collegata al cambio in oro.
  9. ^ a b c Joseph E. Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Torino, Einaudi, marzo 2006, ISBN 978-88-06-17336-4.
  10. ^ Jacques Giri, Africa in crisi, trent'anni di non-sviluppo, Torino, Società Editrice Internazionale, 1991 ISBN 88-05-05161-6, Capitolo 3, p. 90
  11. ^ Targetti e Fracasso, Le sfide della globalizzazione. Storia, politiche e istituzioni, Brioschi Editore, 2008
  12. ^ Intervista ad Amartya Sen di Massimiliano Melilli, L'UNITÁ, 31 gennaio 2003 [2]
  13. ^ Noam Chomsky, Anno 501 la conquista continua. L'epopea dell'imperialismo dal genocidio coloniale ai nostri giorni, editore Gamberetti, 1993, ISBN 978-8879900041
  14. ^ J-P FITOUSSI – Due o tre cose che so sulla crisi, «La Repubblica» del 30 settembre 2009
  15. ^ Report: Un debito senza fondo, 8 dicembre 1999

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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