Petrolio

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Bottiglia con un campione di petrolio non raffinato

Il petrolio (dal termine tardo latino petroleum, composto di petrae, "della roccia", e oleum, "olio", cioè "olio di roccia"[1]), anche detto oro nero, è un liquido infiammabile, denso, di colore che può andare dal nero al marrone scuro, passando dal verdognolo fino all'arancione, che si trova in alcuni giacimenti entro gli strati superiori della crosta terrestre. È composto da una miscela di vari idrocarburi (in prevalenza alcani, ma con variazioni nell'aspetto, nella composizione e nelle proprietà fisico-chimiche).

Indice

Cenni storici

Il petrolio accompagna la storia dell'uomo da secoli: la parola greca naphtha fu utilizzata inizialmente per indicare il fiammeggiare tipico delle emanazioni petrolifere. I popoli dell'antichità conoscevano i giacimenti di petrolio superficiali, che utilizzavano per produrre medicinali e bitume o per alimentare le lampade.

Non mancarono anche gli usi bellici del petrolio. Già nell'Iliade, Omero narra di un "fuoco perenne" lanciato contro le navi greche. Il "fuoco greco" dei bizantini era un'arma preparata con petrolio, una miscela di olio, zolfo, resina e salnitro, che non poteva essere spenta dall'acqua; questa miscela era cosparsa sulle frecce o lanciata verso le navi nemiche per incendiarle.

Il petrolio era conosciuto anche nell'antico Medio Oriente. Marco Polo, ne Il Milione, parla del petrolio con le seguenti parole:

« Ancor vi dico che in questa Grande Erminia (Armenia) è l'arca di Noè in su una grande montagna, ne le confine di mezzodie in verso il levante, presso al reame che si chiama Mosul, che sono cristiani, che sono iacopini e nestarini (nestoriani), delli quali diremo inanzi. Di verso tramontana confina con Giorgens (l'attuale Georgia), e in queste confine è una fontana, ove surge tanto olio e in tanta abondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma non è buono a mangiare, ma sí da ardere, e buono da rogna e d'altre cose; e per tutta quella contrada non s'arde altr'olio. »
(Marco Polo, Il Milione)

Il petrolio venne introdotto in Occidente soprattutto come medicinale, in seguito all'espansionismo arabo. Le sue doti terapeutiche si diffusero con grande rapidità e alcune fonti d'olio a cielo aperto, come l'antica Blufi (santuario della "Madonna dell'olio") e Petralia in Sicilia, divennero noti centri termali dell'antichità.

Il valore del petrolio come fonte di energia trasportabile e facilmente utilizzabile, usata dalla maggioranza dei veicoli (automobili, camion, treni, navi, aeroplani) e come base di molti prodotti chimici industriali, lo rende dall'inizio del XX secolo una delle materie prime più importanti del mondo. L'accesso al petrolio è stato uno dei principali fattori scatenanti di molti conflitti militari, compresi la Seconda guerra mondiale e la guerra del Golfo. La maggior parte delle riserve facilmente accessibili è collocata nel Medio Oriente, una regione politicamente instabile.

Campo di estrazione petrolifera in California, 1938

L'industria petrolifera nacque negli anni 1850 negli Stati Uniti (nei pressi di Titusville, Pennsylvania), per l'iniziativa di Edwin Drake. Il 27 agosto 1859 venne aperto il primo pozzo petrolifero redditizio del mondo. L'industria crebbe lentamente durante il 1800 e non diventò di interesse nazionale (USA) fino agli inizi del ventesimo secolo; l'introduzione del motore a combustione interna fornì la domanda che ha poi largamente sostenuto questa industria. I primi piccoli giacimenti "locali" in Pennsylvania e in Ontario sono stati velocemente esauriti, portando ai " boom petroliferi" in Texas, Oklahoma, e California. Altre nazioni avevano considerevoli riserve petrolifere nei loro possedimenti coloniali, e incominciarono ad utilizzarli a livello industriale.

Sebbene negli anni cinquanta il carbone fosse ancora il combustibile più usato nel mondo, il petrolio cominciò a soppiantarlo. Agli inizi del ventunesimo secolo circa il 90% del fabbisogno di combustibile è coperto dal petrolio. In conseguenza della crisi energetica del 1973 e della crisi energetica del 1979 si è sollevato l'interesse nella pubblica opinione sui livelli delle scorte di petrolio, portando alla luce la preoccupazione che essendo il petrolio una risorsa limitata essa sia destinata ad esaurirsi (almeno come risorsa economicamente sfruttabile).

Il prezzo di un barile di petrolio è aumentato, dagli 11 dollari del 1998 a circa 147, per poi ripiegare (a causa della recessione globale, ma anche delle "prese di beneficio" degli speculatori), fino a 45 nel dicembre 2008. In seguito le quotazioni del greggio hanno ripreso a crescere per installarsi solidamente al di sopra dei 100 dollari nel marzo 2011. Data l'elevata volatilità del prezzo di un barile, l'OPEC ha preso in valutazione di tagliare la produzione per far aumentare i costi dell'oro nero[senza fonte] (per fare un esempio: se un barile aumenta di un dollaro, negli Emirati Arabi Uniti arrivano oltre 100 milioni di dollari di guadagni[senza fonte]). Tuttavia il re dell'Arabia Saudita ʿAbd Allāh si è detto disponibile ad aumentare l'estrazione di petrolio per riportarlo ad un prezzo ragionevole[senza fonte].

Esistono e sono continuamente allo studio fonti alternative e rinnovabili di energia, sebbene la misura in cui queste possano rimpiazzare il petrolio e i loro eventuali effetti negativi sull'ambiente sono attualmente oggetto di dibattito.

Composizione

Composizione chimica del petrolio

Il petrolio è una miscela costituita principalmente da idrocarburi (cioè composti chimici le cui molecole sono formate da idrogeno e carbonio); gli idrocarburi presenti nel petrolio appartengono alle classi degli alcani (lineari e ramificati), cicloalcani e idrocarburi aromatici (mono-, bi- e poli- ciclici).[1][2] Il rapporto tra queste tre tipologie di idrocarburi varia a seconda del giacimento petrolifero da cui viene estratto il petrolio: considerando una media a livello mondiale, un petrolio tipico contiene il 30% di paraffine, il 40% di nafteni, il 25% di idrocarburi aromatici, mentre il restante 5% è rappresentato da altre sostanze;[2] nel caso di petroli ad elevato contenuto di alcani si parla di "petroli paraffinici", mentre i petroli ad elevato contenuto di cicloalcani vengono detti "petroli naftenici".[1][2] I petroli paraffinici sono più abbondanti nelle zone più profonde del sottosuolo, mentre i petroli naftenici sono più abbondanti nelle zone più vicine alla superficie.[2]

Sono presenti inoltre composti solforati (solfuri e disolfuri), azotati (chinoline e piridine) e ossigenati (acidi naftenici, terpeni e fenoli[2]), in percentuale variabile anche se la loro percentuale in massa, complessivamente, difficilmente supera il 7%.

Data l'elevata complessità di tale miscela, per definire la composizione di un particolare petrolio, anziché indicare le sostanze che lo costituiscono, si preferisce indicarne la composizione elementare, che è rappresentata principalmente da carbonio e idrogeno, essendo il petrolio una miscela costituita prevalentemente da idrocarburi.

La tabella seguente mostra gli intervalli di composizione (espressi come percentuali in peso) dei singoli elementi che costituiscono tipicamente un particolare petrolio:[2]

Elemento min (%wt) max (%wt)
C 79,5 88,5
H 10 15,5
altri elementi 0 5

Gli altri elementi presenti nel petrolio sono principalmente eteroatomi, quali ad esempio lo zolfo (0,05-8%wt), l'azoto (0,02-1,3%wt) e l'ossigeno (0,05-3%wt). Sono inoltre presenti atomi metallici in quantità modeste (quali nichel, vanadio, cobalto, cromo, cadmio, piombo, arsenico e mercurio), tuttavia per la lavorazione in raffineria bisogna tenere conto della loro presenza, in quanto molti processi usano catalizzatori che vengono inibiti da tali metalli. Inoltre i prodotti finali (generalmente i tagli più pesanti come il gasolio), risultandone più "ricchi", producono maggiori ceneri e particolato.

Caratterizzazione e classificazione del petrolio

Esistono centinaia di petroli diversi. Essi si differenziano per i differenti rendimenti, il tenore in zolfo, in metalli pesanti ed in funzione della loro acidità. Frequentemente (ma questa non è una regola) i grezzi più pesanti sono anche quelli che hanno un tenore in zolfo più elevato. È invece sistematico che per un determinato petrolio le frazioni alto-bollenti hanno un tenore in zolfo più elevato delle frazioni basso-bollenti.

Da un punto di vista generale (anche se esistono delle eccezioni) i petroli che contengono una quantità più elevata di frazioni leggere sono più costosi. Un altro parametro che influenza il valore del petrolio grezzo è in contenuto in zolfo. Quest'ultimo infatti deve essere allontanato durante l'operazione di raffinazione e questa operazione di purificazione è tanto più onerosa quanto più alto è il tenore in zolfo.

Altri parametri che influenzano il valore del grezzo sono la sua acidità ed il tenore in metalli pensanti, quali il vanadio. La conoscenza di questi due ultimi parametri sono di grande importanza allorché si il grezzo è raffinato. Infatti petroli acidi o con contenuti di Vanadio elevati richiedono impianti particolarmente resistenti alla corrosione e dunque costruiti con acciai speciali.

Va inoltre ricordato che a livello commerciale le varie partite di petrolio non hanno lo stesso valore commerciale. I seguenti criteri forniscono una linea guida su come distinguere un petrolio pregiato da uno scadente:

  • tenore di zolfo: maggiore è la presenza di zolfo o di altri eteroatomici, più spinta sarà la relativa lavorazione con maggiori costi di esercizio d'impianto. Infatti la presenza di zolfo va limitata sia per motivazioni ambientali, sia per la salvaguardia delle parti più delicate dell'impianto;
  • percentuale di benzine: a livello commerciale la benzina è il taglio più costoso e quindi più remunerativo per una azienda petrolifera; non a caso molti processi di lavorazione puntano all'aumento delle quantità e qualità delle benzine, alleggerendo i tagli pesanti (cracking) o appesantendo quelli leggeri; da questo punto di vista un petrolio ricco di benzina presenta un valore commerciale maggiore;
  • densità: un petrolio più denso contiene un maggior numero di molecole condensate, ovvero i costituenti del residuo della colonna da topping; quindi sono necessarie lavorazioni più gravose in termini di temperatura (come il visbreking), per cercare di rompere le molecole condensate e convertirle in tagli leggeri.

Grado API

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gradi API.

In ambito petrolifero si usa un'espressione particolare per esprimere la densità: il grado API.

La densità e il grado API sono correlate dalla relazione

°API = 141,5/ρ* - 131,3

dove ρ* è la densità relativa rispetto all'acqua. Da questa relazione discende che un olio della stessa densità dell'acqua presenta 10°API, se è più pesante presenta un valore minore di 10°API, mentre se è più leggero presenta un valore del grado API maggiore di 10°API. Pertanto un petrolio pregiato avrà un alto valore di grado API.

A titolo di esempio, tra i petroli pregiati figura quello di Brega (Libia) che ha 42°API con un tenore di zolfo pari allo 0,2%.

Distillazione frazionata TBP

Non esistono due petroli identici e talvolta all'interno dello stesso giacimento la composizione tende a variare nel tempo o in funzione della localizzazione del punto di estrazione. Per questo motivo per poter caratterizzare ogni tipo di petrolio si ricorre all'operazione, detta di distillazione frazionata TBP (True Boiling Point). Questa metodologia è descritta negli standard ASTM D86 e D2892, che definiscono le condizioni normalizzate per realizzare l'operazione. L'operazione è condotta prendendo una quantità predefinita di petrolio grezzo e sottoponendola a riscaldamento a pressione atmosferica.

Sotto effetto del riscaldamento il campione di petrolio comincia ad evaporare, e per prime le frazioni più leggere. I vapori di petrolio che man mano evaporano sono raffreddati, condensati e raccolti in un recipiente graduato. Le frazioni più volatili (dette basso-bollenti) sono le prime ad evaporare ed in seguito evaporano quelle meno volatili (dette alto-bollenti). Durante questa operazione di distillazione il campione di petrolio diventa progressivamente sempre meno volatile e dunque occorre riscaldare il campione a temperature sempre più elevate per poterlo distillare. L'obiettivo del test è di misurare in funzione degli intervalli di temperatura ai quali è soggetto il campione quale è il rendimento percentuale della corrispondente frazione evaporata. Il test è interrotto quando il campione raggiunge la temperatura di 550 °C, perché a questa temperatura intervengono delle reazioni di cracking che modificano la natura chimica delle molecole. Il volume che resta a 550 °C è detto residuo.

I risultati del test TBP sono di notevole interesse perché permettono di caratterizzare i diversi tipi di petrolio. Questo è essenziale per poterne definire il valore di mercato e per poter prevedere quali saranno i rendimenti quando il grezzo petrolifero arriva in raffineria per essere raffinato.

La tabella seguente mostra le composizioni di due petroli (petrolio Souedia, che ha origine in Siria e petrolio Zarzaitine, che ha origine in Algeria) ottenute tramite distillazione TBP sull'intervallo di temperatura 15-550 °C.

Zarzaitine (0,14%S) Souedia (3,91%S)
T [°C]  % in peso  % in volume T [°C]  % in peso  % in volume
15-80 6,685 8,219 15-80 4,028 5,613
80-150 15,904 17,497 80-150 7,841 9,801
150-230 15,914 16,378 150-230 9,751 11,204
230-375 27,954 26,977 230-375 20,619 21,529
375-550 21,303 19,409 375-550 25,263 24,159
>550 9,497 8,044 >550 31,193 26,179

È importante tenere presente che questi tagli petroliferi sono il risultato della sola operazione di distillazione e che in raffineria molteplici altre operazioni sono condotte per produrre prodotti di uso finale. In effetti le frazioni risultanti dall'operazione di distillazione non sono pronte per l'uso e richiedono ulteriori stadi di lavorazione.

Formazione e presenza in natura

Teoria biogenica del petrolio

Rappresentazione schematica di un reservoir di petrolio.

La teoria biogenica del petrolio indica che il petrolio deriva dalla trasformazione ad opera di batteri anaerobi di materia organica marina rimasta sepolta (quindi in assenza di ossigeno).[1]

Il primo a sostenere che petrolio e metano sono prodotti della trasformazione di materiale biologico in decomposizione fu lo scienziato russo Lomonosov nel XVIII secolo. La sua teoria fu confermata nel 1877 da Mendeleev.

Una volta generati, gli idrocarburi migrano verso l'alto attraverso i pori della roccia in virtù della loro bassa densità. Se nulla blocca la migrazione questi idrocarburi affiorano in superficie. A questo punto le frazioni più volatili evaporano e resta un accumulo di bitume, che è pressoché solido a pressione e temperatura atmosferica. Storicamente gli accumuli naturali di bitume sono usati per usi civili (impermeabilizzare il legno) o militari come il fuoco greco. Tuttavia nel percorso di migrazione, gli idrocarburi possono accumularsi in rocce porose (dette anche rocce madri) e restare bloccati da uno strato di roccia impermeabile. In questo caso si può creare una zona di accumulo, detta anche "trappola petrolifera" (o reservoir). Perché le rocce porose possano costituire un reservoir, è necessario che queste rocce siano al di sotto di rocce meno permeabili (normalmente argille o evaporiti), in maniera tale che gli idrocarburi non abbiano la possibilità di risalire sino alla superficie terrestre.

È perciò errato credere (nonostante l'idea comune possa suggerirlo) che il petrolio formi laghi o fiumi sotterranei. Il petrolio impregna rocce porose. Poiché nel giacimento vigono forti pressioni, il petrolio risale naturalmente verso la superficie in virtù del gradiente di pressione esistente nel momento in cui il giacimento è raggiunto in seguito ad una operazione di trivellazione.

Una conformazione geologica che costituisce un caso tipico di "trappola petrolifera" è la piega anticlinale. Questo tipo di configurazione costituisce di gran lunga il caso più frequente di "trappola petrolifera", anche se può accadere che il petrolio si accumuli in corrispondenza di fratture tettoniche o attorno a dei giacimenti di sale. All'interno del reservoir si viene quindi a trovare una miscela di idrocarburi liquidi e gassosi (in proporzioni variabili). Gli idrocarburi gassosi costituiscono gas naturale (metano ed etano) e riempiono le porosità superiori. Quelli liquidi (nelle condizioni di pressione esistenti nel giacimento, cioè svariate centinaia di atmosfere) occupano le zone inferiori del reservoir. In virtù dell'origine marina della materia organica all'origine del petrolio, quasi inevitabilmente gli idrocarburi sono associati ad acqua; è frequente la situazione per la quale all'interno della roccia madre si trovino tre strati: uno superiore di gas naturale, uno intermedio costituito da idrocarburi liquidi ed uno inferiore di acqua salata. Nelle operazioni di messa in produzione di un giacimento si presta notevole attenzione alla profondità alla quale si situa lo strato di acqua perché questa informazione è necessaria per calcolare il rendimento teorico del giacimento.

È frequente la situazione per la quale il giacimento di idrocarburi contiene unicamente metano ed etano. In questo caso si parlerà di giacimento di gas naturale. Se gli idrocarburi liquidi più pesanti presenti nel giacimento non superano i dodici-quindici atomi di carbonio (C12 - C15) si parlerà di giacimento di condensato, sovente associato a gas naturale. Se negli idrocarburi liquidi presenti sono rappresentate molecole più lunghe si è in presenza di un giacimento di petrolio propriamente detto.

Teorie abiogene

Secondo le teorie abiogene (o abiotiche) il petrolio si è formato attraverso processi non biologici.

Fra i teorici dell'origine abiogena c'è il professor Thomas Gold che nel 1992 pubblicò la sua teoria della profonda biosfera calda, allo scopo di spiegare il meccanismo dell'accumulo di idrocarburi nei giacimenti profondi.

Nel 2001 J. Kenney dimostrò che secondo le leggi della termodinamica non sarebbe possibile la trasformazione a basse pressioni di carboidrati o altro materiale biologico in catene idrocarburiche. Infatti il potenziale chimico dei carboidrati varia da -380 a -200 kcal/mol, mentre il potenziale chimico degli idrocarburi è maggiore di 0 kcal/mol. Siccome le trasformazioni termodinamiche evolvono verso condizioni a potenziale chimico più basso, la trasformazione citata non può avvenire. Il metano non si polimerizza a basse pressioni ad alcuna temperatura.

Talvolta, giacimenti di gas naturale e petrolio ritenuti in fase di esaurimento, si riempono di nuovo; questo processo può essere alimentato solo da depositi profondi, percorrendo la sequenza di fenomeni che portò alla formazione iniziale. La teoria abiotica sostiene che tutti gli idrocarburi naturali siano di origine abiotica, ad eccezione del metano biogenico (spesso chiamato gas di palude), che è prodotto in prossimità della superficie terrestre attraverso la degradazione batterica di materia organica sedimentata.

Una teoria dell'origine abiotica del petrolio ritiene che al momento della formazione della Terra si siano formati dei significativi depositi di carbonio, ora preservati solo nel mantello superiore. Questi depositi, trovandosi in condizioni di elevata temperatura e pressione, catalizzerebbero la polimerizzazione di molecole di metano, fino a formare lunghe catene idrocarburiche.[3]

Una variante di questa teoria prevede l'idrolisi di peridotiti del mantello, con conseguente formazione di un fluido ricco in idrogeno e con metalli catalizzatori (come nichel, cromo, cobalto o vanadio), che risalendo, dilaverebbe le rocce carbonatiche superiori, generando idrocarburi. Questa reazione chimica ipotizzata è la stessa che si avrebbe nel processo industriale della sintesi di Fischer-Tropsch.

Studi sulle riserve del petrolio

Grafico rappresentativo della produzione petrolifera, mostrante il picco di Hubbert.

Per riserve di petrolio si intende la quantità di idrocarburi liquidi che si stima potranno essere estratti in futuro dai giacimenti già scoperti.

Generalmente i volumi che potranno essere estratti da giacimenti non ancora sfruttati sono denominati riserve.

La determinazione delle riserve è condizionata dalle incertezze tecniche ed economiche. Le incertezze tecniche derivano dal fatto che i volumi di idrocarburo contenuti nel giacimento sono stimati quasi esclusivamente attraverso dati ottenuti con metodi indiretti (tra i più diffusi la prospezione sismica e le misure di proprietà fisiche delle rocce nei pozzi). Le informazioni dirette sono necessariamente poche, se confrontate con l'eterogeneità delle rocce serbatoio, in quanto provengono dalla perforazione dei pozzi, che è molto costosa.

Le incertezze di tipo economico includono la difficoltà di poter prevedere l'andamento futuro dei costi di estrazione e dei prezzi di vendita dell’idrocarburo (mediamente la vita produttiva di un giacimento è di 10-20 anni). Anche la disponibilità commerciale di nuove tecnologie di estrazione è difficilmente prevedibile con totale certezza. Il livello di incertezza sulle riserve è quindi massimo quando vengono stimati potenziali nuovi giacimenti, diminuisce nel momento della loro scoperta tramite perforazioni di pozzi, e durante il periodo produttivo e diviene nullo quando le riserve producibili del giacimento sono azzerate in quanto tutti gli idrocarburi estraibili sono effettivamente stati prodotti.

Il grado di aleatorietà delle riserve è espresso attraverso la loro classificazione secondo categorie definite. Esistono diversi schemi di classificazione, quella della Society of Petroleum Engineers (SPE) è internazionalmente diffuso e distingue tra Risorse (idrocarburi non ancora scoperti o non commerciali) e Riserve (idrocarburi scoperti e commerciali). Le Riserve infine sono classificate come certe, probabili e possibili secondo un grado di incertezza crescente. Questo stesso schema è stato inserito all’interno del sistema di classificazione delle risorse naturali, esclusa l’acqua, pubblicato dalle Nazioni Unite nel 2004 sotto il nome di United Nations Framework Classification (UNFC).

L'impossibilità di calcolare esattamente la quantità di riserve e di risorse, dà spazio a diverse previsioni più o meno ottimistiche.

Nel 1972 uno studio autorevole, commissionato al MIT dal Club di Roma (il famoso Rapporto sui limiti dello sviluppo), affermò che nel 2000 sarebbero state esaurite circa il 25% delle riserve mondiali di oro nero. Il rapporto, però, fu frainteso, e i più pensarono che predicesse la fine del petrolio entro il 2000.

La situazione oggi appare più grave di quanto il MIT avesse predetto. Dai dati pubblicati annualmente dalla BP si rileva che la quantità di petrolio utilizzata dal 1965 al 2004 è di 116 miliardi di tonnellate, le riserve ancora disponibili nel 2004 sono valutate in 162 miliardi di tonnellate.

Con questi valori si può facilmente calcolare che, escludendo i nuovi giacimenti che saranno scoperti nei prossimi anni, è già stato consumato il 42% delle riserve inizialmente disponibili, in altre parole si avvicina il momento del raggiungimento del "picco" dell'estrazione. Secondo la BP, il petrolio disponibile è sufficiente per circa 40 anni a partire dal 2000, supponendo di continuarne l'estrazione al ritmo attuale, quindi senza tenere conto della continua crescita della domanda mondiale, che si colloca intorno al 2% annuo. Ma al momento dell'estrazione dell'ultima goccia di petrolio, l'umanità dovrà già da tempo aver smesso di contare su questa risorsa, in quanto man mano che i pozzi si vanno esaurendo la velocità con cui si può continuare ad estrarre decresce, costringendo a ridurre i consumi o utilizzare altre fonti energetiche.

Diversi altri studi hanno in tutto o in parte confermato queste conclusioni; in particolare sono da menzionare quelli del geologo americano Marion King Hubbert (vedi anche picco di Hubbert) e in seguito, a partire da questi, quelli di Colin Campbell e Jean Laherrère.

Secondo questi studi la quantità di petrolio estratto da una nazione segue una curva a campana e la massima estrazione di greggio per unità di tempo la si ha quando si è prelevato metà di tutto il petrolio estraibile. Questo è quanto si è verificato negli USA (i 48 stati continentali - lower 48 - esclusa l'Alaska) in cui l'estrazione di petrolio ha avuto un massimo nel 1971 (circa 9 milioni di barili al giorno) e poi è declinata come in una curva a campana secondo quanto previsto da Hubbert.

Altri studi di diversa matrice (in gran parte di economisti) sostengono che la tecnologia continuerà a rendere disponibili per l'industria idrocarburi a basso costo e che sulla Terra ci sono vaste riserve di petrolio "non convenzionale" quali le sabbie bituminose, gli scisti bituminosi consentiranno nel futuro l'uso del petrolio per un periodo di tempo ancora molto lungo.

L'Agenzia internazionale dell'energia nel 2008 ha stimato che la produzione di petrolio sia destinata a calare del 9,1% annuo, o almeno il 6,4% se aumentassero gli investimenti; le stime corrette dell'agenzia abbassano tale dato al 5%[4] e considerano più probabile il 6,7%.[5]

Paesi con le maggiori riserve di petrolio

Riserve di petrolio a livello mondiale (dati relativi al 2009).

Qui di seguito sono elencati i primi 20 paesi per riserve certe di petrolio all'anno 2011.
Per vita media residua si intende la stima della durata delle riserve ai ritmi di estrazione dell'anno 2011.[6]

Paese Milioni di barili (bbl)  % sul totale Vita media residua
1 Venezuela Venezuela 296.500 17,9% ND
2 Arabia Saudita Arabia Saudita 265.500 16,1% 65,2
3 Canada Canada 175.200 10,6% ND
4 Iran Iran 151.200 9,1% 95,8
5 Iraq Iraq 143.100 9,1% ND
6 Kuwait Kuwait 101.500 6,1% 97,0
7 Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti 97.800 5,9% 80,7
8 Russia Russia 88.200 5,3% 23,5
9 Libia Libia 47.100 2,9% ND
10 Nigeria Nigeria 37.200 2,3% 41.5
11 Stati Uniti Stati Uniti 30.900 1,9% 10,8
12 Kazakistan Kazakistan 30.000 1,8% 44,7
13 Qatar Qatar 24.700 1,5% 39,3
14 Brasile Brasile 15.100 0,9% 18,8
15 Cina Cina 14.700 0,9% 9,9
16 Angola Angola 13.500 0,8% 21,2
17 Algeria Algeria 12.200 0,7% 19,3
18 Messico Messico 11.400 0,7% 10,6
19 Azerbaigian Azerbaigian 7.000 0,4% 20,6
20 Norvegia Norvegia 6.900 0,4% 9,2
  Resto del mondo 81.200 6,1% *
Totale 1.652.600 100% 54,2
46 Italia 1.400 0,1% 34,3

I volumi si riferiscono alle riserve certe. Sono escluse le stime ufficiali delle sabbie bituminose canadesi (pari a circa 143.300 milioni di barili) relative ai progetti oggetto di sviluppo attivo, ai liquidi separati dal gas naturale ( "Natural Gas Liquids - NGL") e ai liquidi condensati dai gas naturali ("gas condensate").

Produzione del petrolio

Suddivisione principale dell'industria petrolifera, del gas naturale e dei prodotti derivati dal petrolio.

Il ciclo produttivo del petrolio e dei prodotti derivati dal petrolio attraversa differenti fasi produttive, raggruppate tradizionalmente in tre insiemi di processi:

  • upstream: comprende l'insieme delle procedure da svolgere allo scopo di ricavare il petrolio greggio dal sottosuolo; le principali procedure di upstream sono: la ricerca del giacimento (esplorazione), la predisposizione di pozzi per il sollevamento del petrolio (perforazione) e il processo di sollevamento del petrolio dal sottosuolo (estrazione);
  • midstream: comprende le procedure relative al trasporto del petrolio dal sito di estrazione al sito di raffinazione e lo stoccaggio del petrolio;
  • downstream: comprende i processi di trasformazione del petrolio (raffinazione) allo scopo di ottenere i prodotti derivati dal petrolio destinati al commercio e la loro distribuzione e vendita.

Siccome assieme al petrolio dai giacimenti viene prelevato anche gas naturale, le tre fasi sono riferite al ciclo produttivo del gas naturale. In particolare i processi di upstream sono finalizzati all'ottenimento di entrambe le materie prime (petrolio e gas naturale), mentre i processi di midstream e downstream sono diversificati a seconda che siano riferiti al petrolio o al gas naturale.

Esplorazione

Mappa delle spedizioni inviate tra il 1947 e il 1950 dalla Iraq Petroleum Company per la ricerca del petrolio nell'Arabia meridionale.

La fase di esplorazione rappresenta la fase di ricerca dei giacimenti di petrolio, finalizzata alla sua estrazione. Tale ricerca viene svolta in genere attraverso prospezione geofisica, che consiste in un'indagine delle proprietà fisiche del sottosuolo da cui è possibile determinare la presenza di particolari disomogeneità delle proprietà del terreno, associate alla presenza di trappole strutturali o altre strutture di accumulo di idrocarburi.

Estrazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Estrazione del petrolio.

Alla fase di esplorazione segue la fase di estrazione del petrolio. L'estrazione avviene attraverso la costruzione di apposite torri di perforazione (dette derrick), che nel caso di impianti off-shore (cioè in corrispondenza delle aree marine[1]) sono posizionate su una piattaforma petrolifera.

In genere il deposito di petrolio si trova ad elevata pressione, per cui risale spontaneamente attraverso il pozzo petrolifero, mentre negli altri casi è necessario utilizzare delle pompe petrolifere per sollevarlo;[1] tali pompe possono essere utilizzate anche quando il petrolio risale spontaneamente, in modo da velocizzarne ulteriormente la risalita.[1]

Trasporto

Successivamente all'estrazione, il petrolio viene trasportato per mezzo di oleodotti o petroliere fino al sito in cui verrà svolta la raffinazione.[1]

Trasformazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Raffineria di petrolio.

Dopo il processo di estrazione, eseguito mediante trivellazione, il petrolio greggio viene trasportato verso stabilimenti (raffinerie di petrolio), dove avvengono le operazioni di trasformazione che permettono di produrre a partire dal grezzo petrolifero una serie di prodotti di uso comune. I prodotti finali includono: GPL, benzina, cherosene, gasolio, oli lubrificanti, bitumi, cere e paraffine. Le operazioni attraverso le quali il grezzo petrolifero viene trasformato sono molteplici e di diversa natura.

Procedendo in ordine, le principali lavorazioni sono:

  • decantazione, e separazione dell'acqua;
  • dissalazione;
  • distillazione atmosferica (detta anche topping);
  • distillazione sotto vuoto (detta anche vacuum);
  • reforming;
  • desolforazione;
  • cracking, alchilazione, isomerizzazione.

La tabella seguente indica, orientativamente, gli intervalli di temperature di ebollizione delle frazioni di distillazione del petrolio (a pressione atmosferica, in gradi Celsius), detti anche tagli petroliferi:[7]

Prodotto petrolifero Temperatura di ebollizione (°C) Utilizzi
metano e altri gas combustibili -160 ÷ -40 combustibili di raffineria
propano -40 Gas di petrolio liquefatti (combustibile per autotrazione o per riscaldamento)
butano -12 ÷ 1 utilizzato per aumentare la volatilità della benzina
etere di petrolio 0 ÷ 70 solvente
nafta leggera -1 ÷ 150 componente di combustibile per automobili
nafta pesante 150 ÷ 205 materia prima per il reforming, combustibile per jet
benzina -1 ÷ 180 combustibile per motori
cherosene 205 ÷ 260 combustibile
gasolio leggero 260 ÷ 315 carburante per motori Diesel / riscaldamento
gasolio pesante 315 ÷ 425 materia prima per cracking catalitico
olio lubrificante > 400 olio per motori
bitume, asfalto frazioni rimanenti pavimentazione stradale

Ogni taglio petrolifero è costituito da molecole di lunghezza comparabile. Poiché l'operazione di distillazione non può essere perfetta, ogni taglio petrolifero contiene un po' del taglio più leggero ed un po' del taglio più pesante. Per questo motivo gli intervalli di ebollizione di un taglio "ricoprono" parzialmente quelli del taglio immediatamente più leggero ed immediatamente più pesante.

I gas che si formano nelle varie parti di impianto (metano, etano, propano e butano) vengono raccolti ed usati per produrre energia per il funzionamento della raffineria o valorizzati come prodotti finiti.

Il taglio che costituisce la benzina dovrà subire varie lavorazioni, in quanto la benzina da topping presenta uno scarso numero di ottano, pertanto si ricorre ai processi di isomerizzazione, reforming.

La parte pesante viene inviata al vacuum per recuperare i combustibili liquidi rimasti nel fondo della colonna da topping:

  • cracking catalitico, hydrocracking e visbreaking per aumentare ulteriormente la resa in combustibili liquidi;
  • alchilazione (per convertire parte dei gas in benzina);
  • delay coking (produzione di coke).

Vi sono poi altre lavorazioni per recuperare le paraffine e le cere (vasellina) , usate anche nella cosmetica. Lo scarto finale costituisce il bitume usato, una volta miscelato con pietrisco fine e sabbia, per la pavimentazione stradale. Nel novero dei prodotti di raffineria rientra anche lo zolfo ottenuto dal processo di desolforazione. Va infine ricordato che il petrolio (nel taglio della virgin nafta) è anche materia prima per l'industria petrolchimica per la produzione di plastiche.

Prodotti derivati dal petrolio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prodotti derivati dal petrolio.

Le catene molecolari nell'intervallo di C5-7 sono nafte leggere ed evaporano facilmente. Vengono usate come solventi, fluidi per pulizia a secco, e altri prodotti ad asciugatura rapida.

Le benzine sono composte da catene ramificate nell'intervallo da C6 a C9

Il cherosene è composto da catene nell'intervallo da C10 a C15, seguito dal combustibile per i motori diesel e per riscaldamento (da C10 a C20) e da combustibili più pesanti, come quelli usati nei motori delle navi. Questi prodotti derivati del petrolio sono liquidi a temperatura ambiente.

Gli oli lubrificanti e i grassi semi-solidi (come la vaselina) sono posizionati nell'intervallo da C16 fino a C20.

Le catene da C20 in avanti sono solidi a temperatura ambiente e comprendono la paraffina, poi il catrame e il bitume per asfalto.

Mercato del petrolio

I due mercati principali per lo scambio di petrolio sono il NYMEX di New York e l'IntercontinentalExchange di Atlanta. Attualmente entrambi sono di proprietà statunitense. In precedenza il Brent era quotato all'International Petroleum Exchange di Londra (IPE). Su questi due mercati sono quotati rispettivamente contratti (l'unità di scambio è costituita da lotti indivisibili di 1000 barili) per petrolio di qualità WTI (West Texas Intermediate) e Brent Blend per consegna immediata (spot) o future rispettivamente a Cushing (Oklahoma, USA) e Sullom Voe (Gran Bretagna). In entrambi, il prezzo del petrolio e la quotazione avvengono in dollari. I contratti di scambio di questi due petroli in realtà agiscono solo come benchmark (oil marker) per la totalità delle altre transazioni. In realtà, le transazioni di petrolio WTI e Brent Blend costituiscono solo una piccola parte del totale degli scambi, ma i prezzi di questi scambi sono utilizzati come prezzo di riferimento per gli altri. Il Brent Blend è costituito da un paniere di 15 petroli estratti nel Mar del Nord. In passato si utilizzava il petrolio estratto da un solo campo petrolifero (Blend appunto). Verso la fine degli anni 90, il numero di transazioni riguardante questo petrolio era diventato insufficiente per garantire che gli scambi di petrolio Brent fossero rappresentativi del prezzo di scambio e dunque si è deciso di utilizzare un numero più ampio di transazioni e dunque di includere gli scambi riguardanti altri grezzi petroliferi.

Il WTI è utilizzato principalmente per quotare petroli prodotti in Nord e Sud America; il Brent Blend è utilizzato per quelli prodotti in Europa (inclusa la Russia), Africa e Medio Oriente. Più del 60% delle transazioni sono fatte utilizzando come benchmark il Brent Blend. Altri benchmark esistono (come il Dubai, Tapis e Isthmus) ma sono largamente meno utilizzati che il WTI ed il Brent Blend.

Nella pratica commerciale, ogni petrolio è quotato rispetto al benchmark di riferimento più una differenza (detta premium), che può essere negativa o positiva. La differenza esistente tra il petrolio in questione ed il benchmark di riferimento è funzione essenzialmente della qualità. Petroli più leggeri o con un contenuto in zolfo minore del loro benchmark di riferimento saranno scambiati con un premium positivo; l'inverso se sono più pesanti o hanno un contenuto in zolfo più elevato.

Il Brent ha toccato il suo minimo storico il 10 dicembre 1998 quando fu quotato a 9,55 $ al barile[8][9]. Il massimo storico è dell'11 luglio 2008 quando le quotazioni registrarono i 147,25 $ al barile[10]. Da allora il corso ha raggiunto un minimo di circa 40 $ nel 2009 per ritornare nel 2011 solidamente al di sopra dei 90 $.

Andamento del prezzo del petrolio (in dollari al barile) dal 1861 al 2007.

Principali paesi produttori

Paesi produttori di petrolio.

Qui di seguito vengono elencati i primi 20 paesi produttori di petrolio nel mondo nell'anno 2011[6]:

Paese Milioni di barili (bbl)  % sul totale
1 Arabia Saudita Arabia Saudita 4.073 13,2%
2 Russia Russia 3.752 12,8%
3 Stati Uniti Stati Uniti 2.861 8,8%
4 Iran Iran 1.577 5,2%
5 Cina Cina 1.492 5,1%
6 Canada Canada 1.285 4,3%
7 Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti 1.212 3,8%
8 Messico Messico 1.072 3,6%
9 Kuwait Kuwait 1.045 3,5%
10 Iraq Iraq 1.021 3,4%
11 Venezuela Venezuela 993 3,5%
12 Nigeria Nigeria 896 2,9%
13 Brasile Brasile 800 2,9%
14 Norvegia Norvegia 744 2,3%
15 Kazakistan Kazakistan 672 2,2%
16 Angola Angola 637 2,1%
17 Algeria Algeria 631 1,9%
18 Qatar Qatar 628 1,8%
19 Regno Unito Regno Unito 401 1,3%
20 Indonesia Indonesia 344 1,1%
  Resto del mondo 4.620 15,8%
Totale 30.505 100%
49 Italia 40,2 0,1%

Fonte: BP Statistical Review of World Energy - June 2012
Sono inclusi i volumi di petrolio estratti da sabbie bituminose e scisti bituminosi oltre che ai liquidi separati dal gas naturale ( “Natural Gas Liquids - NGL”). Sono esclusi i carburanti (liquid fuels) prodotti da altre fonti (es. carbone).

Principali paesi consumatori

Consumo di petrolio nel mondo indicato in barili di petrolio pro capite giornalieri.

Qui di seguito vengono elencati i primi 20 paesi consumatori di petrolio nel mondo nell'anno 2011:

Paese Milioni di barili (bbl)  % sul totale
1 Stati Uniti Stati Uniti 6875 20,5%
2 Cina Cina 3562 11,4%
3 Giappone Giappone 1612 5,0%
4 India India 1267 4,0%
5 Russia Russia 1080 3,4%
6 Arabia Saudita Arabia Saudita 1042 3,1%
7 Brasile Brasile 968 3,0%
8 Corea del Sud Corea del Sud 875 2,7%
9 Germania Germania 862 2,6%
10 Canada Canada 837 2,5%
11 Messico Messico 740 2,2%
12 Iran Iran 666 2,0%
13 Paesi Bassi Paesi Bassi 632 2,0%
14 Francia Francia 629 2,0%
15 Regno Unito Regno Unito 563 1,8%
16 Italia Italia 542 1,8%
17 Indonesia Indonesia 522 1,7%
18 Spagna Spagna 508 1,7%
19 Singapore Singapore 435 1,2%
20 Thailandia Thailandia 394 1,2%
  Resto del mondo 6985 24,0%
Totale 32132 100%

Fonte: BP Statistical Review of World Energy - June 2012

Principali paesi esportatori

Questa fonte è una statistica realizzata dalle Nazioni Unite in riferimento agli anni riportati sotto nella tabella (2009/10/11/12).

Paese Esportazione (barili al giorno) Anno
Arabia Saudita Arabia Saudita 7,635,000 2009
Russia Russia 5,010,000 2010
Iran Iran 2,523,000 2009
Emirati Arabi Uniti Emirati Arabi Uniti 2,395,000 2009
Norvegia Norvegia 2,184,000 2009
Iraq Iraq 2,170,000 2011
Kuwait Kuwait 2,127,000 2009
Nigeria Nigeria 2,102,000 2009
Canada Canada 1,929,000 2009
Stati Uniti Stati Uniti 1,920,000 2009
Venezuela Venezuela 1,871,000 2009
Paesi Bassi Paesi Bassi 1,871,000 2009
Angola Angola 1,851,000 2009
Algeria Algeria 1,694,000 2009
Libia Libia 1,580,000 2010
Messico Messico 1,511,000 2009
Kazakistan Kazakistan 1,390,000 2011
Singapore Singapore 1,374,000 2009
Regno Unito Gran Bretagna 1,311,000 2009
Corea del Sud Corea del Sud 1,100,000 2012
Qatar Qatar 1,038,000 2009
India India 825,600 2009
Brasile Brasile 801,200 2012
Azerbaigian Azerbaigian 651,700 2009
Malesia Malesia 644,900 2009
Oman Oman 592,300 2009
Italia Italia 529,100 2009
Cina Cina 506,500 2010
Francia Francia 487,200 2010
Germania Germania 470,200 2010
Indonesia Indonesia 404,100 2010
Colombia Colombia 400,700 2010
Guinea Equatoriale Kuwait 395,000 2010
Sudan Sudan 383,900 2010
Giappone Giappone 366,800 2010
Belgio Belgio 353,000 2009
Ecuador Ecuador 333,400 2011
Australia Australia 312,600 2009
Bielorussia Angola 310,500 2009
Taiwan Taiwan 303,000 2010
Thailandia Thailandia 269,100 2009
Siria Siria 263,000 2009
Danimarca Danimarca 249,600 2010
Svezia Svezia 243,200 2009
Trinidad e Tobago Trinidad e Tobago 242,600 2009
Spagna Spagna 240,700 2009
Bahrein Bahrein 239,900 2009
Argentina Argentina 238,100 2009
Gabon Gabon 213,500 2009
Congo 211,800 2009
Vietnam Vietnam 210,500 2011
Yemen Yemen 207,700 2009
Grecia Grecia 181,600 2009
Egitto Egitto 163,000 2009
Brunei Brunei 153,000 2009
Finlandia Finlandia 133,600 2009
Ciad Ciad 115,000 2009
Ucraina Ucraina 114,000 2009
Camerun Camerun 101,300 2009
Turkmenistan Turkmenistan 97,430 2009
Tunisia Tunisia 91,200 2009
Israele Israele 86,010 2009
Timor Est Timor Est 86,000 2009
Slovacchia Slovacchia 78,940 2009
Lituania Lituania 76,510 2009
Bulgaria Bulgaria 75,840 2009
Romania Romania 74,080 2010
Perù Perù 73,280 2009
Costa d'Avorio Costa d'Avorio 70,800 2009
Turchia Turchia 68,450 2009
Filippine Filippine 60,460 2009
Sudafrica Sudafrica 54,930 2009
Cile Cile 52,390 2009
Polonia Polonia 50,400 2009
Portogallo Portogallo 49,650 2009
Nuova Zelanda Nuova Zelanda 47,200 2009
Austria Austria 46,020 2009
Bahamas Bahamas 41,610 2010
Croazia Croazia 36,080 2010
Pakistan Pakistan 29,840 2009
Rep. Ceca Repubblica Ceca 25,480 2009
Marocco Marocco 25,090 2009
Irlanda Irlanda 21,590 2010
Porto Rico Porto Rico 19,230 2010
Hong Kong Hong Kong 18,750 2011
Guatemala Guatemala 15,300 2009
ex Zaire 11,090 2009
Serbia Serbia 11,000 2011
Benin Benin 10,840 2009
Mauritania Mauritania 10,000 2009
Svizzera Svizzera 9,851 2009
Slovenia Slovenia 8,958 2009
Macedonia Macedonia 8,594 2010
Kenya Kenya 8,061 2009
Papua Nuova Guinea Papua Nuova Guinea 8,029 2009
Cuba Cuba 6,882 2009
Mongolia Mongolia 5,834 2010
Ghana Ghana 5,752 2009
Bolivia Bolivia 5,621 2010
Lettonia Lettonia 5,160 2010
Honduras Honduras 5,114 2009
Senegal Senegal 4,550 2009
Suriname Suriname 3,058 2009
Bangladesh Bangladesh 2,770 2009
El Salvador El Salvador 2,315 2010
Costa Rica Costa Rica 2,087 2009
Uzbekistan Uzbekistan 2,078 2009
Kirghizistan Kirghizistan 2,042 2009
Figi Figi 1,857 2009
Uruguay Uruguay 1,395 2011
Islanda Islanda 1,209 2009
Somalia Somalia 1,109 2009
Groenlandia Groenlandia 1,050 2009
Georgia Georgia 1,008 2011
Albania Albania 1,004 2009
Nicaragua Nicaragua 742 2009
Moldavia Moldavia 741 2009
Lussemburgo Lussemburgo 686 2009
Nuova Caledonia Nuova Caledonia 648 2009
Sierra Leone Sierra Leone 500 2009
Tagikistan Tagikistan 405 2009
Zambia Zambia 360 2009
Bosnia ed Erzegovina Bosnia-Erzegovina 96 2009
Gambia Gambia 42 2009
Liberia Liberia 23 2009
Gibuti Gibuti 19 2009

Principali paesi importatori

La statistica è stata realizzata dalle Nazioni Unite in riferimento agli anni (2009/10/11/12).

Paese Petrolio - importazioni (barili/giorno) Anno
Stati Uniti 10.270.000 2009
Cina 5.080.000 2011
Giappone 4.394.000 2009
India 3.060.000 2009
Germania 2.671.000 2009
Paesi Bassi 2.577.000 2009
Corea del Sud 2.500.000 2011
Francia 2.220.000 2009
Singapore 2.052.000 2009
Italia 1.800.000 2009
Spagna 1.584.000 2009
Gran Bretagna 1.450.000 2009
Canada 1.088.000 2009
Belgio 1.007.000 2009
Taiwan 876.300 2010
Thailandia 807.100 2009
Indonesia 767.400 2009
Australia 731.400 2009
Turchia 581.000 2009
Svezia 546.500 2009
Polonia 531.300 2009
Sudafrica 521.400 2009
Grecia 496.600 2009
Messico 496.000 2009
Bielorussia 471.400 2009
Hong Kong 375.000 2011
Malesia 355.300 2009
Pakistan 346.400 2009
Filippine 338.400 2012
Finlandia 318.100 2009
Cile 305.100 2009
Ucraina 301.900 2009
Iran 297.100 2009
Portogallo 294.600 2009
Israele 282.200 2009
Austria 282.200 2009
Svizzera 272.700 2009
Brasile 255.800 2012
Emirati Arabi Uniti 235.300 2009
Iraq 231.200 2009
Vietnam 227.000 2011
Marocco 221.000 2009
Bahrein 213.000 2009
Repubblica Ceca 208.800 2009
Bulgaria 201.400 2009
Nigeria 187.700 2009
Lituania 183.100 2009
Danimarca 177.700 2010
Egitto 177.200 2009
Ungheria 171.600 2010
Irlanda 166.000 2010
Portorico 164.000 2009
Romania 163.000 2010
Slovacchia 139.200 2009
Nuova Zelanda 138.000 2009
Norvegia 118.200 2009
Giordania 111.700 2009
Cuba 109.500 2009
Repubblica Dominicana 107.300 2009
Ecuador 102.500 2011
Trinidad e Tobago 95.240 2009
Kazakistan 94.430 2011
Giamaica 90.520 2009
Perù 88.080 2010
Costa d'Avorio 85.190 2009
Sri Lanka 84.730 2009
Arabia Saudita 83.150 2009
Kenya 80.160 2009
Libano 78.760 2009
Guatemala 78.550 2009
Tunisia 78.460 2009
Panama 77.910 2009
Bangladesh 77.340 2010
Bahamas 70.990 2009
Ghana 68.830 2009
Croazia 67.660 2010
Yemen 64.610 2009
Slovenia 60.270 2009
Siria 55.280 2009
Honduras 53.630 2009
Lussemburgo 51.930 2009
Uruguay 47.260 2011
Armenia 46.680 2009
Camerun 46.490 2009
El Salvador 45.060 2010
Costa Rica 44.110 2009
Russia 42.750 2009
Tagikistan 39.400 2009
Bosnia-Erzegovina 38.890 2009
Angola 38.280 2009
Senegal 36.290 2009
Lettonia 33.370 2010
Etiopia 33.480 2009
Benin 33.410 2009
Cambogia 33.200 2009
Nicaragua 30.290 2009
Tanzania 30.040 2009
Estonia 28.520 2009
Oman 27.970 2009
Serbia 27.330 2011
Paraguay 23.810 2009
Albania 22.880 2009
Macedonia 21.530 2009
Maurizius 20.750 2009
Namibia 19.890 2009
Myanmar 19.700 2009
Argentina 19.380 2009
Figi 18.850 2009
Georgia 18.500 2011
Malta 18.420 2009
Algeria 18.180 2009
Mauritania 17.750 2009
Zambia 17.570 2009
Bolivia 17.330 2010
Madagascar 16.390 2009
Kirghizistan 15.940 2009
Togo 15.900 2009
Corea del Nord 15.810 2009
Mongolia 15.730 2010
Botswana 15.590 2009
Islanda 15.530 2009
Macao 15.400 2009
Papua Nuova Guinea 14.770 2009
Moldavia 14.730 2009
Mozambico 14.540 2009
Nuova Caledonia 14.330 2009
Uganda 13.770 2009
Nepal 13.740 2009
Haiti 13.480 2009
Zimbabwe 13.140 2009
Congo (ex Zaire) 13.100 2009
Sudan 11.820 2009
Gibuti 11.230 2009
Guyana 10.480 2009
Uzbekistan 9.013 2009
Barbados 8.684 2009
Burkina Faso 8.560 2009
Guinea 8.559 2009
Belize 7.326 2009
Malawi 7.124 2009
Seicelle 6.203 2009
Colombia 6.045 2009
Suriname 5.668 2009
Niger 5.443 2009
Ruanda 5.105 2009
Sierra Leone 4.945 2009
Gabon 4.822 2009
Liberia 4.552 2009
Antigua e Barbuda 4.548 2009
Afghanistan 4.512 2009
Mali 4.507 2009
Swaziland 4.464 2009
Groenlandia 4.330 2009
Qatar 4.108 2009
Eritrea 3.864 2009
Somalia 3.827 2009
Isole Cayman 3.700 2009
Montenegro 3.149 2009
Congo 2.832 2009
Gambia 2.807 2009
Saint Lucia 2.692 2009
Guinea Bissau 2.565 2009
Burundi 2.450 2009
Repubblica Centrafricana 2,418 2009
Capo Verde 2.336 2009
Laos 1.918 2010
Grenada 1.913 2009
Ciad 1.837 2009
Sahara occidentale 1.802 2009
Guinea Equatoriale 1.729 2009
Saint Christopher e Nevis 1.699 2009
Lesotho 1.690 2009
Bhutan 1.549 2009
Isole Salomone 1.485 2009
Azerbaigian 1.439 2009
Saint Vincent e Grenadine 1.252 2009
Tonga 1.202 2009
Samoa 1.125 2009
Nauru 1.044 2009
Comore 967 2009
São Tomé e Príncipe 889 2009
Dominica 859 2009
Vanuatu 761 2009
Libia 575 2009
Isole Falkland 313 2009
Kiribati 284 2009
Brunei 138 2009
Kuwait 0 2009
Turkmenistan 0 2009
Venezuela 0 2009

Lista di alcune compagnie petrolifere

Impatti ambientali del petrolio

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Disastro petrolifero.
Effetti sull'ambiente di un incidente ad una nave petroliera

La presenza dell'industria petrolifera ha significativi impatti sociali e ambientali, da incidenti e da attività di routine come l'esplorazione sismica, perforazioni e scarti inquinanti.

L'estrazione petrolifera è costosa e spesso danneggia l'ambiente. La ricerca e l'estrazione di petrolio offshore disturbano l'ambiente marino circostante. L'estrazione può essere preceduta dal dragaggio, che danneggia il fondo marino e le alghe, fondamentali nella catena alimentare marina. Il greggio e il petrolio raffinato che fuoriescono da navi petroliere incidentate, hanno danneggiato fragili ecosistemi in Alaska, nelle Isole Galapagos, in Spagna e in molti altri posti.

Infine, la combustione, su tutto il pianeta, di enormi quantità di petrolio (centrali elettriche, mezzi di trasporto) risulta essere tra i maggiori responsabili dell'incremento riscontrato delle percentuali di anidride carbonica e di altri gas nell'atmosfera, incidendo sull'aumento dell'effetto serra.

Note

  1. ^ a b c d e f g h Petrolio. Treccani.it. URL consultato in data 26 settembre 2012.
  2. ^ a b c d e f Ullmann's, op. cit., cap. 1
  3. ^ Questa teoria non è in contraddizione col secondo principio della termodinamica.
  4. ^ La notizia è stata data inizialmente dal Financial Times del 28 ottobre 2008 (che cita come fonte una bozza del World Energy Outlook) e ripresa dal Guardian due giorni dopo. Fonte: Sergio Ferraris, Nessuno parli del picco, QualEnergia, novembre/dicembre 2008, p. 91.
  5. ^ George Monbiot, When will the oil run out?, The Guardian, 15 dicembre 2008.
  6. ^ a b Fonte : BP Statistical Review of World Energy - June 2012.
  7. ^ McGraw-Hill Concise Encyclopedia of Science and Technology, op. cit.
  8. ^ 10 anni fa il petrolio sotto i 10 dollari
  9. ^ Cala d 5 mila miliardi la bolletta petrolifera
  10. ^ Petrolio sopra 147 dollari, Borse a picco

Bibliografia

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