Transizione energetica

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La transizione energetica è il passaggio dall'utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili a fonti rinnovabili e fa parte della più estesa transizione verso economie sostenibili attraverso l'uso di energie rinnovabili, l'adozione di tecniche di risparmio energetico e di sviluppo sostenibile.

Il passaggio può essere portato avanti seguendo diversi approcci, preferenzialmente in parallelo, in modo da eliminare la dipendenza da combustibili fossili e migliorare l'efficienza energetica dalla parte della produzione di energia e del consumo degli utenti, nonché nella sua distribuzione e conservazione. Le fonti rinnovabili principali sono quella idrica, eolica, solare, biomassa, geotermica e mareomotrice. Il passaggio può consistere nella sostituzione degli impianti produttivi, oppure nella loro conversione o ripotenziamento, in modo da ottenere una produzione più efficiente e di minore impatto ambientale. Oppure si può operare un miglioramento nell'efficienza dei sistemi utilizzati dai consumatori, come l'utilizzo di tecnologie a risparmio energetico o in generale più efficienti. Similmente si può operare un maggiore isolamento, termico o elettrico, laddove si intenda trasportare o conservare dell'energia.

La transizione energetica è in corso in diversi paesi, in particolare i più tecnologicamente avanzati o i più motivati verso la conservazione dell'ambiente naturale.

Giappone[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Energia nucleare in Giappone, Centrali elettronucleari in Giappone e Incidente di Fukushima.

A metà maggio 2011 il primo ministro giapponese, viste anche le continue notizie negative sul fronte della soluzione del disastro, ha deciso di abbandonare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione[1].

Il 14 giugno 2011 il ministro dell'industria giapponese, Banri Kaieda, commentando il risultato del referendum italiano del giorno precedente, ha ricordato che l'energia nucleare "continuerà a essere uno dei quattro importanti pilastri della politica energetica del Giappone come ha detto di recente anche il premier Naoto Kan nell'ambito del G8"[2].

Cina[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Energia nucleare in Cina.

Nei giorni immediatamente seguenti all'incidente di Fukushima, ha sospeso l'autorizzazione alla realizzazione di 26 nuovi impianti nucleari, per verificare i criteri di sicurezza previsti e ha deciso di effettuare una revisione straordinaria della sicurezza dei siti già esistenti e funzionanti[3].

Comunque, nelle settimane successive, fonti ufficiali hanno comunicato che le verifiche hanno dato esito positivo e che la Cina continuerà nella costruzione di centrali nucleari come fonte di energia elettrica a basse emissioni di CO2 e che il programma nucleare non sarà abbandonato per la paura dei rischi connessi[4].

È previsto che la Cina appronterà altri 50 reattori nucleari oltre ai 27 già tutt'oggi in costruzione[5].

Francia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Energia nucleare in Francia.

La Francia ha approvato nel 2014 una serie di misure tese ad incentivare la transizione energetica sotto diverrsi aspetti[6]. Lo stesso anno è stato fissato l'obiettivo di limitare al 50% la dipendenza dall'energia nucleare, che oggi conta il 75% della produzione[7].

Germania[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Energia nucleare in Germania.

Nell'immediato, il Governo di Angela Merkel ha deciso di sospendere la decisione, presa l'anno precedente, di prolungare la vita di alcune centrali. Inoltre, i sette reattori più vecchi, costruiti prima degli anni ottanta, sono stati fermati e sottoposti a una moratoria di tre mesi[8].

Il 30 maggio 2011 l'esecutivo tedesco ha poi stabilito di uscire dall'elettro-generazione da fonte nucleare nel 2022[9] (decisione ratificata in seguito da una legge approvata dai due rami del Parlamento di Berlino), cominciando col fermare gli otto reattori più vecchi il 6 agosto 2011 e prevedendo di chiuderne altri sei entro la fine del 2011 (cosa poi non avvenuta) e i restanti tre entro il 2022[10].

L'obiettivo era di coprire questa quota di produzione sia tramite una ottimizzazione e riduzione dei consumi del 10% entro il 2020[11], sia aumentando la produzione da rinnovabili[12]. A metà giugno 2011 però, la cancelliera Angela Merkel, durante l’audizione al Bundestag per la presentazione del pacchetto energia, ha dichiarato che, per garantire la sicurezza energetica nel prossimo decennio, la Germania avrà bisogno di almeno 10 GW, e preferibilmente fino a 20 GW, di capacità incrementale (addizionale ai 10 GW già in costruzione o progettati e previsti di entrare in esercizio nel 2013) da impianti a combustibili fossili (a carbone e a gas naturale)[13].

Dal punto di vista industriale, la Siemens sta valutando l'uscita dal settore nucleare, avendo già sciolto la partnership con la francese AREVA (consorzio CARSIB) per la costruzione dei reattori EPR e rimettendo in discussione l'alleanza con la russa Rosatom siglata due anni fa[14][15].

Indonesia[modifica | modifica wikitesto]

Il governo ha annunciato che, nonostante un elevatissimo rischio sismico, non avrebbe modificato il suo programma nucleare.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Technology Review published by MIT - A Worldwide Nuclear Slowdown Continues - 18/5/2011
  2. ^ Giappone, Ministro industria: nucleare essenziale.
  3. ^ Andrea Bertaglio, Cina, stop alla costruzione di nuovi reattori Controlli a tappeto in quelli già attivi in il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2011.
  4. ^ (EN) China can guarantee nuclear power plants safety: official in www.chinadaily.com, 27 marzo 2011.
  5. ^ Finito l'effetto Fukushima: riscossa dell'atomo nelle potenze emergenti - Da la Repubblica del 10 marzo 2012.
  6. ^ La Francia dà il via alla transizione energetica verde, rinnovabili.it, 19 giugno 2014. URL consultato il 5 marzo 2015.
  7. ^ (EN) French parliament approves energy transition, 13 ottobre 2015. URL consultato il 5 marzo 2015.
  8. ^ a b Terremoto in Giappone: le reazioni, NuclearNews, 15/03/2011. URL consultato il 17 marzo 2011.
  9. ^ (FR) L'Allemagne officialise sa sortie du nucléaire in Le Monde.fr, 30 maggio 2011.
  10. ^ La Germania dice addio al nucleare in Corriere Della Sera.it, RCS, 30 maggio 2011.
  11. ^ (FR) Berlin veut réduire de 10 % sa consommation d'électricité d'ici à 2020 in Le Monde.fr, 30 maggio 2011.
  12. ^ Technology Review published by MIT - A Worldwide Nuclear Slowdown Continues - 18/5/2011
  13. ^ (EN) DJ Merkel: Need 10 GW To 20 GW In Additional Fossil Generation Capacity in Morningstar, 09 giugno 2011.
  14. ^ Financial Times Siemens reconsiders its nuclear ambitions
  15. ^ (EN) Siemens (SIEGn.DE) is considering exiting an atomic power joint venture with Russia's Rosatom ..., Reuters, 6 aprile 2011.
energia Portale Energia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di energia