Transizione energetica

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Giappone[modifica | modifica sorgente]

A metà maggio 2011 il primo ministro giapponese, viste anche le continue notizie negative sul fronte della soluzione del disastro, ha deciso di abbandonare i piani per la costruzione di 14 nuovi reattori a fissione[1].

Il 14 giugno 2011 il ministro dell'industria giapponese, Banri Kaieda, commentando il risultato del referendum italiano del giorno precedente, ha ricordato che l'energia nucleare "continuerà a essere uno dei quattro importanti pilastri della politica energetica del Giappone come ha detto di recente anche il premier Naoto Kan nell'ambito del G8"[2].

Al 5 maggio 2012 tutti i 54 reattori presenti nel Paese erano fermi[3][4] ma dopo nove giorni ne sono stati riattivati due[5].

Cina[modifica | modifica sorgente]

Nei giorni immediatamente seguenti all'incidente di Fukushima, ha sospeso l'autorizzazione alla realizzazione di 26 nuovi impianti nucleari, per verificare i criteri di sicurezza previsti e ha deciso di effettuare una revisione straordinaria della sicurezza dei siti già esistenti e funzionanti[6].

Comunque, nelle settimane successive, fonti ufficiali hanno comunicato che le verifiche hanno dato esito positivo e che la Cina continuerà nella costruzione di centrali nucleari come fonte di energia elettrica a basse emissioni di CO2 e che il programma nucleare non sarà abbandonato per la paura dei rischi connessi[7].

È previsto che la Cina appronterà altri 50 reattori nucleari oltre ai 27 già tutt'oggi in costruzione[8].

Francia[modifica | modifica sorgente]

Il presidente Nicolas Sarkozy ha dichiarato a marzo di non avere timori perché «le centrali francesi sono le più sicure al mondo».[9]

Germania[modifica | modifica sorgente]

Nell'immediato, il Governo di Angela Merkel ha deciso di sospendere la decisione, presa l'anno precedente, di prolungare la vita di alcune centrali. Inoltre, i sette reattori più vecchi, costruiti prima degli anni ottanta, sono stati fermati e sottoposti a una moratoria di tre mesi[9].

Il 30 maggio 2011 l'esecutivo tedesco ha poi stabilito di uscire dall'elettro-generazione da fonte nucleare nel 2022[10] (decisione ratificata in seguito da una legge approvata dai due rami del Parlamento di Berlino), cominciando col fermare gli otto reattori più vecchi il 6 agosto 2011 e prevedendo di chiuderne altri sei entro la fine del 2011 (cosa poi non avvenuta) e i restanti tre entro il 2022[11].

L'obiettivo era di coprire questa quota di produzione sia tramite una ottimizzazione e riduzione dei consumi del 10% entro il 2020[12], sia aumentando la produzione da rinnovabili[1]. A metà giugno 2011 però, la cancelliera Angela Merkel, durante l’audizione al Bundestag per la presentazione del pacchetto energia, ha dichiarato che, per garantire la sicurezza energetica nel prossimo decennio, la Germania avrà bisogno di almeno 10 GW, e preferibilmente fino a 20 GW, di capacità incrementale (addizionale ai 10 GW già in costruzione o progettati e previsti di entrare in esercizio nel 2013) da impianti a combustibili fossili (a carbone e a gas naturale)[13].

Dal punto di vista industriale, la Siemens sta valutando l'uscita dal settore nucleare, avendo già sciolto la partnership con la francese AREVA (consorzio CARSIB) per la costruzione dei reattori EPR e rimettendo in discussione l'alleanza con la russa Rosatom siglata due anni fa[14][15].

Indonesia[modifica | modifica sorgente]

Il governo ha annunciato che, nonostante un elevatissimo rischio sismico, non avrebbe modificato il suo programma nucleare.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Technology Review published by MIT - A Worldwide Nuclear Slowdown Continues - 18/5/2011
  2. ^ Giappone, Ministro industria: nucleare essenziale.
  3. ^ Fukushima Daiichi: Inside the debacle.
  4. ^ Fukushima, anno zero per l'atomo giapponese. Quale Energia. Articoli. 12 marzo 2012.
  5. ^ Japan assembly agrees to restart reactors, hurdles remain.
  6. ^ Andrea Bertaglio, Cina, stop alla costruzione di nuovi reattori Controlli a tappeto in quelli già attivi in il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2011.
  7. ^ (EN) China can guarantee nuclear power plants safety: official in www.chinadaily.com, 27 marzo 2011.
  8. ^ Finito l'effetto Fukushima: riscossa dell'atomo nelle potenze emeregenti - Da la Repubblica del 10 marzo 2012.
  9. ^ a b c Terremoto in Giappone: le reazioni, NuclearNews, 15/03/2011. URL consultato il 17 marzo 2011.
  10. ^ (FR) L'Allemagne officialise sa sortie du nucléaire in Le Monde.fr, 30 maggio 2011.
  11. ^ La Germania dice addio al nucleare in Corriere Della Sera.it, RCS, 30 maggio 2011.
  12. ^ (FR) Berlin veut réduire de 10 % sa consommation d'électricité d'ici à 2020 in Le Monde.fr, 30 maggio 2011.
  13. ^ (EN) DJ Merkel: Need 10 GW To 20 GW In Additional Fossil Generation Capacity in Morningstar, 09 giugno 2011.
  14. ^ Financial Times Siemens reconsiders its nuclear ambitions
  15. ^ (EN) Siemens (SIEGn.DE) is considering exiting an atomic power joint venture with Russia's Rosatom ..., Reuters, 6 aprile 2011.
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