Piattaforma petrolifera

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Piattaforma P-51 (Brasile)
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Una piattaforma petrolifera è un'imponente struttura utilizzata per l'esplorazione di aree marine, ove sono locati potenziali giacimenti di idrocarburi.

Allo stesso tempo le piattaforme vengono utilizzate anche per la perforazione di pozzi petroliferi, nel caso sia stata provata l'esistenza del giacimento. Una volta terminato il pozzo, la piattaforma può essere usata per estrarre idrocarburi dallo stesso, oppure può essere spostata in un'altra località per eseguire una nuova perforazione.

Esse sono classificate essenzialmente in due macrocategorie:

  • piattaforme di perforazione
  • piattaforme di produzione.
Piattaforme petrolifere. Questi impianti lavorano 24 ore su 24 per 365 giorni all'anno senza mai fermarsi, salvo emergenze o calamità come gli uragani

Piattaforme di perforazione[modifica | modifica wikitesto]

Sono degli impianti polivalenti, in quanto hanno un ampio spettro di utilizzo, nonostante siano state concepite essenzialmente per la perforazione di pozzi petroliferi. In realtà potrebbero essere usate anche per produrre idrocarburi, una volta che il pozzo è stato completato. Di norma, per quanto grandi, hanno dimensioni inferiori alle piattaforme di produzione, e soprattutto (non tutte, ma specialmente quelle di nuova concezione), sono in grado di muoversi in modo autonomo o quasi, mentre le piattaforme di produzione no. Per questo motivo sono considerate dei natanti, in quanto munite di motori, il cui compito comunque, non è provvedere allo spostamento del mezzo, (almeno non quello principale), ma anzi tenerlo il più possibile fermo sulla verticale del pozzo da perforare.

Classificazione delle piattaforme di perforazione[modifica | modifica wikitesto]

Una piattaforma di perforazione semisommergibile, nel mare del Nord

Va detto che esistono delle sottocategorie, secondo le quali vengono classificate le piattaforme, che siano esse di perforazione o produzione. Tuttavia, dare una definizione delle prime è più complesso, perché ne esistono diversi tipi.

Allo stato attuale è molto difficile trovare impianti di perforazione fissi. Questa è una peculiarità delle piattaforme di produzione. Ciò è dovuto al fatto che la ricerca degli idrocarburi, si sposta sempre più verso gli alti fondali, dove sarebbe molto complesso e costoso riuscire a realizzare strutture fisse. Perciò si può affermare che ormai tutti gli impianti di perforazione sono dei mezzi. Proprio perché possono spostarsi.

Essi sono divisi in jack-up e semisub (o semisommergibili).

I jack-up sono piattaforme di perforazione, composte principalmente da un piano (deck), sorretto da tre tralicci. Quando occorre spostare il jack-up da un punto all'altro, i tralicci vengono posizionati completamente fuori il piano. Essi possono scorrere verso l'alto o il basso, e durante i trasferimenti sono completamente in superficie, dunque poggiati sul deck, il quale a sua volta poggia sul mare e galleggia. Il deck viene trainato da rimorchiatori (tre di solito, detti supply vessel), che lo portano sopra al pozzo da perforare. Una volta raggiunta la destinazione, i tralicci scorrono all'interno del deck, e vengono affondati nel fondale marino. A questo punto la piattaforma rimane fissa sulla sua postazione di lavoro, fino al termine del pozzo. Ora i tralicci sono vincolati, e il deck può scorrere lungo di essi. Viene infatti sollevato, ad un'altezza tale, da garantire che eventuali onde non vadano ad allagare il piano di lavoro.

Un jack-up, col deck che galleggia sull'acqua, prima di sollevarlo alla quota operativa. Si notino i tre tralicci di sostegno
Un semisommergibile in un bacino secco

I semisommergibili, sono considerati a tutti gli effetti dei natanti, infatti sono detti mezzi flottanti, proprio per la loro capacità di galleggiare e navigare abbastanza agevolmente. Dalla metà degli anni ottanta in poi, i semisub sono stati costruiti come dei catamarani. Queste piattaforme, sono anch'esse realizzate con un piano, che ospita tutte le attrezzature di perforazione, ed è installato su colonne, le quali a loro volta, poggiano su degli scafi, che permettono il galleggiamento. Sono più grandi dei jack-up, e possono lavorare in fondali molto più profondi (attualmente circa 3000 metri, contro i 150-200 dei jack-up). Questi mezzi sono muniti di eliche, alimentate da motori elettrici. Tali apparecchi sono definiti "thrusters", ossia generatori di spinta, che servono a contrastare le correnti marine e i venti di superficie, i quali porterebbero il mezzo alla deriva, dato che esso galleggia. Tutti i semisub sono muniti di eliche, però non tutti possono utilizzarle in questo modo. Infatti con i thrusters, il mezzo può operare in posizionamento dinamico, e riuscire a rimanere perfettamente sulla verticale del pozzo, senza l'ausilio di ancore. I semisub più vecchi, usavano queste eliche solo per rendere più veloci i trasferimenti, e dunque la forza dei thrusters, sommata a quella dei rimorchiatori rendeva le tratte più rapide. Ora come ora però, le eliche hanno il compito principale di tenere fermo il mezzo (con un gran dispendio di energia tra l'altro), ed essere adoperati come propulsori ausiliari oppure autonomi, (nel caso non ci si sposti con i rimorchiatori). Ad ogni modo, il mezzo lavora sempre ancorato. Le ancore possono essere nove oppure otto. Questo dipende dalla forma dell'impianto, che visto dall'alto, può avere una conformazione triangolare (3 ancore per spigolo), oppure quadrata o rettangolare (2 ancore per spigolo). Il mezzo è progettato in modo che, se una delle ancore dovesse cedere, le altre riescano comunque a mantenerlo in postazione. In funzione della massima profondità d'acqua in cui può operare, e in base al tipo di eliche, i semisub vengono classificati in generazioni. Attualmente si è arrivati alla sesta generazione, ossia piattaforme autopropulse, in grado di lavorare in posizionamento dinamico e circa 3000 metri di fondale, se non più.

Piattaforme di produzione[modifica | modifica wikitesto]

Sono impianti decisamente imponenti, costruiti o assemblati nei pressi del pozzo da mettere in produzione. Esse sono solidali al fondale marino, in quanto fissate allo stesso per mezzo di pali e fondazioni di notevoli dimensioni, che garantiscono un grado di vincolo molto elevato. Questo permette alle piattaforme di produzione, di resistere e non collassare, anche in condizioni di mare molto sfavorevoli, e poter continuare l'estrazione degli idrocarburi, praticamente in ogni condizione climatica. Tuttavia questo è anche un limite perché, diversamente dalle piattaforme di perforazione, non possono essere spostate agevolmente, in quanto ciò richiederebbe di smontarle completamente e riassemblarle in un altro sito nel momento dell'esaurimento del giacimento. Di norma occorrono tre anni per realizzare uno di questi impianti. Infatti una piattaforma di produzione, rimane sempre nello stesso posto. Comunemente da un'unica piattaforma vengono realizzati più pozzi, molto spesso deviando da un pozzo principale. Infatti, la moderna tecnologia di perforazione permette di realizzare pozzi con traiettorie non solo rettilinee, ma anche profondamente deviate, sino ad arrivare a pozzi con tratti orizzontali. Ultimamente quelle non più produttive, perché i giacimenti sono stati esauriti, sono utilizzate, in alcuni casi, come stazioni meteorologiche o di ricerca.

Classificazione delle piattaforme di produzione[modifica | modifica wikitesto]

L'imponente piattaforma di produzione Statfjord alpha. Il peso dei piloni in calcestruzzo che affiorano dal mare, è tale che le consente di resistere alle onde e ai venti

Come detto, sono molto imponenti ma non possono spostarsi o essere spostate, dunque non sono mezzi. In sostanza ne esistono tre tipi: le fixed platform (anche nella variante compliant tower), le tension-leg platform e le spar. Le prime altro non sono che un edificio, essenzialmente di metallo, poggiato su una struttura a travatura reticolare, la quale poggia a una fondazione subacquea, oppure è infissa nel fondale.

Le tension-leg, invece, sono in grado di galleggiare, ma non di spostarsi. Esse vengono tenute ferme da tiranti d'acciaio di grossa sezione, i quali a loro volta sono connessi a fondazioni sottomarine di conglomerato cementizio armato.

Simili alle tension-leg platform, le spar sono strutture galleggianti ancorate al fondale, ma differiscono per la forma.

Nonostante queste tre strutture siano le più diffuse, in modo particolare le fixed platform, esiste una quarta tipologia di piattaforma fissa, definita piattaforma a gravità. Essa sfrutta gli stessi principi fatti per la costruzione delle dighe a gravità. Questi impianti sono poggiati su colonne enormi, realizzate in cemento armato, e che partono dal fondo del mare e affiorano in superficie. Il peso proprio di tali strutture è spropositato. Infatti è talmente elevato, che la piattaforma rimane stabile alla forza delle onde grazie al suo stesso peso, che grava sul fondale. Questa tipologia di impianto richiede studi molto complessi, e risulta essere estremamente costoso anche se efficace. È stato pensato per condizioni di mare decisamente avverse, e per questo motivo vengono ampiamente usate solo nel mare del Nord. La più famosa è la piattaforma Statfjord.

Contractor e client[modifica | modifica wikitesto]

A differenza di quello che si pensa generalmente, non tutte le piattaforme sono di proprietà delle compagnie petrolifere.

Questo perché per ogni lavoro esistono società specializzate, che hanno acquisito negli anni competenze specifiche nelle varie aree di lavoro e che operano nel campo del petrolio per conto terzi.

Raramente le piattaforme di perforazione appartengono alle compagnie petrolifere, le quali si appoggiano a professionisti che eseguono solo questa attività, o quasi. Questi sono detti contractor e sono società (generalmente quotate in borsa) che investono in mezzi di perforazione e li affittano alle compagnie petrolifere, le quali li impiegano nella zona dei giacimenti. Oltre all'impianto, il contractor fornisce anche l'equipaggio, dal comandante ai marinai, oltreché naturalmente il team di operai che si occupa della perforazione e dei tecnici che li gestiscono. Vista la crescita, negli ultimi anni, di Paesi emergenti come Cina, India e Brasile che rilanciano in continuazione la domanda di petrolio, i contractor hanno alzato notevolmente le tariffe dei loro mezzi.

Si può dunque affermare che gli idrocarburi non appartengono al contractor, bensì al client, che è la compagnia petrolifera.

Elenco dei principali contractor[modifica | modifica wikitesto]

Elenco delle principali compagnie petrolifere[modifica | modifica wikitesto]

Nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo musicale Elio e le Storie Tese dedicò a una Piattaforma (di trivellazione) l'omonima traccia del proprio album di esordio Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu (1989). Nella canzone, come nel resto dell'album, risulta impossibile distinguere l'ironia dal puro cazzeggio[1]; la funzione della piattaforma viene esaltata con i versi
Viva il centro di trivellazione / sì evviva! / Giorno e notte lo useremo / per cercare la felicità.[2]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elio E Le Storie Tese - Tecniche di resistenza al nulla; articolo di Antonio Lo Giudice su www.ondarock.it (consultato nel febbraio 2014)
  2. ^ Elio E Le Storie Tese – Piattaforma; scheda su songmeanings.com (consultato nel febbraio 2014)

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]