Impero britannico

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L'Impero britannico dal 1918 al 1922 quando, sotto re Giorgio V del Regno Unito, raggiunse la sua massima espansione.

L'Impero britannico fu il più vasto impero nella storia dell'umanità; nel 1921 dominava su una popolazione di oltre 458 milioni di persone (circa un quinto della popolazione mondiale)[1] e misurava 33.700.000 km² (un quarto della superficie delle terre emerse)[2][3] con una densità media di circa 14 ab./km², anche se più della metà di essi, ovvero circa 300 milioni, erano insediati in India, e circa il 27% delle terre abitabili; basta pensare che con il Territorio Antartico Britannico misurava 45.224.932 Km², il 30% della superficie complessiva della Terra. Si estendeva su tutti e cinque i continenti, dal Canada alla Guyana, dall'Egitto al Sudafrica, dall'India all'Australia; controllava territori ricchissimi di materie prime, e ciò permise al Regno Unito di diventare la più grande potenza economico-militare del pianeta per quasi cento anni.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

L'Impero britannico si formò in 300 anni, attraverso una serie di fasi di espansione tramite il commercio, la colonizzazione o la conquista, alternate con fasi di diplomazia pacifica e commercio o da contrazione dell'Impero. I suoi territori si trovavano in ogni continente e in ogni oceano, e fu spesso accostato all'Impero spagnolo, sul quale "non tramontava mai il sole". Benché la sua superficie massima fu raggiunta nel 1918 e mantenuta tale fino al 1932 (anno in cui fu concessa l'indipendenza dell'Iraq), il suo culmine come potenza economico-politica fu tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. Esso andò gradualmente ad essere smantellato dopo la seconda metà degli anni cinquanta; il primo duro colpo per la potenza imperiale britannica, però, fu nel 1947, con la concessione dell'indipendenza dell'India; nonostante ciò, nel 1955 l'Impero britannico era ancora vastissimo e misurava 29.804.182 km².

Gli anni sessanta in particolare videro una forte accelerazione del processo di dissoluzione dell'Impero, già nel 1963 la superficie dell'Impero era scesa a soli 4.711.160 milioni di Km² (esclusi quindi i Domini di Canada, Australia e Nuova Zelanda), la denominazione di Impero britannico comunque, entrata ormai nel gergo comune fu largamente utilizzata su mappe ed enciclopedie fino agli anni 1965/1966 (i più conservatori fino agli anni settanta), quando ormai solo pochi territori rimanevano soggetti al Regno Unito; convenzionalmente, però, la fine "ufficiale" dell'Impero britannico avvenne il 1º luglio 1997, giorno in cui Hong Kong, l'ultimo grande possedimento britannico in Asia, fu restituito alla Cina — in senso politico, tuttavia, il dissolvimento dell'Impero britannico era già avvenuto da diverso tempo. Diversamente da molti altri Imperi della Storia, l'Impero britannico non crollò in un momento preciso (come successe invece per l'Impero romano, l'Impero germanico, quello austriaco, quello russo o quello ottomano), bensì ebbe un crollo diluito nel tempo; la seconda guerra mondiale contribuì in maniera decisiva all'inizio della crisi imperiale inglese.

Gli storici appongono l'inizio della fine dell'Impero britannico nel 1947 (come detto, con l'indipendenza dell'India) ed il suo termine nel 1997, con la restituzione di Hong Kong alla Cina. L'Impero si formò dunque in 300 anni circa e si dissolse in 50 anni. La seconda guerra mondiale fu quindi la causa principale della fine dell'Impero britannico: lo sforzo umano ed economico richiesto — o meglio, imposto — dal Regno Unito alle sue colonie fu elevatissimo; inoltre i valori che il Regno Unito, entrando in guerra, voleva salvaguardare — ovvero libertà ed uguaglianza —, molto spesso non venivano garantiti alle popolazioni locali delle stesse colonie inglesi. Nacque quindi un sentimento autonomista ed indipendentista, che sfociò talvolta in vere e proprie guerre d'indipendenza e guerre civili.

L'Impero facilitò la diffusione della tecnologia, del commercio, della lingua e del sistema di governo britannici in tutto il mondo. L'egemonia imperiale contribuì alla crescita economica straordinaria della Gran Bretagna e le diede il ruolo di prima potenza mondiale fino alla fine della prima guerra mondiale dove l'Europa ne uscì distrutta, e gli Stati Uniti d'America e il Giappone ne uscirono rafforzati, potendo vantare la supremazia mondiale. La politica coloniale britannica fu sempre guidata da interessi strategici, politici e commerciali. Mentre le economie dei colonizzatori avevano mezzi culturali e infrastrutture per sostenere uno sviluppo bilanciato, i territori tropicali Africani si ritrovarono declassati a meri fornitori di materie prime.

Le politiche britanniche basate sul vantaggio comparato lasciavano spesso le colonie dipendenti da una singola coltura da esportazione. La tendenza alla manipolazione delle identità etniche e razziali, per dividere e dominare la popolazione, lasciò una tragica eredità di guerre dopo la decolonizzazione in Irlanda, India, Zimbabwe, Sudan, Uganda, Iraq, Guyana e Figi. Il colonnello Frank Kitson, nel suo libro Bande e controbande (1960), descrive come le autorità britanniche manipolarono la rivolta Mau Mau fino a farla diventare una guerra tra fazioni rivali; alla fine solo 28 bianchi furono uccisi, opposti a 18000 - 30000 nativi. Il merito di aver per primo usato le parole "Impero britannico" è di solito attribuito a John Dee, astrologo, alchimista e matematico di Elisabetta I.

Il retroterra: colonialismo inglese[modifica | modifica sorgente]

Elisabetta I, 1558.

Espansione nelle isole britanniche e in Francia[modifica | modifica sorgente]

Dopo la conquista dell'Inghilterra da parte dei Normanni nel 1066, l'Inghilterra sostenne inizialmente i possedimenti francesi di Guglielmo il Conquistatore. La sua politica di coinvolgimento attivo negli affari continentali europei sarebbe durata parecchie centinaia di anni. Entro la fine del XIV secolo il commercio estero, basato inizialmente sulla lana esportata in Europa, era uno dei fondamenti della politica nazionale.

Questi secoli videro l'inizio dell'espansione politica inglese, con la conquista del Galles (1282) e dell'Irlanda (1169). Il trionfo in Scozia nel 1296 fu annullato dalla battaglia di Bannockburn, nel 1314. Le corone inglese e scozzese si sarebbero congiunte con un'unione personale nel 1603. Nonostante la perdita della Normandia nel 1204, attraverso matrimoni e eredità dinastica, l'Inghilterra guadagnò ampi territori nella parte ovest della Francia, che perse nel 1453. L'Inghilterra mantenne solo il porto strategico di Calais, perso anch'esso nel 1563.

Alla fine del medioevo l'Inghilterra era comunque un paese povero ed arretrato con pochissima rilevanza sulla scena europea nella quale si stava rapidamente affermando l'influenza spagnola e poi quella francese ed asburgica che la caratterizzeranno fino ai giorni nostri, relegando la Gran Bretagna ad un ruolo marginale e spingendola obbligatoriamente verso il dominio di quella parte di modo che allora era poco considerata se non per il reperimento di metalli preziosi. Dominio tuttavia nel quale si trovava già in ritardo sui portoghesi, spagnoli ed olandesi,ma ben presto si rileva la più grande nazione esploratrice(fino al 1947)

Espansione delle colonie d'oltremare[modifica | modifica sorgente]

La fondazione di colonie d'oltremare (intesa come l'esplorazione oceanica e la colonizzazione fuori dall'Europa e dalle isole britanniche) ebbe origine nelle politiche marittime pionieristiche di Enrico VII, che regnò dal 1485 al 1509. Basandosi sulle connessioni commerciali nel campo della lana stabilite durante il regno del suo predecessore Riccardo III, Enrico stabilì il moderno sistema marittimo mercantile inglese, che incrementò ulteriormente la costruzione di navi ed espanse il loro raggio d'azione. La marina mercantile fornì la base per istituzioni marine che avrebbero giocato un ruolo cruciale nei secoli successivi nel controllo o l'acquisizione di territori imperiali britannici. Esempi ne furono la Colonia di Massachusetts Bay, insediamento inglese nella costa orientale del Nordamerica realizzato nel XVII secolo, e la Compagnia britannica delle Indie orientali, istituita nel 1600 per controllare i mercati asiatici. Enrico ordinò anche la costruzione del primo porto asciutto e migliorò la piccola Royal Navy.

Enrico VIII e la crescita della Royal Navy[modifica | modifica sorgente]

Le basi del potere marittimo britannico, poste durante il regno di Enrico VII, furono ulteriormente ampliate per proteggere il commercio britannico e per proteggere le linee mercantili. Il re Enrico VIII fondò la marina inglese moderna, triplicando il numero di navi da guerra e costruendo il primo grande vascello con cannoni pesanti e a lungo raggio. Iniziò la centralizzazione dell'apparato amministrativo; costruì nuovi porti e un sistema di fari che facilitò enormemente la navigazione costiera. Fu la Royal Navy di Enrico VIII che sconfisse l'Invincibile Armada nel 1588, e le sue innovazioni gettarono le basi per la Imperial Navy dei secoli successivi.

L'era elisabettiana[modifica | modifica sorgente]

Durante il regno di Elisabetta I, sir Francis Drake circumnavigò il globo tra il 1577 e il 1580, il secondo a raggiungere questo obiettivo dopo la spedizione di Magellano. Nel 1579 raggiunse il nord della California, che ribattezzò Nova Albion; tuttavia a questa scoperta non seguì una colonizzazione. Di qui in poi gli interessi extraeuropei crebbero stabilmente. Sir Walter Raleigh organizzò la prima colonia in Virginia nel 1584, a Roanoke, che ebbe breve vita. La colonia di Roanoke fu abbandonata per la mancanza di cibo, il clima impietoso e l'ostilità indigena.

L'era Stuart[modifica | modifica sorgente]

La sconfitta dell'Invincibile Armada nel 1588 affermò decisamente l'Inghilterra come potenza navale, sebbene le successive sconfitte navali subite dalla Spagna negli anni novanta del XVI secolo fermarono i tentativi di colonizzazione del periodo. Nel 1604, Giacomo I pose fine alle ostilità con la Spagna con il Trattato di Londra; a questo seguì il primo insediamento stabile a Jamestown, in Virginia. Nei tre secoli successivi l'Inghilterra estese la sua influenza oltremare e consolidò il suo sviluppo politico in patria. Nel 1707 i parlamenti di Inghilterra e Scozia furono uniti, a Londra, nel parlamento della Gran Bretagna.

Essendo la Gran Bretagna la meno antica delle potenze coloniali classiche, la formazione dell'impero ebbe inizio con mere azioni di pirateria navale (famose sono le gesta di alcuni corsari), per poi man mano occupare, acquistare o colonizzare, territori che perdevano interesse per le altre potenze coloniali.

La vera svolta del colonialismo britannico si è avuta tuttavia alla fine del XVIII secolo quando la rivoluzione francese ha introdotto nuove concezioni in materia di diritti umani (La Gran Bretagna è stata l'ultima potenza coloniale ad abolire la schiavitù) e conseguentemente quando la Francia con l'espansione Napoleonica del primo decennio del XIX secolo si dedicò alla conquista europea. Conquista che coinvolse anche la Spagna che di conseguenza perse definitivamente ogni interesse coloniale dando origine alla emancipazione delle repubbliche centro e sudamericane. Ci sono stati tentativi da parte britannica di colonizzare alcune aree di colonie ex spagnole in Sud America come ad esempio l'invasione di Buenos Aires del 1806 che tuttavia fallirono rapidamente ad opera della resistenza dei coloni ormai orientati all'indipendenza di quei territori e facendo sfumare definitivamente la possibilità di influenza inglese in sud e centro America.

In Nord America la colonizzazione dei territori ex francesi della Louisiana e ed ex spagnoli come il Texas o la California, come del resto la conquista dei territori dell'estremo occidente degli Stati Uniti, avvennero per mano dei coloni americani e non della Gran Bretagna sia pur grazie al consueto apporto di emigranti dalla madre patria che ha sempre caratterizzato il colonialismo britannico.

Il colonialismo britannico, si è infatti caratterizzato rispetto a quello delle altre potenze coloniali ed in particolare da quello francese, per la massiccia migrazione di coloni dalla madre patria dovuta alle pessime condizioni economiche.

Questa migrazione di contro ha contribuito allo sviluppo di alcuni dei territori colonizzati come l'Australia, la Nuova Zelanda, Il Canada e il Sud Africa.[senza fonte] [4]

La colonizzazione delle Americhe[modifica | modifica sorgente]

Il primo impero britannico prese forma nel primo XVII secolo, con la fondazione delle 13 colonie in Nord America — che sarebbero in seguito diventate gli Stati Uniti — e delle province atlantiche del Canada, e con la colonizzazione di isole più piccole nei Caraibi come Giamaica e Barbados. Le colonie produttrici di zucchero dei Caraibi, dove la base dell'economia divenne schiavistica, furono agli inizi le colonie più importanti e lucrative. Le colonie americane avevano meno successo commerciale, producendo tabacco, cotone e riso nel sud e nel nord pellicce e materiale navale come il legno che servirà per la costruzione di nuove navi per la Royal Navy.

Avevano in compenso ampie aree di terra coltivabile e attrassero un maggior numero di colonizzatori inglesi. L'Impero in America fu lentamente ampliato con guerra e colonizzazione. L'Inghilterra prese possesso di Nuova Amsterdam (in seguito New York) nelle guerre anglo-olandesi. Le colonie americane in crescita si espansero ad ovest in cerca di nuove terre coltivabili. Durante la guerra dei sette anni, i francesi furono sconfitti nella battaglia di Québec, nell'odierno Canada, e persero tutta la Nuova Francia nel 1760, dando alla Gran Bretagna il potere sulla maggior parte dell'America del Nord. (C'è da pensare anche che dopo la Guerra d'indipendenza americana il Regno Unito abbia perso le tredici colonie)


In seguito, con la colonizzazione dell'Australia (colonia penale inglese dal 1788) e della Nuova Zelanda (1840), si creò un'ampia zona di migrazione britannica: quest'ultima causò enormi sofferenze alle popolazioni indigene in quanto foriera di guerre e malattie, che ridussero la popolazione locale del 60 - 70% in un secolo. Le colonie ottennero in seguito l'autogoverno, e divennero esportatori di lana e oro.

Libero commercio e "impero informale"[modifica | modifica sorgente]

Il vecchio sistema coloniale inglese cominciò a declinare nel XVIII secolo. Durante il lungo periodo di egemonia conservatrice nella politica interna inglese (1714-1762), l'Impero diventò sempre meno importante e rispettato, fino a che un tentativo fallito di cambiarne le sorti (attraverso tasse, monopoli e maggiore controllo) provocò la guerra d'indipendenza americana (1775-1783), privando l'Inghilterra delle sue colonie più popolose. Ci si riferisce al periodo come alla fine del "primo impero britannico", per indicare lo spostamento dell'espansione britannica dalle Americhe all'Asia e, nel XVIII secolo, all'Africa ("secondo impero britannico").

La perdita degli Stati Uniti mostrò che le colonie non erano particolarmente benefiche in termini economici, in quanto la Gran Bretagna poteva controllare il commercio con le ex colonie senza pagare per la loro difesa e amministrazione. Il mercantilismo che aveva caratterizzato il primo periodo coloniale lasciò il posto, in Gran Bretagna e altrove, al liberismo di Adam Smith e Richard Cobden. La lezione delle colonie americane (il commercio poteva continuare a portare prosperità anche senza il controllo coloniale) contribuì (tra gli anni cinquanta e i sessanta dell'Ottocento) all'estensione dello status di "colonia autogovernantesi" alle colonie in Canada e Australia, considerando i loro abitanti come pionieri della madrepatria.

L'Irlanda venne trattata diversamente: nel 1801 fu incorporata nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda. In questo periodo la Gran Bretagna mise fuori legge il commercio degli schiavi (1807) e cominciò a imporre questo principio ad altre nazioni. Per la metà del XIX secolo la schiavitù era sradicata dal mondo occidentale, sebbene continuasse attraverso canali orientali. Il lavoro forzato rimase comunque nelle colonie britanniche fino a circa il 1920. Con la scusa di "bloccare la schiavitù" la Gran Bretagna avrebbe esteso il proprio potere in Africa.

La fine del commercio degli schiavi e del vecchio sistema coloniale portarono all'affermazione del libero scambio. Alcuni sostengono che questa nascita riflettesse semplicemente la posizione economica britannica e non fosse collegata a veri cambiamenti ideologici. In effetti la Gran Bretagna è sempre stata più diligente nell'imporre la propria politica su altri che nel praticarla essa stessa. Nonostante la perdita delle 13 colonie, la sconfitta di Napoleone nel 1815 rese la Gran Bretagna la prima potenza mondiale. Mentre la rivoluzione industriale le dava la predominanza economica, la Royal Navy dominava i mari. L'attenzione prestata dai rivali alle questioni europee permise alla Gran Bretagna di completare la fase di espansione dell'"impero informale", caratterizzato da libero commercio e predominanza strategica.

Tra il Congresso di Vienna del 1815 e la guerra franco-prussiana del 1870, la Gran Bretagna divenne la prima potenza industriale, con il controllo su oltre il 30% della produzione industriale nel 1870. Come "officina del mondo" la Gran Bretagna poté, grazie alle stabile condizione politica dei mercati d'oltremare, prosperare attraverso il libero commercio senza ricorrere al controllo diretto.

Secondo lo storico G. De Ruggiero l' insularità, creando un senso di sicurezza interna contro ogni pericolo di aggressione straniera, ha favorito negli inglesi gli ingeniti gusti ed impulsi marinareschi e ne ha indirizzato le energie e le risorse verso lontane imprese coloniali, e spiega perché mai altri imperi coloniali, fondati da nazioni potenti, come Olanda e Francia, siano presto tramontati, essendo quelle nazioni, a differenza della Gran Bretagna, sopraffatte dal peso della propria difesa territoriale dall'invasione delle potenze vicine. [5]

Territori dell'Impero britannico nel 1922[modifica | modifica sorgente]

Nome Superficie km²
Dominion del Canada 9.984.140
Honduras britannico 22.966
Jamaica 10.991
Bahamas 13.940
Antigua e Barbuda 442
Barbados 430
Dominica 754
Grenada 344
San Kitts e Nevis 261
Saint Lucia 620
Saint Vincent e Grenadine 389
Trinidad e Tobago 5.128
Isole Cayman 260
Isole Vergini britanniche 153
Turks e Caicos 417
Falkland e dipendenze 12.173
Guyana britannica 214.960
Montserrat 102
Isole Sandwich e dipendenze 3.093
TOTALE AMERICA BRITANNICA 10.271.573
Nome Superficie km²
Aden e Hadramaut 332.970
Bahrain 665
Brunei 5.770
Ceylon 65.610
Federazione Malese 329.750
Hong Kong 1.104
Impero Indiano 4.962.030
Iraq 437.062
Kuwait 17.818
Maldive 300
Oman 309.550
Palestina 26.625
Qatar 11.000
Singapore 694
Stati della Tregua 82.800
Terr. Brit. dell'Oc. Ind. 60
Transgiordania 92.300
TOTALE ASIA BRITANNICA 6.676.188
Nome Superficie km²
Egitto e Sahara libico 1.601.376
Africa del Sud-ovest 825.418
Basutoland 30.355
Beciuania 581.726
Camerun britannico 88.276
Costa d'Oro 238.540
Gambia 10.380
Kenya 671.449
Isole Mauritius 1.860
Isole Seycelles 870
Nigeria 923.768
Nyassaland 118.480
Rhodesia del Nord 752.614
Rhodesia del Sud 390.757
Sant'Elena e dipendenze 409
Sierra Leone 71.740
Somalia britannica 137.600
Sudan britannico 2.614.758
Swaziland 17.363
Tanganika e Zanzibar 945.090
Uganda 241.038
Unione Sudafricana 1.219.090
TOTALE AFRICA BRITANNICA 11.482.968
Nome Superficie km²
Regno Unito di Gr. Bret. e Irlanda 315.093
Cipro 9.250
Malta 316
Gibilterra 7
TOTALE EUROPA BRITANNICA 324.666
Nome Superficie km²
Dominion dell'Australia 7.617.930
Dominion della Nuova Zelanda 268.680
Isole Fiji 18.270
Isole Cook 240
Isole Fenice 811
Isole Gilbert e Ellice 28.450
Isole Pitcairn 47
Naurù 21
Niù 260
Nuove Ebridi 12.200
Papuasia e Nuova Guinea 462.840
Samoa Orientali 2.944
Tokelau 10
Tonga 748
Turks e Caicos 417
Tuvalù 26
TOTALE OCEANIA BRITANNICA 8.413.477
Nome Superficie km²
Territori antartici britannici 8.055.900
Totale antartide britannico 8.055.900


Riepilogo Superficie km²
AMERICA BRITANNICA 10.271.733
ASIA BRITANNICA 6.676.188
AFRICA BRITANNICA 11.482.968
EUROPA BRITANNICA 324.666
OCEANIA BRITANNICA 8.413.477
TOTALE IMPERO BRITANNICO 37.169.032

Territori dell'Impero britannico nel 1952[modifica | modifica sorgente]

Nome Superficie km²
Dominion del Canada 9.984.140
Honduras britannico 22.966
Jamaica 10.991
Bahamas 13.940
Antigua e Barbuda 442
Barbados 430
Dominica 754
Grenada 344
San Kitts e Nevis 261
Saint Lucia 620
Saint Vincent e Grenadine 389
Trinidad e Tobago 5.128
Isole Cayman 260
Isole Vergini britanniche 153
Turks e Caicos 417
Falkland e dipendenze 12.173
Guyana britannica 214.960
Montserrat 102
Isole Sandwich e dipendenze 3.093
TOTALE AMERICA BRITANNICA 10.271.573
Nome Superficie km²
Aden e Hadramaut 332.970
Bahrain 665
Brunei 5.770
Buthan 46.500
Dominion del Pakistan 951.510
Dominion dell'India 3.287.263
Federazione Malese 329.750
Hong Kong 1.104
Kuwait 17.818
Maldive 300
Oman 309.550
Qatar 11.000
Singapore 694
Stati della Tregua 82.800
Terr. Brit. dell'Oc. Ind. 60
TOTALE ASIA BRITANNICA 5.443.384
Nome Superficie km²
Africa del Sud-ovest 825.418
Basutoland 30.355
Beciuania 581.726
Camerun britannico 88.276
Costa d'Oro 238.540
Gambia 10.380
Kenya 582.650
Isole Mauritius 1.860
Isole Seycelles 870
Nigeria 923.768
Nyassaland 118.480
Rhodesia del Nord 752.614
Rhodesia del Sud 390.757
Sant'Elena e dipendenze 409
Sierra Leone 71.740
Somalia britannica 137.600
Sudan britannico 2.505.813
Swaziland 17.363
Tanganika e Zanzibar 945.090
Uganda 241.038
Unione Sudafricana 1.219.090
TOTALE AFRICA BRITANNICA 9.683.439
Nome Superficie km²
Regno Unito 244.820
Cipro 9.250
Malta 316
Gibilterra 7
TOTALE EUROPA BRITANNICA 254.393
Nome Superficie km²
Dominion dell'Australia 7.617.930
Dominion della Nuova Zelanda 268.680
Isole Fiji 18.270
Isole Cook 240
Isole Fenice 811
Isole Gilbert e Ellice 28.450
Isole Pitcairn 47
Naurù 21
Niù 260
Nuove Ebridi 12.200
Papuasia e Nuova Guinea 462.840
Samoa Orientali 2.944
Tokelau 10
Tonga 748
Turks e Caicos 417
Tuvalù 26
TOTALE OCEANIA BRITANNICA 8.413.477
Nome Superficie km²
Territori Antartici britannici 8.055.900
Totale antartide britannico 8.055.900


Riepilogo Superficie km²
AMERICA BRITANNICA 10.271.733
ASIA BRITANNICA 5.443.384
AFRICA BRITANNICA 9.683.439
EUROPA BRITANNICA 254.393
OCEANIA BRITANNICA 8.413.477
TOTALE IMPERO BRITANNICO 34.066.266

America britannica[modifica | modifica sorgente]

Asia britannica[modifica | modifica sorgente]

Africa britannica[modifica | modifica sorgente]

Oceania britannica[modifica | modifica sorgente]

Europa britannica[modifica | modifica sorgente]

Antartide britannico[modifica | modifica sorgente]

Impero britannico dopo il 1870[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero britannico dopo il 1870.

L'Impero britannico dopo il 1870, ritrovatosi in un'Europa dall'assetto geopolitico profondamente cambiato, viveva le spinte del nascente movimento sindacale, i problemi di un'economia che mostrava i segni del rallentamento, le contraddizioni della questione irlandese, oltre i problemi che la politica coloniale poneva. Nel 1874 Benjamin Disraeli, capo dei conservatori inglesi, assunse il potere in seguito alla vittoria conseguita nell'elezione di quell'anno. Disraeli attuò importanti leggi sociali a favore della condizione operaia e portò la Gran Bretagna su posizioni di forza nelle relazioni internazionali. La crisi irlandese, relativa alla richiesta d'autonomia, creò tuttavia le condizioni per il ritorno al potere nel 1883 di William Ewart Gladstone.

Cartine geografiche[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Maddison 2001, pp. 98, 242.
  2. ^ Ferguson 2004, p. 15.
  3. ^ Elkins 2005, p. 5.
  4. ^ --~~~~Roberto Ivaldi Storia del Colonialismo
  5. ^ G.De Ruggiero, La formazione dell'Impero britannico, in L'Europa nel sec. XIX, Padova, 1934.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Colonialismo e Imperi coloniali
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