Mongolia

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Mongolia
Mongolia – Bandiera Mongolia - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Mongolia - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Mongolia
Nome ufficiale Монгол Улс
Lingue ufficiali Mongolo
Capitale Ulan Bator  (1 190 400 ab. / 2011)
Politica
Forma di governo Repubblica semipresidenziale
Capo di Stato Cahiagijn Ėlbėgdorž
Capo di Governo Norovyn Altankhuyag
Indipendenza dalla Dinastia Qing il 29 dicembre 1911
Superficie
Totale 1.565.000 km² (19º)
 % delle acque 0,6 %
Popolazione
Totale 3.179.997[1] ab. (2012) (134º)
Densità 1,75 ab./km²
Tasso di crescita 1,469% (2012)[2]
Geografia
Continente Asia
Confini Russia, Cina
Fuso orario UTC da +7 a +8[3][4]
Economia
Valuta tughrik
PIL (nominale) 10 258[5] milioni di $ (2012) (130º)
PIL pro capite (nominale) 3 627 $ (2012) (113º)
PIL (PPA) 15 028 milioni di $ (2012) (136º)
PIL pro capite (PPA) 5 314 $ (2012) (120º)
ISU (2011) 0.653 (medio)[6] (110º)
Fecondità 2,5 (2011)[7]
Varie
Codici ISO 3166 MN, MNG, 496
TLD .mn, .мон
Prefisso tel. +976
Sigla autom. MNG
Inno nazionale Bügd Nairamdakh Mongol
Festa nazionale
Mongolia - Mappa
Evoluzione storica
Stato precedente Flag of the People's Republic of Mongolia (1940-1992).svg Repubblica Popolare di Mongolia
 

Coordinate: 47°N 104°E / 47°N 104°E47; 104

La Mongolia (Монгол улс, Mongol uls) è uno stato dell'Asia orientale. La Mongolia è il secondo più grande stato del mondo privo di accesso al mare. Confina a nord con la Russia e a sud con la Cina e, anche se non condivide un confine con il Kazakistan, il suo punto più occidentale dista solo 38 km dalla punta orientale di quest'ultimo. Ulan Bator è la capitale e la città più grande, dove risiede circa il 38% della popolazione. Il sistema politico della Mongolia è una repubblica semipresidenziale a presidente debole.

Generalità[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i suoi 1.565.000 km², ha la più bassa densità di abitanti al mondo, con una popolazione di circa 2,9 milioni di persone (concentrata per lo più a Ulaanbaatar). La superficie coltivabile è molto limitata a causa del clima freddo. Gran parte del suo territorio è coperto da steppe, con montagne a nord e ad ovest e il deserto del Gobi a sud. Circa il 30% della popolazione è nomade, dedita prevalentemente all'allevamento. La religione predominante in Mongolia è il buddismo tibetano e la maggioranza dei cittadini dello Stato è di etnia mongola, sono tuttavia presenti etnie minoritarie tra cui kazaki e tuvani, soprattutto nella parte occidentale del paese. Circa il 20% della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno[8]. La Mongolia ha aderito all'Organizzazione Mondiale del Commercio nel 1997 e cerca di espandere la propria partecipazione regionale in ambito commerciale ed economico[9].

L'attuale Mongolia è stata governata da vari imperi nomadi, tra cui Xiongnu, Xianbei, Rouran, e il Gokturk, e altri. L'Impero Mongolo fu fondato da Gengis Khan nel 1206. Dopo il crollo della dinastia Yuan, i Mongoli ritornarono alle origini. Verso il XVII secolo, la Mongolia subì l'influenza del buddismo tibetano. Alla fine del XVII secolo, la maggior parte della Mongolia venne incorporata nella zona governata dalla dinastia Qing. Durante il crollo della dinastia Qing, nel 1911, essa dichiarò l'indipendenza, ma dovette lottare fino al 1921 per rendersi de-facto indipendente dalla Repubblica di Cina e fino al 1945, per ottenere il riconoscimento internazionale.

Successivamente subì l'influenza sovietica: nel 1924, venne instaurata la Repubblica Popolare Mongola, di stampo sovietico, che fu alleata leale dell'Unione Sovietica per tutta la sua storia. Dopo il crollo dei regimi comunisti in Europa orientale alla fine del 1989, la Mongolia intraprese una lenta e tortuosa transizione verso la democrazia, venne concessa la costituzione nel 1992 e il pluralismo partitico. Tuttora la Mongolia cerca d'intraprendere una politica economica verso un'economia di mercato.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Mongolia.

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Complesso megalitico in Mongolia

Le prime tracce di insediamenti umani in Mongolia risalgono al Paleolitico, con il ritrovamento di pitture rupestri nella provincia di Hovd[10] e nella provincia di Bajanhongor[11]. Nella provincia del Dornod invece viene rinvenuto un insediamento agricolo dell'era neolitica. Le recenti ricerche archeologiche hanno rinvenuto nella Mongolia occidentale solo accampamenti di agricoltori e pescatori. La popolazione orientale della Mongolia durante l'età del rame è stata descritta come "paleomongoloide", mentre la parte occidentale assumeva un carattere europoide[10].

Durante l'età del bronzo la Mongolia occidentale fu influenzata dalla Cultura di Karasuk: tale influenza è documentata dalla presenza delle Stele del Cervo e di kurgan scita. Durante l'età del ferro diversi sepolcri del X secolo, che testimoniano tale periodo vennero rinvenuti a Ulaangom[10]. Poco prima del XX secolo, alcuni studiosi hanno azzardato una possibile discendenza dei mongoli dagli sciti[12]. Tale affermazione trova conferma con il ritrovamento un guerriero scita, che si ritiene risalire a circa 2500 anni, trovato presso i Monti Altaj[13].

Origini[modifica | modifica sorgente]

La Mongolia è stata da sempre abitata da varie tribù nomadi. Il primo nucleo riguarda gli Xiongnu nel 209 a.C.. Per far fronte alle incursioni distruttive degli Xiongnu, la Cina decise la costruzione della Grande muraglia, che non sempre si rivelò efficace.

Dopo il declino della dinastia Xioung, la confederazione dei Rouran salì al potere dopo aver sconfitto Gokturk, dominando per secoli la Mongolia. Nel corso dei secoli VII e VIII, diverse tribù regnarono sulla Mongolia, tra cui gli Uiguri, i Khitan e i Jurchen. Dal X secolo il paese era diviso in numerose tribù collegate attraverso alleanze transitorie e conflitti interni.

Impero mongolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Impero mongolo.
L'impero mongolo nella sua massima estensione

L'eroe nazionale mongolo fu però Temujin, noto come Gengis Khan (1162 - 1227), che unificò i territori mongoli e creò l'impero più vasto della storia. Sotto i suoi successori l'impero toccò i confini della Polonia a ovest, della Corea a est, e dalla Siberia a nord, fino al Golfo di Oman e Vietnam del sud, che coprono circa 33.000.000 km² (22% della superficie terrestre totale delle terre emerse), e con una popolazione di oltre 100 milioni di persone.

Dopo la morte di Gengis Khan, l'impero venne suddiviso in quattro regni (noti come khanati) che acquisirono maggiore autonomia dopo la morte di Munke, avvenuta nel 1259. Uno dei khanati, dopo aver invaso la Cina, distrusse definitivamente la dinastia Jīn, dando vita alla Dinastia Yuan per opera del nipote del Temujin, Khubilai Khan, che fondò il suo regno presso l'odierna Pechino, ma dopo più di un secolo di potere, la Dinastia Ming riprese il potere nel 1368, con la corte mongola in fuga verso nord. L'avanzata militare dei Ming proseguì in Mongolia, conquistando e distruggendo la capitale Karakorum; le conquiste azzerarono il progresso culturale e militare dell'era imperiale ed iniziò così il tramonto dell'impero mongolo.

Periodo post-imperiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia Yuan.

Dopo l'espulsione dei governanti della Dinastia Yuan della Cina, i mongoli continuarono a governare la Mongolia con il nome Dinastia nord dello yuan. I secoli successivi furono segnati da violente lotte di potere tra le varie fazioni, in particolare tra Genghisids e i non-Genghisid Oirati, così come dalle diverse invasioni cinesi (come le cinque spedizioni guidato dall'imperatore Yongle). Agli inizi del XV secolo, gli Oirati, sotto la guida di Esen Tayisi, presero il sopravvento, il conflitto con la Cina nel 1449 portò alla disfatta Ming, con la cattura dell'imperatore Zhengtong. Tuttavia Esen Tayisi venne assassinato nel 1454, con la conseguente ascesa di Borjigin.

Batumöngke Dayan Khan e il suo Khatun Mandukhai riunì l'intera nazione mongola sotto la Genghisids nei primi anni del XVI secolo. Verso La metà del XVI secolo, Altan Khan del Tümed, nipote illegittimo di Dayan Khan, acquisì un certo potere in patria. Fondò Hohhot nel 1557. L'incontro con il Dalai Lama, nel 1578, fu fondamentale per la diffusione del Buddhismo tibetano in Mongolia. Abtai Khan del Khalkha si convertì al buddismo e fondò il monastero Erdene Zuu nel 1585. Suo nipote Zanabazar diventò il primo Jebtsundamba Khutuktu nel 1640.

Dominio Dinastia Qing[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dinastia Qing.

L'ultimo Khan mongolo era Ligden Khan, al potere fino al XVII secolo, il quale entrò in conflitto contro i manciù, saccheggiò gran parte delle città cinesi e riuscì ad allontanare la maggior parte delle tribù mongole. Morì nel 1634, mentre si dirigeva verso il Tibet, nel tentativo di eludere i Manciù e distruggere la Scuola buddista dei cappelli gialli. Nel 1636 gran parte della mongolia interna era sottomessa ai manciù, propulsori della Dinastia Qing. Il Khalkha infine venne al governo dei Qing nel 1691, portando così tutti i territori della Mongolia odierna sotto il governo di Pechino. Dopo numerose guerre, i Dzungar (i Mongoli occidentale o Oirads) vennero sconfitti definitivamente nel 1757–1758[14], sotto la mongolia ricevettero una relativa autonomia, essendo amministrati dai khanati ereditari Genghisid di Tusheet Khan, Setsen Khan, Zasagt Khan e Sain Noyon Khan. Jebtsundamba Khutuktu di Mongolia ebbe de-facto un certo peso politico. I Manciù proibirono anche l'immigrazione cinese di massa, consentendo ai mongoli di preservare la loro cultura.

Fino al 1911, la dinastia Qing mantenne il controllo della Mongolia con una serie di alleanze e matrimoni misti, come pure adottando misure economiche e militari. Gli Amban (alti ufficiali) consolidarono il potere presso Ulan Bator, Uliastaj e Hovd, il paese venne suddiviso in feudi divenendo sempre più feudale ed ecclesiastico. Verso il XVIII secolo la povertà tra i cittadini aumentò sensibilmente, data la corruzione e l'usura verso i commercianti da parte della nobiltà feudale.

Indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mongolia Esterna.

Con la caduta della dinastia Qing, la Mongolia, sotto il Bogd Khan, dichiarò l'indipendenza nel 1911. Tuttavia, la nuova costituzione della Repubblica di Cina considera la Mongolia parte del suo territorio. L'area controllata dal Khan Bogd era approssimativamente quella dell'ex Mongolia Esterna durante il periodo Qing. Nel 1919, dopo la Rivoluzione d'Ottobre in Russia, le truppe cinesi, guidate da Xu Shuzheng, occuparono militarmente la Mongolia. Tuttavia, finita la guerra civile russa, Roman von Ungern-Sternberg sconfisse i cinesi nel 1921 presso Ulan Bator. Al fine di proteggere il paese dalle incursioni cinesi, l'Unione Sovietica decise d'insediare un governo comunista, riorganizzando l'apparato militare. Il nuovo esercito si rese protagonista durante la presa di Kyakhta (il 18 marzo 1921) e di Khüree, insieme alla truppe sovietiche. La Mongolia dichiarò la sua indipendenza ancora una volta l'11 luglio 1921[15]. Questi eventi hanno portato a una stretta alleanza della Mongolia con l'Unione Sovietica nei successivi sette anni.

Repubblica Popolare Mongola[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Repubblica Popolare Mongola.

Nel 1924, dopo la morte del leader religioso Bogd Khan, venne ufficialmente proclamata la Repubblica Popolare Mongola con il sostegno dell'Unione Sovietica.

Con l'avvento al potere nel 1928 di Horloogijn Čojbalsan furono approvati alcuni provvediment, tra cui la collettivizzazione del bestiame, la distruzione dei monasteri buddisti e la repressione, anche fisica, di tutti gli oppositori del regime sovietico, in particolare dei monaci buddisti. In Mongolia, nel corso del 1920, circa un terzo della popolazione maschile era costituita da monaci. Entro l'inizio del XV secolo, circa 750 monasteri erano funzionanti in Mongolia[16]. L'imperialismo giapponese divenne ancora più allarmante dopo l'invasione della vicina Manciuria, nel 1931. Durante la guerra sovietico-giapponese di confine del 1939, l'Unione Sovietica difese con successo la Mongolia contro l'espansionismo giapponese.

Nel 1945 le forze mongole combatterono durante la guerra Unione Sovietica-Giappone sul fronte della Mongolia Interna. La minaccia sovietica portò la Cina a proclamare un referendum d'indipendenza, che si svolse nel 20 ottobre 1945, con il 100% dell'elettorato (in base alle cifre ufficiali) che votò per l'indipendenza. Dopo la stesura della costituzione della Repubblica Popolare di Cina, entrambi i paesi hanno confermato il loro riconoscimento reciproco, il 6 ottobre 1949.

Il 26 gennaio 1952, Yumjaagiin Tsedenbal prese il potere. Nel 1956, e ancora nel 1962, il culto della personalità di Horloogijn Čojbalsan venne condannato e bandito dagli organi del Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo. La Mongolia continuò a rivelarsi un fedele alleato dell'Unione Sovietica, soprattutto dopo la crisi sino-sovietica degli anni cinquanta. Nel 1980 circa 55.000 soldati sovietici erano di stanza in Mongolia. Mentre Tsedenbal era in visita a Mosca, nel mese di agosto 1984, la sua grave malattia ha indotto il Parlamento ad annunciare il suo ritiro e sostituirlo con Jambyn Batmönkh.

Rivoluzione Democratica e nascita della democrazia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rivoluzione democratica della Mongolia nel 1990.

L'introduzione da parte di Mikhail Gorbachev della perestroika e della glasnost in Unione Sovietica ha fortemente influenzato la politica mongola, portando alla pacifica Rivoluzione Democratica e all'introduzione di un sistema multipartitico e dell'economia di mercato. Nel 1992 è stata introdotta una nuova costituzione ed il termine "Repubblica del Popolo" è stato tolto dal nome ufficiale del paese. La transizione all'economia di mercato è stata difficile, con alti tassi di inflazione e penuria di cibo nei primi anni novanta. La prima vittoria elettorale per un partito non comunista arrivò nel 1993 (elezioni presidenziali) e nel 1996 (elezioni parlamentari). La firma del contratto dei minatori di Ojuu Tolgoj viene considerata come una pietra miliare nella moderna storia mongola. Il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo ha cambiato nome nel 2010 in Partito del Popolo Mongolo.

Demografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Demografia della Mongolia.
Complessi residenziali a Ulaanbaatar
Tipici Quartieri yurta in cui vivono molte famiglie mongole

La popolazione totale della Mongolia secondo lo United States Census Bureau[17] a giugno 2007 ammontava a 2.951.786 persone, classificandosi come 138º paese in termini di popolazione. Ma il Dipartimento di Stato americano Bureau of East Asian and Pacific Affairs che utilizza le stime delle Nazioni Unite[18] indica una popolazione di 2.629.000 (quindi una differenza dell'11% rispetto alla United States Census Bureau). Stime delle Nazioni Unite risultano simili a quelle stilate dalla Mongolian National Statistical Office (2.612.900, fine luglio 2007). Il tasso di crescita della popolazione è pari al 1.2%[19]. Circa il 59% della popolazione totale è sotto i 30 anni, il 27% dei quali sotto i 14 anni. Questa popolazione, relativamente giovane, può rivelarsi fondamentale per la crescita economica della Mongolia.

Dalla fine del socialismo, la Mongolia ha sperimentato un calo di tasso di fecondità totale, che è più rapida che in qualunque altro paese del mondo: secondo recenti stime delle Nazioni Unite[19] nel 1970-1975, la fertilità è stata stimata a 7,33 figli per donna, ma le prospettive 2005-2010 sono 1,87 (4 volte meno).

La Mongolia, rispetto agli anni passati, è diventata urbanizzata, circa il 40% della popolazione vive a Ulaanbaatar e nel 2002 un ulteriore 23% viveva in Darhan, Erdenet e nei centri limitrofi[20]. Un'altra parte della popolazione vive lontano dai centri abitanti. Nel 2002, circa il 30% di tutte le famiglie in Mongolia, hanno vissuto tramite agricoltura di sussistenza[21]. La maggior parte dei pastori in Mongolia rimane ancorata alle tradizioni dei popoli nomadi per quanto riguarda la pastorizia

I mongoli rappresentano il 95% della popolazione totale, costituiti principalmente da Khalkha e altri, tutti caratterizzati principalmente da dialetti della lingua mongola. I Khalkha costituiscono l'86% della popolazione di etnia mongola. Il restante 14% include Oirati, Buriati e altri. Le popolazioni turche (kazaki, Tuvani e Chantuu (uzbeki) costituiscono il 4,5% della popolazione della Mongolia e il resto sono russi, cinesi, coreani e americani[22], anche se la maggior parte dei russi[23] lasciò il paese dopo crollo dell'Unione sovietica.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

La lingua ufficiale della Mongolia è il mongolo,[24] ed è parlato dal 95% della popolazione. Esistono però una grande varietà di dialetti oirati e buriati, parlati in tutto il paese. Nella parte occidentale del paese, le lingue turche tra cui la lingua kazaka e lingua tuvana, sono molto diffuse.

La lingua mongola moderna utilizza l'alfabeto cirillico, a differenza del passato quando si utilizzava la scrittura mongola. Una reintroduzione ufficiale della vecchia scrittura è stata progettata per il 1994, ma non ha ancora avuto luogo, in quanto le vecchie generazioni hanno incontrato difficoltà pratiche[25]. L'alfabeto tradizionale è stato recentemente reintrodotto nelle scuole[26].

La lingua russa è la lingua straniera più parlata in Mongolia, seguita dall'inglese, recentemente molto diffuso in Mongolia. Anche la lingua coreana sta diventando popolare in Mongolia per l'alto numero dei lavoratori mongoli presenti nella Corea del Sud.[27]. La Cina, in virtù della sua vicinanza, sta gradualmente influenzando anche la lingua, l'interesse per la lingua cinese è cresciuto, infatti, secondo Uradyn E. Bulag, antropologo presso l'Hunter College e il Graduate Center della Università della Città di New York, i mongoli della Mongolia Interna sono preoccupati di perdere la propria identità culturale e linguistica per via dell'assimilazione culturale forzata da parte delle autorità cinesi[28]. La lingua giapponese è anche popolare tra le nuove generazioni. Un certo numero di anziani mongoli conosce il tedesco, in quanto ha studiato nella Germania dell'Est, mentre alcuni parlano le diverse lingue del blocco orientale. Oltre a questo, molti giovani mongoli parlano correntemente una o più delle lingue dell'Europa occidentale, in quanto molti di loro vivono o studiano in paesi europei, tra cui Germania, Francia e Italia.

Le persone sorde utilizzano la lingua dei segni mongola (Монгол дохионы хэл, Mongol dokhiony Khel).

Geografia e clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Geografia della Mongolia.
La parte meridionale della Mongolia è circondata dal Deserto del Gobi, mentre la maggior parte della parte settentrionale è costituita dalle montagne
Tipico paesaggio mongolo
Steppe della Mongolia

Con i suoi 1.565.000 km², la Mongolia è 19º paese del pianeta per estensione territoriale (cinque volte l'Italia)[29].

Il paesaggio della Mongolia è molto variegato, con il deserto del Gobi a sud e con le regioni fredde e montuose a nord e ovest. Gran parte della Mongolia è costituita da steppe. Il punto più alto in Mongolia è il picco Hùjtnij nel massiccio Tavan Bogd a 4.374 m. Il bacino del lago Uvs Nuur, condiviso con la Repubblica di Tuva in Russia, è uno dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Il clima estivo è mite, mentre in inverno le temperature scendono fino a -40 °C e a –60 °C nella taiga[30].

Il paese è anche soggetto a rigide condizioni climatiche (zud è il termine con cui definiscono un inverno particolarmente freddo e nevoso). Ulan Bator ha una temperatura media tra le più basse al mondo confrontate con le maggiori città del mondo. Tendenzialmente la Mongolia è un paese con un'altitudine tra le più alte al mondo, freddo e ventoso. Ha un clima continentale, con inverni lunghi, freddi, rigidi mentre nei mesi estivi il clima asciutto e salubre raggiunge i 25-30 °C durante i quali avvengono la maggior parte delle precipitazioni annuali. In questa breve stagione il vento è protagonista: quello fresco da nord, quello tiepido dal Gobi.

Il termine Gobi è un termine mongolo (riferito a steppa), che di solito si riferisce ad una categoria di pascoli aridi con vegetazione abbastanza sufficienti a sostenere le marmotte e i cammelli. I mongoli sono soliti precisare tale differenza, anche se la distinzione non è sempre evidente ai turisti. I paesaggi del Gobi sono estremamente fragili e vengono facilmente distrutti dall'eccessivo sfruttamento della pastorizia, tale fenomeno in continua crescita risulta dannoso per i cammelli e per la loro sopravvivenza.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica sorgente]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Province della Mongolia.

La Mongolia è divisa in 21 province (ajmag), Ulaanbaatar (la capitale) è una municipalità con lo status di provincia. Le ajmag sono a loro volta divise in distretti (sum); i sum sono suddivisi in bag.

Map mn aimags de.png

Città principali[modifica | modifica sorgente]

Ulan Bator

Politica[modifica | modifica sorgente]

La Mongolia è una repubblica parlamentare. Il popolo elegge il parlamento, il quale a sua volta elegge il governo. Il presidente è eletto direttamente. La costituzione della Mongolia garantisce piena libertà di espressione e di religione. Nonostante il folto numero di partiti, i due maggiori schieramenti politici sono il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (MPRP) e il Partito Democratico (DP).

Dopo la dominazione sovietica e l'abolizione del monopartitismo, il DP dominò la scena politica nel periodo 2004-2006. Dopo un'alternanza di governo tra il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo e il Partito Democratico, il MPRP è l'attuale governo in carica, avendo vinto le elezioni politiche del giugno 2008.

Presidente[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cahiagijn Ėlbėgdorž.
Cahiagijn Ėlbėgdorž

Il presidente della Mongolia ha un ruolo con limitati poteri esecutivi: può infatti bloccare le decisioni del Parlamento, che può però non tener conto del veto con una maggioranza di 2/3. La costituzione della Mongolia prevede tre requisiti per la candidatura: il candidato dev'essere un nativo della Mongolia, aver superato i 45 anni e aver vissuto in Mongolia per cinque anni prima di assumere l'incarico. Il presidente è inoltre tenuto a dimettersi formalmente, se richiesto dal suo partito. L'attuale presidente è Cahiagijn Ėlbėgdorž, rieletto come presidente il 26 giugno 2013.

Grande Hural di Stato[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grande Hural di Stato.
Il Grande Hural di Stato

La Mongolia utilizza un sistema parlamentare unicamerale, in cui il presidente ha un ruolo esecutivo limitato, e il governo, scelto dal legislatore, esercita il potere esecutivo. Il Grande Hural di Stato ha una camera con 76 seggi ed è presieduto dal presidente della Camera. Elegge i suoi membri ogni quattro anni dalle elezioni generali. Il Grande Hural di Stato rappresenta il potere legislativo del governo con la presenza più che altro simbolica del presidente, mentre il primo ministro, per poter esercitare le sue funzioni, deve godere della fiducia del parlamento.

Primo Ministro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Norovyn Altankhuyag.

Il Primo Ministro della Mongolia è eletto dal Grande Hural di Stato. L'attuale primo ministro è Sùhbaataryn Batbold, che ha assunto l'incarico il 29 ottobre 2009. Il vice primo ministro è Norovyn Altanhujag. Ci sono i ministri di ogni dipartimento (finanza, della difesa, del lavoro, agricoltura, ecc) e gli uffici pubblici costituiscono gabinetto del primo ministro.

Il gabinetto è nominato dal primo ministro in consultazione con il presidente e confermato dal Grande Hural di Stato.

Relazioni estere e militari[modifica | modifica sorgente]

Reparto delle forze armate mongole in assetto anti-sommossa

La complessa gestione dei rapporti con i suoi "giganti" vicini - la Russia e la Cina - spinge il governo di Ulan Bator ad una politica di buone relazioni con entrambe le potenze confinanti, con le due Coree, ma anche con le principali democrazie avanzate del pianeta - il Giappone, gli Stati Uniti, l'Unione Europea - secondo la cosiddetta "dottrina del terzo vicino" (in inglese, third neighbor doctrine).

Il governo si è concentrato molto sulla necessità di incoraggiare gli investimenti esteri e sviluppare il commercio interno. La Mongolia ha sostenuto la guerra d'Iraq del 2003, inviando un contingente di 180 unità. Circa 130 soldati sono attualmente dispiegati in Afghanistan. 200 soldati mongoli sono in servizio in Sierra Leone sotto il mandato delle Nazioni Unite, e nel luglio 2009, la Mongolia ha deciso d'inviare un battaglione in Ciad a sostegno della MINURCAT[31].

Dal 2005 al 2006 la Mongolia, durante la guerra del Kosovo, ha inviato 40 unità, che hanno collaborato in stretto contatto con i colleghi belgi e lussemburghesi. George W. Bush è stato il primo presidente americano della storia a visitare il paese il 21 novembre 2005[32]. Nel 2004 è stata formalmente invitata dalla Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE) come partner commerciale in Asia.

Le sedi diplomatiche della Mongolia sono presenti in vari paesi tra cui: Almaty, Ankara, Bangkok, Berlino, Pechino, Bruxelles, Budapest, Il Cairo, Canberra, Varsavia, Washington, Vienna, Vientiane, L'Avana, Delhi, Kuwait City, Londra, Mosca, Ottawa, Parigi, Praga, Pyongyang, Seul, Sofia, Stoccolma, Tokyo, Hanoi e Singapore, un consolato è presente a Irkutsk e Ulan-Ude. In Italia, la Mongolia è rappresentata da due principali istituzioni, l'Ambasciata della Mongolia a Roma e la Camera di commercio italo-mongola. Rappresentanze diplomatiche sono presenti alle Nazioni Unite a New York e Ginevra[33].

Inquinamento atmosferico[modifica | modifica sorgente]

La capitale mongola Ulan Bator attualmente è influenzata dall'inquinamento atmosferico causato dalla combustione del carbone e della legna nelle stufe utilizzate per riscaldare e cucinare. Il recente passaggio a un'economia di mercato ha portato la capitale a una intensa urbanizzazione e alla creazione di distretti fuori dal centro urbano (perlopiù di yurta), dove il 70% della popolazione risiede. Il problema dell'inquinamento atmosferico è caratterizzato da concentrazioni molto elevate di particelle in aria, particolato (PTS), a differenza della minore percentuale di anidride carbonica e azoto presente nell'aria. Le analisi effettuate dalle autorità di Ulan Bator hanno dimostrato che il PTS è di gran lunga la componente più grave del problema dell'inquinamento atmosferico. Durante i mesi invernali, la normale visuale urbana risulta oscurata e ciò comporta un impatto negativo sulla salute umana. L'inquinamento dell'aria influisce anche sulla visibilità della città a tal punto che agli aerei, in alcune occasioni, viene impedito l'atterraggio presso l'aeroporto locale. La temperatura media annuale a Ulan Bator è 0 °C, la capitale più fredda al mondo[34].

Il 40% della popolazione a Ulan Bator vive in appartamenti, circa l'80% dei quali è dotato di centrali termiche da tre impianti di produzione combinata di calore ed energia. Le centrali elettriche nel 2007 hanno consumato quasi 3,4 milioni di tonnellate di carbone, tuttavia, la tecnologia di controllo dell'inquinamento non è in grado di gestire un alto tasso di produzione come questo. Nella sola Ulan Bator, l'annuale media stagionale delle concentrazioni di particolato (PTS) hanno registrato l'alto valore 279, benché il livello massimo di PTS consigliato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sia 20. Pertanto, il livello di PM10 a Ulan Bator è 14 volte superiore al livello massimo raccomandato. Questa concentrazione è superiore a quella di molte città del nord della Cina, note per il loro alto tasso di inquinamento atmosferico, ove a volte tali tassi sono stati superiori a 200 fino a pochi anni fa, prima delle misure del governo cinese per far fronte a questo alto inquinamento atmosferico[35].

Economia[modifica | modifica sorgente]

Ulan Bator è il maggior centro economico della nazione

L'economia della Mongolia si basa principalmente sullo sfruttamento delle ingenti risorse naturali come il petrolio, il carbone minerale ed il rame, ma anche dello sfruttamento minerario del molibdeno, tungsteno e fosfato.

Attualmente sono presenti 30.000 piccole medie imprese in Mongolia, la maggior parte dislocate nella capitale. La maggioranza della popolazione al di fuori delle aree urbane pratica pastorizia di sussistenza allevando per lo più ovini, caprini, bovini, cavalli e cammelli della Battriana. Il settore agricolo, modestamente sviluppato, comprende: frumento, orzo, patate, ortaggi, pomodori, angurie, olivello spinoso e le colture foraggere. Il PIL pro capite (a parità di potere d'acquisto) nel 2012 era di 5.314 dollari[5].

Anche se il PIL è aumentato costantemente dal 2002 con un tasso di crescita del 7,5% in una stima ufficiale del 2006, lo Stato è ancora al lavoro per superare un deficit commerciale consistente. Parte del debito nei confronti della Russia è stato risolto dal governo mongolo nel 2004, con un pagamento di 250 milioni di dollari ricevuti proprio dalla Russia per il risarcimento del dominio sovietico. Nonostante la crescita, nel 1998 il 35,6% della popolazione viveva sotto della soglia della povertà; la percentuale sta diminuendo, ma era ancora al 36,1% nel 2002-2003 e al 32,2% nel 2006[36] e sia il tasso di disoccupazione e tasso di inflazione sono aumentati al 3,2% e 6,0% nel 2006.

Il Mongolian Stock Exchange, fondata nel 1991 a Ulan Bator, è una borsa valori piccola per la capitalizzazione di mercato.[37][38].

Settore industriale[modifica | modifica sorgente]

L'industria rappresenta attualmente il 21,4% del PIL, simile all'apporto del settore agricolo (20,4%). Queste industrie comprendono materiali da costruzione, carbone, estrazione di rame, di molibdeno, di fluorite, di stagno, di tungsteno e di oro), olio, alimenti e bevande, la lavorazione di prodotti di origine animale, cashmere e produzione di fibra. Il tasso di crescita della produzione industriale era del 4,1% nel 2002. Il settore minerario è in continuo aumento, con l'apertura di nuove imprese cinesi, russe e canadesi[39] che contribuiscono alla sopravvivenza delle industrie minerarie. La produzione alimentare, specialmente di cibo confezionato, sta crescendo sempre di più grazie ad investimenti di aziende straniere sul territorio.

Scienza e tecnologia[modifica | modifica sorgente]

Anche il settore tecnologico dipende dagli investimenti stranieri: la Corea del Sud e la Repubblica popolare cinese hanno iniziato ad aprire uffici in Mongolia, dedicati soprattutto allo sviluppo di software. La flessibilità economica ha permesso l'istituzione di diversi operatori telefonici come Mobicom Corporation e Magicnet, che offrono servizi di telefonia cellulare e ISP.

Settore terziario[modifica | modifica sorgente]

Un mercato all'aperto a Tsetserleg. I mercati all'aperto sono tipici in Mongolia

Dopo la crisi di transizione nei primi anni '90, la produzione interna della Mongolia era in netta ripresa. Secondo il CIA World Factbook, nel 2003, il settore dei servizi ha rappresentato il 58% del PIL, con il 29% della forza lavoro di 1.488 000 persone.

Gli ingenti investimenti stranieri, tra cui quelli della Cina, Giappone, Corea del Sud, Germania e Russia hanno contribuito allo sviluppo delle infrastrutture e al perfezionamento del pavimento stradale, come la strada che va dal confine russo a Sùhbaatar fino al confine cinese a Zamyn-Ùùd. Abbastanza sviluppato è anche il trasporto aereo, con le compagnie aeree MIAT Mongolian Airlines, Aero Mongolia e Eznis Airways.

Cooperazione economica con l'Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Relazioni estere dell'Italia.

L'Italia è uno dei principali partner economici della Mongolia (quarto importatore di beni e servizi dal Paese asiatico[40]). Dal 2002 è stata istituita la Camera di Commercio Italo-Mongola[41], una Camera di Commercio mista che raggruppa le principali aziende operanti sull'asse economico Italia-Mongolia. Il governo di Ulan Bator è inoltre stato tra i primi sostenitori asiatici della candidatura di Milano come città organizzatrice di Expo 2015.

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Tratto ferroviario della Ferrovia Transmongolica che attraversa il Deserto del Gobi
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ferrovia Transmongolica e Aeroporto Internazionale Chinggis Khaan.

Il sistema ferroviario ha scartamento largo (russo) di 1520 mm, con uno sviluppo di circa 1810 chilometri ed è costituito soprattutto dall'asse ferroviario della Ferrovia Transmongolica, che attraversa tutto il paese, con connessioni esterne ad Ulan Ude, sulla Ferrovia Transiberiana (Russia) ed a Jining (Cina), con il resto della rete cinese. Per il cambio di scartamento a quello normale di 1435 mm, in uso in Cina, ad Erlian (Erenhot) in territorio cinese, al confine mongolo-cinese, i carrelli delle carrozze dei treni sono sostituiti e la loro sostituzione rende necessaria una sosta di circa 4 ore. Una linea ferrovia secondaria invece collega la città orientale di Choibalsan con la Transiberiana, tuttavia, tale collegamento è chiuso ai passeggeri dopo la città mongola di Čuluunhoroot[42].

Anche se in tutto paese sono presenti aereporti(adibiti a trasporto locale), L'unico aeroporto internazionale è l'Aeroporto Internazionale Chinggis Khaan di Ulan Bator, che effettua collegamenti con Corea del Sud, Cina, Giappone, Russia e Germania. MIAT Mongolian Airlines è la più grande compagnia aerea e fornisce voli nazionali e internazionali[43].

Il sistema viario risulta in continua espansione, anche se le strade da Ulan Bator al confine russo e cinese per la maggior parte non risultano asfaltate. Alcuni progetti di costruzione di strade sono attualmente in corso, per esempio la costruzione di est-ovest, il cosiddetto Millennium Road.

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Buddhismo in Mongolia e Chiesa cattolica in Mongolia.

Secondo il Censimento Nazionale 2010 la popolazione mongola sopra i 15 anni dichiarava di essere 53% buddisti, il 39% atei.

Religioni in Mongolia
(popolazione sopra i 15 anni)[44]
Religione Popolazione Percentuale
%
Buddhismo 1 009 357 53,0
Islam 57.702 3,0
Sciamanesimo 55.174 2,9
Cristianesimo 41.117 2,1
Altre religioni 6.933 0,4
Ateismo 735.283 38,6
TOTALE 1.905.566 100,0

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Sistema sanitario[modifica | modifica sorgente]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

La cultura mongola è diretta discendente dalle tradizioni pastorizie dei nomadi che risiedevano nella prateria, sebbene la globalizzazione e l'influsso dei cinesi abbiano portato alla scomparsa quasi definitiva della pastorizia e dunque del grande patrimonio culturale mongolo, scomparsa, secondo alcuni, dovuta dalla necessità, per il commercio internazionale, di bonificare la maggior parte dei terreni (fattore che plausibilmente ha reso la prateria una steppa)[45].

I mongoli usavano (e la maggior parte usa ancora) abitare in grandi tende, chiamate yurte (ger in lingua mongola), e avevano l'abitudine di cacciare a cavallo, utilizzando dei particolarissimi strumenti chiamati uurga, lunghi bastoni a cui veniva legato un cappio, nell'uso dei quali i mongoli erano formidabili. Li utilizzavano i guardiani di cavalli per addomesticarli, ma anche i cacciatori per cacciare i lupi, ancora abbondanti in Mongolia.

La dieta alimentare dei mongoli era costituita da pecore, cavalli, gazzelle, marmotte e non prevedeva assolutamente volatili, verso i quali essi portavano grande rispetto, in quanto volavano alti verso il Tengger (Cielo, divinizzato). Inoltre, il popolo mongolo porta tuttora un grande rispetto nei confronti del lupo, totem mongolo per generazioni e figura mitica, vista come la più amata dal Cielo e presa a modello di coraggio, forza d'animo, rispetto per la natura, coesione sociale, irremovibilità.

La popolazione mongola ha vissuto secoli e secoli di aspre lotte contro i lupi, le quali hanno contribuito ad accrescere la stima nei confronti del carismatico animale. Il lupo inoltre provvedeva alla "pulizia" della prateria da erbivori che, in gran quantità, avrebbero arrecato ingenti danni all'ecosistema, quali roditori (topi, marmotte), gazzelle, e anche cavalli. Infine, la costante selezione naturale che i lupi apportavano sulla natura faceva sì che solo gli animali più tenaci sopravvivessero, e lo stesso era per gli uomini: dunque i mongoli attribuiscono il merito della loro passata potenza alla presenza dei lupi.

Un altro aspetto caratterizzante dei mongoli è l'utilizzo dell'olio di marmotta, che veniva impiegato per diversi scopi: restando liquido fino a bassissime temperature, poteva essere utilizzato dai guardiani di cavalli per non congelarsi il volto d'inverno, ma anche per lavorare le pelli (le rendeva infatti più resistenti) e poteva anche essere impiegato in cucina. In caso di necessità era pure un buon rimedio contro le scottature. Oltretutto da una marmotta si riusciva a ricavare un chilo di olio, che si vendeva anche per due yuan circa.[45].

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Architettura della Mongolia.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ The World Factbook
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ "Mongolia Standard Time is GMT (UTC) +8, some areas of Mongolia use GMT (UTC) + 7", Time Temperature.com. URL consultato il 30 settembre 2007.
  4. ^ "The Mongolian government has chosen not to move to Summer Time", World Time Zone.com. URL consultato il 30 settembre 2007.
  5. ^ a b Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  6. ^ Human Development Report 2009. Human development index trends: Table G, The United Nations. URL consultato il 5 ottobre 2009.
  7. ^ Tasso di fertilità nel 2011. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  8. ^ http://hdr.undp.org/en/media/HDI_2008_EN_Tables.pdf
  9. ^ CIA - The World Factbook
  10. ^ a b c Eleanora Novgorodova, Archäologische Funde, Ausgrabungsstätten und Skulpturen, in Mongolen (catalogue), pp. 14-20
  11. ^ P. Jeffrey Brantingham, Steven L. Kuhn, Kristopher W. Kerry-The early Upper Paleolithic beyond Western Europe, p.207
  12. ^ The Mysterious Scythians Burst Into History
  13. ^ Archeological Sensation-Ancient Mummy Found in Mongolia
  14. ^ Kazakhstan to c. 1700 ce. Encyclopædia Britannica Online.
  15. ^ Thomas E. Ewing, "Russia, China, and the Origins of the Mongolian People's Republic, 1911–1921: A Reappraisal", in: The Slavonic and East European Review, Vol. 58, No. 3 (Jul., 1980), pp. 399, 414, 415, 417, 421
  16. ^ Mongolia: The Bhudda and the Khan. Orient Magazine.
  17. ^ U.S. Census Bureau International Data Base [collegamento interrotto]
  18. ^ U.S. Department of State. Bureau of East Asian and Pacific Affairs. Background Note:Mongolia, State.gov, 28 febbraio 2010. URL consultato il 2 maggio 2010.
  19. ^ a b World Population Prospects The 2006 Revision Highlights
  20. ^ National Statistical Office: Statistical Yearbook 2002, p. 39. "Villages" in this case refers to settlements that are not part of a sum, see p. 37
  21. ^ National Statistical Office: Statistical Yearbook 2002, pp. 43, 151
  22. ^ Second wave of Chinese invasion. The Sydney Morning Herald. August 13, 2007.
  23. ^ Mongolia – Ethnic and Linguistic Groups. Source: U.S. Library of Congress.
  24. ^ Mongolia in The World Factbook, Central Intelligence Agency. URL consultato il 14 dicembre 2012.
  25. ^ Ulrich Ammon, Norbert Dittmar, Klaus J. Mattheier, Peter Trudgill, Sociolinguistics/Soziolinguistik: An International Handbook of the Science of Language and Society, Berlin, Walter de Gruyter & Co, 2006, ISBN =9783110184181.
  26. ^ Travel, Mongolia: Essential information in guardian.co.uk (London), 22 novembre 2006. URL consultato il 27 marzo 2010.
  27. ^ Jae-hyuck Han, Today in Mongolia: Everyone can speak a few words of Korean, Office of the President, Republic of Korea, 5 maggio 2006. URL consultato il 17 agosto 2007. [collegamento interrotto]
  28. ^ Uradyn E. Bulag, Department of Anthropology, Hunter College and the Graduate Center, City University of New York, New York, NY 10021, Mongolian Ethnicity and Linguistic Anxiety in China, Southern Mongolian Human Rights Information Center. All rights reserved. URL consultato il 16 agosto 2011.
  29. ^ MONGOLIA - mongolia.it il portale della Mongolia
  30. ^ Republic of Mongolia (PDF), 2004. URL consultato il 10 febbraio 2008.
  31. ^ Ban Ki-Moon on press conference in Ulaanbaatar, July 27th, 2009
  32. ^ President George W. Bush Visits Mongolia, US embassy in Mongolia, 2005.
  33. ^ Ulanbator
  34. ^ Republic of Mongolia, 2004. URL consultato il 10 febbraio 2008.
  35. ^ The World Bank, Mongolia: Air Pollution in Ulaanbaatar – Initial Assessment of Current Situation and Effects of Abatement Measures., Sustainable Development Series: Discussion Paper, Washington, D.C., The World Bank., dicembre 2009. URL consultato il 12 maggio 2011.
  36. ^ Statistical Yearbook of Mongolia 2006, National Statistical Office, Ulaanbaatar, 2007
  37. ^ Luke Jeffs, Mongolia earns a sporting chance with fledgling operation in Dow Jones Financial News Online, 12 febbraio 2007. URL consultato l'11 settembre 2007.
  38. ^ Patricia Cheng, Mongolian bourse seeks foreign investment in International Herald-Tribune, 19 settembre 2006. URL consultato l'11 settembre 2007.
  39. ^ CIA World Factbook: Mongolia
  40. ^ The Observatory of Economic Complexity
  41. ^ Sito ufficiale della Camera di Commercio Italo-Mongola
  42. ^ Lonely Planet Mongolia: Choibalsan transport
  43. ^ MIAT - Mongolian airlines
  44. ^ National Census 2010 Preliminary results (in Mongolian])
  45. ^ a b Il Totem del Lupo, Jiang Rong

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Gengis Khan il conquistatore" di Paul Ratchnevsky
  • "Alle porte della Mongolia" di Leonard Clark
  • "Fiabe della Mongolia" dell'antropologa e insegnante d'italiano in Mongolia, Michela Taddei Saltini (1994)
  • "Mongolia Itinerari ai confini del nulla" di Roberto Ive (2005)
  • Giovanni da Pian del Carpine, "HISTORIA MONGALORUM", 1245-1247 ("Storia dei Mongoli", Edizione Critica, Spoleto, Centro italiano di Studi sull'Alto Medioevo, 1989) traduzione in mongolo di Lkhagvajav Nyamaa, 2006. ISBN 99929-2-214-1
  • "Mongolia" di Davide Pianezze (2008)
  • "Il respiro del deserto" di Marco Buticchi (2009)
  • "Storia segreta dei mongoli" di Sergej Kozin (2009)
  • "Not far away" di Teo Segale (2009)
  • "Mongolia" di Jane Blunden (2009)
  • "In Mongolia in retromarcia" di Massimo Zamboni (2009)
  • "Horse boy" di Rupert Jsaacson (2009)
  • "Frasario Italiano - Mongolo" di Otgonbayar Chuluunbaatar e Paula Haas (2009)
  • "Mongolia L'ultimo paradiso dei nomadi guerrieri" di Federico Pistone (2008)
  • "Mongolia Errante" dell'antropologa Michela Taddei Saltini (2003) pubblicato insieme al film "La storia del cammello che piange" diretto da Luigi Falorni e Byambasure D

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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