Battaglia di Khalkhin Gol

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Battaglia di Khalkhin Gol
L'offensiva delle forze corazzate sovietiche
L'offensiva delle forze corazzate sovietiche
Data 11 maggio - 16 settembre 1939
Luogo Khalkhyn Gol (Mongolia)
Esito Vittoria sovietica e mongola
Schieramenti
URSS URSS
Alleati:
Mongolia Mongolia
Giappone Giappone
Alleati:
Manchukuo Manchukuo
Comandanti
Effettivi
57.000 uomini
500 carri armati
250 aerei (I-16)[1]
75.000 uomini
135 carri armati
250 aerei(Ki-27e A5M)[1]
Perdite
Unione Sovietica:
7.974 morti
15.521 feriti[2]
Mongolia: 274 morti[3]
Fonti giapponesi:
8.440 morti
8.766 feriti
Fonti sovietiche:
60.000 tra morti e feriti
3.000 prigionieri[4]
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La battaglia di Khalkhin Gol (in russo: Бои на Халхин-Голе?, in mongolico Халхын голын байлдаан, in giapponese ノモンハン事件) fu una battaglia combattuta tra forze dell'esercito giapponese e dell'Armata Rossa, supportate da truppe mongole, avvenuta durante la guerra di confine sovietico-giapponese nel 1939.

Antefatti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1938 il generale sovietico Georgij Konstantinovič Žukov fu inviato in Estremo Oriente, al comando del 1º Gruppo d'Armate Sovietico in Mongolia per organizzare e condurre la guerra di frontiera contro i giapponesi, esplosa il 10 maggio 1939 con la violazione del confine giapponese da parte di truppe mongole, impegnati nella zona con l'Armata del Kwantung. Dopo un periodo di scontri di frontiera combattuti senza che avvenisse una formale dichiarazione di guerra, le scaramucce si estesero ad un conflitto vero e proprio, che si protrasse per 129 giorni, con l'impiego da parte dei giapponesi di circa 80.000 uomini, 180 carri armati e 450 aerei.

La battaglia[modifica | modifica sorgente]

Žukov, dopo aver ottenuto rinforzi il 15 agosto 1939 passò all'offensiva con 57.000 uomini, 550 carri armati e 450 autoblindo, ordinando quello che a prima vista sembrò un convenzionale attacco frontale. Invece di lanciare tutte le sue forze all'assalto tenne di riserva due brigate di carri armati, che successivamente riuscirono ad accerchiare le forze nemiche (inizialmente forti di 38.000 uomini, poi cresciuti fino a 75.000) avanzando ai lati del fronte principale. L'intera 6ª armata giapponese (che poteva contare su 34 carri medi Tipo 89 da 10 tonnellate, 4 Tipo 97 Chi-Ha con cannone da 47 mm, 35 carri leggeri Tipo 95 Ha-Go da 7,7 tonnellate e con cannone da 37 mm, 10 tankette Tipo 94, 4 tankette Tipo 97 Te-Ke con cannone da 37 mm ed altri 50 blindati), circondata e senza più rifornimenti, catturati anch'essi dalle forze corazzate sovietiche, si vide costretta ad arrendersi dopo pochi giorni.

Perdite[modifica | modifica sorgente]

I sovietici lamentarono 7.974 morti e 15.251 feriti. Più incerte le perdite giapponesi. Secondo le fonti nipponiche i caduti furono 8.440 e i feriti 8.766, mentre stime sovietiche parlano di 60.000 tra morti e feriti e 3.000 prigionieri.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Per questa operazione Žukov ottenne il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. Questa battaglia rimase poco conosciuta al di fuori dell'Unione Sovietica, visto che il 1º settembre era iniziata in Europa la seconda guerra mondiale. Anche l'uso innovativo dei carri armati non venne studiato in Occidente, lasciando il campo libero alla blitzkrieg tedesca, utilizzata con il massimo dell'effetto sorpresa contro Polonia e Francia.

Tra i principali scontri fra corazzati del conflitto va ricordata l'azione del 2 luglio 1939, quando i giapponesi attaccarono la 9ª brigata motocorazzata sovietica, perdendo 42 dei loro 73 carri, falcidiati soprattutto dai cannoni anti-carro sovietici da 45 mm. Anche i sovietici persero comunque diversi mezzi, in particolare 32 carri BT e 35 autoblindo.

Aerei[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Grigori Shtern
  2. ^ "Grif sekretnosti sniat': poteri Vooruzhennykh Sil SSSR v voynakh, boevykh deystviyakh i voennykh konfliktakh", pod oshchey redaktsiey G. F. Krivosheeva. (Moskva: Voennoe izd-vo, 1993, ISBN 5-203-01400-0). pp. 77-85.
  3. ^ Baabar (1999), p. 389
  4. ^ Glantz, David M.; and House, Jonathan. When Titans Clashed: How the Red Army Stopped Hitler. Lawrence, KS: UP of Kansas, 1995. ISBN 0-7006-0899-0 p. 14.

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