Invasione giapponese della Manciuria

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Invasione giapponese della Manciuria
Japanese troops entering Tsitsihar.jpg
Truppe giapponesi entrano a Tsitsihar
Data 19 settembre 1931 - 27 febbraio 1932
Luogo Manciuria
Esito Vittoria giapponese
Tregua tra Cina e Giappone
Modifiche territoriali Il Giappone occupa la Manciuria
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
30 000 - 66 000 uomini 160 000 uomini
Perdite
??? ???
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L'invasione giapponese della Manciuria fu un'invasione terrestre della regione cinese della Manciuria, da parte dell'Armata del Kwantung dell'Esercito imperiale giapponese. L'attacco cominciò il 19 settembre 1931, portando in pochi giorni all'occupazione dell'intera regione. La crisi sino-giapponese si arrestò ufficialmente il 27 febbraio 1932, quando i giapponesi instaurarono il governo fantoccio del Manciukuò e firmarono una tregua con il governo cinese, destinata a non durare a lungo.

Durante l'invasione non vi furono scontri rilevanti tra i due eserciti e l'occupazione della Manciuria ebbe più che altro una rilevanza a livello politico.

Antefatti[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow.pngVoce principale: Incidente di Mukden.

Invasione e questioni diplomatiche[modifica | modifica wikitesto]

Attacco[modifica | modifica wikitesto]

Il 18 settembre 1931, i giapponesi lanciarono l'offensiva in Manciuria e, in pochi giorni, occuparono i punti strategici della Manciuria meridionale. Sin dall'inizio il Ministro degli Stati Uniti in Cina, Johnson, riportò al Segretario di Stato Stimson, in un telegramma del 22 settembre, che nella sua opinione l'invasione era "un atto d'aggressione del Giappone", apparentemente pre-pianificata, attentamente e sistematicamente portata a termine. Johnson non trovò inoltre alcuna prova che si trattasse di un incidente o il risultato di un errore umano giapponese. Egli era convinto che l'operazione militare giapponese in Manciuria "deve rientrare nella definizione di guerra" e che questo atto d'aggressione è stato portato a termine deliberatamente con un "cinico e totale disprezzo" degli obblighi giapponesi a rispettare il Patto Briand-Kellogg, firmato il 27 agosto 1928, riguardante la rinuncia alla guerra come strumento della propria politica nazionale.[1]

Il 22 settembre il Segretario Stimson informò l'Ambasciatore giapponese Debuchi che la responsabilità del corso degli eventi e della risoluzione della questione in Manciuria ricadeva sul Giappone, "per la semplice ragione che le forze armate giapponesi hanno occupato ed esercitano, di fatto, il controllo sulla Manciuria meridionale".[1]

Nel frattempo, anche la Società delle Nazioni deliberò sulla situazione della Manciuria. Stimson chiese al rappresentante degli Stati Uniti alla Società di informare il Segretario della Società stessa, in un comunicato del 5 ottobre 1931, che egli desidererebbe che la Società delle Nazioni continuasse, cercando di non fallire, ad usare la sua pressione ed autorità per regolare le azioni di Cina e Giappone. Il Segretario Stimson affermò in seguito che il suo governo, agendo indipendentemente, si sarebbe "impegnato a supportare ciò che la Società avrebbe fatto" e rese evidente il suo interesse riguardo alla questione e alla sua consapevolezza degli obblighi dei disputanti verso il Patto Kellogg-Briand e verso il Trattato delle Nove Potenze, affermando che "dovrebbe essere sorto un momento in cui sembrerebbe consigliabile portare avanti tali obblighi."[1]

Il governo degli Stati Uniti, in una nota del 20 ottobre 1931 diretta a Cina e Giappone, richiamò l'attenzione verso i loro obblighi come firmatari del Patto Kellogg-Briand. Gli Stati Uniti espressero la speranza che le nazioni non si astenessero dal prendere misure che porterebbero ad un metodo pacifico per risolvere la loro controversia, "in accordo con le loro promesse e tenendo conto delle aspettative dell'opinione pubblica di tutto il mondo."[1]

Politica del non riconoscimento[modifica | modifica wikitesto]

Il governo giapponese espresse il desidero di mantenere dei rapporti amichevoli con la Cina e si rifiutò di confermare di avere progetti territoriali in Manciuria. Tuttavia, le operazioni militari continuarono e, entro la fine del 1931, il Giappone aveva soppresso ogni autorità amministrativa del governo cinese nel sud della Manciuria. Il 7 gennaio 1932, il governo degli Stati Uniti informò i governi giapponese e cinese che l'America non ammetterà alcuna situazione e non avrebbe riconosciuto alcun trattato o accordo tra i due governi che intendesse destabilizzare i trattati con gli Stati Uniti stessi, o i diritti concessi ai cittadini americani in Cina. Inoltre gli Stati Uniti affermarono che non avrebbero riconosciuto "ogni situazione, trattato o accordo" in contrasto con quanto stabilito dagli obblighi del Patto Kellogg-Briand. Come conseguenza di ciò, l'America non riconobbe mai lo stato fantoccio del Manciukuò.[1]

Dopo gli scontri tra il Giappone e la Cina, durante la guerra di Shanghai del 1932, il governo giapponese chiese agli Stati Uniti di fare pressione per fermare le ostilità. A questo punto gli Stati Uniti ufficializzarono una proposta il 2 febbraio, contenente i seguenti punti:[1]

  1. cessazione di ogni atto di violenza da entrambe le parti;
  2. nessuna ulteriore preparazione ad eventuali ostilità;
  3. ritiro di ogni combattente, giapponese e cinese, dall'area di Shanghai;
  4. protezione dell'Insediamento Internazionale a Shanghai con la creazione di un insediamento neutrale;

e dopo aver accettato quanto detto,

  1. instaurare una negoziazione per risolvere ogni controversia tra Cina e Giappone, anche con l'aiuto di osservatori e partecipanti neutrali.

La stessa proposta fu fatta ai due paesi dai governi del Regno Unito, della Francia e dell'Italia. Il governo cinese accettò ogni punto della proposta statunitense mentre i giapponesi, che accettavano solo alcuni dei punti, rigettarono i punti 2 e 5, impedendo così ai negoziati di andare a buon fine.[1]

Nel febbraio 1932, Stimson propose al governo britannico di unirsi agli Stati Uniti nel tentativo di risolvere la situazione, invocando assieme i dettami del Trattato delle Nove Potenze e del Patto Kellogg-Briand e facendo così intendere che i due governi non avrebbero accettato nessuna conseguenza della violazione di questi due trattati. Il governo britannico non adottò direttamente la richiesta americana. In seguito però ottenne l'approvazione unanime dalla Società delle Nazioni di una risoluzione da esso proposta. La risoluzione, dell'11 marzo 1932, affermava in parte che: "è necessario che i membri della Società delle Nazioni non riconoscano alcuna situazione, trattato o accordo realizzati con mezzi contrari a quanto stabilito dalla stessa Società delle Nazioni o dal Patto Kellogg-Briand."[1]

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

La situazione in Manciuria rimase di fatto invariata fino alla conclusione della seconda guerra mondiale. Il Giappone nel 1932 uscì dalla Società delle Nazioni e fondò lo stato fantoccio del Manciukuò. La crisi tra Cina e Giappone non fu quindi risolta dalle potenze mondiali ma rimase congelata fino all'incidente del ponte di Marco Polo, nel 1937.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h JAPANESE CONQUEST OF MANCHURIA 1931-1932

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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