Battaglia di Nanchino

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Battaglia di Nanchino
Iwane Matui and Asakanomiya on Parade of Nanking.jpg
Il generale Iwane Matsui e il principe Yasuhiko Asaka sfilano davanti alle truppe giapponesi dopo la caduta di Nanchino
Data 9 ottobre - 13 dicembre 1937
Luogo Nanchino e dintorni
Esito Vittoria giapponese, occupazione di Nanchino e successivo massacro di Nanchino
Schieramenti
Comandanti
Effettivi
100.000 uomini 8 divisioni
Perdite
circa 50.000 soldati, numerosi civili minime
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La Battaglia di Nanchino (Cinese tradizionale: 南京保衛戰; Cinese semplificato: 南京保卫战; pinyin: Nánjīng Bǎowèi Zhàn; Wade-Giles: Nan-ching Pao-wei Chan) iniziò dopo la caduta di Shanghai il 9 ottobre 1937 e terminò con l'occupazione giapponese di Nanchino, capitale della Repubblica di Cina, il 13 dicembre dello stesso anno. Dopo la presa della città le truppe giapponesi perpetrarono il massacro di Nanchino.

Antefatto[modifica | modifica sorgente]

Il generale Tang Shengzhi ebbe l'incarico di difendere Nanchino in seguito alla ritirata dell'esercito nazionalista dopo la Battaglia di Shanghai. In un'intervista rilasciata ad alcuni giornalisti stranieri, annunciò che la città non si sarebbe arresa e che avrebbe combattuto fino alla morte. Le forze dispiegate a difesa della città bloccarono strade, affondarono imbarcazioni, e bruciarono i villaggi vicini, per evitare che i civili abbandonassero la città. Il generalissimo Chiang Kai-shek decise di non schierare le truppe migliori poiché non riteneva opportuno sacrificarle in una resistenza simbolica e senza speranza nella capitale, preferendo preservarli in vista di battaglie future. Il generale Tang Shengzhi radunò circa 100.000 soldati, la maggioranza dei quali senza preparazione, e una parte delle truppe sconfitte a Shanghai. Inoltre dispiegò la 35ª e la 72ª divisione alle porte della città per evitare fughe di civili, come ordinatogli dal quartier generale di Chiang Kai-shek a Wuhan. Il governo lasciò Nanchino il 1º dicembre, il presidente lo raggiunse il 7 dicembre nella città di Chongqing. Nanchino fu lasciata ad una commissione internazionale guidata da John Rabe.

Battaglia[modifica | modifica sorgente]

Il 9 dicembre 1937, dopo aver chiesto senza successo alle truppe cinesi di arrendersi, il tenente generale Yasuhiko Asaka, zio dell'Imperatore Hirohito, facente le veci del generale Iwane Matsui, guidò le truppe giapponesi in un massiccio assalto. Le numerose diserzioni e la schiacciante superiorità numerica nemica costrinse i comandanti cinesi ad ordinare il 12 dicembre una ritirata lungo il Fiume Azzurro. Molti degli ordini dati durante la battaglia contraddicevano quelli del quartier generale, e molti di più furono semplicemente ignorati. Queste complicazioni, in aggiunta al fallimentare piano di difesa, diedero poche possibilità di scampo ai soldati cinesi.

Il 13 dicembre, la 6ª e la 114ª divisione dell'Esercito Imperiale giapponese entrarono nella città. Nello stesso momento, la 9ª divisione entrò dalla Porta Guanghua e la 16ª divisione dalle porte Zhongshan e Taiping. Nel pomeriggio, due flotte della Marina Imperiale giapponese arrivarono su entrambi i lati del Fiume Azzurro.

Lo stesso giorno Nanchino cadde in mano ai giapponesi. Nelle sei settimane seguenti le truppe giapponesi perpetrarono il massacro di Nanchino.

Conseguenze[modifica | modifica sorgente]

Numerose città, incluse Xuzhou e Wuhan, caddero velocemente dopo questa battaglia. Nel 1938, il governo nazionalista tentò di rallentare l'avanzata giapponese facendo straripare il Fiume Giallo.

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