Manciukuò

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Manciukuò
Manciukuò – Bandiera Manciukuò - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Manciukuò - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Impero del Manciukuò
Nome ufficiale 満州国
Lingue ufficiali Cinese, mancese, giapponese
Lingue parlate
Capitale Changchun
Dipendente da Flag of Japan.svg Impero giapponese
Politica
Forma di Stato Monarchia
Forma di governo
Nascita 1932 con Puyi
Causa Invasione giapponese
Fine 1945 con Puyi
Causa Invasione sovietica
Territorio e popolazione
Bacino geografico Asia orientale
Territorio originale Manciuria
Economia
Valuta Yuan manciù, yen
Religione e società
Religioni preminenti Buddismo
Evoluzione storica
Preceduto da Flag of the Republic of China.svg Cina
Succeduto da Flag of the People's Republic of China.svg Cina

Il Manciukuò[1] (Mǎnzhōuguó in cinese, in giapponese Manshūkoku e nei paesi anglofoni Manchukuo) fu uno stato fantoccio creato dall'Impero giapponese nel 1932 assieme agli ufficiali della deposta dinastia Qing, soppresso nel 1945 in seguito alla fine della seconda guerra mondiale.

Lo Stato si estendeva sui territori che oggi costituiscono Manciuria e parte della Mongolia interna, ed era nominalmente governato da Pu Yi, l'ultimo imperatore Qing, anche se l'amministrazione locale era in mano ai giapponesi. Nonostante il nome (Mǎnzhōuguó, 満州国 in cinese, significa "Paese dei Manciù"), i mancesi erano il secondo gruppo etnico del paese, mentre l'etnia maggioritaria era costituita dai cinesi Han; le zone occidentali del paese erano invece abitate prevalentemente da mongoli, e questo comportava un differente tipo di amministrazione della zona rispetto al resto del Manciukuò. Erano presenti anche minoranze coreane, russe e giapponesi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Mappa del Manciukuò
Manchukuo map.png

Quando, a seguito della conquista della Cina da parte delle tribù Manciù, la dinastia Ming fu deposta e rimpiazzata dalla dinastia Qing, non si ebbe un'integrazione fra i nuovi dominatori e il resto del paese; tale divisione, sia a livello legale sia etnico, si accentuò durante il declino dei Qing, nel corso dell'Ottocento.

A questo declino seguirono numerose perdite territoriali, sia in seguito a moti indipendentisti (è il caso di Kashgar) sia a conquiste dirette dei Paesi vicini. È il caso della Russia, che nel 1858, a seguito della seconda guerra dell'oppio, si impossessò di un ampio tratto della Manciuria (chiamato Manciuria esterna), al quale seguì la conquista della restante parte della regione; la forte influenza russa in Manciuria fu dimostrata con la costruzione, nel 1890, della Ferrovia Orientale Cinese, che collegava Harbin a Vladivostok.

L'influenza russa in Manciuria fu soppiantata da quella giapponese dopo la sconfitta dell'impero russo nel 1905 a seguito della guerra russo-giapponese, che fruttò all'impero giapponese il controllo della regione. Nel 1906, fu inaugurata la Ferrovia Mancese Meridionale che portava a Dalian (ai tempi Port Arthur). Nel periodo fra le due guerre mondiali la Manciuria divenne un territorio disputato fra Russia, Giappone e Cina; l'impero giapponese approfittò del caos creato dalla rivoluzione bolscevica per impossessarsi anche della Manciuria esterna, anche se a seguito di pressioni statunitensi e conquiste militari sovietiche, la zona tornò alla Russia nel 1925.

Durante il dominio dei signori della guerra, Zhang Zuolin si assicurò il potere in Manciuria interna col consenso giapponese; nel 1928, però, fu assassinato a causa dei suoi comportamenti troppo indipendentisti. Dopo l'invasione effettiva del territorio da parte dei giapponesi nel 1931, l'ormai deposto imperatore cinese Puyi accettò l'invito a divenire capo di stato della neonata nazione del Manciukuò. Puyi fu inizialmente posto a capo dell'esecutivo nel 1932, ma due anni più tardi fu proclamato imperatore del Manciukuò col nome di "Kang De" (Tranquillità e Virtù). La città di Changchun, ribattezzata Hsinking (Xinjing, 新京, "nuova capitale"), fu scelta come capitale della nuova entità statale. La popolazione cinese del territorio organizzò una tenace guerriglia e occorsero vari anni prima che la nazione venisse pacificata.

Quando Puyi fu proclamato imperatore, il Manciukuò cambiò nome in "grande impero Manciù". Per l'imperatore fu costruito anche un palazzo, il Wei Huang Gong. Il ruolo di primo ministro fu assunto da Zheng Xiaoxu fino al 1935, quando fu sostituito dal suo successore Zhang Jinghui. Sia l'imperatore sia il primo ministro, però, erano solo fantocci nelle mani dell'impero giapponese, che dettava i propri voleri tramite il vice-ministro.

Forte dei cospicui investimenti giapponesi e delle abbondanti risorse naturali, il paese crebbe in modo impressionante, sia a livello industriale, sia come sistema di trasporti e come qualità della vita. Il sistema educativo verteva principalmente all'avviamento professionale per i ragazzi e all'apprendimento dei lavori domestici per le ragazze, che dovevano giurare assoluta fedeltà all'imperatore; divennero materie di studio gli insegnamenti di Confucio e il giapponese, che affiancò il cinese come lingua ufficiale.

Nel 1933 con l'Operazione Nekka i giapponesi conquistarono la regione a sud-ovest della Manciuria, chiamata Jehol e successivamente annessa al Manciukuò come provincia. Nel 1936 in seguito all'avanzata delle truppe giapponesi ai confini della Mongolia, venne creato il Mengjiang, uno stato di ideologia pan-mongolica.

Riconoscimento internazionale[modifica | modifica sorgente]

Delle 80 nazioni allora esistenti, solamente 23 riconobbero l'esistenza del nuovo stato:

Anche la Costa Rica, la Repubblica Dominicana e gli stati fantoccio dell'Impero Giapponese riconobbero lo stato Manchu. La Società delle Nazioni nel 1934 dichiarò la Manciuria parte integrante della Cina, invitando il Giappone ad abbandonare i suoi progetti imperialistici. La Cina non riconobbe mai ufficialmente il Manchukuo, ma di fatto vi intrattenne relazioni economiche e politiche.

Il secondo conflitto mondiale[modifica | modifica sorgente]

Poco prima della seconda guerra mondiale, i giapponesi iniziarono la colonizzazione del Manciukuò, che veniva considerato una base dalla quale iniziare l'invasione della Cina. Nel 1939, una disputa territoriale con la Mongolia sfociò nella battaglia di Khalkhin Gol, durante la quale le truppe mongole e sovietiche inflissero una dolorosa sconfitta al Kantogun giapponese.

L'8 agosto 1945, l'Unione Sovietica dichiarò guerra al Giappone e invase il Manciukuò dalla Manciuria esterna con l'Operazione Tempesta d'Agosto. Durante l'offensiva sovietica l'esercito imperiale del Manciukuò, composto da circa 200.000 uomini, combatté poco e male; intere unità si arresero al nemico senza sparare un sol colpo, e addirittura alcuni soldati si rivoltarono contro i Giapponesi. L'imperatore Kang De fu catturato dai sovietici mentre tentava la fuga in Giappone, dove voleva arrendersi agli americani; fu estradato in Cina, dove fu processato dal governo comunista assieme a tutte le autorità del Manciukuò, e imprigionato per crimini di guerra.

Durante la guerra civile cinese che seguì la seconda guerra mondiale, la Manciuria venne consegnata dall'URSS direttamente alle forze maoiste e la maggior parte delle ex-truppe del Manchukuo combatté al fianco delle armate comuniste contro quelle della Cina nazionalista.

Politica[modifica | modifica sorgente]

È opinione diffusa nella storiografia che il Manciukuò sia stato uno Stato fantoccio giapponese a causa della forte presenza militare e dello stretto controllo dell'amministrazione statale esercitati dai giapponesi, ai quali si sommano le atrocità compiute dai militari sulla popolazione civile in tempo di guerra. Il Manchukuo fu quindi un tentativo di creazione di uno stato asiatico con standard moderni, fallito a causa dell'oppressione giapponese. Gli storici cinesi chiamano il Manciukuò Wei Manzhouguo ("falso Manciukuò") per enfatizzare il suo completo assoggettamento al Giappone.

Dati demografici[modifica | modifica sorgente]

Nel 1908, il numero di persone che abitavano nel territorio che poi sarebbe diventato il Manciukuò era di 15.834.000 abitanti; nel 1931 tale numero era salito a 30.000.000 e all'inizio della guerra si contavano quasi 50 milioni di persone nello stato di Manciukuò. Il rapporto fra uomini e donne era di 1,23 uomini per ogni donna. La popolazione (come già accennato in precedenza) era costituita per la massima parte (più di 30 milioni) da cinesi Han; seguivano i giapponesi e i coreani (circa due milioni) e altre etnie minori, come i russi e i mongoli (concentrati nelle zone settentrionali i primi e in quelle occidentali i secondi). L'80% della popolazione dello stato viveva in zone rurali.

Nel periodo in cui lo stato ebbe vita, l'Unione Sovietica stava promuovendo la creazione dell'Oblast autonomo ebraico nella zona di confine col Manciukuò; alcuni ufficiali giapponesi proposero dei piani che favorissero l'insediamento nel territorio di coloni ebrei, per sfruttare la loro presunta capacità di generare ricchezza. Ci si aspettava che il finanziamento di tali piani dovesse provenire da qualche ricco ebreo, ma l'Operazione Barbarossa e l'avvio della soluzione finale a opera del terzo Reich resero vano ogni piano.

Maggiori città in base ai censimenti del 1940[modifica | modifica sorgente]

La popolazione giapponese[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcune fonti, nel 1931, la popolazione giapponese nel Manciukuò contava 100.000 persone circa, in maggioranza contadini. Altre fonti parlano di 590.760 abitanti di nazionalità giapponese, altre ancora di 240.000 giapponesi nel Manciukuò in questo anno. Sta di fatto che, all'inizio della guerra, i giapponesi in Manciukuò erano 837.000. A Hsinking, essi costituivano più di un quarto della popolazione. Il governo giapponese aveva piani ufficiali di colonizzazione del territorio che prevedevano l'emigrazione di 5 milioni di persone nel ventennio 1936-1956. Nel 1937 secondo i dati italiani pubblicati nel 1942 all'interno del "Novissimo Melzi "la popolazione giapponese risulta pari al 0,3%, cioè circa 100000 persone (su 35 milioni). Questi piani fecero sì che oltre 200.000 giovani agricoltori e 20.000 famiglie complete di giapponesi emigrassero in Manciukuò. Nel 1942, quando il Giappone perse il controllo aeronavale del Mar Giallo, questa emigrazione finì bruscamente.

Quando l'Armata rossa invase il Manciukuò furono fatti prigionieri 850.000 civili giapponesi; furono tutti rimpatriati, con l'eccezione di alcuni disertori, fra il 1946 e il 1947. Molti bambini rimasti orfani e abbandonati a sé stessi nella confusione generatasi furono adottati da famiglie cinesi. Costoro, durante la rivoluzione culturale, furono demonizzati e pesantemente discriminati. Nel 1980 il Giappone ha cominciato a organizzare piani di rimpatrio appositi per gli orfani di guerra giapponesi in Cina. Tuttavia i rimpatriati, una volta giunti nella madrepatria, hanno avuto poche probabilità di successo a causa della scarsa padronanza del giapponese e dell'aberrazione a cui venivano sottoposti dal loro stesso popolo. Non ebbero vita facile nemmeno i giovani cresciuti in questa regione, in quanto, essendo considerati dei "figli di nessuno", finirono per la maggior parte per essere discriminati sia dai giapponesi che dai cinesi.

Lavoro forzato[modifica | modifica sorgente]

Secondo quanto emerso da alcuni studi recenti effettuati da Zhifen Ju, Mitsuyochi Himeta, Toru Kubo e Mark Peattie, più di 10 milioni di civili cinesi furono costretti al lavoro forzato nel Manciukuò durante il periodo Showa.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati pubblicati in Italia nel 1942, l'economia del Manciukuò si basava principalmente sull'esportazione dei seguenti prodotti:

  • pannelli di soia (43% delle esportazioni);
  • semi oleosi (4,4% delle esportazioni);
  • vari prodotti alimentari come il miglio, mais, sorgo ecc. (11% delle esportazioni);
  • alcuni minerali principalmente carbone e petrolio (4,5% delle esportazioni).

Le importazioni comprendevano:

  • manufatti industriali sia siderurgici sia alimentari (13% delle importazioni);
  • legname e carta (9% delle importazioni);
  • prodotti alimentari (frumento, riso, ) (8% delle importazioni);
  • beni di consumo generici (seta, lana, ecc.) (7 delle importazioni).

Anche a causa del fatto che il Giappone era il principale cliente per le esportazioni (67%) e le forniture (89%) la bilancia era decisamente negativa in quanto il Giappone sfruttava al massimo le regioni controllate.

Nell'agricoltura risultava impegnata l'80% della popolazione.

Secondo la medesima fonte la produzione agricola interna risultava essere principalmente:

  • soia 50 milioni di quintali;
  • mais 30 milioni di quintali;
  • grano 13 milioni di quintali;
  • riso 9 milioni di quintali.

Le industrie erano delle seguenti categorie:

  • alimentari:
    • zuccherifici;
    • oleifici;
    • mulini;
  • minerarie:
    • raffinerie;
    • lavorazione dell'alluminio, ferro, cemento;
  • pesanti:
    • meccaniche;
    • metallurgiche;

Un rapporto del ministero degli esteri italiano del 1949 basato su dati precedenti alla guerra diceva così:

« le risorse minerarie danno alla Manciuria un posto invidiabile nell'economia mondiale. Prima fra tutte il carbone, i cui giacimenti accertati sono valutati una decina di miliardi di tonnellate »
« L'oro si trova abbondante nelle provincie dell'Amur, di Helinkiang, di Kirin e di Jehol; nonostante i rudimentali sistemi di estrazione, la produzione annuale raggiungeva, già nel 1924, gli 8370 chili... Nel 1936 la produzione raggiunse i 10.024.000 di yuan;... »
« il ferro abbonda nella regione di Ashan, sebbene non in misura da garantire alla Manciuria l'autosufficienza in tale campo... ma la vicinanza delle miniere di carbone rende facile e conveniente il suo sfruttamento »
« secondo statistiche del 1940, l'estensione delle terre coltivabili in Manciuria ammontava a 32.736.0000 ettari, mentre quelle effettivamente coltivate erano solo circa 15 milioni di ettari »

Forze militari[modifica | modifica sorgente]

Vivisezione umana[modifica | modifica sorgente]

Uno dei lati più tragici del Manciukuò fu la serie di test di armi batteriologiche nella tristemente nota unità 731, posta vicino Harbin, dal 1935 al 1945. Le vittime, perlopiù cinesi, coreani e russi, venivano inoltre sottoposte a vivisezione, a volte senza anestesia. La storia dell'Unità 731 è rimasta poco conosciuta per diversi decenni, perché gli Stati Uniti risparmiarono i responsabili dell'area dai processi per crimini di guerra in cambio dei risultati degli esperimenti.[2]

Educazione[modifica | modifica sorgente]

Lo stato del Manciukuò sviluppò un efficiente sistema di educazione pubblica. Furono fondate molte scuole e istituti tecnici (12.000 scuole elementari, 200 scuole medie, 140 istituti magistrali e 50 istituti tecnici e professionali), per istruire un totale di 600.000 giovani e 25.000 insegnanti. A questi, si aggiungevano 1.600 scuole private (che necessitavano del permesso giapponese per poter esercitare) e 150 scuole di missionari. Inoltre, nella città di Harbin, vi erano 25 scuole russe.

Il Manchukuò nella cultura moderna[modifica | modifica sorgente]

  • Nel libro di Haruki Murakami "L'uccello che girava le viti del mondo" ci sono numerosi riferimenti a eventi della storia del Manchukuò che emergono dalla memoria di vari personaggi. Gli avvenimenti del passato inoltre nel libro sembrano la chiave per capire l'ascesa politica del cognato del protagonista.
  • Il film di Bertolucci, L'ultimo imperatore, tratto dall'autobiografia di Pu Yi, mostra una visione del Manchukuò come tentativo di modernizzazione e costruzione di uno stato moderno fallito a causa della corruzione interna e della spinta imperialistica giapponese.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dizionario d'ortografia e di pronunzia, rai.it. URL consultato l'11 settembre 2011.
  2. ^ Unità 731 e gli esperimenti giapponesi su cavie umane

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]