Gelug

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Statua di Tsongkhapa, fondatore della scuola Gelugpa, sull'altare del suo tempio a Kumbum (il suo luogo di nascita), vicino Xining, Quinghai (Amdo), Cina. Foto dello scrittore Mario Biondi, 7 luglio 2006
Statua di Tsongkhapa, fondatore della scuola Gelugpa, sull'altare del suo tempio a Kumbum (il suo luogo di nascita), vicino Xining, Quinghai (Amdo), Cina. Foto dello scrittore Mario Biondi, 7 luglio 2006

La Gelug o Gelupa ("modello di virtù"), nota anche come la scuola dei berretti gialli, è una scuola di Buddhismo tibetano fondata dal monaco tibetano Tsonkhapa (1357-1419). Il primo monastero fu fondato a Ganden (dGal'-dan) nel 1409, altri monasteri importanti sono quelli di Sera e Drepung (’bras spungs).

I suoi insegnamenti vertono sulle dottrine Mahayana e Vajrayana del Buddhismo, e sul Lam-rim chen-mo (stadi del sentiero) di Tsonkhapa. Il nome indica un movimento propugnatore di rigore e disciplina all'interno della vita monastica buddhista, contro certi costumi sostenuti dalle altre scuole, per esempio la Nyingmapa. Se infatti questi ultimi accettavano la pratica del matrimonio e l'assunzione di sostanze alcoliche all'interno del loro codice di disciplina, i Gelupa erano fortemente contrari; inoltre i Nyingmapa annoveravano nel loro canone dei tantra più antichi di quelli tradotti in tibetano dal monaco indiano Smriti nel X secolo, mentre i Gelupa accettavano solo i tantra contenuti nel canone tibetano redatto da Butön (bu ston) nel XIV secolo. Inoltre preferivano la corrente madhyamaka del Buddhismo, al contrario dei Kagyupa e dei Nyingmapa che prediligevano la corrente yogacara; ponevano un accento maggiore sulla logica buddhista rispetto alle altre scuole e iniziavano molto tardi i loro discepoli alle pratiche tantriche rispetto alle altre scuole, quali le Kagyupa e i Nyingmapa.

Inizialmente estranei ai giochi di potere, già con il terzo successore di Tsonkhapa (Gendun Drup) entrano in competizione con le altre scuole buddhiste tibetane; ma è soprattutto con Sonam Gyatso prima e con Lozang Gyatso poi che emergono come la scuola politicamente più rilevante, grazie ai rapporti dei vari Dalai Lama con i mongoli e successivamente con la dinastia cinese Qing.

[modifica] Bibliografia

  • R. Stein, La civiltà tibetana, Torino, 1994
  • G. Tucci, The Religions of Tibet, London, 1980 (tr.it. Le religioni del Tibet, Milano, Oscar Mondadori)
  • A. Blondeau, Le religioni del Tibet in H. C. Puech, a cura di, Storia delle religioni (IV. India Tibet e Sud Est Asiatico), 1977, Roma, Bari, Laterza, pp. 327-418
  • D. Snellgrove, H. Richardson, A cultural history of Tibet, Londra, 1968

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