Demone
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Eros attico in una immagine del V secolo a.C. conservata nel Museo del Louvre (Parigi). Eros è, nel Simposio di Platone, un Dèmone intermediario tra gli uomini e gli Dèi. Dio primordiale è raffigurato con le ali per la sua capacità di elevarsi dal mondo terreno alla sfera celeste.
| « Degli Astri celesti invocherò il sacro splendore con voci conformi al rito chiamando i Dèmoni santi. » | |
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( Inni Orfici, Profumo degli Astri-aromi 1-2)
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Il Dèmone (dal greco antico δαίμων Dáimōn) è, nella cultura religiosa e nella filosofia greca, un essere che si pone in uno stato intermedio tra ciò che è Divino e ciò che è umano con la funzione di intermediare tra queste due dimensioni.
- Nella religione orfica il Dèmone è anche l'anima imprigionata nel corpo per una colpa compiuta e da cui cerca di liberarsi.
- In Platone il Dèmone Eros, figlio di Penia e di Poros, è quella forza demonica che consente all'uomo di elevarsi verso il sovrasensibile.
Così nel Simposio di Platone viene narrato l'insegnamento su Eros impartito da Diotima a Socrate:
| « Eros è un gran Dèmone, o Socrate: infatti tutto ciò che è demonico è intermedio fra Dio e mortale. Ha il potere di interpretare e di portare agli Dèi le cose che vengono dagli uomini e agli uomini le cose che vengono dagli Dèi: degli uomini le preghiere e i sacrifici, degli Dèi, invece, i comandi e le ricompense dei sacrifici. E stando in mezzo fra gli uni e gli altri, opera un completamento, in modo che il tutto sia ben collegato con sé medesimo. » | |
- Con Senocrate viene analizzata la figura del Dèmone [1] ripresa dall'opera di Platone. I Dèmoni per Senocrate sono sempre essere intermediari tra gli uomini e gli Dèi, sono più potenti degli uomini ma meno degli Dèi. A differenza di questi ultimi che sono sempre buoni, tra i Dèmoni ve ne sono anche di cattivi. Quando gli antichi miti narrano di Dèi in lotta fra loro coinvolti in passioni umane, questi, per Senocrate, parlano di Dèmoni non di Dèi. I Dèmoni hanno un posto di rilievo sia negli atti cultuali sia negli oracoli. I Dèmoni infine corrispondo ad anime umane liberate dai corpi dopo la morte, permanendo in loro il conflitto tra bene e male, essi lo trasferiscono dalla Terra al mondo celeste.
- Anche gli Stoici sostengono l'esistenza dei Dèmoni come di esseri che vigilano sugli uomini condividendone i sentimenti. Così Diogene Laerzio:
| « Gli stoici dicono, poi, che esistono anche alcuni Dèmoni che hanno simpatia per gli uomini, che vigilano sulle cose umane, e anche che esistono eroi, ossia le anima sopravvisute dei virtuosi. » | |
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(Diogene Laerzio, Vite e dottrine dei più celebri filosofi Libro VII, 151)
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- Marco Aurelio indica come Dèmone l'anima intellettiva che va curata e privata di turbamenti:
| « Inoltre rimane la cura di non insozzare il Dèmone che ha preso dimora nel nostro petto, la cura di non turbarlo con impressioni confuse e molteplici; di mantenerlo sereno e benigno, tirbutandolgi rituale e onore come a un Dio; e non dire nulla che sia contrario al vero;Non far nulla contro giustizia. » | |
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(Marco Aurelio, Colloqui con se stesso Libro III, 16)
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- Con il Medioplatonismo la figura del Dèmone si connota in modo sempre più articolato e viene inserito come terzo aspetto della gerarchia del divino dopo il Dio supremo e gli Dèi secondari. Così Plutarco:
| « Platone, Pitagora, Senocrate, Crisippo, seguaci dei primitivi scrittori di cose sacre, affermano che i Dèmoni sono dotati di forza sovrumana, anzi sorpassano di molto per estensione di potenza la nostra natura, ma non posseggono, per altro, l'elemento divino puro e incontaminato, bensì partecipe, a un tempo, di una duplice sorte, in quanto ad una natura spirituale e sensazione corporea, onde accoglie piacere e travaglio; e tale elemento misto è appunto la sorgente del turbamento, maggiore in alcuni, minore in altri. Così è che anche tra i Démoni, né più né meno che tra gli uomini, sorgono differenze nella gradazione del bene e del male. » | |
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(Plutarco, Iside e Osiride, 25)
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[modifica] Note
- ^ Cfr. Senocrate-Ermodoro, Frammenti, a cura di M. Isnardi Parente, Napoli : Bibliopolis, 1982, ISBN 88-7088-052-4: frr 222-230.