Franco Battiato

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Franco Battiato
Franco Battiato
Franco Battiato
Nazionalità Italia Italia
Genere Musica d'autore[1]
Pop rock[1]
Rock progressivo[1]
Musica sperimentale[1]
Periodo di attività 1965 – In attività
Etichetta Jolly, Philips, R.T.Club, Bla Bla, Dischi Ricordi, Elektra Records, EMI Italiana
Album pubblicati 31
Studio 24
Live 4
Raccolte 3
Gruppi e artisti correlati Gregorio Alicata, Manlio Sgalambro, Giorgio Gaber, Giusto Pio, Giuni Russo
Sito web
« E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te. »
(Franco Battiato, La cura)
Premio Nastro d'argento miglior regista esordiente 2004

Franco Battiato, nato Francesco (Ionia, 23 marzo 1945), è un cantautore, compositore e regista italiano.

Figura tra le più importanti e influenti di tutto il panorama cantautorale italiano,[2] si è da sempre confrontato con molteplici stili musicali, combinandoli tra loro in un approccio eclettico e originale: si va dagli inizi romantici degli anni sessanta, alla musica sperimentale dei settanta, passando per l'avanguardia colta, la musica etnica, il rock progressivo e la musica leggera, attraversando finanche la musica classica e l'opera lirica.[2] Ha sempre conseguito un grande successo di pubblico, avvalendosi sovente di collaboratori d'eccezione come il violinista Giusto Pio e il filosofo Manlio Sgalambro (coautore di molti suoi brani). Non solo la musica, ma anche i testi riflettono i suoi molteplici interessi, tra i quali l'esoterismo, la teoretica filosofica, la mistica sufi e la meditazione orientale.[3]

Tra il novembre 2012 e il marzo 2013 ha portato avanti una brevissima esperienza come assessore al Turismo della Regione Siciliana dichiarando di non volere ricevere alcun compenso.[4] L'artista si è cimentato in altri campi espressivi come la pittura e il cinema.[3]

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi: la canzone di protesta e il periodo romantico (1965-1969)[modifica | modifica sorgente]

L'esordio televisivo di Battiato, nella trasmissione Diamoci del tu

Nasce a Jonia, in provincia di Catania, il 23 marzo del 1945, frazione, che sotto il fascismo, riuniva gli antichi comuni di Riposto e Giarre, tornati politicamente autonomi alla fine della seconda guerra mondiale. Dopo aver conseguito la maturità al Liceo Scientifico "Archimede" di Acireale, e a seguito della morte del padre (camionista e scaricatore di porto a New York), nel 1965 si trasferisce dapprima a Roma per poi stabilirsi successivamente a Milano.[5] In merito al periodo lombardo l'artista ricorda: «Milano allora era una città di nebbia, e mi sono trovato benissimo. Mettevo a frutto la mia poca conoscenza della chitarra in un cabaret, il "Club 64", dove c’erano Paolo Poli, Enzo Jannacci, Lino Toffolo, Renato Pozzetto e Bruno Lauzi. Io aprivo lo spettacolo con due o tre canzoni siciliane: musica pseudobarocca, fintoetnica. Nel pubblico c’era Giorgio Gaber che mi disse: vienimi a trovare. Il giorno dopo andai. Diventammo amici».[5]

Attratto fin da adolescente dalla musica interrompe gli studi universitari e verso la metà degli anni sessanta pubblica due singoli pubblicitari per la rivista Nuova Enigmistica Tascabile (NET),[6] che proponeva come allegati dischi di canzoni celebri, interpretati da cantanti poco conosciuti. In queste due occasioni l'artista appare in copertina col nome di battesimo Francesco Battiato. Il primo singolo contiene un brano presentato al Festival di Sanremo 1965 da Beppe Cardile e Anita Harris, L'amore è partito. Il secondo riprende una canzone portata al successo da Alain Barrière: ...e più ti amo, tradotta in italiano da Gino Paoli.[7] Il brano verrà riproposto, molti anni dopo, in una nuova versione, nell'album di cover Fleurs 2, uscito nel 2008.

Insieme al compaesano Gregorio Alicata, già pianista di Edoardo Vianello e autore di un certo successo (suo il brano Tremarella), forma nel 1967 un duo, denominato "Gli Ambulanti". I due artisti si esibiscono davanti alle scuole, con un proprio repertorio di canzoni di protesta, destando molta curiosità. In questa fase, sarà proprio l'amico Giorgio Gaber a lanciarli, proponendo i loro brani alla casa discografica di Nanni Ricordi. L'album, però, viene subito scartato dopo un provino in sala d'incisione. Il duo si scioglie e Battiato decide di proseguire singolarmente la carriera di musicista.[8] Sempre Gaber procura a Battiato un contratto con la casa discografica Jolly, che inserisce la figura dell'artista nel filone di "protesta", all'epoca assai in voga e presente in molte produzioni cantautorali. I primi singoli incisi ufficialmente sono La torre e Le reazioni. A questi seguono Il mondo va così e Triste come me. Il singolo La torre accompagna la prima apparizione televisiva dell'artista, avvenuta il 1º maggio del 1967. Il programma è intitolato Diamoci del tu ed è condotto da Giorgio Gaber in coppia con Caterina Caselli. Nel corso della puntata si esibisce un altro giovane cantautore ancora sconosciuto: Francesco Guccini. E proprio in questa occasione l'artista milanese propone a Battiato di cambiare il nome da Francesco a Franco, proprio per non confondersi con Guccini.[9] «Da quel giorno in poi tutti mi chiamarono Franco, persino mia madre», ricorderà in seguito l'artista.[10]

Tra le sue prime esperienze, c'è anche quella di attore teatrale: recita, infatti, in un piccolo ruolo insieme a nomi del calibro di Tino Carraro ed Elsa Merlini, in Molto rumore per nulla di William Shakespeare.[11] Collabora, inoltre, con lo stesso Gaber scrivendo ...e allora dai!, presentata al Festival di Sanremo 1967, e Gulp Gulp, sigla della già citata trasmissione televisiva Diamoci del tu.

Nel 1968 cambia casa discografica, passando alla Philips, con l'intento di abbandonare il genere di protesta per incidere dischi dal sapore romantico; il tutto allo scopo di allargare l'orizzonte del suo pubblico con dischi più immediati e di facile consumo. In questo periodo collabora con il chitarrista Giorgio Logiri (alcune canzoni scritte dai due vengono incise da altri artisti, come ad esempio A lume di candela, cantata da Daniela Ghibli).[12] Registra altri due brani che la casa discografica pubblica soltanto nel 1971 (Vento caldo e Marciapiede) e ottiene un discreto consenso con È l'amore, canzone che diverrà in breve il primo successo commerciale dell'artista con oltre centomila copie vendute.[13] Nel 1969 il musicista partecipa a un Disco per l'estate con il brano Bella ragazza che verrà, in seguito, escluso dalla competizione. Sempre nello stesso anno partecipa alla Mostra Internazionale di Musica Leggera presentando il brano Sembrava una serata come tante.[14]

Musica sperimentale e avanguardia colta (1971-1975)[modifica | modifica sorgente]

Franco Battiato durante un'esibizione con il suo gruppo, i Battiato Pollution, nel 1972.

A partire dal 1971 l'artista abbandona il formato canzone per dedicarsi completamente alla musica sperimentale facendo costante uso di strumenti e sonorità elettroniche. A riprova di ciò, pubblica, per la prima metà degli anni settanta, numerosi album per l'etichetta indipendente Bla Bla. Il primo di questi è Fetus (recante in copertina l'immagine di un feto, all'epoca censurata) che vende circa 7000 copie;[15] del disco viene registrata una versione in lingua inglese intitolata similarmente Foetus. Opera di esplicita rottura rispetto alle mode e tendenze dell'epoca, contiene melodie dal sapore mediterraneo (Una Cellula, Energia, Mutazione), pezzi surreali (la title-track e la spietata Cariocinesi) e scontri chitarra-sintetizzatore con contaminazioni campionate (Fenomenologia, Anafase e l'ottima Meccanica).

Il disco è una sorta di viaggio interiore di natura psichedelica con balzi dal microscopico della cellula all'infinito dello spazio, e trae la sua ispirazione dall'opera letteraria Il Mondo Nuovo di Aldous Huxley.[16] Battiato delinea così un concept-album dalla forma ibrida e altalenante, volutamente sospeso fra canzone d'autore e acerba "kosmische musik".[2] Di lui, il critico musicale Riccardo Bertoncelli ha detto: «È sempre stato inclassificabile, nei settanta entrava in scena, accendeva uno stereo con musica assurda e se ne andava. Il pubblico lo rincorreva inferocito».[5]

Il successivo, Pollution, continua il percorso già tracciato dall'album precedente, e ottiene maggior successo entrando anche in classifica e risultando il 59º album più venduto dell'anno.[17] Si ricordano brani come: Il silenzio del rumore, 31 Dicembre 1999 - ore 9 e il rock sud europeo di pezzi quali: Areknames, Beta e Plancton. Forte delle nuove esperienze internazionali (come i concerti in supporto di Brian Eno, Magma, Tangerine Dream, John Cale e Nico), e in base alle lezioni musicali del maestro Karlheinz Stockhausen, Battiato si converte a una forma d'avanguardia persino più intellettuale e intimista.[2] In virtù di questo, nel 1973, pubblica uno dei suoi lavori più riusciti denominato Sulle corde di Aries. Convergono in questo nuovo LP la sperimentazione ripetitiva, un'elettronica alquanto sofisticata e una particolare forma di musica acustica che si rifà ampiamente alla tradizione araba. L'artista, continuando il suo percorso di incessante sperimentatore, priva l'album dei classici strumenti rock quali chitarre, bassi e batteria in favore di fiati, oboe, violoncello, mandola, calimba e piano preparato. Canzoni da segnalare sono l'ipnotica Sequenze E frequenze, la strumentale Aries e il dittico Aria di rivoluzione e Da Oriente ad Occidente.

I disco seguente, Clic, pubblicato nel 1974, è interamente dedicato al musicista e amico Karlheinz Stockhausen e contiene le canzoni: I Cancelli della memoria, Nel cantiere di un'infanzia, No U turn e Propiedad prohibida, brano ancora oggi utilizzato come sigla d'apertura del programma Tg2 Dossier. L'album viene in seguito ristampato in Inghilterra, con l'aggiunta di Aria di rivoluzione (tradotta in copertina dalla Island come Revolution in the air). L'opera successiva, M.elle le "Gladiator", presenta circa dieci minuti di campionamenti e sovraincisioni (molto più duri e disarmonici di quelli di Clic), che danno spazio a circa venti minuti di suoni d'organo, registrati nella cattedrale di Monreale.[2]

Esperimenti d'avanguardia in collaborazione (1971-1978)[modifica | modifica sorgente]

Franco Battiato nel 1972

Nello stesso periodo, il nome di Franco Battiato appare in molti album scritti e lanciati da altri artisti, e tutti riconducibili al circuito dell'etichetta Bla Bla. Nel 1971 presenzia come coautore del singolo Tarzan, brano lanciato dal complesso Capsicum Red; contemporaneamente fonda la band degli Osage Tribe (il suo primo gruppo musicale), in cui figura come leader e voce solita. Con questi incide, sempre nel 1971, il 45 giri Un falco nel cielo, la cui copertina, raffigurante una testa di bambola con bocca sanguinante, acquista in breve tempo molta notorietà.[18] La canzone viene scelta come sigla del quiz televisivo Chissà chi lo sa?, entrando a far parte (tra le tante curiosità), del canzoniere degli scout.[18]

L'anno dopo gli Osage Tribe pubblicano un LP di jazz rock progressivo, intitolato Arrow Head; Battiato non fa più parte del gruppo, ma compare nel disco in veste di coautore del brano Hajenhanhowa.[19] Successivamente, sotto il falso nome di Genco Puro & Co, collabora al disco Area di servizio, inciso nello stesso anno da Riccardo Pirolli. In questo LP Battiato canta in tre canzoni: Giorno d'estate, Nebbia e Biscotti e the. In seguito, realizza altre produzioni minori usando svariati pseudonimi come Springfield, Ixo e Colonnello Musch (in quest'ultimo caso collaborando con il musicista Pino Massara).[18]

Nel 1973 supporta la band musicale dei Jumbo nel loro album intitolato Vietato ai minori di 18 anni?, aggiungendo al brano Gil specifiche sonorità grazie al suo EMS VCS3 (sintetizzatore analogico molto versatile, generatore di particolari effetti elettronici). Altrettanto importante è la sua la partecipazione al disco La finestra dentro, dell'amico Juri Camisasca, album tra i più noti della musica d'avanguardia dell'epoca.[18]

Nel 1975 partecipa al progetto progressivo/sperimentale Telaio magnetico, per la durata di un piccolo tour nel Sud Italia, insieme a Juri Camisasca, Mino Di Martino, Terra Di Benedetto, Roberto Mazza e Lino Vaccina. A testimonianza della tourneé, viene registrato l'apposito LP Live '75, circolato sul mercato in pochissime copie. Nell'estate dello stesso anno presenzia al Festival del proletariato giovanile tenutosi a parco Lambro, sotto l'organizzazione della rivista Re Nudo. Il nome del musicista compare assieme a quelli dei più grandi artisti della musica italiana, quali Francesco Guccini, Lucio Dalla, Giorgio Gaber, Francesco De Gregori e Antonello Venditti.[20] Lo stesso Battiato, ricorderà il periodo della controcultura giovanile con queste parole: «Trent’anni fa era molto più facile. Pollution è stato in classifica ai primi posti. Oggi non troverei chi me lo pubblichi. Ai miei tempi nei festival se vedevano un bollino di Coca Cola si sfasciava tutto. Oggi siamo all’apologia del marchio».[5]

Nel 1976 con la chiusura della Bla Bla passa alla Dischi Ricordi e si dedica alla scoperta delle avanguardie colte con tre album dalla scarsa eco commerciale e non del tutto apprezzati dalla critica. Il primo di questi è Battiato, uscito nel 1977, dove emerge il singolo Cafè-Table-Musik, una sorta di collage musicale della durata di venti minuti, la cui locuzione riprende una giocosa espressione dello scrittore Marcel Proust.[21] Da infaticabile sperimentatore, Battiato, si avvicina al genere teatrale portando in scena, nel febbraio dello stesso anno, l'opera musicale Baby Sitter. Lontano da qualsiasi forma di piece tradizionale, il musical è un puzzle di accadimenti scenici senza alcun canovaccio di sorta, ispiratosi al concetto di ready-made, teorizzato nel 1913 da Marcel Duchamp.[22]

Nel medesimo lasso di tempo il cantautore conosce il musicista Giusto Pio, con il quale stringerà un proficuo sodalizio artistico; lo stesso Giusto Pio gli impartirà, negli anni a venire, svariate lezioni di violino.[23] Sempre per la Ricordi, esce l'anno seguente Juke Box, prima collaborazione di rilievo effettuata con il violinista e pensato come colonna sonora del film tv Brunelleschi (in seguito rifiutato dai produttori). Infine l'ultimo album pubblicato con la Dischi Ricordi è L'Egitto prima delle sabbie. Con l'omonima canzone (brano di 14 minuti di pianoforte "zen", con un solo accordo ripetuto), si aggiudica, nel 1979, il Premio Stockhausen di musica contemporanea.[2] In questo periodo, insieme a Pio, Battiato assume la direzione musicale dello spettacolo di Giorgio Gaber Polli d'allevamento. Il duo si occupa, in maniera prevalente, degli arrangiamenti, utilizzati anche nel disco live tratto dallo spettacolo.

Il ritorno alla musica pop (1978-1979)[modifica | modifica sorgente]

Sopra, un'immagine di Franco Battiato

Nel 1978 pubblica un nuovo 45 giri usando lo pseudonimo Astra. I due brani, scritti con Pio, si intitolano Adieu e San Marco (entrambi con un testo in francese). L'anno dopo, riprende la stessa musica di Adieu per una nuova canzone dal titolo Canterai se canterò, incisa da Catherine Spaak (presente nel retro del 45 giri Pasticcio) e nel 1989 per la canzone Una storia inventata (contenuta nel disco Svegliando l'amante che dorme di Milva).[24] Questa serie di brani porranno le basi per l'ascesa cantautorale del musicista, che da qui in avanti ritornerà in maniera definitiva alla forma tradizionale della canzone.

Nel 1979, grazie all'interessamento di Angelo Carrara, che sarà il suo manager e produttore fino al 1986, passa alla EMI Italiana, decretando il suo ritorno alla canzone, senza dimenticare la sua fascinazione verso gli echi della musica orientale. Tale fascinazione lo avvicinerà concretamente all'esperienza spirituale del sufismo, praticata in prevalenza dai martiri del misticismo islamico. Non a caso, si iscriverà con convinzione all'Istituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente, coltivando finanche lo studio della lingua araba.[25] Così facendo, nell'autunno dello stesso anno, registra, presso gli Studi Radius, L'era del cinghiale bianco, che contiene riferimenti alle idee esoteriche dello scrittore e intellettuale René Guenon.[26] Dell'album viene registrata una prima versione, assai diversa da quella definitiva, in cui si evince l'assenza di strumenti rock come il basso e la batteria, e che lascia notevolemente insoddisfatti gli autori.[27] Vengono quindi chiamati per la realizzazione di una seconda registrazione i musicisti Tullio De Piscopo e Julius Farmer. Una volta completata la nuova incisione, il disco viene presentato ai dirigenti della EMI, che si rivelano fin da subito parecchio riluttanti alla sua pubblicazione.[28] Bruno Tibaldi, presidente della casa discografica, decide ugualmente di procedere all'immissione dell'album su tutto il territorio nazionale.[28] Nonostante il modesto riscontro di vendite e varie critiche provenienti da alcuni ambienti della carta stampata,[28] il disco viene riconosciuto da una specifica commissione (composta da varie personalità del mondo della musica), come il miglior album italiano dell'anno.[29]

L'opera, nel complesso, presenta numerosi elementi che in futuro formeranno lo stile e la poetica di Battiato: fatta di suggestioni esotiche, riferimenti letterari e scanzonati giochi linguistici. Ne sono un esempio i brani: Strade dell'est (sulle vicende del leader kurdo Mustafa Mullah Barazani), Magic shop (ironico pamphlet contro la commercializzazione dell'arte) e la stessa title-track, contraddistinta dal celebre riff di chitarra e violino. Il riferimento geologico ad un imprecisata "era del cinghiale bianco" proviene da un'antica leggenda celtica, che vedeva nel "sacro animale" l'emblema assoluto del sapere spirituale.[21] Si segnalano ancora la strumentale Luna Indiana, la visionaria Il Re del mondo e il brano Stranizza d'Amuri: prima traccia dell'autore interamente scritta in lingua siciliana. Segue un tour di quindici date, caratterizzato da una discreta presenza di pubblico,[30] in cui partecipa il tastierista Filippo Destrieri, che collaborerà con Battiato per tutti gli anni ottanta e novanta.[31]

Una nuova idea di canzone (1980)[modifica | modifica sorgente]

« Un giorno sulla Prospettiva Nevski per caso vi incontrai Igor Stravinskij. »
(Franco Battiato, Prospettiva Nevski)
Sopra Franco Battiato nel videoclip della canzone Up patriots to arms

Dopo appena un anno viene pubblicato il nuovo LP, Patriots, che in origine doveva chiamarsi I telegrafi del martedì santo. Il disco, a differenza del precedente ottiene un buon successo, arrivando fino alla trentesima posizione in classifica.[32] Dell'album fanno parte numerosi brani destinati a diventare, nel tempo, autentici evergreen del musicista, come l'intensa Prospettiva Nevski (riferita alla strada principale di San Pietroburgo) e la sognante Le Aquile (con testo ispirato al romanzo Statue d'acqua, della scrittrice svizzera Fleur Jaeggy). Non vanno dimenticate le tracce Venezia-Istanbul (con finale ripreso dal Canto dei lavoratori di Filippo Turati) e Arabian song (primo brano in cui l'artista si rapporta alla cultura islamica).

La canzone centrale del disco è comunque la coinvolgente Up patriots to arms, titolo dal significato ermetico che l'autore svela con le seguenti parole: «L'idea risale al 1975, quando in un pub di Birmingham ho un visto un cartellone con la scritta "Up patriots to arms". All'inizio mi faceva un po' ridere, poi ho pensato che una frase del genere, se rivoltata e intesa in modo positivo, può essere un buon inizio per cominciare a fare delle cose nuove, per tentare dei cambiamenti».[33] Chiudono il disco le tracce Frammenti e Passaggi a livello: quest'ultime contrassegnate da un ampio uso di citazioni letterarie che richiamano i versi di grandi poeti e scrittori quali Proust, Leopardi, Pascoli e Carducci.

I vari cambi di registro sia testuali che musicali, e il continuo ricorso alla citazione e al frammento sono alla base della nuova idea di canzone proposta da Battiato. L'autore non si propone né di raccontare una storia, né di affrontare una precisa tematica, curandosi al contrario di "amalgamare" frasi e situazioni prive di un qualsiasi nesso causale. A tal proposito il musicista avrà a dire: «Una ragazza di quindici anni mi ha scritto dicendo che non le frega niente di quello che dico, che comunque le piace da pazzi. Per me questo è il massimo, perché io non voglio dire niente, oppure voglio dire tutto».[34] E ancora: «Credo, al contrario di quelli che non hanno capito niente dei miei testi e li giudicano una accozzaglia di parole in libertà, che in essi ci sia sempre qualcosa dietro, qualcosa di più profondo [...] Quando si intende adattare un testo alla musica si scopre che non è sempre possibile. Finché non si fa ricorso a quel genere di frasi che hanno solo una funzione sonora. Se si prova allora ad ascoltare e non a leggere, perché il testo di una canzone non va mai letto ma ascoltato, diventa chiaro il senso di quella parola, il perché di quella e non di un'altra. Per capire bisogna ascoltare, serve animo sgombro: abbandonarsi, immergersi. E chi pretende di sapere già rimane sordo».[35]

Questo "nuovo corso", coadiuvato dall'incessante voglia di sperimentare, porterà il musicista a collaborare con altri artisti, su tutti con la cantante Alice, con la quale scriverà, nello stesso anno, Il vento caldo dell'estate, prima affermazione dell'innovativo suono di Battiato; originato da un'intuizione dello stesso e del violinista Giusto Pio, decisi a fermare la ritmica durante l'inciso, aggiungendovi in successione degli accordi d'organo.[35]

Gli anni del grande successo (1981-1982)[modifica | modifica sorgente]

« Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare. »
(Franco Battiato, Bandiera bianca)
Franco Battiato presenta il brano Bandiera Bianca, tratto dall'album La voce del padrone.

L' "ondata musicale" promossa dall'artista, tesa a ricodificare la grammatica della musica leggera, giungerà a consacrazione nell'ottobre del 1981, con l'uscita dell'album La voce del padrone; titolo che richiama il pensiero dello scrittore Georges Ivanovič Gurdjieff e, al contempo, ironica allusione all'omonima casa discografica.[36] Il disco porta alla massima espressione il gioco di "contaminazione" iniziato con L'era del cinghiale bianco e messo in evidenzia in Patriots. In tal modo Battiato costruisce un prodotto di mercato colto e raffinato, cantabile e di facile lettura, che riesce a sposare perfettamente impegno e leggerezza, coinvolgendo fasce di estimatori sempre più larghe e considerevoli.[37] Il nuovo LP viene promosso al programma musicale Discoring, e prima ancora alla Mostra Internazionale di Musica Leggera, attraverso il singolo di lancio Bandiera Bianca. Battiato, presenta il brano sopra un ipotetico palco elettorale con tanto di megafono, attorniato da uno stuolo di madrigalisti, atti a cantare le strofe del ritornello. Il refrain in questione è mutuato dalla poesia Ode a Venezia di Arnaldo Fusinato, e rappresenta un esplicito segno di resa nei confronti della società (oramai aperta al riflusso), dove la rincorsa al denaro e al benessere sembra l'unica felicità possibile.[2] L'intero LP reca canzoni, ancora oggi, molto popolari, assurte ben presto a classici della musica italiana: basti pensare alla già citata Bandiera bianca, Cuccurucucù (titolo che riprende la hit messicana di Caetano Veloso), Gli uccelli , Summer on a solitary beach e la carnale ed esotica Sentimiento Nuevo.

Altra canzone di punta è la trascinante Centro di gravità permanente, basata sulle teorie psicofisiche del filosofo Gurdjieff, inerenti le difficoltà dell'essere umano a trovare il "proprio centro interiore": indispensabile al controllo delle pulsioni emotive e irrazionali.[21] A favore del mistico armeno il cantautore dichiara: «Il vero cambiamento della mia via, il più grande, lo debbo alla scoperta di Gurdjieff. Da solo con un'esperienza da autodidatta avevo scoperto quella che in Occidente, si chiama meditazione trascendentale, ma nel pensiero di Gurdjieff vidi disegnato perfettamente un sistema che già avevo intuito e frequentato. Esistono tante vie, esiste Santa Teresa e San Francesco; quella di Gurdjieff mi era molto congeniale. Una specie di sufismo applicato all'Occidente, all'interno di una società consumistica».[38]

Dopo un timido successo, nel febbraio del 1982 l'album inizia a scalare la classifica discografica, raggiungendo la prima posizione nel mese di marzo, e mantenendo il primato ininterrottamente fino a inizio autunno. A fine anno, risulterà essere il primo album italiano a oltrepassare, tra settembre e ottobre, il milione di copie vendute,[39] superando ogni aspettativa dell'autore e della casa discografica.[39] Tra i vari attestati, riceve nella città di Venezia il premio Gondola d'oro come miglior album dell'anno.[40] Il disco è collocato al secondo posto, dall'emerita rivista Rolling Stone, nella lista dei 100 album italiani più belli di ogni tempo.[41]

Risultati simili all'album precedente vengono raggiunti da L'arca di Noè, pubblicato nel 1982, che in poche settimane vende circa 550.000 copie,[42] risultando il disco italiano più venduto nell'anno, preceduto soltanto dal celebre Thriller di Michael Jackson.[43] Il nuovo LP, dal tenore pessimista e apocalittico, presenta canzoni di stampo ironico e graffiante. Si vedano le tracce Scalo a Grado (usata da Nanni Moretti nella colonna sonora del film Bianca), la variopinta New Frontiers, L'esodo e Clamori, quest'ultime musicate su testi del mistico e scrittore Tommaso Tramonti. Radio Varsavia (singolo apripista dell'album) fa molto discutere i critici e Gianfranco Manfredi, dalle colonne del quotidiano La Stampa, accusa impropriamente Battiato di avere inserito nel disco «la cultura della nuova destra».[42] A chiudere l'ammaliante brano Voglio vederti danzare, divenuto all'istante uno dei capisaldi della sua discografia, costantemente richiesto in tutte le apparizioni dal vivo. La danza in questione riprende l'abilità artistica dei "dervisches tournerneur", danzatori mistici che erano soliti esibirsi con movimenti circolari ed ossessivi: simbolo di ricerca spirituale e introspettiva.[21]

Si impone così una moderna figura di cantautore, eclettica e personale dove il tessuto sonoro si nutre di numerose pozioni musicali (dalla campionatura elettronica alla partitura classica), e i testi divengono il centro di un vero pastiche letterario dove si affastellano citazioni colte, terminologie pop e svariate suggestioni filosofiche.[2] Anche la voce, lontana da qualsiasi criterio abituale, desta molta attenzione, facendo leva su una timbrica nasale molto particolare, assai vicina alla tecnica vocale del falsetto.[30]

La successiva produzione discografica (1983-1987)[modifica | modifica sorgente]

Franco Battiato con la cantante Alice, negli anni ottanta.

La stima di cui gode il musicista catanese, nella sua nuova veste cantautorale, viene, altresì, confermata nei lavori successivi. Nell'autunno del 1983 esce il crepuscolare e dimesso Orizzonti perduti. L'album, nella riproduzione dei suoni, presenta un massiccio uso di musica elettronica, distinguendosi per la totale assenza di strumenti acustici.[44] Nell'opera, le abituali tematiche filosofiche ed esoteriche cedono il passo a una concreta "mistica del quotidiano" che procede delineando immagini di natura domestica e popolare.[45] Di conseguenza, descrizioni di vita quotidiana si palesano nei brani: Tramonto occidentale, Zone depresse, Gente in progresso e in particolar modo nell'autobiografica Campane tibetane. Il disco è lanciato dal singolo La stagione dell'amore, altro classico della sua produzione. Degni di nota anche i brani Mal d'Africa e Un'altra vita.

Nel 1984 il cantante siciliano decide di ridurre notevolmente l'attività concertistica.[46] Fa eccezione la sua partecipazione all'Eurovision Song Contest in coppia con Alice. I due artisti si esibiscono cantando la canzone I treni di Tozeur, che si piazza al quinto posto, ottenendo un elevato successo di vendite in tutta Europa.[46] La cantante forlivese, con cui Battiato aveva già lavorato in precedenza, inciderà un anno più tardi l'album Gioielli rubati, antologia di canzoni interamente tratte dal repertorio dell'artista. Lo stesso anno è impegnato in un progetto messo in atto al programma televisivo Mister Fantasy, che prevede un concerto telematico con l'esecuzione del brano Propiedad Prohibida (eseguito dal musicista e da cinque suoi collaboratori situati in cinque luoghi diversi).[46]

Già in estate, annuncia l'uscita di tre nuovi album, rispettivamente per il mercato italiano, spagnolo e inglese.[47] Il disco per il mercato italiano, Mondi lontanissimi, esce nell'aprile del 1985. Questo nuovo lavoro si caratterizza per lo scenario fantascientifico, tipico dell'allora nascente letteratura cyberpunk, presentando un elevato uso di suoni computerizzati a cui fanno da contraltare melodie di stampo classico.[48] La copertina mostra un Battiato nell'ombra intento ad aprire una finestra in cui compare il profilo di Saturno. Dunque, i "mondi lontanissimi" sono i pianeti della nostra costellazione, ma anche (in seconda lettura) i "mondi interiori" della nostra coscienza, dove regnano livelli di consapevolezza ancora ignoti e inesplorati.[49] Anticipato dai singoli No Time No Space/Il re del mondo e Via Lattea/L'animale, raggiunge il terzo posto in classifica risultando il ventitreesimo LP più venduto in Italia.[50] Il pezzo di punta dell'album, No Time No Space, (sorta di rappresentazione dei misteri dell'Universo), è costruito sul ritmo serrato delle percussioni che fanno da punteggiatura a una scrittura volutamente sinfonica e armoniosa. Il consolidato stile postmoderno dell'autore si evidenzia in numerose tracce tra cui: Risveglio di primavera, Temporary Road e Chan-son egocentrique, quest'ultima già incisa con Alice nell'album Azimut (1982).

Con la raccolta Echoes of Sufi Dances, Battiato tenta una personale avventura nei rispettivi mercati spagnoli e inglesi. Mentre in Spagna il cantautore ottiene un buon riscontro di vendite, negli Stati Uniti il disco non supera le diecimila copie vendute.[51] Battiato, dopo un iniziale entusiasmo per l'ingresso nel mercato statunitense,[52] non dedicherà più attenzione al progetto, anche a causa delle condizioni impostigli dal produttore della EMI americana, che avrebbe preteso il suo trasferimento a Los Angeles per fini promozionali.[51] Memore del monito del maestro Stockhausen, che anni prima aveva invitato il musicista a dismettere i panni del cantante pop,[53] l'artista dà inizio a una carriera parallela di compositore colto, che porterà alla pubblicazione di numerose opere di matrice sacra e accademica. L'occasione per inaugurarla è l'originale opera in tre atti Genesi, del 1986, in realtà caratterizzata in gran parte da sonorità sintetiche ed elettroniche. Il progetto viene curato dallo stesso Battiato, già dal 1983.[54] Dopo aver eseguito saltuariamente in concerto alcuni pezzi dell'opera,[55] la prima rappresentazione ufficiale avviene presso il Teatro Regio di Parma il 26 aprile 1987.[56]

L'uscita dell'album Fisiognomica e il primo live Giubbe Rosse (1988-1990)[modifica | modifica sorgente]

In alto l'esibizione di Franco Battiato, tenuta in Vaticano, nel 1989.

Il ritorno alla canzone è segnato dall'uscita dell'album Fisiognomica, che apre a un'impostazione musicale classica e accademica, sorretta da un crescente desiderio di spiritualità, tale da evolvere il musicista in una sorta di cantautore-filosofo, assai distante dal clamore fino allora ottenuto.[2] Il sopraggiunto ripiegamento interiore avrà effetti anche sul piano personale, spostando il raggio dell'artista dalla caotica Milano alla natia Sicilia, scegliendo come nuovo habitat e milieu la piccola cittadina di Milo.[53] Il quindicesimo album in studio del cantautore è ispirato all'omonima opera di Aristotele (oggi di discussa autenticità)[21] e presenta vari spunti notevoli: su tutte le ballate E ti vengo a cercare e Secondo imbrunire, che fondono la canzone d'amore tradizionale a tematiche prettamente esistenziali. Di rilievo l'arrangiamento variopinto de Il mito dell'amore, che parte da sequenze per tastiera per sprofondare in passaggi pianistici, il tutto cesellato da possenti cori lirici, in un finale che vede protagonisti chitarra elettrica e organo da chiesa.

Uno dei risultati più alti del disco consiste nel brano L'Oceano di Silenzio, che unisce tastiere e orchestra in un andamento calmo e ipnotico, che anticipa le sacrali sonorità del successivo album Come un cammello in una grondaia. Altri brani da citare sono senz'altro Nomadi (scritta dal musicista Juri Camisasca) e Veni l'autunnu, dichiarato omaggio alla propria terra d'origine, cantata con fonemi in lingua araba e siciliana. Nonostante le canzoni si pongano, in modo esplicito, al di fuori di ogni logica commerciale, il disco vende oltre 300.000 copie, divenendo uno dei maggiori successi dell'anno a cui fa seguito un tour svoltosi anche al di fuori dei confini nazionali.[57] Grazie a questo nuovo LP, nel 1989 viene chiamato da Papa Giovanni Paolo II ad esibirsi in Vaticano, divenendo il primo cantante di musica leggera a tenere un concerto nello Stato Pontificio.[58] Nel pieno dell'esibizione mentre intona un frase del brano E ti vengo a cercare, l'emozione spezza la voce del cantante lasciando il verso sospeso e incompiuto. "L'incidente" non assume i contorni di un timore reverenziale, piuttosto è dovuto al particolare momento che - a detta dell'artista - ha restituito alla canzone un significato nuovo e inaspettato.[59]

Il successivo Giubbe rosse, uscito nel 1989, è il primo album live del musicista e raccoglie registrazioni effettuate nella sezione invernale del Fisiognomica Tour nei rispettivi teatri d'Italia, Francia e Spagna.[60] Il disco attraversa gran parte della carriera del cantautore, dalla sperimentazione anni settanta alla più recente fase degli ottanta. L'opera contiene l'inedito Giubbe Rosse, l'ariosa Alexander Platz (già cantata da Milva), Mesopotamia, versione modificata del brano Che cosa resterà di me (scritto per l'album Dalla/Morandi) e Lettera al governatore della Libia, anch'essa modificata e già scritta nel 1980 per Giuni Russo. La cantante siciliana comparirà come seconda voce anche in questa nuova versione. La collaborazione tra Giuni Russo e Battiato risale ai primi degli anni ottanta, lo stesso musicista scrive per la giovane artista l'intero album Energie, uscito nel 1981 e contenente, oltre alla stessa Lettera al governatore della Libia, altre canzoni di valore come Il sole di Austerlitz, Una vipera sarò e L'addio. In un periodo coevo all'uscita del live Giubbe rosse, il cantautore compone in parallelo musiche per il cinema, scrivendo l'inedita partitura del film TV Una vita scellerata (uscito nel 1990), incentrato sulla figura dell'artista fiorentino Benvenuto Cellini.

Gli ultimi album da solista (1991-1994)[modifica | modifica sorgente]

« Tra i governanti / quanti perfetti e inutili buffoni, / questo paese devastato dal dolore / ma non vi danno un po' di dispiacere quei corpi in terra senza più calore... »
(Franco Battiato, Povera Patria)
Nella foto Franco Battiato con Lucio Dalla, nel 1993

Il decennio si apre con un nuovo lavoro denominato Come un cammello in una grondaia, che in breve tempo vende oltre 25.000 copie.[61] Il titolo del disco allude a una citazione di al-Biruni, scienziato persiano vissuto nel XII secolo, che era solito pronunciare tale frase per indicare l'inadeguatezza della propria lingua nel descrivere argomenti di carattere scientifico.[21] Registrato presso gli storici studi Abbey Road, è ancora una volta, dal punto di vista formale, un album di pura rottura. Abbandonata la varietà di musica e testi che fino ad allora aveva unito pubblico e critica, Battiato sprigiona in piena libertà tutta la sua religiosità laica, alimentata da un incessante desiderio di fondere il mondo della musica leggera con quello più adulto della sinfonia classica.[2]

Ne risulta un album di difficile fruizione, dove il canto è accompagnato dalla malinconia del pianoforte, oltre che da rari e impercettibili accordi di tastiera che confluiscono nel procedere ipnotico dell'orchestra nazionale di Londra. Nell'album sono presenti quattro lieder classici di grandi musicisti del passato come Wagner, Martin, Brahms e Beethoven, uniti ad altrettanti nuovi brani del cantautore. Spicca, in una vera e propria antitesi, rispetto alla funzione sacrale e intima degli altri brani, la dura invettiva politica di Povera Patria. Il testo risulta essere un autentico J'accuse artistico-intellettuale che anticipa la deriva istituzionale degli anni novanta: rappresentata dai fatti di Tangentopoli e dagli attentati ai giudici Falcone e Borsellino.[62] Il brano si aggiudica nel 1992 la Targa Tenco come miglior canzone dell'anno.[63] Chiudono il disco l'austera Le sacre sinfonie del tempo e la mistica invocazione de L'ombra della luce.

Dopo l'affermazione personale al Concerto di Baghdad, tenuto con l'orchestra nazionale irachena nel 1992 (trasmesso in mondovisione e ancora reperibile in DVD), l'autore torna in Italia presentando un nuovo LP di inediti recante il titolo Caffè de la Paix. Il disco riprende le innovazioni pop del Battiato anni ottanta, filtrandole con tematiche di natura teologica, già affrontate nei lavori precedenti. Batteria, basso, chitarre, tastiere e computer, definitivamente reintegrati, vanno a incrociare gli strumenti classici e talvolta persino quelli tradizionali arabi, formando così un valido esempio di world music in formato canzone.[2] Alle ormai solite espansioni tastieristico-orchestrali con testi onirici (Sui giardini della preesistenza, Ricerca sul terzo, Haiku) si intervallano una serie di efficaci ballate, variamente arrangiate fra tradizione e modernità. Oltre al richiamo arabo di Fogh in Nakhal, vi sono la colorata title-track, e lo slancio religioso di Lode all'inviolato, con andamento incalzante, sovente dettato da sonorità rock. Altre canzoni da segnalare sono il dittico storico-mitologico: Atlantide e Delenda Carthago.

L'opera si classifica Miglior Disco dell'Anno nel referendum di Musica e dischi e risulta il trentaseiesimo album più venduto in Italia relativamente all'anno 1993.[64] Il Caffè de la Paix, citato nell'omonima canzone, è un locale parigino, progettato da Charles Garnier (lo stesso architetto dell'Opéra national de Paris) ed inaugurato nel lontano 1862. Luogo dove Georges Ivanovič Gurdjieff intratteneva lezioni ai vari adepti del suo pensiero.[21] Dell'anno successivo sono il live Unprotected e il nuovo classico Messa arcaica, composizione religiosa per soli coro e orchestra, portata in giro nelle più affascinanti chiese d'Italia e di non trascurabile successo. Non va dimenticata, l'uscita dell'opera in due atti Gilgamesh, che trova la sua fonte letteraria direttamente nella mitologia sumera. La prima rappresentazione ufficiale si tiene al Teatro dell'Opera di Roma, la sera del 5 giugno 1992.[56]

Il sodalizio artistico con Manlio Sgalambro (1994-1997)[modifica | modifica sorgente]

Nella foto, il filosofo e scrittore Manlio Sgalambro

A partire dal 1994 inizia la collaborazione con il filosofo Manlio Sgalambro, conosciuto l'anno precedente nella sua Sicilia, durante una presentazione, assieme all'editore Scheiwiller, di una raccolta di poesie del poeta Angelo Scandurra.[65] I primi frutti di questa collaborazione sono l'opera teatrale Il cavaliere dell'intelletto e l'album L'ombrello e la macchina da cucire, l'ultimo ad essere edito dalla casa discografica EMI. Generalmente dimenticato e quasi mai riproposto nei concerti dal vivo, l'album presenta molte canzoni intellettualmente difficili, assai ricercate e proprio per questo lontane anni luce da qualsiasi intento di carattere commerciale. Il titolo del disco riprende una frase contenuta nel poema epico in prosa Canti di Maldoror, del poeta francese Lautréamont.[66] Sicuramente da menzionare i brani: Piccolo pub, Breve invito al suicidio, Fornicazione e l'enfatica e magniloquente Gesualdo da Venosa, brano sostenuto dalla presenza di un cantato/recitato, quasi dance, con voce e coro perfettamente amalgamati.

Nell'autunno del 1996, per la nuova casa discografica Mercury, pubblica L'imboscata , che ottiene molto successo, tanto da restituire a Battiato la popolarità raggiunta negli anni passati. Il disco si piazza al secondo posto nella classifica FIMI Artisti divenendo, per il mercato italiano, il nono album più venduto dell'anno.[67] La caratteristica copertina riporta un dipinto di Antoine-Jean Gros, raffigurante Napoleone Bonaparte mentre arringa l'esercito prima della battaglia delle piramidi. L'Imboscata, rinnova il percorso sperimentale del cantautore, grazie ad un massiccio impiego di sintetizzatori e sonorità elettroniche. Nasce così una diversa linea compositiva incentrata sull'utilizzo preponderante della chitarra elettrica, atta a conciliare musica da camera, ritmiche elevate e improvvise asperità rock. Sul versante dei testi l'innovativo "alfabeto" di Sgalambro introduce nel mondo della canzone un italiano aulico ed elevato, non disdegnando soluzioni vicine al plurilinguismo (alcune tracce recano passaggi in inglese, francese, portoghese e tedesco).[2] Pubblicato anche in Spagna, l'album contiene una delle sue canzoni manifesto: La cura, considerata da molti critici una delle composizioni d'amore più belle dell'intera musica italiana (in realtà dotata di un significato mistico e trascendente, non certo riconducibile alle sole contingenze terrene). Il brano viene certificato, lo stesso anno, disco di platino con oltre 30.000 copie vendute.[68]

Il primo singolo di lancio, Di passaggio, presenta un intervento di Sgalambro che legge in greco antico un frammento di Eraclito. Il pensiero del filosofo permea l'intera canzone che si chiude, a sua volta, con un altro frammento (nel caso un epigramma di Callimaco), cantato a due voci da Battiato e Antonella Ruggiero. A seguire troviamo l'imponente Strani giorni (esempio del nuovo rock proposto dall'artista), Amata solitudine e la ballata dal sapore iberico Segunda Feira. L'evocativo testo lusitano presenta un Mediterraneo dell'età classica, dove il mare sognato diviene il ricordo di luoghi esotici come il porto di Singapore, il corallo delle Maldive e la suggestiva Macao. Sull'onda del rinnovato successo partecipa al Festivalbar e, ancor prima, al Concerto del Primo Maggio, dove riceve inaspettati fischi per un guasto agli amplificatori presenti sul palco.[69]

L'esplorazione rock di Gommalacca e il ritorno all'avanguardia (1998-2000)[modifica | modifica sorgente]

« Rozzi cibernetici signori degli anelli, orgoglio dei manicomi. »
(Franco Battiato, Shock in my town)
Un'immagine del celebre soprano Maria Callas, cantata da Battiato nel brano Casta Diva

Non pago, l'artista siciliano continua la sua esplorazione nel mondo della chitarra elettrica, adottandone la sua componente più aspra e radicale. Il risultato è il sorprendente Gommalacca, uscito nell'autunno del 1998, che rappresenta uno dei massimi successi di vendita dell'artista, e al tempo stesso, uno dei suoi più arditi esperimenti musicali.[2] Ricco di suoni duri e spigolosi, di contaminazioni elettroniche, distorsioni e sovraincisioni, Battiato conia una sorta di "techno hard-rock intellettuale", di spiazzante impatto sonoro.[2] Ne sono la conferma brani come Il mantello e la spiga, l'apparentemente soave Casta Diva (in cui "acuti" di chitarra elettrica accompagnano gli acuti campionati di Maria Callas) e Auto Da Fe', incentrata sull'interazione fra la stessa chitarra elettrica e il sintetizzatore.

Le canzoni di punta del disco sono certamente Il ballo del potere e Shock in my town. La prima unisce percussioni d'andamento tribale con impressionanti cori campionati, aprendo al contempo a melodie anni trenta. La seconda, si struttura secondo un riff di chitarra dove in sottofondo si sovrappongono numerosi suoni e distorsioni, cori spettrali, e spunti elettronici; il testo, poi, è un autentico "viaggio psichedelico", fra oscure visioni e deliranti descrizioni urbane, ampiamente sintetizzato nella celebre "falsa rima": "shock in my town... Velvet Underground".[2] Lo "shock addizionale", riportato nella canzone, si riferisce all'elemento cardine della "legge dell'Ottava", teorizzata da Gurdjieff (ossia la spinta che evita alle correnti di cambiare direzione e che tiene quindi salde le nostre intenzioni e il nostro agire). Tale spinta esorta al risveglio la forza del serpente "Kundalini" (anch'esso citato nel testo), che secondo certe culture yogi rappresenta l'energia vitale, sopita alla base della colonna vertebrale.[70] Non vanno trascurate altre composizioni quali La preda (che descrive minuziosamente un'estasi tantrica) e la vibrante e apocalittica Quello che fu. Altra canzone di pregio è la pacata e armoniosa Vite parallele, dove Battiato affronta il tema della reincarnazione, (già argomentato in Caffè de la Paix) e della quale ne è un fermo sostenitore. Nel corso dell'anno, il disco viene promosso in molte trasmissioni musicali, aggiudicandosi nel 1999 la Targa Tenco come miglior album dell'anno.[71]

Con l'arrivo del nuovo millennio, l'artista catanese rifugge ancora una volta il formato canzone e su commissione del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino incide per la Sony i sette movimenti sperimentali che compongono il disco Campi Magnetici. L'opera è un momentaneo ritorno alle tendenze avanguardiste dei primi anni settanta, ora filtrate dall'uso della moderna tecnologia analogica. Nell'album si alternano a continui flussi elettronici e campionamenti impazziti, improvvisi attacchi di percussioni che lasciano spazio a languidi incisi lirici e pianistici. Non mancano parti recitate che trattano in special modo di scienza empirica.[2]. Nello stesso anno, nel marzo del 2000, giunge per l'artista siciliano l'autorevole Premio Librex Montale, nella specifica sezione versi per musica; riconoscimento assegnato nella stessa edizione anche al poeta fiorentino Alessandro Parronchi.[72]

La trilogia dei Fleurs (1999-2008)[modifica | modifica sorgente]

Sopra Fabrizio De André, omaggiato più volte dall'artista catanese

Nell'autunno del 1999 pubblica un nuovo album, dal titolo Fleurs, interamente sorretto da soli pianoforte e quartetto d'archi. Si tratta di un raffinato "concept cover album" composto (oltre che da due inediti) da dieci canzoni altrui, risalenti agli anni cinquanta e sessanta, tutte arrangiate per ensemble da camera. Il disco risulta musicalmente molto unitario, sebbene contenga brani storicamente molto distanti fra loro, come il classico Era de maggio del poeta napoletano Salvatore Di Giacomo e Ruby Tuesday, successo degli anni sessanta targato Rolling Stones. Battiato si confronta così con pezzi di altri artisti prediligendo canzoni di natura sentimentale, sia italiane (presenti due cover di Sergio Endrigo :Aria di neve e Te lo leggo negli occhi) che straniere (J'entends siffler le train, di Richard Anthony, Che cosa resta (Que reste-t-il de nos amour) di Trenet e La canzone dei vecchi amanti (La chanson des vieux amants), di Jacques Brel).

Tale opera è soprattutto l'occasione per omaggiare la recente scomparsa del cantautore Fabrizio De André, incidendo e reinterpretando due dei suoi brani più celebri: La canzone dell'amore perduto (traccia d'apertura del disco) e Amore che vieni amore che vai. Quest'ultima presentata con commozione al concerto tributo a Fabrizio De André, tenutosi il 12 marzo 2000 al Teatro Carlo Felice di Genova. Altra cover dell'artista genovese promossa da Battiato, sarà, anni più tardi, Inverno, contenuta nell'album Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti. Non da meno sono i due inediti scritti con Manlio Sgalambro dal titolo: Medioevale e Ti invito al viaggio, quest'ultimo direttamente ispirato all'omonima poesia di Charles Baudelaire. L'album riscuote successo, anche in virtù dell'inedita operazione che vede il musicista misurarsi con autori e brani del tutto estranei alla sua linea musicale. Il titolo è un chiaro omaggio alla dolcezza e poesia delle canzoni.

Il 30 agosto del 2002 (anche su pressione dei produttori visto il successo del primo Fleurs), esce Fleurs 3, numerato in maniera curiosa, per evitare - come afferma l'autore - la possibilità di una terza futura uscita.[73] La smentita avverrà sei anni più tardi con la pubblicazione di Fleurs 2. Anche in questo caso sono presenti due canzoni scritte dall'artista: Come un sigillo, cantata con Alice e Beim Schlafengehen, dall'omonima composizione di Richard Strauss su un testo dello scrittore Hermann Hesse. Sigillata con un bacio è la versione italiana di un brano americano originariamente intitolato Sealed With a Kiss. Molte le canzoni da ricordare: Perduto amor, di Salvatore Adamo, Se mai (versione italiana del brano Smile di Charlie Chaplin), Insieme a te non ci sto più, di Paolo Conte e Impressioni di settembre, della PFM. Anche in questo lavoro, c'è spazio per omaggiare altri musicisti della "cosiddetta" scuola genovese con un rifacimento dei brani Il cielo in una stanza e Ritornerai, rispettivamente di Gino Paoli e Bruno Lauzi.

Nel 2008 si ha la temporanea conclusione di quella che parrebbe essere una vera trilogia, con l'uscita di Fleurs 2, contenente il singolo Tutto l'universo obbedisce all'amore, eseguito con la cantautrice Carmen Consoli. Tra le cover da ricordare si annoverano It's five o' clock, degli Aphrodite's Child, Bridge over troubled water, di Simon & Garfunkel, La musica muore di e con Juri Camisasca e ancora un rifacimento di un brano di Sergio Endrigo, dal titolo Era d'estate.

Ferro Battuto, Dieci stratagemmi, Il vuoto (2001-2010)[modifica | modifica sorgente]

In alto i Trentasei stratagemmi del filosofo Sun Tzu, titolo ispiratore dell'album Dieci stratagemmi.

In costante equilibrio tra pop e musica sperimentale, Battiato affronta l'inizio del millennio con un nuovo lavoro dal titolo Ferro battuto, uscito nuovamente per la EMI nella primavera del 2001. Nel disco troviamo un duetto con il leader e cantante dei Simple Minds Jim Kerr, presente nella canzone di lancio Running against the grain. Segue Bist du bei mir, un' accattivante melodia latineggiante dove Battiato affronta vari registri linguistici cantando sia in italiano che in tedesco, così come in Personalità empirica, dove alterna italiano e francese, con una parte recitata dal filosofo Sgalambro. Si segnalano ulteriormente Il cammino interminabile e Sarcofagia, quest'ultima ispirata al trattato animalista Del mangiar carne, elaborato e scritto dal filosofo Plutarco.[74] Trova campo anche un omaggio al noto chitarrista Jimi Hendrix con un rifacimento della sua Hey joe. Chiude il disco Il potere del canto dove si accentuano ancor di più i vari suoni da campionatura, proprio come era accaduto in Gommalacca, nell'ultima traccia Shakleton. Due anni più tardi, nel maggio del 2003, riceve dal Presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi la Medaglia ai benemeriti della cultura e dell'arte, consegnata per l'occasione assieme ad altri artisti quali Katia Ricciarelli e Susanna Tamaro.[75]

Nell'autunno del 2004 esce Dieci stratagemmi, prodotto dalla Sony Music. Il cantante, per la scelta del titolo, ha preso spunto da I 36 stratagemmi di Gianluca Magi (libro a sua volta ispirato a L'arte della guerra, antico trattato militare attribuito al generale cinese Sun Tzu).[76] Il sottotitolo dell'album Attraversare il Mare per ingannare il Cielo è il primo dei 36 stratagemmi che compongono il libro di Gianluca Magi. I 10 stratagemmi del disco sono, naturalmente, le dieci canzoni presenti in esso. Nel corso dell'anno vengono estratti i singoli discografici Tra Sesso e Castità, Le Aquile Non Volano a Stormi, Ermeneutica e Odore di polvere da sparo.

Tra i vari collaboratori (tracce cinque, otto e nove), vi sono i Krisma, amici di lunga data dell'artista (di Battiato sono alcuni pezzi scritti per Maurizio Arcieri alla fine degli anni sessanta). Inoltre, partecipano all'album la cantante dei Lacuna Coil Cristina Scabbia (che interviene nel brano I'm that) e la cantante giapponese Kumi C. Watanabe: sua la voce nei brani Le aquile non volano a stormi, Ermeneutica e Apparenza e realtà. Degna di nota la melodica Fortezza Bastiani, diretta citazione del romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. Chiude il disco La Porta dello spavento supremo (Il Sogno) , con parte recitativa interpretata dal filosofo Sgalambro.

Nel frattempo, vengono registrati i rispettivi live: Last Summer Dance e Un soffio al cuore di natura elettrica, quest'ultimo riguarda esclusivamente il concerto tenutosi al Nelson Mandela Forum, in data 17 febbraio 2005. Nel febbraio del 2007 il cantautore pubblica un nuovo album dal titolo Il vuoto, che vede ancora una volta la collaborazione ai testi del filosofo Manlio Sgalambro. Dal disco vengo estratti i singoli radiofonici Il vuoto, Aspettando l'estate e Niente è come sembra. L'opera presenta la partecipazione delle Mab, complesso femminile di origini sarde, squisitamente votato alla musica Hard rock. Due anni dopo, esattamente il 13 novembre 2009, è la volta di Inneres Auge - Il tutto è più della somma delle sue parti, antologia contenente due brani inediti, alcune cover e nuove versioni di varie hits del passato. In un'intervista rilasciata subito dopo l'uscita dell'album, alla domanda: Che significa “Inneres Auge”?, Battiato ha risposto: «Occhio interiore. Ma lo preferisco in tedesco. In italiano si dice “terzo occhio”, ma non mi piace, fa pensare a una specie di Polifemo. I tibetani hanno scritto cose magnifiche sull’occhio interiore, che ti consente di vedere l’aura degli uomini: qualcuno ce l’ha nera, come certi politici senza scrupoli, mossi da bassa cupidigia; altri ce l’hanno rossa, come la loro rabbia».[62]

La canzone è un nuovo atto d'accusa del musicista nei confronti del potere politico. L'occasione è servita per ribadire il concetto di "cantautore impegnato" che Battiato, nella medesima domanda esemplifica con queste parole: «Per il tipo che dovrei essere, no. Ma non sopporto i soprusi e ogni tanto coercizzo il mio strumento. Il pretesto di “Inneres Auge”, che ha origini più antiche, è arrivato quest’estate con lo scandalo di Bari, delle prostitute a casa del premier. E con la disinformazione di giornali e tiggì che le han gabellate per faccende private. Ora, a me non frega niente di quel che fanno i politici in camera da letto. Mi interessano quelli che influenzano la vita pubblica, con abusi di potere, ricatti, promesse di candidature, appalti, licenze edilizie in cambio di sesso e di silenzi prezzolati. Questa è corruzione, a opera di chi dovrebbe essere immacolato per il ruolo che ricopre».[62] La canzone dialettale U cuntu, altra traccia originale dell'album, è stata una delle cinque canzoni finaliste al Premio Mogol nel giugno del 2010.[77]

L'ultima collaborazione con Sgalambro e altri progetti (2011- 2014)[modifica | modifica sorgente]

Sopra il filosofo Telesio, ispiratore dell'opera lirica scritta dal musicista catanese.

Il nuovo decennio si apre con l'insolita partecipazione dell'artista al festival di Sanremo, condotto dall'amico e cantante Gianni Morandi. Nell'occasione sale sul palco nella doppia veste di concorrente e direttore d'orchestra, accompagnando il cantautore siciliano Luca Madonia con cui presenta il brano L'alieno.[73] Nell'autunno dello stesso anno, pubblica un nuovo concept-album, incentrato sulla figura del filosofo cosentino Bernardino Telesio. L'opera lirica (come recita il sottotitolo di copertina: in due atti e un epilogo), si apre con un prologo per pianoforte e archi, con voce dello stesso Battiato che canta vari brani tra i quali: Temperamento, Colerico, Sanguigno. Umore, Allegro, Lo spirito anima la Terra e le piante, La pietra grezza e altri ancora. Questo nuovo lavoro, "colto" e "immediato" allo stesso tempo, è accompagnato da vari pensieri del filosofo Sgalambro (suo il relativo libretto), il tutto sorretto da musiche tipicamente orientali, canti lirici intrecciati e atmosfere elettroniche che fanno da sfondo alle consuete note di pianoforte. L'opera, andata in scena per la prima volta al Teatro Rendano di Cosenza il 6 maggio 2011, ha la peculiarità di essere la prima pièce olografica a livello mondiale ad essere presentata in tre dimensioni, davanti a un pubblico di spettatori paganti.[78]

Un anno più tardi, il 23 ottobre del 2012, a cinque anni di distanza dall'ultimo album di inediti, esce Apriti sesamo, nuova fatica del cantautore siciliano che si aggiudica, con oltre 30.000 copie vendute, il disco d'oro.[79] L'opera fa leva sull'indignazione del Battiato-cittadino (costernato dai perenni soprusi della politica), non tralasciando quella del Battiato-artista, alla continua ricerca di nuovi equilibri morali e spirituali.[80] Se la materia è corrotta (sembra suggerire il compositore catanese), la spiritualità è il luogo eletto nel quale rifugiarsi, oppure dal quale ripartire nel processo di miglioramento di sé e del mondo. In tale contrapposizione tra "spirito" e "materia", si passano in rassegna i nuovi brani, tra i quali: Passacaglia (ispirata alla composizione "Passacaglia della vita" del sacerdote seicentesco Stefano Landi), Il serpente (efficace invettiva contro il Dio denaro), e la più che riuscita La polvere del branco.

Dal punto di vista musicale, Apriti Sesamo non si discosta né da Dieci Stratagemmi né da Il Vuoto; Il pop sperimentato dall'artista non rinuncia alle abituali esplorazioni elettroniche. I testi, a contrario, aprono le porte, in maniera più decisa, al disagio sociale, senza abbandonare gli usuali termini colti e sublimi, spesso poliglotti. Ne sono dimostrazione i brani: Caliti Junku, Un irresistibile richiamo, Aurora e Testamento. L'album è l'ultima opera dove compare la collaborazione del filosofo Manlio Sgalambro. Due anni più tardi, il 6 marzo 2014, lo scrittore siciliano si spegnerà nella sua Catania, all'età di 89 anni; ponendo fine ad un sodalizio artistico e umano durato oltre vent'anni.[81]

Il 6 agosto 2013, Battiato è protagonista del concerto/tributo in ricordo di Lucio Dalla, tenutosi nell'anfiteatro di Milo, paese caro ad entrambi i cantautori. Il musicista presenzia alla relativa inaugurazione dell'anfiteatro, intitolato per l'occasione al cantautore bolognese. Al concerto partecipano anche Noemi (con cui canta La cura), Enrico Ruggeri, Erica Mou, Gianluca Grignani, e Luca Carboni.[82][83] Il 26 novembre dello stesso anno esce il live, Del suo veloce volo, con l'omonima canzone e numerosi classici del musicista reinterpretati assieme al gruppo musicale Antony and the Johnsons. Le registrazioni dell'album riguardano esclusivamente il concerto tenutosi all'Arena di Verona il 2 settembre 2013.[84] Nel luglio del 2014 promuove un piccolo tour di quattro concerti presentando un progetto di musica elettronica dal titolo Joe Patti’s experimental group. Il musicista salirà sul palco armato di soli sintetizzatore, tastiera e pianoforte. Questa serie di eventi sarà prodromica all'uscita del relativo album, confermando un ritorno dell'artista alla musica sperimentale.[85]

Franco Battiato e la pittura[modifica | modifica sorgente]

Sopra un'immagine di Cristo, nella Basilica di Santa Sofia, a Istanbul, tipico esempio di arte bizantina.

Attorno al 1990, il musicista inizia a percorrere altri campi espressivi, avvicinandosi con diletto e curiosità all'esercizio pittorico. Per l'artista catanese il senso stesso del dipingere risiede in una specie di esperimento continuo di autoanalisi e miglioramento di sé. A riprova di ciò, in un'intervista al quotidiano La Repubblica ha affermato: «Nella pittura vedo tutti i miei difetti, e mi interessa migliorare. Ne sono ingordo e non vedo l’ora di mettermi a lavorare».[86] D'altronde, lo stesso Battiato non ha mai amato definirsi pittore, ma semplicemente un "uomo che dipinge".[86] Dal 1993 la sua attività lo porta ad organizzare mostre personali in Italia e nel mondo, spesso in grandi città quali Roma, Catania, Firenze, Stoccolma, Miami e Göteborg; una delle sue mostre è stata curata in collaborazione con l'artista e incisore Piero Guccione. In oltre vent'anni ha prodotto circa ottanta opere firmandosi con lo pseudonimo di Süphan Barzani.

Nei suoi lavori, eseguiti su tele o tavole dorate, predilige tecniche di pittura ad olio e utilizzi di terre e pigmenti duri. Le copertine e i libretti di Fleurs, Ferro battuto e dell'opera lirica Gilgamesh sono alcuni esempi della pittura di Battiato. I dipinti dell'artista rappresentano per lo più figure ieratiche e iconiche come Sufi, Dervisci che pregano, finanche volti di persone comuni, solitamente amici dell'artista. I critici hanno spesso parlato, a proposito della pittura di Battiato, di una reinterpretazione dell’arte bizantina, passando per i primitivi toscani del XIII e XVI secolo. A questo proposito il musicista afferma: «Che poi si ravvisino coincidenze stilistiche, strutturali o compositive tra queste tipologie di opere e i miei dipinti non deve sorprendere: io sono legato, com’è palese anche nel mio lavoro di musicista, ad un’estetica archetipica».[87]

Giudizi critici[modifica | modifica sorgente]

« […] la pittura di Battiato, qualora pretendessimo di canalizzarla in un comodo alveo di neoprimitivismo, dimenticando la ricchezza operativa e intellettuale che la sorregge, rischierebbe di apparirci l'hobby d'un artista episodico e dimezzato; mentre, viceversa, osservandola con tutti due gli occhi, della natura e della cultura, ne vedremo i colori sposarsi affettuosamente alle note, alle parole, alle meditazioni dell'autore e in quest'alleanza, per non dire connivenza, spiegarci la cifra inconfondibile di un'anima. »
(Gesualdo Bufalino[88])
« […] Questa è la pittura di Battiato. Certo: occorrerebbe dire dell’altro, perché la tradizione pretende presentazioni di due pagine almeno; e così è facile correre con la memoria ai "primitivi senesi", questi pittori che avevano e arte e fede sulla punta dei pennelli vibranti, liberi da finzioni orpelli convenzioni preconcetti e valori transitori allora come oggi di un’umanità prigioniera del consumismo. Anche in pittura Battiato ci lancia il messaggio – messaggio dovuto al suo amore per l’umanità tutt'intera senza discriminanti barriere; alla sua tolleranza che gli permette d’abbracciare e di fare suo il buono d’ogni messaggio umano arricchimento ed acquetamento dell’anima; empatia, pietas, valori dell’anima capiti vissuti e amati… e alla fine tradotti in pittura. »
(Gabriele Mandel[88])

Franco Battiato e il cinema[modifica | modifica sorgente]

Un ritratto di Beethoven, a cui Battiato ha dedicato il suo secondo film dal titolo Musikanten.

Il rapporto di Franco Battiato con il cinema ha inizio negli anni settanta, dopo un'unica esperienza come attore teatrale, avvenuta nel 1967. Nel 1973 appare occasionalmente e non accreditato come attore nel film di Corrado Farina Baba Yaga, interpretato da Carrol Baker: la scena principale in cui compare è quella dell'happening al cimitero, quasi completamente eliminata nella versione uscita nelle sale italiane (recuperata nell'edizione in DVD edita dalla Blue Underground).[89]

Negli anni, compone diverse colonne sonore, collaborando soprattutto col veronese Giacomo Battiato (omonimo ma non parente) nel film Una vita scellerata (1990), imperniato sulla figura di Benvenuto Cellini, e quindi con il conterraneo Pasquale Scimeca, firmando le musiche del film Il giorno di San Sebastiano (1994). Alcuni suoi brani vengono utilizzati da Antonello Aglioti nel film Il giardino dei ciliegi (1992), dove l'attrice Marisa Berenson esegue Luna indiana, e soprattutto Nanni Moretti, che lo cita esplicitamente in Bianca (1983, con il brano Scalo a Grado), La messa è finita (1985, con il brano I treni di Tozeur) e Palombella rossa (1989, con il brano E ti vengo a cercare). Nel 2006 il regista Alfonso Cuarón utilizza la canzone Ruby Tuesday dei Rolling Stones nella versione promossa dall'artista per la colonna sonora del film I figli degli uomini (Children of Men). A tal proposito il cineasta messicano afferma: «Battiato mi provoca una emozione profondissima. Credo che la sua interpretazione sia più bella di quella dei Rolling Stones».[90] Collabora inoltre a numerosi film dell'amica Elisabetta Sgarbi, tra cui Deserto Rosa nel 2009.

Le sue aspirazioni di regia, invece, iniziano già nel 1979, quando comincia a dirigere tutti i suoi videoclip, raccolti in gran parte nella VHS Dal cinghiale al cammello (1992) e ristampata in DVD con il titolo Dal cinghiale al cammello - The Video Collection (2004). Nel 2003 scrive, dirige e sceglie le musiche per il suo primo film a soggetto: Perdutoamor, in larga parte autobiografico, con il quale si aggiudica il Nastro d'Argento come miglior regista esordiente.[3] Nel 2005 presenta alla Mostra del cinema di Venezia il suo secondo film dal titolo Musikanten (distribuito in maniera precaria nel marzo del 2006). La pellicola è imperniata sugli ultimi quattro anni di vita di Ludwig van Beethoven, interpretato da Alejandro Jodorowsky.

Nel giugno precedente, alla Mostra internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, annuncia il suo terzo film, sempre scritto con Manlio Sgalambro: Niente è come sembra, interpretato da Giulio Brogi e che vede la partecipazione straordinaria di Sonia Bergamasco ed Alejandro Jodorowsky. Il film, dopo essere stato presentato nel 2007 alla Festa del Cinema di Roma, uscirà direttamente in dvd il 31 ottobre dello stesso anno per Bompiani insieme al libro In fondo sono contento di aver fatto la mia conoscenza[3]. Nel 2007 firma la regia del docufilm dedicato alla vita e all'opera di Giuni Russo per il titolo La Sua figura.

Nel 2010 viene presentato il lungo docufilm Auguri Don Gesualdo, prodotto dalla Regione Siciliana con Kasba Comunicazioni, ed incentrato sulla vita dell'intellettuale isolano Gesualdo Bufalino. Battiato ha promosso il nuovo lavoro presentando un ciclo di conferenze dedicate alla figura di Bufalino, tutte coadiuvate dall'uscita speciale di varie anteprime. Dopo aver annunciato l'uscita del film Viaggio nel regno del ritorno, sulle vicende biografiche di Haendel e Scarlatti, nel 2014 gira Attraversando il Bardo, documentario dedicato al tema della morte nelle diverse tradizioni spirituali d'Oriente e d'Occidente. In merito alla sua passione cinematografica ha dichiarato:«Da ragazzo abitavo in una casa la cui terrazza era la tribuna naturale di un cinema all’aperto e, per sette anni d’estate, vedendoli o solo ascoltandoli, ho centrifugato centinaia di film di tutti i tipi. Ho imparato così, quasi senza accorgermene, a gustare il linguaggio del cinema in tutte le sue espressioni».[5]

Franco Battiato e la politica[modifica | modifica sorgente]

In alto l'Assemblea regionale siciliana. Battiato vi ha fatto parte per un breve periodo come Assessore al Turismo

Franco Battiato non ha mai voluto confondere l'attività musicale con quella politica, affermando più volte che l'artista non deve essere necessariamente "un artista impegnato", tanto meno "politicizzato". Questo non ha impedito al musicista, attraverso varie dichiarazioni rilasciate su giornali e televisioni, di esprimere più volte le sue posizioni politiche, dimostrandosi, nel corso degli anni, sempre vicino all'area di centro-sinistra. Il 20 maggio del 2005, a titolo di esempio, sul Corriere della Sera, ribadisce la sua idea di votare per le comunali di Catania a favore di Bianco, il candidato di centrosinistra sfidante di Umberto Scapagnini, sindaco uscente e candidato di centro-destra. La frase pronunciata giorni prima: «Se vince Scapagnini me ne vado da Catania» attira molta attenzione.

Della vicenda si occupa anche il Secolo d'Italia che registra la delusione di quest'ultimo per le parole rilasciate dal cantautore, credendolo vicino alle posizioni di An; infatti, poco tempo prima aveva suonato alla festa di Alleanza Nazionale alla palazzina Liberty di Milano.[91] Battiato replica prontamente: «Io di destra? Ma se non sono mai stato di destra in vita mia». Nell'ottobre dello stesso anno, in un'altra intervista al Corriere, ritorna sull'argomento: «Berlusconi? Già le sue TV erano un segno premonitore del disprezzo per la serietà di essere artisti» e ancora prima: «Qualcuno si è inventato la storia per cui sarei di destra, non è vero. Se uno legge bene le mie cose sa da tempo che sono un proletario dello spirito. Sono sempre stato vicino a una certa sinistra; non certo quella sovietica; la sinistra dei diritti e delle libertà».[92]. In occasione del suo sessantunesimo compleanno, il 23 marzo 2006, in un'intervista a Radio Radicale annuncia il suo voto per la lista Rosa nel Pugno in vista delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile seguenti. In occasione delle elezioni europee 2009 appoggia la Lista Emma Bonino.[93]

Nell'ottobre 2010, intervistato da Lilli Gruber, Battiato afferma: «Non sono né di destra né di sinistra, sto in alto. E sono per l'essere umano e per gli esseri umani. Che mi piacciono, attenzione». Salvo, poi, ad una domanda successiva, affermare di aver votato Bersani alle primarie del Partito Democratico e poi ancora che non lo avrebbe più votato, ma avrebbe scelto Vendola, confermando le sue simpatie per il centrosinistra.[94]

Il 6 novembre 2012, in una conferenza stampa, annuncia la sua disponibilità a far parte della Giunta regionale siciliana di centrosinistra, guidata da Rosario Crocetta. Viene nominato lo stesso giorno assessore al turismo, allo sport e allo spettacolo, precisando che avrebbe rinunciato al relativo compenso.[4] Giorni addietro, ospite del programma Otto e mezzo, aveva già confermato il suo ingresso in politica affermando, tra l'altro, che alle nuove primarie del centrosinistra avrebbe votato Bersani, auspicando inoltre la riconferma di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti d'America in vista delle elezioni presidenziali del 6 novembre 2012.[95]

Il 26 marzo 2013 al Parlamento europeo rilascia le seguenti parole: «Queste troie che si trovano in Parlamento farebbero qualsiasi cosa. È una cosa inaccettabile, sarebbe meglio che aprissero un casino». L'intervento desta molte polemiche e scatena l'indignazione del Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini. L'indomani il Presidente della Regione Siciliana Crocetta gli revoca l'incarico,[96]nominando al suo posto la segretaria Michela Stancheris.[97] Battiato, durante una puntata di Servizio pubblico, ha ribadito di essere stato male interpretato, in quanto le frasi pronunciate non avevano affatto un matrice misogina: «È un'espressione simbolica, fatta per esprimere una corruzione dilagante. Potere pubblico e privato si mischiano a vantaggio del secondo: “Ci sono parlamentari che hanno accettato denaro per votare decreti e leggi dannose per il paese: questi devono essere espulsi».[98]

Anche nel caleidoscopico canzoniere di Battiato si ritrovano tematiche di natura sociale e politica. Basti pensare ai testi di canzoni quali: Bandiera bianca, Povera Patria, Radio Varsavia, Up Patriots to Arms, Lettera al governatore della Libia, Ermeneutica, I'm That, Inneres Auge, L'esodo e 23 coppie di cromosomi.

Vita privata[modifica | modifica sorgente]

Legatissimo alla madre Grazia, scomparsa nel 1994, Battiato non ha mai amato la vita mondana, preferendo il suo eremo siciliano di Milo alle pendici dell'Etna[15], dove tra l'altro ebbe per molti anni come vicino di casa, il collega Lucio Dalla. Ha un fratello, Michele, ex consigliere comunale repubblicano di Milano[99] e una nipote che esercita la professione legale. Battiato è un vegetariano convinto.[100] Da quanto affermato anche in una puntata di Che tempo che fa, condotta da Fabio Fazio, ogni giorno si sveglia alle cinque e trenta e ascolta musica classica. Alle sette si alza, si lava, medita per mezz’ora, quarantacinque minuti, fa colazione e verso le otto comincia a lavorare o a leggere. La tv solo di sera: «Vedo il telegiornale, poi eventualmente un film ma soprattutto guardo sul satellite i programmi di classica o i concerti sinfonici. Mi diverto anche con le barzellette. Sono un grande narratore e ascoltatore di burle».[5]

Le varie collaborazioni negli anni[modifica | modifica sorgente]

  • Una delle prime collaborazioni è quella con Donatella Moretti, per cui scrive la canzone La filovia, inclusa nel suo album Conto terzi del 1972.
  • Scoperto e lanciato, fra gli altri, da Giorgio Gaber, collabora con quest'ultimo varie volte. Di rilievo (come già ricordato) il suo apporto nella direzione musicale dello spettacolo Polli di allevamento , portato in scena dall'artista milanese nella stagione teatrale 1978-1979.
  • Determinante è il suo contributo al lancio di Alice, che vince il Festival di Sanremo 1981 con Per Elisa (scritta con la stessa e Giusto Pio) e per la quale firma numerosi altri successi, a partire da Il vento caldo dell'estate (1980), Messaggio (1982), Chan-son egocentrique (1983), I treni di Tozeur (1984), collaborando agli arrangiamenti di ben due album (Capo Nord e Alice tra il 1980 e il 1981). Nel 2002 tornano a duettare insieme nel brano Come un sigillo, unico inedito dell'album di cover Fleurs 3. Nel 2012 scrive per la cantante un nuovo brano, facente parte dell'album Samsara, dal titolo Eri con me.
In alto Giorgio Gaber, uno dei primi produttori e scopritori di Battiato, con cui collaborò più volte.
  • Come già affermato, con Giuni Russo realizza l'album Energie (1981), scritto e arrangiato assieme al violinista Giusto Pio. Il successo commerciale del duo Russo-Battiato, avverrà l'anno seguente con l'uscita del singolo Un'estate al mare, vincitore del Festivalbar del 1982. Il cantautore continuerà a collaborare con Giuni Russo fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta nel settembre del 2004, firmando l'arrangiamento del suo testamento musicale, dal titolo Morirò d'amore con la quale partecipa al Festival di Sanremo 2003.
  • Non va certo trascurata la decisiva collaborazione agli arrangiamenti del musicista Giusto Pio, un ex violinista dell'orchestra sinfonica della Rai, che realizza in proprio alcuni album strumentali prodotti dallo stesso Battiato, cogliendo un buon successo con Legione straniera (1982).
  • Con la versatile Milva realizza due album di grande fascino: Milva e dintorni (1982) e Svegliando l'amante che dorme (1989), conosciuto anche con il titolo Una storia inventata. Inoltre nel 2011 è produttore, sempre per Milva, del suo ultimo disco (prima del ritiro ufficiale dell'interprete) dal titolo Non conosco nessun Patrizio.
  • Altri artisti che hanno interpretato canzoni di Franco Battiato sotto la sua diretta supervisione sono stati Juri Camisasca, Sibilla (partecipazione al Festival di Sanremo 1983 con Oppio), Farida e Michele Pecora con il brano Dormirai canterai ballerò.
  • Nel 1992 collabora all'album L'amore nuovo del cantautore catanese Vincenzo Spampinato, cantando più strofe nella relativa title-track
  • Nel 1996 collabora con i CSI (ex CCCP Fedeli alla linea), nell'album Linea Gotica. Nell'occasione la band incide una cover della sua E ti vengo a cercare, dove compare la voce dello stesso cantautore.
  • Sempre nel 1996 interpreta il brano Generazioni, nell'album dell'amico Roberto Cacciapaglia Tra cielo e terra.
  • Nel 1998 propone a Ginevra Di Marco (ex dei PGR nonché dei CSI) di collaborare all'album Gommalacca, cantando la canzone Vite parallele (che Battiato presenterà anche a Sanremo '99).
  • Nello stesso anno scrive per Patty Pravo Emma Bovary, contenuta nell'album Notti, guai e libertà
  • Appare inoltre con il gruppo dei Bluvertigo nel 2001, nel video L'assenzio. Partecipa, poi, con gli amici Saro Cosentino e Morgan all'album-tributo per Robert Wyatt The Different You col brano Alifib.
  • Nel 1999 canta il pezzo Il vento dell'est, contenuto nell'album Tandem (Ricky Gianco & ...)|Tandem, un lavoro di duetti curato da Ricky Gianco.
  • Ancora nel 1999 interpreta il brano Finnegan's Wake (dal titolo della celebre opera sperimentale di James Joyce) insieme a Pippo Pollina, col quale appare anche nell'omonimo videoclip.
  • Nel 2000 collabora all'album L'infinitamente piccolo di Angelo Branduardi con il brano Il sultano di Babilonia e la prostituta.
  • Duetta, sempre nel 2000, nel pezzo L'astronauta di Federico Stragà.
  • Nel 2001 collabora all'ultimo album di Francesco De Gregori, curando gli arrangiamenti della canzone Il cuoco di Salò.
  • Nel 2002 partecipa all'album Wish You Were India del gruppo Govinda, cantando nel brano Yasomati.
  • Interviene nel brano La consuetudine, pezzo dell'album omonimo dell'amico Luca Madonia.
  • Nel 2003 avviene la collaborazione con Tony Esposito nell'album Viaggio tribale, in cui canta il pezzo For me, scritto assieme allo stesso Esposito.
  • Nel 2004 collabora nell'album benefico a favore dell'infanzia Sette veli intorno al re e interviene, assieme a Michele Fedrigotti, Ares Tavolazzi e Carlo Sinigaglia, nel brano Ninna Nanna del Violino recitando "ieraticamente" dei fonemi in sanscrito.
  • Nel medesimo anno lavora nuovamente con un ex-membro dei CSI, Gianni Maroccolo, nel pezzo Night and storms.
  • Un'altra collaborazione arriva con il gruppo pugliese Folkabbestia, nell'album 25-60-38. Breve saggio sulla canzone italiana del 2006, dove reinterpreta L'avvelenata di Francesco Guccini, in un risultato a metà fra combat folk e lo stile d'avanguardia di Battiato.
  • Presta la propria voce, pesantemente filtrata e resa quasi spettrale, per il brano Sento che sta per succedermi qualcosa, contenuto nell'album Toilette memoria di Moltheni.
Franco Battiato e Giusto Pio, nel 1988
  • Il 22 giugno 2007 esce l'album di Ivan Segreto a cui Franco Battiato collabora duettando nel pezzo Ampia.
  • Nel novembre 2008 collabora al brano Il tempo stesso con Tiziano Ferro, canzone presente nell'album di quest'ultimo Alla mia età.
  • Nel 2008 scrive, assieme a Manlio Sgalambro, e canta con Fiorella Mannoia il pezzo: Il movimento del dare, dell'album omonimo della cantante romana.
  • Sempre nel 2008 collabora con Mango nell'album Acchiappanuvole, in una cover de La stagione dell'amore.
  • Ancora nel 2008 canta nel brano Corro con te, duetto tratto dall'album Il fiore splendente dell'artista, conterranea di Battiato, Etta Scollo.
  • Torna a cantare con Luca Madonia nell'album Parole contro parole: il pezzo reca il titolo Quello che non so di te.
  • Partecipa a scopo benefico(nella raccolta fondi per l'Abruzzo colpito dal terremoto), all'incisione del brano Domani 21/04.2009, insieme ad altri cinquantasei artisti italiani, riunitisi per l'occasione in un gruppo battezzato Artisti uniti per l'Abruzzo.
  • Nel 2009 presenta il brano Tutto l'universo obbedisce all'amore, in duetto con Carmen Consoli; ancora con la cantautrice è co-autore e co-interprete del pezzo Marie ti amiamo, inserito nell'album Elettra.
  • Sempre nello stesso anno, è presente nel disco di Claudio Baglioni Q.P.G.A., nella canzone Sembra il primo giorno.
  • Giunge poi la collaborazione con Mario Venuti, duettando nel pezzo Spleen #132, contenuto nell'album Recidivo.
  • Nel 2010 interviene nel brano Qualsiasi spinta del cantautore Lorenzo Palmeri, tratto dal suo album d'esordio Preparativi per la pioggia.
  • Realizza e produce ConFusione, album contenente 10 remix di canzoni dei PGR, da lui stesso eseguiti con il consenso della band.
  • Reinterpreta il suo successo Shock in my town nella cover della band acustica Solis String Quartet.
  • Collabora con Francesco Renga nel suo album Un giorno bellissimo, duettando nel brano La strada.
  • Sempre nel 2010, collabora con il gruppo messinese degli Isola, prestando la sua voce ed arrangiando il brano Selinunte, che apre il loro quarto lavoro Porta d'Oriente.
  • Ancora nel 2010, duetta con Pino Daniele nel pezzo Chi tene 'o mare, nell'album Boogie Boogie Man del cantautore partenopeo.
Franco Battiato con Giuni Russo, alla fine degli anni Ottanta
  • Partecipa al Festival di Sanremo 2011 supportando l'amico Luca Madonia, nel brano L'alieno, che raggiunge il quinto posto, nella classifica finale.[101]
  • Il 29 marzo 2011 viene pubblicato il progetto postumo dell'amica Giuni Russo, A casa di Ida Rubinstein 2011, un cofanetto contenente un CD e un DVD, distribuito dalla Edel Music, contenente il sample del brano Le crépuscule, cantato con Franco Battiato, e altri brani, sempre da A casa di Ida Rubinstein (1988), con vari artisti come Brian Auger, Uri Caine e Paolo Fresu. Il DVD, contiene un Official Bootleg Video del concerto, tenuto da Giuni Russo, al Teatro Manzoni di Monza il 10 luglio 1991.
  • Sempre nel 2011 collabora con Edoardo De Angelis nel brano Spasimo, contenuto nell'album del cantautore romano Sale di Sicilia, insieme ad Andrea Camilleri.
  • Partecipa alla cover di Up patriots to arms che il gruppo dei Subsonica inserisce nella nuova edizione del loro fortunato album Eden.
  • Giunge, poi, il cameo vocale nel brano Cosa ti aspetti da questa notte della sofisticata band padovana Versus.
  • Le ennesime, e forse più prestigiose, collaborazioni del 2011 giungono verso la fine dell'anno: nella prima Battiato presta la sua voce, per un duetto virtuale, nel brano Anime salve dell'album, ovviamente postumo, Sogno n.1 di Fabrizio De Andrè, un progetto che vede coinvolta la London Symphony Orchestra di Geoff Westley, la quale rielabora alcuni classici del compianto cantautore genovese.
  • Nella seconda il cantautore siciliano collabora nell'album Facciamo finta che sia vero di Adriano Celentano: interpreta con il Molleggiato (firmando anche il testo insieme a Manlio Sgalambro) il brano che dà il titolo all'album, musicato dal premio Oscar Nicola Piovani. Inoltre presta la sua voce, insieme a quelle di Jovanotti e Giuliano Sangiorgi, in un altro pezzo del disco, Non so più cosa fare.
  • Nella terza partecipa assieme da altri artisti come Lucio Dalla, Ivano Fossati, Fiorella Mannoia, Massimo Ranieri, Gianni Morandi e tanti altri ad una campagna benefica per il sostegno alla donazione degli organi. Il progetto ideato da Roberto e Marinella Ferri vede la pubblicazione di un disco dal titolo Ti amo anche se non so chi sei, contenente 12 tracce, il cui ricavato viene devoluto alla ricerca delle malattie epatiche. Nell'occasione la voce di Battiato compare nelle canzoni Come è profondo il mare di Dalla e Anime Salve di De Andrè.[102]
  • Nel 2012 collabora nell'album Black tarantella di Enzo Avitabile, interpretando la canzone No è no.
  • Nel 2013 collabora con Nathalie nell'album Anima di vento, duettando nel brano L'Essenza.
  • Sempre nel 2013 duetta con Luca Carboni nel brano Silvia lo sai contenuta nel disco Fisico e politico.
  • Nel 2014 presenzia al nuovo lavoro della band italiana Marta sui Tubi, cantando alcune strofe del singolo di lancio Salva Gente.

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Discografia di Franco Battiato.

Studio album (in italiano)[modifica | modifica sorgente]

Videografia[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazioni teatrali[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Regista[modifica | modifica sorgente]

  • Perdutoamor (2003)
  • Musikanten (2005)
  • Niente è come sembra (2007) (uscito solo in DVD).
  • La Sua Figura, documentario sulla vita di Giuni Russo (2007)
  • Auguri don Gesualdo, documentario sulla vita di Gesualdo Bufalino (2010)
  • Haendel - Viaggio nel regno del ritorno (2012), annunciato.
  • Attraversando il Bardo (2014)

Colonne sonore[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Scritti[modifica | modifica sorgente]

  • Tecnica mista su tappeto, Conversazioni autobiografiche con Franco Pulcini. EDT, 1992.
  • Evoluzione evoluzione evoluzione, Bonanno, 1998.
  • Parole e canzoni, Giulio Einaudi Editore, 2004.
  • Ideogrammi, Mondadori, 2005.
  • In fondo sono contento di aver fatto la mia conoscenza, libro allegato al film DVD Niente è come sembra, 2007.
  • Niente è come sembra, Bompiani, 2007.
  • Musica e spiritualità, con Ovadia Moni e Angelo Branduardi, Sufi Jerrahi-Halveti, 2008.
  • Io chi sono? Dialoghi sulla musica e sullo spirito, con Daniele Bossari, Mondadori, 2009.
  • Auguri Don Gesualdo, Bompiani, 2010.
  • Sowa rigpa. La scienza della guarigione per un'alimentazione consapevole, con Coco Giuseppe, Infinito, 2010, ISBN 88-89602-75-9.

Dipinti (lista parziale)[modifica | modifica sorgente]

La lista che segue presenta solo alcuni dei circa ottanta dipinti realizzati dal cantautore ("attribuiti a Süphan Barzani").[103][104] I titoli delle opere sono stati elencati in ordine alfabetico.

Premi e riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Cultura e dell'Arte - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'Oro ai Benemeriti della Cultura e dell'Arte
— Roma, 2 aprile 2003[105]
Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 26 maggio 2004[106]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Franco Battiato - All Music - Biography. URL consultato il 26 maggio 2014.
  2. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p Domenico Ruoppolo, Franco Battiato - alla ricerca di un oceano di silenzio in Onda Rock. URL consultato l'11 marzo 2014.
  3. ^ a b c d Franco Battiato - Biografia Mymovies. URL consultato il 27 maggio 2014.
  4. ^ a b Franco Battiato ha detto sì in Livesicilia.it, 6 novembre 2012. URL consultato il 6 novembre 2012.
  5. ^ a b c d e f Sebastiano Messina, Franco Battiato - Biografia Correre della Sera. URL consultato il 22 aprile 2014.
  6. ^ Gigi Vesigna, Sorprese VIP in Oggi, 5 giugno 2013, p. 74-80.
  7. ^ La Posta, op. cit., pag. 10
  8. ^ Biografia - Francesco Battiato. URL consultato il 15 giugno 2014.
  9. ^ Franco Battiato a Radio Italia. URL consultato il 27 maggio 2014.
  10. ^ Festival del Vittoriale - Francesco Battiato. URL consultato il 22 aprile 2014.
  11. ^ La Posta, op. cit., pag. 11
  12. ^ La Posta, op. cit., pag. 13
  13. ^ Battiato: "Io mai innamorato, che bello dormire da soli" - Repubblica.it
  14. ^ La Posta, op. cit., pag. 12
  15. ^ a b Sebastiano Messina, Franco Battiato dalla A alla Zeta in Repubblica.it, 05 agosto 1989. URL consultato il 4 marzo 2009.
  16. ^ La Posta, op. cit., pag. 21
  17. ^ ALBUM 1973. URL consultato il 21 maggio 2008.
  18. ^ a b c d La Posta, op. cit., pag. 16
  19. ^ La Posta, op. cit., pag. 17
  20. ^ Daniele Caroli, “Parco Lambro ... Musica & politica” estratto da: Ciao 2001 n. 25 del 29 giugno 1975. URL consultato il 04 luglio 2014.
  21. ^ a b c d e f g "Up Patriots to arms!", Franco Battiato a Milano in Oggi - Cultura e Spettacolo. URL consultato il 04 luglio 2014.
  22. ^ La Posta, op. cit., pag. 61
  23. ^ Franco Pulcini, Io, Wagner e Alice in La Repubblica, 08 maggio 1992, p. 38.
  24. ^ La Posta, op. cit., pag. 60
  25. ^ La dellePosta, op. cit., pag. 68
  26. ^ Gianfranco Baldazzi, Luisella Clarotti, Alessandra Rocco, I nostri cantautori, Thema Editore, 1990, pp. 167-168.
  27. ^ La Posta, op. cit., pag. 77
  28. ^ a b c La Posta, op. cit., pag. 78
  29. ^ Settimana 20 gennaio 1980. URL consultato l'8 febbraio 2012.
  30. ^ a b La Posta, op. cit., pag. 86
  31. ^ La Posta, op. cit., pag. 93
  32. ^  Franco Battiato - Up patriots to arms - allsongs. URL consultato in data 13 luglio 2014.
  33. ^ La Posta, op. cit., pag. 91
  34. ^ La Posta, op. cit., pag. 89
  35. ^ a b La Posta, op. cit., pag. 90
  36. ^ Rocco Bruno, Matrix, Una Parabola Moderna Libro I, 2002, p. 157.
  37. ^ La Posta, op. cit., pag. 100
  38. ^ La Posta, op. cit., pag. 68
  39. ^ a b Retroterra, p. 24. URL consultato il 2 agosto 2009.
  40. ^ Storici - Riconoscimenti. URL consultato il 2 agosto 2009.
  41. ^ I 100 dischi italiani più belli di sempre per Rolling Stone, Il Post.it. URL consultato il 27 dicembre 2012.
  42. ^ a b Settimana 4 marzo 1983. URL consultato il 5 settembre 2008.
  43. ^ Gli album più venduti del 1983. URL consultato il 2 agosto 2009.
  44. ^ Marinella Venegoni, Battiato tra le voci dell'infanzia in La Stampa, 13 dicembre 1983, p. 20.
  45. ^ Franco Battiato - Orizzonti perduti - DeBaser. URL consultato il 01 luglio 2014.
  46. ^ a b c La Posta, op. cit., pag. 130.
  47. ^ La Posta, op. cit., pag. 131.
  48. ^ La Posta, op. cit., pag. 132.
  49. ^ La Posta, op. cit., pag. 132
  50. ^ Gli album più venduti del 1985. URL consultato il 30 luglio 2009.
  51. ^ a b La Posta, op. cit., pag. 138.
  52. ^ La Posta, op. cit., pag. 135.
  53. ^ a b La Posta, op. cit., pag. 59
  54. ^ Battiato serio. Arriva Genesi in La Stampa, 23 aprile 1987, p. 25.
  55. ^ Enzo Gentile, Battiato offre un assaggio di Genesi in Stampa sera, 30 dicembre 1985, p. 6.
  56. ^ a b Franco Battiato - Official Website. URL consultato il 10 novembre 2013.
  57. ^ Battiato e 'Fisiognomica' alla conquista dell'Europa in Repubblica, 11 novembre 1988, p. 34.
  58. ^ Battiato dal papa. In programma le sue composizioni in repubblica.it, 12 marzo 1989. URL consultato il 5 settembre 2008.
  59. ^ La Posta, op. cit., pag. 159
  60. ^ La Repubblica, novembre 1988
  61. ^ Luca Dondoni, Un disco e la colonna sonora per Ghezzi Battiato al <Cafe' con un nuovo naso in Lastampa.it, 04 maggio 1993, p. 24. URL consultato il 5 settembre 2008.
  62. ^ a b c Marco Travaglio, Intervista a Franco Battiato, requiem per la politica, il cantautore siciliano e i “rincoglioniti” al governo in Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 22 giugno 2014.
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  104. ^ I collegamenti delle immagini che seguono sono stati ripresi dal sito ufficiale e le informazioni correlate a ciascuna opera di Battiato (titoli, dimensioni, tecnica, e datazione) sono state ottenute dal libro Prove d'autore di Elisa Gradi. Elisa Gradi, Prove d'Autore, Skira, 2010.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • Enzo Di Mauro, Roberto Masotti, Fenomenologia di Battiato. Auditorium, 1997.
  • Maurizio Macale, Franco Battiato: Centro di gravità permanente. Dalle origini a "Gommalacca". Bastogli Editrice Italiana, 1998.
  • Luca Cozzari, Franco Battiato. Pronipote dei padri del deserto. Zona, 2000.
  • Maurizio Macale, Franco Battiato. Una vita in diagonale. Bastogli Editrice Italiana, 2002.
  • Paolo Jachia, E ti vengo a cercare. Franco Battiato e il sacro. Ancora, 2005.
  • Alessandro Pomponi, Franco Battiato - Discografia Illustrata. Coniglio Editore, 2005.
  • Guido Guidi Guerrera, Battiato. Another link. Verdechiaro, 2006.
  • Autori Vari (a cura di Enrico Deregibus), Dizionario completo della canzone italiana, Giunti editore, 2006.
  • Federico Guglielmi, Voci d'autore. La canzone italiana si racconta. Arcana, 2006. ISBN 88-7966-416-6.
  • Lovato Vanna, Franco Battiato 1965-2007. L'interminabile cammino del Musikante, Editori Riuniti, 2007.
  • Falzone Michele, Franco Battiato. La sicilia che profuma di oriente, Flaccovio Editore, 2009, ISBN 978-88-7804-440-1
  • Daniele Bossari, Battiato io chi sono?, Mondadori, 2009, ISBN 978-88-04-59662-2
  • Annino La Posta, Franco Battiato. Soprattutto il silenzio, Giunti Editore, 2010.
  • Pulina Giuseppe, La cura. Anche tu sei un essere speciale, Editore Zona, 2010.
  • Degl'Innocenti Fulvia, Il primo concerto, rueBallu edizioni, 2013.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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