Apuleio

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Ritratto di Apuleio

Lucio Apuleio (Madaura, 125170 circa) è stato uno scrittore e filosofo romano di scuola platonica.

È noto in particolare per la composizione del romanzo Le metamorfosi (o Asino d'oro). Il prenome Lucio, come tradotto dai codici, risulta sospetto, a causa dell'omonimia con il protagonista-narratore di quest'opera.[1]

Vita[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della letteratura latina (117 - 192).

Nascita e formazione[modifica | modifica sorgente]

Apuleio nacque intorno al 125 presso Madaura, un piccolo ma importante avamposto romano sito nella provincia della Numidia.

La sua famiglia, di etnia berbera, era benestante ed influente: il padre fu duumviro, la più alta magistratura municipale, e lasciò ai suoi due figli una consistente eredità di quasi due milioni di sesterzi. I primi studi grammaticali e retorici li segue a Cartagine. Qui Apuleio approfondisce poesia, geometria, musica, e soprattutto filosofia, i cui studi sono terminati successivamente ad Atene. S'interessa anche dei riti misterici: a Cartagine dei misteri di Esculapio, il corrispettivo romano del dio greco della medicina e della guarigione Asclepio, e ad Atene dei Misteri Eleusini.

Viaggi[modifica | modifica sorgente]

(LA)
« utpote peregrinationis cupiens impedimentum matrimoni aliquantisper recusaueram »
(IT)
« bramoso com'ero di viaggiare, respinsi per qualche tempo l'impaccio del matrimonio »
(Lucio Apuleio, Apologia o Pro se de magia, LXXIII, 7)

Apuleio è un grande amante dei viaggi: brillante conferenziere e curioso d'ogni scienza, filosofia o culto, è a lungo una specie di clericus vagans del suo tempo. Alcune tappe del suo pellegrinaggio segnano particolarmente il suo vissuto e la sua sensibilità. Recatosi a Roma, è iniziato al culto di Osiride e di Iside e intraprende con successo la carriera dell'avvocato. Prosegue poi per l'Egitto, Samo (isola natale di Pitagora), Gerapoli e l'Oriente. Qui approfondisce la sua cultura filosofica e religiosa.

Il processo per magia[modifica | modifica sorgente]

(LA)
« Aggredior enim iam ad ipsum crimen magiae »
(IT)
« Eccomi così arrivato all'accusa di magia »
(Lucio Apuleio, Apologia o Pro se de magia, XXV, 5)

Sulla via di Alessandria, Apuleio sosta a Oea (l'odierna Tripoli), dove si imbatte in un vecchio compagno di studi, Ponziano, che lo trattiene offrendogli ospitalità. La madre di Ponziano, Emilia Pudentilla è vedova, non bella, ma particolarmente benestante. Pudentilla vuole sposarsi con Apuleio, perché fidato amico e, in quanto filosofo, indifferente alla ricchezza. Apuleio, inizialmente ritroso, cede alle insistenze della donna e si uniscono in matrimonio. Dì lì a breve, Ponziano muore e i parenti di Pudentilla, per timore di perdere la ricca eredità, accusano Apuleio di aver sedotto la vedova con incantesimi e magie per estorcerle il lascito.

È avviato un processo a suo carico, che viene celebrato a Sabratha, in Tripolitania, di fronte al proconsole romano Claudio Massimo, si suppone tra la fine del 158 e gli inizi del 159 d.C. Questa bega legale espone Apuleio addirittura alla pena capitale, in osservanza della lex Cornelia de sicariis et veneficis emanata dal dittatore Silla nell'81 a.C. Anche grazie all'orazione difensiva, poi pubblicata col titolo di Apologia o "Pro se de magia", Apuleio viene assolto, o almeno così si può dedurre dal tono trionfale nella stessa.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Per merito delle sue pubblicazioni, Apuleio riscuote grande fama di filosofo platonico. Ritornato a Cartagine, la sua gloria viene riconosciuta con la sua investitura a sacerdos provinciae ("sacerdote della provincia"), una carica di grande prestigio religioso e civile: gli è affidato il culto dell'imperatore e di Roma, ma anche funzioni di governo e di rappresentanza. Muore, nel 170 d.C, anno a cui risalgono le ultime notizie a suo riguardo. Ma probabilmente le Metamorfosi contengono allusioni o riferimenti ad un rescritto di Marco Aurelio e Commodo del 177 e ciò sposterebbe la data di composizione dell'opera e quindi della morte dell'autore circa al 180. Ad ogni modo, le cause della morte sono, allo stesso modo, ignote.

Stile e linguaggio[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione di Apuleio affiancato da Pánfila che si trasforma in gufo e l'Asino d'oro.

Apuleio usa uno stile prosastico ibrido. Da un lato, manieristico: è imitazione dello stile dell'età repubblicana (da qui, l'uso di termini, che si rifanno alla poetica di Catullo), e di arcaismi; dall'altro, innovativo: ricorre a termini del dialetto latino africano e neologismi, ai quali si aggiunge l'uso di espressioni colloquiali e gergali. Ne Le metamorfosi, si fa più marcata la distanza dal modello ciceroniano di concinnitas e l'avvicinamento ad una maggiore suggestività, realizzata attraverso la musicalità, il ritmo e le figure sonore.

Apuleio è, inoltre, seguace della Seconda sofistica (conosciuta anche come Nuova sofistica e Neosofistica), un movimento culturale sviluppatosi in Grecia tra il II secolo e il VI secolo che riprende l'uso della dialettica e della retorica sofistica, della forma; ma abbandonandone i temi filosofici ed etici, il contenuto. Apuleio si distingue, infatti, per la sua abilità retorica. Ne dà prova nelle sue conferenze, verbalizzate nei Florida, di quand'è viaggiatore, come nel discorso difensivo, rivisto e trascritto nell'Apologia, di quando è più maturo.

Rapporto tra magia e filosofia[modifica | modifica sorgente]

Il II secolo d.C., età in cui visse Apuleio, è segnato da una profonda crisi spirituale. Il cosmopolitismo si afferma nell'Impero Romano e decade il valore della cittadinanza romana, che legava il civis romanus alla res publica. Questa tendenza centrifuga favorisce un conseguente riflusso nel privato, concentrando l'attenzione sulle problematiche e sugli affanni che più interessano l'individuo, come la paura della morte e della perdita dell'«io». Per trovar conforto da queste angosce, l'uomo del II secolo d.C. adotta un atteggiamento sempre più rivolto al misticismo, che interessa tutti i campi culturali.

All'interno di questo contesto, Apuleio aderì al medioplatonismo, che ben incorpora tutte le tendenze della sua epoca. Il medioplatonismo è una corrente filosofica sviluppatasi tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C., che riprende le dottrine non scritte di Platone. Esso, talvolta, si rivolge anche ad altre tradizioni di pensiero, come il pitagorismo e l'orfismo, che vertono su un forte misticismo in grado di spingersi oltre un'indagine puramente materiale della realtà.

La componente mistica è fondamentale nella visione medioplatonica: essa è la via di separazione dal proprio corpo che costringe l'anima come in una prigione, e della conseguente ascensione verso il divino. Apuleio dimostra la sua adesione a questa corrente filosofica in modi diversi. I primi riscontri si trovano nel trattato filosofico De deo Socratis, che espone la sua visione filosofica in relazione a quella socratica, quindi nella dottrina demonologica esposta da Apuleio. Allo stesso modo, manifestazione dell'affiliazione dell'autore col medioplatonismo è anche il suo forte interesse per la magia, i rituali e i culti misterici. Gran parte della sua formazione è sicuramente dedicata, infatti, ai misteri di Esculapio e ai misteri Eleusini. La stessa vicenda di Lucio, il protagonista de Le metamorfosi, riconosciuta come fortemente autobiografica, conferma la sua dedizione alla magia.

Le opere[modifica | modifica sorgente]

Apuleio scrisse moltissimo, in versi e in prosa, in greco e in latino. Molti dei suoi scritti sono, tuttavia, andati perduti; quelli pervenuti sono Le metamorfosi e alcune opere minori.

Le metamorfosi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Le metamorfosi (Apuleio).

L'opera maggiore di Apuleio è certamente Le metamorfosi. Questo costituisce l'unico romanzo in lingua latina risalente all'epoca romana pervenutoci integralmente. È diviso in 11 libri. L'opera è conosciuta anche col titolo L'asino d'oro, indicato da sant'Agostino in De civitate Dei XVIII, 18. La trama del romanzo presenta notevoli somiglianze con un'operetta greca Lucio o l'asino conservata tra quelle di Luciano di Samosata (il neosofista contemporaneo di Apuleio), le due opere probabilmente sono da ricondurre ad una fonte comune. Importante nelle Metamorfosi è il rapporto dell'autore con la tradizione della fabula Milesia. Apuleio fa spesso riferimento a tale genere letterario, fin dalle prime parole del proemio rivolte al lettore.

Opere minori[modifica | modifica sorgente]

Apuleio è autore di diversi scritti di filosofia e retorica, di inferiore rilevanza letteraria rispetto a Le metamorfosi. Alcuni di questi non sono pervenuti all'età moderna.

Opere pervenute[modifica | modifica sorgente]

Le opere pervenute all'età moderna sono filosofiche e retoriche.

Quelle di argomento filosofico:

  • De mundo, rifacimento d'ispirazione stoica dell'omonimo trattato pseudoaristotelico e risalenti al periodo della giovinezza.
  • De platone et eius dogmǎte ("Su Platone e la sua dottrina"), sintesi della fisica e dell'etica di Platone. Si suppone dovesse esser seguita da una logica, probabilmente Perì ermeneias. Emergono le teorie misteriche ed iniziatiche proprie di Apuleio.
  • De deo Socratis ("Sul demone di Socrate"), trattato filosofico che esamina la teoria demonologica di Socrate e ne espone una propria in modo articolato. È influenzato dalle filosofie orientali: i demoni assumono forma angelica di intermediari tra gli dèi e gli uomini e presiedono a rivelazioni e presagi.

Quelle di argomento retorico:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Apologia (Apuleio).
  • Apologia o Pro se de magia liber, trascrizione del discorso difensivo, successivamente rielaborato e diviso in due libri, pronunciato al processo per magia del 158. Costituisce l'unica orazione giudiziaria di età imperiale a noi pervenuta. Per quanto riguarda lo stile, nell'opera si rintracciano tutte le tecniche compositive di Apuleio: folgorazioni, sospensioni, parallelismi, allitterazioni ed altre nuove espressioni. C'è un largo uso dell'ironia e altre tecniche oratorie di gusto neosofistico. Per quanto riguarda i contenuti, lo scritto è fortemente autobiografico, grande fonte, quindi, di informazioni riguardo alla vita dell'autore. Il carattere autobiografico è, tuttavia, romanzato: la figura dell'autore appare emblematica, quasi mitica. L'orazione è incentrata a marcare la differenza d'intenti tra filosofia e magia: riflessione, purificazione e innalzamento spirituale, la prima; danno alle altre persone, la seconda.
  • Florǐda ("Fiori vari", quindi florilegio, in cui si rintraccia l'etimologia di "antologia"), raccolta in 4 libri di 23 estratti di declamazioni epidittiche, discorsi tenuti durante i suoi pellegrinaggi, specialmente a Roma e Cartagine. Emerge una grande varietà di tematiche. Vi è, però, un maggior interesse per l'aspetto formale: Apuleio vuole ottenere il plauso del pubblico.

Opere pervenute parzialmente o non pervenute[modifica | modifica sorgente]

Ad Apuleio sono ascritte diverse opere andate perdute. Queste interessavano diversi campi culturali: cultura generale (Quaestiones conviviales, De republica, De proverbiis, Epitome historiarum), scienza (De arboribus, De piscibus, De re rustica, Naturales quaestiones, De musica, De arithmetica) e letteratura (Ludicra, Hymni in Aesculapium e Carmina amatoria, di cui rimangono conservati solo due epigrammi in Apologia 9). A queste opere vanno aggiunte una traduzione del Fedone e de La Repubblica platoniche, la traduzione de L'arte aritmetica di Nicomaco di Gerasa e Hermagoras, ritenuto da molti un romanzo.[2]

Pseudo Apuleio[modifica | modifica sorgente]

Vi è, inoltre, in corpus di opere di 'discussa ascrivibilità' (lo Pseudo Apuleio), che si sospetta non siano autentiche ma solo legate alla fama di Apuleio taumaturgo e guaritore.

Tra queste, il trattatello di logica Perì hermeneias, che forse doveva seguire il De Platone et eius dogmǎte, Physiognomonĭa, De remediis salutaribus e De herbarum virtutibus.

Fortuna[modifica | modifica sorgente]

Apuleio godette di un'eccezionale fama già da vivo: sappiamo di due statue erettegli dai Cartaginesi e di altre anche altrove (ne parla lui stesso in Florida 16), e disponiamo della lapide del basamento di una statua a lui dedicata dai suoi concittadini di Madaura. L'Africa dell'ultimo paganesimo esaltò Apuleio per il profondo afflato religioso del libro X delle Metamorfosi e per le sue virtù di mago e taumaturgo, contrapponendo i suoi miracoli, e quelli di Apollonio di Tiana, ai miracoli di Cristo. All'inizio del 400 d.C. Apuleio diventa bersaglio dell'apologetica cristiana. La voce meno ostile è quella dell'africano Agostino, che proprio a Madaura studia fino ai sedici anni (Confessiones). Agostino non mostra di credere ad Apuleio mago, né ai suoi miracoli (Epistulae 138), rispetta e combatte l'Apuleio filosofo neoplatonico e la sua teoria dei demoni, apprezza molto però lo scrittore e il retore e soprattutto battezza le Metamorfosi L'Asino d'oro, titolo con cui il romanzo è conosciuto nel Medioevo. Per secoli, di Apuleio si lessero solo le opere filosofiche, finché con l'Umanesimo l'interesse si spostò sulle Metamorfosi. Il vero riscopritore delle Metamorfosi è Boccaccio, che copia il romanzo già intorno al 1338. La prima traduzione in volgare del romanzo apuleiano fu del Boiardo (nel Quattrocento), seguita dalla rielaborazione dei primi dieci libri dal Firenzuola col titolo di L'Asino d'oro (1525). Ma non solo in Italia, in tutta l'Europa le Metamorfosi si diffusero in ottime e numerosissime traduzioni, esercitando un influsso che non ha confronti per vastità, consistenza e continuità sulle singole narrative nazionali: oltre alla novellistica, da ricordare anche i romanzi picareschi e, in età romantica, quelli di magia e quelli visionari.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ A. Roncoroni, R. Gazich, E. Marinoni, E. Sada, Documenta humanitatis, C. Signorelli Scuola, 2007, vol. 3B, pag. 23 ISBN 978-88-434-1159-7
  2. ^ Apuleio, La magia, BUR 2006³, Milano, pag. 7.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Testi sulla figura dell'autore[modifica | modifica sorgente]

  • Luca Graverini, Le Metamorfosi di Apuleio. Letteratura e identità, Ospedaletto, Pacini, 2007. ISBN 978-88-7781-869-0.
  • Adriano Pennacini, Pierluigi Donini, Terenzio Alimonti, Anna Monteduro Roccavini, Apuleio letterato, filosofo, mago, Bologna, Pitagora, 1979 e 1984. ISBN 978-88-371-0215-9.

Testi sulle opere[modifica | modifica sorgente]

  • Laura Biondi, Recta scriptura. Ortografia ed etimologia nei trattati mediolatini del grammatico Apuleio, Milano, LED, 2011. ISBN 978-88-7916-484-9.
  • Giuseppina Magnaldi e Gian Franco Gianotti (a cura di), Apuleio. Storia del testo e interpretazioni, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 2004. ISBN 978-88-7694-445-1.
  • Apuleio, La novella di Carite e Tlepolemo (a cura di Lara Nicolini), Napoli, D'Auria, 2000. ISBN 88-7092-175-1.
  • Laura Sanguineti White, Boccaccio e Apuleio. Caratteri differenziali nella struttura narrativa del Decameron, Bologna, EDIM, 1977.
  • Claudio Marangoni, Il mosaico della memoria. Studi sui Florida e sulle Metamorfosi di Apuleio, Padova, Imprimitur 2000.

Testi generali[modifica | modifica sorgente]

  • "Apuleio", in Enciclopedia italiana e dizionario della conversazione, Venezia, Tasso, 1838, vol. 2º, pp. 541 ss.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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