Commodo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Commodo
Commodo
Commodo con gli attributi di Ercole
Imperatore romano
In carica 177 - 17 marzo 180 (con Marco Aurelio)
18 marzo 180 - 31 dicembre 192 (da solo)
Predecessore Marco Aurelio (da solo)
Successore Pertinace
Nome completo Marcus Aurelius Commodus Antoninus Augustus
(dalla nascita al 166);
Caesar Lucius Aurelius Commodus (dal 166 al 176);
Caesar Lucius Aurelius Commodus Augustus (dal 176 al 180);
Caesar Lucius Aurelius Commodus Antoninus Augustus (180);
Caesar Marcus Aurelius Commodus Antoninus Augustus (dal 180 al 191);
Caesar Lucius Aelius Aurelius Commodus Augustus (dal 191 alla morte)
Nascita Lanuvium, 31 agosto 161
Morte Roma, 31 dicembre 192 (31 anni)
Luogo di sepoltura Mausoleo di Adriano
Dinastia Antonini
Padre Marco Aurelio
Madre Faustina minore
Coniuge Bruzia Crispina

Cesare Lucio Marco Aurelio Commodo Antonino Augusto, nato Lucio Elio Aurelio Commodo (in latino: Lucius Aelius Aurelius Antoninus Commodus) (Lanuvium, 31 agosto 161Roma, 31 dicembre 192), è stato un imperatore romano, membro della dinastia degli Antonini; regnò dal 180 al 192. Come Caligola e Nerone, è descritto dagli storici come stravagante e depravato. Figlio dell'imperatore filosofo Marco Aurelio, Commodo fu associato al trono nel 177, succedendo al padre nel 180. Avverso al Senato e da questi odiato, governò in maniera autoritaria, esibendosi anche come gladiatore e in prove di forza, e facendosi soprannominare l'"Ercole romano". Amato dal popolo e appoggiato dall'esercito, al quale aveva elargito consistenti somme di denaro, riuscì a mantenere il potere tra numerose congiure, fino a quando venne assassinato in un complotto ad opera di alcuni senatori, pretoriani e della sua amante Marcia, finendo strangolato dal suo maestro di lotta, l'ex gladiatore Narcisso, cospirazione che portò al potere Pertinace. Sottoposto a damnatio memoriae dal senato, venne riabilitato e divinizzato dall'imperatore Settimio Severo, che voleva ricollegarsi alla dinastia antoniniana cercando il favore dei membri superstiti della famiglia di Commodo e Marco Aurelio.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Origini familiari e giovinezza (161-180)[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Età antonina e Dinastia degli Antonini.
Commodo in età giovanile

Commodo, figlio del regnante imperatore Marco Aurelio nacque come Lucio Aurelio Commodo a Lanuvio, l'antica Lanuvium vicino Roma. Aveva un fratello gemello, Tito Aurelio Fulvio Antonino, morto nel 165. Il 12 ottobre 166, Commodo fu nominato Cesare insieme al fratello minore, Marco Annio Vero Cesare; quest'ultimo morì nel 169, perciò l'unico figlio superstite rimase Lucio Aurelio Commodo. Egli ricevette una buona istruzione nelle mani di quella che Marco Aurelio chiamò "un'abbondanza di buoni maestri".

Nell'aprile del 175, Avidio Cassio, governatore della Siria, si dichiarò imperatore seguendo la voce che Marco Aurelio era morto. Essendo stato riconosciuto imperatore dalla Siria, Palestina ed Egitto, Cassio portò avanti la sua ribellione nonostante Marco Aurelio fosse ancora in vita. Durante i preparativi per la campagna contro Cassio, il principe assunse la sua toga sul fronte del Danubio il 7 luglio 175, entrando così ufficialmente nell'età adulta. Cassio, invece, fu ucciso da uno dei suoi centurioni prima che la campagna contro di lui potesse iniziare.

Commodo successivamente accompagnò il padre in un lungo viaggio nelle province orientali, durante il quale visitò Antiochia. L'imperatore e il figlio si recarono successivamente ad Atene. Poi tornò a Roma nell'autunno del 176.

Marco Aurelio è stato il primo imperatore dopo Vespasiano, che ebbe un figlio proprio, e sembra fosse sua ferma intenzione che Commodo divenisse il suo erede, nonostante da molto tempo gli imperatori, spesso senza figli maschi adulti, adottassero i loro eredi. Del resto Commodo fu l'unico dei molti figli maschi di Marco Aurelio a sopravvivere al padre (l'altro erede designato, Marco Annio Vero Cesare, era morto molto giovane, e ancora giovanissimo e lontano da Roma era l'unico nipote in vita, Tiberio Claudio Severo Proculo, nipote di Commodo che sarà console sotto Settimio Severo, nonché suocero di Eliogabalo). Il 27 novembre 176, Marco Aurelio conferì a Commodo il rango di Imperator, e nel 177, il titolo di Augusto, attribuendo al figlio la sua stessa posizione, e formalmente condivise il potere con lui. Il 23 dicembre dello stesso anno, ottenne il tribunato. Il 1º gennaio 177, Commodo divenne console per la prima volta, e questo a soli 15 anni, diventando il più giovane console nella storia romana fino a quel momento. Durante il regno assieme al padre Commodo non commise stranezze né crudeltà. Sposò poi Bruzia Crispina prima di accompagnare suo padre ancora una volta al fronte del Danubio nel 178 per le guerre contro i barbari, dove poi Marco Aurelio morì il 17 marzo 180, lasciando a 19 anni come unico imperatore suo figlio Commodo.

Ascesa al trono (180)[modifica | modifica sorgente]

Eugène Delacroix, Ultime parole dell'imperatore Marco Aurelio, una rappresentazione moderna della morte di Marco: l'imperatore, al centro, siede a letto, circondato da amici e dignitari, e stringe il braccio di Commodo (a destra), vestito di rosso, sbarbato e abbigliato in maniera orientaleggiante, con orecchini e una corona, e che appare distante e poco interessato.

Dopo una nuova serie di vittorie decisive negli anni 178-179 contro Marcomanni e Quadi, il padre, Marco Aurelio, si ammalò gravemente nel 180, forse anch'egli colpito dalla peste che affliggeva l'impero da anni.[1] Marco Aurelio morì il 17 marzo 180, a circa cinquantanove anni, secondo Aurelio Vittore nella citta-accampamento di Vindobona (Vienna).[2] Secondo invece quanto riferisce Tertulliano, uno storico e apologeta cristiano suo contemporaneo, sarebbe invece deceduto sul fronte sarmatico, non molto distante da Sirmio (odierna Sremska Mitrovica, nell'attuale Serbia),[3] che fungeva da quartier generale invernale delle sue truppe, in vista dell'ultimo assalto. Il Birley ritiene infatti che Marco potrebbe essere morto a Bononia sul Danubio (che per assonanza ricorda la località di Vindobona), venti miglia a nord di Sirmio.[4]

Iniziando a stare male, chiamò Commodo al capezzale e gli chiese per prima cosa di concludere onorevolmente la guerra, affinché non sembrasse che lui avesse "tradito" la Res publica. Il figlio promise che se ne sarebbe fatto carico, ma che gli interessava prima di tutto la salute del padre. Chiese pertanto di poter aspettare pochi giorni prima di partire. Marco, sentendo che i suoi giorni erano alla fine e il dovere compiuto, accettò da stoico una morte onorevole, astenendosi dal mangiare e bere, e aggravando così la malattia per permettergli di morire il più rapidamente possibile. Il sesto giorno, chiamati gli amici e "deridendo le cose umane" disse a loro: "perché piangete per me e non pensate piuttosto alla pestilenza e alla morte comune? Se vi allontanerete da me, vi dico, precedendovi, statemi bene". Mentre anche i soldati si disperavano per lui, alla domanda su "a chi affidasse il figlio", rispose ai subordinati: "a voi, se ne sarà degno, e agli dèi immortali". Nel settimo giorno si aggravò e ammise brevemente solo il figlio alla sua presenza, ma quasi subito lo mandò via, per non contagiarlo. Uscito Commodo, coprì il capo come se volesse dormire, come il padre Antonino Pio, e quella notte morì.[5] Cassio Dione Cocceiano aggiunge che vi furono delle negligenze da parte dei medici, che avrebbero voluto accelerare la successione per compiacere Commodo, ma potrebbero essere solo dicerie.[6]

Marco Aurelio riteneva, a torto, che il figlio avrebbe abbandonato quel genere di vita così poco adatto a un princeps, assumendosi le necessarie responsabilità nel governare un Impero come quello romano. E poiché Commodo non era pazzo, come molti sostennero, anche se amava esibirsi come gladiatore e in prove di forza, egli intelligentemente si assicurò subito la fedeltà dell'esercito e del popolo romano con ampie elargizioni (donativa e congiaria), governando così da vero e proprio monarca assoluto, al riparo dalle continue congiure del Senato e mantenendo il potere per dodici lunghi anni. In una di queste congiure venne coinvolta anche la sorella, Lucilla (oltre ad altri membri della famiglia, come il cognato e un nipote, figlio di Cornificia), che Commodo fece prima esiliare e poi uccidere (non invece il marito, Pompeiano, che preferì autoesiliarsi, e Cornificia). Un'altra sorella, Fadilla, fu invece, insieme al marito, una delle più fedeli consigliere del fratello.[7]

A conclusione del principato di Marco Aurelio, Cassio Dione scrisse un elogio all'imperatore, seppure descrivendo il passaggio a Commodo con dolore e rammarico:

« [Marco] non ebbe la fortuna che meritava, perché non era forte nel corpo ed era stato coinvolto in una moltitudine di problemi durante tutto il suo regno. Ma da parte mia, lo ho ammiro tanto, più per questo motivo, che tra difficoltà insolite e straordinarie, sopravvisse e conservò l'impero. Solo una cosa gli impedì di essere completamente felice, cioè, dopo aver dato l'educazione migliore possibile al figlio, rimase enormemente deluso da lui. Questa materia deve essere il nostro prossimo argomento, per cui la nostra storia ormai discende da un regno d'oro a uno di ferro e ruggine, come fu per i Romani quel giorno. »
(Cassio Dione, 72, 36.3-4.)

Il Principato (180-192)[modifica | modifica sorgente]

Tra i primi atti di Commodo vi fu, oltre alla divinizzazione del padre, la costruzione della grande colonna celebrativa delle vittorie del padre sulle genti barbariche del Nord.

Amministrazione interna e provinciale[modifica | modifica sorgente]

Spettacoli gladiatori[modifica | modifica sorgente]
Commodo: sesterzio[8]
Commodus Sestertius 192 859150.jpg
L AEL AVREL CO MM AVG P(ius) FEL(ix), testa laureata a destra Providentia AVG, L'Africa in piedi a sinistra, che veste con una pelle di elefante in testa ed una pelle di leone ai piedi, tiene in mano un sistrum e porge ad Ercole (in piedi a destra) delle spighe di grano; S C in basso.
34 mm, 27.77 g; coniato nel 192. Commodo come Ercole rappresenta la passione dell'imperatore per i giochi gladiatori.

Commodo aveva la passione - come la madre Faustina e lo zio e cognato Lucio Vero (co-imperatore di Marco Aurelio) - per i combattimenti gladiatori e quelli contro le bestie, al punto da scendere egli stesso nell'arena vestito da gladiatore, come l'Ercole romano. Questo comportamento era considerato scandaloso dai Romani: la morale comune poneva i gladiatori nei ranghi più bassi della scala sociale. Ereditò, pare, tale passione dalla madre: una leggenda priva di fondamento voleva, del resto, che non fosse figlio di Marco Aurelio ma di un gladiatore.[9]

Corte imperiale e vizi privati[modifica | modifica sorgente]

L'instabilità di Commodo non si limitava a questo "hobby". Nel 190, una parte della città di Roma fu distrutta da un incendio, e Commodo colse l'opportunità per "rifondarla", chiamandola in suo onore Colonia Commodiana (come forse avrebbe voluto fare Nerone nel 64). Anche i mesi del calendario furono rinominati in suo onore, e perfino al Senato cambiò il nome in Senato della Fortuna Commodiana, mentre l'esercito divenne Esercito commodiano e così pure la flotta Classis Commodiana. Questi atteggiamenti da monarca erano considerati gravemente offensivi dal senato.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre marcomanniche.

Cominciò il suo regno con un trattato di pace sfavorevole concordato con le tribù dei Marcomanni, Quadi e Buri (tribù dei Germani), che erano state in guerra contro Marco Aurelio. Più tardi egli stesso intraprese guerre contro i Germani, riportando spesso parziali vittorie, per le quali inoltre pretendeva onori dal Senato. A differenza di quanto riportano alcuni storici, Commodo non era però un pessimo stratega come poteva apparire.

Le congiure[modifica | modifica sorgente]

Nel 182, un gruppo di membri della famiglia imperiale riuniti intorno alla sorella Annia Aurelia Galeria Lucilla - la figlia del primo matrimonio, un nipote (figlio dell'altra sorella, Annia Cornificia Faustina Minore), il proprio cugino paterno, l'ex console Marco Numidio Quadrato e la sorella di quest'ultimo Numidia Cornificia Faustina - pianificò l'assassinio di Commodo immaginando di vedere Lucilla e suo marito come nuovi governanti di Roma.

Il nipote di Quintiniano irruppe dal suo nascondiglio con un pugnale cercando di colpire Commodo. Gli disse "Qui c'è il pugnale che ti spedisce il Senato" svelando la sua intenzione prima ancora di agire.[10] Le guardie furono più veloci di lui, fu sopraffatto e disarmato senza riuscire nemmeno a ferire l'imperatore.

Commodo ordinò la sua condanna a morte e quella di Marco Numidio Quadrato; Lucilla, sua figlia e Numidia Cornificia Faustina furono esiliate nell'isola di Capri. Un anno dopo Commodo spedì un centurione a Capri per uccidere le tre donne.[11]

Altri complotti coinvolsero di nuovo il secondo marito di Lucilla, Tiberio Claudio Pompeiano, che scampò alla repressione auto-esiliandosi. L'altra sorella che risiedeva a Roma, Fadilla, fu invece molto vicina a Commodo, e lo sostenne col marito, in qualità di consigliere.

Caduta e morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 192, Commodo divorziò da Bruzia Crispina, facendola esiliare, per adulterio. Di fronte al crescente malcontento per gli eccessi di Commodo, il prefetto del Pretorio Quinto Emilio Leto ed il maestro di camera Ecletto, temendo per la propria vita dopo essersi opposti alle ultime stravaganze dell'Imperatore, organizzarono una congiura con numerosi senatori, anch'essi esasperati dallo stato di cose. Venne ben presto coinvolta la concubina Marcia, favorita di Commodo di probabile fede cristiana (aveva spinto Commodo a interrompere le persecuzioni e a graziare Papa Vittore I), cosicché, approfittando della sua prossimità al principe, si riuscisse ad avvelenarlo.

L'attentato venne messo in atto il 31 dicembre 192, vigilia dell'insediamento dei nuovi consoli, durante un banchetto. L'Imperatore, però, credendo di sentirsi appesantito dal lauto pasto chiese ai domestici di aiutarlo a vomitare, salvandosi così inconsapevolmente. A quel punto, avendo mancato il bersaglio e temendo di poter essere presto scoperti, i congiurati si rivolsero al maestro dei gladiatori Narcisso, istruttore personale dell'Imperatore, il quale, spinto dalla promessa di una ricca ricompensa, strangolò quella sera stessa Commodo nel bagno.

Il giorno successivo, 1º gennaio 193, dopo un brevissimo interregno, i congiurati sparsero la voce dell'improvvisa e provvidenziale morte dell'Imperatore per un colpo apoplettico e di come quel fortuito evento avesse evitato appena in tempo il piano di Commodo per assassinare i consoli designati, Quinto Pompeio Sosio Falcone e Gaio Giulio Erucio Claro Vibiano, per poi recarsi in Senato, accompagnato da un gladiatore e vestito egli stesso in abiti da arena, per essere assieme a questi acclamato console per l'ottava volta. Leto ed Eletto si recarono quindi dal Praefectus Urbi Publio Elvio Pertinace, generale e console in carica e collega dell'imperatore defunto, offrendogli la porpora imperiale. Questi, temendo dapprima per la propria vita, si convinse ad accettare solo quando, condotto al Palatino, vide il corpo di Commodo privo di vita.

A Roma, la notizia della morte del Principe spinse il Senato ed il popolo a chiedere che il cadavere fosse trascinato con un uncino e precipitato nel Tevere, così come voleva un'antica usanza per i nemici della Patria.

« Che il ricordo dell'assassino e del gladiatore sia cancellato del tutto. Lasciate che le statue dell'assassino e del gladiatore siano rovesciate. Lasciate che la memoria dell'osceno gladiatore sia completamente cancellata. Gettate il gladiatore nell'ossario. Ascolta o Cesare: lascia che l'omicida sia trascinato con un gancio, alla maniera dei nostri padri, lascia che l'assassino del Senato sia trascinato con il gancio. Più feroce di Domiziano, più turpe di Nerone. Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristino gli onori degli innocenti, vi prego»
(Historia Augusta, Commodo, 19.1.)

Pertinace diede tuttavia incarico affinché Commodo fosse segretamente sepolto nel mausoleo di Adriano. Avutane notizia, il Senato dichiarò allora Commodo hostis publicus e ne decretò la damnatio memoriae: venne ripristinato il nome corretto delle istituzioni, mentre le statue e gli altri monumenti eretti dall'Imperatore defunto venivano abbattuti.

Appena due anni dopo tuttavia, nel 195, l'imperatore Settimio Severo, cercando di legittimare il proprio potere ricollegandosi alla dinastia di Marco Aurelio e in aperta contrapposizione con il Senato, riabilitò la memoria di Commodo, ordinando che ne fosse decretata l'apoteosi. Commodo passò quindi dall'essere un nemico dello Stato alla condizione di divus, con un apposito flamine preposto al proprio culto.

Titolatura imperiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Monetazione degli Antonini.
Titolatura imperiale Numero di volte Datazione evento
Tribunicia potestas 18 anni: la prima volta (I) dalla fine del 176, una seconda volta a metà del 177 e poi rinnovata annualmente al 10 dicembre di ogni anno.
Consolato 7 volte: nel 177, 179, 181, 183, 186, 190 e 192.
Titoli vittoriosi Germanicus il 15 ottobre del 172, Sarmaticus nel 175, Germanicus Maximus nel 182, Britannicus Maximus nel 184.
Salutatio imperatoria 8 volte: I (al momento della assunzione del potere imperiale) nel 176, (II) nel 177, (III) 179, (IV) 180, (V) 182, (VI) 183, (VII) 184 e (VIII) 186.
Altri titoli Pater Patriae e Pontifex Maximus nel 180; Pius nel 182; Felix nel 185.

Personalità e interessi[modifica | modifica sorgente]

Busto di Commodo (Kunsthistorisches Museum, Vienna)

Secondo alcuni storici, Commodo era ben proporzionato ed attraente, con capelli biondi e ricci. Portava la barba e gli occhi erano leggermente sporgenti. Come Nerone e Caligola era considerato folle e come Domiziano e Tiberio era considerato crudele e arbitrario. Pareva strano che fosse figlio dell'imperatore filosofo Marco Aurelio e così fu messa in giro la voce che fosse il figlio naturale di un gladiatore.[12] Finché il padre fu in vita Commodo si comportò apparentemente in maniera normale, anche se si racconta che da giovane cercò di fare bruciare vivo un servo delle terme perché gli aveva preparato un bagno troppo caldo, nonché di altri comportamenti crudeli e considerati indegni (ad esempio esibirsi come attore e gladiatore, frequentare prostitute, uccidere persone che non aveva in simpatia senza processo). Tuttavia bisogna ricordare che le fonti erano tutte ostili. Da imperatore si paragonava a Ercole, scendendo nell'arena contro individui non allenati o zoppi, o uccidendo moltissimi struzzi e animali poco pericolosi, ma in alcuni casi anche elefanti. Tuttavia, anche i detrattori gli riconoscono una certa destrezza nel combattimento corpo a corpo e nel tiro con l'arco.[13] Per molti era semplicemente affascinato, come già Caligola e successivamente Eliogabalo, dalla figura ellenistica e orientale del sovrano divino[14] (venerava il culto orientale di Mitra, nonché quelli egiziani di Iside e Anubi) e, comunque, era inadatto al governo di Roma. Per altri aveva invece un vero squilibrio mentale e caratteriale, con comportamenti che oggi definiremmo sociopatici, cioè privi di rispetto per le regole sociali e i sentimenti altrui[15] sebbene non fosse pazzo. Cassio Dione lo descrisse come cresciuto in un clima stoico e austero, e divenuto quindi un ribelle appena poté avere il potere, benché non fosse di indole malvagia, traviato ben presto dai suoi amici a causa della sua debolezza di carattere.[16]

Antenati[modifica | modifica sorgente]

Commodo, imperatore romano Padre:
Marco Aurelio, imperatore romano
Nonno paterno:
Pretore Marco Annio Vero
Bisnonno paterno:
Console Marco Annio Vero
Bisnonna paterna:
Rupilia Faustina
Nonna paterna:
Domizia Lucilla
Bisnonno paterno:
Tullio Domizio Calvisio
Bisnonna paterna:
Domitia Lucilla Maggiore
Madre:
Faustina, imperatrice consorte romana
Nonno materno:
Antonino Pio, imperatore romano
Bisnonno materno:
Console Tito Aurelio Fulvo
Bisnonna materna:
Arria Fadilla
Nonna materna:
Faustina Maggiore
Bisnonno materno:
Console Marco Annio Vero
Bisnonna materna:
Rupilia Faustina

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Guido Clemente 2008, p. 636.
  2. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 72, 36
  3. ^ Tertulliano, 25
  4. ^ Birley 1990, pp. 264.
  5. ^ Historia AugustaMarcus Aurelius, 28.
  6. ^ Cassio Dione, 72, 33.
  7. ^ ErodianoCommodo, I, 13.1; Historia AugustaCommodus
  8. ^ Roman Imperial Coinage, Commodus, III, 641; MIR 18, 861-6/30; Banti 355.
  9. ^ Historia Augusta, Vita di Marco Aurelio, 19.
  10. ^ Lucilla, Romano Impero.
  11. ^ (EN) Lucius Aurelius Commodus, Roman Empire.net.
  12. ^ Historia Augusta, Vita di Marco Aurelio, XIX
  13. ^ Elio Lampridio, Historia Augusta
  14. ^ Link
  15. ^ Marcus Aurelius
  16. ^ Cassio Dione 73.5.3, edizione Loeb tradotto E. Cary

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

  • Guido Clemente, La riorganizzazione politico-istituzionale da Antonino a Commodo in: AA. VV., Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1990, vol. II, tomo 2; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. 16°)
  • Albino Garzetti, L'Impero da Tiberio agli Antonini, Cappelli, Bologna, 1960 (v. pag. 551 e segg.: Commodo)
  • Michael Grant, Gli imperatori romani, Roma 1984.
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, tre vol., Laterza, Roma-Bari, 1973 e 1976 (v. vol. II); riediz. (due vol.): 1984 e successive rist. (v. vol. I)

Filmografia moderna[modifica | modifica sorgente]

  • La caduta dell'impero romano (1964) interpretato da Christopher Plummer.
  • Nel 2000 compare nel film Il gladiatore, ispirato molto liberamente alla vita di Commodo, in quanto rimane ben poco fedele alle fonti antiche. Lì il ruolo dell'imperatore è impersonato da Joaquin Phoenix. Nella finzione cinematografica la morte di Marco Aurelio avviene per mano di Commodo stesso: Marco morì, invece, molto probabilmente di peste. Per l'aspetto fisico (completamente sbarbato, durante il suo regno aveva invece la barba al pari di suo padre) e alcuni aspetti (ad esempio l'attrazione incestuosa per la sorella) il personaggio di Commodo appare ispirato più alla iconografia di Caligola che a quella che ci è nota tramite statue e monete. Infine, al contrario di come si vede nel film, Commodo non morì nel Colosseo, dopo circa un anno di regno, ma fu assassinato nel suo palazzo dopo dodici anni di principato, dal suo maestro gladiatore.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Imperatore romano Successore Project Rome logo Clear.png
Marco Aurelio 180 - 192 Pertinace
Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Tito Pomponio Proculo Vitrasio Pollione II 177 Servio Cornelio Scipione Salvidieno Orfito I
con Marco Flavio Apro II con Marco Peduceo Plautio Quintillo con Decimo Velio Rufo
Servio Cornelio Scipione Salvidieno Orfito 179 Lucio Fulvio Gaio Bruttio Presente II II
con Decimo Velio Rufo con Publio Marzio Vero II con Sesto Quintilio Condiano
Lucio Fulvio Gaio Bruttio Presente II 181 Marco Petronio Sura Mamertino III
con Sesto Quintilio Condiano con Lucio Antistio Burro con Quinto Tineio Rufo
Marco Petronio Sura Mamertino 183 Lucio Cossonio Eggio Marullo IV
con Quinto Tineio Rufo con Gaio Aufidio Vittorino II con Gneo Papirio Eliano, suffectus Lucio Ulpio Marcello
Tiberio Claudio Materno 186 Lucio Bruttio Quinzio Crispino V
con Marco Appio Atilio Bradua Regillo Attico con Manio Acilio Glabrione II con Lucio Roscio Eliano Paculo
Decimo Giulio Silano 190 Popilio Pedone Aproniano VI
con Quinto Servilio Silano con Marco Petronio Sura Settimiano con Marco Valerio Bradua Maurico
Popilio Pedone Aproniano 192 Quinto Pompeio Sosio Falcone VII
con Marco Valerio Bradua Maurico con Publio Elvio Pertinace II con Gaio Giulio Erucio Claro Vibiano

Controllo di autorità VIAF: 23502412 LCCN: n82243955