Tiberio Claudio Pompeiano

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Tiberio Claudio Pompeiano
Roman SPQR banner.svg Console romano
Bas relief from Arch of Marcus Aurelius Marcus Aurelius showing his clemence to barbarii.jpg
Pompeiano al centro, alle spalle di Marco Aurelio a cavallo
Nome originale dal latino: Tiberius Claudius Pompeianus
Nascita prima del 140
Morte dopo il 193
Coniuge Annia Aurelia Galeria Lucilla

Tiberio Claudio Pompeiano (latino: Tiberius Claudius Pompeianus; Antiochia di Siria, prima del 140Roma, dopo il 193) è stato un politico, militare dell'Impero romano. Si distinse durante il periodo delle guerre marcomanniche. Fu genero dell'imperatore romano Marco Aurelio e per ben tre volte rifiutò la porpora imperiale.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Pompeiano, a destra, a fianco di Marco Aurelio, riscolpito come Costantino I per la ricollocazione del fregio sull'Arco di Costantino.

Pompeiano era un siriano di Antiochia di umili origini, fu governatore della Pannonia inferiore certamente nel 167 (si suppone dal 164 al 168). Dopo la morte dell'imperatore Lucio Vero avvenuta nel 169, Pompeiano ne sposò la vedova Lucilla, figlia dell'imperatore Marco Aurelio e sembra che lo stesso imperatore avesse ipotizzato di affiancare a sé Pompeiano come cesare. È possibile che una tale proposta sia stata rifiutata dallo stesso Pompeiano, il quale poco dopo divenne console (173).

Fu un brillante comandante d'armata sotto Marco Aurelio durante le guerre marcomanniche, e dopo la morte di quest'ultimo, tentò di persuadere il figlio Commodo a rimanere anch'egli sul teatro di guerra ma inutilmente, poiché Commodo fece ritorno a Roma nell'autunno del 180.

Nel 182, Lucilla fu coinvolta in un intrigo di corte con alcuni membri del senato per uccidere il fratello, Commodo. Il tentativo venne sventato ed un nipote di Pompeiano fu messo a morte insieme ad altri senatori, mentre la stessa Lucilla fu mandata prima in esilio a Capri, poi messa a morte. Pompeiano, che non aveva partecipato alla congiura, si ritirò temporaneamente dalla vita pubblica.

Passò il suo tempo in campagna lontano da Roma, e dopo la morte di Commodo avvenuta agli inizi del 193, Pertinace, di cui era stato comandante durante le guerre marcomanniche gli offrì il trono, ma anche questa volta rifiutò. Una volta morto Pertinace, pochi mesi dopo aver assunto la porpora nel 193, il nuovo imperatore, Didio Giuliano, proclamato augusto dalla guardia pretoriana, chiese ancora una volta a Pompeiano di aiutarlo nella conduzione dell’Impero, offrendogli di essere co-reggente, ma egli rifiutò per la terza volta. Giuliano fu ucciso dopo soli 66 giorni ed un nuovo comandante militare, il cui nome era Settimio Severo, divenne il nuovo imperatore.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • A.Birley, Marco Aurelio, trad.it., Milano 1990.
  • P.Grimal, Marco Aurelio, trad.it., Milano 2004.
Predecessore
Sesto Calpurnio Scipione Orfito,
Sesto Quintilio Massimo
Console romano
173
con Gneo Claudio Severo II
Successore
Lucio Aurelio Gallo,
Quinto Volusio Flacco Corneliano

Controllo di autorità VIAF: 23642764 LCCN: n86860095