Tiberio Claudio Pompeiano
| Tiberio Claudio Pompeiano | |
|---|---|
| Generale e console romano | |
Pompeiano al centro, alle spalle di Marco Aurelio a cavallo |
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| Nome originale | dal latino: Tiberius Claudius Pompeianus |
| Nascita | prima del 140 |
| Morte | dopo il 193 |
| Coniuge | Annia Aurelia Galeria Lucilla |
Tiberio Claudio Pompeiano (latino: Tiberius Claudius Pompeianus; Antiochia di Siria, prima del 140 – Roma, dopo il 193) è stato un politico e generale dell'Impero romano. Si distinse durante il periodo delle guerre marcomanniche. Fu genero dell'imperatore romano Marco Aurelio e per ben tre volte rifiutò la porpora imperiale.
Biografia [modifica]
Pompeiano era un siriano di Antiochia di umili origini, fu governatore della Pannonia inferiore certamente nel 167 (si suppone dal 164 al 168). Dopo la morte dell'imperatore Lucio Vero avvenuta nel 169, Pompeiano ne sposò la vedova Lucilla, figlia dell'imperatore Marco Aurelio e sembra che lo stesso imperatore avesse ipotizzato di affiancare a sé Pompeiano come cesare. È possibile che una tale proposta sia stata rifiutata dallo stesso Pompeiano, il quale poco dopo divenne console (173).
Fu un brillante generale sotto Marco Aurelio durante le guerre marcomanniche, e dopo la morte di quest'ultimo, tentò di persuadere il figlio Commodo a rimanere anch'egli sul teatro di guerra ma inutilmente, poiché Commodo fece ritorno a Roma nell'autunno del 180.
Nel 182, Lucilla fu coinvolta in un intrigo di corte con alcuni membri del senato per uccidere il fratello, Commodo. Il tentativo venne sventato ed un nipote di Pompeiano fu messo a morte insieme ad altri senatori, mentre la stessa Lucilla fu mandata prima in esilio a Capri, poi messa a morte. Pompeiano, che non aveva partecipato alla congiura, si ritirò temporaneamente dalla vita pubblica.
Passò il suo tempo in campagna lontano da Roma, e dopo la morte di Commodo avvenuta agli inizi del 193, Pertinace, di cui era stato comandante durante le guerre marcomanniche gli offrì il trono, ma anche questa volta rifiutò. Una volta morto Pertinace, pochi mesi dopo aver assunto la porpora nel 193, il nuovo imperatore, Didio Giuliano, proclamato augusto dalla guardia pretoriana, chiese ancora una volta a Pompeiano di aiutarlo nella conduzione dell’Impero, offrendogli di essere co-reggente, ma egli rifiutò per la terza volta. Giuliano fu ucciso dopo soli 66 giorni ed un generale, il cui nome era Settimio Severo, divenne il nuovo imperatore.
Bibliografia [modifica]
- Fonti primarie
- Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, LXXII, 3, 2; LXXIII, 4,5; 20,1; LXIV, 3, 1-2.
- Historia Augusta, Pertinace
- CIL III, 6176.
- AE 1925, 109.
- CIL XVI, 123 = CIL III, p 888 (p 1992) = RHP 33.
- AE 1992, 1453 = RMD-03, 181 = RHP 34.
- Fonti secondarie
- A.Birley, Marco Aurelio, trad.it., Milano 1990.
- P.Grimal, Marco Aurelio, trad.it., Milano 2004.
| Predecessore Sesto Calpurnio Scipione Orfito, Sesto Quintilio Massimo |
Console romano 173 con Gneo Claudio Severo II |
Successore Lucio Aurelio Gallo, Quinto Volusio Flacco Corneliano |
Controllo di autorità VIAF: 23642764 LCCN: n86860095