Gordiano III

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Gordiano III
Gordiano III
Busto di Gordiano III al Louvre
Augusto dell'Impero romano
In carica 22 aprile-29 luglio 238 (come cesare di Balbino e Pupieno)
29 luglio 238-11 febbraio 244 (come augusto)
Predecessore Balbino e Pupieno
Successore Filippo l'Arabo
Nome completo Marcus Antonius Gordianus Pius
Nascita Roma, 20 gennaio 225
Morte Circesium, 11 febbraio 244
Madre Antonia Gordiana
Consorte Furia Sabina Tranquillina

Marco Antonio Gordiano Pio, meglio noto come Gordiano III (latino: Marcus Antonius Gordianus Pius; Roma, 20 gennaio 225Circesium, 11 febbraio 244), fu imperatore romano dal 238 alla sua morte, avvenuta durante una campagna militare in Oriente contro i Sasanidi.

A causa della sua giovane età (salì al trono a tredici anni e regnò fino a diciannove), il governo dell'impero fu nelle mani di reggenti appartenenti all'aristocrazia senatoriale, che si dimostrarono capaci; Gordiano funse da simbolo dell'unità dell'impero, riscuotendo il sostegno del popolo. La storiografia ne dipinge quindi un ritratto estremamente positivo, forse anche in opposizione al suo successore Filippo l'Arabo.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] Origini familiari

Il giovane Gordiano III sul sarcofago di Acilia

Gordiano era figlio di Antonia Gordiana, figlia di Gordiano I e sorella di Gordiano II, e di un uomo di rango senatoriale; il nome di suo padre è sconosciuto, avendo Gordiano assunto quello del nonno nel 238.

[modifica] Ascesa al trono (238)

A seguito dell'assassinio dell'imperatore Alessandro Severo a Moguntiacum (l'odierna Magonza), capitale della provincia della Germania Inferior, Massimino Trace fu acclamato imperatore, malgrado la forte opposizione del Senato e l'ostilità della popolazione (235). In opposizione all'esoso governo di Massimino, nel 238 si ribellarono nella provincia d'Africa Gordiano I e Gordiano II (rispettivamente nonno e zio di Gordiano III), i quali furono riconosciuti co-imperatori dal Senato, mentre al nipote fu promessa la pretura, il consolato ed il titolo di Cesare;[1] contemporaneamente Massimino ed il figlio furono proclamati "nemici pubblici".[2] L'azione dei due Gordiani fu, però, repressa in meno di un mese da Capeliano, governatore della Numidia e fedele seguace di Massimino. I due co-imperatori persero la vita, ma la pubblica opinione ne conservò la memoria come di letterati amanti della pace e vittime dell'oppressione di Massimino.

Nel frattempo, Massimino era in procinto di marciare su Roma ed il senato elesse co-imperatori Pupieno e Balbino.[3] Questi senatori non erano personaggi popolari e la popolazione di Roma, ancora scioccata dalla fine dei due Gordiano, pretese che il figlio tredicenne di Antonia Gordiana prendesse il nome del nonno, Marco Antonio Gordiano e che fosse nominato cesare.[4]

Pupieno e Balbino sconfissero Massimino Trace principalmente grazie alla diserzione di alcune legioni, in particolare della Legio II Parthica, che assassinò Massimino. Il regno di Pupieno e Balbino fu minato fin dall'inizio da ribellioni popolari, dal malcontento nelle legioni ed anche da un enorme incendio che divorò Roma nel giugno del 238. Il 29 luglio Pupieno e Balbino furono uccisi dai pretoriani e Gordiano, giovanissimo, fu proclamato imperatore, riconosciuto anche dal Senato.[5]

[modifica] Regno (238-244)

Moneta raffigurante Gordiano e la moglie Furia Sabina Tranquillina, figlia del prefetto del pretorio Gaio Fulvio Sabinio Aquila Timesiteo, augusta dell'Impero

Pupieno e Balbino furono colpiti dalla damnatio memoriae; le famiglie senatorie che erano state al potere sotto la dinastia dei Severi mantennero i propri posti e detennero il potere effettivo, controllando il giovanissimo imperatore.

Nel 240 Gordiano dovette subire l'usurpazione del proconsole Sabiniano in Africa: a differenza della rivolta di Gordiano I e Gordiano II, Sabiniano non ebbe il sostegno delle altre province, e la sua rivolta fu sedata rapidamente.

Tra la fine del 240 e l'inizio del 241 l'imperatore nominò Gaio Fulvio Sabinio Aquila Timesiteo prefetto del pretorio, sposandone la figlia Furia Sabina Tranquillina nell'estate 241. Timesiteo, che aveva già dimostrato le proprie capacità nelle amministrazioni di diverse province, era uno dei più colti personaggi del tempo, che il Senato onorò con il titolo di protettore della Repubblica. Come capo dei pretoriani e suocero dell'imperatore, Timesiteo rapidamente divenne di fatto il vero arbitro dell'impero romano.

[modifica] Campagna contro i Sasanidi

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Campagna sasanide di Gordiano III.
Busto di Gordiano in abbigliamento militare, ritrovato a Gabii (242-244)

Nel III secolo, le frontiere romane erano sottoposte alla pressione delle tribù germaniche lungo il Reno ed il Danubio. I Sasanidi aumentarono ugualmente i loro attacchi lungo il confine dell'Eufrate, avendo come obiettivo la riconquista della Mesopotamia settentrionale.

Nel 241 il sovrano sasanide Sapore I invase la regione, conquistando Hatra (oltre che le città di Nisibis e Carre, se queste non erano già state strappate ai Romani dal padre di Sapore, Ardashir I, durante gli ultimi mesi di regno di Massimino). Il giovane imperatore fece aprire, per l'ultima volta della storia, le porte del tempio di Giano e nel 242, dopo aver mobilitato l'esercito,[6] marciò personalmente verso oriente, con il comando effettivo della campagna affidato a Timesiteo e all'altro prefetto del pretorio, Gaio Giulio Prisco. Alla spedizione partecipò anche il filosofo Plotino.

I Romani sconfissero ripetutamente i Persiani, strappando loro Carre e Nisibis e sconfiggendoli nella battaglia di Resena. Gordiano stava progettando la campagna del 244, con la quale avrebbe dovuto attraversare l'Eufrate e invadere il territorio nemico, quando Timesiteo morì di malattia.

Senza Timesiteo la campagna militare e la sicurezza stessa dell'imperatore furono a rischio. Il prefetto Prisco convinse Gordiano a nominare suo fratello Marco Giulio Filippo (meglio noto come Filippo l'Arabo) nuovo prefetto del pretorio in sostituzione di Timesiteo. Durante l'autunno e all'inizio dell'inverno le truppe romane avanzarono lungo l'Eufrate.

[modifica] La morte (244)

Rilievo a Bishapur celebrante la presunta (e probabilmente falsa) vittoria di Sapore I sui Romani: Gordiano è calpestato dal cavallo del re sasanide, mentre Filippo l'Arabo è tenuto stretto da Sapore

Le fonti persiane riportano che, all'inizio del 244, i Persiani e i Romani si scontrarono nella battaglia di Mesiche (l'odierna Falluja), conclusasi con una pesante sconfitta dei Romani: Sapore I cambiò il nome della città in Peroz-Shapur ("Sapore vittorioso") e celebrò la vittoria con un'iscrizione a Naqsh-i-Rustam in cui affermava di aver ucciso Gordiano.

Le fonti romane, invece, non menzionano la battaglia e suggeriscono che Gordiano sia morto a Circesium, a oltre 300 km a nord di Peroz-Shapur, ma non riportano la causa della morte dell'imperatore, anche se il prefetto del pretorio, Filippo, che gli succedette sul trono, è stato spesso descritto come un assassino. L'esercito romano in ritirata costruì un cenotafio a Gordiano sulla riva dell'Eufrate, a Zaitha.

La possibilità che Gordiano sia morto in conseguenza della battaglia di Mesiche è poco considerata dagli storici. La campagna di Gordiano in Oriente fu infatti presentata come una vittoria; in effetti, i Sasanidi non conquistarono altre città, oltre ad Hatra, e Sapore non intraprese ulteriori iniziative militari per i successivi otto anni.

La giovane età ed il buon carattere, insieme alla morte di suo nonno, dello zio e la sua tragedia personale per mano di un altro usurpatore, accattivarono a Gordiano III il favore popolare[7] e del Senato romano. Malgrado l'opposizione del nuovo imperatore, egli fu divinizzato dopo la sua morte per compiacere il popolo ed evitare ribellioni.

[modifica] Note

  1. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 16.3-7.
  2. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 15.2.
  3. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 20.1.
  4. ^ Historia Augusta - I due Massimini, 20.2-3.
  5. ^ Aurelio Vittore, De Caesaribus, 27.6.
  6. ^ Di cui facevano parte la Legio I Adiutrix, la II Adiutrix, la III Parthica
  7. ^ . Gordiano provvedette al restauro di alcuni edifici pubblici, come le Terme Surane di Roma ed al completamento di quello del Colosseo, iniziato sotto Eliogabalo.

[modifica] Bibliografia

Fonti primarie
Fonti secondarie
  • Michael Grant, Gli imperatori romani, Roma 1984.
  • Santo Mazzarino, L'Impero romano, tre vol., Laterza, Roma-Bari, 1973 e 1976 (v. vol. II); riediz. (due vol.): 1984 e successive rist. (v. vol. II)
  • Meckler, Michael, "Gordian III (238-244 A.D.)", De Imperatoribus Romanis
  • Marina Silvestrini, Il potere imperiale da Severo Alessandro ad Aureliano in: AA.VV., Storia di Roma, Einaudi, Torino, 1993, vol. III, tomo 1; ripubblicata anche come Storia Einaudi dei Greci e dei Romani, Ediz. de Il Sole 24 ORE, Milano, 2008 (v. il vol. 18°)

[modifica] Voci correlate

[modifica] Altri progetti

Predecessore
Pupieno,
Balbino
Imperatore romano
238-244
Successore
Filippo l'Arabo
Predecessore
Gaio Fulvio Pio,
Ponzio Proculo Ponziano
Console romano
239
con Manio Acilio Aviola
Successore
Gaio Ottavio Appio Suetrio Sabino II,
Ragonio Venusto
Predecessore
Gaio Ottavio Appio Suetrio Sabino II,
Ragonio Venusto
Console romano
241
con Clodio Pompeiano
Successore
Gaio Vettio Grato Attico Sabiniano,
Gaio Asinio Lepido Pretestato


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