Vitellio

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Vitellio
Vitellio
Busto in marmo di Vitellio (c. 69)
Imperatore romano
In carica 16 aprile –
22 dicembre 69
Predecessore Otone
Successore Vespasiano
Nome completo Aulo Vitellio Germanico
Nascita Nuceria Alfaterna, 24 settembre 15
Morte Roma, 22 dicembre 69
Padre Lucio Vitellio il Vecchio
Madre Sextilia
Coniugi Petronia
Galeria Fundana
Figli Vitellio Petroniano, Vitellio Germanico, Vitellia

Aulo Vitellio Germanico, chiamato generalmente Vitellio (Nuceria Alfaterna, 24 settembre 15Roma, 22 dicembre 69) è stato un imperatore romano. Originario della Campania (probabilmente di Nuceria), fu imperatore dal 16 aprile al 22 dicembre del 69, terzo a salire sul trono durante l'anno detto dei quattro imperatori.

Vitellio fu il primo ad aggiungere al suo nomen il cognomen onorifico Germanico al posto di Cesare, quest'ultimo titolo caduto in disgrazia in molti quartieri dell'Urbe a causa delle azioni di Nerone.

La sua ascesa al trono fu ostacolata dalle legioni di stanza nelle province orientali, che avevano acclamato il loro comandante Vespasiano imperatore. Nella guerra che seguì, ad Vitellio riportò una sconfitta nella seconda battaglia di Bedriaco, località situata nel nord Italia. Dopo questa battaglia, essendo stato abbandonato dai suoi seguaci, Vitellio abdicò in favore di Vespasiano, ma fu comunque ucciso a Roma dai soldati di Vespasiano, il 22 dicembre 69.

Indice

Biografia [modifica]

Origini famigliari [modifica]

Era figlio di Lucio Vitellio il Vecchio, che era stato console e governatore in Siria sotto Tiberio, e di Sextilia. Aveva un fratello, Lucio Vitellio il Giovane.

Riguardo alle origini della Gens Vitellia, Svetonio riporta due diverse versioni: l'una riporta che la famiglia di Vitellio è discendente degli antichi sovrani del Lazio; l'altra descrive i Vitellii di umili origini. Svetonio osserva che le due varianti potrebbero essere frutto l'una dei sostenitori, l'altra dei nemici dell'imperatore (anche se entrambe erano già in circolazione prima che Vitellio diventasse imperatore).

In primo luogo sposò intorno all'anno 40 una donna di nome Petronia, figlia di Publio o Gaio Petronio Ponzio Nigrino, dalla quale ebbe un figlio Aulo Vitellio Petroniano, l'erede della madre e del nonno. In secondo luogo sposò intorno all'anno 50, una donna di nome Galeria Fundana, forse la nipote di Gaio Galerio. Da lui ebbe due figli, un maschio di nome Germanico e una femmina il cui nome non ci è giunto, ma che è convenzionalmente nota col nome di Vitellia.

Carriera militare e politica [modifica]

Vitellio figlio fu console nel 48, e (forse nel 60 - 61) proconsole in Africa, e si dice che avesse assolto il compito con successo. Alla fine del 68 Galba, fra lo stupore generale, lo scelse per comandare l'esercito dislocato nella Germania Inferiore, e qui Vitellio si guadagnò la popolarità presso i subalterni ed i soldati per l'eccessiva prodigalità e buona disposizione, la qual cosa fu fatale all'ordine ed alla disciplina.

Ascesa al trono [modifica]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile romana (68-69).

Lungi dall'essere ambizioso o scaltro, fu pigro ed autoindulgente, amante del mangiare e del bere, e dovette la salita al trono a Cecina Alieno e Fabio Valente, comandanti di due legioni sul Reno. Da questi due uomini fu compiuto un colpo di stato militare, ed all'inizio del 69 Vitellio fu proclamato imperatore a Colonia Agrippinense (l'odierna Colonia), o, più precisamente, imperatore degli eserciti della Germania Inferiore e Superiore.

Regno (aprile-dicembre del 69) [modifica]

Aulo Vitellio Germanico, imperatore romano, raffigurato in una moneta del 69.

In effetti non fu mai accettato come imperatore dall'intero mondo romano, anche se a Roma il senato lo accettò e gli attribuì i consueti onori imperiali. Egli entrò in Italia alla testa di soldati licenziosi e rozzi, e Roma divenne lo scenario di rivolte e massacri, spettacoli di gladiatori e fasti stravaganti. Appena si sparse la voce che gli eserciti danubiani di Pannonia e Mesia, avevano acclamato Vespasiano, Vitellio, abbandonato da molti dei suoi sostenitori, avrebbe voluto rinunciare al titolo di imperatore.

Morte [modifica]

« Dopo essere stato sconfitto in battaglia, fattosi promettere di aver salva la vita dal fratello di Vespasiano, Flavio Sabino, abdicando e consegnandogli cento milioni di sesterzi, si presentò sulla gradinata del palazzo imperiale per dichiarare ad una folla di soldati che abdicava all'impero, che lo aveva assunto contro la propria volontà. E poiché tutti protestavano e gridavano, rinviò la decisione e trascorse una notte. Alle prime luci dell'alba, discese ai rostri, vestito a lutto, e piangente ripeté lo stesso discorso, questa volta leggendo il tutto da uno scritto. »
(Svetonio, Vita di Vitellio, 15.)

Poiché gran parte dei soldati e del popolo si opponevano a che abbandonasse il potere, esortandolo a non perdersi d'animo, si riprese ed attaccò Flavio Sabino ed i suoi partigiani, costringendoli a difendersi sul Campidoglio, dove nel corso dello scontro il Tempio di Giove Ottimo Massimo fu dato alle fiamme e buona parte dei partigiani dei Flavi perse la vita.[1]

« [...] dopo avere dato alle fiamme il tempio di Giove Ottimo Massimo, li distrusse, assistendo sia al combattimento sia all'incendio mentre banchettava nella Domus Tiberiana»
(Svetonio, vita di Vitellio, 15.)

Poco dopo, pentito di quanto aveva commesso e dandone la colpa ad altri.

« [...] giurò a tutti che niente gli stava più a cuore della quiete pubblica. Poi, preso il pugnale che portava al fianco, lo porse al primo console, che lo rifiutò, dopo il suo rifiuto agli altri magistrati ed infine a tutti i senatori. E poiché nessuno osava accettarlo, decise di andare a consacrarlo nel tempio della Concordia. Avendo però qualcuno urlato: «la concordia sei tu!», tornò indietro e dichiarò che da quel momento, non solo avrebbe tenuto il pugnale, ma avrebbe anche assunto il nome di Concordia»
(Svetonio, vita di Vitellio, 15.)

Convinse, quindi, il Senato ad inviare ambasciatori, insieme a delle vergini Vestali, per chiedere la pace, o comunque una tregue. Il giorno seguente, un esploratore lo informò che reparti di Vespasiano si stavano avvicinando. Subito in lettiga si recò di nascosto sull'Aventino, nella casa paterna, accompagnato solo da un cuoco ed un pasticciere, pronto a fuggire in Campania. Poi però decise di tornare a palazzo, «come se avesse ottenuto la pace».[2]

« [A palazzo] trovandolo deserto ed essendo scomparsi tutti coloro che lo avevano accompagnato, dopo essersi passato attorno alla vita una cintura piena di monete d'oro, si nascose nello sgabuzzino vicino all'entrata, legando il cane davanti alla porta che aveva barricato con una branda ed un materasso. »
(Svetonio, Vita di Vitellio, 16.)
Localizzazione delle scale Gemonie (in rosso) presso il Foro Romano a Roma, dove venne ucciso Vitellio.

Le avanguardie dell'esercito si erano ormai introdotte in città e non avendo trovato alcuna resistenza, stavano cercando ormai ovunque. Trovatolo, seppur non avendolo riconosciuto inizialmente, lo condussero nel Foro romano, attraverso l'intera via Sacra, con le mani legate, un laccio al collo e la veste strappata. Lungo l'intero percorso venne fatto oggetto di ogni ludibrio a gesti e con parole, mentre era condotto con una punta di spada al mento e la testa tenuta indietro per i capelli, come si fa con i criminali.[2]

« Qualcuno gli gettava addosso dello sterco e del fango, altri lo insultavano chiamandolo «porco» e «incendiario». Una parte del popolino ne metteva in risalto i difetti fisici. Era infatti molto grasso, rubizzo in volto per il troppo vino, con una grande pancia ed una gamba malandata, da quando era stato investito da una quadriga mentre assisteva Caligola nelle corse dei carri. Finalmente presso le Scale Gemonie, scarnificato con minutissimi colpi, fu ucciso e trascinato con l'uncino nel Tevere»
(Svetonio, Vita di Vitellio, 16.)

«Sì, io fui una volta il vostro imperatore», furono le sue ultime e, per quanto si sa, le più nobili parole pronunciate da Vitellio. Morì insieme al fratello ed al figlio, all'età di 57 anni.[3] Durante la sua breve amministrazione Vitellio aveva mostrato l'intenzione di governare saggiamente, ma fu completamente sotto l'influenza di Valente e Cecina Alieno, che lo indussero ad una sequenza di eccessi che misero completamente in secondo piano le sue qualità.

Note [modifica]

  1. ^ Svetonio, Vita di Vitellio, 15.
  2. ^ a b Svetonio, Vita di Vitellio, 16.
  3. ^ Svetonio, Vita di Vitellio, 17.

Bibliografia [modifica]

Altri progetti [modifica]

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Otone 69 Vespasiano

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