Tempio della Concordia (Roma)

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Coordinate: 41°53′34.55″N 12°29′03.28″E / 41.89293°N 12.484245°E41.89293; 12.484245

Tempio della Concordia
Aedes Concordiae
Restituzione computerizzata del tempio della Concordia
Restituzione computerizzata del tempio della Concordia
Civiltà romana
Epoca incerta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Amministrazione
Ente SSBAR
Responsabile Mariarosaria Barbera
Visitabile si
sito web

Il tempio della Concordia è situato all'estremità occidentale del Foro Romano, affiancato al tempio di Vespasiano e Tito e col lato posteriore, al pari del tempio vicino, appoggiato sulla sostruzione del Tabularium. È un precoce esempio di culto ad una personificazione e non ad una divinità, che avrebbe avuto in seguito numerosi altri esempi.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Localizzazione del Tempio della Concordia (in rosso) nel Foro Romano

L'identificazione dell'edificio è certa, grazie anche alla sua rappresentazione in un frammento della Forma Urbis severiana, dove è raffigurato col vicino tempio di Saturno.

Venne iniziato nel 367 a.C. da Lucio Furio Camillo, figlio del dittatore che volle il tempio, per commemorare la riconciliazione tra patrizi e plebei, e ricostruito nel 121 a.C. da Lucio Opimio per favorire l'armonia dopo l'omicidio dei Gracchi.

Infine nel regno di Augusto venne di nuovo restaurato da Tiberio tra il 7 a.C.[1] e il 10 d.C., anno della nuova consacrazione.[2] Scrive infatti Svetonio:

(LA)
« Dedicavit et Concordiae aedem, item Pollucis et Castoris suo fratrisque nomine de manubiis. »
(IT)
« Con il ricavato del bottino di guerra restaurò il tempio dedicato alla Concordia, così come fece per quello di Castore e Polluce, a nome proprio e di suo fratello. »
(Gaio Svetonio Tranquillo, De vita Caesarum , Tiberio,20)

Quest'ultimo restauro si distinse per l'opulenza dei marmi e per i ricchi ornamenti architettonici. Tale era la ricchezza delle fini sculture greche, dei dipinti e delle altre opere d'arte che il tempio si trasformò in una specie di museo dell'arte e della scultura: Plinio il Vecchio ci ha tramandato un vero e proprio catalogo delle opere, soprattutto statue greche di epoca ellenistica.[3]

A questo rifacimento risale la cella, che forse venne ingrandita sfruttando lo spazio della demolita basilica Opimia, che da allora non è più ricordata.

Venne inoltre usato come archivio di Stato durante l'epoca repubblicana e per le riunioni del Senato romano, particolarmente nei tempi di disordini civili: qui per esempio Cicerone pronunciò la quarta Catilinaria e qui il Senato varò la condanna a morte per Seiano.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Ricostruzione del tempio; alle spalle si intravedono le arcate del Tabularium.

Il tempio venne costruito su di un alto podio. Addossato al Tabularium, ai piedi del colle Capitolino, l'architettura del tempio ha dovuto assecondare le restrizioni del luogo.

La cella del tempio, a pianta trasversa, è quasi due volte più larga che profonda (45 per 24 metri), così è anche il pronao che la precede, che doveva essere probabilmente formato da una gradinata e da sei colonne corinzie sulla facciata. La presenza di due finestre sul lato lungo anteriore della cella assicurava l'illuminazione della cella, di modo da consentire la fruizione delle opere ivi conservate.

Dei ruderi del tempio non rimane altro che il basamento in tufo, il podio e la soglia della cella, formata da due blocchi di marmo di qualità portasanta nei quali è inciso un caduceo, oltre ai gradini che conducevano al pronao. Una parte della ricchissima trabeazione si trova conservata nel Tabularium, mentre un capitello (con una coppia di montoni scolpita), si trova nell'Antiquarium del Foro.

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Cassio Dione, Storia romana, LV,8,1-2. Tiberio, il primo giorno del mese in cui entrò in carica come console si assunse l'onere di restaurare il tempio della Concordia a nome suo e del suo defunto fratello Druso.
  2. ^ Cassio Dione, Storia romana, LVI,25,1.
  3. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia,XXXIV,73;77;89;90; XXXV,66;131;144.
  4. ^ RIC I 61; BMCRE 116; Cohen 69

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione Colosseo.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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