Sacello di Venere Cloacina

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Coordinate: 41°53′33.41″N 12°29′07.61″E / 41.892614°N 12.485447°E41.892614; 12.485447

La pianta del Foro Romano prima degli interventi eseguiti da Giulio Cesare

Il sacello di Venere Cloacina era un piccolo luogo sacro situato nel Foro Romano, del quale oggi resta solo un basamento circolare in marmo a ovest della gradinata della basilica Emilia.

La costruzione era dedicata a Venere protettrice della Cloaca Massima, la più importante delle fognature dell'antica Roma. La divinità venia infatti identificata come la dea Cloacina, di origine etrusca. Il sacello era inoltre creduto l'ingresso del sistema fognario.

Il sacello[modifica | modifica sorgente]

Denario del 42 a.C. Sul dritto: busto della Concordia. Al rovescio: le statue di Venere e Cloacina sulla piattaforma con balaustra metallica del sacello.
Ricostruzione del sacello secondo Hülsen (1906).

Il sacello venne costruito sulla Via Sacra nei pressi dell'area della Tabernae Novae, che venne rimossa successivamente per far spazio alla Basilica Emilia. Si credeva che il sacello fosse l'ingresso al sistema delle fognature, ma tale prova non è stata confermata poiché attualmente rimangono solo le fondamenta dell'edificio. Gli archeologi hanno comunque sviluppato un'idea dell'aspetto del sacello poiché esso è riportato sul retro di una moneta emessa durante il secondo triumvirato.

Raffigurato su monete, era un piccolo edificio a cielo aperto, con un basso recinto circolare metallico che conteneva due statue di culto, citate per esempio dal commentatore di Virgilio, Servio.

Probabilmente raffiguravano l'antica divinità latina Cloacina e Venere, ma alla fine entrambe vennero identificate con la dea della bellezza.

Venere Cloacina[modifica | modifica sorgente]

Cloacina veniva adorata dai romani come la dea della Cloaca Massima e dell'intero sistema fognario. I romani credevano infatti che un buon sistema di deflusso delle fognature fosse importante per un futuro successo di Roma, poiché permetteva di mantenere una certa igiene della città, al fine di prevenire eventuali epidemie. Oltre a queste funzioni, Cloacina era adorata anche come dea della pulizia e della sporcizia.

Il nome Cloacina deriva probabilmente dal verbo latino 'cloare', che significa 'purificare', 'pulire' o probabilmente deriva dalla parola latina 'cloaca' che significa appunto fognatura. In seguito venne identificata con Venere, titolare della statua vicina. Il culto di Venus Cloacina è da mettersi in relazione anche con il concetto di divinità purificatrice e catartica dei conflitti civili tra Romani e Sabini, volutamente riproposto da Ottaviano che invoca questa dea nel processo di purificazione, realizzato attraverso le sue guerre, della società romana, macchiatasi di empietà per l'uccisione del pontifex maximus Giulio Cesare.

Leggenda[modifica | modifica sorgente]

Presso il sacello di Venere Cloacina si sarebbero svolti alcuni episodi della mitologia romana delle origini. Secondo quanto sostenuto da Plinio il Vecchio, quando i romani e le sabine decisero di instaurare la pace entrambi depositarono le armi presso il sacello e si purificarono con rametti di mirto. Inoltre qui si sarebbe svolta l'uccisione di Verginia da parte del padre, per salvarne la virtù dalle mire del decemviro Appio Claudio.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, Verona, Arnoldo Mondadori Editore, 1984.
  • Alessandra Bravi, Ornamenta Urbis. Opere d'arte greche negli spazi romani, Edipuglia, Bari 2012, p. 102.

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

Metropolitana di Roma B.svg
 È raggiungibile dalla stazione Colosseo.