Statua colossale di Costantino I

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Statua colossale di Costantino I
Statua colossale di Costantino I
Autore sconosciuto
Data 330 d.C. circa
Materiale marmo
Dimensioni la testa 260 cm 
Ubicazione Musei Capitolini (Palazzo dei Conservatori), Roma

La statua colossale di Costantino I, in marmo, fu una delle opere più importanti della scultura romana tardo-antica. I suoi resti si trovano al Palazzo dei Conservatori a Roma (Musei capitolini) e sono databili tra il 313 (anno in cui la basilica venne dedicata a Costantino I) ed il 324 (quando nei ritratti dell'imperatore romano comincia ad apparire il diadema). La statua fu rinvenuta al tempo di Papa Innocenzo VIII, nel 1486.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La statua fu rinvenuta nell'abside occidentale della basilica di Massenzio, dove ne sono stati trovati alcuni suoi resti; la mancanza del corpo ha fatto supporre che fosse un acrolito, costruito parte in marmo e parte in bronzo dorato su di una struttura portante in legno e mattoni, per un'altezza complessiva che doveva raggiungere i 12 metri. La sola testa misura 2,60 metri e il piede 2.

Esiste anche una testa bronzea colossa di Costantino nel Museo dei Conservatori (secondo alcuni raffigurante Costanzo II).

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Della statua restano una mano e il braccio destro, i due piedi, il ginocchio e il femore destro, il polpaccio sinistro e la testa. Si presume che fosse rappresentato seduto, a giudicare almeno dai resti. Doveva essere avvolto nel paludamentum ed avere scoperti il petto e le altre parti ritrovate; in mano, sollevata sul braccio destro, doveva tenere lo scettro che terminava con una croce[1].

La testa, che originariamente era ornata da una corona metallica, è grandiosa e solenne. Presenta i caratteri dell'arte romana di quell'epoca, con le tendenze di stilizzazione e semplificazione delle linee: la plastica del volto è più squadrata, con capelli e sopracciglia resi con incisioni nel marmo molto raffinate e "calligrafiche", ma del tutto innaturali; gli occhi sono grandi, quasi smisurati, con la pupilla ben marcata mentre guarda verso l'alto, e sono il punto focale dell'intero ritratto; lo sguardo fisso dell'Imperatore sembra scrutare l'ambiente circostante e dà al ritratto un'apparenza di austerità extraterrena. I capelli sono trattati come un'unica massa rigonfia solcata profondamente dalle striature che separano alcune ciocche. Il naso è aquilino, le labbra lunghe e sottili e il mento prominente.

A differenza del curato realismo della ritrattistica romana anteriore, qui siamo in presenza di un volto idealizzato, nonostante l'importazione classica, che cerca di rendere un'aura di santità: vi si possono leggere le prime influenze del Cristianesimo nell'arte (l'imperatore visto come un'emanazione divina), ma anche le tendenze "provinciali" e "plebee" che dal IV secolo divennero molto forti nella cultura romana (funzionari, senatori, ma anche gli stessi imperatori provenivano ormai largamente dalle province).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Eusebio di Cesarea, Hist. Eccl., 9, 10 s

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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