Arco di Augusto (Foro Romano)

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Coordinate: 41°53′30.82″N 12°29′09.58″E / 41.891895°N 12.485994°E41.891895; 12.485994

Arco di Augusto
Capitello dorico decorato dell'arco di Augusto.
Capitello dorico decorato dell'arco di Augusto.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma-Stemma.png Roma

L'arco di Augusto è un arco trionfale eretto nel Foro Romano in onore di Augusto. Ci sono stati tramandati due archi in onore di Augusto nel Foro, l'"arco partico" e l'"arco aziaco". Dopo vari studi e saggi archeologici si è infine potuto appurare che si trattava di due opere distinte, collocate a distanza ravvicinata.

L'arco di Augusto era simmetrico rispetto al tempio del Divo Giulio all'arco di Gaio e Lucio Cesari, e chiudeva quindi scenograficamente il lato est del Foro Romano, secondo la nuova disposizione dell'età di augusto che aveva escluso alla vista i più antichi monumenti della Regia e del tempio di Vesta.

Arco aziaco[modifica | modifica wikitesto]

Augusto: denario[1]
AUGUSTUS RIC I 267-2370391.jpg
Testa di Augusto verso destra; La rappresentazione di un arco di trionfo con quadriga e la scritta IMP CAESAR, eretto per la vittoria di Azio contro Marco Antonio e Cleopatra.
Argento, 20 mm, 3.47 gr, 1 h; zecca di Roma? coniato nel 30-29 a.C.

Le fonti antiche ci informano che un arco in onore di Ottaviano venne eretto nel Foro dopo la battaglia di Azio (31 a.C.) e la conquista dell'Egitto (30 a.C.), in occasione del trionfo di Ottaviano nel 29 a.C. Quest'arco è conosciuto come "arco aziaco". Una lunga iscrizione (m. 2,67) di questo arco venne ritrovata nel 1546, con dedica ad Augusto e la data del 29.

Dell'arco ci rimane una rappresentazione monetale.

Arco partico[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Politica orientale augustea, regno d'Armenia e battaglia di Carre.
Augusto: denario[2]
AUGUSTUS RIC I 136-77000817.jpg
S • P • Q • RIMPCAESARIAVGCOS • XITRI • POT • VI •, testa di Augusto verso destra; CIVIB • ET • SIGN • MILIT • A • PA-RT • RECVP •, arco di trionfo di Augusto: sopra l'arco contrale si trova una quadriga; sopra gli archi laterali una figura ciascuno; a sinistra una figura voltata verso destra che tiene un signum nella sua mano destra alzato verso il cielo; a destra invece una figura rivolta a sinistra, tiene un'aquila nella sua destra ed un arco alla sua sinistra.
Argento, 3.86 gr, 6 h; zecca spagnola di Tarraco, coniato nel 18 a.C.

Sempre secondo le fonti antiche, un secondo arco in onore di Augusto, venne eretto dal Senato in luogo imprecisato nel 19 a.C., dopo la riconsegna delle insegne dell'esercito romano di Crasso sconfitto a Carre nel 53 a.C. dai Parti, ed è conosciuto come "arco partico". L'arco era a tre fornici e decorato da statue e iscrizioni: le fonti ricordano la quadriga imperiale collocata al di sopra del fornice centrale, mentre quelli laterali presentavano statue dei Parti, uno dei quali (nel rilievo di destra) era nell'atto di restituire le insegne.

Le fondazioni di un arco sono tuttora visibili nel Foro Romano presso i resti del tempio del Divo Giulio. L'aspetto dell'arco è stato ricostruito tramite alcuni frammenti architettonici superstiti, la forma delle fondazioni e alcune testimonianze iconografiche, come un rilievo con la Vittoria a Copenaghen e una moneta del 17-15 a.C. che lo rappresenta.

Si trattava di un arco a tre fornici: quello centrale era voltato a botte, affiancato da due vittorie alate e dotato di un alto attico dove era posta la Quadriga di Augusto trionfatore; i due fornici laterali erano dei passaggi architravati, con le aperture incorniciate dal lesene (non semicolonne come sull'apertura centrale) e dotate di timpano, mentre sulla loro sommità si trovavano statue dei Parti sottomessi. Nei passaggi laterali esistevano anche due edicole poco profonde dove erano affissi i fasti consolari (le liste su marmo dei consoli); sui pilastri che sostenevano le architravi si trovavano invece incisi i fasti trionfali (liste dei trionfatori dall'inizio della Repubblica). Questa usanza era molto significativa, ed era un chiaro segnale della volontà di Augusto di erigersi a conservatore e restauratore della costituzione repubblicana, mentre nella realtà stava profondamente cambiando la struttura statale; in un certo senso è emblematico della politica di dimostrare come la tradizione romana confluisse naturalmente nel suo principato, che riassumeva la storia dell'intera Roma.

Identificazione[modifica | modifica wikitesto]

L'attribuzione di questi resti all'uno o all'altro dei due archi citati dalle fonti è discussa: secondo alcuni l'"arco aziaco" sarebbe presto crollato e venne quindi sostituito nello stesso luogo dall'"arco partico", a cui apparterrebbero i resti visibili. Secondo altri invece questi resti sarebbero attribuibili al primo arco, mentre il secondo sarebbe stato costruito dal lato opposto rispetto al tempio del Divo Giulio. Una soluzione è venuta fuori da scavi negli anni '70 del XX secolo: leggermente più a est delle fondazioni dell'arco partico sono state ritrovate le tracce di un arco a un solo fornice, evidentemente quello del 29, che nel 19 venne sostituito dall'arco partico sul quale fu probabilmente affissa l'iscrizione dell'arco più antico. La cancellazione dell'arco aziaco può essere inquadrata anche nella propaganda augustea di nascondere le tracce delle guerre civili.[senza fonte]

Valore architettonico[modifica | modifica wikitesto]

L'arco può essere considerato una pietra miliare nell'architettura romana perché vi si trovano già i tre fornici (come nella porta Esquilina, detta popolarmente arco di Gallieno), ma le aperture non sono ancora fuse in un organismo unitario, come avveniva nelle porte nelle mura. Lo stesso uso del fornice inquadrato da pilastri e timpano ebbe una diffusa applicazione nelle porte urbiche e negli archi trionfali e onorari per tutto il I secolo d.C., tra le quali si annoverano la porta di Spello, di Ravenna, di Rimini, di Verona e gli archi di Aosta e Orange.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roman Imperial Coinage, Augustus, I, 267; CRI 422; RSC 123.
  2. ^ Roman Imperial Coinage, Augustus, I, 136; RSC -; cf. BMCRE 427 = BMCRR Rome 4453 (aureus); BN 1229-31.
  3. ^ CIL VI, 10287.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]