Tempio della Pace

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Coordinate: 41°53′34.83″N 12°29′15.28″E / 41.893008°N 12.487578°E41.893008; 12.487578

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Foro della Pace
Vista del Tempio della Pace.
Vista del Tempio della Pace.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma
Dimensioni
Superficie 13 500
Amministrazione
Patrimonio Centro storico di Roma
Ente Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale
Responsabile Umberto Broccoli
sito web

Il Foro o Tempio della Pace è uno dei Fori Imperiali di Roma, il terzo in ordine cronologico. Anticamente era chiamato semplicemente tempio della Pace (templum Pacis, ma oggi con tale termine si intende il tempio vero e proprio del foro), e la denominazione come "foro" si diffuse solo dall'epoca di Costantino I in poi.

Si trovava accanto al foro di Augusto, separato solo dalla strada dell'Argileto, l'antica strada tra Foro Romano e Esquilino, risistemata poco dopo sotto Domiziano con la costruzione del foro Transitorio. Oggi i suoi resti sono in larga parte nascosti sotto via dei Fori Imperiali.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Definito dai contemporanei come una delle meraviglie del mondo (Plinio, Naturalis Historia XXXVI 102), venne fatto costruire sotto Vespasiano dal 74 d.C. e concluso da Domiziano. Il tempio venne inaugurato nel 75 dopo Cristo, dopo il trionfo per la guerra giudaica, e dedicato alla Pax Augusta dell'Impero, restaurata proprio dalla dinastia flavia secondo la propaganda imperiale.

Settimio Severo restaurò il complesso dopo che questo fu gravemente danneggiato da un incendio nel 192.

Il complesso perse precocemente la sua funzione pubblica e già nel IV secolo gli spazi furono adibiti ad attività produttive, spostate qui dal vicino sito nel quale venne edificata la basilica di Massenzio.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Frammento della mano della statua della pace, I -II sec, depositi dei Grottoni del colle Oppio, Roma

Il foro era costituito da un vasto complesso di edifici per una superficie complessiva di circa 135x100 metri.

I resti di questo foro sono oggi molto scarsi, situati sul lato del Foro Romano (tracce di un ingresso monumentale) oltre via dei Fori Imperiali e incorporati nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano.

La pianta del complesso ci è comunque nota grazie alla Forma Urbis Severiana, che era conservata proprio in questo complesso: la grande lastra marmorea rappresentante la pianta di Roma (agli inizi III secolo) si trovava affissa su una parete di uno degli ambienti del foro della Pace. I fori delle grappe usate per il fissaggio delle lastre sono ancora visibili sulla parete esterna del convento dei Santi Cosma e Damiano.

Il Foro della Pace consisteva in una grande piazza quadrata sistemata a giardino, con portici su tre lati (laterali, decorati anche da nicchie, e posteriore), mentre il lato frontale era decorato da colonne in marmo africano lungo la parete, ricordando comunque un peristilio. Come di consueto, il lato opposto all'entrata principale era centrato sul vero e proprio tempio, circondato da una serie di aule simmetriche. Qui erano ospitate una biblioteca, le spoglie del sacco di Gerusalemme (col famoso tesoro del tempio di Salomone) e un vero e proprio museo pubblico, con una ricchissima serie di opere d'arte greche fatte trasportare qui da Vespasiano in seguito all'obliterazione della Domus Aurea dovuta alla damnatio memoriae dell'ultimo imperatore Giulio-Claudio.

La zona centrale era sistemata a giardino, con aiuole, podi decorati con fontane e statue (prima "rinchiuse" nella Domus Aurea neroniana).

Il tempio, con una sorta di pronao esastilo, un'aula absidata e l'altare nella piazza antistante, era di fatto inglobato nel portico, tranne la specie di avancorpo del pronao. Questo elemento, assieme alla presenza del giardino nella piazza, fu un elemento inconsueto per l'architettura cittadina, se non il primo sicuramente uno dei primi, ispirato forse a prototipi ellenistici orientali. In definitiva quindi la piazza veniva a configurarsi come un elemento del tempio stesso, "abbracciata" dai colonnati che da esso si dipanavano. In questo senso va spiegata la denominazione pre-costantiniana come "tempio", piuttosto che "foro".

Altre immagini[modifica | modifica sorgente]

VESPASIAN - RIC II 842 - 833841.jpg
 
Aurei databili al 76. Entrambe le monete riportano i profili degli imperatori Vespasiano e del cesare Tito, mentre sul retro uno dei quattro giovenche di Mirone che ricordavano il loro trasferimento di un paio di anni prima dal tempio di Apollo Palatino a quello della Pace.
Aurei databili al 76. Entrambe le monete riportano i profili degli imperatori Vespasiano e del cesare Tito, mentre sul retro uno dei quattro giovenche di Mirone che ricordavano il loro trasferimento di un paio di anni prima dal tempio di Apollo Palatino a quello della Pace.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ranuccio Bianchi Bandinelli e Mario Torelli, L'arte dell'antichità classica, Etruria-Roma, Utet, Torino 1976.
  • Pier Luigi Tucci, "L’area del Templum Pacis all’inizio del Seicento: dall’orto della torre dei Conti alla Contea", in Archivio della Società romana di storia patria, 124, 2001, pp. 211-276.
  • Stefania Fogagnolo, "Scoperta di frammenti di colonne colossali dal Foro della Pace", in Marilda De Nuccio, Lucrezia Ungaro (a cura di) I marmi colorati della Roma imperiale (catalogo mostra), Venezia 2002, pp. 136-137.
  • Carlos F. Noreña, "Medium and message in Vespasian's Templum Pacis", in Memoirs of the American Academy in Rome, 48, 2004, pp. 25 e ss.
  • Stefania Fogagnolo, "Lo scavo del Templum Pacis: concordanze e novità rispetto alla Forma Urbis", in Roberto Meneghini, Riccardo Santangeli Valenzani (a cura di), Formae Urbis Romae. Nuovi frammenti di piante marmoree dallo scavo dei Fori imperiali, Roma 2006, pp. 61-74.
  • Stefania Fogagnolo, "Rivestimenti marmorei dal tempio del Foro della Pace", in Atti del XII colloquio dell'Associazione italiana per lo studio e la conservazione del mosaico (convegno Padova e Brescia 2006), Tivoli 2007, pp.267-278.
  • Stefania Fogagnolo, "Pavimenti marmorei di epoca severiana del Templum Pacis", in Musiva & sectilia, 2-3, 2005-2006 (2008), pp. 115-141.
  • Pier Luigi Tucci, "Nuove osservazioni sull’architettura del Templum Pacis", in Filippo Coarelli (a cura di), Divus Vespasianus. Il Bimillenario dei Flavi (catalogo della mostra, Roma, marzo 2009 - gennaio 2010), Milano 2009, pp. 158-167.
  • Roberto Meneghini, Antonella Corsaro, Beatrice Pinna Caboni, "Il Templum Pacis alla luce dei recenti scavi", in Filippo Coarelli (a cura di), Divus Vespasianus. Il Bimillenario dei Flavi (catalogo della mostra, Roma, marzo 2009 - gennaio 2010), Milano 2009, pp. 190-199.
  • Pier Luigi Tucci, "Flavian Libraries in Rome", in J. König, K. Oikonomopolou, G. Woolf (a cura di), Ancient Libraries, Cambridge 2013, pp. 277-311

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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