Tempio di Apollo Palatino

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Il tempio di Apollo Palatino era un tempio dell'antica Roma, sul colle Palatino.

Fu promesso in voto da Ottaviano per la vittoria ottenuta sul Nauloco contro Sesto Pompeo nel 36 a.C. e venne costruito nel luogo in cui era caduto un fulmine all'interno delle proprietà di Augusto sul Palatino. Il tempio venne dedicato il 9 ottobre del 28 a.C. e celebra anche la vittoria ottenuta ad Azio su Marco Antonio. Vi si svolsero gran parte delle cerimonie per la celebrazione dei ludi seculares nel 17 a.C..

I resti dell'edificio furono scavati negli anni 1960 da Gianfilippo Carettoni in una zona in forte declivio verso il Circo Massimo: l'area antistante il tempio (area Apollinis) era una terrazza artificiale (70 per 30 m), poggiante su sostruzioni in opera quadrata. Nella parte settentrionale della terrazza il tempio si elevava su un alto podio, costruito in blocchi di tufo e travertino nelle parti portanti e con i tratti intermedi riempiti in cementizio. L'alzato era in blocchi di marmo lunense (di Carrara) e il tempio doveva avere un pronao con sei colonne sulla facciata, mentre sui lati l'ordine proseguiva con lesene addossate ai muri esterni della cella.

Negli scavi furono rinvenute diverse lastre in terracotta con rilievi policromi figurati rappresentanti soggetti mitologici (del tipo delle "lastre Campana").

Le fonti antiche ce lo tramandano con porte in avorio e sede di numerose opere di scultura: due bassorilievi con i Galati cacciati da Delfi e con il mito dei Niobidi e sculture di Bupalos e Athenis, scultori di Chio della seconda metà del VI secolo a.C., sul frontone. Il gruppo di culto all'interno della cella aveva una statua di Apollo citaredo, opera dello scultore Scopas e forse proveniente dal santuario di Apollo a Ramnunte, in Attica, una di Diana, opera di Timoteo, e una di Latona, scolpita da Cefisodoto: nel basamento delle statue erano stati deposti i libri sibillini, qui trasferiti dal tempio di Giove sul Campidoglio.

Il tempio era circondato da un portico (portico delle Danaiadi) con colonne in marmo giallo antico e con le statue delle cinquanta figlie di Danao inserite tra i fusti, l'effige di Danao con la spada sguainata e le statue equestri dei figli di Egitto.

Davanti al tempio (area Apollinis) era un altare affiancato dalle sculture della "Mandria di Mirone" e da una statua di Apollo, collocata su un basamento ornato da rostri.

La contigua biblioteca (bibliotheca ad Apollinis), secondo la Forma Urbis Severiana era costituita da due sale absidate, con le pareti ornate da un ordine di colonne.

La casa privata di Ottaviano era direttamente collegata alla terrazza del santuario per mezzo di corridoi voltati e affrescati. Questo stretto legame tra il santuario e la casa del princeps, che dominavano sul Circo Massimo, ripete gli schemi già presenti nelle residenze dei dinasti ellenistici.

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