Roma quadrata

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Roma quadrata
Capanne protostoriche sul Palatino, nei pressi delle scalae Caci dove Plutarco racconta vi fosse la residenza di Romolo.[1]
Capanne protostoriche sul Palatino, nei pressi delle scalae Caci dove Plutarco racconta vi fosse la residenza di Romolo.[1]
Civiltà romana
Localizzazione
Stato Italia Italia
Comune Roma-Stemma.png Roma

A metà tra leggenda e realtà storica archeologicamente documentata, per Roma quadrata si intendono tre diverse definizioni: una prima corrispondente al circuito dell'intero colle Palatino come riferiscono Plutarco,[2] Dionigi di Alicarnasso[3] e Appiano;[4] una seconda, ad una ristretta area monumentale, ovvero l'area Apollinis che occupava una piccola parte del Palatino;[5][6] ed una terza ad un'ara/fossa sul medesimo Palatino.[7]

Morfologia della zona[modifica | modifica wikitesto]

La morfologia dell'area geografica su cui insisteva la Roma primitiva può essere dedotta da analogie e da verifiche geologiche di quello ed altri siti della valle del Tevere: era una zona caratterizzata da colline di altezza di solito contenuta ma dai fianchi tufacei che potevano anche essere estremamente ripidi e con le sommità generalmente abbastanza pianeggianti, adatte quindi ad ospitare nuclei abitativi che, per ovvi motivi di sicurezza, preferivano stabilirsi su queste alture piuttosto che nelle valli sottostanti. In particolare, la sommità del Palatino aveva una forma vagamente trapezoidale, che potrebbe essere stato il motivo per cui questa prima Roma venne definita "quadrata”.

Per la difesa di questi primi agglomerati urbani si sfruttava, per quanto possibile, la conformazione del terreno, nel senso che veniva eretto un muro o, piuttosto, un rinforzo, solo dove il pendio del colle non era abbastanza ripido da impedire l'accesso. Spesso all'esterno del muro veniva anche scavato un fossato tale da rendere quanto meno difficoltoso l'avvicinamento sui lati non difesi naturalmente.

La Roma del Palatino[modifica | modifica wikitesto]

Roma nell'anno della sua fondazione, nel 753 a.C.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi fondazione di Roma, Palatino e Scalae Caci.

Il leggendario solco tracciato da Romolo aveva probabilmente una funzione di pomerium e quindi di confine, ed è abbastanza verosimile, data l'antica conformazione del colle, che il primitivo muro[8] ed il fossato che lo accompagnavano fossero stati realizzati solo sul lato tra il Germalo ed il Palatino, a difesa del lato più esposto, anche se il pomerium, per il suo significato di cinta sacrale, doveva certamente circondare tutto il centro abitato.

Una diversa spiegazione dell'aggettivo "quadrata” viene fornita da Festo e da Properzio, i quali suggeriscono che quadrato potesse essere il mondus, cioè quella fossa che veniva scavata al centro esatto del pomerium e riempita di tutti quegli oggetti sacrificali e beneauguranti che i sacerdoti utilizzavano durante la complessa cerimonia di inaugurazione della nuova città.

Il baluardo tra Germalo e Palatino è però poco più di una verosimile congettura, sulla base della presenza di un avvallamento, tra le due alture, un po' troppo accentuato. La Roma quadrata cui accennano alcuni autori classici[9] comprendeva invece entrambe le alture, con l'esclusione del colle Velia. Tacito fornisce alcune indicazioni in merito al primitivo recinto della città, in base alle quali è possibile ipotizzare il seguente percorso, lungo circa un chilometro e mezzo: dalla basilica di Sant'Anastasia al Palatino, all'incirca all'incrocio tra le odierne via dei Cerchi e via di S. Teodoro, lungo il lato meridionale del Palatino fino alla chiesa di S. Gregorio, piegando poi verso l'Arco di Costantino, quindi verso l'Arco di Tito e la basilica di Santa Francesca Romana per ricongiungersi poi al tracciato dell'odierna via di San Teodoro e scendere per il Velabro fino alla chiesa di Santa Anastasia. Le estremità erano segnalate da altari: l'ara massima di Ercole invitto nel Foro Boario, l'ara di Conso nella valle del Circo Massimo, il santuario dei Lari ai piedi della Velia e le Curiae Veteres sull'angolo nord-orientale del Palatino.[10] È abbastanza evidente che alcuni di questi tratti sfruttavano la naturale conformazione del colle e non necessitavano pertanto di alcun muro.

Porte d'accesso e centro abitato[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Capanne del Palatino.
Etimologia di porta

Porta per alcuni etimologisti latini deriverebbe da portare, in questo caso l'aratro utilizzato da Romolo per tracciare i confini di Roma, che veniva portato invece che tirato, in quei tratti dove il muro si sarebbe dovuto interrompere per permettere il passaggio. [11][12]

Che la circondasse completamente o solo a tratti, il muro che delimitava la città doveva certamente avere delle porte d'accesso. Già gli stessi autori d'epoca imperiale (che scrivevano a sette-otto secoli di distanza) non avevano notizie certe in proposito, né sul numero (tre o quattro), né, tanto meno, sui nomi. Valga per tutti l'esempio di Plinio, autore sempre molto attento, secondo il quale le porte erano "tre o forse quattro”, aperte in una cinta muraria che racchiudeva il Palatino ed il Campidoglio. E questa notizia "storica” racchiude già un'imprecisione in quanto l'inclusione del Campidoglio nell'area urbana è posteriore di un paio di secoli alla Roma quadrata originaria.

Le ipotesi più accreditate, secondo le indicazioni suggerite da Varrone, suppongono che possa essere esistita una Porta Mugonia (di etimologia molto incerta[13]), posizionata nei pressi dell'arco di Tito, una Porta Romana o Romanula, nei pressi della Basilica di Santa Francesca Romana (la cui denominazione è stata forse assegnata dai Sabini che, stabiliti sul colle Quirinale, dovevano passare da lì per entrare in Roma) e una terza porta (Januaria? Janualis? Trigonia? Capena[14]). L'ubicazione di quest'ultimo accesso è assolutamente incerta, ma se la Mugonia era verso il colle Velia, cimitero della città e via di transito verso l'Esquilino e il Viminale, la Romana, oltre ad assicurare i contatti con i Sabini, si apriva nei pressi della fonte Giuturna, la più vicina risorsa di acqua potabile, è più che lecito ritenere che la terza porta si dovesse aprire verso il Velabro, consentendo quindi l'accesso al Tevere, che rappresentava un'importantissima via di transito commerciale, e di conseguenza anche al mare.

Da questa configurazione, che secondo gli studiosi parrebbe essere la più verosimile, è però stranamente assente un ulteriore accesso dalla parte del colle Querquetulano (il Celio) e quindi verso il territorio dei Latini. Alcuni studiosi ritengono che fosse proprio la Trigonia (o comunque si sia chiamata) ad aprirsi verso il Celio, all'altezza della Chiesa di San Gregorio al Celio[15], e in questo caso sarebbe l'accesso dalla parte del Tevere ad essere stranamente mancante. Non si può comunque escludere l'eventualità di qualche passaggio secondario lungo il perimetro delle mura, se non, addirittura, di una quarta porta. Non è un caso che Plutarco citi una Porta Ferentina, quando Romolo, in seguito ad una grave pestilenza che aveva colpito la città di Roma, procedette alla sua purificazione con sacrifici espiatori, che si celebrarono presso questa porta, che conduceva alla selva ferentina ai piedi dei Colli Albani.[16]

Dalla Roma quadrata ai "sette colli"[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Septimontium e Mura serviane.

La struttura urbana successiva alla Roma quadrata e fino alla costruzione, nel 378 a.C., delle mura serviane, era organizzata in modo decentrato, nel senso che le varie alture costituenti la città non facevano parte di un'unica entità difensiva, ma possedevano, ciascuna, una sua struttura militare indipendente, affidata più alla forza e al valore degli uomini che non alle fortificazioni.

Il comune romano identificato dal Septimontium, inizialmente ristretto ai soli montes, allargato in seguito anche ai colles, sviluppatosi principalmente alla falde dei rilievi, costituì la fase successiva dello sviluppo urbano di Roma, durante la quale, i vari aggregati urbani mantennero delle caratteristiche distintive[17].

Il sacco di Roma ad opera dei Galli nel 390 a.C. fu l'avvenimento che mise in crisi questo sistema e dimostrò la necessità di una struttura fortificatoria unitaria. Fino ad allora la configurazione orografica dei colli era sufficiente a provvedere, da sola, alle necessità della difesa, eventualmente aiutata, dove si fosse rivelato necessario, dalla costruzione di mura o dallo scavo di un fossato e di un terrapieno (agger).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 20, 5.
  2. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 9, 4.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I, 88, 2.
  4. ^ Appiano, Sui Re di Roma, fr. 1-9.
  5. ^ Ovidio, Fasti, IV, 823-824.
  6. ^ Festo, De verborum significatu, 310 L.
  7. ^ Andrea Carandini, Roma il primo giorno, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  8. ^ Tito Livio, Ab Urbe condita libri, I, 7.
  9. ^ Dionigi di Alicarnasso, Plutarco, Cassio Dione, Festo e Solino
  10. ^ Tacito, Annales, XII, 24.
  11. ^ Dizionario etimologico in www.etimo.it. URL consultato il 19 dicembre 2013.
  12. ^ Luigi Pompili Olivieri, Annali di Roma, Tipografia Perego Salvioni, Roma, 1836.
  13. ^ Forse dal muggito delle mandrie che da lì passavano dirette ad una vicina tenuta di Bucitae, come riferisce Varrone, o, secondo Sesto, dal nome di un certo Mugio, guardiano o capo della guarnigione della porta
  14. ^ Luigi Pompili Olivieri, Annali di Roma, pg. 17 - Tipografia Perego Salvioni, Roma, 1836.
  15. ^ Luigi Pompili Olivieri, Annali di Roma, pg. 17. Tipografia Perego Salvioni, Roma, 1836 - Secondo il Pompili Olivieri, la terza porta detta Capena, si apriva verso la chiesa di San Gregorio.
  16. ^ Plutarco, Vita di Romolo, 24, 2.
  17. ^ Theodor Mommsen, Storia di Roma, Vol. I, Cap. IV, par. La città Palatina ed i Sette colli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

  • A.Carandini, Roma il primo giorno, Roma-Bari, Laterza, 2007.
  • L.G.Cozzi, Le porte di Roma, F. Spinosi Ed., Roma, 1968
  • M.Quercioli, Le mura e le porte di Roma, Newton Compton, Roma, 1982

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]