Ammiano Marcellino

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« Queste vicende, da ex militare e da greco, ho esposto secondo la misura delle mie forze, a partire dal principiato dell'imperatore Nerva, fino alla morte di Valente; mai - credo - scientemente ho osato corrompere con silenzi o menzogne la mia opera, che fa professione di verità. Il resto lo scriva chi di me è più bravo, nel fiore dell'età e della cultura. »
(Ammiano Marcellino, Rerum gestarum libri, XXXI, 16, 9)

Ammiano Marcellino (in latino: Ammianus Marcellinus; Antiochia di Siria, 330 circa – Roma, post 397) è stato uno storico romano di età tardo-imperiale. Sebbene nato in Siria nel seno di una famiglia ellenofona scrisse la sua opera interamente in latino. È il maggiore degli storici romani del IV secolo la cui opera sia stata preservata, seppure in parte. I suoi Rerum gestarum libri XXXI, o semplicemente Res gestae, descrive gli anni 96 - 378, continuando l'opera del grande storico Cornelio Tacito. Ha anche scritto dei racconti sugli Unni.

Indice

Biografia [modifica]

Nascita [modifica]

Non si conosce né la sua data di nascita né quella di morte con precisione. Si ritiene, tuttavia, che fosse ancora in vita nel 397, anno in cui probabilmente terminò di scrivere il suo capolavoro (Res gestae).[1] Il suo luogo di nascita fu quasi certamente la città di Antiochia, in Siria,[2] anche se alcuni storici, fra cui Charles W. Fornara, hanno recentemente avanzato dei dubbi a tale proposito. Tali dubbi si fondano sulla supposizione che le sue origini siano menzionate solo in una lettera inviatagli nel 392 dal suo concittadino Libanio che, secondo gli storici citati, non era probabilmente diretta ad Ammiano Marcellino bensì ad altro destinatario (anch'egli di nome Marcellino e originario di Antiochia). La missiva in questione, che si è sempre ritenuto indirizzata ad Ammiano,[3] non è tuttavia l'unica prova del suo luogo di origine, come hanno messo in evidenza John Matthews e Guy Sabbah nel rispondere alle critiche cui si è fatto accenno.[4]

Carriera militare [modifica]

Obelisco di Teodosio: alti ufficiali con un torque che riporta un emblema a forma di cuore. Nella Notitia dignitatum degli emblemi simili sono riportati sugli scudi dei protectores domestici, di cui Ammiano Marcellino era membro.

Era «un soldato e un greco», come si definì egli stesso, ma allo stesso tempo si sentì sempre e profondamente romano, convinto come pochi altri della missione civilizzatrice di Roma e del suo impero. Scrive di lui uno storico francese: «...Si forgiò un'anima tutta romana, costituendosi, in qualche modo, difensore di una civiltà che appariva tanto più preziosa quanto più si trovava minacciata...». [5] La sua iscrizione fra l'élite dei protectores domestici mostra che era nobile di nascita. Entrò nell'esercito in giovane età, sotto l'imperatore Costanzo II, e venne distaccato alle dirette dipendenze di Ursicino, governatore di Nisibis nella Mesopotamia romana e magister militum.

Fu inviato in Italia con Ursicino quando questi fu richiamato da Costanzo e lo accompagnò nella spedizione contro Claudio Silvano, che era stato spinto, per una ingiusta accusa dei suoi nemici, a proclamarsi imperatore in Gallia. Con Ursicino andò due volte all'est ed a malapena riuscì a fuggire salvando la vita da Amida (la moderna Diyarbakir in Turchia), quando fu espugnata dal re persiano Sapore II. Quando Ursicino perse il suo incarico ed il favore di Costanzo, sembra che Ammiano ne abbia condiviso la caduta, ma sotto l'imperatore Giuliano, che successe a Costanzo, riottenne la propria posizione. Accompagnò Giuliano, per quale esprime una profonda ammirazione, nelle sue campagne contro gli Alamanni ed i Persiani della dinastia dei Sasanidi e, dopo la morte dell'imperatore, prese parte alla ritirata di Gioviano fino ad Antiochia, dove risedeva all'epoca della cospirazione di Teodoro, scoperta e repressa ferocemente (371)

Opera letteraria [modifica]

I libri della sua storia giunti fino a noi riguardano gli anni 353 - 378 e costituiscono la fonte più affidabile ed importante del periodo in essa esaminato.

Tale opera, nota sia con il titolo latino di Res Gestae (da non confondere tuttavia con le Res Gestae Divi Augusti) sia con quello di Storie, fu scritta dopo il trasferimento dello storico a Roma negli anni ottanta del IV secolo e pubblicata (tramite letture pubbliche) nel decennio successivo. In essa venivano prese in esame le vicende dell'impero romano dall'ascesa di Nerva (96) alla morte di Valente nella Battaglia di Adrianopoli (378). Tale Storia, nelle intenzioni dell'autore, doveva costituire la continuazione del lavoro portato a termine circa tre secoli prima da Tacito. Le Rerum Gestarum Libri XXXI si articolavano originalmente, come appare evidente dal titolo, in trentuno libri, ma i primi tredici sono andati perduti. I rimanenti diciotto libri riguardano il periodo compreso dal 353 al 378. Nell'insieme è stata ed è tuttora considerata un'opera di eccezionale valore storico e documentario e un resoconto libero, completo ed imparziale degli eventi, talvolta insoliti[6], scritti da un contemporaneo dotato di onestà intellettuale, preparazione militare, giudizio indipendente e ampie letture. Gli studi recenti hanno anche messo in luce la forza retorica della sua narrazione.

Le Storie di Ammiano, dato il periodo preso in esame, possono essere anche viste come un lungo prologo alla narrazione della guerra contro i Goti, culminata, nel 378, con la disastrosa sconfitta militare di Adrianopoli subita dall'imperatore Valente, rimasto ucciso nel corso della battaglia, che causò una profonda impressione nell'autore e in tutto il mondo romano. Pochi decenni più tardi, dopo un'effimera ripresa prodottasi durante il regno di Teodosio I e l'età di Stilicone, in Occidente sarebbe iniziato un processo di smembramento irreversibile che avrebbe portato alla piena indipendenza i vari stati indipendenti romano-germanici che si erano andati costituendo al suo interno e che saranno all'origine dell'Europa moderna, mentre in Oriente si sarebbe col tempo sviluppato un impero romano-greco o bizantino. Ammiano ci descrive una romanità ancora vigorosa e unitaria in cui egli stesso continua a riporre le proprie speranze ma in cui si intravvedono già alcuni segni del futuro disfacimento: le imposte eccessive, la rovina finanziaria delle classi medie, il declino progressivo del morale dell'esercito.

Critica moderna [modifica]

Lo storico del XVIII secolo, Edward Gibbon, ha così giudicato Ammiano:

(EN)
« an accurate and faithful guide, who composed the history of his own times without indulging the prejudices and passions which usually affect the mind of a contemporary »
(IT)
« una guida esatta e degna di fede, che ha composto la storia del suo tempo senza indulgere nei pregiudizi e nelle passioni che affliggono solitamente la mente di un contemporaneo »
(Edward Gibbon, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire[7])

Benché Ammiano fosse un pagano, egli, nella sua opera, scrive senza astio del Cristianesimo. Particolarmente importante è la sua testimonianza della persecuzione dei cattolici da parte dell'imperatore Costanzo, cristiano ma di confessione ariana, perché conferma che il vescovo di Roma (all'epoca della persecuzione, papa Liberio) era considerato la somma autorità nella Chiesa. Il suo stile, molto elaborato, spesso ricercato, fino ad essere, talvolta, di difficile interpretazione, presenta tuttavia, come si è già accennato, una notevole forza retorica. Dobbiamo a tale proposito ricordare che la sua opera era progettata per una pubblica lettura e che questa richiedeva spesso l'uso dei necessari abbellimenti retorici, anche a costo della semplicità. Alcune costruzioni e locuzioni utilizzate da Ammiano tradiscono la sua lingua di origine, che dovette essere il greco.

È un fatto notevole che Ammiano, benché militare di carriera, riesca ad analizzare molto acutamente i problemi sociali ed economici che travagliavano il mondo romano del tempo. Il proprio atteggiamento verso le popolazioni non-Romane dell'impero è generalmente più tollerante e flessibile di quello di altri storici che lo avevano preceduto. Di grande interesse risultano le sue digressioni sui vari paesi visitati sia come militare, sia come privato cittadino, dopo aver lasciato, all'età di circa quarant'anni, il servizio attivo nell'esercito.

Note [modifica]

  1. ^ Cfr. Pierre-Marie Camus, Ammien Marcellin, Parigi, Les Belles Lettres, 1967, p. 18; Ronald Syme, Ammianus and the Historia Augusta, Oxford at The Clarendon, Oxford University Press, 1968, p. B (introduzione). Per l'Enciclopedia Treccani l'ultima parte della Res gestae fu scritta molto probabilmente fra il 397 e il 400. Cfr. Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, Ed. 1949 (ristampa integrale fotolitica dei 35 volumi pubblicati fra il 1929 e il 1936), Vol. II, p. 989
  2. ^ «His birthplace was almost certinly the syrian city of Antioch...» cit. da David Rohrbacher, The Historians of Late Antiquity, Londra-New York, Routledge, 2002, p. 14
  3. ^ «...the identity of Libanius corrispondent as Ammianus Marcellinus is inescapable...» (...l'identità del corrispondente di Libanio nella persona di Ammiano Marcellino è inquestionabile...). Cit. da John Matthews, The Roman Empire of Ammianus, Londra, Gerald Duckworth & Co., 1989, p. 8, ISBN 0-7156-2246-3
  4. ^ Cfr. David Rohorbacher, op. cit., pp. 15 e 16
  5. ^ «Ce Grec d'Antioche...se fit une âme toute romaine, et se constitua, en quelque sorte, le défenseur d'une civilisation qui apparaissait d'autant plus précieuse qu'elle se trouvait davantage menacée...» Cit. da Pierre-Marie Camus, op.cit., pp. 8-9
  6. ^ Come quando Ammiano ci informa che nel 367, i Pitti riuscirono a travolgere la linea di confine dell'Impero Romano in Britannia dopo aver corrotto gli "Arcani"
  7. ^ Edward Gibbon, The History of the Decline and Fall of the Roman Empire, Cap. XXVI, p. 55

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