Villa Adriana

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Coordinate: 41°56′31″N 12°46′31″E / 41.94194, 12.77528

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
Villa Adriana
Villa Adriana (Tivoli)
Canopus vanaf serapium.jpg
Tipologia architettonico
Criterio C (i)(ii)(iii)
Pericolo No
Anno 1999
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell'umanità in Italia

Villa Adriana è la residenza imperiale fatta costruire nel territorio attualmente appartenente al comune di Tivoli dall'imperatore Adriano tra il 118 e il 138.

Indice

[modifica] Genesi della villa

L'Imperatore Adriano

Adriano detestava l'affollamento, la promiscuità, gli intrighi e il caos di Roma, dove risiedette il meno possibile. La costruzione della villa tiburtina iniziò l'anno successivo alla sua ascesa all'impero, e lo accompagnò per il resto della sua esistenza.

Amante del bello, Adriano era appassionato di architettura ed intervenne direttamente nel disegno e nella progettazione degli edifici (manifestando una particolare predilezione per gli edifici a cupola), tanto che della villa non conosciamo gli architetti, mentre sappiamo che egli ne curò personalmente la progettazione e che pretendeva gli fossero sottoposti anche i problemi particolari della realizzazione e dell'ornamentazione. Scelse quindi con particolare cura, tanto per cominciare, il sito della nuova residenza imperiale: fuori dal caos di Roma, ma lontano solo 17 miglia romane dalla città, tra la via Prenestina e la via Tiburtina, sul vasto pianoro salubre che si estende ai piedi dei monti Tiburtini, ben drenato e ricco (ancor oggi) di cave di materiali da costruzione come travertino, pozzolana e tufo, verso il quale convergevano all'epoca ben quattro acquedotti (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia).

Qui, tra le molte ville rustiche che fin dall'età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli, ne esisteva già una costruita nel periodo Sillano, ingrandita da Giulio Cesare, pervenuta all'epoca in proprietà della moglie di Adriano, Vibia Sabina, che proveniva da una famiglia di antica nobiltà italica [1]. Fu questo il primo nucleo della villa, incorporato poi nel Palazzo imperiale.

Lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature sembra indicare che la progettazione del complesso sia stata unitaria, anche se dai bolli laterizi ritrovati in circa metà degli edifici emergono tre fasi di costruzione particolarmente attive tra il 118 e il 121, il 125 e il 128 e il 134-138.

La complessità della residenza rappresentò la complessità della sua personalità, la magnificenza delle costruzioni la sua idea orientalizzante dell'immagine dell'imperatore nel suo tempo. [2]

[modifica] La terrazza dell'Accademia

[modifica] Le Terme

Le Grandi Terme

In asse con la valle del Canopo si levano i resti di due stabilimenti termali detti, per le loro differenti dimensioni, Grandi e Piccole Terme.

La diversità delle dimensioni indica che diversi dovevano essere i destinatari: ospiti di riguardo e famiglia imperiale per le Piccole Terme, decorate con grande ricchezza e raffinatezza, e personale addetto alla Villa per le Grandi Terme.

Degli altri edifici annessi a questo complesso, costituiti da una serie di ambienti, si ritiene fossero destinati ad alloggio della guardia imperiale (sono detti infatti Pretorio) o del personale della Villa.

Tra questo complesso e il Pecile sorgono resti di altri edifici, tra cui un Edificio con tre esedre considerato un vestibolo di accesso ai palazzi imperiali.

[modifica] Il complesso del Pecile

Il Pecìle è una ricostruzione della "stoà poikìle" (portico dipinto) e cioè quello che era il centro politico e culturale della città di Atene, la prediletta da Adriano durante i suoi numerosi viaggi.

[modifica] Il complesso di nord-est

[modifica] Il Teatro marittimo

il Teatro marittimo: sullo sfondo, la Biblioteca greca
l'isola

Il Teatro marittimo - definizione non nota dalle fonti, ma corrente nell'uso - è una delle prime costruzioni della villa, tanto che è stata interpretata come la primissima, provvisoria residenza di Adriano nel sito. Le sue caratteristiche di separatezza rendono credibile l'ipotesi che il luogo costituisse il rifugio privatissimo dell'imperatore.

La struttura, iniziata nel 118, fu edificata nei pressi della villa repubblicana. È un complesso assai singolare, ad un solo piano, senza alcun rapporto con la forma abituale di un teatro romano, costituito da un pronao di cui non resta più nulla, mentre sono riconoscibili la soglia dell'atrio e tracce di mosaici pavimentali. All'interno consta di un portico circolare a colonne ioniche, voltato. Il portico si affaccia su un canale al centro del quale sorge un isolotto di 45 metri di diametro, composto anch'esso da un atrio e da un portico in asse con l'ingresso, più un piccolo giardino, un piccolo complesso termale, alcuni ambienti e delle latrine. La struttura non prevedeva alcun ponte in muratura che collegasse l'isolotto al mondo esterno, e per accedervi era necessario protendere un breve ponte mobile.

[modifica] Altre strutture

[modifica] I livelli sotterranei

[modifica] Gli scavi

L'area che oggi riconosciamo come pertinente alla villa occupa di certo circa 120 ettari: si tratta di una estensione di terreno vastissima per un complesso privato, sia pure di proprietà imperiale [3]. Non è tuttavia certo che la perimetrazione attuale comprenda l'intera superficie del comprensorio adrianeo.

Dopo la morte di Adriano la villa continuò ad essere utilizzata, come mostrano i bolli laterizi pertinenti a restauri del III secolo, ma in seguito fu progressivamente abbandonata e durante il medioevo ridotta a terreno agricolo, salvo essere utilizzata come cava di materiali edili di pregio (marmi, mosaici, decorazioni) per le case di Tivoli, e come riserva di pietra da cui estrarre calce.

Il primo a rinominarla, dopo secoli, fu l'umanista Flavio Biondo nel 1450, e una decina di anni dopo essa venne visitata e citata anche da Pio II Piccolomini. Si animò così - dalla fine del secolo - l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili per la villa. Interesse che fu, innegabilmente, soprattutto predatorio: alla ricerca di statue e marmi furono fatti eseguire scavi da papa Alessandro VI Borgia, poi dal cardinale Alessandro Farnese, poi dal cardinale Ippolito II d'Este, per il quale Pirro Ligorio prelevò grandi quantità di materiali destinati sia alla villa di Tivoli che a quella di Roma[4].

Al Ligorio si deve la prima rilevazione topografica della villa, datata attorno al 1560 e attualmente nella biblioteca di Windsor. La villa riscoperta fu frequentata - sia per conto dei ricchi committenti che per propria ispirazione e passione, anche da architetti come Antonio da Sangallo il Vecchio e Francesco Borromini, e artisti come i Piranesi[5]. Dal XVI al XIX secolo si moltiplicarono gli scavi, anche da parte dei proprietari dei terreni che insistevano sull'area della villa, come il conte Fede o i Gesuiti ai quali apparteneva l'area del Pecile, e le oltre 300 opere maggiori ritrovate (ritratti, statue, erme, rilievi, sculture, mosaici) furono disperse per le collezioni private ed i musei di mezza Europa.

Nel 1870 lo Stato acquistò il comprensorio dalla famiglia Braschi che era in quel periodo la maggiore proprietaria dei terreni (altre parti, tuttavia, rimasero - e sono ancora - in mano a privati). Furono intrapresi scavi e restauri, che riportarono alla luce la stupefacente architettura degli edifici e talvolta anche stucchi e mosaici superstiti. Le ricerche continuano, ma l'esplorazione del sito è lungi dall'essere completata.

Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità,con questa motivazione:

« Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell'antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo. »

[modifica] Note

  1. ^ Tracce di queste prime costruzioni sono state rinvenute nell'area nord-est della perimetrazione nota, presso il cosiddetto Cortile delle Biblioteche.
  2. ^ 5 Tiburtinam villam mire exaedificavit, ita ut in ea et provinciarum et locorum celeberrima nomina inscriberet, velut Lycium, Academian, Prytanium, Canopum, Poecilen, Tempe vocaret. et, ut nihil praetermitteret, etiam inferos finxit.
    Spartiano, De vita Hadriani Aelii, XXVI, 5
  3. ^ Si pensi che l'estensione di Ostia Antica, che era il porto commerciale di Roma e ospitava in età imperiale oltre 75.000 abitanti, non supera i 40 ettari.
  4. ^ che sorgeva negli attuali giardini del Quirinale
  5. ^ Al figlio di Giovanni Battista Piranesi, Francesco, si deve la stesura di una nuova pianta nel 1700, attualmente visibile nel padiglione del plastico

[modifica] Voci correlate

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