Villa Adriana
Coordinate: 41°56′46″N 12°46′21″E / 41.946004°N 12.772515°E
| Villa Adriana (EN) Hadrian's Villa |
|
|---|---|
| Tipo | architettonico |
| Criterio | C (i)(ii)(iii) |
| Pericolo | No |
| Riconosciuto dal | 1999 |
| Scheda UNESCO | (EN) Scheda (FR) Scheda |
Villa Adriana è la residenza imperiale dell'imperatore Adriano (76-138) presso Tivoli (l'antica Tibur), oggi in provincia di Roma.
Indice |
Posizione geografica [modifica]
Si trova sui Monti Tiburtini, a circa 28 km (17 miglia romane) da Roma, dalla quale era raggiungibile sia per mezzo della via Tiburtina o della via Prenestina, sia tramite la navigazione sul fiume Aniene.
L'area scelta si estendeva tra le valli dei fossi di Risicoli o di Roccabruna ad ovest e dell'Acqua Ferrata ad est, che, riunitisi, si gettano poi nell'Aniene; era ricca di acque e vi passavano quattro degli antichi acquedotti romani che servivano Roma (Anio Vetus, Anio Novus, Aqua Marcia e Aqua Claudia). Nei pressi esiste tuttora la sorgente di acqua sulfurea delle Acque Albule (Bagni di Tivoli), che era conosciuta ed apprezzata dall'imperatore. Nei dintorni inoltre erano presenti numerose cave di materiali da costruzione (travertino, pozzolana, tufo e calcare per la realizzazione della calce).
Genesi della villa [modifica]
Tra le molte ville rustiche che fin dall'età repubblicana erano sorte fra Roma e Tivoli, ne esisteva già una costruita nel periodo sillano, ingrandita all'epoca di Giulio Cesare, pervenuta forse in proprietà della moglie di Adriano, Vibia Sabina, che proveniva da una famiglia di antica nobiltà italica[1]. Fu questo il primo nucleo della villa, incorporato poi nel Palazzo imperiale.
Lo studio del sistema di canalizzazione e delle fognature sembra indicare che la progettazione del complesso sia stata unitaria, anche se dai bolli laterizi ritrovati in circa metà degli edifici emergono tre fasi di costruzione particolarmente attive tra il 118 e il 121, il 125 e il 128 e il 134-138.
La complessità della residenza, più che alla complessità della personalità di Adriano, fu dovuta alla necessità di soddisfare esigenze e funzioni diverse (residenziali, di rappresentanza, di servizio), oltre che all'andamento frastagliato del terreno; la magnificenza e l'articolazione delle costruzioni rispecchiano le idee innovative dell'imperatore in campo architettonico. Si afferma comunemente che egli volle riprodurre nella sua villa i luoghi e i monumenti che più lo avevano colpito durante i suoi viaggi nelle province dell'impero, sulla base di un passo del suo biografo Elio Sparziano.[2] In realtà gli edifici della villa presentano tutti i caratteri più innovativi dell'architettura romana del tempo, per cui le riproduzioni adrianee di monumenti della Grecia o dell'Egitto vanno intese come suggestioni evocative e non come ricostruzioni reali.
Palazzi che la compongono [modifica]
| Villa Adriana | |
|---|---|
Pianta della villa di Adriano |
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| Civiltà | romana |
| Utilizzo | alto Impero romano |
| Stile | arte adrianea |
| Epoca | II secolo d.C. |
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Comune | Tivoli |
| Amministrazione | |
| Visitabile | Sì |
| sito web | |
1. Il complesso del Pecile [modifica]
Il Pecìle è una ricostruzione della Stoà Pecile (stoà poikìle, "portico dipinto") nell'agorà di Atene, centro politico e culturale della città di Atene, la prediletta da Adriano durante i suoi numerosi viaggi.
Il Pecile, un'immensa piazza colonnata di forma quadrangolare, decorata al centro da un bacino e circondata da un portico, si innalzava su poderose costruzioni artificiali. Attraverso una serie di edifici termali poi si giungeva al Canopo. Sulla piazza centrale, si affacciavano gli alloggi delle guardie, del personale amministrativo e di servizio.
2. Cànopo [modifica]
Questa struttura evoca un braccio del fiume Nilo con il suo estuario.
3. Piazza d'Oro [modifica]
Era un complesso culminante con una sala ottagonale absidata e porticata, coperta con una cupola. Le colonne, che disegnano andamenti ora concavi ora convessi, rendono un bellissimo gioco visivo attraverso il quale si potevano comunque intravedere tutti gli ambienti dell'edificio.
4. Il Teatro marittimo [modifica]
Il Teatro marittimo - definizione non nota dalle fonti, ma corrente nell'uso - è una delle prime costruzioni della villa, tanto che è stata interpretata come la primissima, provvisoria residenza di Adriano nel sito. Le sue caratteristiche di separatezza rendono credibile l'ipotesi che il luogo costituisse il rifugio privatissimo dell'imperatore.
La struttura, iniziata nel 118, fu edificata nei pressi della villa repubblicana. È un complesso assai singolare, ad un solo piano, senza alcun rapporto con la forma abituale di un teatro romano, costituito da un pronao di cui non resta più nulla, mentre sono riconoscibili la soglia dell'atrio e tracce di mosaici pavimentali. All'interno consta di un portico circolare a colonne ioniche, voltato. Il portico si affaccia su un canale al centro del quale sorge un isolotto di 45 metri di diametro, composto anch'esso da un atrio e da un portico in asse con l'ingresso, più un piccolo giardino, un piccolo complesso termale, alcuni ambienti e delle latrine. La struttura non prevedeva alcun ponte in muratura che collegasse l'isolotto al mondo esterno, e per accedervi era necessario protendere un breve ponte mobile.
5. Le Terme [modifica]
In asse con la valle del Canopo si levano i resti di due stabilimenti termali detti, per le loro differenti dimensioni, Grandi e Piccole Terme.
La diversità delle dimensioni indica che diversi dovevano essere i destinatari: ospiti di riguardo e famiglia imperiale per le Piccole Terme, decorate con grande ricchezza e raffinatezza, e personale addetto alla Villa per le Grandi Terme.
Degli altri edifici annessi a questo complesso, costituiti da una serie di ambienti, si ritiene fossero destinati ad alloggio della guardia imperiale (sono detti infatti Pretorio) o del personale della Villa.
6. L'Antinoeion [modifica]
Nel 2003 vengono alla luce lungo la strada di accesso al Grande Vestibolo e davanti al fronte delle Cento Camerelle i resti di quello che verrà identificato come un luogo di culto dedicato ad Antinoo, amante dell'imperatore e da esso divinizzato dopo la sua morte prematura[3][4]. La struttura presenta il basamento di due templi affrontati all'interno di un recinto sacro con un'esedra sul fondo. Al centro, tra i due templi, il basamento dell'obelisco che è stato identificato con l'Obelisco Pinciano. Datato al 134 d.C. si pensa fosse anche luogo dell'inumazione del dio amante di Adriano.
All'interno del complesso sono stati rinvenuti frammenti di statue in marmo nero, relative a divinità egizie o a figure di sacerdoti che confermerebbero che quello fosse il luogo di culto del dio Osiride-Antinoo.
I livelli sotterranei [modifica]
Ciò lo portò ad avere una visione del ruolo di imperatore più assolutistica. Proprio per questo per separarsi dal popolo e dai sudditi (così come lui lo intendeva) decise di erigere questa imponente costruzione, che a tutt'oggi resta un patrimonio storico molto importante e una testimonianza della grande capacità dei Romani nella costruzione degli edifici. La villa fu realizzata in tre fasi successive dal 121 al 137 d.C. Si tratta di una vera e propria città, estesa su di un'area di circa 300 ettari, nella quale il grandioso complesso si presenta diviso in quattro nuclei diversamente caratterizzati.
Attorno alla piscina sono situate delle statue, copie romane di quelle dell'Eretteo, che sono rivolte verso la piscina e non verso i visitatori, creando così un riflesso incantevole sulla superficie dell'acqua.
Gli scavi [modifica]
L'area che oggi riconosciamo come pertinente alla villa occupa di certo circa 120 ettari: si tratta di una estensione di terreno vastissima per un complesso privato, sia pure di proprietà imperiale[5]. Non è tuttavia certo che la perimetrazione attuale comprenda l'intera superficie del comprensorio adrianeo.
Dopo la morte di Adriano la villa continuò ad essere utilizzata, come mostrano i bolli laterizi pertinenti a restauri del III secolo, ma in seguito fu progressivamente abbandonata e durante il medioevo ridotta a terreno agricolo, salvo essere utilizzata come cava di materiali edili di pregio (marmi, mosaici, decorazioni) per le case di Tivoli, e come riserva di pietra da cui estrarre calce.
Il primo a rinominarla, dopo secoli, fu l'umanista Flavio Biondo nel 1450, e una decina di anni dopo essa venne visitata e citata anche da papa Pio II Piccolomini. Si animò così - dalla fine del secolo - l'interesse di umanisti, mecenati, papi, cardinali e nobili per la villa. Interesse che fu, innegabilmente, soprattutto predatorio: alla ricerca di statue e marmi furono fatti eseguire scavi da papa Alessandro VI Borgia, poi dal cardinale Alessandro Farnese, poi dal cardinale Ippolito II d'Este, per il quale Pirro Ligorio prelevò grandi quantità di materiali destinati sia alla villa di Tivoli che a quella di Roma[6].
Al Ligorio si deve la prima rilevazione topografica della villa, datata attorno al 1560 e attualmente nella biblioteca di Windsor. La villa riscoperta fu frequentata - sia per conto dei ricchi committenti che per propria ispirazione e passione, anche da architetti come Antonio da Sangallo il Vecchio e Francesco Borromini, e artisti come i Piranesi[7]. Dal XVI al XIX secolo si moltiplicarono gli scavi, anche da parte dei proprietari dei terreni che insistevano sull'area della villa, come il conte Fede o i Gesuiti ai quali apparteneva l'area del Pecile, e le oltre 300 opere maggiori ritrovate (ritratti, statue, erme, rilievi, sculture, mosaici) furono disperse per le collezioni private ed i musei di mezza Europa.
Nel 1870 lo Stato acquistò il comprensorio dalla famiglia Braschi che era in quel periodo la maggiore proprietaria dei terreni (altre parti, tuttavia, rimasero - e sono ancora - in mano a privati). Furono intrapresi scavi e restauri, che riportarono alla luce la stupefacente architettura degli edifici e talvolta anche stucchi e mosaici superstiti. Le ricerche continuano, ma l'esplorazione del sito è lungi dall'essere completata.
Villa Adriana è stata dichiarata nel 1999 patrimonio dell'umanità, con questa motivazione:
| « Villa Adriana è un capolavoro che riunisce in maniera unica le forme più alte di espressione delle culture materiali dell'antico mondo mediterraneo. Lo studio dei monumenti che compongono la Villa Adriana ha svolto un ruolo decisivo nella scoperta degli elementi dell'architettura classica da parte degli architetti del Rinascimento e del Barocco. Essa ha, inoltre, profondamente influenzato un gran numero di architetti e disegnatori del XIX e del XX secolo. » |
Galleria fotografica [modifica]
Note [modifica]
- ^ Tracce di queste prime costruzioni sono state rinvenute nell'area nord-est della perimetrazione nota, presso il cosiddetto Cortile delle biblioteche.
- ^ 5 Tiburtinam villam mire exaedificavit, ita ut in ea et provinciarum et locorum celeberrima nomina inscriberet, velut Lycium, Academian, Prytanium, Canopum, Poecilen, Tempe vocaret. et, ut nihil praetermitteret, etiam inferos finxit.
Spartianus, De vita Hadriani Aelii, XXVI, 5 - ^ http://www.villaadriana.beniculturali.it/index.php?it/192/antinoeion
- ^ http://www.antikitera.net/news.asp?ID=6082&TAG=Restauri&page=24
- ^ Si pensi che l'estensione di Ostia, che era il porto commerciale di Roma e ospitava in età imperiale oltre 75.000 abitanti, non supera i 40 ettari.
- ^ che sorgeva negli attuali giardini del Quirinale
- ^ Al figlio di Giovanni Battista Piranesi, Francesco, si deve la stesura di una nuova pianta nel 1700, attualmente visibile nel padiglione del plastico
Voci correlate [modifica]
Altri progetti [modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Villa Adriana
Collegamenti esterni [modifica]
- Sito della Soprintendenza archeologica per il Lazio
- Visita virtuale sul sito della cultura della Regione Lazio
- Tivoli, Villa Adriana
- Audioguida gratuita di Villa Adriana
- Interpretazione della Villa Adriana
- Schede di Eugenia Salza Prina Ricotti
- Sito ufficiale del Centro di Archeologia Libraria e Bibliotecaria di Villa Adriana - Locali del Plastico
- (EN) Hadrian's Villa
- Descrizione della Villa Adriana in La città di Roma, di Stefano Piale, pubblicata nel 1826
- I casali settecenteschi del Conte Fede a Villa Adriana
- U.M. Milizia, Cinque secoli di Villa Adriana (notizie approfondite sugli scavi e bibliografia)