Horus

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Horus
Statua di Horo. Tempio di Edfu, Egitto

Horus, che significa probabilmente "Il lontano", è una divinità celeste egizia che ha la sua ipostasi nel falco.

Horus è la forma latina del nome egizio Hr la cui lettura è Heru, è il dio del cielo di Edfu.

Il mito di Horus[modifica | modifica wikitesto]

Non esiste un solo mito di Horus ma cambia a seconda della civiltà e del periodo:

  • Nei Testi delle piramidi troviamo il mito più arcaico su Horus, il quale ci racconta che egli nacque dal rapporto tra Osiride (ricostruito con un membro di legno, secondo altri sarebbe una candela, e non resuscitato poiché rimane in stato vegetativo e diventerà per questo il dio delle vegetazioni e della morte) con Iside, che lo partorisce. Iside nasconde il bambino affidandolo alla dea Uto, ma uno scorpione inviato da Seth si introduce nel nascondiglio del bambino, lo punge e lo uccide. Iside, trovato il bambino morto, invoca Ra e ferma con un incantesimo la barca del Sole; ne discende il dio Thot, che infonde l'energia vitale di Ra in Horus, resuscitandolo. Diventato adulto, Horus affronta Seth, il quale gli strappa un occhio e viene rappresentato come un porco. Horus successivamente riprende l'occhio e gli strappa i testicoli, dona l'occhio a Osiride suo padre che si rianima e con questo completa il ciclo agrario[1].
  • La versione ellenica invece ci è nota da Plutarco (45-125): Seth con l'aiuto di 12 compagni fa costruire una cassa ricchissima che regalerà a chi si adatterà perfettamente, in realtà è un inganno per Osiride che appena entrato viene gettato nel fiume Nilo. Però la cassa si incastra in un arbusto, per cui la moglie Iside può recuperare il corpo. Iside si unisce con un Osiride mummificato e concepisce Horus. Seth scopre il cadavere di Osiride e lo smembra in quattordici parti disperse nel Nilo. Iside va alla ricerca delle parti e le trova e ricompone tranne il membro, al cui posto ne metterà uno di legno. Osiride poi verrà imbalsamato, rivitalizzato e diventerà re degli inferi[2].

Mitologia[modifica | modifica wikitesto]

Il culto di Horus è attestato dal periodo predinastico (3100 a.C.), grazie alla rappresentazione di un falco nella stele del re serpente Djet[3], fino all'epoca romana quando il suo culto viene unito a quello della madre Iside.
In epoca predinastica si ebbero, con molta probabilità, diverse divinità falco. La più importante delle quali era il dio-falco venerato nell'Alto Egitto.
Quando i sovrani del Basso Egitto unificano le Due Terre, Horus assume il carattere di Unificatore dell'Alto e Basso Egitto.
Il sovrano egizio è considerato la personificazione di Horus, ossia l'Horo vivente; la prima tra le molte titolature che identificano un sovrano dell'Egitto è il serekht ossia il nome-Horo caratterizzato appunto dal falco.
Horus Narmer.png

Nella mitologia egizia esistono diverse forme di Horo[4].

In alcuni miti, Horo è considerato figlio della dea-vacca Hathor, il cui nome significa letteralmente casa di Horo.
Il mito però maggiormente famoso è quello che lo vuole figlio di Osiride ed Iside e vendicatore del padre nei confronti di Seth, il quale gli tolse un occhio durante lo scontro.
Durante il lungo periodo della civiltà egizia l'Horo di Hierakonpolis assorbe, con un meccanismo di sincretismo, svariate altre divinità locali aventi caratteristiche simili che infine divennero aspetti diversi di una sola figura.

Le forme sincretiche più comuni erano:Harakhti, Hornedjitef, Harsiesi, Harmakhis, Haroeris, Harpocrates, Harsomtus e Hurum ma ve ne sono anche con gli dei solari Ra, Atum e Aton di cui la più conosciuta è quella di Ra-Harakhti.

I figli di Horo sono quattro divinità protettrici dei vasi canopi, i contenitori delle viscere nel processo di mummificazione.

Presso i Greci e i Romani fu noto con il nome di Arpocrate e rappresentato come un bambino con un dito in bocca, gesto interpretato come un invito al silenzio.

Dall'etimologia del nome e dal suo aspetto di uccello, si deduce che Horo fosse una divinità del cielo: i suoi occhi simboleggiano luna e sole, il cui viaggio nel cielo è dovuto al volo di Horo.

Galleria di immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La leggenda egizia della morte di Horus e altri testi magici
  2. ^ Mito di Osiride e Iside
  3. ^ Stele del re Serpente al Luovre (3100 a.C.)
  4. ^ The Oxford Guide:Essential Guide to Egyptian Mythology, Berkley, 2003

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Tosi, Mario, Dizionario enciclopedico delle Divinità dell'Antico Egitto, Torino 2004 ISBN 88-7325-064-5
  • Bresciani, Edda, Grande enciclopedia illustrata dell'antico Egitto, De Agostini ISBN 88-418-2005-5
  • Paolo Scarpi, “Le religioni dei misteri”, ed. Mondadori, Milano, 2004
  • “Enciclopedia delle Religioni”, ed. Vallecchi, Firenze, 1978, voce Egitto
  • James Frazer, Il ramo d'oro, Newton Compton, 1992

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