Lucio Cornelio Silla

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Lucio Cornelio Silla
Roman SPQR banner.svg Console e dittatore della Repubblica romana
Sulla Glyptothek Munich 309 white bkg.jpg
Busto di Lucio Cornelio Silla.
Nome originale Lucius Cornelius Sulla
Nascita 138 a.C.
Roma
Morte 78 a.C.
Cuma
Coniuge Giulia (sorella minore della Giulia moglie di Mario, nonché zia di Cesare)
Elia
Cecilia Metella Dalmatica
Valeria
Figli Lucio Cornelio Silla morto in giovane età (avuto da Giulia);
Cornelia Silla (avuta da Giulia), sposa di Gneo Pompeo Rufo (parentela con Pompeo), madre di Pompea Silla, seconda moglie del prozio Giulio Cesare;
i gemelli Fausto Cornelio Silla e Fausta Cornelia Silla (avuti da Metella);
Postumia Cornelia Silla (nata dopo la sua morte da Valeria).
Gens Cornelia
Consolato 88 a.C.
80 a.C.
Dittatura 82 a.C.

Lucio Cornelio Silla (latino: Lucius Cornelius Sulla Felix[1], IPA:'luːkius kor'neː.lius 'sʉlːa 'feːliks, nelle epigrafi L·CORNELIVS·L·F·P·N·SVLLA·FELIX; Roma, 138 a.C.Cuma, 78 a.C.) è stato un militare e dittatore romano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Esordi della carriera e opposizione a Mario[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerre giugurtine e Guerre cimbriche.

Silla apparteneva a un ramo povero della gens dei Cornelii, famiglia di antica origine patrizia, ma in quell'epoca senza alcuna influenza nella vita politica della città. Conosceva molto bene le lettere latine e greche. Aveva un animo grande, era cordiale nell'amicizia, era astuto e aveva l'abilità di nascondere deliberatamente i suoi pensieri. Nei rapporti coniugali non era stato molto onesto giacché aveva già tradito sua moglie Giulia. Amava la gloria e i piaceri ma questo non lo distoglieva dai doveri civili. Infine sapeva elargire i beni e soprattutto il denaro. Completamente privo di mezzi economici, Silla trascorse gli anni della gioventù ai margini dei circoli politicamente più influenti di Roma.

In che modo il giovane si procurò le risorse economiche per poter essere ammesso nel rango senatorio non è dato sapere, sebbene alcune fonti facciano allusione all'eredità di un'anziana prostituta d'alto bordo dalla quale s'era fatto mantenere fino a oltre i trent'anni. Nel 107 a.C. Silla fu nominato questore di Gaio Mario, del quale era cognato avendo sposato la sorella minore della moglie di Mario, Giulia, nel periodo in cui questi stava assumendo il comando della spedizione militare contro Giugurta, re della Numidia. Questa guerra si protraeva ormai dal 112 a.C., con risultati addirittura umilianti per l'esercito romano, tenuto in scacco dalle forze di questo piccolo regno africano.

Alla fine Mario, nel 106 a.C., riuscì a prevalere, soprattutto grazie all'abile e coraggiosa iniziativa di Silla, che riuscì a catturare Giugurta convincendo il suocero Bocco e gli altri familiari a tradirlo e consegnarlo ai Romani. La fama che gliene derivò gli servì da trampolino di lancio per la carriera politica, ma provocò il risentimento e la gelosia di Mario nei suoi confronti. Nonostante ciò Silla continuò a servire nello stato maggiore di Mario per tutta la durata della difficile campagna condotta in Gallia contro le tribù germaniche dei Cimbri e dei Teutoni (104103 a.C.). Silla si distinse anche in questa occasione, aiutando il console Quinto Lutazio Catulo, rivale di Mario, a sconfiggere i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii, presso Vercelli, nel 101 a.C.

Al suo ritorno a Roma, Silla riuscì a farsi eleggere pretore urbano, e i suoi avversari non mancarono di accusarlo di aver corrotto all'uopo molti degli elettori. In seguito fu assegnato al governo della Cilicia, regione situata nell'odierna Turchia. Nel 92 a.C. si assistette a un avvenimento storico per quell'epoca. La Repubblica romana e il grande Impero dei Parti vennero a contatto in modo del tutto pacifico. Una delegazione inviata dal sovrano parto, Mitridate II, si incontrò sulle rive dell'Eufrate con il pretore Lucio Cornelio Silla, governatore della nuova provincia di Cilicia.

« Dopo l'anno di pretura, [Silla] fu inviato in Cappadocia. Motivo ufficiale della sua missione era il porre di nuovo sul trono Ariobarzane I.[2] In verità egli aveva il compito di contenere e controllare l'espansione di Mitridate, che stava acquisendo nuovi domini e potenza non inferiori a quanti ne aveva ereditati. »
(Plutarco, Vita di Silla, 5.)
La missione di Silla, procuratore della Cilicia, nel 92 a.C., quando incontrò un satrapo dei Parti presso Melitene (futura fortezza legionaria).

Questo primo incontro fissò sull'Eufrate il confine tra i due imperi.[3][4] Un curiosità di quell'incontro fu che Silla cercò, anche in quella circostanza, di affermare la preminenza di Roma sulla Partia, sedendosi fra il rappresentante del Gran Re e il re di Cappadocia, come se desse udienza a dei vassalli. Una volta venuto a conoscenza dell'accaduto, il re dei Parti fece giustiziare colui che lo aveva così maldestramente sostituito all'incontro con il comandante militare romano. Ecco come racconta l'episodio Plutarco:

« Silla soggiornava lungo l'Eufrate, quando venne a trovarlo un certo Orobazo, un parto, quale ambasciatore del re degli Arsacidi. In passato non c'erano mai stati rapporti di sorta tra i due popoli. Tra le grandi fortune toccate a Silla, va ricordata anche questa. Egli fu infatti il primo romano che i Parti incontrarono, chiedendo alleanza e amicizia.[5] In questa occasione si racconta che Silla fece disporre tre sgabelli, uno per Ariobarzane I, uno per Orobazo e uno per sé, e li ricevette mettendosi al centro tra i due. Di questa situazione alcuni lodano Silla, perché ebbe un contegno fiero di fronte a due barbari, altri lo accusano di impudenza e vanità oltre misura. Il re dei Parti, da parte sua, mise poi a morte Orobazo. »
(Plutarco, Vita di Silla, 5.)

Al termine del 92 a.C. Silla lasciò il Medio Oriente e rientrò a Roma, dove si unì al partito degli oppositori di Gaio Mario. In quegli anni la Guerra Sociale (91-88 a.C.) era al suo culmine. L'aristocrazia romana si sentiva minacciata dalle ambizioni di Mario che, vicino alle posizioni del partito popolare, aveva già conseguito il consolato per 5 anni di seguito, dal 104 a.C. al 100 a.C. Nella repressione di quest'ultimo moto di ribellione delle popolazioni italiche alleate di Roma, Silla si mise particolarmente in luce come brillante e geniale stratega, eclissando sia Mario sia l'altro console Gneo Pompeo Strabone (padre di Gneo Pompeo Magno). Una delle sue imprese più famose fu la cattura di Aeclanum, capitale degli Irpini, ottenuta incendiando il muro di legno che difendeva la città assediata. Come conseguenza, nell'88 a.C., ottenne per la prima volta il consolato, insieme a Quinto Pompeo Rufo.

Occupazione militare di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra civile romana (88-82 a.C.).

Assunta la carica, Silla poco dopo assunse l'incarico dal Senato di governare la provincia d'Asia, per compiervi una nuova spedizione in Oriente e combattervi quella che poi sarebbe stata denominata la prima guerra mitridatica.[6] Si lasciò tuttavia alle spalle, a Roma, una situazione assai turbolenta. Mario era ormai vecchio, ma nonostante ciò, aveva ancora l'ambizione di essere lui, e non Silla, a guidare l'esercito romano contro il re del Ponto Mitridate VI e, per ottenere l'incarico, convinse il tribuno della plebe Publio Sulpicio Rufo a fare approvare una legge che sottraesse a Silla il comando, già formalmente conferitogli, della guerra contro Mitridate e lo attribuisse a Mario.

Appresa la notizia Silla, accampato in quel momento nell'Italia meridionale in attesa di imbarcarsi per la Grecia, scelse le 6 legioni a lui più fedeli e, alla loro testa, si diresse verso Roma stessa. Nessun comandante, in precedenza, aveva mai osato violare con l'esercito il perimetro della città (il cosiddetto pomerio). La cosa era talmente contraria alle tradizioni che Silla esentò gli ufficiali dal parteciparvi. Spaventati da tanta risolutezza, Mario e i suoi seguaci fuggirono dalla città. Dopo avere preso una serie di provvedimenti per ristabilire la centralità del Senato come guida della politica romana, Silla lasciò di nuovo Roma, per intraprendere la guerra contro Mitridate.

Da Mitridate in Oriente, a dittatore a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Altro busto raffigurante Silla
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima guerra mitridatica.

Approfittando dell'assenza di Silla, sul finire dell'87 a.C. Mario riuscì a riprendere il controllo della situazione. Con il sostegno del console Lucio Cornelio Cinna (suocero di Gaio Giulio Cesare), ottenne che tutte le riforme e le leggi emanate da Silla fossero dichiarate prive di validità e che lo stesso Silla fosse ufficialmente dichiarato "nemico pubblico" e costretto perciò all'esilio. Insieme, Mario e Cinna eliminarono fisicamente un gran numero di sostenitori di Silla, e furono eletti consoli per l'anno 86 a.C. Mario morì pochi giorni dopo l'elezione e Lucio Valerio Flacco fu nominato console suffectus al suo posto, mentre Cinna rimase a dominare incontrastato la politica romana, essendo rieletto console negli anni successivi.

Nel frattempo Silla si era recato in Grecia, dove portò alla caduta Atene nel marzo dell'86 a.C..[7][8] Il comandante romano vendicò quindi l'eccidio asiatico di Mitridate, compiuto su Italici e cittadini romani, compiendo un'autentica strage nella capitale attica. Silla proibì, invece, l'incendio della città, ma permise ai suoi legionari di saccheggiarla. Il giorno seguente il comandante romano vendette il resto della popolazione come schiavi.[8] Catturato Aristione, chiese alla città come risarcimento del danno di guerra, circa venti chili di oro e 600 libbre d'argento, prelevandole dal tesoro dell'Acropoli.[9]

Poco dopo fu la volta del porto di Atene del Pireo.[10] Da qui Archelao decise di fuggire in Tessaglia, attraverso la Beozia, dove portò ciò che era rimasto della sua iniziale armata, radunandosi presso le Termopili con quella del condottiero di origine tracia, Dromichete (o Tassile secondo Plutarco[11]). Con l'arrivo di Silla in Grecia nell'87 a.C. le sorti della guerra contro Mitridate erano quindi cambiate a favore dei Romani. Espugnata quindi Atene e il Pireo, il comandante romano ottenne due successi determinanti ai fini della guerra, prima a Cheronea,[12] dove secondo Tito Livio caddero ben 100.000 armati del regno del Ponto,[13][14][15] e infine a Orcomeno.[12][16][17][18]

Mappa dei movimenti delle armate romane, prima e durante la battaglia combattuta presso Cheronea.
Mappa dei movimenti delle armate romane, durante la battaglia combattuta presso Orchomenos.

Contemporaneamente, agli inizi dell'85 a.C., il prefetto della cavalleria, Flavio Fimbria, dopo aver ucciso il proprio proconsole, Lucio Valerio Flacco, a Nicomedia[19] prese il comando di un secondo esercito romano.[20][21] Quest'ultimo si diresse anch'egli contro le armate di Mitridate, in Asia, uscendone più volte vincitore,[22] riuscendo a conquistare la nuova capitale di Mitridate, Pergamo,[19] e poco mancò che non riuscisse a far prigioniero lo stesso re.[23] Intanto Silla avanzava dalla Macedonia, massacrando i Traci che sulla sua strada gli si erano opposti.[24]

« Quando Mitridate seppe della sconfitta a Orcomeno, rifletté sull'immenso numero di armati che aveva mandato in Grecia fin dal principio, e il continuo e rapido disastro che li aveva colpiti. In conseguenza di ciò, decise di mandare a dire ad Archelao di trattare la pace alle migliori condizioni possibili. Quest'ultimo ebbe allora un colloquio con Silla in cui disse:"il padre di re Mitridate era amico tuo, o Silla. Fu coinvolto in questa guerra a causa della rapacità degli altri comandanti romani. Egli chiede di avvalersi del tuo carattere virtuoso per ottenere la pace, se gli accorderai condizioni eque". »
(Appiano, Guerre mitridatiche, 54.)

Dopo una serie di trattative iniziali, Mitridate e Silla si incontrarono a Dardano, dove si accordarono per un trattato di pace[25], che costringeva Mitridate a ritirarsi da tutti i domini antecedenti la guerra,[25] ma ottenendo in cambio di essere ancora una volta considerato "amico del popolo romano". Un espediente per Silla, per poter tornare nella capitale a risolvere i suoi problemi personali, interni alla Repubblica romana. Si racconta che Silla, prima di tornare in Italia, ebbe un secondo incontro con ambasciatori del re dei Parti, i quali gli predissero che "divina sarebbe stata la sua vita e la sua fama". Allora Silla decise di tornare in Italia (primavera dell'83 a.C.), sbarcando a Brindisi con 30.000 armati.[26]

Il ritorno a Roma e le liste di proscrizione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Proscrizione sillana.

Quando fu raggiunto dalla notizia della morte di Cinna, nell'84 a.C., lasciò l'Oriente e si mise in marcia verso Roma, ottenendo l'appoggio, tra gli altri, del giovane Gneo Pompeo Magno. Dopo un periodo iniziale di stasi delle operazioni militari, nel novembre dell'82 a.C. l'armata di Silla sconfisse le forze consolari al comando di Gneo Papirio Carbone nella Battaglia di Porta Collina. L'esito di questa battaglia fu determinato in modo risolutivo dal sostegno del futuro triumviro Marco Licinio Crasso. Subito dopo la battaglia, essendo morti entrambi i consoli, Silla fu nominato dittatore a tempo indeterminato: i suoi poteri comprendevano il diritto di vita e di morte, la possibilità di presentare leggi, di effettuare confische, di fondare città e colonie, di scegliere i magistrati.

Fu sulla base di questi poteri che Silla realizzò un'articolata serie di riforme, che, nelle sue intenzioni, dovevano risolvere la crisi in cui si dibatteva da decenni lo Stato romano. Silla depose poi la dittatura nel corso dell'81. Divenuto padrone assoluto della città, Silla instaurò un vero e proprio regno del terrore, mettendo al bando e dichiarando fuori legge (prima proscrizione) tutti gli oppositori politici, offrendo ricompense a chi li avesse uccisi. I più colpiti furono i cavalieri, che erano sempre stati ostili a Silla e che presero potere grazie alla riforma del proletariato: ne furono uccisi 2.600 e i loro beni, messi all'asta a prezzi irrisori, finirono nelle tasche dei Sillani.

Il giovane Gaio Giulio Cesare, come genero di Cinna, fu costretto ad abbandonare precipitosamente la città, ma ebbe salva la vita grazie all'intercessione di alcuni amici influenti, soprattutto della cugina Cornelia, figlia di Silla, e del marito di lei Mamerco Emilio Lepido, princeps senatus. Silla annotò poi nelle proprie memorie di essersi pentito di averlo risparmiato ("e sia, lo risparmierò, ma vi avverto, in lui vedo mille volte Mario", frase citata in Svetonio, Vita di Cesare, edizioni Laterza­), viste le ben note ambizioni politiche del giovane. Una vittima delle sue proscrizioni, con una morte particolarmente violenta e crudele[27], fu Marco Mario Gratidiano, del quale si racconta che fosse stato torturato e smembrato da suo cognato Catilina in un modo che evoca il sacrificio umano[28].

Il "nuovo ordine"[modifica | modifica wikitesto]

Ormai virtualmente senza opposizioni, Silla attuò una serie di riforme tese a mettere il controllo dello stato saldamente nelle mani del Senato, allargato per l'occasione da 300 a 600 senatori. La nomina a senatore fu resa, inoltre, automatica al raggiungimento della carica di questore, mentre prima era demandata alla scelta dei censori. Per evitare l'accumulo di poteri si stabilì un limite minimo di età per le varie magistrature: trent'anni per i questori, quaranta per i pretori, ecc. Il potere dei tribuni della plebe fu inoltre fortemente ridimensionato: le loro proposte dovevano essere approvate preventivamente dal Senato e il loro diritto di veto limitato. Il potere giudiziario fu restituito al Senato, sia per i reati più gravi sia per le cause di corruzione che la riforma gracchiana aveva demandato ai cavalieri. In definitiva tutte le sue azioni erano animate dall'intento di restituire al partito aristocratico il controllo della città. Introdusse inoltre la legge per cui i vincitori di corone militari di grado pari o superiore alla civica sarebbero stati ammessi di diritto in senato indipendentemente dall'età, questo fu il motivo per cui Gaio Giulio Cesare all'età di vent'anni ebbe accesso al Senato.

Il ritiro dalla vita politica[modifica | modifica wikitesto]

Cronologia
Vita di Lucio Cornelio Silla
Circa 138 a.C. nasce a Roma
107 a.C. nominato questore di Gaio Mario
106 a.C. fine della Guerra Giugurtina
104 - 103 a.C. legatus di Mario nella Gallia Ulteriore
103 a.C. legatus di Quinto Lutazio Catulo nella Gallia Ulteriore
101 a.C. sconfigge i Cimbri nella Battaglia dei Campi Raudii (Vercelli)
93 a.C. eletto pretore urbano
92 a.C. governatore della Cilicia[3][4]
91 - 88 a.C. comandante nelle Guerre Sociali
88 a.C. consolato insieme a Quinto Pompeo Rufo e successiva occupazione di Roma e messa fuori legge di Mario
87 a.C. spedizione in Medio Oriente contro Mitridate VI del Ponto
86 a.C. messo fuori legge da Mario
82 a.C. ritorna a Roma e la occupa con la forza per la seconda volta
82 a.C. nominato dittatore
80 a.C. consolato insieme a Quinto Cecilio Metello Pio
79 a.C. si dimette dal consolato e si ritira a vita privata
78 a.C. muore per cause naturali in Campania nella sua villa di Cuma

Nella sua veste di dittatore a vita Silla venne eletto console per la seconda volta nell'80 a.C. Cresceva intanto l'insofferenza verso gli eccessi compiuti dai suoi uomini. Un suo liberto fu denunciato in un processo, e sconfitto grazie alle arringhe del giovane Cicerone. Silla, sorprendendo tutti, l'anno successivo decise di abbandonare la politica per rifugiarsi nella propria villa di campagna, con l'intento di accingersi a scrivere le proprie memorie e riflessioni.

Quando si ritirò a vita privata, pare che attraversando la folla sbigottita uno dei passanti si mise a ingiuriarlo. Silla, si limitò a rispondergli beffardo: "Avresti avuto lo stesso coraggio a dirmi queste cose quando ero al potere?". E alla fine, personaggio dall'indole spietata e ironica allo stesso tempo, confidò a uno dei suoi amici:

« Imbecille! Dopo questo gesto, non ci sarà più alcun dittatore al mondo disposto ad abbandonare il potere »

[senza fonte]

Si narra che fosse circondato da una variopinta corte di attori, ballerini e prostitute, fra cui un certo Metrobio, famoso attore conosciuto in gioventù. Nel suo ultimo appassionato discorso indirizzato al Senato, Silla dichiarò che costui era stato suo amante per tutta la vita, lasciando così l'assemblea scandalizzata e sgomenta. In compagnia di questa allegra brigata, Sulla Felix fino all'ultimo respiro, morì nel 78 a.C., probabilmente di cancro. Com'era allora d'uso presso i potenti di Roma, lui stesso dettò l'epitaffio che aveva voluto s'incidesse sul suo monumento funebre:

« Nessun amico mi ha reso servigio, nessun nemico mi ha recato offesa, che io non abbia ripagati in pieno »

Conseguenze dell'operato politico di Silla[modifica | modifica wikitesto]

I problemi politici e sociali che avevano portato alla guerra civile non erano però affatto risolti. Silla aveva ristabilito l'ordine oligarchico in virtù della forza derivatagli dagli eserciti, al cui appoggio ricorreranno sia i sostenitori sia gli avversari del nuovo corso da lui instaurato. Da Silla in poi la vita politica e civile dello Stato sarà condizionata dall'elemento militare: disporre di un esercito da usare contro gli avversari, e se il caso contro le istituzioni, divenne l'obiettivo principale dei più ambiziosi capi politici che aspiravano al potere. Il sistema costituzionale romano uscì distrutto dalla guerra civile. E l'esempio di Silla trovò presto un imitatore d'eccezione proprio in un uomo che aveva idee opposte alle sue: Giulio Cesare.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Noto anche semplicemente come Silla, nome che probabilmente deriva dalla corruzione della grafia originaria del suo cognome (SVILLA). Il cognome aggiuntivo (in latino agnomen) Felix fu aggiunto quando già era al termine della carriera, a motivo della sua quasi leggendaria fortuna come condottiero.
  2. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 70.6.
  3. ^ a b André Piganiol, Le conquiste dei Romani, Milano 1989, p. 298.
  4. ^ a b Giovanni Brizzi, Storia di Roma. 1.Dalle origini ad Azio, Bologna 1997, p. 319.
  5. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 70.7.
  6. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 22.
  7. ^ Plutarco, Vita di Silla, 16.
  8. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 38.
  9. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 39.
  10. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 40-41.
  11. ^ Plutarco, Vita di Silla, 15.1.
  12. ^ a b Floro, Compendio di Tito Livio, I, 40.11.
  13. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.1.
  14. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 42-45.
  15. ^ Plutarco, Vita di Silla, 16-19.
  16. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.2.
  17. ^ Plutarco, Vita di Silla, 21.
  18. ^ Appiano, Guerre mitridatiche, 49.
  19. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 52.
  20. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 82.4.
  21. ^ Cassio Dione Cocceiano, Storia romana, XXX-XXXV, 104.1-6.
  22. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 24.1.
  23. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 83.1.
  24. ^ Livio, Periochae ab Urbe condita libri, 83.3.
  25. ^ a b Appiano, Guerre mitridatiche, 57-58.
  26. ^ Velleio Patercolo, Historiae Romanae ad M. Vinicium libri duo, II, 24.3.
  27. ^ La fonte primaria del supplizio da lui subito è Sall. Hist., 43 Maur. ripreso da Seneca, Ira, 3, 18, 1.
  28. ^ In L. Nosarti, Studi sulle Georgiche di Virgilio, Padova 1996, pp.60 e sgg.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie
Fonti storiografiche moderne

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Console romano Successore Consul et lictores.png
Gneo Pompeo Strabone,
Lucio Porcio Catone
88 a.C.
con Quinto Pompeo Rufo
Lucio Cornelio Cinna I,
Gneo Ottavio
I
Gneo Cornelio Dolabella,
Marco Tullio Decula
80 a.C.
con Quinto Cecilio Metello Pio
Appio Claudio Pulcro,
Publio Servilio Vatia Isaurico
II

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