Battaglia dei Campi Raudii

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Battaglia dei Campi Raudii (o di Vercelli)
parte della guerre cimbriche
Gaio Mario, il generale romano vincitore della battaglia
Gaio Mario, il generale romano vincitore della battaglia
Data 30 luglio 101 a.C.
Luogo Vercelli
Esito Decisiva vittoria romana
Schieramenti
Comandanti
Perdite
140.000 morti e 60.000 prigionieri
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La battaglia dei Campi Raudii, chiamata anche battaglia di Vercelli, fu combattuta nel 101 a.C. fra un esercito della Repubblica Romana, comandato dal console Gaio Mario ed un potente corpo di spedizione composto da tribù germaniche di Cimbri, vicino all'insediamento di Vercellae, nel territorio di quella che a quel tempo era la Gallia Cisalpina. I Cimbri furono letteralmente distrutti, con più di 140.000 morti e 60.000 prigionieri, compresi moltissimi fra donne e bambini. Una gran parte del merito di questa vittoria fu attribuito a Lucio Cornelio Silla, legato del proconsole Quinto Lutazio Catulo, che comandava la cavalleria romana e degli alleati italici.

Identificazione del luogo[modifica | modifica wikitesto]

La tradizione ormai consolidata suole identificare Vercellae, il luogo citato da Plutarco nelle sue "Vite Parallele", con l'odierna Vercelli; ciò porterebbe a pensare che i Cimbri avessero valicato le Alpi attraverso la Val d'Ossola.[1]

Alcuni storici pensano però che il termine potrebbe non essere il nome proprio di una località e dunque sarebbe da tradurre come nome comune ossia i vercelli, termine molto diffuso nella Gallia Cisalpina, con cui si indicavano zone minerarie sotto sfruttamento, situate alla confluenza di corsi d'acqua e quindi ricche di minerali metalliferi.[2] I "Campi Raudii" delle fonti latine hanno all'incirca lo stesso significato. La parola raudius è infatti un antico termine tecnico della metallurgia. L'espressione "Campi Raudii" sta perciò a significare un complesso minerario-industriale alimentato dal materiale alluvionale concentrato alla confluenza di due o più fiumi.

I campi di cui parlano le fonti antiche potrebbero perciò essere situati sulla sinistra del Po, poco più a nord di Ferrara, compresi tra il corso principale del fiume e Rovigo. Dunque i Cimbri, dopo aver scavalcato le Alpi attraverso il Passo del Brennero, si sarebbero diretti a sud seguendo il corso dell'Adige anziché deviare verso nord-ovest. A provare questa teoria esistono ritrovamenti archeologici nei pressi di Rovigo, e il fatto che la località di Lusia, a pochi chilometri dal capoluogo polesano, prenda nome dalla Gens Luxia, strettamente imparentata con Gaio Mario. La stessa figlia del console vittorioso, Maria Tertia, visse nei possedimenti di famiglia nell'odierna Lusia, territori che dopo la vittoria vennero distribuiti alle truppe e in parte occupati da Mario, che fece installare qui fattorie per lo sfruttamento agricolo della fertile regione. Recenti studi sull'origine del castello di Rovigo hanno permesso di appurare, a riprova di quanto sostenuto, che le fondazioni delle torri pendenti del castello sono costituite proprio da un insediamento romano di natura agricola.

Va comunque segnalato a sostegno della tesi tradizionale che nell'area in sponda sinistra (orografica) del fiume Sesia, poco a nord di Borgo Vercelli e circa a 5 km di distanza dalla città di Vercelli, sono eccezionalmente numerosi i ritrovamenti archeologici presumibilmente legati alla battaglia. La localizzazione nei pressi di Vercelli è dunque utilizzata nell'analisi del Mommsen riportata sotto ed è condivisa dalla maggioranza degli studiosi.

Altra ipotesi storicamente considerata, è la localizzazione della battaglia presso Gattinara a nord di Vercelli, dove ancora oggi vi è il Santuario di Rado, con chiesa romanica costruita su chiesa di epoca romana, come testimoniato dal campaniletto nel sottotetto (P. Verzone, L' architettura romanica nel vercellese) e come testimonia una interpretazione etimologica del nome di Gattinara (Catuli Ara, altare di Catulo, proconsole romano, vincitore dei Cimbri e dei Teutoni). Importanti ritrovamenti di tombe e monete romane, confermerebbero questa più probabile ipotesi.

La battaglia[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista Tiepolo, Battaglia di Vercelli, 1725-1729

Ecco la ricostruzione di Theodor Mommsen:

« I due eserciti si incontrarono presso Vercelli, non lontano dalla confluenza del Sesia con il Po, proprio nello stesso luogo in cui Annibale aveva combattuto la sua prima battaglia sul suolo italiano. I Cimbri erano ansiosi di battersi e, come loro usanza, inviarono una delegazione al campo romano per concordare tempo e luogo. Mario li accontentò, e propose il giorno seguente (era il 30 luglio del 101 a.C.) e la piana di Raudii, un vasto luogo pianeggiante, che avrebbe reso più agevoli le manovre della cavalleria romana, superiore a quella germanica. La cavalleria dei Cimbri, muovendosi nella densa foschia mattutina, fu colta di sorpresa da quella romana, con cui fu costretta ad ingaggiare un combattimento ravvicinato prima che potesse disporsi in formazione di attacco, e fu quindi ricacciata indietro verso la propria stessa fanteria, che stava proprio in quel momento schierandosi a battaglia. Al termine i Romani ottennero una schiacciante vittoria, riportando solo leggere perdite, mentre i Cimbri furono letteralmente annientati. Quelli che trovarono la morte in battaglia, cioè la maggior parte dei Cimbri, compreso il valoroso re Boiorix, poterono chiamarsi fortunati, sicuramente più fortunati di coloro che, venduti a Roma al mercato degli schiavi, trovarono un padrone desideroso di vendicarsi su di loro, uomini del nord, che avevano osato sfidare Roma per conquistare le terre del soleggiato sud prima che i tempi della Storia fossero maturi per questa impresa.

Alla notizia della disfatta i Tigurini, che erano rimasti al di là delle Alpi, col proposito di unirsi successivamente ai Cimbri, rinunciarono immediatamente all'impresa e fecero ritorno alle loro sedi. La valanga umana, che per tredici lunghi anni aveva seminato terrore fra i popoli stanziati fra il Danubio, l'Ebro, la Senna ed il Po, si trovava sepolta sotto l'erba oppure soggiogata in schiavitù.

Il destino del grande miraggio della migrazione germanica si era compiuto, il popolo senza patria dei Cimbri ed i loro compagni di avventura non esistevano più. »

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Mappa delle invasioni di Cimbri e Teutoni

La vittoria dei Campi Raudii, immediatamente successiva alla sconfitta dei Teutoni, avvenuta l'anno precedente sempre ad opera di Mario nella Battaglia di Aquae Sextiae, pose termine al tentativo germanico di invadere i territori controllati da Roma. Questa battaglia, inoltre, ebbe anche una profonda influenza sulle vicende politiche di Roma stessa, segnando l'inizio della rivalità fra Mario e Silla, che sfociò successivamente nello scoppio della prima delle grandi guerre civili. Come ricompensa per il loro prezioso e coraggioso servizio, Mario concesse la cittadinanza romana ai soldati degli alleati italici, senza nemmeno prima consultare il senato.

Quando alcuni dei senatori gli chiesero di giustificarsi egli ironicamente rispose che nella concitazione della battaglia gli era stato difficile capire se la voce di Roma era quella degli alleati oppure quella della legge. Da questo momento in poi tutte le legioni italiche sarebbero state automaticamente considerate legioni romane. Fu anche la prima volta che un generale vittorioso osasse sfidare apertamente il Senato. Non sarebbe stata nemmeno l'ultima; nell'88 a.C., Silla, sfidando sia il Senato che le tradizioni, avrebbe guidato le sue truppe all'interno delle stesse mura cittadine, mentre Gaio Giulio Cesare, quando nel 49 a.C. ricevette dal Senato l'ordine di abbandonare il comando e di presentarsi a Roma per rispondere dell'accusa di cattiva condotta delle operazioni, attraversò il confine del Rubicone con una delle sue legioni e marciò sulla capitale.

Quest'ultimo episodio rappresentò l'inizio della guerra civile fra Cesare e le forze fedeli al Senato guidate da Pompeo, segnando di fatto la fine della Repubblica Romana.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Vincenzo De Vit, Calata dei Cimbri in Italia, Roma, 1886.
  2. ^ Jacopo Zennari, La battaglia dei Vercelli o dei Campi Raudii (101 a.C.), Cremona, Athenaeum cremonense, 1958.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]