Redondesco

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Redondesco
comune
Redondesco – Stemma
Castello di Redondesco
Castello di Redondesco
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Mantova-Stemma.png Mantova
Amministrazione
Sindaco Massimo Facchinelli (Lega Nord) dal 16/05/2011
Territorio
Coordinate 45°10′00″N 10°31′00″E / 45.166667°N 10.516667°E45.166667; 10.516667 (Redondesco)Coordinate: 45°10′00″N 10°31′00″E / 45.166667°N 10.516667°E45.166667; 10.516667 (Redondesco)
Altitudine 31 m s.l.m.
Superficie 19 km²
Abitanti 1 329[2] (31-12-2010)
Densità 69,95 ab./km²
Frazioni San Fermo[1]
Comuni confinanti Acquanegra sul Chiese, Gazoldo degli Ippoliti, Marcaria, Mariana Mantovana, Piubega
Altre informazioni
Cod. postale 46010
Prefisso 0376
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 020048
Cod. catastale H218
Targa MN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti redondescani
Patrono San Maurizio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Redondesco
Posizione del comune di Redondesco nella provincia di Mantova
Posizione del comune di Redondesco nella provincia di Mantova
Sito istituzionale

Redondesco (Redundèsch in dialetto alto mantovano[3]) è un comune italiano di 1.333 abitanti[4] della provincia di Mantova in Lombardia.

Il paese è situato alla sinistra dell'Oglio inferiore, ad ovest di Mantova, da cui dista circa 25 chilometri. Il suo territorio è costituito da una pianura di 19,13 chilometri quadrati, confinante ad est con i comuni di Piubega e Gazoldo degli Ippoliti, a sud col comune di Marcaria, ad ovest con quello di Acquanegra sul Chiese e a nord con quello di Mariana Mantovana. Le sue terre sono particolarmente fertili, perché bagnate ed irrigate in parte dal canale Tartaro Fabrezza, ed in parte dal vaso Fuga – i due Tartari dell’Ovest mantovano.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alto Mantovano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Origini e Toponimo[modifica | modifica sorgente]

Non è possibile rintracciare dati certi sull’origine di Redondesco. Circa l’origine del nome, lasciando perdere le proposte riconducenti a pure leggende, un documento del 22 febbraio 884 chiamerebbe Redondesco Aprehensa Gardondesca: per qualcuno Aprehensa starebbe ad indicare un territorio di forma rotonda circondato da acqua[5] In proposito, nota il Guerrini che il prefisso “re” deriva sempre da rivus – fiume -, e che “edon” equivale a “rotondo”: perciò il nome Redondesco starebbe ad indicare l’ubicazione del paese bagnato all’intorno da fiumi.[6]

Un diploma imperiale del 982 prova senza dubbi l’esistenza in quell’epoca del villaggio designato col nome di Radoldeschio, e in un altro documento del 1055 esso è denominato Radaldisco.[7] Nei documenti successivi figura spesse volte il nome Rotundiscus, interpretato successivamente come “desco rotondo”, con riferimento alla forma rotonda del paese o del castello; da questa interpretazione deriva pure lo stemma della comunità – sebbene il Beffa-Negrini faccia derivare al contrario il nome dallo stemma -, che è uno scanno rotondo color legno su sfondo verde e azzurro.[8]

L'Alto Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Il monastero o la cella monastica di San Salvatore sarebbe stato per Ragazzi il primo centro religioso nel territorio di Redondesco, che avrebbe poi dato origine alla parrocchia prepositurale del borgo. Esso, ridotto ai resti di una cascina con chiesetta, è situato attualmente nel territorio del comune di Acquanegra sul Chiese, ma molto più vicino a Redondesco, ad est della Via Postumia, abbastanza prossimo a Mosio.[9] Seguendo il Guerrini, nelle sue annotazioni agli atti della visita pastorale compiuta nel 1566 dal vescovo di Brescia Bollani, il titolo di S. Salvatore portato da una chiesa dell’allora territorio di Redondesco è indice sicuro che colà doveva esservi un vasto latifondo del monastero di Leno o di Santa Giulia di Brescia, forse proveniente da una donazione effettuata in epoca longobarda di una terra appartenente al fisco regio.

Sotto il titolo di S. Salvatore sarebbe quindi stata costruita una casa monastica, che avrebbe avuto una certa rinomanza, poiché in seguito sarebbe divenuta il cosiddetto Hospitale de Moso – in quanto il borgo ad esso più vicino doveva appunto essere Mosio -, ricordato in una donazione del conte Alberto di Sabbioneta degli Ugonidi del 1104, che raccoglieva e curava gli ammalati e i viandanti della zona, e riuniva alle sue dipendenze i coloni del posto.[10]

Sempre a detta di Guerrini e Ragazzi questo monastero, poi divenuto ospizio, a seguito di saccheggi e devastazioni subiti nelle irruzioni degli eserciti transitanti per la Via Postumia, poco distante, decadde dalla sua antica rinomanza. Gli abitanti, trovandosi troppo esposti ed indifesi, si sarebbero ritirati verso quello che doveva rimanere il centro principale della zona, cioè l’odierna Redondesco: luogo più protetto dal fiume Oglio e più sicuro. Fu allora che avrebbe avuto inizio la vita del villaggio e della comunità religiosa di Redondesco, e al chierico che l’assisteva spiritualmente per incarico del monastero di S. Salvatore, sarebbe stato dato il titolo di praepositus, di sicura origine monastica, rimasto al parroco di Redondesco fino ai giorni nostri.[11]

Dal diploma di Ottone II del 982 si sa che parte di Redondesco apparteneva ai canonici di Santa Maria di Cremona. Tale proprietà venne loro confermata da un successivo diploma di Enrico II del 5 maggio 1005, e da un altro di poco più tardo di Enrico III, del 15 ottobre 1005.[12]

Ma salvi questi diritti dei canonici cremonesi, il borgo col territorio era nell’XI secolo soggetto religiosamente al vescovo di Mantova, come risulta chiaramente da un altro diploma dello stesso Enrico III, di soli cinque giorni posteriore a quello sopra ricordato, con il quale l’imperatore confermava beni e diritti del vescovo mantovano, tra i quali plebem de Radaldisto, cioè la pieve di Redondesco.[13]

Una bolla papale di conferma dei possedimenti del vescovo di Verona del 1145 menziona una chiesa di San Zenone a Redondesco, vicino alla riva del Tartaro: anche la chiesa veronese vantava dunque diritti in quel di Redondesco.[14]

I conti di Redondesco[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conti di Redondesco.

I conti di Redondesco, i conti di Casaloldo, i San Martino Gusnago, i conti di Montichiari, Asola, Mosio, i conti di Marcaria, tutte famiglie che si affermano alla metà del XII secolo, e che per distinguersi prendono il nome ciascuna dal feudo sede della loro residenza o dei loro principali interessi, pur rimanendo in possesso comune e porzionario del comitatus, sono discesi dalle stirpi dei cosiddetti Ugoni-Longhi, conti di Sabbioneta.

Il Basso Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Nel Liber Potheris, laddove si ricorda che nel XII secolo parte del territorio di Redondesco, già detenuto dai conti di Lomello, passò al comune di Brescia, in comproprietà con i conti Ugonidi, si fa un’ampia descrizione di questi beni bresciani siti in Redondesco.

Oltre al castello, vi sono nominati la Ecclesia S. Zenonis, la contrada S. Zenonis, il Locus S. ZeneschiSan Genesio – e il Nemus ad S. Firmum, cioè il bosco di San Fermo.[15]

Non trovando, in detta descrizione, nessun accenno ad una chiesa di Redondesco, Ragazzi suppone che il centro religioso principale di questo territorio fosse allora San Zenone, oppure la casa monastica di S. Salvatore, vicina a Mosio.[16]

Solo nel 1410 si trova esplicita indicazione della chiesa di Redondesco, che, portando il titolo S. Mauritii seu S. Laurentii, dovrebbe coincidere con l’attuale.[17]

La chiesa di S. Zenone, successivamente al Liber Potheris, è invece nominata negli atti della visita pastorale del vescovo di Brescia Bollani, del maggio 1566, ove il prevosto di Redondesco dichiara di avere sotto la sua giurisdizione la “chiesa di San Zenone senza dote, che non è retta da alcuno, ed è sempre tenuta chiusa”.[18]

Secondo Ragazzi, oggi, caduto in rovina questo edificio sacro, si conosce appena dove esso fosse costruito, per i resti di fondamenta che esisterebbero ancora, nei pressi della strada che in catasto si chiama ancora oggi S. Zenone.

Enumerando i beni comunali bresciani a Redondesco fra i secoli XII e XIII, il Liber Potheris, come accennato, parla di una contrada e di una chiesa S. Zeneschi.

Per quanto ne sappiamo, non risulta alcuna notizia storica che indichi in quale parte del territorio redondescano fosse posta. Ragazzi avanza la proposta di riconoscerla in quello che è comunemente chiamato el cesolin de S. Fermo. Stando al medesimo autore, è certo che in quel luogo esisteva una chiesa, che poi fu trasformata in casa d’abitazione. Lo proverebbe anche una lapide infissa nel pavimento d’ingresso di detta casa.

Il nome di S. Genesio indurrebbe a pensare al castello di Canneto sull'Oglio, riedificato da Brescia nel 1217, ma pare improbabile che una chiesa ricordata come appartenente a Redondesco fosse situata in quel di Canneto.

Sempre nel Liber Potheris fra i beni della comunità di Redondesco rivendicati da Brescia è nominato anche il Nemus ad S. Firmum. Tale località è l’attuale frazione di San Fermo, solo in parte ancora dipendente da Redondesco: le porzioni restanti sono annesse alla giurisdizione di altri due comuni, Piubega e Gazoldo degli Ippoliti.

Veniva chiamata Nemus perché attorno aveva un vastissimo bosco, forse lo stesso gagium altum -“Bosco cintato alto”- che ha dato il nome all’attuale Gazoldo. All’epoca della visita pastorale di monsignor Bollani S. Fermo era sede di una rettoria dipendente dalla giurisdizione del prevosto di Redondesco, mentre ora è costituita in parrocchia indipendente.[19]

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Romitorio di San Pietro.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[21]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Persone legate a Redondesco[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Comune di Redondesco - Statuto.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.
  4. ^ Dato Istat all'1/1/2009.
  5. ^ Documento ricordato in COLORNI 1959, pag. 64, n. 43; RAGAZZI 1961, pag. 3.
  6. ^ GUERRINI 1940.
  7. ^ BERTOLOTTI 1984, pag. X. Praeceptum del 982, 16 marzo, Taranto. L’imperatore Ottone II rinnova al vescovo di Cremona Ulderico tutte le concessioni fatte dai suoi predecessori alla chiesa cremonese. Tra l’altro gli conferma la parte del castello di Redondesco assieme ai terreni circostanti, che un certo Anselmo aveva lasciato per testamento ai canonici della cattedrale, e la “Selva Bonella”, identificabile con la località Campi Bonelli, in comune di Redondesco: …preceptum confirmationis prenominate ecclesie fieri decrevimus et hac nostra auctoritate confirmavimus omnes res et proprietates suas de quibus usque ad tempus nostri imperii vestita fuisse cernitur; nominative de divisione castri quod vocatur Radaldisci, quam divisionem contulit et dedit Anselmus et inscriptione carte canonicis iamdicte ecclesie pro rimedio anime sue ac suorum parentum obtulit cum exterioribus territoriis, adiacentiis et pertinentiis parti prenominate divisioni castelli Radaldisci pertinentibus; de silva quoque que nominatur Bonella;…. FALCONI 1979, n. 81, pagg. 212-214; ODORICI 1853-65, vol. IV, pag. 100 n. 45.
  8. ^ A. Beffa-Negrini, Cronichetta della Piubega, in RAGAZZI 1961, pag. 3.
  9. ^ Lombardia Beni Culturali - Chiesa di San Salvatore.
  10. ^ GUERRINI 1940, pag. 78-79; ODORICI 1853-65, CONTI in VIGNOLI 2009, BONAGLIA, CASNIGHI 1860.
  11. ^ GUERRINI 1940, pag. 79; in nota lo stesso riporta Liber Potheris Brixie, 199-208, 252-255, 233- 235 etc. Di S. Salvatore di Redondesco/Mosio parla anche il Faino in questi termini: “Sotto la Parrocchia di Redondesco l’Oratorio Campestre S. Salvatoris, che era l’antico Hospitale de Moso soggetto al monastero di Acquanegra, fu alienato dal Cardinale Sigismondo Gonzaga quando era Abbate Commendatario di Acquanegra, e passato quindi in proprietà privata di questi cittadini mantovani che a stento vi mantenevano un povero prete in funzione di Parroco, mentre essi vi detenevano i 700 piò di dotazione fondiaria di quella chiesa”. Faino, Oratorium Campestre S. Salvatoris, pagg. 287-288, riportato da GUERRINI 1940, pag. 79; RAGAZZI 1961, pagg. 11-12; BERTOLOTTI 1984, pagg. 5-6.
  12. ^ ASTEGIANO 1895, n. 44; ODORICI 1853-65, vol. V, pag. 22; ASTEGIANO 1895, n. 47. Notitia pro securitate del 1004, 26 febbraio, Cremona. Adelberto detto Azzone messo del re Arduino, presiedendo un giudizio, pone un banno regio di mille mancosi d’oro su dodici terreni di proprietà del vescovato di Cremona, due dei quali posti in “Selva Bonella”, il tutto accogliendo una richiesta dell’avvocato del vescovo Rolando: …Ibique eorum veniens presencia Rolandus avocatus ipsius episcopio et rettulit: <Abeo et teneo ad parte iamdicto episcopio proprietatem petias duodecim de terra, quas esse videtur prima…; decima in silva Bonella, est per mensura iusta iugias sex, coeret ei da duabus partibus eidem ecclesie; undecima ibi non longe, que est per mensura iusta iugias novem, coeret ei da duabus partibus prefacte eclesie;…> Cum ipse avocatus taliter retulliset, tunc ipse Adelelmus pro Dei amore et anima domni regi bannum da parte eius misit in mancosus aurei mille, ut nullus omo pars prenominati episcopio de predictas pecias de terre sine legali iudicio devestire audead. Qui vero fecerit, predictos mille mancosus se conpositurus agnosscat, medietate parti camere domni regis et medietatem parti eidem episcopio…. FALCONI 1979, n. 109, pagg. 297-298.
  13. ^ LIBER PRIVILEGIORUM 1988; TORELLI 1924, doc. 4; TORELLI 1914, n. 77; RAGAZZI 1961, pag. 21.
  14. ^ UGHELLI…
  15. ^ LIBER POTHERIS 1899, n. XLIX.
  16. ^ RAGAZZI 1961, pag. 15.
  17. ^ Brixia Sacra 1924, pag. 139; GUERRINI 1940, pag. 80.
  18. ^ Ecclesia S. Zenonis sine dote, quae a nemine regitur, et semper clausa tenetur: GUERRINI 1940, pag. 81.
  19. ^ RAGAZZI 1961, pagg. 16-17.
  20. ^ RAGAZZI 1961, pag. 13.
  21. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • V. Colorni, Il territorio mantovano nel Sacro Romano Impero, vol. I, Periodo comitale e periodo comunale, Milano, Giuffrè, 1959.
  • M. Ragazzi, Redondesco, Mantova, Tipografia ALCE-Banca Agricola Mantovana, 1960-61.
  • A. Bertolotti, I comuni e le parrocchie della provincia di Mantova, Mantova, 1893, Ristampa Sala Bolognese, Forni, 1984.
  • Le carte cremonesi dei secoli VIII-XII, Vol. I - Documenti dei fondi cremonesi (759-1069), Edizione e introduzione a cura di Ettore Falconi, Cremona, Ministero per i beni culturali e ambientali – Biblioteca statale di Cremona, 1979.
  • F. Odorici, Storie bresciane dai primi tempi fino all’età nostra, Brescia, Gilberti 1853-65, Ristampa Brescia, Edizioni del Moretto voll. IV-VII.
  • Idem, Prefazione agli Statuti bresciani del secolo XIII, in Historiae patriae monumenta, XVI, t. II, Leges municipales, col. 1584, Torino, Bocca, 1876.
  • P. Guerrini, Atti della visita del vescovo Domenico Bollani alla diocesi di Brescia, vol. III, Brescia, Ancora Edizioni, 1940.
  • A. Bonaglia, Bozzolo ed il suo territorio nel medioevo (secoli V-XII), Montichiari, Zanetti editore.
  • G. B. Casnighi, Raccolta di memorie e documenti risguardanti Acquanegra, Brescia, 1860.
  • Liber Potheris communis civitatis Brixie, a cura di F. Bettoni Cazzago, F. L. Fè d’Ostiani, in Historiae patriae monumenta (H. P. M.), vol. XIX, Torino, Bocca, 1899.
  • L. Astegiano, Codice diplomatico Cremonese, in H. P. M., vol. XX, t. I, Torino, Bocca, 1895.
  • Liber Privilegiorum Communis Mantue, a cura di R. Navarrini, Mantova, Comune di Mantova –Arcari editore, 1988.
  • P. Torelli, L’archivio capitolare della cattedrale di Mantova fino alla caduta dei Bonacolsi, Mondatori, 1924.
  • F. Ughelli, Italia Sacra, vol. IV, Ristampa anastatica Sala Bolognese, Forni.
  • R. Sarzi, Le acque nelle terre del Consorzio di Bonifica Alta e Media Pianura mantovana, Mantova, Editoriale Sometti.
  • Leandro Zoppè, Itinerari gonzagheschi, Milano, 1988, ISBN 88-85462-10-3.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]