Poggio Rusco

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Poggio Rusco
comune
Poggio Rusco – Stemma Poggio Rusco – Bandiera
Chiesa del Santissimo Nome di Maria di Poggio Rusco puntellata a seguito delle gravi lesioni del sisma del 2012
Chiesa del Santissimo Nome di Maria di Poggio Rusco puntellata a seguito delle gravi lesioni del sisma del 2012
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Mantova-Stemma.png Mantova
Sindaco Sergio Rinaldoni (lista civica) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 44°58′39″N 11°7′9″E / 44.9775°N 11.11917°E / 44.9775; 11.11917 (Poggio Rusco)Coordinate: 44°58′39″N 11°7′9″E / 44.9775°N 11.11917°E / 44.9775; 11.11917 (Poggio Rusco)
Altitudine 16 m s.l.m.
Superficie 42,35 km²
Abitanti 6 649[1] (31-12-2010)
Densità 157 ab./km²
Frazioni Dragoncello, Quattrocase, Segonda, Stoppiaro[2]
Comuni confinanti Magnacavallo, Mirandola (MO), San Giovanni del Dosso, Sermide, Villa Poma
Altre informazioni
Cod. postale 46025
Prefisso 0386
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 020042
Cod. catastale G753
Targa MN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti poggesi
Patrono SS. Nome di Maria
Giorno festivo 31 maggio
Localizzazione
Poggio Rusco è posizionata in Italia
Poggio Rusco
Posizione del comune di Poggio Rusco nella provincia di Mantova
Posizione del comune di Poggio Rusco nella provincia di Mantova
Sito istituzionale

Poggio Rusco (al Pos in dialetto basso mantovano[3]) è un comune italiano di 6.649 abitanti[4] della provincia di Mantova in Lombardia.

Il paese dista dal capoluogo provinciale 42 km, e si estende nella parte sud-orientale dell'Oltrepò mantovano, circa 9 km a sud del fiume Po e a soli 2 km dalla provincia di Modena, in posizione equidistante rispetto ad importanti città della Pianura Padana quali Mantova, Verona, Ferrara, Bologna e Modena.

Indice

Storia [modifica]

Origine del nome [modifica]

Risale al 1332 il documento ufficiale più antico in cui è nominato espressamente il toponimo Podium, l'odierna Poggio Rusco. Rusco è di origine celtica e indica i rifiuti come in molti dialetti emiliani. Nell'attuale lingua gaelica irlandese si dice Bruscar.

Secondo altre fonti più attendibili, il nome "Poggio Rusco" deriva dal fatto che, anticamente, nelle vicinanze del dosso a 16 m s.l.m. ci fosse un piccolo fiume che si chiamava Rusco e che ha poi dato il nome al paese.

Le origini, assai più antiche, risalgono all'epoca pre-romana ed etrusca. Il paese sorge su un'altura di 16 metri s.l.m (origine del nome Poggio), che è mediamente dai 3 ai 6 metri più alta rispetto alle valli e ad altri paesi circostanti, risultando meno esposta ai pericoli di alluvioni del fiume Po.

Un'altra versione legata alla tradizione sta anche in una pianta particolare che cresceva sul territorio, il Ruscus aculeatus.

Periodo Matildeo [modifica]

Ottone III donò al vescovo di Mantova il territorio di Poggio Rusco; l'atto di donazione fu confermato dalla gran contessa Matilde di Canossa nel 1082.

Dai Gonzaga al Regno d'Italia [modifica]

Nel 1332 il vescovo di Mantova, secondo quanto riferito in un documento notarile, cedeva la Corte del Poggio ai Gonzaga. Da quel momento Poggio Rusco ha intrecciato la propria storia con quella del capoluogo mantovano.

A partire dal XV secolo, la proprietà dei terreni della Corte del Poggio venne suddivisa in due rami cadetti dei Gonzaga: i Nobili, signori della Corte Piccola, e i marchesi di Vescovato, padroni della Corte Grande; Poggio Rusco rimase in mano loro ben oltre l'estinzione della famiglia Gonzaga, signori di Mantova.

Nel 1707, Poggio Rusco, seguendo il destino del Ducato di Mantova, entrò a far parte dei domini diretti della casa d'Asburgo.

Alla fine del XVIII secolo il paese si trovò a condividere la sorte della Repubblica Cisalpina, con una violenta rivolta antifrancese nel 1799 e alla definitiva capitolazione sotto l'Impero Austriaco come parte integrante del Regno Lombardo-Veneto nel 1815.

Solo nel 1866, dopo la partecipazione attiva alle guerre d'Indipendenza, avvenne l'annessione al Regno d'Italia sotto casa Savoia. Nel 1867 il Consiglio Comunale, su richiesta del Ministero degli Interni, decise all'unanimità di identificare in modo migliore il nome Poggio, assai diffuso su tutto il territorio italiano, postponendo l'appellativo toponomastico Rusco; il nome prese spunto dalla vasta presenza sul territorio di un arbusto, il Ruscus Aculeatus meglio noto come pungitopo, pianta che cresce rigogliosa lungo i canali di irrigazione delle campagne poggesi, in particolare lungo il Canale Rusco, costruito dal Consorzio Interprovinciale per la Bonifica di Burana, che divide il Mantovano dal Modenese dal lato di mezzodì. L'attributo Rusco, per altri, ha derivazione ben diversa da quella proposta dalla toponomastica corrente: spazzatura, pattume.

Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri [modifica]

Il Novecento, seguì a grandi linee le vicissitudini del territorio mantovano. La nascita del socialismo vide a Poggio Rusco due protagonisti: Giovanni Zibordi, poggese di adozione, e Francesco Zanardi, poggese classe 1873, ricordato a Bologna come il Sindaco del Pane nella Grande Guerra.

Il Fascismo s'impose in tutta l'Italia e proprio a Poggio Rusco il 13 marzo 1921, l'assalto alla Camera del Lavoro ebbe un'eco nazionale: su tutti i giornali nazionali venne resa nota la notizia.

Durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, il paese assunse un ruolo strategico per la sua posizione poiché gli Alleati avanzavano verso il fiume Po e la Germania lungo la direttrice Bologna - Verona. È importante ricordare l'operazione militare denominata Operazione Herring, che ebbe luogo nei giorni 20-23 aprile 1945. In questa missione 226 paracadutisti del neo Corpo Italiano di Liberazione furono lanciati per proteggere strutture ed edifici e favorire l'avanzata alleata; morirono 14 militari e 2 civili. Lo scontro più importante si consumò presso Cà Bruciata di Dragoncello (vedi Battaglia di Ca' brusada). Stanno a ricordare quella valorosa impresa un monumento ai caduti e una chiesa a loro dedicata Dragoncello e un battaglione della Brigata Paracadutisti Folgore denominato 3º Battaglione Paracadutisti Poggio Rusco.

I terremoti del 20 e 29 Maggio 2012 [modifica]

Poggio Rusco è stato colpito dai Terremoti dell'Emilia del 2012 che hanno provocato gravi danni in tutto il territorio comunale risultando essere, secondo il rapporto macrosismico stilato dall'INGV, il comune della Provincia di Mantova più colpito dopo Moglia e San Giacomo delle Segnate. I danni maggiori sia ad edifici pubblici che ad abitazioni e imprese si sono registrati a seguito del sisma del 29 Maggio mentre le scosse del 20 Maggio avevano danneggiato in misura moderata solo gli edifici pubblici.

Monumenti e luoghi d'interesse [modifica]

Palazzo Municipale, già Palazzo Gonzaga [modifica]

(P.zza 1º Maggio, 5)

Costruito intorno alla metà del ‘400 su disegno di Luca Fancelli, con il suo tipico stile a merlatura cieca. La merlatura, sparita dopo il 1945 sotto un antiestetico strato di calce, è riapparsa in seguito al restauro-pulitura della facciata eseguito a cura dell’Arch. Spelta alla fine degli anni ’80.

Veduta frontale del Palazzo Municipale di Poggio Rusco

Il Palazzo faceva parte della "Corte Piccola" del Poggio, appartenente alla linea dei Nobili Gonzaga, ramo cadetto dei Gonzaga di Mantova, fino ai primi decenni del 1800; "Corte Piccola" in contrapposizione alla "Corte Grande" o dei Marchesi di Vescovato, le cui proprietà avevano una superficie doppia rispetto alla "Corte Piccola" e si estendevano anche ai comuni limitrofi. Il confine fra le due Corti passava per il centro del paese. Nel 1800 il Palazzo divenne proprietà del senatore Tullo Massarani, che nel 1904 lo vendette al Comune di Poggio Rusco. Nel 1905 gli uffici comunali, che prima si trovavano in una casa ad est della Chiesa Parrocchiale, vennero trasferiti nel Palazzo Gonzaga, da allora comunemente noto come Palazzo Municipale. La costruzione ha subito qualche trasformazione interna, ma nel complesso ha mantenuto la struttura originaria: la sala d’ingresso, la sala consiliare con resti di affreschi restaurati, lo scalone d'accesso al piano superiore, parzialmente affrescato, con pregevole soffitto a cassettoni. Alla Corte si accedeva attraverso un voltone sormontato da un frontone triangolare sorretto da due lesene chiuso da un cancello in ferro, abbattuto dopo il 1945. Il palazzo era delimitato ad est da una torre simile alla attuale Torre Falconiera. I Terremoti dell'Emilia del 2012 hanno danneggiato gravemente il Municipio.

Torre Falconiera o Colombara [modifica]

(Parco Torre, prospicente alla Statale 12)

Torre Falconiera di Poggio Rusco,simbolo del paese

Simile a tante altre sparse nella Pianura Padana, si presume fungesse da posto di avvistamento o da rifugio in situazioni di pericolo. Non è riscontrata la data di costruzione anche se è presumibile che risalga al'600. La torre, simbolo del paese che appare anche nello stemma del comune, faceva parte della "Corte Grande" del Poggio. Restaurata alcuni anni fa, consta di tre spaziosi vani disposti su tre piani. A seguito delle forti scosse di terremoto di Maggio 2012, la torre ha subito gravi danni strutturali pur non registrando crolli significativi. Ad oggi, si è provveduto alla messa in sicurezza della torre in attesa di disponibilità economiche che permettano il nuovo restauro e la conseguente agibilità.

Chiesa Parrocchiale [modifica]

(Piazza San Francesco, già Piazza XX Settembre)

Costruita dal 1748 al 1770, è molto più ampia della preesistente struttura romanica fondata dalla Contessa Matilde di Canossa orientata in direzione est-ovest che era circondata dal cimitero. È dedicata al SS. Nome di Maria, come ricorda una lapide posta al di sopra del portale. Costruita in uno stile barocco leggero su progetto dell'arch. Nicolini, presenta una facciata con due ordini di lesene (dorico quello inferiore, ionico quello superiore) separati da una trabeazione e sormontati da un timpano. La finestra originale sopra il portale ospita un'icona in vetro di R. Laffranchi. L'interno è una navata unica, coperta da volta a botte; il transetto è poco più che accennato. La Chiesa riceve luce da vetrate istoriate, di recente fattura. I dipinti delle cappelle laterali sono più antichi e, molti di essi, di elevato pregio. A destra la pala del primo altare è dedicata a Santa Teresa d'Avila, il secondo Altare ai Santi Antonio, Francesco e Teresa, il terzo (transetto di destra) è dedicato a S. Anselmo. Sullo sfondo si intravede la linea d'orizzonte della Mantova settecentesca con l'antico Ponte S. Giorgio. Sotto la mensa si apre con l'effigie di Gesù nel sepolcro. A sinistra il primo altare, ora sede del Fonte Battesimale, è dedicato a S. Luigi Gonzaga, il secondo al transito di S. Giuseppe, il terzo alla Vergine Maria col Bambino. Al di sopra della nicchia è posta la pala con la Madonna del Rosario. I quindici ovali che incoronano l'altare raffiguranti i misteri del Rosario proverrebbero dalla Chiesa matildica preesistente. Il lampadario sovrastante in ferro battuto è dell'artista quistellese Giuseppe Gorni. Nell'abside sotto la pala della Beata Vergine Maria Regina si snoda un coro ligneo di ottima fattura, con fregi floreali originali. L'interno, restaurato e ridipinto nel 1988, conserva la decorazione precedente del cornicione e i medaglioni del soffitto, opere del pittore Ettore Pizzini, così come i due affreschi a lato dell'altare maggiore. La sagrestia ospita un'opera notarile: un quadro superstite della primitiva Chiesa raffigurante la Deposizione, con figure di un pellegrino e di un angelo; fu attribuito in un primo tempo a Pietro Facchetti, ma studi stilistici e comparativi recenti propendono per l'attribuzione dell'opera a Domenico Fiasella detto il Sarzana. Sopra il portale d'ingresso è posto un organo di gran pregio, a doppia tastiera, a tre scomparti più uno in alto per le trombe: un Montesanti di fine '700, ricostruito e ampliato da Giovanni Tonoli nel 1861. La torre campanaria risale al 1828. I Terremoti dell'Emilia del 2012 hanno provocato gravissimi danni sia alla Chiesa che alla torre campanaria ed attualmente si è provveduto alla messa in sicurezza tramite un'impalcatura di sostegno alla facciata ed un'ingabbiatura con cavi d'acciaio di sostegno alle fiancate e all'abside che hanno permesso la riapertura del centro storico in attesa di definire validi progetti di ricostruzione.[5][6]

Società [modifica]

Evoluzione demografica [modifica]

Abitanti censiti[7]

Cultura [modifica]

Carnasciale Podiense [modifica]

Poggio Rusco è famoso nel Basso Mantovano per il suo Carnasciale Podiense, organizzato dalla Duccal Achademia dal Pidrüs e dal Comune di Poggio Rusco. La manifestazione solitamente si protrae per due domeniche consecutive a cavallo del carnevale.

Il Pidrüs è un fantastico animale inventato da Mario Setti, presente nel Bestiario Podiense, un compendio di 21 animali folkloristici della tradizione contadina poggese, ispirato ai Bestiari medievali e settecenteschi. Il trattato, grazie all'uso dell'italiano maccheronico, di latinismi e di parole di derivazione dialettale, è piacevole da leggere e il contesto storico delle descrizioni lo rende verosimile. La raccolta è stata compilata dal giornalista della Gazzetta di Mantova e cittadino poggese Stefano Scansani, che ha realizzato i disegni, e da Mario Setti, che ha scritto i testi.

Ogni anno, durante l'ultima domenica del "Carnasciale", dopo lo "Sproloquio del Brigante della Pertica" (un discorso satirico, pronunciato in dialetto poggese dallo storico banditore Giuseppe Belluzzi) viene scoperta la "Bestia", un simulacro di cartapesta che raffigura la mitica creatura realizzata secondo le descrizioni riportate nel Bestiario Podiense. La Bestia rappresenta vizi e virtù del Carnevale e della società poggese.

Con l'edizione 2006 del Carnasciale Podiense, dopo 21 anni, si è concluso il ciclo del bestiario. Il Carnevale 2007 incorona il Pidrus come Re della carnevalata. Nel 2008 è uscita la prima edizione dell'Erbario Podiense, sulla falsariga del Bestiario.

Fiere [modifica]

Solitamente a Poggio Rusco si tengono due fiere annuali: la fiera di giugno, ogni terza domenica del mese di giugno, e la più grande fiera di Santa Maria Alba, la terza domenica di settembre.

Mercato settimanale [modifica]

Ogni lunedì si tiene il Mercato della Bassa, il tradizionale punto di scambio commerciale. Il mercato del lunedì è molto esteso e frequentato anche da cittadini che non risiedono a Poggio Rusco. Si trova ogni genere di merce, dagli alimenti freschi all'abbigliamento. Ogni venerdì nel centro storico invece ha luogo un piccolo mercato con la sola vendita di generi alimentari. Il mercato occupa per intero la piazza principale di Poggio Rusco.

Mercato delle antichità della Corte del Poggio [modifica]

La seconda domenica di ogni mese si svolge il Mercato delle Antichità della Corte del Poggio. Nel centro storico si snodano i venditori e collezionisti di antichità e numismatica.La protezione dei lunghi porticati del centro storico rendono il mercatino idoneo sia in inverno che in estate.

Sport [modifica]

La società sportiva di maggior rilevanza a Poggio Rusco è la società di pallacanestro A.S.D. Pallacanestro Primavera che milita nel campionato Nazionale Dilettanti Serie A. È il livello più alto mai raggiunto da una formazione cestistica mantovana. Oltre alla pallacanestro di grande importanza per la sua storia recente è la società calcistica A.C.D. Poggese, che milita in Seconda Categoria[8] dopo il fallimento nel maggio 2009 della Poggese F.C., la precedente squadra di calcio, che militava in Prima Categoria, ma che era riuscita a raggiungere anche la serie C2, ora Lega Pro Seconda Divisione

Giornali [modifica]

A Poggio Rusco ogni mese viene stampato un giornale locale, solitamente di 10-12 pagine, chiamato "L'Album", che raccoglie fatti di cronaca e eventi che si svolgono o che si svolgeranno a Poggio Rusco e nei comuni limitrofi (Villa Poma, Magnacavallo, Carbonara di Po, Revere, Schivenoglia, Borgofranco, ecc.). È pure presente un giornale elettronico intitolato "sapevicheaPoggio" (www.sapevicheapoggio.it) riportante notizie e notiziole esclusivamente riguardanti il paese.

Personalità legate a Poggio Rusco [modifica]

Geografia antropica [modifica]

Frazioni [modifica]

Dragoncello [modifica]

Diverse le ipotesi che sono circolate sul nome della più grande frazione di Poggio Rusco. Sembra che l'origine derivi dalla Artemisia dragunculus (dragoncello), un'erba officinale utilizzata per aromatizzare preparazioni culinarie. La prima testimonianza scritta dell'esistenza del piccolo borgo risale al 1082. Dragoncello si trova a 10 metri s.l.m., dista da Poggio Rusco 8,75 km (è la frazione più distante dal comune), dista 7,8 km dal confine con la provincia di Ferrara (con la frazione di Pilastri di Bondeno) e dista 5,5 km dal confine con la provincia di Modena (frazione di Baia di Mirandola). Vi risiedono 178 abitanti. Vi ha sede la moderna Chiesa di Maria Ausiliatrice e Santa Maria Maddalena, protettrice dei paracadutisti; la chiesa fu eretta negli anni sessanta insieme all'ara monumentale per ricordare il sacrificio dei paracadutisti e dei civili caduti durante l'Operazione Herring. Precedentemente, nello stesso luogo sorgeva la piccola chiesa le cui campane erano state donate dalla famiglia Reggiani di Stoppiaro. L'attacco di Dragoncello svolse un ruolo decisivo per l'avanzata degli alleati verso il Po.Ogni anno durante la Festa della Liberazione, il 25 aprile, le campagne intorno al piccolo borgo sono sede del lancio commemorativo dei paracadutisti attirando numerosi spettatori. A Dragoncello si può notare il monumento nazionale dedicato a questa operazione militare. A Dragoncello si trovano anche la cosiddetta Cà' brüsàda, luogo della più importante battaglia dell'Operazione Herring e il campo di calcio dove giocano alcune categorie della squadra di calcio dilettantistica della Poggese A.C.D.. La frazione è attraversata dalla Strada Statale Virgiliana, lungo la quale, a un centinaio di metri dall'ingresso nella frazione si trova il ristorane La Locanda del Caracciolo. La Statale forma un incrocio con due vie perpendicolari: Via Dosso dell'Inferno, lungo la quale si trovano il campo di calcio e la Chiesa, e Via Stoppiaro, la più lunga e importante via che porta al piccolo centro abitato e, successivamente, all'omonima frazione di Stoppiaro. A Dragoncello, secondo gli ultimi censimenti, vivono circa 100 persone, ma ci sono, in relazione alla popolazione italiana, moltissimi extracomunitari, specie di origini marocchine e cinesi. La piccola frazione non ha nessun negozio o supermercato, ma possiede altri servizi, come 3 fermate degli autobus APAM, un ristorante, una Chiesa e un campo da calcio. Non molti anni fa Dragoncello aveva anche una scuola elementare, chiusa poi per mancanza di studenti e divenuta un alloggio di edilizia popolare. Da dopo l'incendio colposo dovuto ad una stufa elettrica del 14 giugno 2006 l'edificio è occupato da un nucleo famigliare, dalla locale Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia ed in piccola parte anche come spogliatoio per i calciatori che giocano nel vicino campetto. Dragoncello, vista la scarsità di edifici, offre in aperta campagna un panorama amplissimo, di qualche decina di chilometri, e totalmente piatto della Pianura Padana. In alcune giornate dove il cielo è limpido o dopo delle forti folate di vento, si possono intravedere i colli Euganei e addirittura le Alpi. Le campagne di Dragoncello sono molto grandi e vengono sfruttate enormemente dagli enti pubblici. Per via dell'elevato numero di extracomunitari in relazione alla popolazione italiana, Dragoncello è anche definito "Piccolo Marocco", ma la comunità marocchina non è ben vista dagli abitanti di tutta la zona, compreso Poggio Rusco. Non è raro, infatti, sentire imprecazioni rivolte ai marocchini per le loro presunte attività di spaccio di droga. Nonostante ciò, a Dragoncello non si sono mai verificati, o comunque non si sono mai registrati, episodi di violenza degli italiani ai marocchini, contrariamente a quanto succede, seppur raramente, a Poggio Rusco.

Il Dosso [modifica]

Il Dosso non è una vera e propria frazione, ma è una località che sorge sull'omonima via Dosso dell'Inferno (per questo la località è anche chiamata Al Dòs 'd l'Infèran)- Il Dosso si estende su una superficie relativamente ampia ma non conta più di qualche decina di abitazioni. Ufficialmente è una località del comune di Magnacavallo, ma vista la sua vicinanza a Dragoncello, Agnolo e Cantaboa, è considerata una frazione di Poggio Rusco.

Agnolo [modifica]

Agnolo è una piccola frazione di Magnacavallo che si estende parallelamente a Cantaboa. Forma, insieme a Dragoncello, Magnacavallo e la stessa Cantaboa, una specie di confine che è il territorio della località chiamata Il Dosso. Agnolo è formato da un piccolo raggruppamento di case (una dozzina), affacciato a una strada di campagna. Agnolo si trova a 12 metri s.l.m. e si stima che vi risiedano 15 abitanti. Dista dal comune di Poggio Rusco 5 km.

Quattrocase [modifica]

Documenti risalenti al 1409 in merito ad una donazione di un latifondo di Gianfrancesco Gonzaga a Francesco De Zaffardis identificano per la prima volta Quattrocase. A metà del Quattrocento è stato eretto anche l'oratorio della frazione; il campanile è di epoca più recente, stimato a cavallo del XVIII e XIX secolo. Di rilievo all'interno della piccola chiesetta il dipinto raffigurante la Madonna e il Bambino, san Francesco, san Sebastiano e santa Caterina. Al centro della raffigurazione compare lo stemma araldico della nobile famiglia Lanzoni. La frazione è divisa a metà tra il comune di Poggio Rusco e il comune di Magnacavallo, come la vicina frazione di Agnolo. Quattrocase si trova a 15 metri s.l.m., dista 3,15 km da Poggio Rusco e conta 147 abitanti. Di recente è stata costruita a Quattrocase una pista ciclabile che si estende fino a Poggio Rusco, costeggiando una strada che ha la medesima direzione.

Segonda [modifica]

Il toponimo Segonda probabilmente trae origine dal canale fluviale che scorreva nella zona. È confermata l'esistenza di un corso d'acqua con quel nome in un documento datato 1339, un contratto di acquisto di Agnese Pico della Mirandola, moglie di Guido Gonzaga, di un "terreno in Podio". Tra i confini del podere si includeva anche il canale Secunde. Avanti per la strada verso Segonda, ad un centinaio di metri dal fondo La Vrèra (La "Verrara"), esiste sotto la strada un'antichissima chiavica a servizio di un canale. Narra la leggenda, che nella chiavica trovò rifugio una scrofa pregna, sfuggita al legittimo proprietario mentre la pascolava. Era talmente impensato il nascondiglio occupato dalla scrofa, che il proprietario non riuscì più a trovarla. Pur non avendo prove concrete, era certo che i suoi odiati vicini l'avessero catturata ed occultata e, affinché non potessero godere nulla di lei e dei nascituri suinetti, chiese a san Simeone, al quale era particolarmente devoto, di trasformare la scrofa in un mostro orrendo. Egli si sarebbe sdebitato portando, tutte le prime domeniche del mese, un grosso cero sull'altare a lui dedicato. I compaesani avevano saputo della sparizione e della maledizione e reputando che, sicuramente, la scrofa avesse trovato un altro accogliente porcile, deridevano nascostamente l'ex-proprietario. Una sera, mentre tornava a casa dopo un convegno galante, extramatrimoniale, una delle persone che maggiormente derideva chi aveva perduto la scrofa, transitando sopra la chiavica udì un urlo bestiale. Gli si parò davanti un'orrenda bestia con grossa testa suina quasi appoggiata a terra, gambe corte, avanzamento lento ed un corpo quasi gelatinoso irto di setole. Seguivano il mostro altri nove piccoli mostri d'aspetto identico. Non morì dalla paura, quella persona: i capelli, però, gli divennero bianchi da corvini che erano, e divenne balbuziente. La prima domenica d'ogni mese, nello stesso momento in cui l'ex proprietario della scrofa accendeva in chiesa il cero a San Simeone, la persona cui erano diventati bianchi i capelli diventava momentaneamente cieco e gli uscivano fiotti di sangue dalla bocca. La bestia orrenda non era altro che il primo Pidrüs della storia che, ancor oggi, si narra "al Pòs". La frazione dista 5,32 km da Poggio Rusco, si trova a 14 metri s.l.m. e vi risiedono 49 abitanti.

Stoppiaro [modifica]

Vanta origini antichissime, probabilmente etrusche: ne è prova il ritrovamento di insediamenti presso Boccazzolla, corte agricola non distante dal centro di Stoppiaro. Ufficialmente l'esistenza della borgata è documentata per la prima volta in un documento del 1353. La storia di Stoppiaro è legata negli ultimi secoli con quella della famiglia Reggiani, proprietaria di numerosi poderi. Agli inizi del XX secolo, tuttavia, la famiglia Reggiani si è trasferita nella confinante provincia di Modena, dapprima a Mirandola, poi a Medolla e Cavezzo. Appartengono a questa storica famiglia Renzo Reggiani, disperso nella prima guerra mondiale a soli vent'anni e Nino Reggiani, decorato di guerra, cittadino onorario di Vittorio Veneto e Cavaliere del lavoro. La piccola chiesa dedicata a santa Maria Maddalena, eretta nel XVII secolo, è l'edificio più antico di Stoppiaro; fu edificata su volontà della famiglia Fachetti, anch'essa storica famiglia di proprietari terrieri della zona. Il campanile, leggermente inclinato, fu costruito nell'Ottocento. Dice la leggenda che in un nascondiglio della chiesa, che solo il parroco pro tempore conosce, sia custodito un piccolo osso appartenuto ad un animale primordiale dal quale, ogni determinate centinaia di secoli, cadrebbe una goccia (il tipo di liquido non è specificato). All'impatto col suolo, sul mondo s'abbatterebbe un cataclisma. L'ultima volta che l'evento si sarebbe verificato, il 26 dicembre 2004, avvenne lo tsunami tra Indonesia, Sri Lanka e Thailandia. La frazione di Stoppiaro si trova a 10 metri s.l.m., conta 61 abitanti e dista dal comune 7,31 km. Si trova molto vicino al confine con la provincia di Modena (meno di 4 km). A Stoppiaro è presente anche una pizzeria, chiamata "Le Valli", uno dei due ristoranti presenti in tutta la zona delle frazioni di Poggio Rusco (l'altra è "La Locanda del Caracciolo" a Dragoncello, da cui tra l'altro dista circa 2,5 km).

Cantaboa [modifica]

Non è una vera frazione: si tratta di un gruppo di case situate in un luogo ove s'insediarono degli Etruschi. La prima citazione (secondo documenti conservati nell'Archivio di Stato di Mantova - busta n° 154) è del 1332 allorquando tra i Gonzaga ed "i figli di Manfredo" (che divennero i Pico) si tenta di apporre un confine tra i propri possedimenti al fine di riscuotere il boscatico. In una nota degli incaricati delle due Signorie interessate, si legge che "tale Amadasino, figlio di Tano Trenta da Custellum, non frequenta la zona da alcuni anni, ma anteriormente e per quasi tutta la sua vita, ha 50 anni, ha frequentato la zona del Poggio pescando nelle valli di CANTABOVO e raccogliendovi legna" La frazione di Cantaboa dista da Poggio Rusco 4,32 km, si trova a 13 metri s.l.m. e vi risiedono 41 abitanti. È costituita da una via (via Cantaboa) e da un incrocio tra due strade di campagna (via Arrivabene e via Bozzole) che portano la prima alla Strada Statale Virgiliana e l'altra in aperta campagna, in una zona denominata "Il Dosso dell'Inferno". Lungo via Cantaboa si nota una dicarica e, successivamente, poche case abitate (se ne contano meno di 10). Il tutto porta a un altro incrocio: a sinistra si trova un passaggio a livello che conduce alla frazione di Quattrocase, mentre proseguendo dritti si va verso la frazione Agnolo di Magnacavallo.

Carobbio [modifica]

Carobbio non è una vera e propria frazione, ma si potrebbe considerare come un "quartiere" di Poggio Rusco. Si estende per qualche centinaio di metri lungo via Segonda, poco dopo l'omonima frazione, e termina in corrispondenza con l'incrocio tra via Segonda e la Strada Statale Virgiliana. Si contano in tutto una ventina di abitazioni.

Verdonda [modifica]

Come Carobbio, anche Verdonda non figura tra le frazioni di Poggio Rusco, ma è una specie di quartiere a Sud del paese, a pochi metri dal confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Verdonda è la sede della maggior parte delle industrie e di molte attività commerciali del paese.

Il Carnevale [modifica]

Come la zona denominata "Il Dosso dell'Inferno", anche Il Carnevale è una zona relativamente ampia ma poco abitata che sorge sull'omonima via tra Stoppiaro e Poggio Rusco. La zona vicino a Stoppiaro è quasi totalmente disabitata, mentre man mano che ci si avvicina a Poggio Rusco le abitazioni aumentano numericamente.

Costa-Gandini [modifica]

Costa-Gandini può quasi essere definito un quartiere di Segonda, in quanto è formato da un gruppo di case situate subito dopo Segonda, lungo l'omonima via. Si trova a 14 metri s.l.m., vi risiedono 61 persone e dista da Poggio Rusco 4,36 km.

Il Borgo [modifica]

Il Borgo è un gruppo di case situato subito dopo la frazione di Quattrocase, lungo l'omonima via che poi si ricongiunge con via Quattrocase.

Avia [modifica]

Avia è una località di Poggio Rusco che dista 4,98 km dal comune. Si trova a 14 metri s.l.m. e vi risiedono 36 abitanti. La località è formata da un piccolo raggruppamento di case distribuito lungo la strada statale Virgiliana.

Le Tamarelle [modifica]

Con "Le Tamarelle" si indica una piccola via ghiaiosa di poche centinaia di metri, poco prima dell'incrocio tra via Stoppiaro e via Carnevale, lungo la quale sono presenti due abitazioni e qulche altro edificio.

Infrastrutture e Trasporti [modifica]

Poggio Rusco è da sempre importante nodo stradale. È attraversato dalla Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, essenziale collegamento tra Pianura Padana e la Germania, e dalla Strada Provinciale 496 Virgiliana, che collega Mantova a Ferrara.

La cittadina è anche un importante nodo ferroviario. Presso la omonima stazione, la ferrovia Bologna–Verona, appartenente al corridoio del Brennero, incrocia con la linea di proprietà regionale Suzzara-Ferrara, appartenente alla direttrice che collega il Tirreno a Verona e l'Adriatico a Mantova e Cremona.

Meteorologia [modifica]

A Poggio Rusco è attiva una stazione meteo gestita in collaborazione con il Centro Meteorologico Lombardo.[9]

Amministrazione [modifica]

Gemellaggi [modifica]

Note [modifica]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Comune di Poggio Rusco - Le frazioni.
  3. ^ Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.
  4. ^ Dato Istat all'1/1/2009.
  5. ^ I monumenti di Poggio Rusco
  6. ^ Viva la Città, Guida ai Diritti del cittadino e dell'Impresa - Comune di Poggio Rusco, Modena, Marzo 2004
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ A.C.D. Poggese X ray One | Associazione Calcio Dilettantistica
  9. ^ Dati della Stazione Meteo

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Collegamenti esterni [modifica]