Poggio Rusco

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Poggio Rusco
comune
Poggio Rusco – Stemma Poggio Rusco – Bandiera
Scorcio del Centro Storico di Poggio Rusco nel maggio 2014, a due anni dal sisma.
Scorcio del Centro Storico di Poggio Rusco nel maggio 2014, a due anni dal sisma.
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Mantova-Stemma.png Mantova
Amministrazione
Sindaco Sergio Rinaldoni (lista civica) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 44°58′39″N 11°07′09″E / 44.9775°N 11.119167°E44.9775; 11.119167 (Poggio Rusco)Coordinate: 44°58′39″N 11°07′09″E / 44.9775°N 11.119167°E44.9775; 11.119167 (Poggio Rusco)
Altitudine 16 m s.l.m.
Superficie 42,29 km²
Abitanti 6 649[2] (31-12-2010)
Densità 157,22 ab./km²
Frazioni Dragoncello, Quattrocase, Segonda, Stoppiaro[1]
Comuni confinanti Magnacavallo, Mirandola (MO), San Giovanni del Dosso, Sermide, Villa Poma
Altre informazioni
Cod. postale 46025
Prefisso 0386
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 020042
Cod. catastale G753
Targa MN
Cl. sismica zona 3 (sismicità bassa)
Nome abitanti poggesi
Patrono SS. Nome di Maria
Giorno festivo 31 maggio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Poggio Rusco
Posizione del comune di Poggio Rusco nella provincia di Mantova
Posizione del comune di Poggio Rusco nella provincia di Mantova
Sito istituzionale

Poggio Rusco (al Pos in dialetto basso mantovano[3]) è un comune italiano di 6.649 abitanti[4] della provincia di Mantova in Lombardia.

Il paese dista dal capoluogo provinciale 42 km, e si estende nella parte sud-orientale dell'Oltrepò mantovano, circa 9 km a sud del fiume Po e a soli 2 km dalla provincia di Modena, in posizione equidistante rispetto ad importanti città della Pianura Padana quali Mantova, Verona, Ferrara, Bologna e Modena.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Risale al 1332 il documento ufficiale più antico in cui è nominato espressamente il toponimo Podium, l'odierna Poggio Rusco. Rusco è riferibile ad un canale che scorre tra il Mantovano e il Modenese dal lato del mezzodì, ed è così chiamato per la pianta delle Smilacee che entro vi cresce all'estremo sud del paese.

Le origini, assai più antiche, pare risalgano all'epoca pre-romana ed etrusca. Il paese sorge su un'altura di 16 metri s.l.m (origine del nome Poggio), che è mediamente dai 3 ai 6 metri più alta rispetto alle valli e ad altri paesi circostanti, risultando meno esposta ai pericoli di alluvioni del fiume Po.

Un'altra versione legata alla tradizione sta anche in una pianta particolare che cresceva sul territorio, il Ruscus aculeatus.

Periodo Matildeo[modifica | modifica wikitesto]

Ottone III donò al vescovo di Mantova il territorio di Poggio Rusco; l'atto di donazione fu confermato dalla gran contessa Matilde di Canossa nel 1082.

Dai Gonzaga al Regno d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1332 il vescovo di Mantova, secondo quanto riferito in un documento notarile, cedeva la Corte del Poggio ai Gonzaga. Da quel momento Poggio Rusco ha intrecciato la propria storia con quella del capoluogo mantovano.

A partire dal XV secolo, la proprietà dei terreni della Corte del Poggio venne suddivisa in due rami cadetti dei Gonzaga: i Nobili, signori della Corte Piccola, e i marchesi di Vescovato, padroni della Corte Grande; Poggio Rusco rimase in mano loro ben oltre l'estinzione della famiglia Gonzaga, signori di Mantova.

Nel 1707, Poggio Rusco, seguendo il destino del Ducato di Mantova, entrò a far parte dei domini diretti della casa d'Asburgo.

Alla fine del XVIII secolo il paese si trovò a condividere la sorte della Repubblica Cisalpina, con una violenta rivolta antifrancese nel 1799 e alla definitiva capitolazione sotto l'Impero Austriaco come parte integrante del Regno Lombardo-Veneto nel 1815.

Solo nel 1866, dopo la partecipazione attiva alle guerre d'Indipendenza, avvenne l'annessione al Regno d'Italia sotto casa Savoia. Nel 1867 il Consiglio Comunale, su richiesta del Ministero degli Interni, decise all'unanimità di identificare in modo migliore il nome Poggio, assai diffuso su tutto il territorio italiano, postponendo l'appellativo toponomastico Rusco; il nome prese spunto dalla vasta presenza sul territorio di un arbusto, il Ruscus Aculeatus meglio noto come pungitopo, pianta che cresce rigogliosa lungo i canali di irrigazione delle campagne poggesi, in particolare lungo il Canale Rusco, costruito dal Consorzio Interprovinciale per la Bonifica di Burana, che divide il Mantovano dal Modenese dal lato di mezzodì. L'attributo Rusco, per altri, ha derivazione ben diversa da quella proposta dalla toponomastica corrente: spazzatura, pattume.

Dall'Unità d'Italia ai giorni nostri[modifica | modifica wikitesto]

Il Novecento, seguì a grandi linee le vicissitudini del territorio mantovano. La nascita del socialismo vide a Poggio Rusco due protagonisti: Giovanni Zibordi, poggese di adozione, e Francesco Zanardi, poggese classe 1873, ricordato a Bologna come il Sindaco del Pane nella Grande Guerra.

La Scuola Primaria
La Scuola Primaria di Poggio Rusco prima del sisma del Maggio 2012
La scuola primaria provvisoria costruita a poco più di sei mesi dal sisma

Il Fascismo s'impose in tutta l'Italia e proprio a Poggio Rusco il 13 marzo 1921, l'assalto alla Camera del Lavoro ebbe un'eco nazionale: su tutti i giornali nazionali venne resa nota la notizia.

Durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, il paese assunse un ruolo strategico per la sua posizione poiché gli Alleati avanzavano verso il fiume Po e la Germania lungo la direttrice Bologna - Verona. È importante ricordare l'operazione militare denominata Operazione Herring, che ebbe luogo nei giorni 20-23 aprile 1945.

In questa missione 226 paracadutisti del neo Corpo Italiano di Liberazione furono lanciati per proteggere strutture ed edifici e favorire l'avanzata alleata; morirono 14 militari e 2 civili. Lo scontro più importante si consumò presso Cà Bruciata di Dragoncello (vedi Battaglia di Ca' brusada). Stanno a ricordare quella valorosa impresa un monumento ai caduti e una chiesa a loro dedicata Dragoncello e un battaglione della Brigata Paracadutisti Folgore denominato 3º Battaglione Paracadutisti Poggio Rusco.

I terremoti del 2012[modifica | modifica wikitesto]

Poggio Rusco, nel Maggio 2012, fu colpito da un violentissimo sciame sismico che provocò gravi danni in tutto il territorio comunale. Dopo la scossa del 20 maggio di magnitudo 5.9 della Scala Richter il comune risultò sostanzialmente indenne dal punto di vista privato in quanto le scosse susseguitesi per tutto il giorno causarono solo danneggiamenti a livello degli edifici pubblici del centro storico rendendoli inagibili. Il 29 maggio 2012, dopo quasi dieci giorni di incessanti scosse di assestamento, il comune venne colpito da un nuovo sisma di magnitudo 5.8 della Scala Richter che aggravò la situazione nel Centro Storico causando importanti crolli in Chiesa Parrocchiale, Palazzo Municipale e Torre Falconiera ma anche danneggiamenti negli edifici privati. La piazza principale, in corrispondenza della Chiesa e degli edifici privati colpiti, venne interdetta al transito per pericolo di crollo degli stessi per oltre due mesi. Nell'Agosto del 2012, si conclusero le opere provvisionali su Chiesa Parrocchiale, Torre Falconiera e Municipio ma anche sugli edifici privati e il centro storico tornó a una situazione di modesta normalità. L'edilizia scolastica risultò tuttavia il bene più colpito. Vennero rese inagibili la scuola primaria, la palestra della scuola secondaria di I grado nonché rilevanti danneggiamenti furono inflitti all'asilo nido comunale. Per sopperire alla totale mancanza della scuola primaria venne realizzato un edificio scolastico temporaneo in attesa della costruzione di un nuovo plesso scolastico antisismico. Anche la biblioteca comunale fu infine resa parzialmente inagibile dal sisma.

La Chiesa Parrocchiale
La Chiesa Parrocchiale durante i lavori di ricostruzione a due anni dal sisma
La Chiesa provvisoria allestita in una tensostruttura
La Chiesa Parrocchiale dopo il sisma del Maggio 2012
La Chiesa Parrocchiale prima del sisma del Maggio 2012

Il sisma del 29 maggio ebbe gravi ripercussioni anche sull'edilizia residenziale causando un danno alle abitazioni private per oltre dieci milioni di euro sparso su più di 200 abitazioni danneggiate o rese inagibili. La maggior parte dei danni alle abitazioni si registrarono nel centro storico, nelle frazioni e nelle zone rurali con rari casi di danneggiamenti alle strutture più moderne e recenti. Furono circa 350 le persone ospitate nel campo di accoglienza allestito con la collaborazione dell'Esercito Italiano mentre ammontava a 50 il numero delle famiglie aventi diritto al Contributo per l'autonoma sistemazione per un totale di 120 sfollati definitivi. Anche se in misura minore rispetto alla vicina bassa modenese il sisma causò importanti danni anche al comparto industriale e agricolo con numerose imprese costrette a continuare la produzione in tensostrutture in attesa di riparare i capannoni inagibili. Compromesso gravemente anche in patrimonio storico rurale con numerose corti di campagna interessate da gravi crolli e alcune delle quali in seguito demolite a causa della precaria situazione in seguito al terremoto.

La ricostruzione dopo il sisma (anni 2013 - 2017)[modifica | modifica wikitesto]

La ricostruzione del paese prese il via, nell'estate del 2013, con l'emanazione delle ordinanze che assegnavano i contributi per il ripristino delle civili abitazioni. In quei mesi vennero altresì emanate le due ordinanze per l'assegnazione dei contributi del Fondo di Solidarietà Europeo, che portarono nelle casse comunali oltre un milione e mezzo di euro che sarebbero stati impiegati successivamente in numerosi cantieri pubblici. Nel Marzo 2014, a due anni dal sisma, partirono le opere di ricostruzione della Chiesa Parrocchiale per un milione e trecentomila euro grazie a donazioni, fondi regionali e della Diocesi di Mantova. Il 6 Dicembre dello stesso anno il centro storico tornò alla definitiva normalità con la riapertura della Chiesa stessa. Dopo soli nove mesi di cantiere (rispetto ai 15 mesi preventivati nel progetto) l'edificio, tra i più duramente colpiti di tutto il mantovano, venne riconsegnato alla comunità, rappresentando una vera e propria eccellenza cantieristica nella ricostruzione post-terremoto. All'evento parteciparono una vasta folla di cittadini nonché numerose autorità civili e religiose. Lo stesso Papa Francesco inviò una lettera di benedizione e di congratulazioni alla comunità poggese la quale, per l'occasione, venne letta dal Vescovo di Mantova. Nell'Ottobre dello stesso anno l'amministrazione comunale, alla presenza di una gremita folla e delle autorità locali e regionali, inaugurò la biblioteca, l'asilo nido e il nuovo municipio provvisorio, riconsegnando alla comunità tre edifici strategici dopo le opere di ricostruzione realizzate nei mesi precedenti grazie ai contributi del Fondo di solidarietà europeo.

I portici del Centro Storico
I portici danneggiati messi in sicurezza dopo il sisma
I portici danneggiati messi in sicurezza dopo il sisma
I portici danneggiati messi in sicurezza dopo il sisma
I portici danneggiati messi in sicurezza dopo il sisma

Sul fronte privato, dopo l'emanazione delle ordinanze, 86 privati richiesero i contributi per la ricostruzione a fronte di 100 abitazioni inagibili e ulteriori 100 abitazioni le quali, seppur gravemente danneggiate, non poterono accedere ai fondi stessi in quanto sprovviste di dichiarazione di inagibilità. Tre dei 26 tecnici assunti da Regione Lombardia per i comuni terremotati furono integrati all'ufficio tecnico del comune per alleggerire la grande mole di lavoro nelle pratiche di ricostruzione pubblica e privata. L'anno 2015 rappresenta l'anno fondamentale per la ricostruzione in quanto nel Gennaio dello stesso anno è previsto l'avvio delle opere di ricostruzione del Municipio (euro 2.800.000) e, nell'estate, l'avvio delle opere di costruzione della nuova scuola primaria (euro 3.000.000) e della nuova palestra polivalente (euro 900.000). Una volta ricostruiti gli edifici pubblici essenziali e strategici per la vita del paese, l'amministrazione si concentrerà sui lavori di recupero della ex scuola primaria (da destinare in parte a succursale dell'istituto alberghiero esistente e in parte a sede delle associazioni) e della Torre Falconiera. Tuttavia la totale mancanza di fondi non fa al momento prevedere una tempistica certa sul ripristino dei due edifici.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo Municipale, già Palazzo Gonzaga[modifica | modifica wikitesto]

Il Palazzo Municipale
Il Palazzo Municipale dopo il sisma del Maggio 2012
Il nuovo Municipio provvisorio realizzato con i contributi del Fondo di Solidarietà Europeo
Il Palazzo Municipale prima del sisma del Maggio 2012

Costruito intorno alla metà del ‘400 su disegno di Luca Fancelli, con il suo tipico stile a merlatura cieca. La merlatura, sparita dopo il 1945 sotto un antiestetico strato di calce, è riapparsa in seguito al restauro-pulitura della facciata eseguito a cura dell’Arch. Spelta alla fine degli anni ’80. Gonzaga di Mantova, fino ai primi decenni del 1800; "Corte Piccola" in contrapposizione alla "Corte Grande" o dei Marchesi di Vescovato, le cui proprietà avevano una superficie doppia rispetto alla "Corte Piccola" e si estendevano anche ai comuni limitrofi. Il confine fra le due Corti passava per il centro del paese. Nel 1800 il Palazzo divenne proprietà del senatore Tullo Massarani, che nel 1904 lo vendette al Comune di Poggio Rusco. Nel 1905 gli uffici comunali, che prima si trovavano in una casa ad est della Chiesa Parrocchiale, vennero trasferiti nel Palazzo Gonzaga, da allora comunemente noto come Palazzo Municipale. La costruzione ha subito qualche trasformazione interna, ma nel complesso ha mantenuto la struttura originaria: la sala d’ingresso, la sala consiliare con resti di affreschi restaurati, lo scalone d'accesso al piano superiore, parzialmente affrescato, con pregevole soffitto a cassettoni. Alla Corte si accedeva attraverso un voltone sormontato da un frontone triangolare sorretto da due lesene chiuso da un cancello in ferro, abbattuto dopo il 1945. Il palazzo era delimitato ad est da una torre simile all'attuale Torre Falconiera.

I Terremoti dell'Emilia del 2012 hanno danneggiato gravemente il Municipio provocando crolli interni e il distacco delle due facciate. Nei mesi successivi si è provveduto alla sua messa in sicurezza consistente in tiranti e in una rete composta da legno e acciaio volta al sostegno delle facciate pericolanti.

La torre Falconiera
La torre Falconiera, sede della locale scuola di musica, dopo il sisma del Maggio 2012
La scuola di musica provvisoria, realizzata nei mesi successivi al sisma con i contributi del FSUE
La Torre Falconiera prima del sisma del Maggio 2012

Torre Falconiera o Colombara[modifica | modifica wikitesto]

Simile a tante altre sparse nella Pianura Padana, si presume fungesse da posto di avvistamento o da rifugio in situazioni di pericolo. Non è riscontrata la data di costruzione anche se è presumibile che risalga al'600. La torre, simbolo del paese che appare anche nello stemma del comune, faceva parte della "Corte Grande" del Poggio. Restaurata alcuni anni fa, consta di tre spaziosi vani disposti su tre piani.

A seguito delle forti scosse di terremoto di Maggio 2012, la torre ha subito gravi danni strutturali pur non registrando crolli significativi. nei mesi successivi si è provveduto alla messa in sicurezza della torre consistente in una gabbia di cavi di acciaio a sostegno dell'intera struttura in attesa di disponibilità economiche che permettano il nuovo restauro e la conseguente agibilità.

Chiesa Parrocchiale del Santissimo Nome di Maria[modifica | modifica wikitesto]

Costruita dal 1748 al 1770, è molto più ampia della preesistente struttura romanica orientata in direzione est-ovest che era circondata dal cimitero. È dedicata al SS. Nome di Maria, come ricorda una lapide posta al di sopra del portale. Costruita in uno stile barocco leggero su progetto dell'architetto Nicolini, presenta una facciata con due ordini di lesene (dorico quello inferiore, ionico quello superiore) separati da una trabeazione e sormontati da un timpano. La finestra originale sopra il portale ospita un’icona in vetro di R. Laffranchi. L’interno è a navata unica, coperta da volta a botte; il transetto è poco più che accennato. La Chiesa riceve luce da vetrate istoriate, di recente fattura. I dipinti delle cappelle laterali sono più antichi e spesso pregevoli. A destra la pala del primo altare è dedicata a Santa Teresa d’Avila, il secondo altare ai Santi Antonio, Francesco e Teresa, il terzo (transetto di destra) è dedicato a S. Anselmo. Sullo sfondo si intravvede la linea d’orizzonte della Mantova settecentesca con l’antico Ponte S. Giorgio. Sotto la mensa si apre l’urna con l’effigie di Gesù nel sepolcro. A sinistra il primo altare, ora sede del Fonte Battesimale, è dedicato a S. Luigi Gonzaga, il secondo al transito di S. Giuseppe, (da notare la formella proveniente dalla vecchia Chiesa Matildica, dono recente del Dott. Vittorino Belluzzi) il terzo (nel transetto) alla Vergine Maria col Bambino. Al di sopra della nicchia è posta la pala con la Madonna del Rosario. I quindici ovali che incoronano l’altare raffiguranti i misteri del Rosario proverrebbero dalla Chiesa matildica preesistente. Il lampadario sovrastante in ferro battuto è dell’artista quistellese Giuseppe Gorni.

Le abitazioni private
Abitazione del Centro storico di Poggio Rusco demolita dopo il sisma
Abitazione parzialmente crollata nella frazione di Segonda
Demolizione di un'abitazione gravemente lesionata nella frazione di Stoppiaro
Abitazione gravemente danneggiata dal terremoto nel Centro Storico di Poggio Rusco

Nell’abside sotto la pala della Beata Vergine Maria Regina si snoda un coro ligneo di ottima fattura, con fregi floreali originali. L’interno, restaurato e ridipinto nel 1988, conserva la decorazione precedente del cornicione e i medaglioni del soffitto, opere del pittore Ettore Pizzini. Pure del Pizzini sono i due affreschi ai lati dell’altare maggiore. La sagrestia ospita un’opera notarile: un quadro superstite della primitiva Chiesa raffigurante la Deposizione, con figure di un pellegrino e di un angelo; fu attribuito in un primo tempo a Pietro Fachetti, ma studi stilistici e comparativi recenti propendono per l’attribuzione dell’opera a Domenico Fiasella detto il Sarzana. Sopra il portale d’ingresso è posto un organo di gran pregio, a doppia tastiera, a tre scomparti più uno in alto per le trombe: un Montesanti di fine ‘700, ricostruito e ampliato da Giovanni Tonoli nel 1861. La torre campanaria risale al 1828.

I Terremoti dell'Emilia del 2012 hanno provocato gravissimi danni sia alla Chiesa causando il crollo di parte delle volte e della copertura, il distacco della facciata e della torre campanaria. Nei mesi successivi si è provveduto alla messa in sicurezza tramite un'impalcatura di sostegno alla facciata, una analoga impalcatura per sorreggere il campanile ed un'ingabbiatura con cavi d'acciaio di sostegno alle fiancate e all'abside che hanno permesso la riapertura del centro storico in attesa di definire validi progetti di ricostruzione. Nel mese di Aprile del 2014 sono iniziati i lavori di recupero e adeguamento sismico della Chiesa per un importo di circa 1.500.000 euro consistenti nello smontaggio delle opere provvisionali, nella ricostruzione del tetto, dei muri perimetrali e dell'abside e nel consolidamento del campanile e della facciata (tenuti uniti all'edificio grazie alle opere provvisionali) nonché nell'adeguamento alla recente normativa antisismica dell'intero l'edificio di culto[5][6]

Chiesa di Santa Maria Maddalena[modifica | modifica wikitesto]

La piccola chiesa dedicata a santa Maria Maddalena, eretta nel XVII secolo, è localizzata nella frazione di Stoppiaro; fu edificata su volontà della famiglia Fachetti, anch'essa storica famiglia di proprietari terrieri della zona. Il campanile, leggermente inclinato, fu costruito nell'Ottocento. Dice la leggenda che in un nascondiglio della chiesa, che solo il parroco pro tempore conosce, sia custodito un piccolo osso appartenuto ad un animale primordiale dal quale, ogni determinate centinaia di secoli, cadrebbe una goccia (il tipo di liquido non è specificato). All'impatto col suolo, sul mondo s'abbatterebbe un cataclisma. Il campanile, pendente verso nord, ospita tre campane. Sotto la cella campanaria vi sono due orologi. Nel Maggio 2012 la Chiesa subì danni molto gravi dal terremoto che si abbatté sull'Emilia e il Basso Mantovano. La chiesa rimase chiusa circa due anni a causa dei danni subiti in particolare alle volte e al campanile. Nell'Aprile del 2014 la Chiesa venne riaperta al culto in seguito alle operazioni di ripristino e messa in sicurezza realizzate nell'inverno fra il 2013 e il 2014 per un importo di circa 100mila euro.

Chiesa di Santa Maria Ausiliatrice e Monumento ai Caduti[modifica | modifica wikitesto]

La moderna Chiesa di Maria Ausiliatrice, protettrice dei paracadutisti, fu eretta negli anni sessanta nella frazione di Dragoncello insieme all'ara monumentale per ricordare il sacrificio dei paracadutisti e dei civili caduti durante l'Operazione Herring avvenuta nella medesima località. Precedentemente, nello stesso luogo sorgeva la piccola chiesa le cui campane erano state donate dalla famiglia Reggiani di Stoppiaro. L'attacco di Dragoncello svolse un ruolo decisivo per l'avanzata degli alleati verso il Po. Ogni anno durante la Festa della Liberazione, il 25 aprile, le campagne intorno al piccolo borgo sono sede del lancio commemorativo dei paracadutisti attirando numerosi spettatori. A Dragoncello si può notare il monumento nazionale dedicato a questa operazione militare.

Ex Scuola Primaria Edmondo De Amicis[modifica | modifica wikitesto]

Venne edificata intorno al 1885 e venne adibita a Scuola Primaria sino al Maggio 2012 quando le violente scosse di terremoto di quei giorni la resero totalmente inagibile. Il Progetto di recupero ammonta a circa 2.800.000 euro. L'amministrazione comunale ha deciso di costruire un nuovo polo scolastico adibendo tale edificio e differenti funzioni scolastiche e culturali (non più a sede della scuola primaria del paese) successivamente alle opere di ricostruzione finanziate con fondi statali.

Oratorio e Piazzetta del Tagliaferro[modifica | modifica wikitesto]

E’ coeva della Chiesa Parrocchiale, essendo stata terminata nel 1771. La somiglianza stilistica (barocco sobrio) e l’epoca di costruzione fanno ritenere che sia stata pensata come una versione minore della Chiesa grande, forse dallo stesso architetto Nicolini. L’interno, sempre in barocco leggero, presenta una peculiarità: ai lati dell’altare due aperture a volta si prono su ambienti che potevano fungere da matronei. L'oratorio ha subito danneggiamenti in seguito al sisma del Maggio 2012 analogamente a numerosissimi edifici della piazza antistante che sono stati, nei mesi successivi al terremoto, demoliti o messi in sicurezza modificando l'aspetto del quartiere.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Stoppiaro[modifica | modifica wikitesto]

Vanta origini antichissime, probabilmente etrusche: ne è prova il ritrovamento di insediamenti presso Boccazzolla, corte agricola non distante dal centro di Stoppiaro. Ufficialmente l'esistenza della borgata è documentata per la prima volta in un documento del 1353. La storia di Stoppiaro è legata negli ultimi secoli con quella della famiglia Reggiani, proprietaria di numerosi poderi. Agli inizi del XX secolo, tuttavia, la famiglia Reggiani si è trasferita nella confinante provincia di Modena, dapprima a Mirandola, poi a Medolla e Cavezzo. Appartengono a questa storica famiglia Renzo Reggiani, disperso nella prima guerra mondiale a soli vent'anni e Nino Reggiani, decorato di guerra, cittadino onorario di Vittorio Veneto e Cavaliere del lavoro. La piccola chiesa dedicata a santa Maria Maddalena, eretta nel XVII secolo, è l'edificio più antico di Stoppiaro; fu edificata su volontà della famiglia Fachetti, anch'essa storica famiglia di proprietari terrieri della zona. Il campanile, leggermente inclinato, fu costruito nell'Ottocento. Dice la leggenda che in un nascondiglio della chiesa, che solo il parroco pro tempore conosce, sia custodito un piccolo osso appartenuto ad un animale primordiale dal quale, ogni determinate centinaia di secoli, cadrebbe una goccia (il tipo di liquido non è specificato). All'impatto col suolo, sul mondo s'abbatterebbe un cataclisma. L'ultima volta che l'evento si sarebbe verificato, il 26 dicembre 2004, avvenne lo tsunami tra Indonesia, Sri Lanka e Thailandia. La frazione di Stoppiaro si trova a 10 metri s.l.m., conta 61 abitanti e dista dal comune 7,31 km. Si trova molto vicino al confine con la provincia di Modena (meno di 4 km). A Stoppiaro è presente anche una pizzeria, chiamata "Le Valli", uno dei due ristoranti presenti in tutta la zona delle frazioni di Poggio Rusco (l'altra è "La Locanda del Caracciolo" a Dragoncello, da cui tra l'altro dista circa 2,5 km). Dall'inizio di maggio 2013, nella zona della frazione (assieme a Quattrocase, Dragoncello e Segonda), sono state registrate numerose scosse di terremoto di magnitudo 2.0 o inferiore, e due di magnitudo superiore al 2.0 (una di 2.3 e una di 2.6). Secondo gli esperti, tali movimenti tellurici sarebbero collegati al terremoto dell'Emilia, che il 20 e 29 maggio 2012 ha colpito quest'ultima, l'oltrepò mantovano e la fascia sud-occidentale della provincia di Rovigo. Inoltre, il giorno 20 maggio 2012, a seguito di tali terremoti, a Stoppiaro vi fu l'epicentro di due scosse di terremoto: una di magnitudo 3.7 e una di magnitudo 4.2, entrambe avvenute nel tardo pomeriggio.

Dragoncello[modifica | modifica wikitesto]

Diverse le ipotesi che sono circolate sul nome della più grande frazione di Poggio Rusco. Sembra che l'origine derivi dalla Artemisia dragunculus (dragoncello), un'erba officinale utilizzata per aromatizzare preparazioni culinarie. La prima testimonianza scritta dell'esistenza del piccolo borgo risale al 1082. Dragoncello si trova a 10 metri s.l.m., dista da Poggio Rusco 8,75 km (è la frazione più distante dal comune), dista 7,8 km dal confine con la provincia di Ferrara (con la frazione di Pilastri di Bondeno) e dista 5,5 km dal confine con la provincia di Modena (frazione di Baia di Mirandola). Vi risiedono 178 abitanti. Vi ha sede la moderna Chiesa di Maria Ausiliatrice e Santa Maria Maddalena, protettrice dei paracadutisti; la chiesa fu eretta negli anni sessanta insieme all'ara monumentale per ricordare il sacrificio dei paracadutisti e dei civili caduti durante l'Operazione Herring. Precedentemente, nello stesso luogo sorgeva la piccola chiesa le cui campane erano state donate dalla famiglia Reggiani di Stoppiaro. L'attacco di Dragoncello svolse un ruolo decisivo per l'avanzata degli alleati verso il Po.Ogni anno durante la Festa della Liberazione, il 25 aprile, le campagne intorno al piccolo borgo sono sede del lancio commemorativo dei paracadutisti attirando numerosi spettatori. A Dragoncello si può notare il monumento nazionale dedicato a questa operazione militare. A Dragoncello si trovano anche la cosiddetta Cà' brüsàda, luogo della più importante battaglia dell'Operazione Herring e il campo di calcio dove giocano alcune categorie della squadra di calcio dilettantistica della Poggese A.C.D.. La frazione è attraversata dalla Strada Statale Virgiliana, lungo la quale, a un centinaio di metri dall'ingresso nella frazione si trova il ristorane La Locanda del Caracciolo. La Statale forma un incrocio con due vie perpendicolari: Via Dosso dell'Inferno, lungo la quale si trovano il campo di calcio e la Chiesa, e Via Stoppiaro, la più lunga e importante via che porta al piccolo centro abitato e, successivamente, all'omonima frazione di Stoppiaro. A Dragoncello, secondo gli ultimi censimenti, vivono circa 100 persone, ma ci sono, in relazione alla popolazione italiana, moltissimi extracomunitari, specie di origini marocchine e cinesi. La piccola frazione non ha nessun negozio o supermercato, ma possiede altri servizi, come 3 fermate degli autobus APAM, un ristorante, una Chiesa e un campo da calcio. Non molti anni fa Dragoncello aveva anche una scuola elementare, chiusa poi per mancanza di studenti e divenuta un alloggio di edilizia popolare. Da dopo l'incendio colposo dovuto ad una stufa elettrica del 14 giugno 2006 l'edificio è occupato da un nucleo famigliare, dalla locale Associazione Nazionale Paracadutisti d'Italia ed in piccola parte anche come spogliatoio per i calciatori che giocano nel vicino campetto. Dragoncello, vista la scarsità di edifici, offre in aperta campagna un panorama amplissimo, di qualche decina di chilometri, e totalmente piatto della Pianura Padana. In alcune giornate dove il cielo è limpido o dopo delle forti folate di vento, si possono intravedere i colli Euganei e addirittura le Alpi. Le campagne di Dragoncello sono molto grandi e vengono sfruttate enormemente dagli enti pubblici.

Il Dosso[modifica | modifica wikitesto]

Il Dosso non è una vera e propria frazione, ma è una località che sorge sull'omonima via Dosso dell'Inferno (per questo la località è anche chiamata Al Dòs 'd l'Infèran)- Il Dosso si estende su una superficie relativamente ampia ma non conta più di qualche decina di abitazioni. Ufficialmente è una località del comune di Magnacavallo, ma vista la sua vicinanza a Dragoncello, Agnolo e Cantaboa, è considerata una frazione di Poggio Rusco.

Agnolo[modifica | modifica wikitesto]

Agnolo è una piccola frazione di Magnacavallo che si estende parallelamente a Cantaboa. Forma, insieme a Dragoncello, Magnacavallo e la stessa Cantaboa, una specie di confine che è il territorio della località chiamata Il Dosso. Agnolo è formato da un piccolo raggruppamento di case (una dozzina), affacciato a una strada di campagna. Agnolo si trova a 12 metri s.l.m. e si stima che vi risiedano 15 abitanti. Dista dal comune di Poggio Rusco 5 km.

Quattrocase[modifica | modifica wikitesto]

Documenti risalenti al 1409 in merito ad una donazione di un latifondo di Gianfrancesco Gonzaga a Francesco De Zaffardis identificano per la prima volta Quattrocase. A metà del Quattrocento è stato eretto anche l'oratorio della frazione; il campanile è di epoca più recente, stimato a cavallo del XVIII e XIX secolo. Di rilievo all'interno della piccola chiesetta il dipinto raffigurante la Madonna e il Bambino, san Francesco, san Sebastiano e santa Caterina. Al centro della raffigurazione compare lo stemma araldico della nobile famiglia Lanzoni. La frazione è divisa a metà tra il comune di Poggio Rusco e il comune di Magnacavallo, come la vicina frazione di Agnolo. Quattrocase si trova a 15 metri s.l.m., dista 3,15 km da Poggio Rusco e conta 147 abitanti. Di recente è stata costruita a Quattrocase una pista ciclabile che si estende fino a Poggio Rusco, costeggiando una strada che ha la medesima direzione.

Segonda[modifica | modifica wikitesto]

Il toponimo Segonda probabilmente trae origine dal canale fluviale che scorreva nella zona. È confermata l'esistenza di un corso d'acqua con quel nome in un documento datato 1339, un contratto di acquisto di Agnese Pico della Mirandola, moglie di Guido Gonzaga, di un "terreno in Podio". Tra i confini del podere si includeva anche il canale Secunde. Avanti per la strada verso Segonda, ad un centinaio di metri dal fondo La Vrèra (La "Verrara"), esiste sotto la strada un'antichissima chiavica a servizio di un canale. Narra la leggenda, che nella chiavica trovò rifugio una scrofa pregna, sfuggita al legittimo proprietario mentre la pascolava. Era talmente impensato il nascondiglio occupato dalla scrofa, che il proprietario non riuscì più a trovarla. Pur non avendo prove concrete, era certo che i suoi odiati vicini l'avessero catturata ed occultata e, affinché non potessero godere nulla di lei e dei nascituri suinetti, chiese a san Simeone, al quale era particolarmente devoto, di trasformare la scrofa in un mostro orrendo. Egli si sarebbe sdebitato portando, tutte le prime domeniche del mese, un grosso cero sull'altare a lui dedicato. I compaesani avevano saputo della sparizione e della maledizione e reputando che, sicuramente, la scrofa avesse trovato un altro accogliente porcile, deridevano nascostamente l'ex-proprietario. Una sera, mentre tornava a casa dopo un convegno galante, extramatrimoniale, una delle persone che maggiormente derideva chi aveva perduto la scrofa, transitando sopra la chiavica udì un urlo bestiale. Gli si parò davanti un'orrenda bestia con grossa testa suina quasi appoggiata a terra, gambe corte, avanzamento lento ed un corpo quasi gelatinoso irto di setole. Seguivano il mostro altri nove piccoli mostri d'aspetto identico. Non morì dalla paura, quella persona: i capelli, però, gli divennero bianchi da corvini che erano, e divenne balbuziente. La prima domenica d'ogni mese, nello stesso momento in cui l'ex proprietario della scrofa accendeva in chiesa il cero a San Simeone, la persona cui erano diventati bianchi i capelli diventava momentaneamente cieco e gli uscivano fiotti di sangue dalla bocca. La bestia orrenda non era altro che il primo Pidrüs della storia che, ancor oggi, si narra "al Pòs". La frazione dista 5,32 km da Poggio Rusco, si trova a 14 metri s.l.m. e vi risiedono 49 abitanti.

Cantaboa[modifica | modifica wikitesto]

Non è una vera frazione: si tratta di un gruppo di case situate in un luogo ove s'insediarono degli Etruschi. La prima citazione (secondo documenti conservati nell'Archivio di Stato di Mantova - busta n° 154) è del 1332 allorquando tra i Gonzaga ed "i figli di Manfredo" (che divennero i Pico) si tenta di apporre un confine tra i propri possedimenti al fine di riscuotere il boscatico. In una nota degli incaricati delle due Signorie interessate, si legge che "tale Amadasino, figlio di Tano Trenta da Custellum, non frequenta la zona da alcuni anni, ma anteriormente e per quasi tutta la sua vita, ha 50 anni, ha frequentato la zona del Poggio pescando nelle valli di CANTABOVO e raccogliendovi legna" La frazione di Cantaboa dista da Poggio Rusco 4,32 km, si trova a 13 metri s.l.m. e vi risiedono 41 abitanti. È costituita da una via (via Cantaboa) e da un incrocio tra due strade di campagna (via Arrivabene e via Bozzole) che portano la prima alla Strada Statale Virgiliana e l'altra in aperta campagna, in una zona denominata "Il Dosso dell'Inferno". Lungo via Cantaboa si nota una dicarica e, successivamente, poche case abitate (se ne contano meno di 10). Il tutto porta a un altro incrocio: a sinistra si trova un passaggio a livello che conduce alla frazione di Quattrocase, mentre proseguendo dritti si va verso la frazione Agnolo di Magnacavallo.

Carobbio[modifica | modifica wikitesto]

Carobbio non è una vera e propria frazione, ma si potrebbe considerare come un "quartiere" di Poggio Rusco. Si estende per qualche centinaio di metri lungo via Segonda, poco dopo l'omonima frazione, e termina in corrispondenza con l'incrocio tra via Segonda e la Strada Statale Virgiliana. Si contano in tutto una ventina di abitazioni.

Verdonda[modifica | modifica wikitesto]

Come Carobbio, anche Verdonda non figura tra le frazioni di Poggio Rusco, ma è una specie di quartiere a Sud del paese, a pochi metri dal confine tra Lombardia ed Emilia-Romagna. Verdonda è la sede della maggior parte delle industrie e di molte attività commerciali del paese.

Il Carnevale[modifica | modifica wikitesto]

Come la zona denominata "Il Dosso dell'Inferno", anche Il Carnevale è una zona relativamente ampia ma poco abitata che sorge sull'omonima via tra Stoppiaro e Poggio Rusco. La zona vicino a Stoppiaro è quasi totalmente disabitata, mentre man mano che ci si avvicina a Poggio Rusco le abitazioni aumentano numericamente.

Costa-Gandini[modifica | modifica wikitesto]

Costa-Gandini può quasi essere definito un quartiere di Segonda, in quanto è formato da un gruppo di case situate subito dopo Segonda, lungo l'omonima via. Si trova a 14 metri s.l.m., vi risiedono 61 persone e dista da Poggio Rusco 4,36 km.

Il Borgo[modifica | modifica wikitesto]

Il Borgo è un gruppo di case situato subito dopo la frazione di Quattrocase, lungo l'omonima via che poi si ricongiunge con via Quattrocase.

Avia[modifica | modifica wikitesto]

Avia è una località di Poggio Rusco che dista 4,98 km dal comune. Si trova a 14 metri s.l.m. e vi risiedono 36 abitanti. La località è formata da un piccolo raggruppamento di case distribuito lungo la strada statale Virgiliana.

Le Tamarelle[modifica | modifica wikitesto]

Con "Le Tamarelle" si indica una piccola via ghiaiosa di poche centinaia di metri, poco prima dell'incrocio tra via Stoppiaro e via Carnevale, lungo la quale sono presenti due abitazioni e qualche altro edificio.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[7]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Carnasciale Podiense[modifica | modifica wikitesto]

Poggio Rusco è famoso nel Basso Mantovano per il suo Carnasciale Podiense, organizzato dalla Duccal Achademia dal Pidrüs e dal Comune di Poggio Rusco. La manifestazione solitamente si protrae per due domeniche consecutive a cavallo del carnevale.

Il Pidrüs è un fantastico animale inventato da Mario Setti, presente nel Bestiario Podiense, un compendio di 21 animali folkloristici della tradizione contadina poggese, ispirato ai Bestiari medievali e settecenteschi. Il trattato, grazie all'uso dell'italiano maccheronico, di latinismi e di parole di derivazione dialettale, è piacevole da leggere e il contesto storico delle descrizioni lo rende verosimile. La raccolta è stata compilata dal giornalista della Gazzetta di Mantova e cittadino poggese Stefano Scansani (oggi direttore de la Nuova Ferrara), che ha realizzato i disegni, e da Mario Setti, che ha scritto i testi.

Ogni anno, durante l'ultima domenica del "Carnasciale", dopo lo "Sproloquio del Brigante della Pertica" (un discorso satirico, pronunciato in dialetto poggese dallo storico banditore Giuseppe Belluzzi) viene scoperta la "Bestia", un simulacro di cartapesta che raffigura la mitica creatura realizzata secondo le descrizioni riportate nel Bestiario Podiense. La Bestia rappresenta vizi e virtù del Carnevale e della società poggese.

Con l'edizione 2006 del Carnasciale Podiense, dopo 21 anni, si è concluso il ciclo del bestiario. Il Carnevale 2007 incorona il Pidrus come Re della carnevalata. Nel 2008 è uscita la prima edizione dell'Erbario Podiense, sulla falsariga del Bestiario.

Fiere[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente a Poggio Rusco si tengono due fiere annuali: la fiera di giugno, ogni terza domenica del mese di giugno, e la più grande fiera di Santa Maria Alba, la terza domenica di settembre.

Mercato settimanale[modifica | modifica wikitesto]

Ogni lunedì si tiene il Mercato della Bassa, il tradizionale punto di scambio commerciale. Il mercato del lunedì è molto esteso e frequentato anche da cittadini che non risiedono a Poggio Rusco. Si trova ogni genere di merce, dagli alimenti freschi all'abbigliamento. Ogni venerdì nel centro storico invece ha luogo un piccolo mercato con la sola vendita di generi alimentari. Il mercato occupa per intero la piazza principale di Poggio Rusco.

Mercato delle antichità della Corte del Poggio[modifica | modifica wikitesto]

La seconda domenica di ogni mese si svolge il Mercato delle Antichità della Corte del Poggio. Nel centro storico si snodano i venditori e collezionisti di antichità e numismatica.La protezione dei lunghi porticati del centro storico rendono il mercatino idoneo sia in inverno che in estate.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La società sportiva di maggior rilevanza a Poggio Rusco è la Pallacanestro Primavera Mirandola, nata nel 2004 dalla fusione tra Pallacanestro Mirandola e Polisportiva Poggese Basket, che ha sede a Mirandola ma gioca le partite casalinghe a Poggio Rusco. Nel 2011-2012 è stata promossa in Divisione Nazionale A, il livello più alto mai raggiunto da una formazione cestistica mantovana.

Oltre alla pallacanestro di grande importanza per la sua storia recente è la società calcistica A.C.D. Poggese, che milita in Seconda Categoria[8] dopo il fallimento nel maggio 2009 della Poggese F.C., la precedente squadra di calcio, che militava in Prima Categoria, ma che era riuscita a raggiungere anche la serie C2, ora Lega Pro Seconda Divisione.

Giornali e Libri[modifica | modifica wikitesto]

A Poggio Rusco ogni mese viene stampato un giornale locale, solitamente di 10-12 pagine, chiamato "L'Album", che raccoglie fatti di cronaca e eventi che si svolgono o che si svolgeranno a Poggio Rusco e nei comuni limitrofi (Villa Poma, Magnacavallo, Carbonara di Po, Revere, Schivenoglia, Borgofranco, ecc.). È pure presente un giornale elettronico intitolato "sapevicheaPoggio" (www.sapevicheapoggio.it) riportante notizie e notiziole esclusivamente riguardanti il paese. Viene pubblicato anche "Al Ciacaròn dla Stasiòn", altro giornale locale che raccoglie aneddoti e facezie.

PUBBLICAZIONI.

Clines Bazolli - Poggio Rusco paese di confine, Ed. Sometti; Clines Bazolli, Poggesi nella storia; Clines Bazolli, Isidoro Cappi.

Persone legate a Poggio Rusco[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Marchi - insegnante e patriota legato ai Martiri di Belfiore
  • Arnoldo Mondadori (1889-1971) - editore
  • Nino Reggiani (1898-1972) - decorato di guerra, cittadino onorario di Vittorio Veneto e Cavaliere del lavoro
  • Francesco Zanardi (1873-1954) - sindaco di Bologna e deputato
  • Clelia Marchi (1912-2006) - scrittrice
  • Francesco Perondi (1954) - preparatore atletico
  • Andrea Anastasi (1960) - pallavolista e allenatore di pallavolo
  • Emanuele Zanini (1965) - allenatore di pallavolo
  • Alberto Bollini (1966) - allenatore
  • Alberto Truzzi - imprenditore
  • Clines Bazolli - storico e scrittore
  • Luigi Borchetta - cisalpino, patriota
  • Tullo Massarani -illustre folantropo
  • Roaldo Piva - medaglia d'oro al valore civile
  • Ada Tommasi - "Giusta tra le nazioni"
  • Mario Morselli - Direttore d'azienda e scrittore
  • Ciro Dacirio Longhi - Industriale, scrittore e poeta.
  • Stefano Scansani - giornalista e scrittore

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Poggio Rusco è da sempre importante nodo stradale. È attraversato dalla Strada statale 12 dell'Abetone e del Brennero, essenziale collegamento tra Pianura Padana e la Germania, e dalla Strada Provinciale 496 Virgiliana, che collega Mantova a Ferrara.

La cittadina è anche un importante nodo ferroviario. Presso la omonima stazione, la ferrovia Bologna–Verona, appartenente al corridoio del Brennero, incrocia con la linea di proprietà regionale Suzzara-Ferrara, appartenente alla direttrice che collega il Tirreno a Verona e l'Adriatico a Mantova e Cremona.

Meteorologia[modifica | modifica wikitesto]

A Poggio Rusco è attiva una stazione meteo gestita in collaborazione con il Centro Meteorologico Lombardo.[9]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comune di Poggio Rusco - Le frazioni.
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.
  4. ^ Dato Istat all'1/1/2009.
  5. ^ I monumenti di Poggio Rusco
  6. ^ Viva la Città, Guida ai Diritti del cittadino e dell'Impresa - Comune di Poggio Rusco, Modena, Marzo 2004
  7. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  8. ^ A.C.D. Poggese X ray One | Associazione Calcio Dilettantistica
  9. ^ Dati della Stazione Meteo

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]