Pomponesco

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Pomponesco
comune
Pomponesco – Stemma
Pomponesco – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Lombardia-Stemma.svg Lombardia
Provincia Provincia di Mantova-Stemma.png Mantova
Amministrazione
Sindaco Giuseppe Baruffaldi (lista civica Pomponesco Unito) dal 06/05/2012 Vice Sindaco : Roberto Rossi
Territorio
Coordinate 44°55′47″N 10°35′50″E / 44.929722°N 10.597222°E44.929722; 10.597222 (Pomponesco)Coordinate: 44°55′47″N 10°35′50″E / 44.929722°N 10.597222°E44.929722; 10.597222 (Pomponesco)
Altitudine 23 m s.l.m.
Superficie 12 km²
Abitanti 1 775[1] (31-12-2010)
Densità 147,92 ab./km²
Frazioni Banzuolo, Inghella, Salina
Comuni confinanti Boretto (RE), Dosolo, Gualtieri (RE), Viadana
Altre informazioni
Cod. postale 46030
Prefisso 0375
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 020043
Cod. catastale G816
Targa MN
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti pomponescani
Patrono santa Felicita e i 7 martiri
Giorno festivo Seconda domenica di luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Pomponesco
Posizione del comune di Pomponesco nella provincia di Mantova
Posizione del comune di Pomponesco nella provincia di Mantova
Sito istituzionale

Pomponesco (Pumpunésch in dialetto casalasco-viadanese[2]) è un comune italiano di 1.748 abitanti[3] della provincia di Mantova in Lombardia.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Gonzaga di Sabbioneta e Bozzolo.

Situato sulla riva sinistra del fiume Po, Pomponesco è stato da sempre legato al fiume e alla sua economia con la presenza di un porto, di mulini natanti, di numerosi barcaioli e "uomini di fiume".

Quando vi arrivarono i primi abitatori, questo territorio della Bassa era ancora una grande palude dovuta al corso libero del fiume Po, solcata da terrazzi fluviali. Così quelle prime genti si stanziarono sulle isole boscose dando luogo a terremare, costruendo capanne e palafitte nell'acqua e vivendo di caccia, di pesca, di frutta, di radici, di erbe e di cereali selvatici. Non è possibile stabilire con certezza da dove provenissero e a quale stirpe appartenessero, comunque abbiamo notizie di Liguri, di Etruschi, di Galli Cenomani fino all'epoca veramente storica, che è quella romana dei primi secoli dopo Cristo.

Provenienti dall'odierna Emilia, allora assai progredita, i Romani si stabiliscono in queste terre, già in parte arginate dagli Etruschi, e fondano i primi "praedioli", piccoli caseggiati per le coltivazioni agricole. Infatti le prime notizie relative a Pomponesco risalgono al II secolo d.C. Le testimonianze della presenza di una ricca e nobile famiglia romana di nome Pompea sono attestate dal ritrovamento, verso al fine del secolo XVI, di una lapide e di un sarcofago con l'iscrizione 'POMPOEAE CELERINAE Q.POMPEUS PRIMUS ET POMPAEA TYMELAE D.PARENTES FIL INCOPAR.M.VIXIT ANN XIX M.IX D.V.ET SIBI VIVI FECER' ('I genitori Quinto Pompeo Primo e Pompea Timele vivi eressero questa tomba con la protezione degli dei alla incomparabile figlia Pompea Celerina che visse anni 19 mesi 9 giorni 5'), ora a Mantova sotto il porticato del cortile del Palazzo Ducale. Questo dimostra l'esistenza di una dimora della famiglia, non certo di un nucleo abitato; anche se è ragionevole pensare che proprio dalla famiglia Pompea derivi il toponimo Pomponesco. Sempre della medesima epoca sono i ritrovamenti disseminati nelle vicinanze del territorio di Pomponesco (frammenti di terrecotte, anfore, monete) e attualmente conservati presso il museo "Antonio Parazzi" di Viadana. In età longobarda, intorno all'anno 1000, Pomponesco passa sotto la giurisdizione dei Monaci Benedettini di Leno, mentre in un documento del 1077 risulta dominata insieme a Viadana, dagli Estensi Ugo e Folco, figli di Alberto Azzo II, confermati nel possesso del territorio dall'imperatore Enrico IV; per poi passare, nel 1145, all'Episcopato di Cremona. In quegli anni si moltiplicano gli interventi riguardanti le arginature del fiume Po e, più in generale, la difesa dalle inondazioni; fino alla disastrosa inondazione del 1280, che costringe i comuni di Viadana, Pomponesco e Dosolo ad approntare la costruzione del cosiddetto "argine di dietro". Inizia così l'accavallarsi su Pomponesco delle dominazioni dei Malaspina, dei Cavalcabò, dei Persico, dei Bonacolsi, degli Scaligeri, dei Visconti ed infine dei Gonzaga. In particolare nel 1339 i territori passano in proprietà alla famiglia Gonzaga di Mantova e vengono retti da vicari, così come le parrocchie che passano sotto il controllo del Vescovo di Mantova. Sempre nel 1339 il vescovo di Mantova Gotifredo comunica a Filippino Gonzaga l'intenzione di ricostruire, in un luogo più adatto, la chiesa dei Sette Fratelli Martiri di Pomponesco.

In quei tempi Pomponesco si presenta come un paese urbanisticamente disorganico: gli abitanti, dispersi in numerosi casolari, sono dediti in particolare all'attività agricola, alle tele e ai cordami di canapa, alla concia delle pelli e al piccolo artigianato. A partire dalla morte del marchese Ludovico II Gonzaga, avvenuta nel 1478, Pomponesco diventa, come le altre terre di oltre Oglio, appannaggio dei Gonzaga cadetti di Gazzuolo e Bozzolo, entrando a far parte di un "condominio signorile marchionale".

La chiesa arcipretale di Santa Felicita

Nel 1555, alla morte di Carlo II Gonzaga che reggeva Bozzolo, San Martino dell'Argine e Marcaria, Pomponesco è assegnata al suo ultimogenito, il marchese Giulio Cesare Gonzaga. L'arrivo nel 1579 del marchese permette a Pomponesco un innegabile salto di qualità. Nato nel 1552, educato alle fastose corti di Mantova e Spagna, principe del Sacro Romano Impero, uomo del Rinascimento attento alle opere del più famoso cugino Vespasiano signore di Sabbioneta, ben deciso ad avere una sua corte che uguagliasse quella dei fratelli e dei cugini, Giulio Cesare Gonzaga vuole trasformare Pomponesco in una "città ideale", anche se la planimetria delle piazze e della residenza del principe presenta più analogie con le realizzazioni urbanistiche di Gazzuolo e di San Martino dall'Argine. Il progetto coinvolge l'intero paese che viene sconvolto e riordinato secondo un preciso disegno urbanistico: attorno al castello a pianta esagonale, che diventa la dimora del principe, si sviluppa, simmetricamente, la trama delle vie, delle piazze e dei vari quartieri, il paese vero e proprio, come ancor oggi si è mantenuto. Il progetto e la realizzazione urbanistica di Pomponesco, insieme ai servizi e ai denari offerti all'imperatore Rodolfo II, valgono a Giulio Cesare Gonzaga il titolo di conte di Pomponesco e l'elevazione, conseguente, di questa terra in contea. Degno di nota il fatto che tra il 1580 e il 1593 Pomponesco ha perfino una sua propria zecca e batte moneta. D'altro canto, questa intensa vita signorile è stata resa possibile solo gravando la popolazione di tasse e dissanguando le finanze del piccolo Stato. Questa stagione feconda, quindi, non dura a lungo: nel 1593 il marchese si trasferisce nella nuova Signoria di Bozzolo e, lentamente, Pomponesco decade e perde il suo splendore. In quegli anni la navigazione fluviale è in crisi (tra le cause ricordiamo l'infittirsi delle barriere doganali e i ripetuti saccheggi di truppe straniere) e Pomponesco, che si era attrezzata da tempo per la gestione di questi traffici, ne avverte subito le conseguenze. Morto Giulio Cesare Gonzaga nel 1609, gli succede il nipote Scipione che governa fino a 1670, quindi la Contea di Pomponesco viene retta sino al 1708 da Delegati, Vicari e Governatori della casa Gonzaga.

Tra il 1700 e il 1800 il traffico fluviale e il commercio delle granaglie favorisce l'insediamento a Pomponesco di una nutrita comunità ebraica, la cui presenza è testimoniata all'esistenza di signorili dimore, dai resti dell'edificio della sinagoga e dal cimitero, ora chiuso, che accoglie le spoglie della più importante famiglia ebraica di Pomponesco: la famiglia Cantoni.

Dopo la dominazione gonzaghesca, che dura fino al 1707, il territorio di Pomponesco passa sotto il dominio austriaco fino alle due guerre risorgimentali, se escludiamo l'intervallo della Repubblica Cisalpina e del Regno Italico napoleonico. Pomponesco, con le terre del distretto di Viadana, passa alla provincia di Cremona (visto che la città di Mantova era rimasta all'Austria), per poi tornare sotto la giurisdizione di Mantova nel 1866.

Dopo l'unità d'Italia, il paese segue tutte le vicende, le situazioni e le vicissitudini storiche della nazione, incluse le due guerre mondiali.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Notevole è il progetto della nuova corte e del relativo castello, i cui ultimi resti furono demoliti nel 1818 per ricavarne materiale di rinforzo agli argini del Po, ideato e realizzato nella seconda metà del XVI secolo sotto Giulio Cesare Gonzaga.

Il piano era a reticolato con l'ordinamento romano del "Cardo Maximus" (vale a dire da nord a sud) per gli edifici gonzagheschi e le piazze, mentre le vie e le case degli abitanti erano orientate sul "Decumanus Maximus" (vale a dire da est a ovest).

L'intero paese venne riordinato secondo un ben preciso piano urbanistico e in base alla nuova planimetria: molte case erano state abbattute tra le continue proteste della popolazione, che si era rivolta al duca di Mantova Vincenzo I con una famosa lettera del 16 ottobre 1584, oggi conservata presso l'Archivio Gonzaga.

I fabbricati consistevano in un quadrato di terreno di circa 16.000 metri quadrati, di cui oggi non si vedono che i resti fatiscenti di due scuderie, circondato da ogni lato da un fossato con l'ingresso a ponte levatoio di fronte all'attuale piazza ed era munito di quattro torrioni agli angoli; all'interno vi era la residenza privata del principe. Il palazzo principesco era a pianta esagonale con sei torrioni, al cui interno si trovavano scale, loggiati e porticati di particolare pregio e ricchezza, mentre una porta a nord dava accesso ad un vasto giardino circondato da un alto muro. Vi erano anche abitazioni per cortigiani, alloggi per i soldati e per la servitù, scuderie, un teatro, una chiesa col titolo di S. Andrea e, dal 1583, una zecca dove furono coniate monete oggi assai rare.

Il palazzo comunale

Dal castello, fulcro di tutto il progetto, si dipartivano, in perfetta simmetria ed organizzati su strade parallele sovrastate da torrioni difensivi alle loro estremità, i vari quartieri (ne furono realizzati solo tre, quello a nord conseguente al giardino non venne terminato; ora è la via Provinciale).

Dei tre quartieri il più importante fu subito quello meridionale, quello posto in direzione del fiume con il porto fluviale e le isole (è quello immediatamente leggibile ancora oggi arrivando dall'argine), che si dispose intorno al grande asse costituito dalle due piazze e che si apriva verso il fiume Po (all'epoca gli argini erano più bassi).

La prima piazza, più vasta e completamente vuota (ora piazza XXIII Aprile, in parte occupata dal monumento ai caduti e da una fontana) è interamente circondata da edifici porticati abitati un tempo dai dignitari di corte; questa si restringe nella piazzetta focalizzando la prospettiva verso il fiume e oggi verso la scalinata di accesso all'argine.

Ad oriente ed occidente il borgo si espande lungo due direttrici perpendicolari che partono dal centro dei due lati perimetrali dell'area del castello. Negli angoli troviamo, ancora oggi, imponenti corti chiuse che attestano la prevalente attività agricola del territorio.

Le costruzioni della piazza e della piazzetta sono quasi tutte del periodo 1590-1630 e i palazzi principali conservano ancora grandi stanze con soffitti in legno; la Chiesa Arcipretale di S. Felicita e dei S.S. Sette Fratelli Martiri e il Palazzo Comunale si fronteggiano con le loro torri campanarie (la facciata della chiesa fu rifatta nel 1921, ma dall'argine è possibile vedere la struttura originale), mentre dell'antico castello non rimane che una parte delle scuderie a chiudere la piazza verso nord.

Gli unici affreschi rimasti del periodo sono quelli nella sala principale dell'albergo del centro, "Il Leone", casa signorile rimasta intatta dal 1630, con salone da ricevimento adibito a piccolo teatro nell'Ottocento, nel quale si rappresentarono opere di Carlo Goldoni, Pietro Metastasio, Vittorio Alfieri, conte Giovanni Giraud, August von Kotzebue, Antonio Simone Sografi, ed altre da commedianti di passaggio. Il soffitto è a cassettoni e gli affreschi ad olio, recentemente restaurati, rappresentano i quattro continenti e i mestieri locali: quattro momenti della giornata dall'alba alla notte con piccole scene di vita quotidiana tra cui spicca la laboriosità femminile nel filare la canapa, nel preparare lo zafferanone come materia tintoria, nell'allestire la caldaia per il formaggio grana.

Belli sono anche alcuni palazzi rifatti dell'Ottocento con stanze a volto decorate spesso con motivi floreali, lacustri e con insetti dell'ambiente fluviale. Un notevole interesse lo riveste il Teatro Comunale, inaugurato nel 1900 come Teatro sociale, il quale si identifica nella tipologia degli storici teatri di paese dei primi del Novecento. Situato nel centro storico, in via Roma, si inserisce armonicamente nella struttura gonzaghesca del paese rivierasco.

Nel 2002 è terminata l'opera completa di ristrutturazione dell'edificio e degli arredi; il teatro vanta un'ottima acustica per i concerti di musica classica e si pone in un'area territoriale dove tali strutture mancano, quindi soddisfa la richiesta culturale di un ampio bacino di utenza. Spesso la piazza XXIII Aprile è stata ripresa nelle opere di Cesare Zavattini, Mario Soldati, Bernardo Bertolucci; c'è tutto Pomponesco nell'ultimo Don Camillo girato da Mario Girotti (Terence Hill) nel 1983. Guardando la chiesa, tutta la parte a destra con gli edifici che continuano dietro la piazza verso via Roma, risultano di proprietà ebraica nel Catasto Teresiano; qui c'è anche la Sinagoga, ora inglobata in un Caffè, di cui si può solo vedere la cupola. In fondo a via F.lli Cantoni, a sinistra, c'è il piccolo cimitero ebraico.

La Garzaia di Pomponesco[modifica | modifica sorgente]

A km 6 a destra viene segnalata la riserva regionale naturale lombarda detta "Garzaia di Pomponesco". Istituita nel 1998, ha una superficie di 23 ettari ed è costituita da terreni alluvionali del fiume Po, sui quali si è sviluppata una fitta vegetazione di salice bianco (Salix alba), ove si è insediata una colonia di alcune centinaia di coppie, esattamente 780 nidi, di nitticore (Nycticorax nycticorax) e di garzette (Egretta garzetta). Fra le altre specie si segnala: cavaliere d'Italia (Himantopus himantopus), pettegola (Tringa totanus) e pantana (Tringa nebularia).

È questa inoltre una zona di nidificazione di gufi; poco più avanti c'è il "porto di Pomponesco" con numerosi tipici casotti sul fiume. L'argine continua qui a ridosso del fiume con un'ampia visuale che va da Boretto, sulla sponda destra, al ponte di Guastalla; in tempi di bassa portata molte sono le spiagge di sabbia fine, un tempo usate per le colonie estive dai bambini rivieraschi.

Società[modifica | modifica sorgente]

Piazza XXIII Aprile

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[4]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Zona S. Felicita

Persone legate a Pomponesco[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Pioppicoltura, produzione di cereali, ortaggi, frutta e foraggi; allevamento bovino e suino; industrie del legno, della carta e degli autoaccessori.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • È stata girata una parte del film "Strategia del ragno" ed una parte del film "Novecento"
  • Nel 1977 è stata girata buona parte del film tv "Ligabue" con Flavio Bucci e regia di Salvatore Nocita
  • Nel 1983, il Comune di Pomponesco ha ospitato il set degli esterni del film Don Camillo, con Terence Hill nei panni del sacerdote.
  • Anche parte del film Monella di Tinto Brass è stato girato a Pomponesco

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Pierino Pelati, Acque, terre e borghi del territorio mantovano. Saggio di toponomastica, Asola, 1996.
  3. ^ Dato Istat all'1/1/2009.
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]