Foraggio

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Per foraggio si intende l'intera parte vegetativa di una pianta destinata, anche dopo alcune trasformazioni, ad alimentare il bestiame. Frutti e semi rientrano nel foraggio se sono raccolti insieme alla parte vegetativa, altrimenti se raccolti a parte, questi ultimi, sono considerati concentrati.

Le specie vegetali che vengono utilizzate per la produzione di foraggio sono definite piante foraggere o colture foraggere.

Ogni foraggio si caratterizza per le sue quantità di fibra (carboidrati strutturali), proteine, glucidi ed altri componenti presenti in misura minore.

Il valore energetico di un foraggio è stimabile con vari sistemi. Il più diffuso in passato, il metodo scandinavo, prevede come unità di riferimento, detta unità foraggera o UF, l'energia contenuta in un kg d'orzo standard o in 2,5 kg di fieno di un prato polifita ricco di Phleum pratense. Il sistema delle unità foraggere classiche, ancora oggi usato in ambito economico o estimativo, è ritenuto obsoleto in ambito zootecnico in quanto sottovaluta il valore energetico dei foraggi nella trasformazione in latte. A tal fine, il metodo scandinavo è oggi abbandonato in favore di altri più efficaci, come il metodo dell'energia netta, adottato soprattutto in Nordamerica, e quello delle unità foraggere francesi, adottato in Europa.

Colture foraggere normalmente ricche in proteine sono le leguminose, mentre le graminacee risultano più ricche di carboidrati semplici, il che le rende particolarmente idonee all'insilamento.

I foraggi possono essere dati agli animali freschi o conservati. I sistemi di conservazione sono sostanzialmente due:

  • affienamento, col quale si ottiene un foraggio affienato (il fieno)
  • insilamento, col quale si ottiene un foraggio insilato (l'insilato)

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