Feci

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Letame di cavallo

Con il termine feci si indica ciò che viene emesso dagli esseri viventi del Regno Animale. Sono dette anche escrementi e sono prodotte dall'apparato digerente.

Ecologia[modifica | modifica sorgente]

Uno scarabeo stercorario con la sua pallottola di sterco

La fase finale del ciclo di alimentazione di un animale consiste nell'espulsione degli scarti della digestione. Anche se gli scarti hanno una energia minore del cibo ingerito, le feci possono contenere ancora 50% dell'energia del prodotto originale. Questo materiale può diventare a sua volta cibo per altri esseri viventi.

Molte specie superiori inoltre tendono a nutrirsi di escrementi per arricchire la dieta alimentare (è il caso dei conigli e degli ippopotami che oltre a nutrirsi dei propri escrementi forniscono fonte di cibo ad alcune specie di Ciclidi africani).

Le feci e le urine sono inoltre importanti segnali di presenza o transito degli animali, sfruttati dall'uomo e da altri predatori per la caccia.

Nelle feci spesso si trovano anche i semi delle piante ingerite. I semi così dispersi hanno una buona probabilità di piantarsi, trovandosi a distanza dalla pianta madre e circondato da fertilizzante.

Le feci degli animali erbivori di medie dimensioni prendono il nome di letame e vengono utilizzate in agricoltura per arricchire il terreno di composti azotati e altri sali minerali. Lo stesso utilizzo ha il guano, escrementi di uccelli marini e pipistrelli raccolti in Sudamerica in enormi quantità. Gli scarabei stercorari sono abituati a trasportare una o più pallottole di sterco.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

Sono composte in buona parte da residui alimentari non digeribili, come cellulosa e cheratina ma anche da residui di acidi gastrici, bile (che agisce principalmente sul colore), muco, cellule morte e, in parte considerevole, da batteri e acqua.

La normale percentuale del peso totale delle feci umane è costituita dal 75% di acqua e il 25% di sostanze solide.

Le sostanze solide sono costituite prevalentemente da fibre che sono essenziali nel determinare la struttura e la consistenza delle feci, infatti se esse sono poco presenti la quantità di acqua presente nelle feci si riduce determinando una consistenza delle stesse di tipo caprino (vedi Bristol stool scale), la loro presenza determina in modo prevalente la consistenza delle stesse. Inoltre il 30% del peso delle feci è costituito dalla presenza di batteri normalmente saprofiti. Il 15% è rappresentato dalle sostanze organiche in particolare fosfati e calcio che sono normalmente assunti in eccesso e quindi in parte eliminate con le feci. Il 5% è rappresentato da sostanze lipidiche e derivati, Il resto è rappresentato da muco, cellule di desquamazione ed enzimi digestivi.

La composizione delle feci è quindi, eccezion fatta per le fibre assunte, indipendente dall'alimentazione, infatti una parte delle stesse non ha origine alimentare; tant'è che si continuano a formare anche in caso di digiuno.[1]

Caratteristiche[modifica | modifica sorgente]

Le feci hanno un odore tipico, acre, dovuto alla trasformazione e decomposizione da parte dei batteri intestinali del cibo nell'intestino crasso e la trasformazione di alcuni composti in mercaptani, solfuro di idrogeno ed anche metano.

Un'altra caratteristica è il colore, che può descrivere lo stato di salute dell'individuo, infatti determinate colorazioni sono tipiche di determinate patologie.

Indice di salute[modifica | modifica sorgente]

L'analisi macroscopica delle feci (odore, colore, composizione e consistenza) e l'esame delle feci permette, oltre a capire la dieta dell'animale o essere umano che le ha espulse, di diagnosticarne eventuali malattie.

Composizione[modifica | modifica sorgente]

A seconda della patologia o stato patologico, le feci possono avere una composizione e aspetto differente, un esempio classico è la diarrea, che porta ad avere feci liquide e semiliquide, mentre nelle enteriti le feci sono gelatinose (ricche di muco), nelle insufficienze pancreatiche hanno una consistenza simile alla polenta (poltacee), mentre nelle insufficienze biliari oltre ad essere poltacee sono anche a mastice.[2]

Bristol Stool Scale (forma e consistenza)[modifica | modifica sorgente]

Scala delle feci di Bristol

La Bristol Stool Scale o Bristol Stool Chart o Scala delle feci di Bristol è uno strumento medico diagnostico, usato sia in ambito clinico[3] che sperimentale[4][5], creato allo scopo di classificare in categorie la forma e consistenza delle feci umane; la scala prevede sette categorie distinte.

La forma e la consistenza delle feci dipendono dal tempo di permanenza delle stesse nel colon con buona correlazione statistica.[6][7]

La consistenza delle feci viene determinata anche dal tipo di alimentazione, infatti una dieta ricca di fibre e accompagnata da abbondante acqua porterà ad avere feci più molli ed abbondanti, mentre una dieta povera di fibre porterà ad avere feci più formate e concentrate.[2]

Termini associati[modifica | modifica sorgente]

Dal greco Copros si sono sviluppati termini come:

  • Coprofagia, l'atto di mangiare le feci (dal greco kópros (= sterco) e phageîn (mangiare)
  • Coprofago, colui che mangia le feci
  • Coprofilia, devianza di attrazione sessuale verso il materiale fecale;
  • Coprofobia, la repulsione e paura innata delle feci
  • Coprocoltura, esame colturale delle feci
  • Coprolite, escremento fossile di animale (molto conosciuti quelli di dinosauri) oggetto di interessanti studi di paleontologia
  • Coprologia, lo studio delle feci, in condizioni fisiologiche o patologiche, a fini diagnostici
  • Coprolalia, attitudine a utilizzare in modo incontrollato un linguaggio volgare e offensivo
  • Coprostasi, ritenzione prolungata delle feci nell'intestino

Sinonimi volgari[modifica | modifica sorgente]

In tutte le lingue sono presenti parole alternative che si riferiscono alle feci. Alcune vengono utilizzate come insulto o imprecazione volgare. Per esempio in italiano, nel linguaggio volgare, la parola merda. Sempre volgarmente, un singolo escremento è anche chiamato "stronzo" (dal longobardo strunz, sterco), da cui deriva l'insulto "sei uno stronzo".

Il sostantivo cacca, un tempo volgare, è ora accettato nel linguaggio comune mentre, al contrario, il verbo cacare (o cagare) è considerato un insulto se, nella forma di invito alla defecazione, viene rivolto ad una persona ("ma va' a cagare"). Secondo gli antichi, il termine deriverebbe da cloacare (= imbrattare, inquinare). Altri, più recenti, ma forse non meno fantasiosi, lo legano a una radice sanscrita *kak- da cui deriva çaka (= letame, sterco). Per altri deriva dal greco Kakos che significa cattivo, brutto.[senza fonte]

Nel linguaggio infantile le feci sono chiamate comunemente popò, pupù o anche cacchina.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

La trasformazione del tabù nella cultura post-moderna[modifica | modifica sorgente]

Da qualche anno la cultura occidentale sta cambiando il modo di rapportarsi alle deiezioni, con una conseguente trasformazione del tabù.

In Italia, per esempio, nel 2005 La cacca. Storia naturale dell'innominabile di Nicola Davies vinse il Premio Andersen come miglior libro di divulgazione. Qualche anno dopo, dal libro di Davies prese spunto la mostra itinerante Storia naturale dell'innominabile: la cacca. La mostra è stata ospitata dall'Urban Center di Ravenna e dalla Biblioteca “De Amicis” di Genova nel 2007, dal “Parco Oltremare” di Riccione, dall'Exmà di Cagliari, dal Museo tridentino di Storia Naturale di Trento e dall'Officina dei Piccoli della Città della Scienza di Napoli nel 2008.[8]

Per quanto riguarda l'Occidente in generale, nel 2008 ha fatto il giro del mondo la voce, data da alcuni blog o siti internet, che affermano l'esistenza del Japanese Poop Museum collegandolo al Himeji City Museum of Literature. Le foto allegate lasciano intendere una classificazione scientifica delle feci animali, e indicano un interesse per l'aspetto fisiologico e non solo ludico delle feci. Più documentato il sito Poopreport.com, una sorta di museo on.line che cerca di raccogliere informazioni scatologiche e categorizzarle.

Altri musei presentati su internet assolvono alla funzione comica popolare da sempre legata all'argomento: per esempio, di carattere triviale e popolaresco il Lucifer's Shit museum, è ancora inserito nella tradizione del tabù, di cui si può parlare solo esagerandolo o esorcizzandolo simbolicamente, ossia carnevalizzandolo. Internet ha avuto un ruolo fondamentale nel mettere in evidenza e pubblicizzare argomenti fino a pochi decenni fa considerati privati.

Negli anni sessanta, un precedente importante nel cambiamento culturale occidentale si ebbe con il libro divulgativo La scimmia nuda (1967) di Desmond Morris, che destò interesse per il suo approccio scientifico anti-umanistico: l'uomo veniva osservato come un animale tra gli altri, e analizzato nei suoi aspetti sociali e biologici. Il libro, dal contenuto ormai datato, era ancora velato di ironia, indizio della difficoltà sociale ad accettare l'approccio scelto dall'autore, e con cui comunque doveva fare i conti l'autore stesso per non offendere il suo pubblico.

La famosa opera di Piero Manzoni invece, di pochi anni precedente, per la polemica implicita nell'opera stessa non può considerarsi un superamento del tabù, in quanto la Merda d'artista coinvolge le feci solo nel loro aspetto simbolico, connotata negativamente come una degenerazione, a rappresentare la degenerazione dell'arte o la bassezza morale degli artisti, e non viene vista come una funzione fisiologica. Non a caso, il barattolo in cui viene contenuta ricorda una scatola per alimenti, e l'accostamento mangiare-defecare è un tema tipico tra le oscenità apotropaiche che costellano la cultura popolare.[9]

Uso dello sterco animale come carburante[modifica | modifica sorgente]

In un gran numero di aree del mondo, caratterizzate da penuria di carburante vegetale o fossile, lo sterco di animali erbivori (dromedari, bovini, equini) trova un importante utilizzo come carburante.
Per lo più esso viene fatto disseccare al sole dopo averlo mescolato con paglia, dandogli forme che ne consentano un più facile trasporto. In Arabia o in Egitto, ad esempio, caratterizzate da una scarsità eccezionale di legname e di altro materiale utile ad essere bruciato per ricavarne calore, allo sterco viene fatta assumere una forma discoidale ed è chiamato aqrāṣ ǧilla.[10]

Utilizzo delle feci umane come risorsa[modifica | modifica sorgente]

Con i processi di filtrazione e purificazione delle acque reflue sia cittadine che industriali, sorgono agli inizi degli anni 2000 i primi chiarificatori delle acque , adatti a desabiare, filtrare e separare dalle feci le acque fognarie delle città e di provenienza industriale. Nei principali agglomerati urbani, i processi di trattamento delle acque reflue riescono a perfezionarsi costituendo con i miglioramenti tecnologici e le automazioni una vera e propria "fabbrica delle feci", dove la separazione intermedia delle sostanze solide fecali riesce con accorgimenti e stoccaggi particolari ad accumulare la sostanza fecale umana, separata, e a ricavarne da essa del gas metano che nello stesso processo viene usato per alimentare caldaie ad acqua e quindi energia naturale. Il gas ricavato viene anche convogliato e riutilizzato per agglomerati industriali o abitativi vicini. Negli ultimi anni la politica ambientale ha incentivato la produzione e l'uso di questi gas, aumentando le strutture di trattamento dei reflui provenienti dalle città italiane, e potenziando la canalizzazione fognaria verso i trattamenti delle feci.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giuseppe Dodi, Colonproctologia ambulatoriale: trattato per chirurghi, gastroenterologi e medici pratici, PICCIN, 1993, pp. 196–, ISBN 978-88-299-1054-0. URL consultato l'11 agosto 2011.
  2. ^ a b feci
  3. ^ H. Koh, MJ. Lee; MJ. Kim; JI. Shin; KS. Chung, Simple diagnostic approach to childhood fecal retention using the Leech score and Bristol stool form scale in medical practice. in J Gastroenterol Hepatol, vol. 25, nº 2, febbraio 2010, pp. 334-8, DOI:10.1111/j.1440-1746.2009.06015.x, PMID 19817956.
  4. ^ M. Corsetti, P. De Nardi; S. Di Pietro; S. Passaretti; PA. Testoni; C. Staudacher, Rectal distensibility and symptoms after stapled and Milligan-Morgan operation for hemorrhoids. in J Gastrointest Surg, vol. 13, nº 12, dicembre 2009, pp. 2245-51, DOI:10.1007/s11605-009-0983-7, PMID 19672663.
  5. ^ HJ. Wang, XM. Liang; ZL. Yu; LY. Zhou; SR. Lin; M. Geraint, A Randomised, Controlled Comparison of Low-Dose Polyethylene Glycol 3350 plus Electrolytes with Ispaghula Husk in the Treatment of Adults with Chronic Functional Constipation. in Clin Drug Investig, vol. 24, nº 10, 2004, pp. 569-76, PMID 17523718.
  6. ^ SJ. Lewis, KW. Heaton, Stool form scale as a useful guide to intestinal transit time. in Scand J Gastroenterol, vol. 32, nº 9, settembre 1997, pp. 920-4, DOI:10.3109/00365529709011203, PMID 9299672.
  7. ^ KW. Heaton, J. Radvan; H. Cripps; RA. Mountford; FE. Braddon; AO. Hughes, Defecation frequency and timing, and stool form in the general population: a prospective study. in Gut, vol. 33, nº 6, giugno 1992, pp. 818-24, PMID 1624166.
  8. ^ da www.assodidatticamuseale.it
  9. ^ Si veda Merda.
  10. ^ Carlo Alfonso Nallino, "Scene di vita egiziana", in: Studi in onore di Giorgio Levi Della Vida, 2 voll., Roma Istituto per l'Oriente, 1956, II, pp. 222-251, a p. 251.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Davies Nicola La cacca. Storia naturale dell'Innominabile , Editoriale Scienza, 2005
  • Herbert Martin, Cacca addosso e pipì a letto. Guida al trattamento comportamentale dell'encopresi e dell'enuresi, Ecomind, 2001
  • Tosoni Luca, Dalla cacca allo stallatico. Riflessioni semiserie sull'orto, Zefiro (Fermo), 2008

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