Carlo Alfonso Nallino

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
C. A. Nallino, il primo seduto a sinistra, con stambulina e tarbush, all'Università khediviale egiziana nel 1911

Carlo Alfonso Nallino (Torino, 18 febbraio 1872Roma, 25 luglio 1938) è stato un islamista, arabista e accademico italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nonostante la sua famiglia fosse orientata alle scienze, essendo suo padre Giovanni professore di chimica, Carlo Alfonso si iscrisse alla Facoltà di Lettere di Torino e già a ventuno anni dimostrò il suo talento pubblicando uno studio in tre volumi sulla geografia e le scienze astronomiche degli Arabi.

Il lavoro su al-Battani, Al-Battānī sive Albatenii Opus Astronomicum. Ad fidem codicis escurialensis arabice editum, Roma, Milano 1899-1907, 412 + 450 + 288 pp.), vissuto nel X secolo, morto nel 929, e conosciuto nell'età medievale occidentale col nome di Albatenius, fu senz'altro quello che più di ogni altro riuscì a fargli guadagnare grande prestigio internazionale. Esso era stato preceduto dalla Chrestomathia Qorani arabica, edita a Lipsia nel 1893. Così poté intraprendere la carriera universitaria, insegnando dapprima (1896-1902) nell'Istituto Universitario Orientale di Napoli (oggi Università degli studi di Napoli "L'Orientale" e poi a Palermo (1902-1913). Nel 1900 pubblicò (Milano, Hoepli) un libro sul dialetto arabo egiziano, ristampato nel 1913, nel 1939 e nel 1978.
Tra la prima e la seconda edizione di questo suo L'arabo parlato in Egitto il suo legame profondo e il suo amore per la cultura araba non scemò mai e per questo motivo fu visto di buon occhio dal re Fu'ād, futuro sovrano d'Egitto, che gli concesse d'insegnare nell'Università Khediviale Egiziana, dove ebbe fra i suoi allievi Taha Husayn, una delle personalità più illustri della cultura egiziana, più tardi Ministro dell'Istruzione e sempre memore del magistero estremamente formativo ricevuto dal suo Maestro italiano, con cui rimase fino alla sua morte in affettuose relazioni.

Diventò professore ordinario nell'Università degli Studi di Roma, città dove nel 1921 aveva contribuito a fondare, insieme ad alcuni politici, fra cui il sen. Amedeo Giannini, l'Istituto per l'Oriente, incaricato tra l'altro di garantire la pubblicazione della rivista Oriente Moderno, tuttora esistente, a lungo una delle migliori riviste del mondo sui problemi del Vicino Oriente contemporaneo, come riconosceva tra gli altri lo stesso famoso storico britannico Arnold J. Toynbee.
Nel 1933 fu nominato membro dell'Accademia Reale di Lingua Araba del Cairo mentre in Italia fu socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei e quindi dell'Accademia d'Italia.
Nel 1938 chiese il permesso di fare un viaggio nella Penisola Arabica per approfondire i suoi studi ma questa fu la sua ultima fatica perché i due mesi (9 febbraio-29 marzo) passati nel Regno Saudita, ospite del Ministro d'Italia Sillitti, ne fiaccarono la salute. Morì infatti il 25 luglio per una crisi cardiaca, dopo essere riuscito a completare solo il primo dei due volumi previsti sul regno arabo da poco costituitosi, riguardante gli ordinamenti istituzionali e che oggi costituisce il primo dei 6 volumi dei suoi Scritti editi e inediti, pubblicati dallo stesso Istituto per l'Oriente sotto la diligente supervisione della figlia Maria).

Costei, rimasta precocemente orfana di madre, proseguì sulle orme paterne, sia come docente universitaria (fu professore ordinario di Lingua e Letteratura Araba nell'Università Ca' Foscari di Venezia), sia come studiosa e ricercatrice di vaglia presso l'Istituto per l'Oriente, di cui fu Direttore Scientifico fino alla morte.

La casa paterna, nella quale entrambi avevano vissuto, fu legata all'Istituto per l'Oriente, così come il prezioso patrimonio librario che, specialmente per quanto riguardava Carlo Alfonso, era ricco di rari testi arabi, persiani, turchi, urdu e di altri libri redatti in varie lingue occidentali, oltre a vantare alcuni preziosissimi hapax.

Proprio per usufruire di tale legato e per gratitudine, l'Istituto per l'Oriente ha aggiunto alla sua denominazione il nome di Carlo Alfonso Nallino.

Il Comune di Roma gli ha intitolato una via nel Quartiere Ardeatino, mentre il Comune di Torino gliene ha intitolata una nel Quartiere Mirafiori Nord.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Anna Baldinetti (ed.), Carte private di Carlo Alfonso e Maria Nallino, Inventari, Roma, Istituto per l'Oriente C. A. Nallino, 1995, XIII +97 pp.
  • Francesco Gabrieli, Orientalisti del Novecento, Roma, Istituto per l'Oriente C. A. Nallino, 1993, 184 pp.
  • Vincenzo Strika, "C. A. Nallino e l’impresa libica", in Quaderni di Studi Arabi, 2, 1984, pp. 9-20.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 29650389