Catalogna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando la verdura omonima, vedi Cicoria asparago.
Catalogna
comunità autonoma
(CA) Catalunya
(ES) Cataluña
(OC) Catalonha[1]
Catalogna – Stemma Catalogna – Bandiera
(dettagli)
Localizzazione
Stato Spagna Spagna
Amministrazione
Capoluogo Barcellona
Presidente Artur Mas (CiU) dal 2010
Lingue ufficiali catalano, spagnolo, occitano aranese[2]
Data di istituzione 1931, 1977 (Ritorno dall'esilio)[3]
Territorio
Coordinate
del capoluogo
41°23′16.8″N 2°10′12″E / 41.388°N 2.17°E41.388; 2.17 (Catalogna)Coordinate: 41°23′16.8″N 2°10′12″E / 41.388°N 2.17°E41.388; 2.17 (Catalogna)
Superficie 32 106,5 km²
Abitanti 7 539 618 (2011)
Densità 234,83 ab./km²
Province 4
Comuni 976
Altre informazioni
Fuso orario UTC+1
ISO 3166-2 CT
Nome abitanti catalani, (CA) català,
(ES) catalán, (OC) catalan
Rappresentanza parlamentare 46 congressisti, 7 senatori
Cartografia

Catalogna – Localizzazione

Sito istituzionale

La Catalogna (Catalunya pron. [kətəˈɫuɲə] in catalano, Cataluña pron. [kataˈluɲa] in spagnolo, Catalonha pron. [kataˈluɲɔ] in occitano) è una comunità autonoma spagnola situata all'estremità nord-orientale della penisola iberica, tra i Pirenei e il Mediterraneo. Copre un'area di 32.114 km², e ha una popolazione di 7.354.411 abitanti. Il capoluogo è Barcellona.

Dichiaratasi nazionalità nel proprio statuto (e come una nazione nel preambolo di questa legge), la Catalogna esprime rivendicazioni nazionalistiche, autonomistiche e anche indipendentistiche derivanti dalle proprie peculiarità linguistiche e culturali. Costituisce, inoltre, il più esteso e popolato dei territori catalanofoni noti come Paesi catalani.

Essa è composta da quattro province: Barcellona, Girona, Lleida e Tarragona.

Denominazione[modifica | modifica sorgente]

Il nome "Catalogna", in quanto tale, cominciò a essere utilizzato alla metà del XII secolo per designare l'insieme di contee che formavano la Marca Ispanica e che si erano svincolate, gradualmente, dalla tutela franca fino a divenire sovrane. L'origine della parola "Catalogna" è ancora incerta e aperta a diverse interpretazioni.

  • Una teoria afferma che essa significhi "terra di castelli", in riferimento ai numerosi castelli eretti nell'Alto Medioevo.[4] In particolare, la parola "catalano" si sarebbe sviluppata da castlà (castellano, il governatore di un castello).[5] Secondo questa teoria, i termini "catalano" e "castigliano" sarebbero fondamentalmente omologhi.
  • Un'altra teoria suggerisce che la parola derivi da Gothland, la "terra dei Goti", in riferimento alle popolazioni visigote che si stabilirono in quest'area nell'Alto Medioevo. Di fatto, i Franchi spesso chiamavano "Gotia" il territorio catalano (o addirittura tutta la Penisola Iberica). Addirittura vi fu chi propose di trovare un'etimologia del nome Catalogna a partire da una falsa parola latina Gothalaunia, in cui sarebbero riconoscibili i nomi di due delle etnie che si succedettero nella zona, gli Alani e, appunto, i Goti.
  • L'arabista catalano Joan Vernet identificò come primo possibile testimone del nome della Catalogna il cronista e geografo musulmano al-'Udrī, che nella sua opera Tarsi al-akhbār parla di Qa Talunya, contrazione di Qal'at Talunya ("il castello di Talunya", una località situata a metà strada da Lleida a Huesca, nei pressi dell'attuale Monzón). Secondo questa ipotesi, gli arabi avrebbero designato gli abitanti della Marca Ispanica come «quelli che vivono al di là di Qa Talunya». L'origine araba, forse a partire da un toponimo ibero, potrebbe spiegare la mancanza di corrispondenza esatta tra il gentilizio català e il toponimo Catalunya.[6]

Il Principato di Catalogna è un termine giuridico che apparve soltanto nel XIV secolo per indicare il territorio soggetto alla giurisdizione delle Corts Catalanes, territorio il cui sovrano (in latino princeps) era il re d'Aragona del Casato di Barcellona. Ciononostante, questo territorio non era formalmente un regno, bensì un raggruppamento di contee con delle leggi uniformate dalle Corts. Per questo motivo, il Principatus di Catalogna non è in realtà un "principato" nel senso giuridico del termine, e un titolo personale di "principe di Catalogna" non è mai esistito. Benché il territorio del Principatus era confederato con la Corona d'Aragona, e questa venne in seguito annessa al Regno di Spagna (tranne una sua porzione, il territorio conosciuto attualmente come Catalogna del Nord, che venne ceduto alla Francia), il termine Principat continua a essere utilizzato anche oggi, informalmente, per designare le quattro province di lingua catalana che costituiscono la "Comunità Autonoma" di Catalogna (Barcellona, Girona, Tarragona e Lleida).

Il nome ufficiale del governo della Catalogna (formato dal consiglio, dal parlamento e dal presidente) è Generalitat de Catalunya in catalano[8] Alcuni applicano scorrettamente questo nome soltanto al consiglio, come se fosse la stessa cosa del gabinetto di governo. Generalitat de Catalunya, invece, designa tutto il sistema istituzionale di autogoverno catalano (all'interno dello Stato spagnolo ma non sotto l'autorità diretta del governo centrale di Madrid).

Catalogna e Paesi catalani[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Paesi catalani.

La Catalogna costituisce il nucleo originale e la parte di territorio più importante ed estesa in cui è parlata la lingua ed è condivisa la cultura catalana. L'unica zona della regione linguisticamente non catalana è la Val d'Aran, nei Pirenei, a ridosso della frontiera francese. In tale territorio (9.000 abitanti circa) viene infatti parlato l'aranese, un dialetto dell'occitano riconosciuto ufficialmente (e tutelato) dal governo della Generalitat de Catalunya. La regione storica della Catalogna comprende anche la Catalogna settentrionale (in catalano: Catalunya Nord: Rossiglione, Cerdagna, Conflent, Capcir e Vallespir), passata alla Francia già nel 1659 e oggi coincidente con gran parte del dipartimento dei Pirenei Orientali, che ha come capoluogo Perpignano.

Le Isole Baleari, Andorra, il Paese Valenziano e la Frangia d'Aragona (in catalano Franja de Ponent o Franja d'Aragó) condividono la lingua e la cultura della Catalogna.[9] All'insieme di questi territori di lingua e cultura catalana (la Catalogna oggi spagnola, il Rossiglione, il Paese Valenziano, le Baleari, la Franja de Ponent dell'Aragona e la città italiana di Alghero) ci si riferisce spesso con il termine di Paesi catalani (in catalano: Països Catalans), di cui il Principato di Catalogna costituisce per popolazione ed estensione l'entità maggiore.

Miniatura all'incirca del XV secolo delle Corti catalane.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia della Catalogna.

Il Risorgimento Nazionale catalano, la cosiddetta Renaixença nacque e si sviluppò nel XIX secolo, in parallelo a molti movimenti simili in altre nazioni europee, movimenti che trovavano le loro basi culturali nel Romanticismo. Nel 1931 la Catalogna divenne una regione autonoma: in quello stesso anno venne dichiarata la Repubblica Spagnola. Nel 1939, dopo la guerra civile e la presa del potere di Francisco Franco l'autonomia catalana venne soppressa, così come si cercò di sopprimere la lingua e la cultura catalane. Durante l'ultimo decennio del regime di Franco, sorse in Catalogna un rinnovato sentimento nazionale, rinforzato dal sentimento antifranchista.

Nel 1975 Franco morì e la democrazia venne ripristinata poco dopo. Con la nuova Costituzione, la Catalogna divenne una delle Comunità Autonome all'interno della Spagna. La forte spinta identitaria dei Catalani, tuttavia, non trovò una risposta né durante la transizione democratica, né nei decenni successivi, tanto che ancora oggi è causa di frizioni con il governo centrale.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Immagine della Catalogna dal satellite

La Catalogna ha una superficie di circa 32.000 km². Confina a nord con Andorra (per 65,3 km) e la Francia (dipartimento dei Pirenei Orientali) (per 315 km), a ovest con l'Aragona (per 359,9 km), a sud con il Paese Valenzano (per 52.9 km), mentre a est si affaccia sul Mar Mediterraneo. La sua posizione geografica ha favorito, fin dai tempi medievali, una relazione stretta e intensa con gli altri paesi mediterranei e allo stesso tempo con l'Europa continentale.

All'incirca il 28,7% del suolo della Catalogna è dedicato alle coltivazioni; il 15,7% sono prati e pascoli, l'1% è occupato da fiumi, il 43,4% da boschi, il 6,7% da aree urbane o urbanizzabili, e il 4,6% da altre attività non specificate nelle statistiche ufficiali.[10]

Topografia[modifica | modifica sorgente]

La Catalogna ha una diversità geografica molto marcata, tenendo conto della superficie relativamente piccola del suo territorio. La geografia è condizionata dal litorale mediterraneo, con 580 km di costa, e dai grandi rilievi dei Pirenei a nord. L'orografia catalana presenta, a grandi tratti, tre unità morfostrutturali generali:[11]

  • i Pirenei: la formazione montagnosa che connette la Penisola Iberica con il territorio continentale europeo, situato nel nord della Catalogna;
  • il Sistema Mediterraneo Catalano, o Serralades Costaneres Catalanes ("Catene Costiere Catalane"): una alternanza di rilievi e di pianure parallele alla costa mediterranea;
  • la Depressione Centrale Catalana: una unità strutturale che configura il settore orientale della Valle dell'Ebro.
Mappa delle diverse unità morfostrutturali della Catalogna:

██ Pireneo catalano

██ Prepirineus

██ Depressione Centrale

██ Piccole interruzioni della Depressione Centrale

██ Serralada Transversal

██ Serralada Prelitoral

██ Serralada Litoral

██ Depressione Litoranea, Prelitoranea e altre pianure costiere

I Pirenei catalani rappresentano quasi la metà, in longitudine, di tutti i Pirenei, dal momento che si estendono per più di 200 km. Tradizionalmente si differenzia dai Pirenei propriamente detti (o Pireneu assiale) il cosiddetto Prepirineu, una formazione montagnosa parallele alle catene principali con altitudini minori, pendii meno ripidi, e una formazione geologica differente. L'elevazione più alta della Catalogna, che si trova al nord della comarca del Pallars Sobirà, è il Picco d'Estats con 3.143 m s.l.m., seguito dal Puig Cedrós (2.914 m) e dal Puigmal (2.910 m), entrambi sul confine con la Francia. Nel Prepirineu si possono segnalare diverse catene come la serralada del Cadí o quella di Pedraforca.

Il Sistema Mediterraneo Catalano ha la sua base in due catene più o meno parallele alla costa, con un orientamento da nord-est a sud-ovest. Queste due catene sono denominate Serralada Litoral e Serralada Prelitoral. La Serralada Litoral è di minore estensione e con altitudini minori rispetto alla Serralada Prelitoral (più verso l'interno della penisola), che conta elevazioni più rilevanti come il Massiccio del Montseny o il Montserrat. Della Serralada Litoral fa parte il Massiccio del Montgrí, popolarmente conosciuto come El bisbe mort ("Il vescovo morto", per via del profilo di un vescovo giacente che può esservi riconosciuto). In questo sistema montuoso si trova una serie di pianure, le maggiori delle quali formano la Depressione Litoranea e la Depressione Prelitoranea. La Depressione Litoranea si situa a est della Serralada Prelitoral, fino alla costa. La Depressione Prelitoranea, al contrario, si situa all'interno, tra le due catene, e costituisce la base delle terre pianeggianti del Vallès (diviso nelle comarche del Vallès Oriental e Occidental) e del Penedès. Altre pianure maggiori sono la Depressione della Selva e la Pianura dell'Empordà, rispettivamente nella comarca della Selva e in quelle dell'Alt e Baix Empordà. Infine, il Sistema include anche la Serralada Transversal e il Subpirineu,[12] che sono formazioni tardive a nord della Serralada Prelitoral e a contatto con i Pirenei e il Prepirineu, che originano altitudine moderate e, nel caso della prima delle due, vulcani ormai estinti nell'area della Garrotxa.

La Depressione Centrale Catalana è una pianura situata tra i Pirenei e la Serralada Prelitoral. Le comarche del sud della provincia di Lleida e quelle centrali di Barcellona occupano questo territorio. Le terre della Depressione si situano tra i 200 e i 600 m di altitudine. Il suolo pianeggiante e le acque che discendono dai Pirenei hanno fatto sì che il territorio sia fertile per l'agricoltura; numerosi canali per l'irrigazione vi sono stati costruiti.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Quasi la totalità della Catalogna appartiene al bacino imbrifero mediterraneo. La rete idrografica catalana è formata da due bacini idrografici importanti, quello dell'Ebro e il sistema di bacini interni della Catalogna, che si riversano tutti nel Mediterraneo. Esiste inoltre il bacino della Garonna che sbocca nell'Oceano Atlantico, ma che insiste soltanto su un 1,73% del territorio catalano (nella Val d'Aran).

La rete idrografica si può dividere in due settori, un versante occidentale o dell'Ebro e un versante orientale formato da corsi d'acqua minori che sboccano nel Mediterraneo lungo il litorale catalano. Il primo ha una portata di 18.700 hm³/anno, il secondo di 2.020 hm³/anno. La differenza è dovuta alla grande portata dell'Ebro, del quale il Segre è un importante affluente. Tra i fiumi principali della Catalogna si possono citare:

In Catalogna c'è, inoltre, una relativa abbondanza di acque sotterranee, benché esista anche una certa disuguaglianza tra le diverse comarche, considerando la complessa struttura geologica del territorio.

Nei Pirenei catalani ci sono molti piccoli laghi, resti dell'era glaciale. Il più importante è quello di Banyoles.

La costa catalana è quasi rettilinea, con una lunghezza superiore ai 500 km e con pochi accidenti geografici – i più rilevanti sono il cap de Creus e il golfo di Roses al nord, e il delta fluviale dell'Ebro al sud. La Serralada Litoral si immerge nel mare in due segmenti, uno tra L'Estartit e il centro abitato di Blanes (la Costa Brava), e più al sud nella costa del Garraf (nei pressi di Barcellona).[13]

Clima[modifica | modifica sorgente]

La Catalogna gode di un clima mediterraneo temperato, tipico della sua latitudine nell'emisfero boreale. Ciononostante, vista la sua topografia tanto variegata, c'è una certa diversità di climi e alcuni tratti particolari. Le temperature medie annuali oscillano dagli 0 °C sui Pirenei fino ai 17 °C sulla costa meridionale. Le temperature massime possono arrivare ai 43 °C (nelle Garrigues, le minime ai –30 °C (sui Pirenei).

Quanto alle precipitazioni, la Catalogna può dividersi in due regioni:

  • la Catalogna "umida", formata dai Pirenei, dal Prepirineu, dal Subpirineu e da alcune zone montagnose della Serralada Prelitoral, dove la piovosità è superiore ai 700 mm annui;
  • la Catalogna "arida": il resto del territorio, dove la piovosità è inferiore ai 700 mm annui.

Le piogge si concentrano in primavera e autunno. Nella zona costiera le estati sono secche e ci sono piogge primaverili. Nei Pirenei, le precipitazioni sono abbondanti in maggio e giugno, ma le estati, in generale, sono piuttosto umide.

Se si considerano insieme temperature e precipitazioni, la Catalogna può essere divisa in tre grandi ambiti climatici:

  • uno di clima alpino (sui Pirenei),
  • uno di clima atlantico (nel bacino della Garonna),
  • e uno di clima mediterraneo (il resto del territorio), nel quale si possono identificare anche delle zone con clima di alta montagna e altre con clima di bassa montagna o collina.

Protezione della natura[modifica | modifica sorgente]

Nel 1990 il governo catalano ha creato il Consell de Protecció de la Natura, un organismo consultivo in materia di protezione della natura e del paesaggio, con il proposito di conoscere, studiare, proteggere e gestire l'ambiente naturale catalano.

In Catalogna esistono undici parchi naturali: il Parco Naturale dell'Alto Pireneo, le Paludi dell'Empordà, il Parco Naturale del Cadí-Moixeró, il Cap de Creus, Els Ports (costa di Tortosa e Beseit), il Parco Naturale del Montseny, quello del Montserrat, quello del Sant Llorenç del Munt, la Serra de Montsant e la Zona Vulcanica della Garrotxa. Vi è un parco nazionale dello Stato Spagnolo, quello di Aigüestortes i Estany de Sant Maurici, una riserva naturale, il Delta del Llobregat, e una riserva marina, le Illes Medes.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Il PIL pro capite a prezzi di mercato della Catalogna nel 2009 era di 26.500 €/abitante, superiore a quello della Spagna (22.800 €/abitante) e dell'Italia (25.400 €/abitante), e dell'ordine di grandezza di quello del Piemonte (27.100 €/abitante).[14][15]

La Catalogna assieme a Baden-Württemberg, Lombardia e il Rodano-Alpi è considerata da alcuni uno dei "quattro motori dell'Europa".

Arte[modifica | modifica sorgente]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di visto artistico la Catalogna seguì uno sviluppo diverso da quello della Spagna, visto che scarsa fu la presenza sia dell'arte visigota, limitata pressoché alla struttura di Terrassa (V-VII secolo), sia di quella mozarabica, ristretta a poche chiese a pianta basilicale ben rappresentate da quelle di Boada e Olérdola (X-XI secolo).[16]

La fioritura di una vera e propria arte catalana si ebbe con il movimento pre-romanico e romanico, che comunque presentò somiglianze con quello lombardo e marchigiano. La struttura più significativa fu indubbiamente l'abbazia di Ripoll (1030) caratterizzata dalla presenza di cinque navate e ben sette absidi. Cinque furono le forme tipiche delle chiese romaniche catalane: quella a "T", quella basilicale con colonne, quella a croce inscritta, quella con pilastri cruciformi e infine quella a navata unica.

La produzione gotica fu debitrice dell'influenza francese, anche se si contraddistinse per la ricerca di accorpazione dello spazio interno e della massima fluidità spaziale, come nel caso di Santa Maria del Pino a Barcellona (XV secolo).

Arti figurative[modifica | modifica sorgente]

La posizione geografica della Catalogna ha favorito i contatti con i movimenti artistici italiani e nordeuropei.

Le decorazioni visigote sfociarono parzialmente nelle pitture del periodo carolingio, come evidenziato, tra gli altri, nel battistero di Tarragona (IX secolo). Importante fu la scuola decorativa romanica, dal gusto dapprima orientaleggiante e poi influenzata dalle scuole lombarde e francesi, degnamente rappresentata dal ciclo di affreschi presenti nella chiesa di S.Climent de Tahull (1123).

Nei secoli immediatamente successivi, accanto allo sviluppo delle miniature, si diffuse il gusto pittorico senese, avvertibile già in Ferrer Bassa (1285-1348) e in Lorenzo Zaragoza aperto anche alle influenze gotiche nordiche. Con Jaime Huguet (1414-1492) si avviò al tramonto la secolare scuola pittorica catalana, proprio nel momento in cui la Castiglia, l'Andalusia e la Spagna orientale iniziarono a gettare le basi della grande scuola spagnola della seconda metà del Cinquecento.[16]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

La letteratura in lingua catalana ebbe due periodi di fioritura: il primo coincise con la carriera di Ramon Llull (1235-1315) ai tempi della poesia trobadorica. Llull scrisse trattati filosofici, di mistica, composizione elegiache e romanzi allegorici.[17] Il secondo momento rigoglioso corrispose alle opere del cosiddetto Petrarca catalano, ossia Ausiàs March (1397-1459), che influenzò notevolmente anche il Rinascimento castigliano. La decadenza politica catalana unita alla espansione della cultura castigliana provocò quasi tre secoli di aridità letteraria, che solo verso la fine del Settecento venne interrotta dalla rinascenza catalana. Nell'Ottocento si annoverarono l'Ode alla Patria scritta nel 1833 da Bonaventura Carles Aribau (1798-1862) e le liriche di Rubió i Ors (1818-1899) che diedero l'inizio al Romanticismo catalano.

La letteratura catalana moderna si sviluppò sulla scia del naturalismo europeo, contribuendo con Joan Maragall (1860-1911) anche al rinnovamento della lingua catalana. Dopo le tendenze simboliste, parnassiane l'evoluzione della letteratura autonoma catalana subì una brusca frenata a causa della dittatura franchista che proibì l'uso della stessa lingua catalana. Quindi una seconda rinascenza si ebbe solo verso gli anni Sessanta, quando vennero concesse maggiori libertà espressive ai catalani.[17]

A partire dagli anni Ottanta del XX secolo, con il ripristino della democrazia, il catalano cominciò a sperimentare un progressivo consolidamento, rafforzato tra l'altro dal modello scolastico voluto dalla Generalitat (a tutt'oggi, in tutta l'istruzione pubblica, dalla scuola primaria all'università, la lingua veicolare dell'insegnamento è il catalano, anche se - ovviamente - vi è una presenza massiccia anche della disciplina della Lingua Spagnola come materia di studio). La presenza maggioritaria di una popolazione di madrelingua spagnola a Barcellona, tuttavia, effetto delle ondate di immigrazione, rende di fatto impensabile un uso universale del catalano, soprattutto nel capoluogo.

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Costume tipico dell'area catalana con il caratteristico berretto rosso

I festival e le tradizioni della Catalogna uniscono la società catalana, e aiutano a darle il suo carattere particolare. Tra gli eventi più impressionanti troviamo i correfocs, nei quali i "diavoli" giocano con il fuoco e con la gente. Questi diavoli non sono l'incarnazione del male; sono vivaci e festosi, ballano al suono dei tamburelli e del tradizionale oboe, mentre preparano i loro fuochi d'artificio.

Ma forse le più spettacolari delle feste catalane sono quelle dei colles castelleres, gruppi di entusiasti che formano impressionanti torri umane (fino a undici strati). Questa è una vecchia tradizione della regione di Tarragona, che si è ora diffusa in molte parti della Catalogna, ed è diventata un vero spettacolo, o sport, che attrae migliaia di catalani. Tra le altre feste importanti citiamo il carnevale di Vilanova i la Geltrú e il Patum di Berga.

Quindi, c'è la musica molto speciale delle "cobles", le bande di fiati che suonano le sardanes. La sardana è una danza popolare che si balla in cerchio che ha origine nella regione di Empordà (nella parte nord, tra Pirenei e Mediterraneo), e viene oggi ballata in molte strade e piazze. Chiunque vi si può unire.

Come in altri contesti esiste la tradizione di Babbo Natale, in Catalogna è molto popolare la figura di Tió de Nadal, mentre in un angolo riposto del presepe trova posto il caratteristico caganer.

L'inno della Catalogna è "Els Segadors" (I mietitori).

Festa nazionale[18] è l'11 settembre, data della sconfitta e resa di Barcellona all'esercito franco-castigliano di Filippo V di Spagna.

Politica[modifica | modifica sorgente]

Parlamento della Catalogna, Parc de la Ciutadella

La regione gode di un'autonomia abbastanza estesa nell'ambito dello Stato Spagnolo: per esempio, ha la sua forza di polizia (Mossos d'Esquadra), che coesiste con la Guardia Civil e la Policia Nacional, dirette dal governo centrale. L'autonomia della regione è stata rafforzata con il nuovo Statuto approvato in referendum dai Catalani il 18 giugno 2006 e entrato in vigore il 9 agosto 2006. Questo nuovo Statuto viene a sostituire quello anteriore in vigore da 1979.

Contrariamente alle comunità autonome di Navarra e Paesi Baschi, però, la Catalogna manca di un sistema fiscale autonomo: il sostentamento economico dell'amministrazione regionale è regolato completamente dal bilancio del governo spagnolo, al quale afferiscono tutte le imposte raccolte nella Comunità Autonoma e che poi ne destina una parte alla Generalitat catalana.

La divisione amministrativa comprende quattro province: Barcellona, Girona, Lleida, Tarragona.

Dopo la morte del dittatore Francisco Franco e la transizione verso un regime democratico, nel 1980 salì al potere il leader nazionalista catalano cattolico Jordi Pujol, che con la sua coalizione politica, Convergenza e Unione (Convergència i Unió o CiU), mantenne il potere per ben ventitré anni.

Nonostante il suo retroterra indipendentista e antifascista, tuttavia, Jordi Pujol tese a diventare sempre più conservatore, tanto che arrivò a dare appoggio parlamentare al governo del Partito Popolare di José Maria Aznar a Madrid. Molti Catalani si dimostrarono sempre più insoddisfatti del governo di Pujol, in particolare quelli che si riconoscevano nella Sinistra Repubblicana di Catalogna (Esquerra Republicana de Catalunya, ERC). Allo stesso tempo, anche il Partito Socialista Catalano (Partit dels Socialistes de Catalunya, PSC-PSOE), basato nella area industriale attorno a Barcellona, si rafforzò.

Una particolarità della situazione politica in Catalogna è il fatto che - tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta del XX secolo - il capoluogo Barcellona, attraendo immigrati dall'Andalusia prima e dall'America Latina poi, divenne rapidamente una città con maggioranza di lingua spagnola, soprattutto nelle zone abitate dalla classe operaia. Le regioni rurali, invece, così come gran parte della borghesia e degli intellettuali, sono rimasti solidamente di lingua catalana. Il Partito Socialista Catalano divenne così il partito di coloro che non credevano di ricevere benefici dal predominio di una classe media nazionalista catalana su Barcellona.[senza fonte] La proposta politica socialista, comunque, ha cominciato ad attraversare un momento di crisi anche in Catalogna negli ultimi anni (2010-2012), e ciò ha coinciso con un certo spostamento dei voto degli spagnoli non catalani in Catalogna (ormai anche molti pensionati) verso la Destra nazionalista spagnola e anticatalana del Partito Popolare.[senza fonte]

Alle elezioni regionali tenute il 16 novembre 2003, nelle quali Jordi Pujol rinunciò a candidarsi, i partiti coalizzati della Sinistra sconfissero CiU per la prima volta, e Pasqual Maragall i Mira divenne Presidente della Generalitat. I Socialisti di Maragall, comunque, persero dei seggi: il grande vincitore fu la ERC, fermo sostenitore di una piena indipendenza catalana, e i Verdi. Mentre il PSC mantenne il posto di Presidente della Generalitat (Maragall), l'ERC nominò il "conseller primer" (primo ministro), Bargalló. Il governo di Maragall fu quindi una scomoda alleanza tra PSC ed ERC, poiché l'ERC favoriva politiche più di sinistra e il progresso verso l'indipendenza catalana, in contrapposizione con le idee politiche del PSC, il governo cadde con un anno di anticipo per divergenze tra socialisti e repubblicani sulla forma del nuovo Statuto autonomo.

Le elezioni si tennero di nuovo a fine 2006 (1º novembre). Questo appuntamento vide un'astensione record: poco più del 56% dei catalani si recò alle urne. I risultati premiarono con una lieve crescita CiU, diventato primo partito (31,5%) con 11 seggi in più del PSC; i socialisti a loro volta non riuscirono a invertire il decennale trend negativo che li vedeva perdere l'11% dei voti dal 1999 - in termini assoluti ben 400.000 suffragi. Nelle ore immediatamente successive al voto era Artur Mas, leader del partito vincitore CiU, la persona che tutti accreditavano come nuovo presidente della Generalitat, ma fu José Montilla, capo del PSC, a ottenere l'incarico. Anche se sconfitti i socialisti infatti riuscirono a costruire una nuova alleanza con le forze di sinistra di ERC (in leggera flessione rispetto al 2003) e ICV-EA (un partito al contrario in ottima salute). PSC, ERC e ICV-EA insieme infatti raccoglievano 70 seggi, e avevano la maggioranza assoluta al Parlament per tre voti. CiU reagì annunciando il ritiro di ogni appoggio al governo nazionale socialista di Zapatero, e votando contro la fiducia a Montilla insieme ai popolari e al movimento Ciutadans-Partit de la Ciutadania. Il nuovo governo della Generalitat iniziò la sua attività il 25 novembre sulla base della promessa di Montilla di "dare priorità alle politiche sociali rispetto a quelle identitarie".

Nel 2010, tuttavia, CiU è ritornata al governo ed è diventato presidente della Generalitat il suo coordinatore, Artur Mas.

Partiti[modifica | modifica sorgente]

Elenco dei partiti che fanno o hanno fatto parte del Parlamento della Catalogna:

Riassunto di voti e seggi[modifica | modifica sorgente]

Elezioni autonome 2003 (dati confrontati con quelle del 1999)[modifica | modifica sorgente]

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.307.837 3.319.276 62,5% 1.988.561 37,5%
Voti totali
Validi Nulli
3.310.483 -
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
3.280.271 98,8% 30.212 0,9% 8.793 0,3%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 1.024.425 30,9 -6,8 46 -10
Esquerra Republicana de Catalunya 544.324 16,4 +7,7 23 +11
Iniciativa C. Verds - Esquerra U. Alternativa 241.163 7,3 +4,8 9 +6
Partit Popular 393.499 11,9 +2,4 15 +3
Partit dels Socialistes de Catalunya 1.031.454 31,2 -6,6 42 -10
Altri 75.618 2,3 - 0 =

Presidente investito:: Pasqual Maragall (PSC)

Elezioni autonome 2006 (dati confrontati con quelle del 2003)[modifica | modifica sorgente]

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.212.444 2.959.027 56,8% 2.253.417 43,2%
Voti totali
Validi Nulli
2.945.703 -
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
2.885.678 98,0% 60.025 2,0% 13.324 0,5%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 928.521 31,5 +0,6 48 +2
Esquerra Republicana de Catalunya 414.067 14,1 -2,3 21 -2
Iniciativa C. Verds - Esquerra U. Alternativa 281.474 9,6 +2,3 12 +3
Partit Popular 313.479 10,6 -1,2 14 -1
Partit dels Socialistes de Catalunya 789.767 26,8 -4,6 37 -5
Altri 158.186 7,4 - 3 =

Presidente investito:: José Montilla (PSC)

Elezioni autonome 2010 (dati confrontati con quelle del 2006)[modifica | modifica sorgente]

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.230.886 3.135.764 60,0% 2.095.122 40,0%
Voti totali
Validi Nulli
3.053.433 -
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
3.021.706 96.4% 92.331 2,9% 21.727 0,7%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 1.198.010 38,5 +7,0 62 +14
Esquerra Republicana de Catalunya 218.046 7,0 -7,1 10 -11
Iniciativa C. Verds - Esquerra U. Alternativa 229.985 7,4 -2,2 10 -2
Partit Popular 384.019 12,3 +1,7 18 +4
Partit dels Socialistes de Catalunya 570.361 18,3 -8,5 28 -9
Ciutadans – Partido de la Ciudadanía 105.827 3,4 +0,4 3 0
Solidaritat Catalana per la Independència 102.197 3,3 +3,3 4 +4
Altri 221.664 9,8 - 0 =

Presidente investito:: Artur Mas (CiU)

Elezioni autonome 2012 (dati confrontati con quelle del 2010)[modifica | modifica sorgente]

Totale Catalogna
Aventi diritto al voto Partecipazione Astensione
Voti Percentuale Voti Percentuale
5.257.960 3.657.450 69,56% 1.600.510 30,44%
Voti totali
Validi Nulli
3.625.218 99,12%
Voti espressi Percentuale Voti in bianco Percentuale
3.572.319 97,67% 52.899 1,45% 32.232 0,88%
Liste candidate
Lista Voti  % Differenza Deputati Differenza
Convergència i Unió 1.112.341 30,7 -7,8 50 -12
Esquerra Republicana de Catalunya 496.292 13,7 +6,7 21 +11
Iniciativa C. Verds - Esquerra U. Alternativa 358.857 9,9 +2,5 13 +3
Partit Popular 471.197 13 +0,7 19 +1
Partit dels Socialistes de Catalunya 523.333 14,4 -3,9 20 -8
Ciutadans – Partido de la Ciudadanía 274.925 6,6 +4,2 9 +6
Candidatura d'Unitat Popular 126.219 3,5 - 3 +3
Solidaritat Catalana per la Independència 46.608 1,3 -2 0 -4
Altri 162.547 4,4 - 0 =

Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO in Catalogna[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ufficiale nella Val d'Aran.
  2. ^ «La lingua occitana, denominata aranese in Aran, è la lingua propria di detto territorio ed è ufficiale nella Catalogna» (Statuto di autonomia, art. 6, §5)
  3. ^ L'ultimo statuto di autonomia, promulgato nel 2006, è stato pesantemente ridimensionato, nel 2010, dal Tribunale costituzionale spagnolo (sent. n. 31/2010)
  4. ^ La stessa Generalitat de Catalunya sembra avere avvalorato questa seconda ipotesi nel suo sito ufficiale
  5. ^ Etimología de Cataluña
  6. ^ Miquel Coll i Alentorn. Textos i Estudis de Cultura Catalana: Història. Barcelona: Curial, 1992. P. 185.
  7. ^ El Misteri de la Paraula Cathalunya
  8. ^ O Generalidad de Cataluña in spagnolo, anche se di fatto questa forma è rara e non ufficiale (l'unica terminologia riconosciuta dalla legge è quella in catalano, che pertanto viene utilizzata anche nei testi o nei discorsi in spagnolo).
  9. ^ Il nome Catalogna è talvolta usato da alcuni catalanisti radicali per indicare tutta l'area in cui si parla il catalano. In questo caso la Catalogna vera e propria viene chiamata di solito il Principato (catalano: "el Principat") o la Catalogna in senso senso (catalano: "la Catalunya estricta"). Si tratta comunque di usi marginali.
  10. ^ (CA) Quin tipus de territori tenim?, 10 luglio 2012.
  11. ^ El Relleu, 10 luglio 2012., dal sito del Grup Enciclopèdia Catalana
  12. ^ Jordi Sacasas i Lluís, Geografia de Catalunya, Barcelona, Publicacions de L'Abadia de Montserrat, ISBN 978-84-8415-915-5.
  13. ^ Catalunya, 26 novembre 2008. da MSN Encarta
  14. ^ Tabella per gli anni 2000-2009 dal sito di Eurostat. L'agenzia europea di statistica non ha ancora fornito dati ufficiali per gli anni più recenti.
  15. ^ fondazione nordest
  16. ^ a b Le muse, De Agostini, Novara, 1965, Vol. III, pag.154-156
  17. ^ a b Universo, De Agostini, Novara, Vol. III, pag.188
  18. ^ Nel suo statuto regionale la Catalogna si definisce una nazionalità

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Comarche della Catalogna
Alt Camp | Alt Empordà | Alt Penedès | Alt Urgell | Alta Ribagorça | Anoia | Bages | Baix Camp | Baix Ebre | Baix Empordà | Baix Llobregat | Baix Penedès | Baixa Cerdanya | Barcelonès | Berguedà | Conca de Barberà | Garraf | Garrigues | Garrotxa | Gironès | Maresme | Montsià | Noguera | Osona | Pallars Jussà | Pallars Sobirà | Pla de l'Estany | Pla d'Urgell | Priorat | Ribera d'Ebre | Ripollès | Segarra | Segrià | Selva | Solsonès | Tarragonès | Terra Alta | Urgell | Val d'Aran | Vallès Occidental | Vallès Oriental Escudo de Cataluña.svg
Spagna Portale Spagna: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Spagna