Stati Uniti d'America

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Stati Uniti
Stati Uniti d'America - Bandiera
Stati Uniti d'America - Stemma
(dettagli)
Motto: E pluribus unum ("Da molti uno", 1776)
In God we trust ("Confidiamo in Dio", 1916)

Generalità
Nome completo: Stati Uniti d'America
Nome ufficiale: United States of America
Lingue ufficiali: Inglese
Capitale: Washington  (588.292 ab. / 2008)
Politica
Forma di governo: Repubblica federale presidenziale
Presidente: Barack Obama
Capo di governo:
Indipendenza: 4 luglio 1776 dal Regno Unito di Gran Bretagna


Ingresso nell'ONU: 24 ottobre 19451
Membro permanente del CdS
Superficie
Totale: 9.372.614 km²  ()
 % delle acque: 2,2 %
Popolazione
Totale (2008): 303.824.640 ab.  ()
Densità: 31,1 ab./km²  
Geografia
Continente: America e Oceania
Fuso orario: UTC-5 fino a UTC-10
UTC-4 fino a UTC-10 in ora legale
Economia
Valuta: Dollaro statunitense (USD, $)
PIL (PPA)  (2007): 13.807.000[1] milioni di $  ()
PIL procapite (PPA)  (2007): 45.725[1] $  ()
ISU  (2005): 0,951 (alto)  (12º)
Energia:
Varie
TLD: .us .um .edu .gov .mil
Prefisso tel.: +1
Sigla autom.: USA
Inno nazionale: The Star-Spangled Banner
Festa nazionale: 4 luglio

1 è uno dei 51 Stati che nel 1945 diedero vita all'ONU.
È uno dei 12 Stati che nel 1949 diedero vita alla NATO.
Portale:Portali Visita il Portale Stati Uniti
(Guida alla compilazione della tabella)

Gli Stati Uniti d'America, comunemente abbreviati in Stati Uniti, anche conosciuti con l'acronimo USA (United States of America) (in inglese viene usata anche l'abbreviazione The States dell'originale denominazione ufficiale in lingua inglese United States of America), sono una repubblica federale democratica dell'America settentrionale composta da 50 stati e un distretto federale. Confinano a nord con il Canada e a sud con il Messico, mentre ad est e ad ovest sono bagnati rispettivamente dall'oceano Atlantico e dall'oceano Pacifico. Le acque territoriali dell'Alaska - lo stato più vasto - confinano con la Russia (Stretto di Bering). Lo stato delle Hawaii è formato da un arcipelago localizzato nel centro dell’oceano Pacifico. Il paese possiede anche alcuni territori e zone insulari, sparsi tra il mar dei Caraibi e il Pacifico.

Con una superficie di oltre 9,83 milioni di km² e con più di 300 milioni di abitanti, gli Stati Uniti sono il terzo paese più esteso al mondo, e il terzo più popolato. Gli Stati Uniti sono uno dei paesi con la maggior diversità etnica e la sua multiculturalità è il prodotto di un’immigrazione su larga scala dai più svariati paesi dei diversi continenti.[2] L'economia statunitense è la più grande del mondo, con una stima del prodotto interno lordo (PIL) nel 2008 di 14.300 miliardi di $ (che rappresenta il 23% del totale mondiale basato sul PIL nominale e quasi il 21% del PIL calcolato a parità di potere d'acquisto).[1] [3]

La federazione è stata fondata da tredici colonie del Regno Unito situate lungo la costa atlantica. Il 4 luglio 1776, con la Dichiarazione di indipendenza, hanno proclamato la loro indipendenza dalla Gran Bretagna. Gli stati si ribellarono e sconfissero i britannici nella guerra di indipendenza americana, prima grande colonia a rivoltarsi con successo contro le leggi coloniali.[4] Una Convenzione Federale (Convenzione di Filadelfia) adottò l'attuale Costituzione degli Stati Uniti d'America il 17 settembre 1787; con la ratifica, l'anno successivo nasceva una repubblica con un forte governo centrale. La Carta dei Diritti, che comprendeva dieci emendamenti costituzionali per garantire molti diritti civili fondamentali e libertà, venne ratificata nel 1791.

Nel corso del XIX secolo gli Stati Uniti acquisirono nuovi territori da Francia, Spagna, Regno Unito, Messico e Russia, annettendo la Repubblica del Texas e la Repubblica di Hawaii. Le controversie tra il Sud agrario e il Nord industriale sull’affermazione dei diritti e l'espansione dell’istituzione della schiavitù provocò la guerra di secessione americana del 1861. Il Nord impedì una scissione del paese e portò la fine della schiavitù legale negli Stati Uniti. La guerra ispano-americana e la prima guerra mondiale confermarono lo status di potenza militare. Nel 1945 gli Stati Uniti emersero dalla seconda guerra mondiale come il primo paese dotato di armi nucleari, membro permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e un membro fondatore della NATO. La fine della guerra fredda, e il conseguente crollo dell'Unione Sovietica, lasciarono gli Stati Uniti come unica superpotenza.

Indice

[modifica] Etimologia

Il sostantivo America deriva dal nome dell'esploratore fiorentino Amerigo Vespucci,[5] che per primo riconobbe di essere di fronte a un nuovo continente, e non, come si credeva, ad alcune isole asiatiche. La prima volta che comparve il nome America fu nel libro Cosmographiae Introductio, pubblicato nel 1507 dal cartografo tedesco Martin Waldseemüller, che propose di dare al "nuovo continente" il nome di Vespucci.

Il nome completo del paese è stato utilizzato per la prima volta ufficialmente nella Dichiarazione d'indipendenza, con la dicitura di "unanime Dichiarazione dei tredici Stati Uniti d'America", adottata dai "Rappresentanti degli Stati Uniti d'America" il 4 luglio 1776.[6] L'attuale nome (sensibilmente corretto) risale al 15 novembre 1777, quando il secondo Congresso Continentale adottò gli articoli della Confederazione, utilizzando The United States of America (Gli Stati Uniti d'America). La forma più breve, Stati Uniti è normalmente utilizzata. Altre forme comuni includono gli U.S, U.S.A., o semplicemente America. Il nome Columbia, un tempo nome popolare per le Americhe e per gli Stati Uniti (in onore di Cristoforo Colombo), permane nel nome Distretto di Columbia.

Il modo standard per fare riferimento a un cittadino degli Stati Uniti è con il termine americano o statunitense. L’aggettivo americano è il più comune adottato per riferirsi al paese ("valori americani", "le forze americane"). Americano è raramente usato nella lingua inglese per riferirsi a persone che non sono in riferimento agli Stati Uniti.[7]

[modifica] Storia

Per approfondire, vedi la voce Storia degli Stati Uniti.

[modifica] Nativi americani e colonizzazione europea

Le popolazioni indigene del continente americano, tra cui i nativi dell'Alaska, migrarono dall'Asia in una data variabile, a secondo della ricerca, tra i 12.000 e i 40.000 anni fa.[8] Alcune civiltà precolombiane svilupparono un’avanzata agricoltura, una grande architettura, ed un alto livello di società. Nel 1492, l’esploratore genovese Cristoforo Colombo, sotto la corona spagnola, raggiunse diverse isole dei Caraibi, contribuendo al primo contatto dell’uomo bianco con le popolazioni indigene. Milioni di indigeni americani morirono in seguito a causa delle epidemie portate dagli europei.[9]

Il 2 aprile 1513 il conquistatore spagnolo Juan Ponce de León sbarcò in una regione che chiamò "La Florida", il primo contatto europeo documentato su quello che sarebbero diventati gli Stati Uniti. Degli insediamenti spagnoli nella regione, rimane solo St. Augustine, fondata nel 1565. Altri insediamenti spagnoli vennero creati nell’odierno sud degli Stati Uniti, attirando migliaia di persone attraverso il Messico. I commercianti di pellicce francesi stabilirono avamposti nella Nuova Francia nella regione dei Grandi Laghi; successivamente la Francia si impadronì di gran parte del Nord America, penetrando fino al Golfo del Messico. La prima colonia inglese di una certa entità fu Jamestown, Virginia, fondata nel 1607. Nel 1628 venne fondata la Massachusetts Bay Colony da parte dei Puritani che portò ad un’ondata migratoria; nel 1634 nella Nuova Inghilterra erano insediati circa 10.000 Puritani. Tra la fine degli anni ’10 del 1600 e la Rivoluzione Americana, vennero spediti circa 50.000 detenuti nelle colonie americane britanniche.[10] Nel 1614 venne fondato un insediamento olandese lungo il fiume Hudson inferiore, includendo New Amsterdam sull’isola di Manhattan.

Nel 1674 gli olandesi cedettero il loro territorio americano all'Inghilterra, la provincia della Nuova Olanda venne ribattezzata New York. Molti dei nuovi immigrati, soprattutto nel Sud, erano schiavi (circa due terzi di tutti gli immigrati della Virginia tra il 1630 e 1680).[11] Con la fine del secolo, furono gli schiavi africani a diventare la fonte primaria di lavoro. Nel 1729 con la divisione della Carolina, e la colonizzazione della Georgia del 1732, si completava il cerchio delle tredici colonie britanniche che sarebbero diventate gli Stati Uniti d'America. Con tassi di natalità elevati, bassi tassi di mortalità, e una costante immigrazione, la popolazione coloniale crebbe rapidamente. Nella Guerra franco-indiana le forze britanniche si impadronirono del Canada francese. Esclusi i nativi americani, le tredici colonie avevano una popolazione di 2,6 milioni di abitanti nel 1770, circa un terzo della Gran Bretagna, e quasi uno su cinque erano schiavi neri.[12] Anche se soggetti alla tassazione britannica, le colonie americane non avevano rappresentanza nel Parlamento della Gran Bretagna.

[modifica] L'indipendenza e l'espansione

Per approfondire, vedi la voce Guerra di indipendenza americana.

Tensioni crescenti tra i coloni americani e gli inglesi durante gli anni sessanta e settanta del 1700 portarono alla Guerra di indipendenza americana, combattuta dal 1775 al 1781. Il 14 giugno 1775, il Congresso continentale, tenutosi a Filadelfia, istituì un esercito continentale sotto il comando di George Washington. Annunciando che "tutti gli uomini sono creati uguali" e dotati di "diritti inalienabili", il Congresso adottò la Dichiarazione d'Indipendenza, redatta in gran parte da Thomas Jefferson, il 4 luglio 1776. Tale data celebrata ogni anno come il “giorno dell’Indipendenza”.

Dopo la sconfitta dell’esercito britannico da parte delle forze americane assistite dai francesi, la Gran Bretagna riconobbe l'indipendenza degli Stati Uniti la sovranità sul territorio americano fino al fiume Mississippi. La Costituzione degli Stati Uniti d'America venne ratificato nel 1788, e il primo presidente, George Washington, entrò in carica nel 1789.

Gli atteggiamenti verso la schiavitù mutarono; una clausola nella Costituzione protesse il commercio di schiavi africani solo fino al 1808. Il Nord abolì la schiavitù tra il 1780 e il 1804.

Acquisizioni territoriali aumentarono il desiderio americano di espansione verso l’Ovest, richiedendo una lunga serie di guerre indiane e politica volte a spogliare i popoli indigeni delle loro terre. L'acquisto della Louisiana francese, sotto la guida del Presidente Thomas Jefferson nel 1803, raddoppiò quasi la dimensione della federazione. La guerra del 1812 contro la Gran Bretagna rafforzò il nazionalismo. Una serie di incursioni militari statunitensi in Florida portarono la Spagna a cedere altro territorio lungo la costa del Golfo del Messico nel 1819. Ci fu l’annessione della Repubblica del Texas nel 1845. Nel 1846 fu siglato il trattato dell'Oregon con la Gran Bretagna, portando al controllo da parte statunitense sul Nord-Ovest americano. La vittoria degli Stati Uniti nella guerra contro il Messico nel 1848 portò all’annessione della California e di gran parte dell’odierno Sud-ovest americano. La corsa all'oro tra il 1848 e 1849 portò ad un’ulteriore migrazione verso occidente. La nuova rete ferroviaria rese più facile il trasferimento di coloni e l'aumento dei conflitti con i nativi americani. In mezzo secolo vennero abbattuti fino a 40 milioni di bisonti americani per le pelli e la carne. Una risorsa primaria che scompariva dalle pianure, causando un grave contraccolpo in molte culture native.

[modifica] Guerra civile e industrializzazione

Per approfondire, vedi la voce Guerra di secessione americana.

Le tensioni tra gli Stati del Nord e quelli del Sud aumentarono su argomenti quali il rapporto tra lo Stato e i governi federali, come pure la diffusione della schiavitù nei nuovi Stati membri. Abraham Lincoln fu eletto presidente nel 1860. Poco prima sette Stati schiavisti dichiararono la loro secessione. Si arrivò alla Guerra di secessione americana iniziata con l’attacco a Fort Sumter. Dopo la vittoria dell'Unione nel 1865, tre emendamenti alla Costituzione degli Stati Uniti d'America garantirono la libertà a quasi quattro milioni di africani americani un tempo schiavi,[13] rendendoli cittadini, e donando loro il diritto di voto. La guerra e la sua risoluzione portarono ad un aumento sostanziale del potere federale.[14]

Nel Nord, l'urbanizzazione e un afflusso senza precedenti di immigrati provenienti dagli stati meridionali e orientali affrettò il processo di industrializzazione. L'ondata di immigrazione durò fino al 1929. Massicce protezioni tariffarie, la costruzione di infrastrutture, e nuovi regolamenti bancari, incoraggiarono la crescita economica. Nel 1867 gli Stati Uniti acquistarono l’Alaska dalla Russia completando l’espansione continentale. Il Massacro di Wounded Knee nel 1890 fu l'ultimo grande conflitto armato delle Guerre Indiane. Nel 1893 la monarchia indigena del Regno di Hawaii venne rovesciata in un colpo di stato portato avanti dagli americani residenti; gli Stati Uniti annessero l'arcipelago nel 1898. La vittoria nella Guerra ispano-americana dello stesso anno dimostrò che gli Stati Uniti erano oramai una potenza mondiale e portò all’annessione di Porto Rico, Guam e delle Filippine. Le Filippine ottennero l'indipendenza solo mezzo secolo più tardi; Porto Rico e Guam rimangono ancora territori degli Stati Uniti.

[modifica] Le due Guerre Mondiali

Per approfondire, vedi le voci Grande Depressione, Prima Guerra Mondiale e Seconda Guerra Mondiale.
Fattoria abbandonata dopo il Dust Bowl, 1936.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, gli Stati Uniti rimasero neutrali. La maggior parte degli americani simpatizzava per i britannici e i francesi, anche se molti erano contrari all’intervento.[15] Nel 1917 gli Stati Uniti si unirono agli alleati, contro gli Imperi Centrali. Dopo la guerra il Senato non ratificò il trattato di Versailles, che istituiva la Lega delle Nazioni. Il paese perseguì una politica unilaterale di quasi isolazionismo.[16] Negli anni ‘20 un emendamento costituzionale concesse il suffragio alle donne. La prosperità dei ruggenti anni Venti si concluse con il crollo di Wall Street del 1929 che diede inizio alla Grande Depressione. Dopo la sua elezione a presidente nel 1932, Franklin Delano Roosevelt diede inizio al New Deal, una serie crescente di politiche di intervento del governo nell'economia. Il Dust Bowl a metà degli anni ’30 impoverì molte comunità agricole e stimolò una nuova ondata migratoria verso occidente.

Gli Stati Uniti, effettivamente neutrali durante la Seconda Guerra Mondiale dopo l'invasione nazista della Polonia nel settembre 1939, iniziarono la fornitura di materiali agli Alleati nel marzo 1941 tramite il programma Lend-Lease. Il 7 dicembre 1941 gli Stati Uniti entrarono in guerra con gli Alleati contro le potenze dell’Asse in seguito ad un attacco a sorpresa su Pearl Harbor da parte del Giappone. La Seconda Guerra Mondiale ebbe un costo economico superiore a qualsiasi altra guerra nella storia americana,[17] ma favorì l'economia, fornendo capitali e garantendo l’occupazione.

Tra i grandi paesi combattenti, la federazione è stata l'unica a diventare più ricca (di gran lunga) in conseguenza alla guerra.[18] Le conferenze di Bretton Woods e Yalta delinearono un nuovo sistema nelle organizzazioni internazionali, ponendo gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica al centro del mondo. Con la vittoria in Europa, nel 1945 venne tenuta una conferenza internazionale a San Francisco che portò alla Carta delle Nazioni Unite, divenuta attiva dopo la guerra .[19]

Gli Stati Uniti, dopo aver sviluppato le prime armi nucleari, sganciarono la bomba atomica sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto del 1945. Il Giappone si arrese il 2 settembre, ponendo fine alla guerra .[20]

[modifica] Guerra fredda e dei diritti civili

Per approfondire, vedi le voci Guerra Fredda e Guerra del Vietnam.
Kennedy annuncia il Programma spaziale Apollo del 25 maggio 1961.

Gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica si spartirono il potere dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda, e dominarono gli affari militari dell'Europa attraverso la NATO e il Patto di Varsavia. Gli Stati Uniti promossero la democrazia liberale e il capitalismo, mentre l'Unione Sovietica promosse il comunismo e un’economia pianificata a livello centrale. Le truppe americane combatterono le forze comuniste nella Guerra di Corea del 1950-1953, e si sperimentò la crisi missilistica di Cuba.

Al lancio sovietico del primo equipaggio umano nello spazio nel 1961 risposero gli Stati Uniti con il primo uomo sulla Luna nel 1969. Il paese conobbe una forte espansione economica. Un crescente movimento dei diritti civili, guidata da africani americani, come Martin Luther King, combatterono la segregazione e la discriminazione razziale. Dopo l'assassinio di Kennedy nel 1963 vennero approvati il Civil Rights Act del 1964 e il Voting Rights Act del 1965 dal Presidente Lyndon B. Johnson. Johnson e il suo successore, Richard Nixon, portarono il paese ad una nuova guerra nel Sud-Est asiatico, la Guerra del Vietnam. In questi anni furono grandi le riforme sociali, nacque il movimento femminista e si sviluppò il dibattito sui problemi ambientali e sui diritti civili, e l’opposizione alla guerra.

Come risultato dello scandalo Watergate, Nixon divenne il primo presidente degli Stati Uniti a dimettersi nel 1974. Durante il governo di Jimmy Carter alla fine degli anni settanta, l'economia degli Stati Uniti sperimentò la stagflazione. L'elezione di Ronald Reagan come presidente nel 1980 segnò un significativo spostamento verso destra della politica americana, che si riflesse nelle principali modifiche in materia fiscale e nelle priorità di spesa.[21] Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta, l'Unione Sovietica crollò, ponendo fine alla Guerra Fredda.

[modifica] Epoca contemporanea

Per approfondire, vedi la voce Attentati dell'11 settembre 2001.
L'attentato alle Torri Gemelle a New York nel 2001.

Il ruolo di leadership assunto dagli Stati Uniti e dei suoi alleati -la Guerra del Golfo sotto la guida del Presidente George H.W. Bush, e la guerra in Jugoslavia sotto la guida del Presidente Bill Clinton- contribuì a preservare la propria posizione di superpotenza. La più lunga espansione economica nella storia moderna degli Stati Uniti coprì il periodo tra marzo 1991 e marzo 2001, prevalentemente sotto l'amministrazione Clinton.[22]

Gli attentati dell'11 settembre 2001 che colpirono il World Trade Center di New York e il Pentagono uccisero quasi tremila persone. In risposta, il Presidente George W. Bush lanciò la guerra contro il terrorismo. Alla fine del 2001 le forze americane invasero l'Afghanistan, rovesciando il governo dei talebani che però continuarono le operazioni di guerriglia. Nel 2002 l'amministrazione Bush iniziò a premere per il cambiamento del regime in Iraq. Sebbene senza il sostegno della NATO o di un esplicito mandato delle Nazioni Unite si arrivò all’invasione dell'Iraq nel 2003 che portò alla cattura del presidente Saddam Hussein. La guerra in Iraq, non ancora conclusa, vede l’opposizione dalla maggior parte degli americani.[23] Il 4 novembre 2008 il senatore democratico Barack Obama è stato eletto presidente (il suo mandato è iniziato il 20 gennaio 2009), primo presidente afro-americano nella storia degli USA, battendo il senatore repubblicano John McCain.

[modifica] Geografia

Per approfondire, vedi le voci Geografia degli Stati Uniti e Montagne degli Stati Uniti.
Cartina Topografica degli Stati Uniti

[modifica] Considerazioni generali

Gli Stati Uniti si trovano quasi interamente nell’emisfero occidentale: gli Stati Uniti continentali sono bagnati dall’Oceano Pacifico a ovest, dall'Oceano Atlantico a est, e a sud-est dal Golfo del Messico. I paesi confinanti sono il Canada a nord e il Messico a sud. L’Alaska è lo stato più vasto, mentre le Hawaii occupano un arcipelago nel Pacifico centrale. Dopo la Russia e il Canada, gli Stati Uniti hanno il terzo posto come paese più esteso del mondo. La classifica varia a seconda di come vengono conteggiati i due territori contestati dalla Cina con l'India e la superficie stessa degli Stati Uniti: il CIA World Factbook segnala 9.826.630 km²,[24] lo United Nations Statistics Division fornisce 9.629.091 km², [25] l'Enciclopedia Britannica 9.522.055 km².[26] Gli Stati Uniti possiedono anche diversi territori insulari sparsi tra l'Oceano Pacifico (ad esempio Guam) e i Caraibi (compreso Porto Rico, che è legato agli Stati Uniti in un'associazione chiamata Commonwealth).

Il Monte McKinley (Alaska), la vetta più elevata degli Stati Uniti con 6.194 metri sul livello del mare.

Dalle pianura costiera dell’atlantico spostandosi verso l’interno si incontrano i boschi decidui e le dolci colline del Piedmont. I monti Appalachi dividono la costa orientale dai Grandi Laghi alle praterie del Midwest. Il Mississippi-Missouri, il quarto sistema fluviale più lungo del mondo, attraversa da nord verso sud il centro del paese. Le piatte e fertili praterie delle Grandi Pianure si estende ad ovest, interrotte da un altopiano nella regione sud-est. Le Montagne Rocciose, al margine occidentale delle Grandi Pianure si estendono da nord a sud attraverso tutto il paese, raggiungendo altitudini superiori ai 4.300 metri in Colorado. Più ad ovest sono si incontrano le rocce del Gran Bacino e deserti come il Mojave. Le catene montuose della Sierra Nevada e la Catena delle Cascate si snodano prossimi oramai alla costa del Pacifico. Con i suoi 6.194 metri sul livello del mare, il Monte McKinley, in Alaska è la vetta più elevata del paese. Vulcani attivi sono comuni e presenti in tutta la regione costiera che va dall’Arcipelago Alexander alle Isole Aleutine, attraversando la Penisola di Alaska, oltre che nell’arcipelago delle Hawaii. Il supervulcano presente nel Parco Nazionale di Yellowstone nelle Montagne Rocciose è più grande vulcano presente all’interno della parte continentale degli Stati Uniti.[27]

[modifica] Clima

Gli Stati Uniti, con la loro grande dimensione e varietà geografica, comprendono al loro interno la maggior parte dei vari tipi di clima. Ad est del 100° meridiano il clima varia da umido continentale nel nord fino a subtropicale umido a sud. Nella punta meridionale della Florida è presente un clima tropicale, così come alle Hawaii. Le Grandi Pianure ad ovest del 100° meridiano sono generalmente semi-aride. In gran parte delle regioni montane dell’Ovest sono caratterizzate da un clima alpino. Il clima è arido nel Gran Bacino, desertico nel Sud-Ovest, mediterraneo lungo la costa californiana, oceanico lungo la costiere di Oregon, Washington e Alaska meridionale. La maggior parte dell’Alaska rientra però nel clima subartico o polare. Fenomeni meteorologici estremi non sono rari, con le regioni costiere lungo il Golfo del Messico soggette al rischio uragani.

[modifica] Ecologia

L'aquila di mare testabianca, simbolo degli Stati Uniti sin dal 1782.

L’ecologia degli Stati Uniti è molto varia: circa 17.000 specie di piante vascolari sono presenti negli Stati Uniti contigui e nell'Alaska, e oltre 1800 specie di piante fiorite si trovano nelle isole Hawaii, alcune delle quali presenti anche nel continente.[28] Gli Stati Uniti sono la patria di più oltre 400 specie di mammiferi, 700 specie di uccelli, 500 specie di rettili e anfibi, e 90.000 specie di insetti.[29] La specie minacciate di estinzione legge del 1973 protegge minacciate e di specie minacciate e dei loro habitat, che sono monitorati da parte degli Stati Uniti di pesce e della fauna selvatica del servizio. Sono presenti 58 parchi nazionali e centinaia di altri parchi, foreste e zone desertiche protette a livello federale.[30] Nel complesso il governo gestisce il 28,8% del territorio, buona parte del quale è protetta.[31]

[modifica] Regioni geografiche

Gli stati principali sono suddivisi in quelli della costa orientale (East Coast), il sud (South), il Midwest, la zona montana (Mountain states, compreso il Southwest), e la costa occidentale (West Coast). Gli stati della costa orientale sono, da nord a sud, Maine, New Hampshire, Vermont (che non è sulla costa), Massachusetts, Rhode Island (il più piccolo degli stati), Connecticut, New York, Pennsylvania (che è vicino alla costa e la cui metà occidentale è spesso considerata parte del Midwest), New Jersey, Delaware, Maryland, Virginia, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Florida. Gli ultimi 5 (dalla Virginia) vengono anche contati come stati del Sud.

Geograficamente questa zona comprende montagne basse e molto antiche, gli Appalachi, con un andamento generalmente da nord-est a sud-ovest, oltre a molti fenomeni locali, compresi i fenomeni glaciali a nord, le faglie tettoniche della valle dell'Hudson, e la zona di origine calcarea (corallina) della Florida. Il corso dei fiumi è generalmente da ovest verso est. I fiumi tendono ad essere di lunghezza limitata ma ampi e dal flusso regolare. Le maree sono spesso forti, soprattutto al nord. Gli inverni sono freddi (nel nord) o moderati (al sud) e umidi, le estati ugualmente umide.

Gli stati del Sud comprendono i summenzionati Virginia, Carolina del Nord/Sud, Georgia, Florida, e anche Virginia Occidentale (spesso considerato parte del Midwest, dato che era dalla parte del nord nella guerra civile), Kentucky, Tennessee, Alabama, Louisiana, Arkansas, Oklahoma, Texas (spesso considerato fra gli stati del sud-ovest). Questa zona comprende la parte meridionale (e le cime più elevate) degli Appalachi, e più a ovest l'altopiano d'Ozark. I fiumi comprendono le foci del Mississippi e del Río Grande. La più grande influenza climatica viene dal Golfo del Messico, e comprende inverni miti, umidità, e di tanto in tanto uragani.

Gli stati del Midwest comprendono Ohio, Michigan, Indiana, Wisconsin, Illinois, Missouri, Minnesota, Iowa, Dakota del Nord, Dakota del Sud, Nebraska e Kansas. Sono in gran parte stati agricoli e industriali (compresa la "rust belt", la zona industriale "arrugginita" negli anni settanta e ottanta dalla concorrenza, soprattutto giapponese), freddi d'inverno, caldi d'estate, con clima da umido (verso est) a secco (verso ovest). È qui che si trova il "cuore" ("heartland") degli Stati Uniti, ed è considerato un centro di valori morali (lavoro serio, casa e famiglia, i pionieri sulla prateria, e così via) per il resto del paese.

Gli stati della zona montana comprendono Montana, Idaho, Wyoming, Nevada, Utah, Colorado, Arizona, Nuovo Messico. Gli ultimi quattro spesso anche considerati gli stati del sud-ovest. Soprattutto a sud la zona è secca, con molti deserti (deserto Sonorano) e le Montagne Rocciose. A nord ci sono inverni molto freddi ed estati miti, mentre a sud gli inverni sono miti e le estati calde. Questa è la zona meno abitata del paese, ed è dove si trovano molte delle destinazioni sceniche degli Stati Uniti, per esempio il Grand Canyon (Arizona) e Yellowstone (Wyoming). La geografia della costa occidentale (Washington, Oregon, California) comprende montagne elevate (Sierra Nevada), vari vulcani, deserti (Valle della Morte), e zone molto umide (la costa, soprattutto a nord).

[modifica] Demografia

[modifica] Immigrazione

L'immigrazione negli Stati Uniti fu sempre molto intensa nel corso della storia, specialmente dall'Europa, la parte meridionale fu interessata dall'immigrazione dalla Spagna, tranne la zona della Louisiana che al tempo si estendeva fino al Canada. I primi immigrati nelle 13 colonie provenivano dal Regno Unito ma in seguito fu fortissima l'immigrazione dalla Germania dove il numero degli abitanti era quasi pari a quello degli immigrati britannici, mentre nella zona dell'attuale stato del New York erano presenti immigrati dai Paesi Bassi. L'immigrazione dalla Francia fu frequente dopo il cedimento della Louisiana agli Stati Uniti da parte di Napoleone Bonaparte. Nell'ottocento fu enorme l'immigrazione dall'Irlanda, ed altrettanto forte quella dall'Italia, specie a cavallo tra l'800 ed il '900. L'immigrazione proseguì nel novecento con l'arrivo di immigrati dai paesi scandinavi, e durante la seconda guerra mondiale di Ebrei (circa 6 milioni) specialmente dalla Russia, dalla Polonia e dall'Ungheria.

[modifica] Popolazione-origini

Con più di 305 milioni di abitanti (fine 2008), gli Stati Uniti sono il terzo paese al mondo per popolazione, dopo Cina ed India.

La zona più popolata del Paese è quella nordorientale, di antica urbanizzazione. Di recente si sono espanse anche le zone urbane della costa pacifica, specie in California.

Secondo l'ultimo censimento ufficiale (2000), il 75,1% della popolazione è bianca, il 12,3% nera o di origine afroamericana, il 3,6% asiatica, e solo lo 0,9% di origine amerindia. Va notato che il 5,5% si è dichiarato di altre etnie, mentre il 2,4% di origine mista.

I latinoamericani di ogni etnia costituiscono, sempre secondo l'ultimo censimento, il 12,5% della popolazione. Percentualmente vengono subito dopo i residenti di ascendenza tedesca (15,2%), ma prima di quelli di origine irlandese (10,9%) ed inglese (8,7%). Consistenti sono anche le minoranze asiatiche, soprattutto cinesi. I residenti di ascendenza italiana rappresentano il 5,6% della popolazione totale. Il gruppo comunemente identificato come WASP, Bianco, Anglosassone, Anglicana, pur detenendo ancora le leve del potere politico ed economico, non costituisce più la maggioranza della popolazione del paese.

La popolazione è generalmente in crescita, specie grazie ad una forte immigrazione, proveniente in buona parte dall'America Latina e dall'Asia sudorientale. La presenza di immigrati - o di loro discendenti diretti - è molto rilevante nella parte sud occidentale del paese. Più di 37 milioni di cittadini sono nati all'estero e circa 15 milioni di questi sono stati naturalizzati cittadini statunitensi.

L'Affirmative Action, una politica a favore dei gruppi minoritari, ha permesso negli ultimi decenni agli appartenenti alle minoranze etniche un più facile accesso alle Università, a molti posti di lavoro che precedentemente erano loro preclusi e ad incarichi di grande responsabilità nel mondo politico e nell'alta finanza.Questo però da qualcuno è visto come una sorta di razzismo al contrario nei confronti di una parte di popolazione.

Per quanto riguarda le origini della popolazione statunitense (stima del 2006)[32] si calcola che abbiano le seguenti discendenze (anche se solo lontane o parziali):

Circa 36,6 milioni sono afroamericani.

Circa 198 milioni sono bianchi non ispanici così suddivisi: 50,7 milioni sono originari della Germania, 36,5 milioni del Regno Unito, 36,5 milioni dell'Irlanda, 17,8 milioni dell'Italia, 11,8 milioni della Francia (compresi franco-canadesi), 10 milioni della Polonia, 5 milioni dei Paesi Bassi, 4,6 della Norvegia , 4,4 milioni della Svezia, 3 milioni della Russia, 1,5 milioni dell'Ungheria, 1,5 milioni della Danimarca, 1,4 milioni della Grecia e altrettanti dell'Armenia e del Portogallo. Di minore consistenza qualche altro milione rappresentato dai paesi europei non elencati sopra.

Circa 15 milioni di persone sono di origine asiatica, soprattutto Filippine (4 milioni), Cina (3,5 milioni), India (2,7 milioni), Vietnam (1,6 milioni), Corea (1,5 milioni) e Giappone (1,2 milioni).

Da una stima fatta nel 2007 risulta che 45,5 milioni di cittadini statunitensi sono di origine ispanica ( di qualsiasi razza ) in particolare dal Messico (28 milioni), da Porto Rico (4 milioni), da Cuba (1,5 milioni), da El Salvador (1,4 milioni).

I nativi americani sono circa 4,5 milioni.

L'immigrazione ispanica è tutt'oggi la più numerosa (molti sono i clandestini entrati illegalmente dal Messico) e si dice che tra qualche decennio il numero degli ispanici supererà quello degli americani di lingua inglese.

È stato inoltre calcolato che negli Stati Uniti vivano approssimativamente 12 milioni di clandestini (unauthorized immigrants), principalmente messicani, salvadoregni, guatemaltechi, filippini.[33]

Tasso di fertilità (2008):

  • media nazionale = 2,1 figli per donna
  • 3,0 ispanici
  • 2,2 afroamericani
  • 2,0 bianchi
  • 1,9 asiatici

[modifica] Economia

Per approfondire, vedi la voce Economia degli Stati Uniti.
Indicatori economici
Tasso di disoccupazione 6,1%Settembre 2008[34]
Crescita del PIL 1,9%2° quadr. 2008[35]
Inflazione 4,9%Settembre 2008 su Settembre 2008[36]
Debito pubblico 10,953 miliardi di $7 Marzo 2009[37]
Povertà 12,5%2007[38]

Gli Stati Uniti hanno un sistema economico capitalista di tipo misto, con un grande contributo delle imprese private nelle decisioni microeconomiche, regolate però dalle scelte del governo. Caratterizzata da alta produttività, alimentata da abbondanti risorse naturali, e da una sviluppata rete di infrastrutture, secondo il Fondo Monetario Internazionale, l’economia degli Stati Uniti genera un PIL annuo di 14.300 miliardi di $, che costituisce il 23% del prodotto interno lordo mondiale ai prezzi di mercato, e quasi il 21% del prodotto mondiale lordo a parità di potere d'acquisto (PPA).[1] È la più grande economia statuale del pianeta in termini di PIL, solo il 4% in meno circa rispetto al PIL combinato di tutti i paesi dell'Unione europea a PPA generato nel 2007.[39] Il PIL pro capite l’ottavo in termini nominali e il quarto in termini di parità di potere d'acquisto.[1] GLi Stati Uniti sono il più grande importatore di merci e il terzo maggiore esportatore, anche se le esportazioni pro capite sono relativamente basse. Canada, Cina, Messico, Giappone e Germania sono i principali partner commerciali.[40] Le principali merci di esportazione sono macchinari elettrici, mentre i veicoli costituiscono la principale voce delle importazioni.[41]

Wall Street, dove trova sede il New York Stock Exchange, maggiore borsa valori del mondo.

Il settore privato costituisce la maggior parte dell'economia, mentre le attività governative partecipano al 12,4% del PIL. L'economia è prevalentemente postindustriale, con il settore dei servizi che contribuisce al 67,8% del PIL.[42] Il principale settore in termini di giro d’affari è quello del commercio all'ingrosso e al dettaglio; in termini di reddito netto è quello della finanza e assicurazioni.[43] Gli Stati Uniti restano una potenza industriale, con produzioni nell’industria chimica e manifatturiera leader nei rispettivi settori.[44] Gli Stati Uniti sono il terzo più grande produttore di petrolio del mondo, così come il più grande importatore di questa materia prima.[45] [46] E’ leader nella produzione di energia elettrica e nucleare, come pure come per l’estrazione di gas naturale, zolfo, fosfati, e sale. Sebbene l'agricoltura rappresenti poco meno dell’1% del PIL, gli Stati Uniti sono i migliori produttori mondiali di mais[47] e soia.[48] Il New York Stock Exchange è la più grande borsa valori del mondo.[49] Coca-Cola e McDonald's sono i due marchi più riconosciuti a livello globale.[50]

Nel 2005 la forza lavoro retribuita era pari a 155 milioni di persone, di cui l’80% a tempo pieno.[51] La maggioranza, il 79%, era impiegate nel settore dei servizi.[24] Con circa 15,5 milioni di persone, il settore dell’assistenza sanitaria e assistenza sociale rappresentava il principale settore di occupazione.[52] Circa il 12% dei lavoratori è sindacalizzato, contro il 30% dell’Europa occidentale.[53] La Banca Mondiale classifica gli Stati Uniti nel primo posto per facilità nell'assunzione dei lavoratori.[54] Tra il 1973 e il 2003, le ore lavorative medie per un lavoratore americano è cresciuto di 199 ore.[55] Come risultato, gli Stati Uniti mantengono la più alta produttività del lavoro del mondo, sebbene non in termini di produttività per ora lavorata come fino ai primi anni ’90: i lavoratori di Norvegia, Francia, Belgio e Lussemburgo si trovano meglio piazzati in questo indicatore.[56] Rispetto all'Europa, negli Stati Uniti le tasse su proprietà e reddito delle società sono in genere più elevate, mentre il lavoro sconta in genere aliquote fiscali più basse.[57]

[modifica] Reddito e sviluppo umano

Manhattan, simbolo della potenza economica statunitense.

Secondo lo United States Census Bureau, il reddito medio lordo delle famiglie americane nel 2007 è stato di 50.233 $, con medie che variano dai 68.080 $ nel Maryland ai 36.338 $ del Mississippi.[38] A parità di potere d'acquisto la media è simile ai quella delle maggiori nazioni sviluppate. I tassi di povertà, dopo essere scesi bruscamente durante la metà del XX secolo, si sono stabilizzati dai primi anni ‘70, con l’11,15% degli americani al di sotto della soglia di povertà, e il 58,5% che ha sperimentato almeno un anno in condizioni di povertà tra i 25 e i 75 anni di età.[58][59] Nel 2007 ben 37,3 milioni di americani vivevano in condizioni di povertà.[38] Lo stato sociale è ormai tra i più austeri nel mondo sviluppato, e tende a ridurre sia la povertà relativa che assoluta, inferiore alla media delle nazioni ricche.[60] [61] Ma mentre lo stato sociale tutela e riduce la fascia debole tra la popolazione anziana,[62] in proporzione poco è fatto per la fascia più giovane.[63] Uno studio 2007 dell’UNICEF sul benessere dei bambini tra le 21 nazioni più industrializzate, pone gli Stati Uniti tra gli ultimi posti.[64]

Nonostante i forti aumenti di produttività, la bassa disoccupazione e la bassa inflazione, gli incrementi di reddito a partire dagli anni ‘80 hanno avuto una crescita lenta rispetto ai precedenti decenni, oltre ad essere stato meno ampliamente condivisi, e accompagnati da una maggiore insicurezza economica.

Tra il 1947 e il 1979 il reddito medio è aumentato di oltre l’80% nell’insieme di tutte le classi di reddito, con i redditi più bassi cresciuti ad un ritmo più elevato rispetto a quelli elevati. [65] [66] Il reddito familiare medio è aumentato dal 1980[67] in gran parte a causa di un doppio reddito all’interno delle famiglie, la riduzione del divario tra i sessi, e per il maggior numero di ore lavorate, ma la crescita è stata più lenta e maggiormente concentrata nei redditi più elevati.[60][65][68] Di conseguenza, i redditi di gran lunga più elevati, che corrispondono all’1% dei redditi, hanno generato il 21,8% del reddito totale prodotto nel paese nel 2005, cifra che è più che raddoppiato dal 1980,[69] rendendo gli Stati Uniti uno dei paesi con la maggiore disparità di reddito tra nazioni sviluppate.[60][70] [71] La ricchezza, come reddito, è estremamente concentrata: il 10% della popolazione, la fascia più ricca, possiede il 69,8% della ricchezza del paese, la seconda quota più elevata tra le nazioni sviluppate.[72] Il 1% posto al vertice possiede il 33,4% del patrimonio netto.[73]

[modifica] Politica

[modifica] 1° Crollo di Wall Street

Nell'anno 1929, l'America, uscita da un periodo brillante, cade in crisi, dovuta al fenomeno della speculazione. Eccessivi acquisti di azioni, hanno fatto si, che Wall Street, crollasse, nel periodo nero dell'America.In questo periodo miliardi di dollari vennero persi, e i conseguenza l'USA degenerò.Questo periodo durò per circa 12 anni. Finì infatti con il presidente Franklin Delano Roosvelt, che attuò una politica basata esclusivamente sull'economia americana.Questo periodo, in cui l'Usa tornò a dominare l'economia mondiale, viene chiamato New Deal (che significa "Nuovo corso", ovvero rinascita, ricominciare).

[modifica] Ordinamento dello stato

La Casa Bianca, residenza del presidente degli Stati Uniti.
Il Campidoglio, la sede ufficiale dei due rami del Congresso degli Stati Uniti.
Per approfondire, vedi le voci Sistema politico degli Stati Uniti e Ordinamento istituzionale degli Stati Uniti.

Il sistema politico degli Stati Uniti d'America comprende il sistema federale che unisce gli stati, e il sistema di ciascuno stato.

Nonostante la possibilità teorica di ampia indipendenza, gli stati tendono ad assomigliarsi nei sistemi di governo, e generalmente sono basati sul sistema federale con un capo dello stato (il presidente degli Stati Uniti, o il governatore di ciascun Stato), un'assemblea legislativa (di solito bicamerale, con un Senato e una Camera dei Rappresentanti - "House" o "House of Representatives") e un sistema di giudici e tribunali, federali e statali, ciascuno con una propria giurisdizione.

Il rapporto fra il governo federale e gli stati è regolato dalla costituzione americana, interpretata dalla Corte Suprema.

Il governo federale, per Costituzione, ha il solo potere di regolare il commercio fra gli stati, di proteggere i diritti dei cittadini, e di difendere il paese. Di fatto e con l'avallo della Corte Suprema, col tempo ha acquisito grandi poteri, che esercita attraverso organismi federali i quali, ad esempio, regolamentano la circolazione delle droghe o la cattura dei criminali, ma anche l'educazione e i diritti dei disabili.

Ogni stato elegge al congresso due senatori e un numero di rappresentanti proporzionale alla popolazione (almeno uno), un sistema che offre un maggiore peso agli stati più piccoli.

Il sistema politico statunitense è bipolare e assegna il potere a chi ha ricevuto più voti tra i due grandi partiti, il partito Democratico (generalmente più vicino alla sinistra) e il partito Repubblicano (generalmente più vicina alla destra).

L'elezione del presidente avviene ogni quattro anni, il primo martedì dopo il primo lunedì di novembre. L'elezione del Presidente avviene in modo indiretto. I cittadini eleggono i grandi elettori che a loro volta si riuniscono ed eleggono il Presidente. Ogni stato possiede un numero di grandi elettori pari al numero di deputati e di senatori che lo stato esprime.

Con rare eccezioni in ciascuno stato i grandi elettori vengono assegnati alla lista che prende il maggior numero di voti (the winner takes all). Il meccanismo elettorale spinge i candidati a concentrare i propri sforzi per ottenere i voti di pochi decisivi stati nei quali il risultato è incerto, trascurando invece gli stati nei quali con ragionevole certezza il risultato finale è scontato. La scelta del candidato alla presidenza avviene attraverso elezioni primarie che avvengono nel corso di diverse settimane, secondo un calendario che rispecchia la tradizione e vede nell'Iowa e nel New Hampshire i primi stati interessati da questo tipo di voto.

Nel senato una maggioranza di tre quinti è necessaria per porre fine al dibattito. Questo permette a una sostanziale minoranza di bloccare leggi particolarmente sfavorevoli, con un processo chiamato "filibuster". Inoltre, se il presidente si rifiuta di firmare una legge (ponendo il suo diritto di "veto"), maggioranze di due terzi sia nella Camera sia nel Senato possono approvare una legge senza la firma del presidente, superandone il suo "veto". Talvolta, le leggi passate dal Senato e dalla Camera sono diverse. In tal caso, un comitato formato da senatori e rappresentanti ("conference committee") si riunisce per cercare un compromesso accettabile ad entrambe le camere: compromesso che spesso esprime più le preferenze del comitato che delle due camere. Ciononostante le leggi, molto spesso, vengono approvate comunque. In tali battaglie politiche spesso il conflitto non è a viso aperto: infatti, spesso il presidente firma una legge approvata dai due terzi di ciascuna delle due camere ("a veto-proof majority") pur dichiarandosi contrario.

Per quanto riguarda la costituzione, questa può essere emendata, mediante due procedure:

  • con la prima, il Congresso, con l'approvazione di due terzi di ciascuna delle Camere, propone agli Stati l'emendamento in questione;
  • con la seconda (che non è stata mai applicata) il Congresso, dietro richiesta delle assemblee legislative di due terzi degli Stati, convoca una Convenzione nazionale per discutere e presentare l'emendamento.

A questo punto, in entrambi i casi, è necessario che tre quarti degli Stati approvino l'emendamento. Questa approvazione può essere opera dell'assemblea legislativa dello Stato, o di una apposita convenzione. Tranne in un caso, l'approvazione degli emendamenti è sempre stata opera delle assemblee legislative degli stati.

Vari emendamenti si sono succeduti nella storia statunitense. Sono famose le modifiche dopo la guerra civile intese a proibire la schiavitù. Clamoroso l'XVIII emendamento che proibisce il consumo dell'alcool, successivamente abrogato dall'XXI, emendamento che è stato l'unico ad essere approvato mediante convenzioni statali, e l'unico ad abrogare un precedente emendamento (il XVIII, appunto).

[modifica] Politica estera

Gli Stati Uniti esercitano a livello globale una grande influenza economica, politica e militare. Sono membro permanente delle Nazioni Unite e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, e la città di New York ospita la sede dell’ONU. Quasi tutti i paesi hanno ambasciate a Washington e numerosi consolati sono presenti in tutto il paese. Allo stesso modo quasi tutte le nazioni ospitanti missioni diplomatiche americane. Tuttavia Cuba, Iran, Corea del Nord, Bhutan, Sudan e Taiwan non hanno formali relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti godono di un rapporto speciale con il Regno Unito e mantengono forti legami con Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Israele, e tutti i membri della NATO. Lavorano inoltre a stretto contatto con i vicini continentali tramite l'Organizzazione degli Stati Americani e accordi di libero scambio come il NAFTA con Canada e Messico. Nel 2005 gli Stati Uniti hanno speso 27 miliardi di $ in aiuti pubblici allo sviluppo, il maggior paese contributore del mondo. Tuttavia, relativamente al reddito interno lordo, gli Stati Uniti contribuiscono con il 0,22%, classificandosi al ventesimo posto tra i ventidue principali stati donatori. Enti non governativi, come fondazioni private, imprese e istituzioni religiose donano 96 miliardi di dollari. Il totale complessivo sale così a 123 miliardi di $, il settimo in percentuale del reddito interno lordo.[74]

[modifica] Difesa

Con la caduta dell'Unione Sovietica all'inizio degli anni '90 del XX secolo, gli Stati Uniti sono rimasti l'unica superpotenza militare al mondo. Nonostante gli innumerevoli tagli di fondi destinati al settore Difesa, le forze armate degli Stati Uniti rimangono, ad oggi, il più potente ed avanzato sistema militare del pianeta. Nel corso degli anni (in particolar modo dopo la fine della seconda guerra mondiale), grazie alla ricerca di una sempre maggiore efficienza e superiorità tecnologica (piuttosto che numerica) nei confronti dei potenziali nemici, le forze armate statunitensi hanno raggiunto una capacità operativa estremamente elevata. I corpi militari sono cosi suddivisi:

  • United States Navy: Unica Marina Militare al mondo dotata di ben 11 “superportaerei” (più centinaia di sottomarini nucleari e varie tipologie di navi da battaglia) in grado di “proiettare” il potenziale militare americano in qualsiasi parte del globo in poche ore (o giorni);
  • United States Army: L'esercito, composto da quasi un milione di soldati altamente addestrati e dotati di materiali di prim'ordine;
  • United States Air Force: L'aviazione Militare, dotata di migliaia di aerei ed elicotteri, unica al mondo ad essere dotata di aeromobili con tecnologia “Stealth”;
  • United States Marine Corps: Corpo Militare Elitario, gestito come una piccola forza armata a se stante, dispone di una propria marina, una propria forza aerea ed un proprio esercito. Il Corpo dei Marines dispone di una “Forza di Intervento Rapido” in grado di raggiungere in poche ore qualsiasi punto del globo terrestre;
  • United States Reserve: Riserva Militare, corpo composto da cittadini civili che, in caso di necessità possono essere richiamati in servizio.
  • United States National Guard: Guardia Nazionale, una branca dell'esercito, principalmente indicata per agire in situazioni di crisi interna al paese.

Il presidente detiene il titolo di comandante in capo della forze armate e nomina i suoi leader, il Segretario della Difesa e i comandi congiunti del personale. Il Dipartimento della Difesa gestisce le forze armate, compresa Esercito, Marina, Corpo dei Marines, e l’Air Force. La Guardia Costiera è gestito dal Dipartimento di Sicurezza della Patria in tempo di pace e dal Dipartimento della Marina in tempo di guerra. Nel 2005 i militari erano 1,38 milioni di personale in servizio attivo,[75] insieme a diverse centinaia di migliaia di riserva, oltre alla Guardia Nazionale, per un totale di 2,3 milioni di soldati. Il Dipartimento della Difesa impiega inoltre circa 700.000 civili. Il servizio militare è volontario, anche se la coscrizione può verificarsi in tempo di guerra. Le forze americane possono essere impiegate rapidamente grazie alla grande flotta di aerei da trasporto e aerei cisterna di rifornimento dell’Air Force, e alle undici portaerei attive nelle flotte dislocate nell’oceano Atlantico e Pacifico. Al di fuori degli Stati Uniti, i militari americani sono schierati su 770 basi e strutture presenti in ogni continente, tranne l'Antartide[76]. La spesa totale in campo militare nel 2006 ammontava a più di 528 miliardi di $, cioè quasi il 46% della spesa militare globale. La spesa pro capite è di 1.756 $, circa dieci volte la media mondiale.[77] Con il 4,06% del PIL, la spesa militare degli Stati Uniti è classificata al 27° posto su 172 nazioni.[78]

[modifica] Divisione amministrativa

[modifica] Stati

La dichiarazione d'indipendenza, in origine, fu firmata da tredici dei cinquanta stati che attualmente costituiscono gli Stati Uniti (la data fra parentesi indica l'epoca della loro entrata nella confederazione):

Un distretto separato, sotto la diretta autorità del Congresso, è il Distretto di Columbia, ossia Washington, che è anche la capitale della federazione.
Inoltre ci sono anche alcune isole dell'Oceano Pacifico e del Mar dei Caraibi che dipendono dagli Stati Uniti:

[modifica] Arte e cultura

L'obelisco simbolo di Washington.
Per approfondire, vedi la voce Cultura degli Stati Uniti.

Sebbene la classe dirigente abbia in maggioranza origini inglesi (i primi coloni giunsero sulla costa Est degli attuali Stati Uniti a seguito della repressione dei Puritani dopo la restaurazione stuartiana), la maggior parte degli americani ha origini tedesche. La composizione etnica della federazione varia molto a seconda della regione. La cultura statunitense nasce dalla fusione di numerose culture: europei, neri africani, ispanoparlanti e nativi americani.

Importanti da segnalare - cosa spesso poco capita dagli stranieri - sono le grosse differenze culturali e filosofiche fra le diverse regioni americane. Spesso visti dall'estero come una entità unica e "unita", la realtà degli USA è tutt'altro. Sulle coste prevalgono gli americani "progressisti", mentre nel grande centro (con l'eccezione delle grandi città come Chicago e Denver) rimane una visione più tradizionale, più legata alla religione, che fanno parte della cosiddetta "Bible Belt" o cintura della bibbia, forse la regione meno accessibile all'attuale mentalità filosofica prevalente in Europa.

Si usa l'acronimo WASP (White Anglo-Saxon-Protestant) per indicare una tipologia di americano specifica, senza ambiguità: Bianco, Anglosassone, Protestante. Nonostante ciò la percentuale di americani cattolici è massiccia, composta da irlandesi, italiani e polacchi nel contesto europeo e di latinoamericani (principalmente dal Messico al primo posto seguito dalla Colombia e la Repubblica Dominicana).

Al momento della Rivoluzione americana (1775) oltre al rifiuto alle tasse imposte dal regime, la nuova federazione si pone il problema di avere una propria cultura distinta da quella dell'Inghilterra, che fino ad allora aveva governato quei territori. Questo problema è affrontato da Ralph Waldo Emerson in uno dei saggi cruciali della letteratura americana, "Lo studioso americano", che O. W. Holmes definì "la Dichiarazione d'Indipendenza intellettuale americana". Lo stesso problema è affrontato in tutta l'opera di Emerson, tanto che oggi Harold Bloom lo definisce "la figura centrale nella cultura americana".

Nel corso dei decenni gli apporti di altre culture si sono fatti sentire, a seconda dei flussi migratori che si sono succeduti: hanno contribuito l'Irlanda, l'Italia, l'Europa orientale (soprattutto a seguito della forte immigrazione ebraica dalla Russia, Polonia, Ucraina, Bielorussia, ecc.), e in minor proporzione ma non di minor importanza- la Grecia.

Nel frattempo si è sviluppata in territorio statunitense, tra mille contraddizioni e lacerazioni, una cultura afro-americana, legata alla peculiare e travagliata storia degli americani discendenti degli schiavi. Una delle realizzazioni più rappresentative di questa cultura è il jazz, il più grande ed innovativo contributo statunitense nel campo musicale. E in modo ancor più faticoso e drammatico, comincia a uscire dall'isolamento la cultura dei Nativi Americani, ridotti allo 0,8% della popolazione e confinati nelle riserve dove però hanno la possibilità di professare la loro religione e continuare a vivere secondo le proprie tradizioni.

L'immigrazione dal Messico soprattutto, e secondariamente dagli altri paesi latino-americani ispanofoni, quella dell'est asiatico e dell'India contribuiscono a far sì che la cultura americana assuma (non senza resistenze e incomprensioni) anche caratteri non-europei.

La più recente ondata immigratoria è quella dai paesi latinoamericani e islamici, che ancora non si può dire abbia segnato la cultura statunitense nel suo complesso (per quanto l'islam si sia diffuso già a partire dagli anni 1930 tra gli afro-americani), bisogna però considerare che nonostante l'origine il 55% degli immigrati dai paesi arabi è di fede cristiana.

Per quanto riguarda la cultura degli USA ciò che subito salta all'occhio è lo smodato utilizzo dell'entertainment (ovvero l'intrattenimento), la spettacolarizzazione degli eventi. Tutto, o quasi, negli USA è reso pubblico sotto forma di spettacolo. Anche le recenti elezioni sono state estremamente spettacolarizzate, con fastose convention e raduni che sembravano più degli show televisivi.

Un importante componente della cultura americana si sta ponendo in questione tra i progressisti nel film e il sogno americano dove l'idea che con il duro lavoro, il coraggio e l'autodeterminazione una persona possa guadagnarsi una vita migliore.[79]

[modifica] Lingua

Anche se gli USA non hanno una lingua ufficiale, l'inglese è di fatto la lingua ufficiale. Nel 2003, circa 215 milioni, ovverosia l'82%, della popolazione in età scolare, parlava a casa solo inglese.[80] Oltre all'inglese le lingue parlate in casa più diffuse sono: lo spagnolo, utilizzato da 29,7 milioni; il cinese, da 2,2 milioni; il francese, da 1,4 milioni (con il creolo-francese 1,9 milioni); il tagalog, da 1,3 milioni; il vietnamita, da 1,1 milioni; il tedesco, da 1 milione; l'italiano, da 0,8 milioni. Le lingue autoctone (indiane d'America e Inuit) sono parlate da meno dello 0,5% della popolazione.[81][82]

L'inglese è adottato in tutti gli atti pubblici formali, ma non è ufficiale a livello federale. È ufficiale in 28 dei 50 Stati dell'Unione. Il 18 maggio 2006 il Senato ha approvato una risoluzione, proposta dal repubblicano James Inhofe, con cui si stabilisce che l'inglese è la lingua "comune ed unificatrice degli Stati Uniti". Per entrare in vigore deve però essere votata anche dalla Camera dei Rappresentanti ed anche essere approvata dal Presidente, che ha il diritto di veto.

[modifica] Sport

Lo sport è importantissimo nella cultura statunitense. Nei college è possibile avanzare negli studi in base ai risultati sportivi, come fecero il cestista Michael Jordan (North Carolina) ed il lottatore di wrestling Brock Lesnar (Minnesota).

Gli sport con il maggior numero di spettatori sono in ordine:

Il calcio (noto negli USA come soccer) è molto praticato dai giovani ed è lo sport più praticato dalle ragazze (la rappresentativa statunitense ha anche vinto 2 dei 5 campionati del mondo femminili finora disputati), ma non conta molti spettatori. Nonostante ciò, l'organizzazione da parte degli USA del Mondiale 1994 ha suscitato un discreto interesse per lo sport e per il locale campionato, la Major League Soccer, fondata nel 1993. La rappresentativa di calcio statunitense negli ultimi anni è diventata assai più competitiva, pur con andamenti altalenanti (ad esempio raggiunse i quarti di finale nel 2002, ma 4 anni dopo uscì al primo turno).

Otto Olimpiadi si sono svolte negli USA (4 olimpiadi estive e 4 olimpiadi invernali); gli Stati Uniti sono secondi nel medagliere di tutti i tempi ai Giochi olimpici invernali (prima è la Norvegia con 280 medaglie) con 216 medaglie vinte (78 d'oro, 80 d'argento e 58 di bronzo),[83][84] e primi nel medagliere di tutti i tempi ai Giochi olimpici estivi, con 2321 medaglie vinte (943 d'oro, 736 d'argento e 642 di bronzo).[85][86]

[modifica] Religione

Per approfondire, vedi la voce Religioni negli Stati Uniti.

Ampie possono essere le considerazioni sulla religione. Gli USA sono contraddistinti da un tanto forte quanto variegato spirito religioso che si spiega facendo riferimento alla storia e alla costituzione materiale del Paese. Di fatto si osserva che nascono continuamente moltissime confessioni religiose. I valori religiosi sono una parte importantissima della vita degli statunitensi, come dimostrano le elezioni vinte dal candidato repubblicano George Bush, puntando sui valori familiari della società. [87]

Il Cristianesimo è presente in tutte le sue grandi derivazioni: in maggioranza protestanti (51,3%), seguiti dai cattolici (23,9%), mormoni (1,4%), e cristiani ortodossi (0,3%).

Le confessioni protestanti di maggiori tradizioni sono quelle della tradizione calvinista-riformata (presbiteriana, congregazionalista, nonché i battisti) e gli episcopali, questi ultimi ramo americano dell'Anglicanesimo, cui tradizionalmente fanno riferimento le classi alte (è la confessione della famiglia Bush). Le confessioni più diffuse sono nell'ordine la battista (17,2%), la metodista (7,2%), fede abbracciata dal presidente George W. Bush dopo il matrimonio, la luterana (4,9%), la presbiteriana (2,8%) e la episcopale (1,8%), oltre ad una miriade di Chiese evangeliche, pentecostali e minori. La singola chiesa più diffusa è quella cattolica, rafforzata dall'immigrazione ispanica degli ultimi 30 anni.[88]

Vi sono anche presenze ebraiche (1,4%), islamiche (0,6%), Testimoni di Geova (0,7%), buddisti (0,5%), induisti (0,4%), sikh, caodaisti, shintoisti, e bahai, grazie all'enorme varietà di etnie presenti ogni religione è rappresentata. [89]

Negli ultimi decenni si è sviluppato il fenomeno delle TV and Web Churches, guidate dei cosiddetti tele-predicatori, tra i quali vano ricordati Pat Robertson e Jerry Falwell, animatori della Destra Cristiana, fondamentale per le vittorie elettorali di Ronald Reagan nel 1980 e 1984, nonché per quelle di George W. Bush nel 2000 e 2004. Parallelamente sono nate e cresciute le cosiddette megachurches, grandissime chiese evangeliche non-denominazionali.

Spesso la religione è dietro a molte questioni e controversie politiche riguardanti il razzismo (il movimento per la desegregazione dei neri era guidato da Martin Luther King), il pacifismo (la stessa guerra in Iraq ha diviso il panorama religioso tra favorevoli e contrari), la pena di morte (sostenuta dalle chiese protestanti di stampo evangelical e fermamente contestata dai cattolici), la bioetica, l'omosessualità, l'insegnamento della teoria dell'evoluzione delle specie e il Neodarwinismo.

Fenomeno minoritario anche se in forte crescita è il Neopaganesimo[90], le cui numerose religioni sono tutte presenti negli Stati Uniti. I neopagani statunitensi sono in maggioranza wiccani, ma sono presenti anche ampie comunità di eteni, celtisti e dodecateici. In netta minoranza sono i neopagani romani. Le religioni neopagane hanno trovato, negli Stati Uniti, terreno fertile per l'istituzione di innumerevoli organizzazioni, chiamate Chiese nella maggior parte dei casi, come previsto dalla politica religiosa.

[modifica] Note

  1. ^ a b c d e United States. International Monetary Fund. URL consultato il 09-10-2008.
  2. ^ Adams, J.Q., e Pearlie Strother-Adams (2001). Dealing with Diversity. Chicago: Kendall/Hunt. ISBN 078728145X.
  3. ^ L’Unione europea è la più grande collettività economica, ma non è una singola sovranità.
  4. ^ Dull, Jonathan R. (2003). "Diplomacy of the Revolution, to 1783," p. 352, capitolo. in A Companion to the American Revolution, ed. Jack P. Greene e J. R. Pole. Maiden, Mass.: Blackwell, pp. 352–361. ISBN 1405116749.
  5. ^ Il termine "America" nelle mappe di 500 anni fa (USA Today)
  6. ^ The Charters of Freedom. National Archives. URL consultato il 20-06-2007.
  7. ^ Wilson, Kenneth G. (1993). The Columbia Guide to Standard American English. New York: Columbia University Press, pp. 27–28. ISBN 0231069898.
  8. ^ Popolamento delle Americhe. Smithsonian Institution, National Museum of Natural History. URL consultato il 19-06-2007.
  9. ^ Meltzer D.J. . «How Columbus Sickened the New World: Why Were Native Americans So Vulnerable to the Diseases European settlers Brought With Them?»1992, pag. 38–38.
  10. ^ British Convicts Shipped to American Colonies. Smithsonian Institution, National Museum of Natural History (American Historical Review 2). URL consultato il 21-06-2007.
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Rapporti con l'Italia nel dopoguerra

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