Percy Williams Bridgman

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Percy Williams Bridgman (1946)
Medaglia del Premio Nobel Nobel per la fisica 1946

Percy Williams Bridgman (Cambridge, 21 aprile 1882Randolph, 20 agosto 1961) è stato un fisico e filosofo della scienza statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Studi e ricerche[modifica | modifica sorgente]

Professore all'Università di Harvard, Bridgman si dedicò allo studio della fisica delle alte pressioni, cioè degli effetti delle alte pressioni su vari materiali e sul loro comportamento termodinamico. Per un casuale malfunzionamento dei macchinari usati in laboratorio, Bridgman apportò delle modifiche alla macchina utilizzata, con il risultato di scoprire un nuovo strumento grazie al quale raggiungere pressioni sino a 100.000 kg/cm², un livello superiore per due ordini di grandezza rispetto ai valori massimi di 3.000 kg/cm² ai quali poteva spingersi la strumentazione precedente. Per i suoi studi e le sue ricerche fu insignito del Premio Nobel per la fisica nel 1946.

Bridgman è noto anche per i suoi studi sulla conduzione elettrica nei metalli e sulle proprietà fisiche dei cristalli.

Impegno politico[modifica | modifica sorgente]

Fu anche uno degli undici firmatari del manifesto Russell-Einstein, reso pubblico da Bertrand Russell a Londra, il 9 luglio 1955, in piena guerra fredda. Nel documento erano evidenziati i danni determinati dalle armi nucleari mentre si rivolgeva un appello alle grandi potenze mondiali perché ricercassero soluzioni pacifiche per i conflitti internazionali[1].

Contributi alla filosofia della scienza: l'«operazionismo»[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Operazionismo.

Egli ha goduto di vasta notorietà soprattutto per le sue teorie di filosofia della scienza ed in particolare per la formulazione della "critica operativa" (o operazionale) della scienza che formulò nell'opera "La logica della fisica moderna" (1927).

La teoria di Bridgman si diffuse in un periodo in cui prevaleva la teoria della relatività in generale per cui anche la fisica sembrava essere attraversata da una crisi di certezza scientifica. Questo stato di crisi e le reazioni contro la fisica relativistica e la fisica quantistica sono dovute secondo Bridgman all'utilizzo di concetti ritenuti universali come lunghezza, tempo ecc. ma che in effetti hanno un puro e semplice valore nominalistico. Per dare contenuto reale alle definizioni di concetti applicabili in campo scientifico occorre utilizzare un metodo operazionistico tale che ad ogni definizione corrisponda un effettivo lavoro empirico così da adattare il concetto alle relative operazioni di misura: si avranno così tanti concetti di misura quante saranno le effettive misurazioni effettuate.

A coloro che sostenevano la teoria che la scienza esprime convenzioni per cui la verità di una proposizione matematica o fisica dipende da un precedente accordo, esplicito o tacito, di chi deve far uso di queste proposizioni, Bridgman rispondeva che "l'aspetto più importante di una teoria è quello che essa fa, non quello che dice di fare o quello che il suo autore pensa che faccia". Questo empirismo estremo venne in seguito attenuato da Bridgman che ammise la necessità che anche gli aspetti teorici delle scienze rientrassero a buon diritto nel lavoro scientifico.

Il suicidio[modifica | modifica sorgente]

Bridgman si è tolto la vita con un colpo di pistola; aveva da tempo un cancro metastatico. Nel suo biglietto di addio si legge: «It isn't decent for society to make a man do this thing himself. Probably this is the last day I will be able to do it myself» (Non è onesto per una società obbligare un uomo a fare questa cosa da solo. Probabilmente questo è l'ultimo giorno in cui sono in grado di farlo io stesso)[2] Queste parole sono state spesso citate durante il dibattito sul suicidio assistito[3].

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • P. W. Bridgman, "La logica della fisica moderna", Torino, 1952.
  • P. W. Bridgman, "La natura della teoria fisica", Torino, 1965

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Il manifesto fu firmato da 11 intellettuali di grande notorietà, tra cui Albert Einstein, che lo sottoscrisse qualche giorno prima della sua morte, il 18 aprile del 1955. Tra i redattori del Manifesto vi fu anche Joseph Rotblat, che era stato l'unico, tra gli scienziati coinvolti nel progetto Manhattan, ad abbandonare il lavoro a causa di scrupoli di natura morale.
  2. ^ Nuland, Sherwin. How We Die: Reflections on Life's Final Chapter. Vintage Press, 1995. ISBN 0-679-74244-1
  3. ^ Ayn Rand Institute discussion on assisted suicide e Euthanasia Research and Guidance Organization)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Maila L. Walter, Science and Cultural Crisis: An Intellectual Biography of Percy Williams Bridgman (1882-1961), Stanford University Press, 1990

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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