Bertrand Russell

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Bertrand Russell
 Nobel per la letteratura 1950

Medaglia del Premio Nobel Nobel per la letteratura 1950


Membro del Parlamento del Regno Unito, Camera dei lord
Durata mandato 1931 –
2 febbraio 1970
Capo di Stato Giorgio V
Edoardo VIII
Giorgio VI
Elisabetta II
Predecessore Frank Russell, II conte Russell
Successore John Conrad Russell, IV conte Russell

Dati generali
Prefisso onorifico The Right Honourable
Suffisso onorifico III conte Russell
Partito politico indipendente
Tendenza politica socialismo democratico
Titolo di studio Laurea in logica e filosofia
Alma mater Università di Cambridge
Professione matematico, docente universitario
Firma Firma di Bertrand Russell

Bertrand Arthur William Russell, III conte Russell (Trellech, 18 maggio 1872Penrhyndeudraeth, 2 febbraio 1970), è stato un filosofo, logico, matematico, attivista e saggista gallese.

Fu anche un autorevole esponente del movimento pacifista e un divulgatore della filosofia. In molti hanno guardato a Russell come a una sorta di profeta della vita creativa e razionale; al tempo stesso la sua posizione su molte questioni fu controversa.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Bertrand Russell nacque da una delle più prestigiose e potenti famiglie dell'aristocrazia britannica, i Russell di Bedford, conti e duchi, le cui origini risalivano al XII secolo. Tra coloro che portarono il titolo connesso a questa famiglia vi fu Giovanni, I Duca di Bedford, reggente di Francia e Inghilterra ai tempi di Enrico VI. I suoi nonni paterni erano John Russell, I conte di Russell (ex Primo ministro del Regno britannico) nonché figlio terzogenito di John Russell, VI duca di Bedford e della scozzese Lady Frances Anna-Maria Elliot-Murray-Kynynmound (che ebbe molta influenza su di lui), figlia di Gilbert Elliot-Murray-Kynynmound, II conte di Minto e zia di Gilbert Elliot-Murray-Kynynmound, IV conte di Minto, già Governatore Generale del Canada e poi Viceré d'India.

La madre era Katherine Louisa Stanley, figlia di Edward Stanley, II Barone di Alderley, ex ministro del Commercio; sorelle di sua madre erano Rosalind Frances Stanley, che sposò George Howard, IX conte di Carlisle ed Henrietta Blanche Stanley, consorte di David Ogilvy, X Conte di Airlie e nonna di Clementine Ogilvy Hozier, la moglie di Winston Churchill. Altre parentele comprendevano il socialista inglese Esmond Romilly e suo fratello Giles (entrambi figli di una sorella di Clementine, Nellie Hozier), le celebri sorelle Mitford, tra le quali spiccano Deborah, Duchessa di Devonshire, la socialista Jessica (moglie dello stesso Esmond Romilly), la scrittrice Nancy e le filo-fasciste Diana e Unity, la prima moglie del politico fascista Sir Oswald Mosley e la seconda amica di Adolf Hitler.

Tra la folla di illustri congiunti spiccano infine Sir Angus Ogilvy, marito della Principessa Alexandra di Kent, cugina della Regina Elisabetta II e, per parte di madre, i Monarchi Carlo II e suo fratello Giacomo II, attraverso sua nonna Henrietta Dillon, di antica famiglia irlandese giacobita. Per parte di padre manteneva poi legami parentali con il IX Duca di Marlborough e suo cugino Winston Churchill, il VII Duca di Buccleuch, il V marchese di Lansdowne e il IX Duca di Devonshire. Dopo aver perduto la madre all'età di due anni e il padre a quattro, fu cresciuto dal nonno John e dalla nonna Frances. Il padrino di battesimo di Russell fu John Stuart Mill, il grande filosofo utilitarista e liberale del XIX secolo. Grazie alle origini famigliari, Russell occupò un seggio alla Camera dei Lords, dal quale poté difendere le sue posizioni.[1]

Educazione[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia e l'adolescenza di Russell, anche a causa di un'oppressiva educazione puritana, non furono felici. L'unica gioia si rivelò per lui, in quegli anni, lo studio della matematica, come egli stesso racconta:

« Io non sono nato felice. Da bambino il mio salmo preferito era: "Stanco della terra e carico dei miei peccati". A cinque anni, mi dissi che, se dovevo vivere fino ai settanta, avevo sopportato soltanto, fino a quel momento, la quattordicesima parte di tutta la mia vita, e, intravedendo davanti a me il tedio che mi attendeva su di un cammino così lungo, lo giudicai insopportabile. Durante l'adolescenza, la vita mi era odiosa e pensavo al suicidio; ma questo mio proposito era tenuto a freno dal desiderio di approfondire la conoscenza della matematica.[2] »

A quindici anni iniziò ad appassionarsi anche di filosofia, emancipandosi via via da quella religiosità a cui era molto legato ma dalla quale si sentiva soffocare.[3] Dal 1890 studiò filosofia e logica presso l'Università di Cambridge. A 17 anni incontrò Alys Pearsall Smith, quacchera statunitense. I due si sposarono nel dicembre del 1894, ma si separarono nel 1911. Russell non fu fedele; ebbe relazioni, tra le altre, con Lady Ottoline Morrell e Constance Malleson. Nel 1908 divenne assistente al Trinity College dell'Università di Cambridge, sotto la direzione di John Ellis McTaggart.

L'attivismo e l'insegnamento[modifica | modifica sorgente]

Russell nel 1907
Russell nel 1916

Allo scoppio della prima guerra mondiale, le sue idee pacifiste lo assorbirono completamente, costandogli – per la pubblicazione, nel 1916, dei Principi di riforma sociale – l'allontanamento dall'insegnamento e la rottura del contratto con il Trinity College; fu inoltre a causa di un articolo pacifista che, nel 1918, scontò sei mesi di carcere, durante i quali – convintosi che non vi fosse più alcuna azione pacifista che egli potesse portare avanti utilmente – scrisse l'Introduzione alla filosofia matematica.[4] Nel 1920 fece un viaggio in Unione Sovietica e successivamente fu invitato per un anno a Pechino. Nel 1921 divorziò da Alys e sposò Dora Russell. Dal secondo matrimonio ebbe il figlio John e la figlia Kathrine. In quegli anni si mantenne scrivendo testi divulgativi su fisica, etica e pedagogia. Insieme alla moglie, nel 1927 fondò la scuola sperimentale per bambini e bambine di Beacon Hill.

Dopo avere divorziato anche da Dora, nel 1936 si sposò con una studentessa di Oxford, Patricia ("Peter") Spence. Nel 1939 si trasferì negli Stati Uniti per un incarico presso l'UCLA di Los Angeles. Nel 1944 fece ritorno in Inghilterra presso il Trinity College. Nel 1948, a 76 anni, riuscì a salvarsi a nuoto da un incidente aereo.[5] Nel 1952 divorziò anche da Patricia e sposò Edith, che conosceva dal 1925. Negli anni sessanta Russell scrisse la sua autobiografia in tre volumi che portò a termine prima di morire per una bronchite acuta a quasi 98 anni. Come da sua volontà, non fu celebrato alcun funerale e le sue ceneri furono disperse sulle colline del Galles[6].

Al sopraggiungere della morte, Russell era anche una voce autorevole nel campo della morale e dell'etica, conseguentemente alla sua presa di posizione contro le armi nucleari e contro la guerra degli USA in Vietnam. Nel 1950, Russell fu insignito del Premio Nobel per la letteratura "quale riconoscimento ai suoi vari e significativi scritti nei quali egli si leva in alto a campione degli ideali umanitari e della libertà di pensiero".

L'opera logica e filosofica di Russell[modifica | modifica sorgente]

La logica[modifica | modifica sorgente]

(EN)
« The fundamental cause of the trouble is that in the modern world the stupid are cocksure while the intelligent are full of doubt. »
(IT)
« La causa fondamentale dei problemi è che nel mondo moderno gli stupidi sono sicuri di sé mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi. »
(Bertrand Russell)

Nella logica matematica Russell fissò il paradosso che successivamente prese da lui il nome di paradosso di Russell. Il paradosso minava irrimediabilmente il progetto di Gottlob Frege di ridurre la matematica alla logica. Nondimeno, Russell difese la teoria del logicismo e tentò in prima persona di realizzare la riduzione logicista assieme a Alfred North Whitehead, nei Principia Mathematica, un sistema assiomatico con cui tutte le affermazioni della matematica potevano essere costruite, ma che restarono incompleti. Nemmeno i Principia Mathematica, che pure si sottraevano alle aporie contro le quali si era infranto il sogno di Frege, poterono resistere ai teoremi di incompletezza di Kurt Gödel che provavano che nessun sistema logico finito poteva risolvere dentro di sé tutte le verità della matematica.

Bertrand Russell nello studio

Successivamente Russell sviluppò, anche a seguito del dialogo filosofico con l'allievo Ludwig Wittgenstein, la visione filosofica dell'atomismo logico, secondo la quale il mondo è costituito da elementi minimi indivisibili di natura logica, i fatti atomici[7].

La filosofia del linguaggio[modifica | modifica sorgente]

Il principale contributo di Russell alla filosofia del linguaggio è la teoria delle descrizioni. Essa è normalmente illustrata con l'argomento de "l'attuale re di Francia", usata per esempio nell'enunciato "L'attuale re di Francia è calvo". A chi si riferisce questo enunciato dal momento che attualmente non esiste alcun re di Francia? Alexius Meinong aveva suggerito che noi dovessimo presupporre un mondo delle "entità non esistenti" a cui poterci riferire quando ricorriamo a enunciati simili; ma si tratta di una teoria quanto meno curiosa. Frege pensava invece che potessimo rifiutare come "non sensi" tutti gli enunciati le cui parole si riferiscono apparentemente a oggetti che non esistono. D'altra parte una frase come "se l'attuale re di Francia è calvo, allora l'attuale re di Francia non ha capelli sulla testa" non solo non sembra priva di senso ma sembra indubbiamente vera. Infine lo stesso problema si porrebbe se ci fossero due re di Francia: a quale dei due l'espressione "l'attuale re di Francia" si riferisce?

Il problema è posto dalle "descrizioni definite". Esse comprendono tutte le espressioni che iniziano con "il" e alle volte anche i nomi, come "Walter Scott". Qual è la forma logica delle descrizioni definite? Come, in termini fregeani, possiamo parafrasarle così da mostrare che la verità dell'intero dipende dalla verità delle singole parti? Le descrizioni definite sono simili a nomi che per natura denotano esattamente un oggetto, né più né meno.

La soluzione di Russell è di analizzare non le singole parti ma l'intero enunciato che contiene una descrizione definita. "L'attuale re di Francia è calvo", può essere tradotto in: "Esiste un unico X tale che X è l'attuale re di Francia ed è calvo".

Russell ritiene che ogni "descrizione definita" contenga un'affermazione di esistenza e un'affermazione di unicità, ma esse possono essere distinte e trattate separatamente dal predicato che è contenuto nell'enunciato in cui compaiono. L'enunciato contiene tre dichiarazioni circa un oggetto: la descrizione definita ne contiene due, il resto dell'enunciato contiene la terza. Se l'oggetto non esiste, o se non è unico, allora l'enunciato è falso, ma non privo di significato.

Una delle maggiori critiche mosse alla teoria di Russell è stata formulata da Peter Frederick Strawson: le descrizioni definite non affermano che il loro oggetto esiste, esse semplicemente presuppongono che esso esista.

L'epistemologia[modifica | modifica sorgente]

La riflessione epistemologica di Russell è passata attraverso diverse fasi. Russell pensa che l'uomo possa conoscere solo i dati sensoriali, percezioni momentanee e soggettive di colori e suoni, e che ogni altra cosa, compresi gli stessi oggetti fisici cui vengono riferite le nostre percezioni sensoriali, non possono essere conosciute direttamente.

L'influenza di Russell[modifica | modifica sorgente]

Russell è generalmente considerato uno dei fondatori della filosofia analitica. Assieme a George Edward Moore è stato protagonista della "rivoluzione contro l'idealismo" della filosofia anglosassone d'inizio Novecento (che fu echeggiata trent'anni dopo a Vienna, dalla "rivoluzione contro la metafisica" del positivismo logico). Russell e Moore hanno lottato per eliminare quello che essi ritenevano una filosofia incoerente e priva di significato e per raggiungere la chiarezza e la precisione del ragionamento. Gli scritti logici redatti assieme a Whitehead hanno continuato questo progetto.

Russell fu maestro di Ludwig Wittgenstein tra il 1911 e il 1914, e lo aiutò a trovare un editore per la pubblicazione del Tractatus logico-philosophicus oltre che garantirgli un incarico all'Università di Cambridge. Tuttavia, Russell disapprovò l'approccio ai problemi filosofici dell'ultimo Wittgenstein, che a sua volta accusò il suo antico maestro di essere "superficiale e falso". L'opera e il pensiero di Russell hanno influenzato i lavori di Willard Van Orman Quine, Karl Popper e molti altri.

L'attivismo di Russell[modifica | modifica sorgente]

Politica[modifica | modifica sorgente]

Bertrand Russell fu un convinto pacifista. Si oppose alla partecipazione del Regno Unito alla prima guerra mondiale. Per la sua posizione fu prima allontanato e poi perse la cattedra al Trinity College dell'Università di Oxford; infine fu incarcerato per sei mesi. Negli anni immediatamente precedenti la seconda guerra mondiale, Russell fu fautore di una politica di pacificazione, ma alla fine riconobbe che Hitler doveva essere combattuto. Russell chiamò la sua posizione "pacifismo relativo": egli riteneva che la guerra fosse un male, ma anche che, in circostanze estreme (ad esempio, quando Hitler minacciava di occupare l'Europa intera), la guerra stessa potesse essere il male minore.

A partire dagli anni cinquanta Russell, dopo avere sostenuto in una conferenza pubblica del 1948 la necessità di un attacco nucleare preventivo contro l'Unione Sovietica, al fine di eliminare lo stalinismo (Russell aveva visitato l'Unione sovietica negli anni '20[1]), divenne assieme a Albert Einstein, una volta compresi i danni collaterali delle radiazioni atomiche, un sostenitore autorevole del disarmo nucleare. Nel 1961 Russell fu processato e condannato a una settimana di prigione in seguito a una manifestazione a Londra contro il proliferare delle armi nucleari. La guerra in Vietnam fu l'ultimo obiettivo polemico del pacifismo di Russell, che insieme a Jean-Paul Sartre fondò il tribunale che prese il suo nome per processare gli Stati Uniti per crimini di guerra.

Bertrand Russell

Russell criticò la ricostruzione dell'assassinio di John Fitzgerald Kennedy; lo scritto 16 Questions on the Assassination pubblicato nel 1964 è ancora considerato un buon riassunto della inconsistenza della versione ufficiale del caso. Politicamente sostenitore del socialismo democratico, Russell criticò duramente il totalitarismo di Stalin. Il filosofo sostenne che il totalitarismo, in special modo quello di Hitler, era derivato dall'idea della volontà generale di Rousseau. Russell riconosceva invece la democrazia moderna era figlia del pensiero illuminista classico, in particolare di John Locke e Voltaire.[8][9]

Morale[modifica | modifica sorgente]

Russell criticò la nozione vittoriana di moralità. Nei suoi scritti giovanili espresse l'opinione che l'amore tra un uomo e una donna che non sono sposati non è necessariamente immorale se essi si amano veramente. Ciò fu sufficiente a sollevare vigorose proteste e denunce in occasione della sua prima visita negli USA (la vita privata di Russell fu più edonistica di quanto i suoi scritti non rivelassero ma al tempo non era ancora sufficientemente conosciuta). Nei suoi saggi sulla morale diede avvio a una serie di concezioni morali che divennero popolarissime. Va ricordato, in particolare, il dibattito che si innescò a partire dal suo saggio Matrimonio e Morale, pubblicato nel 1929.

L'esempio del tacchino induttivista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Tacchino induttivista.

Il tacchino induttivista è una celebre metafora ideata da Bertrand Russell e ripresa da Karl Popper, mirata a confutare le pretese di validità dell'inferenza induttiva per enumerazione, cardine dell'empirismo tradizionale di filosofi quali Francesco Bacone, John Stuart Mill e delle disquisizioni del Wiener Kreis, il Circolo di Vienna dei filosofi positivisti logici tenutosi nella prima metà del Novecento (composto da pensatori come Otto Neurath e Rudolf Carnap).

Religione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Come fu vietato a Bertrand Russell l'insegnamento al "City College" di New York.

In materia di religione, Russell si dichiarava filosoficamente agnostico e ateo nella vita pratica. La sua attitudine verso il Dio cristiano era identica a quella verso gli dèi dell'antica Grecia: persuaso della mancanza di prove dell'esistenza di entrambi, con il celebre paragone della Teiera celestiale egli mostra come si possa inculcare nella mente delle persone qualcosa che si voglia far passare per "verità". Sostiene inoltre che affermare l'esistenza di qualcosa che non è dimostrabile è normalmente vista come un'affermazione probabilmente falsa (dice: «si penserebbe giustamente che sto dicendo fesserie»). Diversamente invece avviene quando «la Teiera viene affermata nei libri antichi, insegnata ogni domenica come la sacra verità, instillata nelle menti dei bambini a scuola, l'esitazione nel credere alla sua esistenza diverrebbe un segno di eccentricità e porterebbe il dubbioso all'attenzione dello psichiatra in un'età illuminata o dell'Inquisitore in un tempo antecedente».[10] La sua posizione è spiegata nei saggi Io sono un ateo o un agnostico? e Perché non sono cristiano.

Le posizioni di Russell, da alcuni definite antireligiose, furono oggetto di forti critiche e di pesanti ostracismi. Famoso, ad esempio, è il caso dell'incarico al City College di New York che destò l'avversione dei clericali del tempo e che diede inizio ad alcune ripercussioni.

Scienza e religione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1935 Russell pubblica il saggio Scienza e Religione (titolo originale: Religion and Science). L'autore delinea il rapporto tra questi due aspetti sociali della vita dell'uomo, facendo particolare riferimento a come la scienza è andata progressivamente emancipandosi dalla religione, liberandosi del peso della superstizione e acquistando un metodo suo proprio. Attraverso l'esposizione delle più classiche tematiche di scontro tra scienza e religione, Russell mostra quali siano i legittimi terreni di indagine delle due: la religione non può essere toccata dalla scienza solo laddove si occupa di un "modo di sentire" e non del vero e del falso, cosa che invece pertiene alla scienza. Alla scienza, inoltre, non si può chiedere (com'è stato fatto invece in alcuni celebri casi nella storia) di soggiacere con fede a dogmi, evinti da qualche testo sacro: la metodologia e l'approccio della scienza sono essenzialmente diversi. Viene infine riconosciuta alla religione più antica (l'autore si riferisce in realtà quasi sempre al cristianesimo) l'essere stata in grado di purificarsi dalla superstizione e di essere divenuta benefica, in grado cioè di non limitare il progresso della scienza, cosa che non vale per le "nuove religioni" politiche (nazismo e comunismo), che nascevano e prendevano il sopravvento mentre il nostro autore scriveva.

"Scienza e religione" consta di dieci capitoli, delle cui tematiche principali si propone un breve riassunto qui di seguito:

  • I capitolo: Terreni di scontro

La scienza e la religione sono due aspetti fondamentali della vita sociale dell'uomo: la prima, come oggi la conosciamo, è sorta definitivamente nel sedicesimo secolo (dopo vacillanti esperienze tra greci e arabi), la seconda accompagna l'uomo fin dai primordi del suo cammino spirituale. La scienza è "il tentativo di scoprire, per mezzo dell'osservazione e del ragionamento fondato sull'osservazione [...] fatti particolari riguardanti il mondo e [...] leggi. A fianco alla scienza vi è anche la tecnica scientifica che, applicando le conoscenze teoriche, migliora praticamente la vita dell'uomo. La religione storica si è sempre basata su questi tre aspetti: una Chiesa, una fede e un codice di etica individuale. Ne consegue che il maggiore terreno di scontro tra religione e scienza è, probabilmente, la fede. La religione deriva deduttivamente i suoi dogmi da testi sacri e autorità che vanno presi per veri, la scienza è sempre sperimentale e procede invece per "congetture e confutazioni" (come direbbe Popper), senza accettare autorità.

  • II capitolo: La rivoluzione copernicana

La prima battaglia tra scienza e religione si è giocata sul campo dell'astronomia. Questo capitolo analizza dal punto di vista storico gli avvenimenti che hanno caratterizzato l'attrito tra le due. La disputa si è sempre svolta tra il cosiddetto sistema copernicano (avallato tra gli altri dal greco Aristarco di Samo, Copernico, Tycho Brahe, Keplero e Galileo) e il sistema sristotelico-tolemaico (sostenuto dalla Chiesa, sulla scorta degli studi fatti da Aristotele prima e Tolomeo poi). Lo scontro si è fatto via via sempre più aspro: nel 1543 Copernico pubblicò il suo "De revolutionibus orbium coelestium", presentando la teoria che il Sole sia al centro del Sistema Solare e che la Terra goda di un doppio moto (uno di rotazione su se stessa e uno di rivoluzione attorno al Sole) solo come mera ipotesi matematica, salvandosi così dal giudizio delle autorità ecclesiastiche. Galielo, invece, per aver guardato nel telescopio, fu costretto ad abiurare.

  • III capitolo: L'evoluzione

Anche l'idea del mutamento in astronomia prima, geologia e biologia poi, fu difficile da accettare dalla Chiesa. Le teorie introdotte dalla scienza empirica cocciavano in qualche modo con i dogmi di fede: a cavallo tra '700 e '800 era comunemente accettata la Genesi come fonte principale sull'origine dell'universo, della Terra e delle creature che la popolano. A sconfiggere gradualmente questa visione del mondo furono numerosi scienziati e osservatori, tra cui il più noto è probabilmente Charles Darwin, che non solo accettò l'idea dell'evoluzione "graduale delle piante e degli aniami per mezzo della stirpe e della variazione", ma propose anche un valido meccanismo, quello della Selezione naturale e Sessuale che fece "sembrare più probabile l'evoluzione". Si trattava dunque di congetture che si scontravano con l'interpretazione letterale della Bibbia e con le teorie fissiste allora in auge e che provavano scomodamente l'esistenza di antenati comuni per le diverse specie.

  • IV capitolo: Demonologia e medicina

"Lo studio scientifico del corpo umano e delle sue malattie si è dovuto scontrare [...] con una massa di superstizioni", così si apre questo capitolo e di questo argomento Russell tratterà diffusamente. La scienza nel corso dei secoli ha dovuto estirpare l'idea che la malattia fosse legata al peccato e alla possessione del corpo da parte di demoni. Solo cancellando queste superstizioni si è potuta inaugurare una scienza medica sperimentale e solo così si è potuto mettere un freno alle pratiche di cura (quali esorcismi o castighi) che avevano origine dalle superstizioni stesse.

  • V capitolo: L'anima e il corpo

L'ultimo ambito della natura a sottoporsi al dominio della legge scientifica è stato quello più vicino a noi, ovvero la psicologia. Benché sia difficile definire chiaramente l'oggetto di studio della psicologia, secondo l'autore è da escludere che sia "lo studio dell'anima", come suggerirebbe la traduzione letterale. Ad oggi, la psicologia si occupa dei "fenomeni mentali". Questa recente scienza ha preso lentamente commiato proprio da concetti quali sostanza, spirito, anima: è svanita col tempo la vecchia distinzione tra anima e corpo, proprio perché "la materia ha perduto la sua vecchia solidità [con gli studi della fisica] e lo spirito la sua spiritualità [con gli studi della filosofia e della psicologia]"

  • VI capitolo Il determinismo
  • VII capitolo Il misticismo
  • VIII capitolo Il Progetto Cosmico
  • IX capitolo La scienza e l'etica
  • X capitolo: Conclusione

Una buona parte delle riflessioni personali di Russell viene fatta proprio nella Conclusione. "La mentalità scientifica" - asserisce il nostro autore - "è prudente, sperimentale ed empirica; non pretende né di conoscere l'intera verità né che la sua conoscenza sia interamente vera". Questo piccolo elogio dell'attività scientifica (che tanto ci ricorda i concetti di fallibilismo e tolleranza evocati da Popper) non impedisce però a Russell di riportare un rischio insito da una creatura della scienza teorica: la tecnica. Governi e grandi aziende impiegano la tecnica scientifica con mentalità e intenti (potere e ricchezza) del tutto contrari allo spirito scientifico. Infine, la guerra tra scienza e teologia ha portato alla epurazione del cristianesimo delle sue "parti inessenziali", derivanti da istituzioni terrene che di spirituale hanno avuto poco, in alcune epoche. Il saggio si conclude con una nota di attualità politica: se un tempo la scienza si doveva guardare dalle Chiese cristiane, ora (nel 1935, anno di pubblicazione) la minaccia viene dai governi dittatoriali.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito - nastrino per uniforme ordinaria Membro dell'Ordine al Merito del Regno Unito
— 9 giugno 1949

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Mio marito Bertrand Russell
  2. ^ Bertrand Russell, La conquista della felicità, trad. Giuliana Pozzo Galeazzi, Longanesi, Milano 1969, pp. 16-17.
  3. ^ Bertrand Russell, La mia filosofia, trad. Francesca Pasquini, Newton, 1995, pp. 28-36.
  4. ^ Bertrand Russell, La mia filosofia, op. cit., p. 7 (nota bio-bibliografica) e p. 111.
  5. ^ Bertrand Russell, La mia filosofia, op. cit., p. 8 (nota biobibliografica).
  6. ^ Simon Critchley Il libro dei filosofi morti, 2009 Garzanti, p.244
  7. ^ Sui rapporti tra Russell e Wittgenstein e sulla genesi dell'atomismo logico, si veda quest'intervista al logico Carlo Cellucci, compresa nell'Enciclopedia multimediale delle scienze filosofiche.
  8. ^ Rousseau padre ambiguo di illuministi e romantici
  9. ^ Voltaire: vita, opere, fortuna
  10. ^ Is There a God?, by Bertrand Russell (commissioned-but not published-by Illustrated Magazine in 1952)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Opere di Russell[modifica | modifica sorgente]

Principali lavori di Russell in ordine cronologico.

Nota: nei lavori su riportati non sono compresi pamphlet, introduzioni, articoli e lettere che possono essere trovati nelle antologie o nelle raccolte. Tra tutte segnaliamo per importanza The Collected Papers of Bertrand Russell, che la McMaster University iniziò a pubblicare nel 1983. Questa raccolta di lavori più brevi o non pubblicati fino a oggi consta di 16 volumi, e diversi altri si aggiungeranno. Inoltre solo per la sua bibliografia sono stati necessari 3 volumi. Gli archivi di Russell presso la McMaster University contengono più di 30.000 lettere.

Bibliografia ulteriore:

  • 1900, Sur la logique des relations avec des applications à la théorie des séries, Rivista di matematica 7: 115-148.
  • 1901, On the Notion of Order, Mind (n.s.) 10: 35-51.
  • 1902, (with Alfred North Whitehead), On Cardinal Numbers, American Journal of Mathematics 23: 367-384.

Bibliografia secondaria:

  • John Newsome Crossley. A Note on Cantor's Theorem and Russell's Paradox, Australian Journal of Philosophy 51: 70-71.
  • Ivor Grattan-Guinness, 2000. The Search for Mathematical Roots 1870-1940. Princeton University Press.

Libri sulla filosofia di Russell[modifica | modifica sorgente]

  • Bertrand Russell: Critical Assessments, edited by A. D. Irvine, 4 volumes, London: Routledge, 1999. Consists of essays on Russell's work by many distinguished philosophers.
  • Bertrand Russell, by John Slater, Bristol: Thoemmes Press, 1994.
  • The Philosophy of Bertrand Russell, edited by P.A. Schilpp, Evanston and Chicago: Northwestern University, 1944.
  • Russell, by A. J. Ayer, London: Fontana, 1972. ISBN 0-00-632965-9. A lucid summary exposition of Russell's thought.

Libri biografici[modifica | modifica sorgente]

Opere disponibili in rete[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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