Matrimonio e morale (Russell)

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Matrimonio e morale
Titolo originale Marriage and Morals
Autore Bertrand Russell
1ª ed. originale 1929
Genere Saggio
Sottogenere filosofico
Lingua originale inglese

Matrimonio e morale è un saggio di Bertrand Russell del 1929. In questo saggio Russell si dimostra a pieno titolo erede della tradizione dell'utilitarismo inglese, da Jeremy Bentham a John Stuart Mill, che aveva inteso trasformare la morale in scienza positiva, finalizzata a garantire, per quanto possibile, il diritto dell'uomo alla felicità.

Analisi del saggio[modifica | modifica sorgente]

Il libro inizia dalla constatazione di come i costumi e le prescrizioni morali in materia di comportamento sessuale e di vita matrimoniale, siano fortemente differenziate tra i popoli della terra e come esse cambino nel corso della storia, assieme al mutamento delle condizioni economico-sociali ed alle conquiste della scienza.
La citazione iniziale degli studi effettuati dall'antropologo Bronislaw Malinowski sugli abitanti delle isole Trobriand offre a Russell l'occasione di constatare come nelle società matrilineari vi possano essere costumi che garantiscono alla gente una vita sociale più felice, di quanto non avvenga nelle società patriarcali, in cui mogli e figli sono poste sotto il dominio della figura maschile e considerati sua proprietà. Si affermano in tali società – sostiene Russell – prescrizioni morali tese a garantire ai padri la sicurezza sulla legittimità dei propri figli ed a rassicurarli (dando ad essi il diritto di intervenire direttamente nel combinare i matrimoni che appaiono più convenienti) sul fatto che la loro opera potrà essere continuata dai figli della loro carne.
Da tali iniziali considerazioni il filosofo inglese, non arriva affatto a conclusioni che militano in favore del relativismo culturale, teoria secondo la quale i costumi e le convinzioni morali possono essere valutati solo all'interno di ciascuna differente cultura. Al contrario, la constatazione di come gli assilli delle tradizionali società patriarcali in materia di comportamenti sessuali e di pratiche matrimoniali, contrastino con le mutate condizioni economico- sociali e con le scoperte scientifiche (in particolare nel campo del controllo delle nascite), porta Russell a sottoporre ad una critica radicale leggi morali che, non solo appaiono anacronistiche, ma che sono responsabili di perpetuare, in moltissime persone, disagi e sofferenze sociali.

Il principale bersaglio critico di Bertrand Russell, che fu per tutta la vita un implacabile militante a favore del pensiero laico, è la morale imposta in questo campo dalla religione cristiana.
Muovendo dalla famosa citazione di San Paolo, negli Atti degli Apostoli; che dopo aver espresso le sue vive preferenze verso la castità ed il celibato, a coloro che non hanno la forza di essere continenti, sposino; perché è meglio sposare che ardere, svilendo così il matrimonio da fine in cui può esprimersi l'esistenza umana, ad un mezzo per evitare di infrangere il sesto comandamento, il filosofo inglese sottopone ad una critica impietosa la morale sessuofobica che i ministri della religione cristiana hanno, a suo giudizio, imposto alle società in cui si sono affermati, con le prescrizioni sulla verginità prematrimoniale, gli anatemi contro la natura tentatrice della donna, le violente censure contro i rapporti extraconiugali e contro il divorzio.

L'obbligo dell'istruzione di massa nelle nazioni in cui è stato introdotto agli inizi del Novecento ha abbattuto drasticamente il tasso di natalità, regolato dalle leggi economiche: finché i figli studiano e non s'impiegano più nelle campagne e nelle industrie ancora minorenni come avveniva in passato, rappresentano un costo per le famiglie. D'altra parte, la domanda di giovani che proviene dal mondo scolastico e da un'economia industriale, è molto meno in espansione e più flessibile di quella di lavoro minorile che deriva da un'economia fondata sul settore primario (pesca, caccia e agricoltura).
L'obbligo delle vaccinazioni di massa e la sanità pubblica affidata allo Stato hanno poi ridotto il tasso di mortalità.

Ciò ha svuotato il ruolo del padre, cui si è sostituito lo Stato, nel compito fondamentale di provvedere la crescita, e la salute dei figli, e parzialmente nel nutrirli, poiché lo Stato mette in atto una serie di strutture che consente anche alle donne di lavorare e contribuire a questo compito.

Salute ed istruzione pubblica hanno complessivamente alzato la vita media, comportato una standardizzazione dei corpi e delle menti. Venti anni di obbligo scolastico avrebbero dovuto porre rimedio alle disuguaglianze di estrazione sociale e culturale che differenziavano gli individui dalla nascita. Salute ed istruzione pubblica hanno però introdotto una massificazione che per Russell può essere pericolosa.

La salute pubblica può essere pericolosa se lo Stato la usa per avviare programmi eugenetici per realizzare una super-razza. L'istruzione pubblica è pericolosa se l'insegnamento della storia è viziato dalla propaganda, se la formazione è nell'interesse dei Governi e trasmette un indottrinamento favorevole alla guerra per avere una miriade di soldatini pronti ad intervenire appena chiamati dal governo di turno. È perciò fondamentale che l'istruzione e la salute vengano decisi da un governo internazionale al di sopra delle logiche nazionali.

Gli anticoncezionali sono considerati un "rivoluzione del '900" (Russell parla di "rivoluzione sessuale") perché rendono possibile una sessualità senza figli (o a rischio molto limitato di figli). Grazie a questi metodi i figli se ci sono, sono cercati e la libertà sessuale è bilanciata dal dovere di una paternità/maternità responsabile. Perciò, Russell non ammette l'eventualità dell'aborto o dell'affido poiché li ritiene "evitabili" con i metodi di contraccezione. È possibile e lecita una pianificazione familiare delle nascite, che si avvale della contraccezione, e che già in passato avveniva ma con l'efficacia limitata dei metodi malthusiani: per Russell un matrimonio non è compiuto senza figli e la loro tutela è più importante della felicità dei genitori.

Procedendo con argomentazioni rigorosamente razionali, Russell si sforza di dimostrare come chiunque abbia a cuore la felicità della gente, non possa non combattere le prescrizioni morali delle religioni (in particolare quella cristiana), così profondamente radicate nelle società occidentali, a vantaggio di norme che garantiscano una più soddisfacente espressione della sessualità ed un diverso modo di vivere il matrimonio.

Considerando che il saggio è del 1929, non si può non rimanere colpiti per la lucidità delle argomentazioni che militano a favore dei diritti civili delle donne e dei minori. In questa prospettiva, Russell riconosce esplicitamente la grande portata innovatrice del movimento femminista.

Le idee che Bertrand Russell esprime sul matrimonio non tendono per nulla – come gli fu violentemente rimproverato dai suoi detrattori – a svilire il ruolo di tale istituzione sociale. Al contrario egli afferma di considerare il matrimonio come «la migliore e più importante istituzione che possa esistere tra esseri umani». A tale istituzione egli riconosce un ruolo essenziale nel garantire il sostegno affettivo tra i coniugi ed una vita sessuale che, per essere pienamente soddisfacente, non può essere separata da una profonda intesa affettiva.

Alla famiglia viene inoltre riconosciuta una fondamentale funzione nella cura e nella socializzazione iniziale dei figli, giudicando, per contro, mostruosa l'idea di Platone (ripresa da vari regimi totalitari) di separare precocemente i figli dalle famiglie per affidarli alle cure dello Stato.
Tutto questo sul piano dei principi. Ma, dal momento che in una concezione che vede nella morale una scienza positiva non c'è posto per alcuna assolutizzazione dei principi, Russell si esprime chiaramente a favore di leggi sul divorzio che stabiliscano che - fino a quando non vi siano figli - esso possa basarsi solo sul mutuo consenso, ma che, in presenza di una prole, deve esser praticato con molto discernimento, quando esso sia preferibile ad una convivenza forzata, proprio per il benessere dei figli.

Preoccupandosi della solidità dell'istituzione familiare, Russell si esprime a favore di una procreazione consapevole ed è anche decisamente favorevole verso la legalizzazione di forme di "matrimoni di amicizia" da praticare tra i giovani prima della decisione di sposarsi. L'idea di questa sorta di "apprendistato pre-matrimoniale", opportunamente regolato, era stata proposta, pochi anni prima, da un giudice del tribunale dei minori di Denver, Ben B. Lindsey, nella convinzione che essa fosse da preferirsi all'estendersi di forme disordinate di promiscuità sessuale.

Russell, ritenendo che l'amicizia e la sincerità siano i fondamenti più solidi del matrimonio (molto più di quanto non lo sia la fedeltà coniugale messa costantemente in forse dalla volubilità delle possibili attrazioni sessuali), si dichiara anche favorevole verso forme ampie di tolleranza verso i rapporti extra-coniugali (tesi che poi verrà battezzata con il termine di "coppia aperta").

Consapevole di come una morale, fondata su basi razionali, debba continuamente prendere in considerazione i cambiamenti introdotti dalle scoperte scientifiche, Russell si avventura, verso la fine del libro, nel campo dei riflessi sociali che può avere l'eugenetica (disciplina che basandosi sulle scoperte della genetica ha come obbiettivo il miglioramento della specie umana). Pur riconoscendo i pericoli sociali che possono derivare da pratiche che tendono a manipolare le qualità fisiologiche del nascituro, ma intuendo i formidabili sviluppi che avrebbe avuto la disciplina, Russell non vuole chiudere gli occhi anche sulle ricadute positive che ne possono derivare per eliminare i rischi di malformazione e, in generale, per migliorare le chance, per il nascituro, di una buona qualità della vita. La sua analisi, tuttavia, mostra in questo campo più di qualche incertezza, in particolare a riguardo dell'utilizzo incongruo che egli fa del concetto di razza.

Riconoscendo poi (con una intuizione che anticipa l'idea nazista di mettere l'eugenetica al servizio della costruzione di una superiore razza ariana) come il ruolo che i governi possono giocare in questo campo sia deleterio e pericoloso, Russell non trova di meglio che auspicare la costituzione di organismi sovranazionali, sufficientemente forti, da tutelare che non vi siano utilizzi distorti dell'eugenetica da parte dei singoli stati.

Molte argomentazioni sostenute nel libro sono ormai da tempo entrate nel dibattito politico ed alcune hanno anche trovato accoglienza nell'ambito delle leggi di riforma del diritto familiare, pur perdurando forti tensioni tra le tesi più radicali espresse dal filosofo inglese e la morale tradizionale predicata dalle chiese cristiane.
Si può facilmente comprendere come, alla sua uscita; Matrimonio e Morale, fosse considerato, negli ambienti tradizionalisti, un libro scandaloso e blasfemo. Nel 1940, negli Stati Uniti, quando Russell si accingeva a prender servizio al City College di New York gli ambienti puritani attaccarono violentemente le idee espresse nel saggio, ritenute «lecherous, libidinous, lustful, venerous, erotomaniac, aphrodisiac, irrelevant, narrowminded, untruthful, and bereft of moral fiber», al punto che egli fu rimosso dall'incarico.

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