Hannah Arendt

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Francobollo dedicato ad Hannah Arendt.

Hannah Arendt (Linden, 14 ottobre 1906New York, 4 dicembre 1975) è stata una filosofa, storica e scrittrice tedesca naturalizzata statunitense. Emigrata negli Stati Uniti d'America da cui ottenne anche la cittadinanza, rifiutò sempre di essere categorizzata come filosofa.

Indice

Biografia[modifica]

Nata da una famiglia ebraica a Linden, Hannover e cresciuta a Königsberg prima (città natale del suo ammirato precursore Immanuel Kant) e Berlino poi, Arendt fu studentessa di filosofia di Martin Heidegger all'Università di Marburgo. Ebbe una relazione sentimentale segreta con quest'ultimo, scoprendone solo piuttosto tardi le simpatie naziste, da cui si dissociò, non riuscendo tuttavia mai del tutto a cancellare l'amore e la devozione verso il suo primo maestro. Dopo aver chiuso questa relazione, Hanna Arendt si trasferì a Heidelberg dove si laureò con una tesi sul concetto di amore in sant'Agostino, sotto la tutela del filosofo (ex psicologo) Karl Jaspers.

La tesi fu pubblicata nel 1929, ma a Arendt fu negata la possibilità di venire abilitata all'insegnamento nelle università tedesche (mediante la possibilità di scrivere una seconda tesi) nel 1933, per via delle sue origini ebraiche. Dopo di che lasciò la Germania per Parigi, dove conobbe il critico letterario marxista Walter Benjamin. Durante la sua permanenza in Francia Hannah Arendt si prodigò per aiutare esuli ebrei della Germania nazista. Ad ogni modo, dopo l'invasione tedesca (e conseguente occupazione) della Francia durante la seconda guerra mondiale, e la successiva deportazione di ebrei e ebree verso i campi di concentramento tedeschi, Hannah Arendt dovette emigrare anche da qui. Nel 1940 sposò il poeta e filosofo tedesco Heinrich Blücher, con cui emigrò (assieme a sua madre) negli Stati Uniti, con l'aiuto del giornalista americano Varian Fry. Dopo di che divenne attivista nella comunità ebraica tedesca di New York, e scrisse per il settimanale Aufbau.

Dopo la seconda guerra mondiale si riconciliò con Heidegger e testimoniò in suo favore durante un processo in cui lo si accusava di aver favorito il regime nazista. Morì il 4 dicembre 1975 in seguito ad un attacco cardiaco[1], fu sepolta al Bard College, in Annandale sullo Hudson, New York. Nel 1985 a Parigi si tenne un convegno sull'opere della Arendt organizzato da Françoise Collin, filosofa e saggista belga nonché illustre appartenente al Movimento femminista francese; questo ciclo di conferenze aprì la strada ad una innovativa interpretazione del pensiero Arendtiano.[2]

Le opere[modifica]

I lavori di Hannah Arendt riguardarono la natura del potere, la politica, l'autorità e il totalitarismo.

Nel suo resoconto del processo ad Eichmann per il New Yorker (che divenne poi il libro La banalità del male – Eichmann a Gerusalemme (1963)) Arendt ha sollevato la questione che il male possa non essere radicale: anzi è proprio l'assenza di radici, di memoria, del non ritornare sui propri pensieri e sulle proprie azioni mediante un dialogo con se stessi (dialogo che Arendt definisce due in uno e da cui secondo lei scaturisce e si giustifica l'azione morale) che persone spesso banali si trasformano in autentici agenti del male. È questa stessa banalità a rendere, com'è accaduto nella Germania nazista, un popolo acquiescente quando non complice con i più terribili misfatti della storia ed a far sentire l'individuo non responsabile dei propri crimini, senza il benché minimo senso critico.

Scrisse anche Le origini del totalitarismo (1951), in cui tracciò le radici dello stalinismo e del nazismo, e le loro connessioni con l'antisemitismo. Questo libro fu al centro di molte controversie, perché comparava due sistemi che alla maggior parte degli studiosi europei - e anche a molti statunitensi - sembravano diametralmente opposti.

L'opera però che delinea in maniera esemplare la sua teoria politica venne pubblicata nel 1958 con il titolo Vita Activa. La Condizione umana in cui intende recuperare tutta la portata del politico nella dimensione umana nel tentativo di restituire "una teoria libertaria dell'azione nell'epoca del conformismo sociale", come rileva Alessandro Dal Lago nella sua Introduzione per l'edizione italiana.

Bibliografia[modifica]

Opere di Hannah Arendt[modifica]

Opere su Hannah Arendt[modifica]

  • (ES) Hannah Arendt. El legado de una mirada, Madrid, Ediciones Sequitur, 2008. Saggi di Fina Birulés, Daniel Mundo, Agustín Serrano de Haro, Dana Vila, Richard Bernstein, Margaret Canovan, Albrecht Wellmer, George Kateb e Jacques Taminiaux.
  • (ES) Hannah Arendt: Practice, Thought and Judgement
  • Laura Boella, Hannah Arendt. Agire politicamente, pensare politicamente, Feltrinelli, Milano, 2006
  • Thomas Casadei, Dal dispotismo al totalitarismo: Hannah Arendt, in D. Felice (a cura di), Dispotismo. Genesi e sviluppi di un concetto filosofico-politico, 2 tt., Napoli, Liguori, 2001-02, t. II, pp. 625–673.
  • Mariano Vezzali, "Davanti al Novecento", Itaca, Castel Bolognese, 2008
  • André Enegrén, Il pensiero politico di Hannah Arendt, Lavoro, Roma, 2000
  • Elzbieta Ettinger, Hannah Arendt e Martin Heidegger. Una storia d'amore, tr. Giovanna Bettini, Garzanti, Milano, 1996 ISBN 8811674832 ISBN 9788811674832
  • Paolo Flores d'Arcais, Esistenza e libertà. A partire da Hannah Arendt, Marietti, Genova, 1990 ISBN 8821166228
  • Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt, Donzelli, Roma, 1995
  • Paolo Flores d'Arcais, Hannah Arendt. Esistenza e libertà, autenticità e politica, Fazi, Roma, 2006
  • Simona Forti, Hannah Arendt, Mondadori, Milano, 2005
  • Antonia Grunenberg, Hannah Arendt e Martin Heidegger. Storia di un amore, tr. Umberto Gandini, Longanesi, Milano, 2009
  • Olivia Guaraldo, Politica e racconto. Trame arendtiane della modernità, Meltemi, Roma, 2003
  • (DE) Klaus Harms, Hannah Arendt und Hans Jonas. Grundlagen einer philosophischen Theologie der Weltverantwortung, WiKu-Verlag, Berlin, 2003 ISBN 3936749841
  • Julia Kristeva, Hannah Arendt, Donzelli, Roma, 2005
  • (FR) Martine Leibovici, Hannah Arendt et la tradition juive, Labor et Fides, Geneve, 2003 ISBN 2830910796 ISBN 2830911008
  • Emmanuele Morandi, "Il ritorno dell'attore sociale" in "L'attuarsi della società. Saggi teorici sull'azione sociale e il realismo sociologico", Milano, Franco Angeli, 2002 ISBN 9788846440099.
  • Paola Ricci Sindoni, Hannah Arendt: come raccontare il mondo, Studium, Roma, 1995 ISBN 8838237263
  • Paolo Terenzi, Per una sociologia del senso comune. Studio su Hannah Arendt, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2002
  • Giancristiano Desiderio, Le uova e la frittata. Filosofia e libertà in Benedetto Croce, Hannah Arendt, Isaiah Berlin, Liberilibri, Macerata 2003.
  • Renata Viti Cavaliere, Critica della vita intima. Soggettività e giudizio in Hannah Arendt, Guida, Napoli, 2005
  • (EN) Stephen J. Whitfield, Into the Dark: Hannah Arendt and Totalitarianism, Brandeis University, 1980
  • Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt (1906-1975): per amore del mondo, tr. David Mezzacapa, Bollati Boringhieri, Torino, 1990
  • Elisabeth Young-Bruehl, Hannah Arendt: perché ci riguarda, Einaudi, Torino, 2009 ISBN 8806190571 ISBN 9788806190576
  • Anna Miranda e Pasquale Vitale, Il recupero di Aristotele nel Novecento: "Vita activa" e il concetto arendtiano di praxis, in Frammenti di cultura del Novecento, a cura di Ivan Pozzoni, Gilgamesh, Mantova, 2013 ISBN 9788897469247

Altri progetti[modifica]

Collegamenti esterni[modifica]

Note[modifica]

  1. ^ http://archiviostorico.unita.it/cgi-bin/highlightPdf.cgi?t=ebook&file=/archivio/uni_1975_12/19751207_0003.pdf&query=hannah%20arendt
  2. ^ sito de "Il Manifesto" [1].

Controllo di autorità VIAF: 105151053 LCCN: n50023617